Necropoli di via S.Vito

M. N., aprile 1984

Collegamento con Necropoli di via Celle, Strada "Consularis Puteolis - Capuam" 

Collegamento con Chiesa di San Vito 

Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli Cuma e Baja. Napoli, 1768.

Tavola Trentesimaseconda

Veduta all’ingresso d’un sotterraneo sepolcro a Campano dirimpetto a San Vito. S’incontra nel cammino andando innanzi per la strada Campana, ed è di quanti ivi sono a pel suo lavoro, e pe’ suoi ornati il più vago. Noi cercammo però di farlo disegnare, come si ritrovava in più luoghi difettoso; ma da quando ciò facemmo, essendo passati alcuni anni, l’anno quasi per intero rovinato. Congiurarono unitamente contra di lui e l’ignoranza el’erudizione: la prima delle quali per poco stimare questi lavori ha sofferto, che insensibilmente questi cadano, o siano di continuo guastati; la seconda per trasporto di troppa stima non si è ritenuto di staccarne la tonaca, rubbarne i bassi rilievi o per vederli più da vicino con le fiaccole sporcare il tutto di fumo e di pece, ed ambedue hanno ridotta un’opera danneggiata dal tempo, da qualche difetto che aveva, in una totale rovina. Contutto ciò da pochi avanzi, alcuni de’ quali anche di presente sussistono, ne deduciamo chiaramente qual fosse l’arte e la pulizia degli Antichi nel fare i sepolcri; e quale la loro premura ed il loro culto nel metterci de’ segni allegorici. Quello di cui trattammo è ornato da tre grandi nicchie, che sporgono fuora del muro per i capi della famiglia, e da settantotto più piccole per i domestici. La fabbrica di pistre dolci, piccole di mole, e bene squadrate, disposte o in forma reticolata, o con tutta simmetria, vien ricoperta da una bianca in gesso perfettamente liscia, e da bassi rilievi della stessa materia. La scultura e il disegno di questi danno a dividere un’arte e una pulizia particolare, che ammirata una volta dall’incomparabile Raffaele d’Urbino teneva presso di se disegnato esattamente quanto allora vedevasi in questi sepolcri per apprendere colla continua osservazione, ed imbeversi dell’arte, e del buon gusto degli Antichi. Quivi ancora veggonsi que’ segni allegorici, che ottimamente esprimono la favolosa Religione di questi popoli, li quali però meglio compariscono alla tavola che seguirà XXXIV.

Tavola trentesimaterza.

Altra veduta all’uscire del sepolcro medesimo che è in faccia a S. Vito, ed il quale per esser al disotto de’ campi circonvicini lo nominammo Ipogeo, quindi per la scala che vedesi in esso discendevasi. Ma chi osserva la cosa sopra il luogo conosce chiaramente, che la strada di dove è l’ingresso, non era neppure anticamente molto superiore al piano del sepolcro; onde doveva salire alcuni gradini chi soleva scendere per la detta scala. Così è fatto ancora il sepolcro di Virgilio: l’entrata del quale che poteva aversi in pari, si volle con arte per via di una salita e di una scesa.

Tavola trentesima quarta.

Veduta terza del medesimo sotterraneo, che rappresentando una fiancata, e parte della volta fa vedere diverse simboliche figure, le quali corrispondono meravigliosamente a’ sogni, ed alla falsa credenza che avevano que’ popoli intorno al futuro stato di chi muore. È nota la favola della scesa di Ercole all’Inferno, e del contrasto avuto col Cerbero; e niuno dubita appartenere a lui soprattutto i centauri. Mercurio poi lo riputarono gli antichi, come una Deità comune, che presedesse al mondo superiore e la convenienza poi del Cerbero non solamente con le anime trapassate; ma co’ sepolcri stessi, è troppo nota presso tutti i Mitologici.

Tavola trentesima ottava.

Piante de’ Sepolcri a Campana. Due ne mostra la Tavola: quella del sepolcro, di cui sopra parlammo; e quella di cui abbiamo finor raggiunto. L’altezza del primo piano è di palmi 19 quella del secondo di palmi 18 e mezzo

Tavola trentesima quinta.

