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SEZIONE CH
Catalogo dei Beni Architettonici e
Monumentali
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Oggetto :
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Cisterna Convento dei Cappuccini di San Gennaro
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Ubicazione :
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Giardino del convento
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Proprietà :
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Comune di Napoli
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Dati catastali:
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Foglio 55 particella 130
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Autore :
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Padre Martino da Castiglione
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Epoca :
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XVII Secolo
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Vincoli :
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M. N., Pozzuoli, febbraio 1984
Collegamento con Chiesa
convento di San Gennaro
SEZIONE ISC
Emanuele da Napoli: Memorie storiche
cronologiche attenenti ai frati Minori Cappuccini
della Provincia di Napoli…
Tomo I, 1530 - 1646.
Pag. 356.
Si apprende quanto segue sulle
migliorie fatte nel convento e nell’ospizio della città di Pozzuoli:
Dopo della prima erezione del Convento,
si fecero in esse tante, e tali migliorie con le sovvenzioni ricevute
dalla città di Napoli, che può dirsi replicante fondato, ed eretto esso
convento. Non essendo sufficiente d'acqua per il comodo dei frati di esso
convento, fu pensato alla erezione di una gran cisterna, in maniera
costruita che fusse d'acqua fresca, e salubre, non soggetto detto
conservatorio alle fumete della terra, delle quali tutto quel terreno
abbonda. Né formò detto disegno il P. Martino da Castiglione nostro
Cappuccino, predicatore di buon nome ed architetto nominatissimo. Fece
egli principiare la fabbrica solamente appoggiata sopra d'una marmorea
antica colonna, piantata nel terreno, e fortificata dalle aggiuntesi
fabriche. Alla misura dell'innalzamento, sempre da figura sferica veniva
la fabrica sostenuta da Archi in giusta misura distributiva fra le
fabriche del conservatorio delle acque, ed un muro forte nello scavo della
terra; intanto che per sicura parte accostata alla terra, potendovi
camminar intorno, conforme nella sua orlatura, vi si cammina come per un
corridoio in forma sferica. Questa gran cisterna, vien converta da una
lamia forte e questa da un astreco battuto a sole, piano con la sua
orlatura per modo, che nelle sue angusciate vi si mantiene l'acqua; donde
quando dissi di essere due cisterne. L'ordine del ricevimento e corpo
delle acque nella cisterna non è meno architettoso, ed ammirabile. Questa
ne fusse stata la spesa non si da precisamente, ritrovandosi solamente in
nota al pagamento fatto dalla città di Napoli, in più partite fino a
ducati 500. Questa medesima gran cisterna è la meraviglia dei forestieri,
massimamente oltramondani.
Antonio Parrini – Nuova Guida de’
Forastieri.
Napoli, 1750.
Ha il Convento una mirabil Cisterna
pensile sostenuta da una colonna, perché se fusse stata appoggiata in
terra, avrebbe presa la qualità solfurea; sotto il detto Convento vi è
una grotta larga, che vi può andare un Carro, che stima fusse fatta, per
andare da Pozzuoli al Lago d'Agnano, senza salire al Monte della
Solfatara, ora in parte otturata, che non si può passar oltre, quivi nel
farvi una fossa per porvi la neve, ritrovossi una palla d'oro con
caratteri attorno, che da poco curiosi non facendosi interpretare, ne fu
dell'oro fatta una pisside per la Chiesa.
Charles Nicolas Cochin, Jerôme
Charles Bellicard - Observations sur les Antiquités
d’Herculanum; Avec Quelques
Réflexions sur la Peinture & la sculture
des Anciens; & une… Parigi, 1755
Pp. 78, 79 (traduzione)
CISTERNA SINGOLARE
| Gli spiriti arsenicali che si spandono
continuamente da questo terreno, corrompono l’aria e le acque:
tuttavia egli è abitata dai Cappuccini, che non abbandonano il
loro Convento che quando essi sono costretti per il calore
estremi. Un francescano ha costruito in questo Convento una
cisterna singolare: le acque di pioggia che qui si raccolgono si
conservano senza corrompersi. Ella è sostenuta su una colonna o
pilastro "a", in maniera che il vaso "b" che
sostiene le acque, non toccano affatto i terreni; egli è
sistemato come in una torre "c", che gli serve da gabbia
o da involucro esterno. Questo serbatoio può avere circa da
quindici a diciotto piedi di diametro; egli è costruito di
mattoni rivestito di stucco: alcuni legami di ferro collocati di
distanza in distanza assicurano la solidità. |
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Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli
e contorni. Napoli, 1826
Pag. 22
….
