L’edificio che fino a qualche anno fa ha ospitato l’Orfanotrofio
Carlo Maria Rosini, è stato in origine un convento dei
Carmelitani, istituito dal nobile napoletano Domenico Sicolo, che
era stato priore del convento del Carmine Maggiore di Napoli e vicario
della Provincia Napoletana. I carmelitani si stabilirono nella chiesa
dedicata a san Giacomo apostolo, e, l’erezione del complesso
monastico è dar far risalire al XV secolo. Se ne ha, infatti, notizia da
una Bolla di papa Sisto IV, del 22 giugno 1475, in cui veniva
approvata la costruzione di dodici chiese e conventi nel Regno di Napoli.
Poco o nulla si conosce della struttura originaria del convento, ma, è
probabile che non si discostasse di molto dalle forme di altri conventi
dello stesso ordine monastico. Nel tempo, il convento, ha subito anche
molte modifiche per adattarlo alle diverse destinazione d’uso. Anche se
non vi sono notizie certe, è probabile che il convento abbia un primo
restauro per riparare i danni subiti dall’eruzione del monte Nuovo.
Sono, invece, storicamente attendibili dei lavori di restauro nel ‘600
eseguiti ad opera del p. Anastasio Palma e, intorno alla metà del
‘700 dal p. maestro Andrea Ferdinando Scala. Il convento cessò
la propria attività nel 1806, quando il re di Napoli Giuseppe
Bonaparte decretò la soppressione degli ordini monastici.
Il vescovo di Pozzuoli, dell’epoca, mons. Carlo Maria Rosini,
ottenne dal re la concessione del convento con la chiesa e le rendite
annessa. Nell’ex convento, il Rosini, vi trasferì il Ritiro di Santa
Maria della Consolazione, dallo stesso fondato e inaugurato il 25
marzo 1802 e che era provvisoriamente sistemato presso il vecchio
Seminario. In questo ritiro le orfanelle povere della città, oltre a
trovare asilo ricevevano un’educazione e imparavano un mestiere. All’uopo
il Rosini aprì anche uno stabilimento per la lavorazione della lana
(Lanificio). Dopo l’unità d’Italia, il ritiro, fu retto dalla Compagnia
di Carità, l’istituzione che amministrava i Beni Ecclesiastici
incamerati dallo Stato italiano. Nel 1887 il vescovo Gennaro De Vivo
affidò alle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, la
cura e la direzione dell’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini
istituito nel 1882 e nato dalla fusione del Ritiro di Santa Maria della
Consolazione con il Lanificio. Le stesse suore,
successivamente, dettero vita ad una scuola elementare, ad un laboratorio
di taglio, cucito e ricamo e ad un giardino d’infanzia.
In tempi più recenti l’orfanotrofio era gestito dall’E.C.A. (Ente
Comunale di Assistenza) e, con la la soppressione di questo, direttamente
dal Comune di Pozzuoli. L’edificio di via Carlo Rosini è stato nel 1983
in seguito all’acuirsi del bradisismo.
L’istituto continua la sua funzione in un nuovo edificio in via Vigna,
gestito ancora dalle Suore di Carità.
Nell’ambito dei piani di recupero della città seguiti al bradisismo
1983/87, l’edificio dell’Istituto Carlo Maria Rosini era destinato ad
ospitare uffici comunali, in particolare, la sala consiliare, interrata
nel cortile dell’istituto, con tutti i servizi annessi. Attualmente i
lavori di registrazione sono sospesi, in quanto sono venuti alla luce
cospicui resti di epoca romana, probabilmente riferibili all’area del
foro dell’antica Puteoli.
A cura dell’Ufficio Beni Culturali.
Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e
conventi puteolani.
1642
"Il priore del convento di S. Giacomo dei Carmelitani di
Pozzuoli… come nell’anno 1642 volendo il priore di quel tempo ampliasse
quella loro chiesa pigliò in enfitesimo perpetuo tre quarti di una moggio"…
Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e
conventi puteolani. 1789
S. R. M.
La città di Pozzuoli prostata al Real Trono, con umila
supplica l’espone, come, esiste in questa vostra città una chiesa sotto il
titolo di S. Giacomo Apostolo, governata dai RR. PP. Camerlitani, quale chiesa
trovasi coperta di tetto, e che da molto tempo ha patito una lesione, motivo per
cui ci si entra con pericolo della vita, essendo qualche volta cascata qualche
tegola, a quale effetto scrisse la Supplicante (Città di Pozzuoli) al SUP,
Provinciale della Provincia, acciò si fosse compiaciuto riparare ad una tale
inconveniente, non potendo il cennato convento portare una tale spesa, essendo
di tenue rendita, ma la sua domanda non ebbe luogo presso questo Superiore; per
cui ne ricorre all’innata clemenza della M. V.; ed esponendola esser troppo
necessario che esistesse tale chiesa, e convento in detta Città, sul motivo,
che ritrovasi molto discosto dalla Parrocchia, e spesso son chiamati essi RR.
