Foro

Collegamento con Strutture presso l'Istituto Carlo Rosini

Collegamento Istituto Carlo Rosini

Ferdinando Castagnoli - in "Atti dei convegni lincei" n°33. Roma, 1977

Topografia dei Campi Flegrei.

Ma oltre a questi maggiori monumenti, numerosissimi sono gli avanzi esistenti o comunque conosciuti.(63)  
"Assai facile - scriveva il Mingazzini nel 1932(64) sarebbe fare la pianta della città, più facile quella di alcun’altra città in Italia. Fra tutti i volumi della Forma Italiae sarebbe certo quello che darebbe meno fatica e più soddisfazione". È un invito che occorre riproporre, perché si ha ancora la possibilità di recuperare alla storia dell’urbanistica una delle più importanti città dell’Italia antica.
Il Foro è molto verosimilmente da identificarsi, come ha notato G. Camicetta, nella zona di via Rosini presso l’Anfiteatro (Educandato), dove sono state trovate statue onorarie e iscrizioni con la indicativa formula celebri loco(65)   

Sommella Paolo - "Forma e Urbanistica di Pozzuoli Romana "in "Puteoli, Studi di Storia 
                                antica".
Vol. II. Pozzuoli, 1978.

Per quanto riguarda più puntualmente il Foro, tralasciando una impossibile lettura topografica del Foro transitorio giustamente ricollegabile in zona sulla base delle indicazioni dei vasi vitrei (strada pos(t) foru(m) negli esemplari di Praga e del Pilkigton Glass Museum, la delimitazione lungo la via vecchia S. Gennaro, via Rosini e ad Ovest del bagno Ortodonico va ulteriormente compresa verso la terrazza meridionale. Oltre alla evidente conseguenza di individuazione l’area forense in parte su terrazzamento aperto verso il mare, con una organizzazione generale del complesso che potrebbe accostarlo all’esempio terracinese, sembra non infondato individuare nell’orientamento delle recenti costruzioni dell’Istituto Maria Immacolata una precisa sopravvivenza degli allineamenti degli edifici all’origine gravitanti sull’area forense. Si tratterebbe in fondo della più congrua organizzazione dello spazio individuato dalle isoipse dei 35 e dei 40 metri secondo gli assi originanti romani ricostruibili dal coordinato posizionamento dei monumenti superstiti di maggior mole.
A ribadire la correttezza di un riconoscimento gerarchico delle aree in una base documentaria che ad un esame macroscopico potrebbe denunciare una casualità urbana, contribuisce il posizionamento periferico di un impianto termale di cui pochi resti conservati sotto la villa Renda non danno l’effettiva consistenza monumentale e planimetrica e il cui dislocamento non può trovare univoca giustificazione nel semplice coordinamento topografico ad un obbligato punto di captazione delle acque minerali.

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio
                 Editore, Napoli 1990.

Le fiaschette vitree puteolane

Documenti particolarmente interessanti per la ricostruzione dell’antica topografia di Pozzuoli sono alcune fiaschette vitree, di piccole dimensioni, rinvenute in diverse zone dell’impero romano: datati tra la fine del III sec. e il IV sec. d. C., questi vasetti, di produzione artigianale puteolana e di uso incerto (probabilmente souvenirs per i viaggiatori), sono incisi con rappresentazioni dell'antico sinus Puteolanus (in particolare Puteoli e Baia). Di questa serie di vasetti solo tre sono dedicati esclusivamente a Puteoli: quelli cosiddetti di Odemira, Praga e Pilkington, dal luogo dove furono ritrovati o sono oggi conservati.

Fiaschetta vitrea della serie Puteoli, di provenienza incerta. Praga, Museo Nazionale. Riproduzione grafica della decorazione.

 

Fiaschetta vitrea della serie Puteoli, da Odemira (Portogallo). Riproduzione grafica della decorazione. Il vaso, già custodito presso l’Accademia delle Belle Arti di Lisbona, fu trafugato alla fine del XIX sec.