Veduta della parte orientale di un Sepolcro a Pozzuolo nel luogo di Campano detto San Vito: di dove la fabbrica, che principalmente è di mattoni, essendo meno danneggiata dal tempo, comparisce più vaga, e mostra dell’opera e delle parti sue l’eccellente proporzione. Da questa parte ed in un angolo dell’edifizio era anticamente l’entrata, come vedesi al presente; pere la quale montati alcuni gradini si saliva al piano di sopra. Stando dunque l’edifizio in un rialto di terra, mentre da questa parte orientale è sepolto fino al secondo piano, dall’altra avendo il suolo e la strada più bassa, resta al di sopra della medesima, con tutto ancora il primo piano ( Tav. Seg.). Che questo Sepolcro fosse uno di quei destinati per una sola famiglia, che dicevansi particolari, è cosa per se manifesta. Molti ve ne sono in queste parti di tal genere: ma dimostrando una somigliatissima, per non dire una medesima architettura, se non che spogliati d’ogni ornato, ed aperti ne’ muri e nelle volte sono andati del tutto in rovina, sarà più che sufficiente aver pubblicato quel solo, che minor danno ha sofferto dagli uomini e dall’età, e che di tutti è il più bello.

Tavola trentesima sesta.

Altra veduta del Sepolcro a Pozzuolo; dalla quale si scopre la maggior altezza della fabbrica. da questa parte, se fosse piaciuto, si poteva entrare in pari nella stanza di sotto, come si entra al presente per una porta, che sotto il muro è stata aperta ne’ tempi susseguenti. Ma chi fece la fabbrica piacque diversamente; cioè di dar l’ingresso a questo piano inferiore per una scala, che ricavata nella grassezza della muraglia calava dalla parte di sopra, come dalle Tavole seguenti si vede, pel costume di non entrare ne’ sepolcri che discendendo.(1)

Tavola trentesima settima.

Spaccato e veduta interiore del Sepolcro a due piani. De’ piani uno è superiore, dov’era l’entrata, l’altro inferiore, dove la fabbrica è pulitissima e vaga. Il più alto è stato spogliato de’ suoi ornati, che non sappiamo quali e come fossero: erano forse dozzinali, ed il luogo serviva pe’domestici. Ma l’altro piano, per quello che conserva, fa vedere di quali ornamenti fosse arricchito. Di questi alcuni si conservano; perché accadde al luogo per sua special fortuna d’essere convertito in celliere: onde il padrone geloso di custodire il vino, suo malgrado e senza saperlo conservò un bel pezzo di antichità. Spiccano dunque sopra una pulita e finissima tonaca alcuni Bassorilievi lavorati con tutta l’altra sopraffina, e forse una volta abbelliti con diversi colori i quali per l’umidità, che hanno presa, non bene si ravvisano. Le figure crediamo che rappresentino diversi fatti della vita di Ercole, le relazioni del quale verso i sepolcri noi di sopra osservammo.(2) Fra esse due specialmente considerarsi l’animale di tre teste, che dall’Eroe viene abbattuto colla sua clava. Al promo vederlo sembrerà l’Idra di Lerno: ma di questa è comune opinione che Ercole o la finisse col fuoco(3) o la trafiggesse con la saetta. In oltre qual relazione ha l’Idra Lernea con le favole antiche intorno a morti? Quindi noi lo crediamo un Cerbero: a confermazione di ciò che disse chi pensò, che questo venisse raffigurato dagli antichi non come un cane, ma come un Drago di più teste all’inferiore anzi il messaggiero de’ luoghi infernali, e disputato a condurvi le anime. Quindi da’ Germani veniva placato con vittime umane e fu a lui dato il nome di Tutate.
La pianta di questo sepolcro l’abbiamo di questo sepolcro l’abbiamo unita con quella del seguente alla tavola . La sua altezza interna è di palmi 24 e mezzo.

Stefano De Caro, A. Greco - Campania. Bari, 1981.

