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Complesso di colombari nel fondo
Caiazzo
Collegamento con Necropoli di
via Celle
Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei. Dal sepolcro di
Virgilio all’antro di Cuma.
Roma 1958.
A circa un chilometro, nella località Caiazzo, a
sinistra del margine stradale, è stato messo in luce e reso accessibile
in questi ultimi anni, un importante gruppo di ipogei disposti in serie
continua l’uno accanto all’altro; due di essi, di maggiori dimensioni,
con edicole, osteothecae a quattro o cinque ordini, hanno quasi
perfettamente conservata la decorazione a stucco delle pareti e delle
volte, ornate di soggetti figurati; due minori, più piccoli, con
osteothecae e fosse d’inumazione, sono rivestiti di semplice intonaco.
Seguano altri ipogei ancora in corso di esplorazione.
AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario
archeologico.
A cura
del Progetto Eubea.
Marsilio
Editore, Napoli 1990.
Necropoli del fondo Di Fraia
Un secondo significativo nucleo di tombe, seppure mal
conservato si trova lungo la strada comunale che, dalla necropoli di via
Celle, piegando a sinistra, conserva il tracciato della via consularis
Campana e parte dell'originario basolato.
L'intero tratto di strada, fino a Quarto, era in età romana fiancheggiato
da monumenti sepolcrali, principalmente del tipo a colombario. Tra le
strutture che ancora sopravvivono, particolare interesse rivestono quattro
colombari situati in proprietà privata (fondo di Fraia), all'altezza del
ponte della tangenziale, che preservano quasi integre le antiche
decorazioni a stucco. Attualmente comunicanti tramite passaggi moderni fra
le pareti divisorie, i colombari erano in origine indipendenti e
accessibili solo dall'esterno, attraverso un corridoio (parzialmente
murato) e una rampa di scale.
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Pozzuoli, Colombari del fondo di Fraia. Particolare della
decorazione in stucco: figura femminile in un padiglione. |
Gli ipogei, caratterizzati da edicole funerarie ad
avancorpo (mal conservate), presentano lungo le pareti diversi ordini di
nicchie (da tre a cinque). Nell'arcosolio del terzo ambiente è visibile,
ancora in sito, parte del consueto sedile per il pasto in onore del
defunto. Nei primi due vani, la presenza di muretti a secco che delimitano
cassoni per inumazione, testimonia di un riutilizzo tardoantico. L'attuale
collegamento tra il primo e il secondo ipogeo è costituito da una piccola
cisterna che conserva ancora parte del rivestimento in signino e il
cordolo alla base delle pareti. Un pozzetto, visibile sulla sinistra,
garantiva l'immissione dell'acqua.
Del gruppo di ipogei soltanto i due più grandi presentano una ricca
decorazione in stucco bianco che interessa le pareti e la volta. In essa
sono visibili i tagli operati nel corso del tempo dagli
<<antiquari>> per asportare i rilievi figurati considerati
più pregevoli (un gruppo di essi è stato individuato nelle collezioni
del British Museum).
E' ancora possibile, però, notare la raffinatezza e l'ottima fattura
degli elementi ornamentali che rivelano la perizia tecnica dei decoratori;
essi hanno fatto uso sia dello stampo (per ottenere i fregi lineari che
separano le file di loculi), che della stecca (necessaria alla
realizzazione dei bassorilievi figurati). Mentre per le cornici ci si è
serviti di una policromia basata sui toni dell'azzurro, del rosso e del
verde (i cui resti brillanti sono ben visibili in alcuni punti), i rilievi
sono stati lasciati nel bianco naturale dello stucco. Una decorazione
acroma, infatti, meglio si adattava ad ambienti poco illuminati, dove gli
effetti della policromia si sarebbero perduti. In base a questi elementi
si può ipotizzare che le tombe, probabilmente di età flavia,
appartenessero a famiglie di una notevole agiatezza economica.
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Pozzuoli, Colombari del fondo di Fraia. Particolare della
decorazione in stucco: figura femminile che inghirlanda il
simulacro di Priapo. |
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Pozzuoli, Colombari del fondo di Fraia.
Particolare della decorazione in stucco: figura femminile che
solleva il coperchio della cista mistica. |
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Lo schema decorativo, comune a entrambi gli ipogei
rientra in quelli formati da elementi geometrici, spesso disposti
concentricamente intorno a un pannello o a figure fluttuanti. Tutti i
pannelli più grandi, delimitati da una sottile cornice a ovoli (kyma
ionico) contengono un rilievo figurato, generalmente ispirato a temi
dionisiaci. Vi si possono riconoscere Menadi danzanti tra padiglioni
sostenuti da pseudostrutture architettoniche e altri soggetti di genere
che riprendono tipi iconografici diffusi nella pittura romana, talvolta
simili ad alcuni soggetti noti in quadri pompeiani del cosiddetto IV stile
(seconda metà del I sec. d.C.).
