Horrea, via Sacchini

Collegamento con Macellum (Tempio di Serapide)

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio Editore,
                 Napoli 1990.

Le fiaschette vitree puteolane.

Documenti particolarmente interessanti per la ricostruzione dell’antica topografia di Pozzuoli sono alcune fiaschette vitree, di piccole dimensioni, rinvenute in diverse zone dell’impero romano: datati tra la fine del III sec. e il IV sec. d. C., questi vasetti, di produzione artigianale puteolana e di uso incerto (probabilmente souvenirs per i viaggiatori), sono incisi con rappresentazioni dell'antico sinus Puteolanus (in particolare Puteoli e Baia). Di questa serie di vasetti solo tre sono dedicati esclusivamente a Puteoli: quelli cosiddetti di Odemira, Praga e Pilkington, dal luogo dove furono ritrovati o sono oggi conservati.

 

Fiaschetta vitrea della serie Puteoli, di provenienza incerta. Praga, Museo Nazionale. Riproduzione grafica della decorazione.

 

Fiaschetta vitrea della serie Puteoli, da Odemira (Portogallo). Riproduzione grafica della decorazione. Il vaso, già custodito presso l’Accademia delle Belle Arti di Lisbona, fu trafugato alla fine del XIX sec.

Le illustrazioni, che si snodano intorno al corpo del vaso, risultano composte secondo il punto di vista di chi giungeva in città dal mare: gli edifici, privi di prospettiva, si articolano su tre livelli, ad indicare i terrazzamenti digradanti verso il mare su cui sorgeva la città stessa.
Il campo visivo è dominato, al centro, dalla imponente mole di un tempio con tetto a spioventi, che, con la colossale statua posta al suo interno, è stato identificato ora con un tempio destinato al culto imperiale, ora con il tempio di Serapide. La sua posizione di rilievo induce a credere che il tempio in questione rimandi a quello cosiddetto <<di Augusto>>, sull’acropoli dell’antica Pozzuoli (oggi Rione Terra): in primo piano giungendo a Puteoli dal mare, esso è, infatti, iconograficamente riportato in posizione centrale a ribadire la condizione di spicco del monumento più alto della città. All’estrema destra del tempio, il porto è rappresentato dal caratteristico molo su arcate con le due colonne onorarie (che racchiudono l'iscrizione PILAE/PILAS) e gli archi trionfali con quadrighe trainate da tritoni e ippocampi.
Nell’area adiacente, a sinistra il Vaso di Odemira ribadisce la presenza delle strutture portuali con la scritta RIPA, mentre le fiaschette di Praga e di Pilkington includono nello stesso campo il centro commerciale di Puteoli: l’emporium, riconoscibile dalle iscrizioni INPURIU (Vasetto di Praga) e INPU (Vasetto di Pilkington), è infatti collocato a livello del mare, nei pressi dello scalo portuale, in relazione al SACOMA(RIUM) del Vasetto di Praga, l’antica pesa pubblica.
Il passaggio dalle strutture proprie della città bassa ai monumenti delle terrazze superiori è costituito dalla raffigurazione del Teatro: realizzato come un semicerchio sorretto da muri e arcate, l’edificio è posizionato in quota, alle spalle dell’emporio, non lontano dalla zona del Foro.
Quest’ultima, infatti, è indicata (ad eccezione del Vaso di Odemira) dalle iscrizioni STRATA POS(T) FORU(M) - Vasetto di Praga - e FORU(M) POS(T) FORU(M) - Vasetto di Pilkington - situate sui colonnati del livello superiore.
L’estrema sinistra dell'intera veduta, infine, è occupata dagli Anfiteatri e dallo Stadio. Un’immagine circolare con sostegni simmetricamente organizzati e, al di sopra, una costruzione di forma ellittica indicano, nei Vasi di Praga e di Pilkington, la posizione dell’Anfiteatro Maggiore rispetto a quella dello Stadio. Sul Vaso di Odemira, però, la mancanza di didascalie e la conformazione arrotondata dell'edificio superiore hanno spesso determinato l'identificazione della struttura in questione con quella dell'Anfiteatro Minore.
Comune alle tre fiaschette vitree è l’iscrizione SOLARIU(M), inserita nel settore superiore: una meridiana o, meglio, una terrazza con funzione di solarium sembra l’identificazione più appropriata per una struttura architettonica che, nel Vaso di Odemira, è posta in relazione diretta con un complesso termale. Infatti l’indicazione adiacente THERMEAANI, per quanto di lettura problematica e controversa, può fare riferimento a qualcuno di quegli edifici termali che, in larga scala, sono attestati nell’antica Puteoli.

