0061AR

SEZIONE CH

Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

 

Oggetto :

Cisterna Convento dei Cappuccini di San Gennaro

Ubicazione :

Giardino del convento

Proprietà :

Comune di Napoli

Dati catastali:   

Foglio 55 particella 130

Autore :

Padre Martino da Castiglione

Epoca :

XVII Secolo

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli, febbraio 1984

Collegamento con Chiesa convento di San Gennaro

SEZIONE ISC

Emanuele da Napoli: Memorie storiche cronologiche attenenti ai frati Minori Cappuccini 
                                   della Provincia di Napoli…
Tomo I, 1530 - 1646.

Pag. 356.

Si apprende quanto segue sulle migliorie fatte nel convento e nell’ospizio della città di Pozzuoli:

Dopo della prima erezione del Convento, si fecero in esse tante, e tali migliorie con le sovvenzioni ricevute dalla città di Napoli, che può dirsi replicante fondato, ed eretto esso convento. Non essendo sufficiente d'acqua per il comodo dei frati di esso convento, fu pensato alla erezione di una gran cisterna, in maniera costruita che fusse d'acqua fresca, e salubre, non soggetto detto conservatorio alle fumete della terra, delle quali tutto quel terreno abbonda. Né formò detto disegno il P. Martino da Castiglione nostro Cappuccino, predicatore di buon nome ed architetto nominatissimo. Fece egli principiare la fabbrica solamente appoggiata sopra d'una marmorea antica colonna, piantata nel terreno, e fortificata dalle aggiuntesi fabriche. Alla misura dell'innalzamento, sempre da figura sferica veniva la fabrica sostenuta da Archi in giusta misura distributiva fra le fabriche del conservatorio delle acque, ed un muro forte nello scavo della terra; intanto che per sicura parte accostata alla terra, potendovi camminar intorno, conforme nella sua orlatura, vi si cammina come per un corridoio in forma sferica. Questa gran cisterna, vien converta da una lamia forte e questa da un astreco battuto a sole, piano con la sua orlatura per modo, che nelle sue angusciate vi si mantiene l'acqua; donde quando dissi di essere due cisterne. L'ordine del ricevimento e corpo delle acque nella cisterna non è meno architettoso, ed ammirabile. Questa ne fusse stata la spesa non si da precisamente, ritrovandosi solamente in nota al pagamento fatto dalla città di Napoli, in più partite fino a ducati 500. Questa medesima gran cisterna è la meraviglia dei forestieri, massimamente oltramondani.

Antonio Parrini – Nuova Guida de’ Forastieri. Napoli, 1750.

Ha il Convento una mirabil Cisterna pensile sostenuta da una colonna, perché se fusse stata appoggiata in terra, avrebbe presa la qualità solfurea; sotto il detto Convento vi è una grotta larga, che vi può andare un Carro, che stima fusse fatta, per andare da Pozzuoli al Lago d'Agnano, senza salire al Monte della Solfatara, ora in parte otturata, che non si può passar oltre, quivi nel farvi una fossa per porvi la neve, ritrovossi una palla d'oro con caratteri attorno, che da poco curiosi non facendosi interpretare, ne fu dell'oro fatta una pisside per la Chiesa.

Charles Nicolas Cochin, Jerôme Charles Bellicard - Observations sur les Antiquités
                                                                                       d’Herculanum; Avec Quelques 
                                                                                       Réflexions sur la Peinture & la sculture
                                                                                       des Anciens; & une… Parigi, 1755

Pp. 78, 79 (traduzione)

CISTERNA SINGOLARE

Gli spiriti arsenicali che si spandono continuamente da questo terreno, corrompono l’aria e le acque: tuttavia egli è abitata dai Cappuccini, che non abbandonano il loro Convento che quando essi sono costretti per il calore estremi. Un francescano ha costruito in questo Convento una cisterna singolare: le acque di pioggia che qui si raccolgono si conservano senza corrompersi. Ella è sostenuta su una colonna o pilastro "a", in maniera che il vaso "b" che sostiene le acque, non toccano affatto i terreni; egli è sistemato come in una torre "c", che gli serve da gabbia o da involucro esterno. Questo serbatoio può avere circa da quindici a diciotto piedi di diametro; egli è costruito di mattoni rivestito di stucco: alcuni legami di ferro collocati di distanza in distanza assicurano la solidità.

Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826

Pag. 22

….

