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Masseria del Gigante a Cuma
Collegamento con Città bassa
di Cuma
Antonio Parrino - Nuova Guida de’ Forastieri per l’antichità
curiosissime di Pozzuoli.
Napoli, 1751
…Duecento passi distante dal colle vi è un Tempio,
detto del gigante, ch’è lungo palmi 36 largo 30; e tre quarti, è poco
più alto; vi si vedono tre gran nicchie quadre, e la volta scompartita a’
quadri, ne si ritrova da Autore alcuno a qual Deità fusse dedicato.
Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti
a Pozzuoli, Cuma, e Baja. Napoli, 1768.
Tavola Quarantesima Settima.
Tempio detto del Gigante. Ebbe tal nome dappoichè vi fu
trovata una statua gigantesca rappresentante un Giove che nel presente stà
innanzi al Real palazzo di Napoli. Questo luogo fu disegnato molti anni
addietro: ora però per esservi stata fabbricata un’intera volta, ha
variato del tutto l’antica sua struttura.
Tavola Quarantesima Ottava.
…L’altra pianta appartiene al tempio del Gigante. In A
stava la statua gigantesca. Dalla parte B conservasi la fabbrica antica
Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni.
Napoli, 1826.
Tempio del Gigante.
Circa 200 paesi lontano dal monte di Cuma, e quasi di
prospetto al sopraddetto sepolcro della Sibilla vi si osserva una diruta
fabbrica, che no n ha gran tempo è stata rinchiusa con nuove mura per
riporci utensili campestri: sebbene era però interamente distrutta; ma
con le ultime rifazioni è variata di molto.
La sua volta è tutta di fresco fabbriacata.
Se gli da il nome di tempio del Gigante, dall’esservisi trovato il busto
colossale di Giove Statore che vedevasi alzato accanto al Real palazzo di
Napoli; e non ha guari si è situato nel Real Museo Borbonico.
Il Tempio è lungo palmi 36, e di altezza 32. La volta veniva scompartita
in quadri, ne’ quali appariva di esservi state inchiodate specie di rose
di bronzo; e nel fondo esservi stato un altare con grande nicchia, come
anche ne’ lati se ne osservano due.
In questi luoghi dintorno si ritirò Silla., deposta la dittatura; e poco
tempo dopo la sua rinunzia vi morì in preda di una orribile malattia
pieno di schifosi insetti nell’età di 60 anni.
Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (Dal sepolcro di
Virgilio all’Antro di Cuma). Roma 1963.
Il Quartiere Sannitico e Romano.
Più che nei monumenti dell’Acropoli, Greca nell’impianto
e nei templi superstiti, il periodo sannitico e romano di Cuma si
rispecchia nel quartiere che si venne sviluppando nella zona pianeggiante
che si stende ad oriente fra l’acropoli e le pendici che salgono verso
"l’Arco Felice", fin dal settecento si rinvennero in questa
zona varie sculture e tra esse un busto gigantesco di Giove (ora al Museo
Nazionale di Napoli) che fece dare ad una vecchia masseria il nome di
" Masseria del Gigante" ma non prima del 1938 e, e più
interessante, nel 1951 - 1953 gli scavi, affrontando i grandiosi scarichi
che s’erano accumulati in questa zona, poterono mettere in luce la vera
natura degli edifici che si trovavano sepolti.
Era il grandioso foro della città che, fin dalla prima epoca dell’egemonia
romana, era discesa dall’acropoli al piano in modo da avere più facili
comunicazioni con gli altri centri della zona e soprattutto con Capua (vetere),
Liternum, Baia, Miseno e Pozzuoli. La via Domitiana, passando a traverso
il settore orientale del foro, venne ad allacciarlo più direttamente e
traverso Liternum e Volturnum all’Appia. Le comunicazioni con l’Acropoli
restarono assicurate da una via marginale che seguiva lo stesso andamento
dell’attuale via di accesso, mentre a traverso la grotta inferiore
romana, il cui transito era peraltro limitato e disciplinato da un vano di
chiusura, si raggiungeva il lido.
Lo scavo ha messo in luce una parte della vasta area del FORO e
fortunatamente gli edifici principali. La vasta piazza era praticata dal
lato meridionale con un bel portico in tufo, al quale venne aggiunta in
età romana una fila di tabernae con un piano superiore; il portico aveva
una trabeazione con decorazione a rilievo di emblemi d’armi. Il
confronto con l’umile Foro di Liternum (pag.162) vale a dire l’idea
della ben diversa funzione commerciale che dovè svolgere Cuma nel periodo
romano prima della sua completa decadenza e dell’abbandono della città.
Il Tempio Capitolium della città romana, occupa il centro del lato
occidentale del Foro; per quanto devastato e spogliato della sua
decorazione architettonica e d’una gran parte delle sue strutture, si
presenta con una singolare imponenza di mole e di proporzioni (lungh.
