0056AR

SEZIONE AR

Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

 

Oggetto :

Istituto Carlo Rosini

Ubicazione :

Via Carlo Rosini

Proprietà :

Comune di Pozzuoli

Dati catastali:   

Foglio 88, particella 54, 56, 57, 58

Autore :

 

Epoca :

XV secolo (primo impianto)

Vincoli :

L. 1089/39 - Art. 4

M. N., Pozzuoli, settembre 1983

Collegamento con Chiesa di Santa Maria della Consolazione, detta del Carmine

Collegamento con Foro, Strutture presso l'Istituto Carlo Rosini

Aggiornamenti.

Sottoposto a intervento di consolidamento, restauro e recupero funzionale su progetto della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Napoli; (Progettazione e Direzione dei lavori: Arch. M. Di Stefano - Alta Sorveglianza: A. De Petris).

Data di intervento: giugno 1986

M. N. giugno 1986

 

Data di consegna lavori 1998

A. A. giugno 1998

SEZIONE ISC

L’edificio che fino a qualche anno fa ha ospitato l’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini, è stato in origine un convento dei Carmelitani, istituito dal nobile napoletano Domenico Sicolo, che era stato priore del convento del Carmine Maggiore di Napoli e vicario della Provincia Napoletana. I carmelitani si stabilirono nella chiesa dedicata a san Giacomo apostolo, e, l’erezione del complesso monastico è dar far risalire al XV secolo. Se ne ha, infatti, notizia da una Bolla di papa Sisto IV, del 22 giugno 1475, in cui veniva approvata la costruzione di dodici chiese e conventi nel Regno di Napoli.
Poco o nulla si conosce della struttura originaria del convento, ma, è probabile che non si discostasse di molto dalle forme di altri conventi dello stesso ordine monastico. Nel tempo, il convento, ha subito anche molte modifiche per adattarlo alle diverse destinazione d’uso. Anche se non vi sono notizie certe, è probabile che il convento abbia un primo restauro per riparare i danni subiti dall’eruzione del monte Nuovo. Sono, invece, storicamente attendibili dei lavori di restauro nel ‘600 eseguiti ad opera del p. Anastasio Palma e, intorno alla metà del ‘700 dal p. maestro Andrea Ferdinando Scala. Il convento cessò la propria attività nel 1806, quando il re di Napoli Giuseppe Bonaparte decretò la soppressione degli ordini monastici.
Il vescovo di Pozzuoli, dell’epoca, mons. Carlo Maria Rosini, ottenne dal re la concessione del convento con la chiesa e le rendite annessa. Nell’ex convento, il Rosini, vi trasferì il Ritiro di Santa Maria della Consolazione, dallo stesso fondato e inaugurato il 25 marzo 1802 e che era provvisoriamente sistemato presso il vecchio Seminario. In questo ritiro le orfanelle povere della città, oltre a trovare asilo ricevevano un’educazione e imparavano un mestiere. All’uopo il Rosini aprì anche uno stabilimento per la lavorazione della lana (Lanificio). Dopo l’unità d’Italia, il ritiro, fu retto dalla Compagnia di Carità, l’istituzione che amministrava i Beni Ecclesiastici incamerati dallo Stato italiano. Nel 1887 il vescovo Gennaro De Vivo affidò alle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, la cura e la direzione dell’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini istituito nel 1882 e nato dalla fusione del Ritiro di Santa Maria della Consolazione con il Lanificio. Le stesse suore, successivamente, dettero vita ad una scuola elementare, ad un laboratorio di taglio, cucito e ricamo e ad un giardino d’infanzia.
In tempi più recenti l’orfanotrofio era gestito dall’E.C.A. (Ente Comunale di Assistenza) e, con la la soppressione di questo, direttamente dal Comune di Pozzuoli. L’edificio di via Carlo Rosini è stato nel 1983 in seguito all’acuirsi del bradisismo.
L’istituto continua la sua funzione in un nuovo edificio in via Vigna, gestito ancora dalle Suore di Carità.
Nell’ambito dei piani di recupero della città seguiti al bradisismo 1983/87, l’edificio dell’Istituto Carlo Maria Rosini era destinato ad ospitare uffici comunali, in particolare, la sala consiliare, interrata nel cortile dell’istituto, con tutti i servizi annessi. Attualmente i lavori di registrazione sono sospesi, in quanto sono venuti alla luce cospicui resti di epoca romana, probabilmente riferibili all’area del foro dell’antica Puteoli.
A cura dell’Ufficio Beni Culturali.

Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1642

"Il priore del convento di S. Giacomo dei Carmelitani di Pozzuoli… come nell’anno 1642 volendo il priore di quel tempo ampliasse quella loro chiesa pigliò in enfitesimo perpetuo tre quarti di una moggio"…

Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1789

S. R. M.

La città di Pozzuoli prostata al Real Trono, con umila supplica l’espone, come, esiste in questa vostra città una chiesa sotto il titolo di S. Giacomo Apostolo, governata dai RR. PP. Camerlitani, quale chiesa trovasi coperta di tetto, e che da molto tempo ha patito una lesione, motivo per cui ci si entra con pericolo della vita, essendo qualche volta cascata qualche tegola, a quale effetto scrisse la Supplicante (Città di Pozzuoli) al SUP, Provinciale della Provincia, acciò si fosse compiaciuto riparare ad una tale inconveniente, non potendo il cennato convento portare una tale spesa, essendo di tenue rendita, ma la sua domanda non ebbe luogo presso questo Superiore; per cui ne ricorre all’innata clemenza della M. V.; ed esponendola esser troppo necessario che esistesse tale chiesa, e convento in detta Città, sul motivo, che ritrovasi molto discosto dalla Parrocchia, e spesso son chiamati essi RR. PP. a somministrare i SS. Sacramenti a poveri infermi e delle penitenze, e dell’Eucarestia, ad assistere ancora a moribondi, se ancora perché predicano tutto giorno al Popolo, che, vi concorre in varie occasioni, e di novene, e di altre funzioni, e tanto più che in detta Città si venera la Miracolosa Santissima Immagine di Maria SS.: sotto il titolo del Parto, principal protettrice di detta vostra Città, e la supplica al detto Capo della cennata Provincia, che procurasse di fare in modo, che seguisse le riparazione di detto Tetto, acciò potessero detti RR. PP. seguitare a fare che hanno fatto per lo passato, per il buon governo delle anime…

Le firme sulla lettera sono dei rappresentanti della città.

Biagio Cantera - Memorie storiche della chiesa puteolana.

Pag. 55

Capitolo sul vescovo Carlo Maria Rosini

Istituì un ritiro per povere fanciulle, assegnando il convento dei PP. Carmelitani, ampliato ed abbellito e tutta la sua cura si rivolse a formare una rendita di Duc. 1200 per perpetua dotazione. Gran fama acquistò il Seminario si per le cure, si per esercitare ogni anno gli allievi al termine del corso scolastico non solo in accademiche dispute, ma anche in recitare negli ultimi giorni carnevaleschi delle latine ed italiane Commedie, da lui composte. Meritò quindi il titolo, di avere in erudiendae juventutis amore incomparabili.

AA. VV. - Dalla Relazione Generale del Progetto di Consolidamento, Restauro e Recupero Funzionale. A cura dei progettisti. Pozzuoli, 1986.