Nel giardino del convento evvi una gran loggia donde si ha avanti gli occhi una magica prospettiva. Ivi è da ammirarsi una cisterna pensile, che poggia sopra una gran volta sostenuta nella sua parte convessa da un solo pilastro. Fu costruita restando la cisterna interamente vôta all’intorno circondata da grosse mura sino sopra la sua bocca, a fine di non impregnarsi l’acqua dalle esalazioni sulfuree.

…..

Raffaele Giamminelli - La cisterna "pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
                                       Pozzuoli.
Da Bollettino Flegreo. Rivista di storia, arte e scienze. Nuova 
                                       serie, anno VIII, n° 1, gennaio - aprile 1986.

Pagg. 30, ss.

Martedì, 25 settembre 1973, in una delle tante perlustrazione del territorio flegreo, effettuate in compagnia di Angelo D’Ambrosio, scoprii la cisterna del Convento dei Cappuccini e, insieme a lui, presi qualche misura. A distanza di ben 11 anni, nel mese di giugno del 1984, sfogliando le carte del mio studio, ho rinvenuto qui primi appunti e, grazie all’aiuto degli amici, è stato possibile completare il rilievo delle parti accessibili dell’opera.
Esso è stato realizzato in due sabati successivi (23 e 30 giugno 1984). La prima volta è stata eseguita l’integrazione delle misurazioni risalenti al 1973 e valutati gli accorgimenti più opportuni per scendere alla base della cisterna. Il sabato dopo, Raffaele Viola e Rosario Di Bonito si sono calati nel profondo pozzo con l’aiuto di corde trattenute dall’esterno da me, Nicodemo Macrì e Aldo Adinolfi. E’ sceso prima Raffaele Viola, ma, arrivato a qualche metro dal fondo, ha chiesto di risalire per la presenza di acqua, muschio e fango. Si è poi calato, audacemente, Rosario Di Bonito che, toccando il fondo, ha iniziato la descrizione ad alta voce di ciò che vedeva con l’ausilio di una torcia elettrica; all’improvviso ha gridato: "Qui frana tutto sotto i piedi!" e, velocemente, è risalito col volto terreo per lo spavento. Le cisternine, poste tra l’estradosso della cupola e la copertura piana, sono state rilevate il 3 luglio 1984 e per tutto il mese sono seguite altre visite per controlli e definizioni dei particolari.
Dal resoconto del Di Bonito è risultato chiaramente che il vuoto sotto la cisterna è ormai inaccessibile perché pieno di fango, formatosi nel tempo con l’accumulo di pulviscolo e materiale vario impastati con l’acqua che cola dall’estradosso del serbatoio. Pertanto il lettore dovrà considerare esatti i grafici relativi alle piante, mentre la sezione e l’assonometria sono precise soltanto nella struttura emergente; per il resto, purtroppo, ho tentato una ricostruzione in base a deduzioni logiche in base a deduzioni logiche maturate dalla lettura della costruzione.
                                                                                                                 Pozzuoli, 14 novembre 1985.

CENNI SUL COMPLESSO CONVENTUALE E SULL’IMPIANTO IDRICO.

Il complesso monastico è ubicato lungo la moderna via Diomitiana (via San Gennaro - Agnano) che ricalca in più punti lo stesso tracciato dell’antica Antiniana. A quota 120 metri circa sul livello del mare e in posizione dominante l’intero golfo di Pozzuoli, la struttura è adagiata su ampie terrazze in buona parte utilizzate ad orto e giardino.
Chiesa e convento, sistemati a monte del predetto orto, sono distribuiti intorno ad un piccolo chiostro, secondo le regole classiche delle costruzione benedettine. A destra dell’ingresso della chiesa si entra nel monastero che si sviluppa su due livelli: a piano terra sono sistemati i servizi e la foresteria, al primo, le celle, per la maggior parte esposte ad Ovest verso il panorama della città di Pozzuoli. la forma originaria della costruzione, però, ha perso quasi integramente la sua fisionomia cinquecentesca, per le numerose manomissioni e per l’aggiunta di altri corpi di fabbrica costruiti di recente.
L’orto, enormemente ridotto all’inizio del nostro secolo con la costruzione del Tubercolosario, poi sede 

dell’Ospedale del Sovrano Ordine Militare di Malta (S.M.O.M.), occupa due terrazze, collegate mediante una scala che cinge la costruzione cilindrica della cisterna.