PP. a somministrare i SS. Sacramenti a poveri infermi e delle penitenze, e dell’Eucarestia,
ad assistere ancora a moribondi, se ancora perché predicano tutto giorno al
Popolo, che, vi concorre in varie occasioni, e di novene, e di altre funzioni, e
tanto più che in detta Città si venera la Miracolosa Santissima Immagine di
Maria SS.: sotto il titolo del Parto, principal protettrice di detta vostra
Città, e la supplica al detto Capo della cennata Provincia, che procurasse di
fare in modo, che seguisse le riparazione di detto Tetto, acciò potessero detti
RR. PP. seguitare a fare che hanno fatto per lo passato, per il buon governo
delle anime…
Le firme sulla lettera sono dei rappresentanti della città.
Biagio Cantera - Memorie storiche della chiesa puteolana.
Pag. 55
…
Capitolo sul vescovo Carlo Maria Rosini
Istituì un ritiro per povere fanciulle, assegnando il
convento dei PP. Carmelitani, ampliato ed abbellito e tutta la sua cura si
rivolse a formare una rendita di Duc. 1200 per perpetua dotazione. Gran fama
acquistò il Seminario si per le cure, si per esercitare ogni anno gli allievi
al termine del corso scolastico non solo in accademiche dispute, ma anche in
recitare negli ultimi giorni carnevaleschi delle latine ed italiane Commedie, da
lui composte. Meritò quindi il titolo, di avere in erudiendae juventutis
amore incomparabili.
AA. VV. - Dalla Relazione Generale del Progetto di
Consolidamento, Restauro e Recupero Funzionale. A cura dei progettisti.
Pozzuoli, 1986.
Il convento di S. Giacomo Apostolo dei Padri Carmelitani fu
fondato ed eretto dal patrizio puteolano Domenico Sicolo. Questi era stato
priore del convento del Carmine Maggiore di Napoli e vicario della Provincia
Napoletana, Terra di Lavoro e Basilicata.
Secondo Castelli il convento, fu fondato nel 1475, ad istanza del re di Napoli.
Quagliarella, invece, lo data 1480, ricavando la notizia dalla Cronistoria del
Carmine Maggiore.
È interessante notare come, in concomitanza con le vicende del Carmine Maggiore
di Napoli, si vadano svolgendo le fasi di costruzione di questo ritiro,
conformemente ai principi di obbedienza, povertà e castità propri dell’Ordine
Carmelitano, il quale si era andato diffondendo in tutta Italia nel pieno
rispetto delle propria regola.
Sorprende ancora di più il fatto che i Carmelitani di Napoli e della Provincia
siano impegnati nella ricostruzione e costruzione dei propri monasteri proprio
in questo periodo che vede dominatori gli Aragonesi quando, invece, la loro
attività fu promossa soprattutto dagli Angioini. Ma l’alleanza politico -
religiosa, come sempre, serviva ad accattivare le simpatie del popolo e
soprattutto di quello puteolano, nel passato schierato dalla parte degli
Angioini.
Circa la struttura originaria del Convento poco si sa, ma si possono ricavare i
lineamenti generali dal confronto con i conventi contemporanei sorti ad opera
dei Carmelitani in altri centri del regno; conventi che hanno subito minori
alterazioni nel tempo.
Pozzuoli, come Napoli, verso la fine del XV secolo e l’inizio del XVI,
presentava numerosi complessi religiosi di vari ordini, testimonianza, ancora
una volta, del forte potere ecclesiastico e delle riorganizzazione egemonia
vescovile.
Il convento, tuttavia, dovette svolgere in questi anni un ruolo attivo,
considerando che Pozzuoli visse da vicino le vicende storiche legate non solo al
regno di Napoli ma a tutte la Penisola. Basti pensare che nel 1536 fu sede di
riposo per Carlo V, al quale rivolse una petizione per ottenere l’autonomia e
per essere riconosciuta per sempre come terra di demanio. Il che avvenne con
rescritto di Don Pedro di Toledo (30 giugno 1536). Indubbiamente, il convento
risentì - anche come tutti i monumenti della città - degli eventi catastrofici
che, numerosi, ne puntellarono il corso della storia.
Il 1538 segnò l’eruzione del monte Nuovo: la città fu distrutta; fu tutto un
cumulo di macerie, dalle umili abitazioni ai palazzi signorili, dalle chiese
parrocchiali al Duomo, al palazzo Reale.
Don Pedro di Toledo, Viceré di Napoli, si pose quale arteficiere della
rinascita della città, esonerando dai tributi che tornava ad abitarla. E l’esempio
lo offrì lui stesso: ordina all’architetto F. Manlio un palazzo maestoso,
invita il Vasari di affrescarlo; lo inaugura nel 1540. Sorgono, di conseguenza,
splendidi palazzi e residenze sfarzose.
Intanto, decreti pontifici del 1543 e 1552 dispensarono il Clero dal pagamento
delle decine, per l’instabilità della situazione sismica ed infatti,
terremoti si succedono nel 1570 - 1582 - 1594.