Nel giardino del convento evvi una gran
loggia donde si ha avanti gli occhi una magica prospettiva. Ivi è da
ammirarsi una cisterna pensile, che poggia sopra una gran volta sostenuta
nella sua parte convessa da un solo pilastro. Fu costruita restando la
cisterna interamente vôta all’intorno circondata da grosse mura sino
sopra la sua bocca, a fine di non impregnarsi l’acqua dalle esalazioni
sulfuree.
…..
Raffaele Giamminelli - La cisterna
"pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
Pozzuoli. Da Bollettino Flegreo. Rivista di
storia, arte e scienze. Nuova
serie, anno VIII, n° 1, gennaio - aprile 1986.
Pagg. 30, ss.
Martedì, 25 settembre 1973, in una
delle tante perlustrazione del territorio flegreo, effettuate in compagnia
di Angelo D’Ambrosio, scoprii la cisterna del Convento dei Cappuccini e,
insieme a lui, presi qualche misura. A distanza di ben 11 anni, nel mese
di giugno del 1984, sfogliando le carte del mio studio, ho rinvenuto qui
primi appunti e, grazie all’aiuto degli amici, è stato possibile
completare il rilievo delle parti accessibili dell’opera.
Esso è stato realizzato in due sabati successivi (23 e 30 giugno 1984).
La prima volta è stata eseguita l’integrazione delle misurazioni
risalenti al 1973 e valutati gli accorgimenti più opportuni per scendere
alla base della cisterna. Il sabato dopo, Raffaele Viola e Rosario Di
Bonito si sono calati nel profondo pozzo con l’aiuto di corde trattenute
dall’esterno da me, Nicodemo Macrì e Aldo Adinolfi. E’ sceso prima
Raffaele Viola, ma, arrivato a qualche metro dal fondo, ha chiesto di
risalire per la presenza di acqua, muschio e fango. Si è poi calato,
audacemente, Rosario Di Bonito che, toccando il fondo, ha iniziato la
descrizione ad alta voce di ciò che vedeva con l’ausilio di una torcia
elettrica; all’improvviso ha gridato: "Qui frana tutto sotto i
piedi!" e, velocemente, è risalito col volto terreo per lo
spavento. Le cisternine, poste tra l’estradosso della cupola e la
copertura piana, sono state rilevate il 3 luglio 1984 e per tutto il mese
sono seguite altre visite per controlli e definizioni dei particolari.
Dal resoconto del Di Bonito è risultato chiaramente che il vuoto sotto la
cisterna è ormai inaccessibile perché pieno di fango, formatosi nel
tempo con l’accumulo di pulviscolo e materiale vario impastati con l’acqua
che cola dall’estradosso del serbatoio. Pertanto il lettore dovrà
considerare esatti i grafici relativi alle piante, mentre la sezione e l’assonometria
sono precise soltanto nella struttura emergente; per il resto, purtroppo,
ho tentato una ricostruzione in base a deduzioni logiche in base a
deduzioni logiche maturate dalla lettura della costruzione.
Pozzuoli, 14 novembre 1985.
CENNI SUL COMPLESSO CONVENTUALE E SULL’IMPIANTO
IDRICO.
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Il complesso monastico è ubicato lungo
la moderna via Diomitiana (via San Gennaro - Agnano) che ricalca
in più punti lo stesso tracciato dell’antica Antiniana. A
quota 120 metri circa sul livello del mare e in posizione
dominante l’intero golfo di Pozzuoli, la struttura è adagiata
su ampie terrazze in buona parte utilizzate ad orto e giardino.
Chiesa e convento, sistemati a monte del predetto orto, sono
distribuiti intorno ad un piccolo chiostro, secondo le regole
classiche delle costruzione benedettine. A destra dell’ingresso
della chiesa si entra nel monastero che si sviluppa su due
livelli: a piano terra sono sistemati i servizi e la foresteria,
al primo, le celle, per la maggior parte esposte ad Ovest verso
il panorama della città di Pozzuoli. la forma originaria della
costruzione, però, ha perso quasi integramente la sua
fisionomia cinquecentesca, per le numerose manomissioni e per l’aggiunta
di altri corpi di fabbrica costruiti di recente.