Il convento di S. Giacomo Apostolo dei Padri Carmelitani fu fondato ed eretto dal patrizio puteolano Domenico Sicolo. Questi era stato priore del convento del Carmine Maggiore di Napoli e vicario della Provincia Napoletana, Terra di Lavoro e Basilicata.
Secondo Castelli il convento, fu fondato nel 1475, ad istanza del re di Napoli. Quagliarella, invece, lo data 1480, ricavando la notizia dalla Cronistoria del Carmine Maggiore.
È interessante notare come, in concomitanza con le vicende del Carmine Maggiore di Napoli, si vadano svolgendo le fasi di costruzione di questo ritiro, conformemente ai principi di obbedienza, povertà e castità propri dell’Ordine Carmelitano, il quale si era andato diffondendo in tutta Italia nel pieno rispetto delle propria regola.
Sorprende ancora di più il fatto che i Carmelitani di Napoli e della Provincia siano impegnati nella ricostruzione e costruzione dei propri monasteri proprio in questo periodo che vede dominatori gli Aragonesi quando, invece, la loro attività fu promossa soprattutto dagli Angioini. Ma l’alleanza politico - religiosa, come sempre, serviva ad accattivare le simpatie del popolo e soprattutto di quello puteolano, nel passato schierato dalla parte degli Angioini.
Circa la struttura originaria del Convento poco si sa, ma si possono ricavare i lineamenti generali dal confronto con i conventi contemporanei sorti ad opera dei Carmelitani in altri centri del regno; conventi che hanno subito minori alterazioni nel tempo.
Pozzuoli, come Napoli, verso la fine del XV secolo e l’inizio del XVI, presentava numerosi complessi religiosi di vari ordini, testimonianza, ancora una volta, del forte potere ecclesiastico e delle riorganizzazione egemonia vescovile.
Il convento, tuttavia, dovette svolgere in questi anni un ruolo attivo, considerando che Pozzuoli visse da vicino le vicende storiche legate non solo al regno di Napoli ma a tutte la Penisola. Basti pensare che nel 1536 fu sede di riposo per Carlo V, al quale rivolse una petizione per ottenere l’autonomia e per essere riconosciuta per sempre come terra di demanio. Il che avvenne con rescritto di Don Pedro di Toledo (30 giugno 1536). Indubbiamente, il convento risentì - anche come tutti i monumenti della città - degli eventi catastrofici che, numerosi, ne puntellarono il corso della storia.
Il 1538 segnò l’eruzione del monte Nuovo: la città fu distrutta; fu tutto un cumulo di macerie, dalle umili abitazioni ai palazzi signorili, dalle chiese parrocchiali al Duomo, al palazzo Reale.
Don Pedro di Toledo, Viceré di Napoli, si pose quale arteficiere della rinascita della città, esonerando dai tributi che tornava ad abitarla. E l’esempio lo offrì lui stesso: ordina all’architetto F. Manlio un palazzo maestoso, invita il Vasari di affrescarlo; lo inaugura nel 1540. Sorgono, di conseguenza, splendidi palazzi e residenze sfarzose.
Intanto, decreti pontifici del 1543 e 1552 dispensarono il Clero dal pagamento delle decine, per l’instabilità della situazione sismica ed infatti, terremoti si succedono nel 1570 - 1582 - 1594.
Nonostante questi fenomeni Pozzuoli, tuttavia, continua ad essere prediletto dai Viceré per il porto, come scalo per e dalla Spagna.
Non bisogna, inoltre, dimenticare la presenza a Pozzuoli di Carlo Borromeo in qualità di vescovo dal 1537 al 1540. Tre anni che furono, certo, di grande fermento religioso per la storia della chiesa puteolana. Seguono gli anni della controriforma (1563) che incisero in maniera determinante e a livello spirituale, dogmatico e a livello pragmatico.
Nel 1587, ad attestare ancora l’attività del convento si ha notizia che esso passò alla grazia del Carmine Maggiore di Napoli, sotto il controllo della sede principale.
La città prospera e con essa tutte le realtà locali, tanto che nel 1643 la sua importanza nel sistema politico - militare del vicereame spagnolo viene riconosciuta solamente dal re Filippo IV che accoglie la proposta del Duca di Medina di escludere la città flegrea dal novero delle città demaniali, che potevano essere messe in vendita.
Sono questi gli anni dei moti del 1647 - 1648 che tuttavia non ledono la ricchezza e lo splendore della vita religiosa. Ed è intono alla metà del XVII secolo che fu edificata, annessa al convento, la chiesa del Carmine e, successivamente, dedicata a S. Giacomo Apostolo ad opera del padre Anastasia Palma, ex priore del Carmine Maggiore di Napoli.