* * *

Prima del 1981, anno in cui fu iniziata la costruzione del nuovo serbatoio dell’acquedotto del Serino, Pozzuoli era alimentata dal locale acquedotto Campano, ristrutturato nella prima metà del secolo XVII dal vescovo Martin de Leòn y Càrdenas (1631 - 1650). Il convento dei Cappuccini, trovandosi in posizione molto elevata, non poteva essere servito dal predetto acquedotto e, pertanto, già durante l’edificazione del complesso monastico, si rese necessaria la costruzione di alcune cisterne per la raccolta di acqua
piovana.(1)   
La presenza di piccole fumarole, causata dalla vicinanza della Solfatara, con emissione di gas misto a vapore acqueo e conseguente efflorescenza di zolfo, rilevata in più punti della struttura conventuale, fu il motivo principale dell’abbandono delle primitive cisterne e della esecuzione della nuova opera effettuata con particolari accorgimenti tecnici. Per evitare l’inquinamento dell’acqua.
Infatti, nel 1621,(2) su progetto di fra Martino da Castglione, cappuccino della Provincia Religiosa Napoletana, fu realizzato un impianto idrico più adeguato al fabbisogno della comunità monastica e del vasto orto.

* * *

Da EMMANUELE, p. 356, si apprende quanto segue sulle "migliorie fatte nel convento e ospizio della città di Pozzuoli":(3)  

"Dopo della prima erezione del Convento, si fecero in esse tante, e tali migliorie con le sovvenzioni ricevute dalla città di Napoli, che può dirsi replicamente fondato, ed eretto esso convento.
Non essendo sufficiente d’acqua per il comodo dei frati di esso convento, fu pensato alla erezione di una gran cisterna, in maniera costruita che fusse d’acqua fresca, e salubre, non soggetto detto conservatorio alle fumete della terra, delle quali tutto quel terreno abbonda. Né formò detto disegno il P. Martino da Castignione nostro Cappuccino, predicatore di buon nome ed architetto nominatissimo. Fece egli principiare la fabrica solamente appoggiata sopra d’una marmorea antica colonna, piantata nel terreno, e fortificata dalle aggiuntesi fabriche. Alla misura dell’innalzamento, sempre da figura sferica veniva la fabrica sostenuta da Archi in giusta misura distribuita fra le fabriche del conservatorio delle acqua, ed un muro forte nello scavo della terra; intanto che per sicura parte accostava alla terra, potendovi camminar intorno, conforme nella sua oriatura, vi si cammina come per un corridoio in forma sferica.
Questa gran cisterna, vien converta da una lamia forte e questa da un astreco battuto a sole, piano con la sua oriatura per modo, che nelle sue angusciature vi si mantiene l’acqua; donde quando dissi di essere due cisterne. L’ordine del ricevimento e corpo delle acque nella cisterna non è meno architettoso, ed ammirabile. Quanta ne fusse stata la spesa non si dà precisamente, ritrovandosi solamente in nota al pagamento fatto dalla città di Napoli, in più partite fino a ducati 500. Questa medesima gran cisterna è la meraviglia dei forastieri, massimamente oltramondani
".

Nella descrizione di padre Emmanuele da Napoli si rileva l’unico riferimento al serbatoio, diviso in otto piccole cisterne, ricavata sopra l’estradosso della cupola, volendo interpretare per "angusciature" lo spazio tra il piano di coperture e la curva della volta.

* * *

Dalla scarna, ma efficace, descrizione fatta da DIEGO, pp. 749 - 750, si deduce che la cisterna è la parte finale di un impianto idrico abbastanza articolato che raccoglieva tutta l’acqua proveniente dai lastrici solari e dai tetti del convento e della chiesa. Una rete di grondaie e di numerosi canali pluviali, che collegavano le varie coperture ubicate a livelli diversi, permettevano all’acqua di arrivare nel chiostro. Da questo, poi, passava in due vasche ("purgatori") intercomunicanti, realizzati sotto il piano del giardino tra il convento e la cisterna circolare, per essere depurata mediante sedimentazione.
Dalla seconda vasca sempre per caduta, l’acqua purificata veniva immessa nella grande cisterna per la sua lunga conservazione.
Dall’indagine dei luoghi, la descrizione di Diego da Sorrento è valida, ma il sistema di canalizzazione risulta, oggi, manomesso e adattato in rapporto alle opere di contenimento delle balze del terreno.(9)
Nella citata descrizione, però si rileva un madornale errore nel meccanismo 
di carico del grande serbatoio: "il piano inclinato" di copertura è alimentato da un "canale sotterraneo".(10) Questo è impossibile per ovvi motivi di quote, perché il piano di coperture della cisterna è allo stesso livello del giardino, mentre il canale di carico è sottoposto ad esso.
Diego da Sorrento sbaglia anche a proposito del progettista, indicandolo come appartenente alla Provincia Religiosa di Basilicata, p. 749.