L’orto, enormemente ridotto all’inizio del nostro secolo con
la costruzione del Tubercolosario, poi sede |
| dell’Ospedale del
Sovrano Ordine Militare di Malta (S.M.O.M.), occupa due
terrazze, collegate mediante una scala che cinge la costruzione
cilindrica della cisterna. |
* * *
Prima del 1981, anno in cui fu
iniziata la costruzione del nuovo serbatoio dell’acquedotto del Serino,
Pozzuoli era alimentata dal locale acquedotto Campano, ristrutturato
nella prima metà del secolo XVII dal vescovo Martin de Leòn y
Càrdenas (1631 - 1650). Il convento dei Cappuccini, trovandosi in
posizione molto elevata, non poteva essere servito dal predetto
acquedotto e, pertanto, già durante l’edificazione del complesso
monastico, si rese necessaria la costruzione di alcune cisterne per la
raccolta di acqua
piovana.(1)
La presenza di piccole fumarole, causata dalla vicinanza della
Solfatara, con emissione di gas misto a vapore acqueo e conseguente
efflorescenza di zolfo, rilevata in più punti della struttura
conventuale, fu il motivo principale dell’abbandono delle primitive
cisterne e della esecuzione della nuova opera effettuata con particolari
accorgimenti tecnici. Per evitare l’inquinamento dell’acqua.
Infatti, nel 1621,(2) su progetto di fra Martino da Castglione, cappuccino
della Provincia Religiosa Napoletana, fu realizzato un impianto idrico
più adeguato al fabbisogno della comunità monastica e del vasto orto.
* * *
Da EMMANUELE, p. 356, si apprende
quanto segue sulle "migliorie fatte nel convento e ospizio della
città di Pozzuoli":(3)
"Dopo
della prima erezione del Convento, si fecero in esse tante, e tali
migliorie con le sovvenzioni ricevute dalla città di Napoli, che può
dirsi replicamente fondato, ed eretto esso convento.
Non essendo sufficiente d’acqua per il comodo dei frati di esso
convento, fu pensato alla erezione di una gran cisterna, in maniera
costruita che fusse d’acqua fresca, e salubre, non soggetto detto
conservatorio alle fumete della terra, delle quali tutto quel terreno
abbonda. Né formò detto disegno il P. Martino da Castignione nostro
Cappuccino, predicatore di buon nome ed architetto nominatissimo. Fece
egli principiare la fabrica solamente appoggiata sopra d’una marmorea
antica colonna, piantata nel terreno, e fortificata dalle aggiuntesi
fabriche. Alla misura dell’innalzamento, sempre da figura sferica
veniva la fabrica sostenuta da Archi in giusta misura distribuita fra le
fabriche del conservatorio delle acqua, ed un muro forte nello scavo
della terra; intanto che per sicura parte accostava alla terra,
potendovi camminar intorno, conforme nella sua oriatura, vi si cammina
come per un corridoio in forma sferica.
Questa gran cisterna, vien converta da una lamia forte e questa da un
astreco battuto a sole, piano con la sua oriatura per modo, che nelle
sue angusciature vi si mantiene l’acqua; donde quando dissi di essere
due cisterne. L’ordine del ricevimento e corpo delle acque nella
cisterna non è meno architettoso, ed ammirabile. Quanta ne fusse stata
la spesa non si dà precisamente, ritrovandosi solamente in nota al
pagamento fatto dalla città di Napoli, in più partite fino a ducati
500. Questa medesima gran cisterna è la meraviglia dei forastieri,
massimamente oltramondani".
Nella descrizione di padre Emmanuele
da Napoli si rileva l’unico riferimento al serbatoio, diviso in otto
piccole cisterne, ricavata sopra l’estradosso della cupola, volendo
interpretare per "angusciature" lo spazio tra il piano di
coperture e la curva della volta.