 

L’Emporium

Il grande quartiere commerciale di Puteoli, centro economico della città, era situato lungo il tratto di costa a nord-ovest dell'acropoli. Esso aveva nel macellum il suo edificio principale, ma nella sua area gravitavano anche altre strutture monumentali (templi, porticati), oltre ai numerosi edifici destinati all'immagazzinamento delle merci (horrea, rinvenuti in più luoghi della zona e non più visibili) e agli spazi adibiti a mercato (foro olitorio, foro boario). Di queste strutture oggi resta soltanto il macellum. Direttamente connesso all'attività del porto, l'emporium era frequentato dai membri delle flotte provenienti da tutto il Mediterraneo. Accanto al grano egiziano, la cui importazione costituiva la principale attività del mercato puteolano, i mercanti stranieri trattavano un gran numero di prodotti rari o pregiati (stoffe, essenze, spezie e tinture artificiali), ricercati negli ambienti di corte come nelle famiglie più ricche della società locale. Tirii, Greci, Alessandrini, Siri e molte altre nazionalità disponevano nell'emporium di vere e proprie <<stazioni>>, che prosperavano al fianco di quelle dei commercianti e degli imprenditori locali. Essi inoltre, introdussero in città i costumi e le divinità patrie, cui furono edificati appositi luoghi di culto nell'area dell'emporium, infatti, erano probabilmente situati i templi di Iside e di Serapide e si hanno sicuri indizi dell'esistenza, presso l'attuale Villa Comunale, di un sacello dei mercanti Nabatei.
La confluenza di lingue, razze e culti esotici, venutasi presto a creare in questa zona, rese senza dubbio l'emporium il quartiere più caratteristico e movimentato dell'antica Puteoli, in cui era evidente, più che altrove, il carattere cosmopolita della città.
Dalla Villa Comunale e proseguendo lungo via Roma, si incontra sulla destra il macellum.

Il porto di Puteoli nel cosiddetto disegno Bellori. L’incisione, realizzata da P. S. Bartoli per l’Iconographia di G.P. Bellori (1764), riproduce, molto probabilmente, un dipinto parietale andato perduto, rinvenuto nel 1668 sull’Esquilino. L’identificazione della scena raffigurata con la veduta di Puteoli è ormai indiscussa. Il campo visivo è circoscritto alla zona che gravita intorno al porto: si riconoscono il molo, i fori olitorio e boario, gli horrea e altri edifici definiti da iscrizioni. Problematica è invece l’identificazione dell’isola posta sulla sinistra

 

Foto 1: Vista totale della struttura.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 2: particolare di un ambiente voltato.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 3: Particolare della parete più lunga, si nota l’apertura di un passaggio e una canaletta.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 4: Particolare della fine della canaletta di foto 3.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 5: Particolare delle scale.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

 

Foto 6: Particolare del retro del muro nella zona delle scale.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 7: Veduta dell’alzata della scala.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 8: Ambiente voltato.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 9: Particolare di un ambiente voltato e con presenza di cocciopesto.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 10: Particolare dell’archetto della foto 9.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 11: Particolare di un muro con delle nicchiete.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 12: Presenza di un muro poco distante dalla presenza precedente.

Adinolfi Aldo, luglio 1986

 

Foto 13: Particolare della foto 12, da notare la corrosione dell’arco.

Adinolfi Aldo, luglio 1986