Ipogeo funerario in via Vigna

Collegamento con Mausoleo in via Vigna

Amedeo Maiuri - Itinerario Flegreo. Napoli, 1983.

Ipogeo funerario di via delle Vigne.

Lungo la via delle Vigne che, come è noto, distaccandosi dal quadrivio della Chiesa del Carmine e fiancheggiando i ruderi del più antico anfiteatro della città,(8) si identifica con il tracciato di una delle antiche vie di Pozzuoli, trovansi numerosi ipogei e colombari in parte già noti e descritti dagli studiosi delle antichità puteolane. Di uno di essi sul margine sinistro della strada, nella proprietà di tal De Costanzo, non appariva nel 1925 al piano di campagna che parte della volta di un ambiente finemente decorato a fregi e rilievi in stucco, alcuni dei quali apparivano esser stati di recente distaccati per poterli più agevolmente vendere come grotteschi antichi sul locale mercato antiquario. Iniziato lo svuotamento di quest’ambiente, si vede che l’ipogeo di grandiosi dimensioni si estendeva ad altri ambienti egualmente interrati, e che, nel suo complesso, costituiva uno dei più insigni esempi dell’architettura funeraria della necropoli puteolana così ricca nel I-II secolo dell’impero di costruzioni del genere. La pianta parziale, i disegni e le fotografie che possono per ora darsi della parte disterrata di questo colombario, gioveranno a dare un’idea sufficiente della grandiosità dell’ipogeo.
Il grande ambiente che fu possibile per ora scavare completamente, e che forse costituiva la camera principale dell’ipogeo (vedi pianta a fig. 33 e fig. 34) misura m. 8,40x4,90: ad esso si accedeva mediante una porticina dell’angolo nord est alla quale più direttamente immetteva una gradinata discendente dal piano di campagna all’ipogeo. Altri due vani di porte, l’uno lungo la parete di sud-ovest, l’altro all’estremità nord-occidentale dell’opposta parete, immettevano in altri ambienti ore completamente interrati: il vano verso l’angolo nord-ovest sembra essere stato murato in epoca posteriore: ad illuminare l’ambiente sotterraneo provvedevano due finestre a taglio fortemente obliquo praticate al punto di inserzione del culmine della volta con le pareti di est e di ovest (v. fig. 35). Il pavimento, ben conservato per tutta l’ampiezza del vano, e in fine opera musiva a piccole tessere bianche intramezzate da file lineari, parallele, di rombi in pietra nera, verde o grigia, disposti alternativamente nel senso della maggiore larghezza ed altezza: per la tecnica ed il tipo della composizione esso ci richiama a tipi frequenti dell’opera musiva pompeiana. Lungo le pareti lunghe dell’ipogeo, si nota la seguente composizione: uno zoccolo inferiore a semplice intonaco dipinto ripartito da scomparti quadrati di cui si distinguono ancora le fascie verticali divisorie: una fila di loculi per osteoteche ed urne cinerarie il cui ripiano comune viene ad aggettare su di una cornice sporgente e ricorrente lungo tutta la parete; un registro superiore di riquadri a stucco profilati dalla semplice incassatura della cornice e chiusi superiormente dalla cornice di coronamento comune alle quattro pareti, su cui s’imposta il nascimento della volta più finemente e riccamente decorata. I loculi cinerari trovansi solo lungo le pareti di nord e sud; sono accennati con il solo contorno inciso lungo la parete di ovest, per evidente studio di simmetria decorativa e mancano del tutto nella parete di ovest, dove invece campeggia al centro una nicchia modificata ed ostruita in parte da rozze opere laterizie, abbattute le quali si vide che essa corrispondeva al tipo di una nicchia absidata con l’abside a conca formato dal consueto grazioso motivo di una valva di conchiglia finemente stuccata e sorretta dall’uno e dall’altro lato da due figure in rilievo accosciate ed emergenti, in mezzo a delfini natanti e con il corpo ricoperto di alghe, dallo specchio equoreo del mare. Dall’uno dei lati è una figura giovanile di divinità marina (fig.36), vigorosamente e largamente modellata con il volto rivolto a destra, il braccio sinistro sollevato in alto, la capigliatura folta a ciocche sconvolte e ammassate dall’intrigo delle alghe e della salsedine nell’atto violento di nuotare a trascinar seco la conchiglia; dall’opposto lato (fig.37), un grazioso paffuto putto dal largo sereno volto affiso certo sulla lontana distesa di acque che attraversa recando sull’omero la conchiglia.(9) Motivi decorativi trattati con larga e sicura spigliatezza di modellatura e con spontanea naturalezza con frequente nel minuto e trito genere della decorazione miniaturistica a stucco.
Il disegno ornamentale della volta, di cui, se ne togli una frattura fatta fare da vecchi scavatori clandestini e il di stacco di qualche pezzo d’intonaco, avanza la maggior parte, si può ripartire nei seguenti elementi principali (fig.38):

