Tempio di Apollo al lago d'Averno

Antonio Parrini - Nuova guida de’ Forestieri per l’antichità curiosissime di Pozzuoli. Napoli, 1751.

Fanno fede delle sue antichità molti avanzi restati in piedi, cioè parte del castello sopra in monte di pietre quadre, e vive; opera dei Goti; e qui anticamente era il famoso Tempio di Apollo, al riferire di Servio, che fu convertito in Chiesa da’ Cristiani, ed ancora è rovinato; tutto il continente è seminato d’edifici diruti.

Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli, Cuma e Baja. Napoli, 1768.

Tavola quarantesima terza.

Rovine d’una gran fabbrica al lago d’Averno: la chiamano il Tempio d’Apollo, ma indebitamente, poiché gli antichi scrittori situarono questo sulla rocca di Cuma. Quello adunque di cui parliamo era destinato al culto d’una Deità infernale, che secondo Virgilio fu Ecate, secondo Ovidio fu Giunone Inferna. Dione  raccontanto la favola che al tagliarsi della selva d’averno il simulacro, che era quivi sudò, dice che questo apparteneva a Calipso o ad altra Eroina. Ma le sue parole dovranno intendersi di qualche statua, che adornava il tempio, non della principale, che non possiamo persuaderci che fosse dedicata ad un’Eroina. Crediamo dunque che il tempio appartenesse a Proserpina, alla quale per comun consenso era dedicato il bosco, ed il luogo:
ciò confermasi ancopra dalla qualità de’ sacrifici che quivi si facevano. Enea vi scannò de’ neri giovenchi  e Scipione delle nere pecore. Né che dicasi il luogo sacro ad Ecate, o all’infernal Giunone fa contro di noi, mentre al dir di Festo con tali nomi chiamasi ancora Proserpina.
Ma dappoichè questo luogo nel rinomato viaggio di Enea agl’Inferi e divenuto celebratissimo nella favola, non sarà fuor di proposito, giacchè nissun altro lo ha fatto, confrontare le parole di Virgilio con la topografia del luogo. Esso ci fa vedere non oscuramente, che tre erano le grotte in vicinanza d’Averno, e di tante se ne veggono ivi almeno i vestigj la prima vicina al tempio d’Apollo era un’immensa spelonca, alla quale conducevano cento aperture, dove trasportata dal furore la Sibilla palesò al Trojano fra ciechi enigmi i futuri eventi. Quivi fra essa ed Enea si trattò della discesa all’Averno era dunque la detta grotta del fuora del medesimo. L’altra scavata nel sasso e di grande ampiezza, diede il passaggio ad Enea, allorchè additandoli il cammino la Sibilla entrò nell’Averno per sacrificare a Dite; e questa è la Cumana.La terza finalmente, dove la furibonda Indovina ed Enea, che ne seguiva i passi, s’introdussero per arrivare ad Acheronte, cioè quella di Baja.
Resta ora da vedere qual fosse il lago d’Acheronte. Quello certamente secondo Virgilio, ove dirigevasi la detta grotta, era desso: ma chi può indovinare ove quella grotta terminasse? Tre laghi erano in quella parte, a’ quali ugualmente poteva far capo. Il Coluccio, il quale sarebbe l’Acheronte, se riguardo si avesse alla volgare opinione,  ed al nome che ne conserva. L’altro è il Lucrino, che da alcuni presso Strabone Acheronte è nominato. Il terzo anzi che un lago è una lingua di mare, e perciò mare morto lo chiamano: e questo per me è la palude Acheronzia. Imperciocchè questa, secondo li Antichi; era uno sgorgamento di mare, che avendo all’intorno delle colline, ed una folta selva stava fra Cuma e Miseno. Il Coluccio certamente è vero lago, ed all’aperto dilatasi. Il Lucrino per due parti era cinto dal mare, e per la terza dalla popolata spiaggia di Baja. Quindi piegando sopra un fianco non restava fra Miseno e Cuma. Per contrario tutte queste cose convengono al mar morto: anzi la collina, che ha attorno, amenissima per la situazione, è piena di sepolcri, onde nacque la favola de’ campi Elisj. Strabone parlando di Coccejo e della grotta tirata da lui verso Cuma,cioè verso il territorio Cumano, disse: Esso condusse questa grotta (come l’altra da Pozzuolo a Napoli) in maniera che andava sopra Baja. Dunque il suo cammino non poteva essere che verso il mar morto. Notisi che il passo di Strambone, che gridano comunemente essere viziato, diviene intelligibile coll’aggiungersi una sola parentesi.