* * *
| Dalla scarna, ma efficace,
descrizione fatta da DIEGO, pp. 749 - 750, si deduce che la
cisterna è la parte finale di un impianto idrico abbastanza
articolato che raccoglieva tutta l’acqua proveniente dai
lastrici solari e dai tetti del convento e della chiesa. Una
rete di grondaie e di numerosi canali pluviali, che collegavano
le varie coperture ubicate a livelli diversi, permettevano all’acqua
di arrivare nel chiostro. Da questo, poi, passava in due vasche
("purgatori") intercomunicanti, realizzati
sotto il piano del giardino tra il convento e la cisterna
circolare, per essere depurata mediante sedimentazione. |
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Dalla seconda vasca sempre per caduta, l’acqua
purificata veniva immessa nella grande cisterna per la sua lunga
conservazione.
Dall’indagine dei luoghi, la descrizione di Diego da Sorrento
è valida, ma il sistema di canalizzazione risulta, oggi,
manomesso e adattato in rapporto alle opere di contenimento
delle balze del terreno.(9)
Nella citata descrizione, però si rileva un madornale errore
nel meccanismo |
di carico del grande serbatoio:
"il piano inclinato" di copertura è alimentato
da un "canale sotterraneo".(10)
Questo è
impossibile per ovvi motivi di quote, perché il piano di
coperture della cisterna è allo stesso livello del giardino,
mentre il canale di carico è sottoposto ad esso.
Diego da Sorrento sbaglia anche a proposito del progettista,
indicandolo come appartenente alla Provincia Religiosa di
Basilicata, p. 749. |
IL PROGETTISTA
L’unica opera certa e nota di padre Martino
da Castiglione è proprio la cisterna del convento puteolano, ma, come si evince
dalle "Memorie" sulla sua vita, redatte da EMMANUELLE, pp. 621
- 622, operò molto in vari conventi della Provincia Religiosa Napoletana:
"La vita
già tenuta dal P. Martino da Castiglione(11)
con perfezione di
virtù aggiunge in quest’anno splendore a questa Napoletana provincia,
della quale fù degno Allievo, che perciò né dobbiamo le memorie. In età
di anni 26 e già ordinario Sacerdote, venne ammesso nell’Ordine de Frati
Minori Cap.ni, e fù destinato nel convento di Sanseverino per l’anno
della sua regolare probazione, dove fece la sua sollenne professione de voti
a 2 di Gennaro, l’anno 1584.................................................
Possedendo sufficiente cognizione delle
facoltà della Matematica e dell’Architettura, giovò non poco nelle cose
della Provincia riguardo alle fabriche de conventi, e delle migliorie per
essi. Formò il disegno, ed assisté alla formazione della gran cisterna del
Convento di Pozzuoli, guidata in forma sferica, innalzata su d’una
marmorea colonna, guidandola acuminata da principio, e di poi distesa a
proportione, distaccata sempre dal terreno, e fortificata in giro da archi
di fabriche, sicchè riagesce non soggetta a caldo, ed alle fomete di quel
terreno, che né abbonda, donde fin ad oggi si ammira come un portento dell’arte,
abile a raccogliere, e mantenere le acque fresche, e limpide a beneficio de
Frati di quel Convento; opera davero d’ammirazione a tutte le Nazioni che
da tempo in tempo né vollero esemplari, e disegni. La spesa fù fatta dalla
Città di Napoli, la quale ha il padronato del Convento e Noi né abbiamo le
liste, e le note fino alla spesa di docati 500, allorche la tradizione
ascende alla spesa di docati mille.
Nel travaglio di questa gran opera cadde
infermo di febbre acuta, donde per la sua cura fù trasportato in Napoli
nella gran infermeria,(12)
dove il male si fece mortale, e
seguentemente nel pericolo di sua vita, e nell’articolo di morte, munito
de Santi Sagramenti della Chiesa, terminò i suoi giorni a 2 di Marzo, l’anno
presente 1622, nell’età sua di anni 66, e di sua religiosa professione 39".
Secondo il citato documento, padre Martino da
Castiglione nacque nel 1556, fu ordinato sacerdote nel 1582 e, all’età di 28
anni, pronunciò i voti religiosi.