La sua struttura probabilmente dovette attenersi alle norme tridimensionali divulgate dal Borromeo.
La soluzione è quella della chiesa a navata unica con cappelle laterali. Si configura così una planimetria rettangolare con una croce allungata inscritta, determinata dallo spazio di risulta tra le cappelle che fiancheggiano la navata e i due ambienti di sagrestia che, in genere, affiancano il presbiterio. All’incrocio del transetto la cupola conferisce particolare luminosità all’interno.
Tale tipo d’impianto è facile, per la costruzione e per il basso costo. La semplicità dello schema consente, inoltre, l’agevole inserimento della struttura rettangolare nel regolare contesto dell’area conventuale.
Dalla Dottrina controriformata della salvezza mediante opere di bene, ha origine la proliferazione di numerosi istituti di Beneficenza, confraternite di mestieri, seminari, case per orfani, scuole pie, conservatori per fanciulle povere. Una serie d’interventi, questi, che portò alla realizzazione di edifici architettonicamente funzionali o alla trasformazione di struttura preesistenti.
A tale spirito, ma anche ad una grave catastrofe (la peste del 1656), fu dovuta la realizzazione di una di queste istituzioni.
A Pozzuoli, la tragedia della peste non fu meno crudele di altrove. Centinaia di morti sepolti in fosse comuni nel rione Terra. Ad attenuare le conseguenze della pesta nella casa di Antonio Del Torio, in prossimità del convento dei Carmelitani, sorse, sotto il titolo di ritiro di S. Maria della Consolazione, un ricovero per le orfane degli appestati. La benefica istituzione restò, poi, per raccogliere nei modesti limiti delle sue grame risorse, le povere orfanelle locali.
La seconda metà del XVII secolo trascorre all’insegna del Viceregno spagnolo e la città comincia a subire i capricci, talvolta tragici, del bradisismo. Si assiste all’avvallamento del Borgo Marinario.
Il periodo del Viceregno austriaco è breve è rappresenta, per Pozzuoli è una fase di transizione.
Il 10 maggio 1734, Carlo III è a Napoli e il 27 maggio, con un lungo corteo si reca a Pozzuoli in visita ufficiale. Da allora la città diventerà luogo di delizia e di riposo per il sovrano che vi si recherà costantemente per la sua battuta di caccia.
Si va maturando, intanto, un clima intellettuale illuministico, che vede protagonisti, tra gli altri, alcuni personaggi che operano a Pozzuoli. personalità di rilievo nella storia della diocesi: intellettuali, impegnato e patriota e, appunto, Carlo Maria Rosini che resse l’episcopato puteolano dal 1797 al 1838.
Nel 1787 fu già nominato dal re Ferdinando IV di Borbone, presidente supremo delle tre Accademie di Antichità, di Scienze e di Belle Arti, riunite sotto il nome di Società Borbonica. Interpretò e tradusse i papiri ercolanesi; scrisse molte opere in latino ed italiano.
Succeduto al Capace nel 1797, Monsignor Carlo Rosini rilevò subito le sue doti di cuore, di intellettuale moderno e di patriota.
Simpatizzo con le idee rivoluzionarie <<perché quei principi>> egli scrisse <<erano stati inventati molti secoli prima dal Cristianesimo>>. Aderì, quindi; alla rivoluzione partenopea del 1799 ed infatti egli fu amico di molti dirigenti del 1799 napoletano, tra cui numerosi colleghi di accademia. Anche a Pozzuoli, si era costituito un Comitato segreto, filiazione di una delle società napoletane, e suo sostenitore fu proprio Rosini, eletto dal Gen. Championnet membro della IV classe dell’Accademia. Caduta la Repubblica Partenopea, Carlo Rosini, al ritorno del re sul trono, fece pubblica ammenda delle sue idee.
Durante il suo vescovado, si dedicò attivamente alla vita della chiesa. In primo luogo, restaurò la cattedrale e le chiese parrocchiali di Santa Maria di Pozzuoli, di Bacoli, di Pianura e di Fuorigrotta; a quest’ultima vi aggiunse anche l’abitazione per il parroco.
Nel 1806 fu nominato cappellano maggiore interino e stabilì una succursale nel villaggio di Quarto; istituì un altro seminario nell’antico convento di San Francesco, nel cui atrio - aperto nel 1812 - fu apposta una iscrizione, riportata nel suo elogio funebre.