Lungo la stessa via Campana, in località S. Vito, è un altro notevole monumento funerario, Costruito in opera laterizia, l’edificio ha la camera sepolcrale ricavata nel corpo quadrangolare del basamento, in parte sotto il livello della strada antica; la celletta, a pianta circolare, lungo la parete si alternano quattro edicole, con quattro nicchie per i cinerari. Dalle descrizioni e dai disegni del Paoli abbiamo un’idea della decorazione a stucchi, oggi perduta: nel catino di una nicchia erano rappresentati Eracle e l’Idra e forse altre fatiche dell’eroe erano presenti, come simboli funerari, nelle altre nicchie; inoltre vi erano figure di eroti librati in varie movenze; il resto era occupato da festoni e motivi architettonici.
Nella parte emergente il basamento sostiene un tamburo cilindrico superiore, cui è raccordato con una cornice a mattoni sagomati. All’interno, per una scaletta, si sale alla camera superiore, con pianta e dimensioni uguali a quella sottostante e quindici nicchie disposte su due file sulle pareti. Il monumento è decorati all’esterno da scomparti architettonici ottenuti con linee di mattoni leggermente sporgenti dal fondo: in ognuno dei lati, tranne la facciata, quattro paraste sorreggono una trabeazione in alto con un motivo a dentelli; nei tre specchi intermedi si inseriscono edicole su podio, quella centrale con frontoncino e le laterali a timpano spezzato. Dal lato dell’ingresso il motivo è semplificato, con edicole a semplice riquadro, in una delle quali si inserisce la porta. Per le sue caratteristiche architettoniche e decorative l’edificio sembra databile alla seconda metà del I° secolo d. C.
Poco lontano dal precedente è un altro mausoleo, realizzato in opera reticolata, del consueto tipo a basamento quadrangolare e tamburo cilindrico sovrimposto. La camera sepolcrale, cui si accede per una porticina su uno dei lati, è a pianta quadrata, con gli angoli smussati in nicchioni a pianta semicircolare. In ognuno di essi, come nelle pareti intermedie, si apre una nicchia per la deposizione del vaso cinerario. La cupola che copre la stanza è inserita nel tamburo superiore. La cronologia dell’edificio va posta ancora nel I° sec. a.C.

Anna Maria Bisi Ingrassia - Napoli e dintorni. Roma, 1981

Assai simile al già ricordato mausoleo del I secolo d.C. di via Celle con il prospetto ad esedra, arricchito da sei colonnine e una finta porta modellata nello stucco al centro della parte cieca di fondo, è il monumento funerario preso la chiesetta di S. Vito che si raggiunge continuando per la Via Campana la quale piega a sinistra inoltrandosi nella campagna (traffico difficoltoso per le auto) (fig. 31). Anche il mausoleo di S.Vito consta di un basamento quadrangolare in cui è ricavata la camera sepolcrale a pianta rotonda e con volta a cupola, finemente decorata in origine da stucchi nelle quattro nicchie che si alternano ad altrettante edicole timpanate sulle pareti; la parte superiore è formata da un tamburo cilindrico in cui si apre un ambiente simile a quello del piano inferiore, ad esso collegato da una scala. All’esterno le pareti del basamento sono articolate da tre edicolette su podio, con timpano completo o spezzato, formate da mattoni che sporgono leggermente dal fondo, secondo un modulo decorativo comune a molti altri mausolei funerari campani.

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio
                 Editore, Napoli 1990.

