Magazzini a Monterusciello.

 Collegamento con Colombario

Lorenzo Quilici - in Arch. Class., 1970 XXII

Cuma: Due monumenti sulla via per Capua. (tavv. LXVIII-LXX)

Il secondo monumento (n. 8 della piantina), sormontato oggi da una povera costruzione, sorge anch’esso su di un viottolo che si diparte, in direzione sud, dallo stesso asse viario e su di quello mostra un lato semisepolto, mentre tutti gli altri lati sono interrotti, ad eccezione della facciata con l’ingresso.
Appare come un grande ambiente rettangolare, lungo metri 21,20 x 7,40, diviso sul suo asse in tre vani di 6,86, 6,30, 6,35.
Diverse finestre a bocca di lupo servono ad illuminare l’interno, una centrale per ogni lato corto ed una sul lato di ogni vano, in corrispondenza del lato lungo orientale, con aperture variabili da m. 0,85 a 1,50 di larghezza per 0,96 - 1,25 di altezza, a seconda che si misurino dall’esterno o dall’interno: solo la finestra che sormonta la porta d’ingresso è più piccola (e probabilmente del tutto rifatta), ma aiutata nella luce da una finestra affiancata, posta sullo spigolo verso il lato ovest e della stessa misura delle altre.(2)
Mentre il muro di facciata, con la porta di ingresso, è tutto o quasi ricostruito(3) appaiono molto interessanti i muri di divisione interne: questi, spessi cm. 55 - 60, sembrano piuttosto ante laterali di divisione che vere pareti in quanto, oltre alle porte che naturalmente pongono in comunicazione i vani, presentano al di sopra, all’altezza dell’imposta di volta di copertura, delle grandi luci ad arco, ampie quasi quanto tutto il vano stesso.
Le porte, larghe m. 2,80, sono pure coperte ad arco;(4) le luci superiori sono di m. 4,70 mentre il loro arco in muratura , sottaddossandosi alla copertura a botte di tutta la costruzione, è assai sottile in altezza (25 cm. circa) e rafforzato alle estremità da due pilastrini.
Le pareti di tutto l’edificio sono costituite a paramento in opera reticolata, con ammorsature agli spigoli di tufetti parallelepipedi, tutto in tufo giallo comune al luogo.
Il reticolato è grossolano, di piccoli conci abbastanza voluminosi (misure di alcuni cm. 25x12; 28x12; 15x16; 16x14; 33x11; con modulo di tre di 43 - 53 cm., con frequenza maggiore sui 47 - 51). I tufetti parallelepipedi sono fatti con gran cura (misure indicative, sui cm. 18x26x14; 30x12x30).
Gli archi delle porte sono costituiti in tufetti e mattoni alternati; mentre i mattoni hanno uno spessore di 2 cm., i conci radiali di tufo sono lunghi 27 cm., profondi 10, lato superiore ed inferiore di 11 ed 8 cm.
Tutte le pareti sono rivestite di un grosso cocciopesto idraulico, spesso 3 cm. e in malta grigia,(5) condotto agli spigoli in modo più spesso, così da arrotondarli in un collegamento convesso; ciò avviene non solo tra le pareti laterali, ma anche con la volta di copertura(6) e col pavimento di ogni vano. Quest’ultimo appare costituito, almeno al piano di battuto, ugualmente in cocciopesto, però trattato a spezzoncini non già polverizzati, ma in scagliette.
Molto ben articolato è il sistema di copertura dell’edificio: questo è interamente a botte, ma in corrispondenza delle tre finestre sul lato lungo orientale e negli spazi a questi simmetrici sul lato opposto occidentale, la volta a botte si apre, per dar adito alle luci delle finestre, in ampie lunette collegate alla coperture generale con pennacchi di raccordo (Tav. LXIX); mentre la corda della volta a botte sulle pareti avviene apparentemente su spicchi di base, stretti fra le lunette e le pareti di divisione interna dell’edificio (Tav. LXX, I); mentre la corda della volta a botte stretta al centro di ogni vano tra i pennacchi di raccordo, è ampia solo 3 m. circa.
I gravi della copertura di tutta la costruzione, scaricandosi sulla pareti lunghe laterali, si trovano poi bilanciati dalla spinta delle terre che seminterrano tutto l’edificio. Non vi è dubbio infatti che questo, anche anticamente, si presentasse più o meno alle condizioni attuali, come dimostra la posizione delle finestre, all’altezza delle quali giunge l’interro esterno sui lati orientali e meridionale; l’interro completo verso occidente, ove appunto mancano aperture ed esiste, superiormente, la tomba di cui accenneremo fra breve; le ante laterali proteggono dall’interno l’ingresso, verso nord.(7)
Non dubiterei di riconoscere, in questa interessante costruzione, un magazzino agricolo, eretto nel tempo in cui queste contrade, in età imperiale, dovettero essere assai ben sfruttate con criteri latifondistici e di ammasso:(8) non lontano da questa esistono infatti altre due costruzioni analoghe, con cui noi possiamo ricavare precisi confronti sia nelle funzioni (che qui propongo), che nella tecnica costruttiva: il primo è un vastissimo edificio parallelepipedo che s’innalza in mezzo alla piana di Quarto, proprio dove appunto s’incrocia la nostra strada colla Via Campana Antica;(9) il secondo seminterrato come il nostro, si trova pure sulla Via Campana, al centro della Piana omonima.(10)
Singolari sono, nella nostra costruzione, le grandi aperture sulle parti più alte dei vani interni divisori: divisioni rese necessarie sia per spartire eventualmente le destinazioni, sia, ancor più, per ben contenere ed imbrigliare "il pieno" dell’ammasso; le grandi aperture superiori servivano a meglio permettere sia l’areazione, sia il traffico del materiale (balle di fieno? grano?) e del personale nelle parti più alte, quando questo capace magazzino era stipato fino alla sommità.(11)
Per la tecnica costruttiva ed il confronto con le costruzioni sopra ricordate, proporrei per il nostro edificio una datazione al II secolo d. C.(12)
Esso doveva far parte di un complesso agricolo, soprastante:(13) probabilmente una villa rustica, data l’esistenza, sul piano superiore immediatamente ad ovest, di un sepolcro gentilizio (Tav.LXX, 2-3).