IL PROGETTISTA

L’unica opera certa e nota di padre Martino da Castiglione è proprio la cisterna del convento puteolano, ma, come si evince dalle "Memorie" sulla sua vita, redatte da EMMANUELLE, pp. 621 - 622, operò molto in vari conventi della Provincia Religiosa Napoletana:

"La vita già tenuta dal P. Martino da Castiglione(11) con perfezione di virtù aggiunge in quest’anno splendore a questa Napoletana provincia, della quale fù degno Allievo, che perciò né dobbiamo le memorie. In età di anni 26 e già ordinario Sacerdote, venne ammesso nell’Ordine de Frati Minori Cap.ni, e fù destinato nel convento di Sanseverino per l’anno della sua regolare probazione, dove fece la sua sollenne professione de voti a 2 di Gennaro, l’anno 1584.................................................

Possedendo sufficiente cognizione delle facoltà della Matematica e dell’Architettura, giovò non poco nelle cose della Provincia riguardo alle fabriche de conventi, e delle migliorie per essi. Formò il disegno, ed assisté alla formazione della gran cisterna del Convento di Pozzuoli, guidata in forma sferica, innalzata su d’una marmorea colonna, guidandola acuminata da principio, e di poi distesa a proportione, distaccata sempre dal terreno, e fortificata in giro da archi di fabriche, sicchè riagesce non soggetta a caldo, ed alle fomete di quel terreno, che né abbonda, donde fin ad oggi si ammira come un portento dell’arte, abile a raccogliere, e mantenere le acque fresche, e limpide a beneficio de Frati di quel Convento; opera davero d’ammirazione a tutte le Nazioni che da tempo in tempo né vollero esemplari, e disegni. La spesa fù fatta dalla Città di Napoli, la quale ha il padronato del Convento e Noi né abbiamo le liste, e le note fino alla spesa di docati 500, allorche la tradizione ascende alla spesa di docati mille.
Nel travaglio di questa gran opera cadde infermo di febbre acuta, donde per la sua cura fù trasportato in Napoli nella gran infermeria,
(12) dove il male si fece mortale, e seguentemente nel pericolo di sua vita, e nell’articolo di morte, munito de Santi Sagramenti della Chiesa, terminò i suoi giorni a 2 di Marzo, l’anno presente 1622, nell’età sua di anni 66, e di sua religiosa professione 39".

Secondo il citato documento, padre Martino da Castiglione nacque nel 1556, fu ordinato sacerdote nel 1582 e, all’età di 28 anni, pronunciò i voti religiosi.
Nel BREVE NOTAMENTO, fol. 155, n. 717, si apprende anche il luogo dove fu sepolto il frate architetto:

"P. Fra Martino da Castiglione venuto tra di noi sacerdote dal secolo, essendo hormai d’età d’anni 66 e di Religione 39 passò al Signore in questo luogo della Concettione con Santa dispositione dopo pigliati li Santi Sacramenti alli 2 di marzo 1622 e fu sepolto a Santa Maria della Gratia.(13) S’infermò a Puzzoli dopo l’essersi affaticato molto nell’opera di quella nuova Cisterna. Ha vissuto sempre da buono religioso, e molto esemplare. E’ stato molto attivo, et meccanico in ogni essrcitio di casa, particolarmente inclinatissimo alle fabriche, delettandosi alquanto di architettura, che però e stato più volte in luoghi di fabriche, et anco Guardiano in altri diversi conventi della Provincia. Non perdea mai tempo, affatigandosi fedelmente di propria persona in ogni essercitio manuale per accomodamento di detti luoghi".

DESCRIZIONE E RILIEVO DELLA CISTERNA.