Tavola quarantesima quarta.

Pianta del tempio detto di Apollo. Aveva delle camere intorno come in AA, e dei bagni B che tuttora si conservano.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli , 1826.

Al fianco orientale di Averno si ravvisano grandiosi ruderi di un fabbricato di opera laterizia. Si vuole che siano terme, e devono esser tali per le particolari camere, che tuttora si osservano, e si conservano situate in giro con le sorgenti di acque minerali termali. Ma la fabbrica ottangolare però che quivi si ravvisa alzata, deve esser stato un tempio per la sua forma che lo dimostra. L’edificio presenta una rotonda, che ha di diametro 150 palmi; vi sono sette grandi nicchie con piedistalli, finestre, e vi restano le vestiglie della sua volta.
Da alcuni si vuole che fosse dedicato ad Apollo. Altri giudicano dedicato a Nettuno, ad Ecate, ed a Mercurio. Ma è più ragionevole il giudicarsi di essere dedicato a Plutone pe’ sacrifici espiatori che in questo lago s’immolavano; ed a tal Nume dovevano offrirsi, credendosi allora, che per questo luogo si scendesse nel tartaro suo Regno: come ancora perché a riva di Averno si facevano l’evocazioni delle ombre; e queste Plutone le conduceva; ed a tale oggetto Pindaro gli diede per attributo la verga.
Ma oltre a ciò Strambone ci dà memoria, che il lago di Averno era dedicato a Plutone; doveva dunque essergli ancor dedicato il tempio che quivi esiste.

Gianni Race - Baia, Pozzuoli e Miseno. Bacoli, 1983

Prima però che Monte Nuovo si levasse come un mitico Titanio a travolgere le grandi o minuscole memorie del Lucrino, Flavio Biondo, famoso geografo viaggiante era arrivato nelle metà del 1400 in quella zona, ancora tranquilla dei Campi Flegrei. Dalla sua celebre Italia illustrata del 1453 ( I edizione) poi edita nel 1542 a Venezia apprendiamo:
" Molto inoltrandoci verso Averno e Lucrino, troviamo un bagno, che solo conserva una buona parte dell’intero edificio, ma anche molti affreschi, dove è possibile - benché proprio non chiaramente - leggere alcune lettere, da cui emerge che fosse questo il bagno, dove Plinio dice che un liberto di Cicerone avesse scritto questo verso".

Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma, MCMLXIII.

Grande terma sul lago d’Averno (Detta "Tempio d’Apollo").