Nel BREVE NOTAMENTO, fol. 155, n. 717, si
apprende anche il luogo dove fu sepolto il frate architetto:
"P. Fra Martino da Castiglione
venuto tra di noi sacerdote dal secolo, essendo hormai d’età d’anni 66
e di Religione 39 passò al Signore in questo luogo della Concettione con
Santa dispositione dopo pigliati li Santi Sacramenti alli 2 di marzo 1622 e
fu sepolto a Santa Maria della Gratia.(13)
S’infermò a Puzzoli
dopo l’essersi affaticato molto nell’opera di quella nuova Cisterna. Ha
vissuto sempre da buono religioso, e molto esemplare. E’ stato molto
attivo, et meccanico in ogni essrcitio di casa, particolarmente
inclinatissimo alle fabriche, delettandosi alquanto di architettura, che
però e stato più volte in luoghi di fabriche, et anco Guardiano in altri
diversi conventi della Provincia. Non perdea mai tempo, affatigandosi
fedelmente di propria persona in ogni essercitio manuale per accomodamento
di detti luoghi".
DESCRIZIONE E RILIEVO DELLA CISTERNA.
La costruzione di forma cilindrica, è
addossata ad una naturale balza del terreno compresa fra le quote 111,90 e
118,10 metri sul livello del mare.(14)
Il cilindro, dal diametro esterno di metri
12,80, è affondato nel terreno per oltre 10 metri e fuoriesce di metri 6,20,
per arrivare allo stesso livello del giardino superiore con la sua copertura
piana. Questa, che funge anche da terrazza panoramica, è cinta da parapetto
muniti di sedili in pietra ed ospita al centro una vera quadrata (A) affiancata
da due pilastri circolari, terminanti a punta, che sorreggono una trave in legno
da cui pende la puleggia per il sollevamento dell’acqua.
L’ingresso originario alla cisterna (B), o
quello maggiormente usato per le visite, è posto nel giardino inferiore a cui
si accede mediante una scala esterna che cinge la costruzione. Un altro
ingresso, realizzato sicuramente in epoca posteriore e oggi non più usato, è
ubicato nel giardino superiore: una scala scende in un ambiente interrato (G),
accostato alla struttura cilindrica. Da questo locale, attrezzato con lavatoi,
si passa, attraversando un angusto passaggio (F) palesemente scavato, nel grande
ambiente circolare che ospita la vasca, circondato da uno stretto ballatoio (C)
a livello dell’imposta della cupola di copertura.
Nel piccolo vano interno (D), a destra dell’ingresso
originario, si rileva un pozzo, murato in alto, che collegava il piano di
copertura col ballatoio circolare. La presenza di questo pozzo, certamente
riservato agli addetti alla pulizia periodica della vasca, fa ipotizzare che
anche l’ingresso originario fu realizzato successivamente per permettere ai
visitatori una discesa più agevole all’interno della costruzione. Dal
predetto pozzo (D) si accede alle otto piccole cisterne (H) poste, in senso
radiale, tra l’estradosso della cupola e il piano di calpestio. Esse sono
coperte da voltine a vela, sorreggenti il terrazzo della costruzione,
intercomunicanti e arieggiate mediante feritoie sul muro perimetrale esterno,
ora chiuse, le cui tracce sono ancora evidenti. Da una delle cisterne,
sollevando un chiusino (I), si può risalire sul lastrico solare e, in altre si
rilevano il foro di carico (L) e quello di scarico (M). questa serie di
cisterne, alimentata soltanto dall’acqua piovana che si raccoglieva sul
terrazzo, serviva esclusivamente i lavatoi locali (G), dove si individuano i
segni delle condotte adduttrici (G), dove si individuano i segni delle condotte
adduttrici (N). pertanto, il citato locale, interrato e accostato alla grande
cisterna, svolgeva certamente la funzione di lavanderia, potendosi attrezzare l’area
limitrofa esterna a stenditoio.
Nel grande ambiente che ospita il serbatoio,
lungo il ballatoio circolare (C), sono dislocate alcune aperture sull’intradosso
della cupola e con funzione di prese d’aria. Da queste si può esaminare con
chiarezza la struttura dell’opera, la cui originalità consiste nel totale
isolamento della vasca dal terreno circostante, realizzato con un’ardita e ben
ventilata intercapedine che separa anche la parte basale. In un primo e più
ambio scavo circolare, protetto da un muro di contenimento, è inserita la
cisterna a forma di coppa, composta da una mezza sfera (cupola rovesciata)
sormontata da un cilindro che, a sua volta, sostiene la cupola di copertura, al
cui centro si apre il foro quadrato sovrastato dalla vera già descritta. Il
tutto poggia su un solo pilastro, tranne la copertura che scarica parte del suo
peso anche sulla struttura esterna.