Negli anni seguenti, lo ampliò costruendo una cappella che, nel 1814, fu dedicata a San Carlo Borromeo. A proprie spese fece formare un tabernacolo nel quale pose le reliquie dei SS. Protettori di Pozzuoli. Dopo circa un secolo e mezzo, rinnovava la benefica istituzione del Sacro Ritiro, in cui <<povere e desolate fanciulle, riunite insieme potessero trovare asilo e difesa dell’onestà e del pudore>>.
Nel 1878 aprì il Ritiro con gran dispendio, prendendo prima a pigione una comoda abitazione di proprietà del suo seminario, ma, essendo aumentato il numero della fanciulle, le trasferì nel convento che un tempo apparteneva ai padri Carmelitani, procurando che esso, insieme alla vicina Chiesa venisse ampliato ed abbellito.
La ristrutturazione del convento, chiaramente venne fatta secondo le nuove esigenze che vedevano l’edificio abitato da fanciulle alla cui educazione occorreva provvedere.
Della chiesa che si presentava in pessime condizioni, disastrata e pericolante egli rinnovò la volta che ornò di pitture senza alcun risparmio.
Nel 1810 la chiesa fu consacrata e dedicata a Nostra Dama della Consolazione e sulla facciata si legge, infatti, sul portale maggiore <Desipsrse Consolatrici Sacrum>. A destra dell’altare maggiore Rosini fece erigere una cappella in onore di Carlo Borromeo, accanto alla quale volle essere sepolto a terra.
Ed ancora oggi si legge l’epigrafe che ricorda il 1836 come data della sua morte. Anche nella cattedrale di Pozzuoli venne scolpita una iscrizione in cui si esalta la sua figura e tra l’altro si legge <puellarum orphanotriophium e fundamentis erectum> rifondessi all’orfanotrofio per cui fu ed è ricordato quale benemerito filantropo.
Il 1836 fu la data di un’epidemia di colera che seminò vittime a Pozzuoli e dintorni, specie tra le famiglie più povere.
E accanto al sindaco, Antonio D’Oriano, si distinse per una serie di iniziative umanitarie il Vescovo Pietro VI Ignazio Marolda che fu a capo della chiesa puteolana tra il 1837 e il 1842, seguendo con la stessa sollecitudine di Carlo Maria Rosini l’opera del ritiro.
Ancora un intervento sulla chiesa e sull’orfanotrofio ci è testimoniato da un’epigrafe posta sulla facciata della chiesa in basso a sinistra. Si viene a conoscenza che il prospetto della chiesa dell’Orfanotrofio, lasciato incompiuto dal Rosini fu realizzato per volontà di Ludovico di Borromeo.
La storia del complesso continua dopo l’unità d’Italia, seguitando a lasciare testimonianze nel tempo.
Il 1882 è deliberata la fusione con l’Orfanotrofio femminile e sorse un nuovo Ente che conservò il nome di Carlo Rosini.
Nel 1900, mentre la chiesa conservò fino ai nostri giorni la sua funzione di luogo Sacro, l’orfanotrofio fu parzialmente interessato da episodi di insediamenti abitativi nonché da funzione di uso pubblico decentrato dalla casa comunale. Inoltre, fu destinato il corpo principale del complesso a scuola e ciò, come purtroppo avviene di consueto, legittimando la costruzione di corpi di fabbrica accosti all’impianto originale che ne ha appesantito le strutture, alterando definitamente l’aspetto architettonico dell’intero complesso.
Dal 1983 ad oggi, gli eventi bradisismici intesi e violenti, che hanno coinvolto non solo Pozzuoli, hanno rappresentato per l’antica fabbrica, la totale compromissione statica e funzionale della stessa. Ciò nonostante, seppure l’istanza estetica ed architettonico del bene è senz’altro fortemente compromessa e, comunque, di scarso valore, l’istanza storica della insula conventuale resta di insostenibile valore pur consentendo, attraverso i monumenti relativi alla sua edificazione ed uso, la lettura di una parte tanto articolata quanto determinate della vita socio - culturale della città di Pozzuoli.

Bibliografia

Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1642

Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1789

Biagio Cantera - Memorie storiche della chiesa puteolana.

AA. VV. - Dalla Relazione Generale del Progetto di Consolidamento, Restauro e Recupero Funzionale. A cura dei progettisti. Pozzuoli, 1986.

 

SEZIONE RGI

Foglio 88
Particelle 54, 56, 57, 58

 

SEZIONE MF

 

Foto 1: prospetto dell’edificio su via Carlo Maria Rosini.

Adinolfi Aldo, agosto 1984

 

Foto 2: particolare del portone principale d’ingresso.

Adinolfi Aldo, agosto 1984

 

Foto 3: canaletta in maiolica, ancora in sito, annegata nelle strutture murarie, ritornata alla luce nei lavori di ristrutturazione dell’edificio.

Adinolfi Aldo, gennaio 1986.