Sulle ripe orientali del lago d’Averno, si ergono ancora i grandiosi avanzi di una costruzione che per la sua pianta e per la sua forma, ricorda i cosiddetti " trugli di Baia". La leggenda popolare e la tradizione umanistica che sull’Averno han collocato la Grotta della Sibilla, dovevano anche collocarvi il tempio del nume oracolare, e presumere di riconoscerlo nell’edificio che si affaccia imponente sulle acque immote del Lago. Si tratta invece degli avanzi di un grandioso edificio termale che dov’è sorgere in prossimità di una sorgente di acque termo - minerali; dopo che, terminato il tumulto della guerra civile, disarmato il cantiere militare di Averno e trasferita la base navale della flotta del Tirreno al porto di Miseno, tolto il pauroso incantesimo che aveva regnato in quei luoghi sacri al culto delle divinità infernali, il lago d’averno aveva visto improvvisamente animarsi le sue ripe silenziose di ville e di terme, più frequenti e grandiose nel settore della ripa orientale, dove prima che scaturisse dal grembo della terra il cratere di Monte Nuovo, sembra che fosse il centro più attivo delle sorgenti termo - minerali della regione.
L’edificio termale a cui appartiene il " Tempio di Apollo", era il più importante di tutta la zona compresa fra l’Averno e il Lucrino, e dov’è essere costruito per utilizzare sorgenti e fumarole che scaturivano in gran numero sulla ripa del lago; quel che ne avanza dopo la violenta esplosione del cratere del Monte Nuovo, lungo la sponda d’Averno e sulle pendici della collina, appare ancora come un grandioso complesso degno di essere considerato fra i più importanti stabilimenti termo - minerali dell’antichità.
Quel che ne costituisce ora la parte più imponente e più comunemente nota, poligonale ( ottagona) all’esterno, circolare all’interno, che per le sue dimensioni, per la sua pianta e per le sue strutture, va considerata fra le più imponenti costruzioni circolari con volta a cupola dell’architettura romana; il suo diametro di 37 - 38 metri è solo di 5 metri inferiore a quello del Pantheon; la volta a cupola è interamente crollata, ma è ancora riconoscibile, non ostante l’estrema erosione e l’interramento, la sua particolare conformazione architettonica. Al piano inferiore si distinguono quattro nicchie absidate semicircolari e quattro nicchie rettangolari, una delle quali sembra fosse aperta verso il lago; alo piano superiore si apriva come al "Tempio di Venere" a Baia, una serie di grandi finestroni arcuati ( due dei quali ancora intatti), e ricorreva tutt’intorno dal lato esterno ed interno un ripiano, a forma di loggia, alla quale si doveva accedere discendendo dai piani più alti della Terma. Tale particolare dispositivo che permetteva ai frequentatori della Terma di riguardare dall’alto, come da un belvedere, il panorama del lago e l’interno della sala invasa dalle stesse acque del lago o delle vicine sorgenti, ricorda quello dei ninfei marittimi e particolarmente quello di Baia, noto sotto il nome di "Tempio di Venere". Si può supporre anche che, tutta questa immensa sala fosse una grande piscina d’immersione di acque termo-minerali, scomparse in seguito per bradisismo. Alle spalle della sala, gira un corridoio semicircolare, il cui muro volto verso il monte, appare tutto perforato da grandi buchi, attraverso i quali doveva forse penetrare il calore delle fumarole. La costruzione appare chiaramente di due epoche; tutta la grande sala con i muri rivestiti di laterizio, presenta i caratteri della costruzione dell’età adrianèa o postradrianèa; il muro del corridoio in reticolato e ricorsi di mattoni, può risalire invece ad età anteriore.
Gli ambienti seminterrati che seguono a nord costituiscono un edificio termale più antico (probabilmente d’età claudia), in cui venne ad inserirsi particolarmente la grande sala a cupola. Tra quegli ambienti si osserva un’altra piccola sala rotonda con volta a cupola (di m.7,80 di diametro), che doveva anch’essa raccogliere l’acqua di una sorgente termale o una sorgente di vapore caldo (fumarola) per bagni di sudore (laconicum).
Il bradisismo ha qui, come altrove, abbassato il livello del terreno e interrato le sorgenti; ma l’uso di acque medicamentose pare sia durato fino al secolo XVIII.
Ma né le vaste opere navali e militari di Agrippa, né i grandiosi impianti termali, né la violenza stessa delle convulsioni telluriche e la conflagrazione dei vulcani, hanno potuto togliere a questi luoghi il profondo senso che suscitano di religioso mistero e di sacro terrore. Percorrendo in solitudine le ripe di questo lago che nessun azzurro di cielo riesce a rischiarire, nessuna brezza di vento a increspare, che nessun volo e nessun grido di uccello attraversa, e dove le ombre dei colli e delle nuvole aprono cupezze tenebrose, sembra di essere in quel silenzio freddo e lontano da ogni vita, quasi avvolti nell’atmosfera cosmica di un mondo astrale o sublunare, e di dover riudire ancora, nel silenzio delle acque immote, delle ripe e dei colli all’intorno, il sacro comandamento che Virgilio fa profferire alla Sibilla, alle prime luci dell’alba, fra l’ululato dei cani, il convulso scuotersi delle selve e il cupo muggito dsella terra (Verg., Aen. , VI, 258-9) :
….. "procul o procul este profani"
conclamat vates, "totoque absistide luco" .