Bibliografia

Lorenzo Quilici - in Arch. Class., 1970 XXII

Foto 1: situazione della struttura addossata allo sbalzo di quota, poco resta della struttura originaria, comunque invariato lo stato dal rilievo del Quilici

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 2: Ingresso del magazzino.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 3: Interno del magazzino, la copertura è a botte, i setti che lo dividono in tre ambienti sono in reticolato con ammorsatura in blocchetti di tufo.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

(1)  Lorenzo Quilici - in Arch. Class., 1970, XXII

(2) Presso la finestra orientale del primo vano è un pertugio quadrato di 35 cm. di lato, che riterrei senz'altro
        moderno..

(3) Nel grafico abbiamo riportato la situazione attuale, dato che appare irriconoscibile la vita antica: è
         verosimile comunque che non se ne discosti molto, a parte una probabile apertura ad arco forse un po' più
         ampia, analogamente ai muri di divisione dei vani interni.

 (4) Il muro di divisione tra il primo ed il secondo vano è in gran parte rifatto modernamente, ma i resti visibili
         di quello antico fanno ben supporre che fosse uguale al muro di divisione tra il secondo ed il terzo vano,
         che invece è perfettamente conservato. Attualmente tra il primo ed il secondo vano la porta moderna è
         ampia  m. 2,10 ed a piattabanda: ma si distingue bene quella originale, più ampia ed incorporata nelle
         nuove murature: nel grafico ci è piaciuto ridare la restituzione antica, senza le soprastrutture moderne.
         L'aperture ad arco superiore alla porta è stata ridata per ipotesi, e per analogia al muro divisorio seguente,
         e perché il  rappezzo moderno, che verrebbe a ricoprire tale apertura, è chiaramente visibile come attuato
         in corrispondenza di quel vuoto.

 (5) Ove qua e là manca l'intonaco ed ove il buco non è stato ricoperto dal tassello di reticolato mancante, 
         si notano gli incassi per l'imposta lignea di fabbrica con cui è stata innalzata la costruzione (gli incassi,  
         corrispondenti al tassello mancante, misurano in genere 10x12 cm. e sono profondi 22 cm.).

 (6) L'imposta di copertura della volta a botte presenta una leggera risega, oggi ben evidente, ma che
         anticamente, essendo ricoperta dallo spessore dell'intonaco, non si doveva vedere.

 (7) Attualmente si vede bene l'anta di contenimento orientale, per quanto diroccata, per la lunghezza di
         m. 6,40; oltre i quali s'interra. Presso lo spigolo che essa forma colla facciata dell'edificio si nota un  
         ripostiglio largo cm. 88, alto 115, profondo 37.

(8) Cfr. V. A. Sirago, L'Italia agraria sotto Traiano, Loviano 1958, pp. 70, 86 - 87, 127 - 167 (passim).

(9) E' descritto da Chianese, cit., p. 49, n° 2, che però si astiene da attribuzione.

(10) Cfr. S. Quikici - Gigli, Pozzuoli: un colombario sulla via Campana, in questo stesso fascicolo.

(11) Quest'esigenza degli spazi superiori liberi, negli edifici d'ammasso, è comune in questo genere di
          costruzioni anche ai nostri tempi: il fienile murato sui quattro lati, ma col tetto rialzato sui pilastri
         (o comunque ampiamente aperto su un lato, proprio per facilitare il lavoro di carico e scarico, nonché
          la ventilazione), è facilmente visibile nelle nostre campagne.

(12) L'imponenza della costruzione, nei riguardi dei fini proposti, non deve stupire: basta considerare come,
          nonostante l'imponenza e la monumentalità, presso Roma, dei muracci di S. Stefano sulla via Clodia,
          anche per questi si è potuto pensare un ugual uso (cfr. G. Lugli, "due singolari monumenti della Gallia
          Romana", in Quaderni dell'Istituto di Storia dell'Architettura, S. VI, VII, VIII numeri 31-48,1961,
          pp.32-34; TH.ASHBY, "Ancient remains near via Clodia", in R.M., 1907, pp. 311 sgg.).

(13) Analogamente i due edifici su menzionati non sono isolati, ma il primo, posto su di un importante nodo
          viario, faceva parte della stazione di "Ad Quartum" della via Campana, che costituiva anche, con ogni
          probabilità, il centro agricolo di tutta quella pianura; il secondo pure mostra, nella piana Campana, di aver
          fatto parte di un complesso struttivo ben più ampio dello stretto ambiente solo oggi visibile.