Sulla parete interna della vasca si rilevano
il canale di carico (O), posto in direzione del locale (G), alcuni sfioratori
(P), diametralmente opposti al canale di carico, e altre piccole aperture
equidistanti, oggi murate, di non facile interpretazione di funzionamento.
L’impermeabilizzazione del serbatoio,
escludendo i danni ultimi causati dal bradisismo, è ancora perfetta ed è
realizzata con più strati di intonaco ben dosato di pozzolana, pomice fine e
calce.
La capacità effettiva della cisterna è di
metri cubi 295 circa, considerando il raggio della sfera (uguale al raggio di
base del cilindro sovrapposto) pari a metri 3,65 e l’altezza del cilindro,
fino agli sfioratori, a metri 4,60.
* * *
Come è noto, le strutture murarie arcuate
resistono molto bene ai pesi applicati sull’estradosso (compressione), ma
risultano assai deboli se caricate sull’intradosso (trazione), perché tendono
a squarciarsi facilmente. E’ proprio il caso di questa cisterna, sollecitata
dalla spinta dell’acqua dall’interno verso l’esterno. Il problema statico
è stato risolto con un certa abilità, inserendo nell’intercapedine dei
puntelli in muratura di sezione quadrata che, disposti a raggiera e a regolare
distanza, assorbono la spinta orizzontale scaricandola sulla parete. Inoltre, il
peso dell’acqua è neutralizzato anche dalla eccessiva dimensione dello
spessore del muro della cisterna, pari mediamente a metri 1,50.
Per quanto riguarda l’isolamento della
calotta inferiore, si può fare solo qualche congettura plausibile, perché è
stato impossibile effettuare il rilievo. Fermo restando la presenza del grosso
pilastro circolare, descritto in tutte le guide e illustrato nell’incisione di
COCHIN, BELLICARD, è verosimile anche l’esistenza di puntelli verticali in
muratura, distanziati come quelli orizzontali, che si sostengono la
circonferenza di base.
PIANTE, SEZIONE ED ASSONOMETRIA
Bibliografia
Emanuele da Napoli - Memorie storiche
cronologiche attenenti ai frati Minori Cappuccini
della Provincia di Napoli…
Tomo I, 1530 - 1646.
Antonio Parrini – Nuova Guida de’
Forastieri. Napoli, 1750.
Charles Nicolas Cochin, Jerôme Charles
Bellicard - Observations sur les Antiquités
d’Herculanum; Avec Quelques
Réflexions sur la Peinture & la sculture
des Anciens; & une…
Parigi, 1755
Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e
contorni. Napoli, 1826
Raffaele Giamminelli - La cisterna
"pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
Pozzuoli. Da Bollettino Flegreo. Rivista di storia, arte e scienze.
Nuova
serie, anno VIII, n° 1, gennaio - aprile 1986.
SEZIONE RGI
SEZIONE MF
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Foto 1: Veduta della
copertura della cisterna con la vera per il prelievo dell’acqua.
Adinolfi Aldo, giugno 1984
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Foto 2: copertura
della cisterna, particolare della vera.
Adinolfi Aldo, giugno 1984
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Foto 3: veduta della
cisterna in prospetto dal lato dell’attuale ingresso.
Adinolfi Aldo, giugno 1984
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Foto 4: particolare
della struttura, accesso originario all’intercapedine della cisterna.
Adinolfi Aldo, giugno 1984
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Foto 5: ambiente
attiguo alla cisterna, ricavato ampliando all’esterno l’intercapedine della
cisterna, destinato a lavatoio.
Adinolfi Aldo, giugno 1984
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Foto 6: interno
della cisterna; da notare, in alto, la botola per il prelievo dell’acqua, da
notare anche le finestrelle lungo il perimetro del ballatoio che mettono
in comunicazione la vasca e l’intercapedine.
Adinolfi Aldo, giugno 1984
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