E’ scomparso da questo luogo il terrore delle divinità infernali; ma nella voce imperiosa della Sibilla sembra di udire la commossa ansia del poeta che sentì, su queste ripe, il tremendo arcano della terra e dell’invisibile.

Adinolfi Raffaele - I Campi Flegrei nell’antichità, I . Pozzuoli, 1978.

… Ad oriente del lago d’Averno, dalla parte della via Domiziana, si elevano maestosi ruderi databili al secondo secolo d. C. che la tradizione umanistica locale chiamò Tempio di Apollo.
Si tratta in effetti dei resti di una grandiosa sala termale, come ne erano state costruite in tutta la zona Flegrea, esempi maestosi di ingegneria e di idraulica che sfruttavano le sorgenti e le fumarole del luogo (tra i più importanti esempi di terme flegree si possono citare: il grandioso complesso termale di Baia, i cosiddetti Tempio di Mercurio e Tempio di Venere a baia, i cosiddetti Tempio di diana e Tempio di Nettuno a Pozzuoli). Si sa inoltre che durante tutto il Medioevo le terme flegree furono ampiamente sfruttate, in particolare quelle nei dintorni del lago d’Averno vhe erano particolarmente numerose ed efficaci per ogni tipo di malattia. …

Anna Maria Bisi Ingrassia - Napoli e dintorni. Itinerari Archeologici. Roma, 1981.

La carrozzabile lungo la sponda occidentale del lago termina in un piazzale ove si apre l’ingresso (ora ostruito), della grotta di Cocceio, galleria rettilinea lunga circa 1Km, che metteva in comunicazione il lago d’Averno con Cuma. Eseguita al tempo di Agrippa dallo stesso celebre architetto cui si devono gli altri trafori dei Flegrei, aveva dalla parte del lago un vestibolo ornato di colonne e, data la sua disposizione in leggera salita, ben sei pozzi di luce, di cui i primi quattro verticali e gli altri due strombati, per superare la pendenza del monte di Cuma. La galleria sboccava in prossimità dell’Arco Felice, che paraltro fu aperto più tardi, nell’età di Domiziano (v. infra, p.110).

Stefano De Caro - A. Greco - Campania. Guide Archeologiche Laterza. Bari, 1981.

Il Tempio di Apollo.

Identificato come tale dall’antiquaria napoletana sulla base dell’interpretazione del vicino tunnel come grotta della Sibilla, il così detto "tempio di Apollo", cui si giunge per il sentiero che costeggia il lago aprendosi a destra dello sbocco del viale di accesso, è in realtà una grande aula termale. Sprofondata dal bradisismo, si che oggi è difficile riconoscerne l’originaria funzione, essa venne a innestarsi nel II Sec. d. C. in un preesistente complesso termale di età giulio - claudia, di cui resta qualche emergenza a Nord della sala, e sfruttava le fumarole e le acque calde di una sorgente, sparita con molti dei ruderi sotto le ceneri del Monte Nuovo. La grande sala, a pianta ottagonale all’esterno e circolare all’interno, con i suoi 37 m. di diametro rappresenta la più grande aula romana a cupola in Campania.
Nelle pareti, tutte in opera laterizia, si aprivano al piano inferiore dei grandi finestroni, alla cui altezza correva all’interno e all’esterno della parete un loggiato, come nel "tempio di Venere" a baia. Alle spalle dell’aula è un corridoio ad anello, che nel muro a monte presenta una serie di fori, dal quali doveva forse penetrare il vapore delle fumarole. Una seconda grande aula a cupola, forse parte dello stesso complesso termale, andò distrutta nell’eruzione del Monte Nuovo (1538), e ne resta solo un disegno di Giuliano da Sangallo.

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio
                 Editore, Napoli 1990.