La costruzione di forma cilindrica, è addossata ad una naturale balza del terreno compresa fra le quote 111,90 e 118,10 metri sul livello del mare.(14)  
Il cilindro, dal diametro esterno di metri 12,80, è affondato nel terreno per oltre 10 metri e fuoriesce di metri 6,20, per arrivare allo stesso livello del giardino superiore con la sua copertura piana. Questa, che funge anche da terrazza panoramica, è cinta da parapetto muniti di sedili in pietra ed ospita al centro una vera quadrata (A) affiancata da due pilastri circolari, terminanti a punta, che sorreggono una trave in legno da cui pende la puleggia per il sollevamento dell’acqua.
L’ingresso originario alla cisterna (B), o quello maggiormente usato per le visite, è posto nel giardino inferiore a cui si accede mediante una scala esterna che cinge la costruzione. Un altro ingresso, realizzato sicuramente in epoca posteriore e oggi non più usato, è ubicato nel giardino superiore: una scala scende in un ambiente interrato (G), accostato alla struttura cilindrica. Da questo locale, attrezzato con lavatoi, si passa, attraversando un angusto passaggio (F) palesemente scavato, nel grande ambiente circolare che ospita la vasca, circondato da uno stretto ballatoio (C) a livello dell’imposta della cupola di copertura.
Nel piccolo vano interno (D), a destra dell’ingresso originario, si rileva un pozzo, murato in alto, che collegava il piano di copertura col ballatoio circolare. La presenza di questo pozzo, certamente riservato agli addetti alla pulizia periodica della vasca, fa ipotizzare che anche l’ingresso originario fu realizzato successivamente per permettere ai visitatori una discesa più agevole all’interno della costruzione. Dal predetto pozzo (D) si accede alle otto piccole cisterne (H) poste, in senso radiale, tra l’estradosso della cupola e il piano di calpestio. Esse sono coperte da voltine a vela, sorreggenti il terrazzo della costruzione, intercomunicanti e arieggiate mediante feritoie sul muro perimetrale esterno, ora chiuse, le cui tracce sono ancora evidenti. Da una delle cisterne, sollevando un chiusino (I), si può risalire sul lastrico solare e, in altre si rilevano il foro di carico (L) e quello di scarico (M). questa serie di cisterne, alimentata soltanto dall’acqua piovana che si raccoglieva sul terrazzo, serviva esclusivamente i lavatoi locali (G), dove si individuano i segni delle condotte adduttrici (G), dove si individuano i segni delle condotte adduttrici (N). pertanto, il citato locale, interrato e accostato alla grande cisterna, svolgeva certamente la funzione di lavanderia, potendosi attrezzare l’area limitrofa esterna a stenditoio.
Nel grande ambiente che ospita il serbatoio, lungo il ballatoio circolare (C), sono dislocate alcune aperture sull’intradosso della cupola e con funzione di prese d’aria. Da queste si può esaminare con chiarezza la struttura dell’opera, la cui originalità consiste nel totale isolamento della vasca dal terreno circostante, realizzato con un’ardita e ben ventilata intercapedine che separa anche la parte basale. In un primo e più ambio scavo circolare, protetto da un muro di contenimento, è inserita la cisterna a forma di coppa, composta da una mezza sfera (cupola rovesciata) sormontata da un cilindro che, a sua volta, sostiene la cupola di copertura, al cui centro si apre il foro quadrato sovrastato dalla vera già descritta. Il tutto poggia su un solo pilastro, tranne la copertura che scarica parte del suo peso anche sulla struttura esterna.
Sulla parete interna della vasca si rilevano il canale di carico (O), posto in direzione del locale (G), alcuni sfioratori (P), diametralmente opposti al canale di carico, e altre piccole aperture equidistanti, oggi murate, di non facile interpretazione di funzionamento.
L’impermeabilizzazione del serbatoio, escludendo i danni ultimi causati dal bradisismo, è ancora perfetta ed è realizzata con più strati di intonaco ben dosato di pozzolana, pomice fine e calce.
La capacità effettiva della cisterna è di metri cubi 295 circa, considerando il raggio della sfera (uguale al raggio di base del cilindro sovrapposto) pari a metri 3,65 e l’altezza del cilindro, fino agli sfioratori, a metri 4,60.