Le illustrazioni, che si snodano intorno al corpo del vaso, risultano composte secondo il punto di vista di chi giungeva in città dal mare: gli edifici, privi di prospettiva, si articolano su tre livelli, ad indicare i terrazzamenti digradanti verso il mare su cui sorgeva la città stessa.
Il campo visivo è dominato, al centro, dalla imponente mole di un tempio con tetto a spioventi, che, con la colossale statua posta al suo interno, è stato identificato ora con un tempio destinato al culto imperiale, ora con il tempio di Serapide. La sua posizione di rilievo induce a credere che il tempio in questione rimandi a quello cosiddetto <<di Augusto>>, sull’acropoli dell’antica Pozzuoli (oggi Rione Terra): in primo piano giungendo a Puteoli dal mare, esso è, infatti, iconograficamente riportato in posizione centrale a ribadire la condizione di spicco del monumento più alto della città. All’estrema destra del tempio, il porto è rappresentato dal caratteristico molo su arcate con le due colonne onorarie (che racchiudono l'iscrizione PILAE/PILAS) e gli archi trionfali con quadrighe trainate da tritoni e ippocampi.
Nell’area adiacente, a sinistra il Vaso di Odemira ribadisce la presenza delle strutture portuali con la scritta RIPA, mentre le fiaschette di Praga e di Pilkington includono nello stesso campo il centro commerciale di Puteoli: l’emporium, riconoscibile dalle iscrizioni INPURIU (Vasetto di Praga) e INPU (Vasetto di Pilkington), è infatti collocato a livello del mare, nei pressi dello scalo portuale, in relazione al SACOMA(RIUM) del Vasetto di Praga, l’antica pesa pubblica.
Il passaggio dalle strutture proprie della città bassa ai monumenti delle terrazze superiori è costituito dalla raffigurazione del Teatro: realizzato come un semicerchio sorretto da muri e arcate, l’edificio è posizionato in quota, alle spalle dell’emporio, non lontano dalla zona del Foro.
Quest’ultima, infatti, è indicata (ad eccezione del Vaso di Odemira) dalle iscrizioni STRATA POS(T) FORU(M) - Vasetto di Praga - e FORU(M) POS(T) FORU(M) - Vasetto di Pilkington - situate sui colonnati del livello superiore.
L’estrema sinistra dell'intera veduta, infine, è occupata dagli Anfiteatri e dallo Stadio. Un’immagine circolare con sostegni simmetricamente organizzati e, al di sopra, una costruzione di forma ellittica indicano, nei Vasi di Praga e di Pilkington, la posizione dell’Anfiteatro Maggiore rispetto a quella dello Stadio. Sul Vaso di Odemira, però, la mancanza di didascalie e la conformazione arrotondata dell'edificio superiore hanno spesso determinato l'identificazione della struttura in questione con quella dell'Anfiteatro Minore.
Comune alle tre fiaschette vitree è l’iscrizione SOLARIU(M), inserita nel settore superiore: una meridiana o, meglio, una terrazza con funzione di solarium sembra l’identificazione più appropriata per una struttura architettonica che, nel Vaso di Odemira, è posta in relazione diretta con un complesso termale. Infatti l’indicazione adiacente THERMEAANI, per quanto di lettura problematica e controversa, può fare riferimento a qualcuno di quegli edifici termali che, in larga scala, sono attestati nell’antica Puteoli.

Il foro

In età augustea, l'espansione dell'area urbana di Puteoli verso la zona alta determinò la creazione di un nuovo foro, più adeguato all'importanza della città rispetto a quello originario sul Rione Terra. Posto su una terrazza dalla quale dominava il golfo, esso era disimpegnato da due assi viari ortogonali (di uno di essi si vedono ancora alcuni basoli in Villa Renda; altri sono stati ritrovati di recente lungo via Rosini) che lo collegavano da un lato all'acropoli e dall'altro alla viabilità extraurbana.
Importanti edifici pubblici gravitavano intorno all'area forense. Qui, ad esempio, era probabilmente la sede cultuale del Collegio degli Augustali della colonia, del quale si ha notizia da fonti epigrafiche, mentre alcune iscrizioni menzionano una Basilica Augusti Anniana (forse da identificare con la Basilica Alexandriana già nota da un'altra epigrafe). Altre informazioni ci giungono dalle cosiddette tavolette di Murecine, tavolette cerate di età giulio-claudia rinvenute nell'agro pompeiano, ma relative a Puteoli. Esse indicano esplicitamente in foro edifici come la porticus Augusti Sextiana, un chalcidicum Caesonianum, un Chalcidicum Octavianum, un chalcidicum e un'Ara Augusti Hordioniana, cui davano nome illustri famiglie puteolane che ne avevano finanziato la costruzione. Il foro era inoltre arricchito da numerose statue; ce ne sono pervenute alcune basi, per lo più del periodo tardo imperiale (IV sec. d.C.) con la dedica a personaggi illustri o benemeriti verso la cittadinanza

