Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Cappella di San Gennaro nell'Anfiteatro

Ubicazione :

Settore Nord,4° ambiente dell'ambulacro interno

Diocesi :

 

Parrocchia :

 

Proprietà :

 

Dati catastali:

 

Autore :

 

Epoca :

Tra il Secolo XVII - XVIII                                

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli febbraio 1985

Collegamento con Beni Artistici

Collegamento con Chiesa convento di San Gennaro

Paoli P. A. - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli, Cuma e Baja. Napoli, 1768.

Tavola ventesimaquarta. Parte interiore dell’Anfiteatro, ov’è la Cappella di S. Gennaro: la quale mette in vista l’interna struttura di questa fabbrica, che pe’ grossi mattoni che la compongono, mescolati con piccoli quadretti di pietra dolce disposta in forma reticolata, riesce vaghissima. Dovendo noi di questa maniera di fabbricare dar altrove un’esatta descrizione, con tutte le sue misure, ove tratteremo dell’architettura di Pozzuolo, tralasceremo a bella posta di parlarne ora, per non discorrere anticipatamente di ciò siamo per parlare in appresso.(1) A chi osserva in questa tavola il pavimento si fanno innanzi da una parte alcune pile bislunghe di pietra, ed un condotto parimenti di pietra dall’altra. Tralascio la ridicola opinione del volgo, che vuole, essere stati questi gli abbeveratoj per le fiere; quasichè potesse passare fra queste ed il popolo nell’aperto portico un’amichevole società; e dal foro che essi hanno nel loro fondo non meno che dalla declività, che ha il condotto, chiaramente deduco,che fossero destinati a uso degli Spettatori nel bisogno naturale di scaricarsi d’acqua; conforme somigliantissimo vedesi un canale nel Teatro di Pompei, che di presente, per somma beneficenza del SOVRANO, si va disotterrando.
Quanto alla Cappella RR, questo luogo il quale concorrendovi per la pietà e divozione loro verso il S. Vescovo ed inclito Martire Gennaro i Pozzolani ed i Napoletani, si reso celebre per la loro venerazione, occupa due di questi spazj LL. Tav. Antec. che sopra accennammo(2) col nome di camere. Che questa fossero negli Anfiteatri lo sappiamo, ma per qual uso, né si può stabilire di sicuro, né si può così facilmente indovinare. Lipsio(3) le credette come spogliatoj, o luoghi per conservare le macchine necessarie alle rappresentazioni ed al campo; la cui opinione volentieri abbracciamo. Ma checchesiasi della prima loro istituzione, sapendo noi dagli antichissimi atti(4) del S. Martire, essere stato esposto alle fiere dell’Anfiteatro di Pozzuoli, perché ne venisse sbranato, è credibile che nel tempo che preparavasi alla morte, e dopo averne miracolosamente superato il pericolo, stesse in qual che luogo del medesimo come in carcere, e nessuno ne veggiamo più comodo di queste camere. Quindi dalla costante tradizione venne stabilito, che quella RR, che ora è Cappellafosse la fortunata, che il S. Martire accolse. E dalla medesima tradizione fu alla posterità tramandata la notizia di questa fabbrica. Oltre il nome di Anfiteatro e di Colosseo, con quello ancora di Carceri di S. Gennaro.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826.

Pagg. 23 e ss.

… In giro di questo portico vi sono camere quasi tutte in piedi: alcune hanno l’ingresso nella parte esterna, ed altre nella parte esterna; queste formano il primo piano. Quivi evvi la Cappella di San Gennaro, che occupa due delle dianzidette camere con l’ingresso nella parte interna. In queste vi si entra con somma venerazione e devozione per la tradizione che si ha, di esservi stato rinchiuso questo Santo Martire e Compagni; per cui a questo anfiteatro si è dato anche nome il carcere di San Gennaro.

Angelo D’Ambrosio - La cappella di San Gennaro nell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Pozzuoli, 1976.

Pag. 8

… Ma per avere un ricordo della presenza di san Gennaro nell’Anfiteatro flavio puteolano, tanto auspicato dal Capaccio, si dové attendere sino al 1689. E fu un napoletano a realizzarlo: Domenico Maria Marchese, dell’Ordine dei Predicatori, il quale, eletto l’anno precedente alla cattedra vescovile di Pozzuoli,(17) volle ricordare, ma senza alcun fondamento storico che suffragasse, la prigionia di san Gennaro e compagni prima di essere esposti alle belve nell’arena. Forse il vescovo pensò che avrebbe giovato di più alla pietà popolare far venerare il luogo, sia pur inventato, dove fu incarcerato il santo patrono di Napoli, piuttosto che edificare sull’arena, coperta di macerie e di vegetazione, una stele o una edicola commemorativa dei prodigiosi avvenimenti di cui san Gennaro fu il principale protagonista, secondo la narrazione della "Passio" denominata "Atti Vaticani". Adattò, quindi, a Cappella, spendendo circa cento scudi,(18) uno degli ambienti di sostruzione della cavea, e propriamente il quarto, lungo il grande ambulacro interno del settore nord dell’Anfiteatro, a destra di chi entra per l’ingresso settentrionale.
La Cappella, larga m. 3,20 e lunga m. 10,20, aveva un solo altare rivestito di formelle maiolicate, sormontato da un gruppo di terracotta a colori raffigurante san Gennaro in atto di abbracciare il diacono della chiesa puteolana e suo coomartire san Procolo. Un finestrone alla parete di fondo ed un finestrone sulla porta d’ingresso, davano luce ed aria all’ambiente.