Altri temi ricorrenti nella decorazione di entrambi gli ambienti sono le
scene con eroti alati impegnati nella caccia o associati con delfini,
mostri acquatici e altre creature marine; accessori ornamentali, quali le
figurine di animali fluttuanti nel vuoto o complicati kantharoi con
coperchio e anse a volute, sono disposti liberamente, pur rispettando una
simmetria decorativa. Appaiono invece isolate alcune figure femminili
semisdraiate; una di queste, di spalle, regge con la sinistra il tirso
dionisiaco, mentre alla sua destra si riconosce un fauno danzante;
un'altra, leggermente sollevata da terra, regge probabilmente uno
specchio, mentre un amorino le regge i nastri pendenti della veste. Un
rilievo molto interessante rappresenta Eracle giovane, appoggiato alla
clava; tratta dalla mitologia greca, la figura di Eracle stante, per i
suoi trionfi e l'apoteosi finale, fu motivo di grande fortuna nella
simbologia funeraria antica. A parte questi soggetti comuni nel repertorio
dell'arte funeraria romana, è di particolare interesse la presenza di
motivi marini spiegabile forse con il rapporto tradizionale che legava gli
abitanti di Pozzuoli al mare.
La parte esterna delle edicole funerarie, poste al centro dei muri liberi,
doveva essere sorretta da colonne (di cui restano frammenti) anch'esse
stuccate e decorate da motivi vegetali. Della parete interna attualmente
restano rilievi figurati a soggetto dionisiaco inquadrati in un padiglione
sorretto da pilastri con architrave decorato a volute e soffitto
cassettonato, al centro del quale è una ghirlanda. Il soggetto decorativo
è incentrato su figure femminili stanti, completamente vestite; tutte
reggono nella sinistra un piatto colmo di frutta, come d'uso tra i membri
del corteo bacchico. Oltre alla decorazione in stucco, a riprova del lungo
utilizzo di questi ambienti ipogei, sono da segnalare i resti di una
decorazione pittorica, eseguita in maniera sommaria e con schemi semplici,
si tratta di interventi posteriori realizzati almeno a partire dal II sec.
d.C. Oltre alle cosiddette <<bordure traforate>> sovradipinte
sul fondo bianco, si ritrovano bande colorate in giallo, ocra e rosso
poste a definire gli elementi strutturali degli ambienti (sottoscala,
limite delle nicchie, ecc.), dettagli di candelabri vegetalizzanti,
zoccoli dipinti e piante ornamentali dipinte sulla parete di un sedile
rettangolare in muratura.
Bibliografia
Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei. Dal sepolcro di
Virgilio all’antro di Cuma. Roma 1958.
AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico.
A cura del Progetto Eubea. Marsilio
Editore, Napoli 1990.
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Foto 1: Tracce di muri antichi (reticolato
con amorsature in mattoni di tufo) nei pressi dell’ingresso
attuale degli ipogei.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 2:Scorcio laterale dell’ingresso,
opposto a quello attuale, aperto per scendere agli ipogei.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 3: Soglia di ingresso all’ipogeo.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 4: Veduta dei due ingressi, quello in
basso è murato
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 5: Veduta complessiva di due lati del
primo colombario di età repubblicana.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 6: Particolare delle tre file di
nicchiette presenti lungo le pareti.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 7: In un angolo sono presenti questi
resti di sepoltura a inumazione.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 8: Secondo ipogeo di epoca
repubblicana, particolare della scala di accesso, in basso una
sepoltura a inumazione.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 9: Parete, con due file di nicchiette,
sulla quale è stato ricavato il vano di passaggio tra gli
ambienti.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 10: Scala di accesso al primo ipogeo
con le decorazioni in stucco.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 11: Edicola, parete opposta a quella
con la scala, con le decorazione ancora leggibile.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 12: Seconda edicola, sulla parete a
sinistra rispetto alla foto 11, con la decorazione a stucco. Da
notare che l’edicola è abbastanza distrutta, come del resto
accanto è stato sfondato il muro per accedere ad un secondo
ipogeo, distruggendo stucchi e nicchiette.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 13: Particolare delle colonnine che
ornavano l’edicola di foto 12.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 14: Secondo ipogeo con gli stucchi,
edicola con decorazione.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 15: Particolare della decorazione dell’edicola
di foto 14.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 16: Volta dell’ipogeo decorata.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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Foto 17: Un’altra volta dell’ipogeo
ancora intonacata e decorata.
Adinolfi Aldo, ottobre 1987 |
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