Le terme del <<Tempio Di Apollo>>

L'edificio, che la tradizione umanistica aveva voluto attribuire al nume tutelare dell'oracolo della Sibilla, è in realtà una grande aula termale, in parte sprofondata per il bradisismo, che, nella seconda metà del II sec. d.C., venne a inserirsi in un precedente complesso termale, costruito in età giulio-claudia (inizi I sec. d.C.) per sfruttare le sorgenti idrominerali dell'area. La monumentale sala, tutta in opera laterizia, a pianta ottagonale all'esterno e circolare all'interno (diametro m. 37) è la più grande aula romana con volta a cupola dopo il Pantheon, superiore di soli m. 5. Della volta, probabilmente a calotta emisferica, sopravvivono soltanto pochi resti, sparsi al suolo, che ne lasciano, tuttavia, immaginare l'imponenza.
L'edificio si articolava su due piani: quello inferiore, che comprendeva quattro nicchie absidate e quattro rettangolari, è in gran parte interrato; quello superiore, ancora visibile per un'altezza di m. 15 ca., conserva solo quattro grandi finestre ad arco alla cui altezza forse correva, sia all'interno che all'esterno, un loggiato, oggi andato completamente perduto, accessibile dai piani superiori della terma. L'interno della sala, un tempo rivestita di intonaco, di cui restano ampie tracce, era verosimilmente dotato di una grande vasca circolare per i bagni d'immersione nella quale confluivano le acque del lago stesso o quelle delle vicine sorgenti naturali Tali elementi hanno reso possibile l'interpretazione della sala come frigidarium.

<<Tempio di Apollo sul Lago d'Averno>>. Gouache di ignoto del XIX sec. Napoli, Museo di San Martino.

Alle spalle di questa sala sono visibili una serie di strutture relative al precedente complesso termale, tra le quali si può osservare un muro in opera reticolata con ricorsi in laterizio: i grandi fori che in esso si aprono consentivano la fuoriuscita del calore proveniente dalle fumarole. Accanto a tale muro è un ambiente in opera laterizia che per la sua caratteristica pianta rettangolare con abside in uno dei lati lunghi, è stato identificato come calidarium.
Verso N sono situati altri ambienti seminterrati tra i quali si distingue una sala a pianta circolare (diametro m. 7,80) coperta da una volta a calotta che al centro presenta un'apertura circolare (lumen). La presenza di tre bocche di calore e la particolare struttura architettonica inducono a ritenere che si trattasse di un laconicum.
Tornati indietro e imboccata l'ampia strada asfaltata che costeggia il lago, si incontra dopo circa 300 metri, sulla sinistra, il breve sentiero che porta all'ingresso della cosiddetta Grotta della Sibilla.

Bibliografia.

Antonio Parrini - Nuova guida de’ Forestieri per l’antichità curiosissime di Pozzuoli. Napoli, 1751.

Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli, Cuma e Baja. Napoli, 1768.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli , 1826.

Gianni Race - Baia, Pozzuoli e Miseno. Bacoli, 1983

Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma, MCMLXIII.

Adinolfi Raffaele - I Campi Flegrei nell’antichità, I . Pozzuoli, 1978.

Anna Maria Bisi Ingrassia - Napoli e dintorni. Itinerari Archeologici. Roma, 1981.

Stefano De Caro - A. Greco - Campania. Guide Archeologiche Laterza. Bari, 1981.

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio
                 Editore, Napoli 1990.

 

Mario Cartaro: Ager Puteolanus, Roma 1584

Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli, Cuma e Baja. Napoli, 1768.

 

Rilievo grafico di Jacques Rougetet, eseguito nel 1983

 

Pianta

 

Sezione

 

Proposta di restituzione dei volumi architettonici

 

Foto 1: Veduta del tempio di Apollo da ovest.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 2: Particolare della muratura che presenta una serie di finestroni, sormontati da archetti di laterizio. Da notare l’andamento perfettamente circolare dell’interno dell’impianto termale.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 3: Particolare della struttura, come da foto 2.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 4: Particolare dell’impianto termale, parte della struttura parzialmente crollata, sono visibili gli arconi in laterizio della parte inferiore della parte inferiore della costruzione dove si aprivano otto nicchie.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 5: Veduta della struttura monumentale nel suo contesto, dalla strada statale Domitiana.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982