Necropoli di S. Vito

Circa 500 metri più avanti, lasciato sulla sinistra il cavalcavia della linea ferroviaria Napoli-Roma (che tra l'altro, ha sezionato una serie di sepolcri), si raggiunge l'area della necropoli di San Vito. La vegetazione in parte nasconde una sequenza di strutture tipologicamente simili a quelle della necropoli di Via Celle, culminanti nel caratteristico mausoleo situato all'incrocio della via Campana con una strada secondaria.
Datato alla seconda metà del I sec. d.C. e costruito in opera laterizia, il mausoleo, a due piani, presenta un basamento a pianta quadrata che sostiene un tamburo cilindrico: una cornice a mattoni sagomati funge da raccordo.
Ancora si riconosce sulle pareti esterne la decorazione architettonica, ottenuta con file di mattoni leggermente sporgenti dal fondo: su tre lati, quattro lesene sormontate da una trabeazione terminante in alto con un motivo a dentelli inquadrano tre nicchie rettangolari, quella centrale sormontata da un frontone, le laterali da un timpano spezzato. Sul lato dove si apriva l'ingresso la decorazione è costituita invece da nicchie a semplice riquadro. Su questo stesso lato si notano alcuni resti riferibili a una scala esterna che conduceva al piano superiore aggiunta forse in una fase successiva.
Per quanto la trasformazione in abitazione privata, avvenuta in epoca recente, abbia profondamente modificato la struttura originaria del monumento, essa può essere parzialmente ricostruita sulla base di testimonianze antiquarie: nel basamento si apriva la camera sepolcrale, a pianta polilobata e copertura a cupola, lungo le cui pareti quattro edicole si alternavano a quattro nicchie per le urne cinerarie. La camera superiore, a due ordini di nicchie, era uguale per pianta e dimensioni a quella sottostante, alla quale probabilmente la collegava una scala interna. Le pareti del mausoleo erano decorate da stucchi che riprendevano motivi tipici dell'iconografia funeraria.
Dal Mausoleo di S. Vito, per raggiungere la piana di Quarto è preferibile immettersi sulla vicina Via Nuova Campana. Dopo circa 1 Km, sulla destra, al n. 228 - all'altezza dello stabilimento GECOM - sono visibili i resti di una villa extraurbana della prima età imperiale, che fu di proprietà della gens puteolana dei Bovii come risulta da una iscrizione ritrovatavi. Della residenza si vedono l'impluvium, la vasca centrale posta nell'atrio, alcuni ambienti mosaicati e parte del calidarium dell'impianto termale ad essa annesso.
Proseguendo ancora per ca. 1 Km, si giunge alla cosiddetta Montagna Spaccata, eccezionale opera di ingegneria romana (probabilmente di tarda età repubblicana), riconoscibile già da lontano per la sua tipica forma a V. Attraverso questo taglio artificiale l'antica Via Campana, ricalcata qui dalla strada moderna, entrava nella piana di Quarto, effettuava poi una leggera deviazione verso est, e ne usciva attraverso l'attuale via Cupa Orlando, per dirigersi a Capua.

Bibliografia.

Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli Cuma e Baja. Napoli, 1768.

Stefano De Caro, A. Greco - Campania. Bari, 1981.

Anna Maria Bisi Ingrassia - Napoli e dintorni. Roma, 1981

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio
                 Editore, Napoli 1990.

 

Da Paolo Antonio Paoli - Avanzi delle antichità esistenti a Pozzuoli Cuma e Baja. Napoli, 1768.

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto 1: Mausoleo in località San Vito, veduta da Nord della Struttura.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 2: Veduta generale dei due lati della strada occupati dalle strutture della necropoli.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 3: Particolare di un ambiente isolato nei pressi delle strutture della necropoli, poco resta dell’originale tipologia dopo un non accorto restauro.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 4: Particolare di un ingresso che serviva due piani di sepoltura.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 5: Interno di un colombario, oggi chiuso da un cancello, in buon stato di conservazione, sulla volta ancora leggibili delle decorazione a stucco.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 6: Particolare della parete opposta a quella di foto 5, da notare la simmetria della struttura e le decorazioni in stucco ancora leggibili.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 7: Parete di fondo del colombario di foto 5 e 6, in alto da notare l’apertura strombata per la luce.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 8: Particolare di una parete di laterizio con una finta porta, pochi i resti dell’intonaco originale.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 9: particolare della foto 8.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 10: Ancora un ambiente dove il restauro ha alterato l’originalità delle strutture.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 11: Particolare di un restauto(?).

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

 

(1) Vasari in Vitaillius

(2) Exp.

(3) Heracliti