Pag. 10 e ss.

Nel 1715, con gli oboli dei fedeli di Napoli e di Pozzuoli, alla Cappella preesistente, diventata ormai insufficiente a contenere il numero sempre crescente dei devoti, specialmente durante le novene in preparazione alle feste liturgiche del primo sabato di Maggio e del 19 Settembre, fu aggiunta un’altra utilizzando un ambiente contiguo, di m. 3,20 x 8,10, messo in comunicazione con essa mediante l’abbattimento di una parte del muro divisorio e la costruzione di un arco, in modo da farla sembrare come una cappella laterale minore. In questa fu eretto un altare di pietra e, sopra un piedistallo retrostante, fu collocato il gruppo in terracotta che si trovava sull’altare della cappella maggiore. Su questo fu posta una tela raffigurante la decapitazione di S. Gennaro e dei compagni.(21) Una sagrestia sistemata alle spalle dell’altare della cappella minore, ed un campaniletto con campana, completarono le opere di ampliamento.(22)  

Bibliografia

Paoli P. A. - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli, Cuma e Baja. Napoli, 1768.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826.

Angelo D’Ambrosio - La cappella di San Gennaro nell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Pozzuoli, 1976.

 

Tavola ventesimaquarta da Paoli P. A. - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli, Cuma e Baja. Napoli, 1768.

 

Foto 1: veduta generale della cappella originale, sul fondo i resti dell’altare maiolicato.

Adinolfi Aldo, marzo 1985

 

Foto 2: vano porta nella struttura antica, oggi chiuso con pietra di tufo. Si trova sulla parete destra della cappella originaria.

Adinolfi Aldo, marzo 1985

 

Foto 3: vano di accesso alla seconda cappella, aperto sulla struttura antica nel 1715.

Adinolfi Aldo, marzo 1985

 

Foto 4: nicchia sulla parete sinistra della seconda cappella, ospitava il busto ligneo del santo (sec. XVIII).

Adinolfi Aldo, marzo 1985

 

 

(1) Tab. 67.

(2) F.2   pl. fol. 18

(3) de Amph. Rom. q. 6

(4) Auct. Iann. Diacono

(17) F. Ughelli, Italia Sacra, Venezia 1720, col.290; G. Cappelletti, Le chiese d'Italia dalla loro origine sino ai nostri giorni, XIX, Venezia 1864, p. 668; B. Cantera, Memorie storiche della Chiesa Puteolana, Napoli 1886, p.45; C. Eubel, Hierarchia Catholica medii et recensioris aevi, V, 2 ed., Padova 1952, p. 325.

(18) "Ad eaden Civitate (Puteolis) distat biscentum circa passus Anphiteatrum in quo carceres divi Januatii, et Sociorum, qui usque modo nulla veneratione tractabantur in eis Cappellam sub invotione dicti Sancti construximus cum statuis erecttis que nunc magna cum devotione, et populi concursu veneratur in qua singulis diebus Dominicis et festivis Misse sacrum peragitur, et pro ea costruenda, et pro duabus statius centum circa scuda erogavi". (Archivio Segreto Vaticano, S. C. Concilio, Relationes ad limina, fasc. Pozzuoli, Vescovo D. M. Marchese anno 1691, f. 2v.).

 (21) Dalla Visita Pastorale del vescovo Nicola De Rosa (1733 - 1774), eseguita il 21 aprile 1750, apprendiamo che questa tela fu sostituita con un'altra rappresentante san Gennaro esposto alle belve nell'arena dell'anfiteatro (Archivio Vescovile di Pozzuoli, Atti di S. Visita di N. de Rosa, anno 1750, f. 364)).

(22) Archivio Vescovile di Pozzuoli, Atti di S. Visita di A. Passante, anno 1725, ff. 38 v. - 39 r.; Idem, Sezione Luoghi Sacrfi, cart. Sacellum S. Iannarii ed carceres, fasc. 3. Cfr. P. A. Paoli, Avanzi delle antichità che esistono a Pozzuoli, Cuma e Baja, Napoli 1768, fol. 19 e tav. XIV.