M.57,40; Largh. m. 28,20). Le strutture del podio, della cella e l’iscrizione
in lettere osche sul pavimento della cella, ne rilevano chiaramente almeno
due periodi principali di costruzione: Il periodo sannitico (IV Secolo) e
il periodo romano imperiale. La cella conserva il grande altare a podio su
cui erano collocate le statue della triade capitolina, tutte e tre di
proporzioni gigantesche, tanto da avere le sole teste o il solo busto in
marmo, il resto in ossatura di fabbrica o di legno. Oltre al busto
gigantesco di Giove, scoperto negli scavi del 700, si sono ricuperati nei
recenti scavi la testa colossale di Giunone e una testa anch’essa
colossale in cui è dubbio se si debba riconoscere una Minerva o una
Venere.
A nord del Tempio restano gli avanzi di un grandioso edificio termale del
I e II secolo dell’impero con vasti ambienti nei quali sono
riconoscibili le sale d’un calidario con l’apparecchio del prefurnio.
Nel vestibolo d’ingresso si ricuperarono varie interessanti sculture
(vedi Antiquario Flegreo, pag.31.
Clara Carpio - Guida di Pozzuoli. Napoli, febbraio
1986.
Nel 1758 fu rinvenuto il grandioso busto raffigurante
Giove che ora è sulla scalea d’ingresso del Museo Nazionale di Napoli e
un edificio adiacente in laterizi, reimpiegato in età moderna e ancora
abitato, prese da quel momento, il nome di Masseria del Gigante. In
realtà l’edificio, che domina la parte sud del Foro i cui ruderi
grandiosi sono datati (Johannowskj) intorno al II secolo d.C., è forse
una Terna di cui sopravvivono un ambiente a volta con abside in fondo e
due ambienti laterali.
AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario
archeologico. A cura del Progetto Eubea.
Marsilio
Editore, Napoli 1990.
La <<Masseria del Gigante>>
Si tratta di un edificio in opera mista di
fine I - inizio II sec. d.C., di cui oggi sono visibili una grande aula a volta
con abside sul fondo e due ambienti minori ai lati. Nel corso del tempo
l'edificio subì diverse modifiche fino ad essere utilizzato come casa
colonica. Incerta ne è l'interpretazione: per la struttura tripartita e la
collocazione forense di fronte al Capitolium si potrebbe pensare, come nel
Foro di Pompei, a sale destinate agli organi dirigenti della città
(magistrati e decurioni). Il nome di <<Tempio del Gigante>>,
assegnatogli dalla tradizione antiquaria, è legato al ritrovamento, nelle
vicinanze, della colossale statua acrolita di Giove, sita in origine nella
cella del Capitolium.
Usciti dal Foro, si ritorna su via Monte di Cuma fino all'incrocio con via
Vecchia Licola. Di fronte sono i resti, parzialmente nascosti dalla
vegetazione, delle Terme Centrali, il più antico edificio termale di Cuma,
tradizionalmente noto come <<tomba della Sibilla>>.
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Ninfa che si slaccia il sandalo. Copia di fine I sec.
a.C.-inizio I d.C., da un originale ellenistico noto come gruppo
dell'<<Invito alla danza>>. Da Cuma. Napoli, Museo
Archeologico Nazionale. |
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Torso acrolito di Giove. Da Cuma,
<<Masseria del Gigante>>. Napoli, Museo Archeologico
Nazionale.
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Bibliografia
Antonio Parrino - Nuova Guida de’ Forastieri per l’antichità
curiosissime di Pozzuoli. Napoli, 1751
Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti
a Pozzuoli, Cuma, e Baja. Napoli, 1768.
Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni.
Napoli, 1826.
Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (Dal sepolcro di
Virgilio all’Antro di Cuma). Roma 1963.
Clara Carpio - Guida di Pozzuoli. Napoli, febbraio
1986
AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario
archeologico. A cura del Progetto Eubea.
Marsilio
Editore, Napoli 1990.
Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti a
Pozzuoli, Cuma, e Baja. Napoli, 1768.
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Tavola Quarantesima Settima. |
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Tavola Quarantesima ottava.( Particolare) |
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Foto 1: Veduta dalla strada di accesso all’acropoli.
Adinolfi Aldo, maggio 1987 |
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Foto 2: Strutture antica lungo la strada di
accesso alla masseria.
Adinolfi Aldo, maggio 1987 |
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Foto 3: Particolare della struttura, in opera
cementizia e rivestimento in laterizio (di cui si vedono le tracce), su
cui si sviluppa la masseria.
Adinolfi Aldo, maggio 1987 |
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Foto 4: Particolare dell’accesso ad ambienti
sottostanti la struttura moderna.
Adinolfi Aldo, maggio 1987 |
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Foto 5: Parete di foto 4, ancora in evidenza la
tecnica costruttiva e gli adattamenti subiti dalla struttura antica per
il riuso moderno.
Adinolfi Aldo, maggio 1987 |
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Foto 6: Particolare del paramento in laterizio
sotto lo stesso intonaco moderno.
Adinolfi Aldo, maggio 1987 |
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Foto 7: Nicchia di un sottoscala con tracce di
opera laterizia, evidente nella foto l’uso a cui è destinato.
Adinolfi Aldo, maggio 1987 |
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Foto 8: Veduta del complesso da via Cuma - Licola.
Adinolfi Aldo, marzo 1989 |
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