1°  fascia di cornice a motivo geometrico costituito da una serie di piccoli riquadri a catena riempiti da un rosone;

2°  zona figurata a riquadri; nei riquadri minori figurina muliebre di baccante avvolta in veli fluttuanti e librantesi a
      volo o nel movimento alla danza; nei riquadri maggiori due figurine muliebri contrapposte delle quali non è
      peraltro determinabile il soggetto;

3°  zona a fregio continuo con motivi marini, Nereide su toro marino, Tritone, amorini con murici o serpulae;

4°  fra due lunette con figure alate, amorini e centauri, si apre lo scomparto centrale della volta ripartito a
     cassettoni e lacunare romboidale al centro, dove pur campeggiano mostri equorei, scene di caccia di
     amorini e gruppo di eroti.

Questo ipogeo fu in epoca remota, forse mediovale, trasformato a più pratico uso: oltre al rozzo rivestimento di laterizio che trasformò in focolare la graziosa nicchietta absidata della parete di est, ne è prova la rozza in muratura che fu appoggiata alla parete di nord e sovrapposta al pèavimento antico tessellato: per quanto rozza sia la vasca, munita di un ripiano per gradino, appare tuttavia intonacata di buon cocciopesto, e con essa va messo in rapporto un tubo di terracotta per conduttura d’acqua che fu rozzamente collocato, sforacchiando uno dei loculi della parete di nord e guastando l’intonaco. L’ipotesi peraltro che dapprima si affacciò della trasformazione di questo ipogeo in luogo segreto di culto non apparve suffragata da nessun dato di fatto: sembra invece che non si debba pensare se non ad una rozza installazione rurale per quanto possa anch’essa risalire ad età antica, al tardo impero o, più probabilmente, al medioevo.
La costruzione invece dell’ipogeo funerario, tenendo soprattutto presenti le peculiari caratteristiche del pavimento tassellato, parmi possa riferirsi alla seconda metà del I anziché al II secolo d.C.
Fra gli oggetti che si rinvennero nello svuotamento delle terre di scarico ivi rigettate da edifici circostanti, sono da notare le seguenti piccole sculture decorative che evidentemente dovevano aver appartenuto al viridario di qualche villa dell’antica Puteoli:

1)  piccolo coniglio mormoreo su base rettangolare (m.0,21x0,10) con imperniatura in ferro all’estremità      della coda spezzata: con le lunghe orecchie ripiegate sul dorso è nell’atto di rosicchiare un grappolo         d’uva che tiene abbrancato fra le zampe;

2)  piccola erma bifronte frammentata (m.0,13x0,12): testa di Satiro ridente da un lato, testa femminile         dall’altro, alquanto stilizzata e dalle labbra lievemente dischiuse.

 

Fig. 33: Pozzuoli, pianta di ipogeo di via Vigna

 

Fig. 34: Pozzuoli, ipogeo di via Vigne: interno

 

Fig. 35: Pozzuoli, ipogeo di via Vigna: sezione

 

Fig. 36: Pozzuoli, ipogeo di via Vigna: decorazione in stucco

 

Fig. 37: Pozzuoli, ipogeo di via Vigna: decorazione in stucco

 

Fig. 38: Pozzuoli, ipogeo di via Vigna: volta

Bibliografia

Amedeo Maiuri - Itinerario Flegreo. Napoli, 1983.

 

(8)   DUBOIS,op. cit., pag. 233;cfr. M. RUGGIERO, Degli Scavi di Antichità, pag. 159 ss.

(9)   Il motivo dei Tritoni sorreggenti la conchiglia di Venere alla quale più tardi si sostituisce il busto funerario, è
           particolarmente usato nei sarcofagi con Tritoni e Nereidi.