Statua di Virius Audentius Aemilianus, governatore della Campania e patrono di Puteoli (ca. 370 d.C.), rinvenuta nell'area del Foro della città insieme alla base onoraria. Napoli, Museo Archeologico Nazionale (foto da M. Napoli, in BA 44, 1959, pp. 107 e ss.).

 

Pozzuoli, Area del Foro. Resti delle strutture antiche rinvenute negli anni '50 (foto Archivio Soprintendenza Archeologica).

Del foro non sussiste più nulla in quanto il moderno Istituto <<Maria Immacolata>> ha coperto ogni traccia delle antiche strutture. Durante la costruzione di questo edificio sono stati recuperati numerosi reperti (frammenti architettonici e scultorei, epigrafi), e sono venuti alla luce i resti di edifici e monumenti databili fino al basso impero; fra questi, quelli di una fontana-ninfeo a esedra, adorna di marmi e colonne, risalente alla metà del II sec. d.C., e di due basi equestri in seguito dedicate all'imperatore Costantino e a suo figlio Crispo (ora nel Lapidario dell'Anfiteatro maggiore).
Al Largo del Carmine, di fronte all'omonima chiesa, è l'ingresso a Villa Avellino, all'interno della quale si conservano interessanti resti di età romana.

Bibliografia

Ferdinando Castagnoli - in "Atti dei convegni lincei" n°33. Roma, 1977

Sommella Paolo - "Forma e Urbanistica di Pozzuoli Romana "in "Puteoli, Studi di Storia 
                                antica".
Vol. II. Pozzuoli, 1978.

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio 
                 Editore, Napoli 1990.

Il porto di Puteoli nel cosiddetto disegno Bellori. L’incisione, realizzata da P. S. Bartoli per
 l’Iconographia di G.P. Bellori (1764), riproduce, molto probabilmente, un dipinto parietale
 andato perduto, rinvenuto nel 1668 sull’Esquilino. L’identificazione della scena raffigurata
 con la veduta di Puteoli è ormai indiscussa. Il campo visivo è circoscritto alla zona che
 gravita intorno al porto: si riconoscono il molo, i fori olitorio e boario, gli horrea e altri
 edifici definiti da iscrizioni. Problematica è invece l’identificazione dell’isola posta sulla sinistra

 

Foto 1: Iscrizione conservata lungo il muro di confine con l’Istituto.

Adinolfi Aldo, ottobre 1985

 

Foto 2: Frammento di iscrizione conservata lungo il muro di confine con l’Istituto Carlo Rosini, come foto 1.

Adinolfi Aldo, ottobre 1985

 

Foto 3: All’interno del cortile questo cippo, base onoraria di Tannonius Chysantius.

Compagnone Gennaro, aprile 1983

 

(63) Tra i recenti rinvenimenti sono interessanti alcune taberne con graffiti ( cfr M. Guarducci, Acta of the
           Fifth Epigraphic Congress" 1967, p. 219 Sgg.).

(64) "Not. Sc." 1932, p. 519.

(65) " Atti Acc. Sc.Mor. e Pol. Soc. Naz.Sc. Lett. Arti Napoli" LXXXII, 1971 p. 3 sgg. Come rileva il
          Camodeca, in questa zona forse confluivano la regio arae Lucullianae e la regio portae Triumphalis. " Alla
          porta Triumphalis appartenevano i rilievi Berlino - Filadelfia?). per i ritrovamenti in questa zona v. ancheM.
          Napoli, Statua ritratto di Virio Gaudenzio Emiliano, " Boll. Arte" XLIV, 1959, p. 113 N°1; G. Guadagno, "
          Rend. Linc. " XXV, 1970, p.111; XXX, 1975 pp. 375,377.