* * *

Come è noto, le strutture murarie arcuate resistono molto bene ai pesi applicati sull’estradosso (compressione), ma risultano assai deboli se caricate sull’intradosso (trazione), perché tendono a squarciarsi facilmente. E’ proprio il caso di questa cisterna, sollecitata dalla spinta dell’acqua dall’interno verso l’esterno. Il problema statico è stato risolto con un certa abilità, inserendo nell’intercapedine dei puntelli in muratura di sezione quadrata che, disposti a raggiera e a regolare distanza, assorbono la spinta orizzontale scaricandola sulla parete. Inoltre, il peso dell’acqua è neutralizzato anche dalla eccessiva dimensione dello spessore del muro della cisterna, pari mediamente a metri 1,50.
Per quanto riguarda l’isolamento della calotta inferiore, si può fare solo qualche congettura plausibile, perché è stato impossibile effettuare il rilievo. Fermo restando la presenza del grosso pilastro circolare, descritto in tutte le guide e illustrato nell’incisione di COCHIN, BELLICARD, è verosimile anche l’esistenza di puntelli verticali in muratura, distanziati come quelli orizzontali, che si sostengono la circonferenza di base.

PIANTE, SEZIONE ED ASSONOMETRIA

Bibliografia

Emanuele da Napoli - Memorie storiche cronologiche attenenti ai frati Minori Cappuccini
                                     della Provincia di Napoli…
Tomo I, 1530 - 1646.

Antonio Parrini – Nuova Guida de’ Forastieri. Napoli, 1750.

Charles Nicolas Cochin, Jerôme Charles Bellicard - Observations sur les Antiquités
                                                                                       d’Herculanum; Avec Quelques
                                                                                       Réflexions sur la Peinture & la sculture
                                                                                       des Anciens; & une…
Parigi, 1755

Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826

Raffaele Giamminelli - La cisterna "pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
                                       Pozzuoli.
Da Bollettino Flegreo. Rivista di storia, arte e scienze. Nuova
                                       serie, anno VIII, n° 1, gennaio - aprile 1986.

SEZIONE RGI

 

Xilografia da P. G. Toleto, Ragionamento del terremoto del Monte Nuovo, ……, Napoli, G. Sulztbach, 1539, p. 8.

Da Mario Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584

Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768.

SEZIONE MF

Foto 1: Veduta della copertura della cisterna con la vera per il prelievo dell’acqua.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 2: copertura della cisterna, particolare della vera.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 3: veduta della cisterna in prospetto dal lato dell’attuale ingresso.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 4: particolare della struttura, accesso originario all’intercapedine della cisterna.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 5: ambiente attiguo alla cisterna, ricavato ampliando all’esterno l’intercapedine della cisterna, destinato a lavatoio.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 6: interno della cisterna; da notare, in alto, la botola per il prelievo dell’acqua, da notare anche le finestrelle lungo il perimetro del ballatoio che mettono in comunicazione la vasca e l’intercapedine.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

 

(1) Tracce di conserve d'acqua risalenti a tale periodo si trovano nei pressi del chiostro.

(2) Diego, p. 749.

(3) Ringrazio padre Emanuele da Napoli (omonimo del redattore delle Memorie storiche), al secolo Achille Mauro, per avermi introdotto nel monastero con i suoi buoni auspici, per l'aiuto nella vana ricerca d'archivio e per la trascrizione dei documenti.

(9) Le due vasche di sedimentazione non sono più collegate alla canalizzazione originaria e le piccole cisterne risultano vuote perché è stato ostruito il foro di carico. La diminuzione e la qualità mediocre dell'approvvigionamento idrico sono giustificate dalle riduzione notevole dell'area coltivata e dall'arrivo dell'acqua potabile del Serino.

(10) In alto, la cisterna circolare "conservando la stessa forma ellittica, ha l'occhio per attingere l'acqua: ed il battuto loggiato di covertura è a piano inclinato, onde le acque piovane possano scorrervi entro, venute dal chiostro per canale sotterraneo e purificate in due purgatori" (p. 750).

(11) I Cappuccini, nell'emettere i voti religiosi, scelgono un nome diverso da quello ricevuto nel battesimo, seguito dall'indicazione del luogo di nascita. Pertanto, il nostro architetto, di cui si conosce soltanto il nome da religioso, sarebbe nato a Castiglione in provincia di Lecce.

(12) S. Erasmo Nuovo, convento della Concezione, Napoli.

(13) Attuale chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, nei pressi dell'ospedale degli incurabili.

(14) Le quote rispetto al livello del mare, riportate nella planimetria del convento, sono state ridotte nei disegni della cisterna a metri 0,00 e 6,20, per maggior chiarezza. Le indicazioni fra parentesi si riferiscono ai grafici del rilievo.