Nonostante questi fenomeni Pozzuoli, tuttavia, continua ad essere prediletto dai
Viceré per il porto, come scalo per e dalla Spagna.
Non bisogna, inoltre, dimenticare la presenza a Pozzuoli di Carlo Borromeo in
qualità di vescovo dal 1537 al 1540. Tre anni che furono, certo, di grande
fermento religioso per la storia della chiesa puteolana. Seguono gli anni della
controriforma (1563) che incisero in maniera determinante e a livello
spirituale, dogmatico e a livello pragmatico.
Nel 1587, ad attestare ancora l’attività del convento si ha notizia che esso
passò alla grazia del Carmine Maggiore di Napoli, sotto il controllo della sede
principale.
La città prospera e con essa tutte le realtà locali, tanto che nel 1643 la sua
importanza nel sistema politico - militare del vicereame spagnolo viene
riconosciuta solamente dal re Filippo IV che accoglie la proposta del Duca di
Medina di escludere la città flegrea dal novero delle città demaniali, che
potevano essere messe in vendita.
Sono questi gli anni dei moti del 1647 - 1648 che tuttavia non ledono la
ricchezza e lo splendore della vita religiosa. Ed è intono alla metà del XVII
secolo che fu edificata, annessa al convento, la chiesa del Carmine e,
successivamente, dedicata a S. Giacomo Apostolo ad opera del padre Anastasia
Palma, ex priore del Carmine Maggiore di Napoli.
La sua struttura probabilmente dovette attenersi alle norme tridimensionali
divulgate dal Borromeo.
La soluzione è quella della chiesa a navata unica con cappelle laterali. Si
configura così una planimetria rettangolare con una croce allungata inscritta,
determinata dallo spazio di risulta tra le cappelle che fiancheggiano la navata
e i due ambienti di sagrestia che, in genere, affiancano il presbiterio. All’incrocio
del transetto la cupola conferisce particolare luminosità all’interno.
Tale tipo d’impianto è facile, per la costruzione e per il basso costo. La
semplicità dello schema consente, inoltre, l’agevole inserimento della
struttura rettangolare nel regolare contesto dell’area conventuale.
Dalla Dottrina controriformata della salvezza mediante opere di bene, ha origine
la proliferazione di numerosi istituti di Beneficenza, confraternite di
mestieri, seminari, case per orfani, scuole pie, conservatori per fanciulle
povere. Una serie d’interventi, questi, che portò alla realizzazione di
edifici architettonicamente funzionali o alla trasformazione di struttura
preesistenti.
A tale spirito, ma anche ad una grave catastrofe (la peste del 1656), fu dovuta
la realizzazione di una di queste istituzioni.
A Pozzuoli, la tragedia della peste non fu meno crudele di altrove. Centinaia di
morti sepolti in fosse comuni nel rione Terra. Ad attenuare le conseguenze della
pesta nella casa di Antonio Del Torio, in prossimità del convento dei
Carmelitani, sorse, sotto il titolo di ritiro di S. Maria della Consolazione, un
ricovero per le orfane degli appestati. La benefica istituzione restò, poi, per
raccogliere nei modesti limiti delle sue grame risorse, le povere orfanelle
locali.
La seconda metà del XVII secolo trascorre all’insegna del Viceregno spagnolo
e la città comincia a subire i capricci, talvolta tragici, del bradisismo. Si
assiste all’avvallamento del Borgo Marinario.
Il periodo del Viceregno austriaco è breve è rappresenta, per Pozzuoli è una
fase di transizione.
Il 10 maggio 1734, Carlo III è a Napoli e il 27 maggio, con un lungo corteo si
reca a Pozzuoli in visita ufficiale. Da allora la città diventerà luogo di
delizia e di riposo per il sovrano che vi si recherà costantemente per la sua
battuta di caccia.
Si va maturando, intanto, un clima intellettuale illuministico, che vede
protagonisti, tra gli altri, alcuni personaggi che operano a Pozzuoli.
personalità di rilievo nella storia della diocesi: intellettuali, impegnato e
patriota e, appunto, Carlo Maria Rosini che resse l’episcopato puteolano dal
1797 al 1838.
Nel 1787 fu già nominato dal re Ferdinando IV di Borbone, presidente supremo
delle tre Accademie di Antichità, di Scienze e di Belle Arti, riunite sotto il
nome di Società Borbonica. Interpretò e tradusse i papiri ercolanesi; scrisse
molte opere in latino ed italiano.
Succeduto al Capace nel 1797, Monsignor Carlo Rosini rilevò subito le sue doti
di cuore, di intellettuale moderno e di patriota.
Simpatizzo con le idee rivoluzionarie <<perché quei principi>>
egli scrisse <<erano stati inventati molti secoli prima dal
Cristianesimo>>. Aderì, quindi; alla rivoluzione partenopea del 1799
ed infatti egli fu amico di molti dirigenti del 1799 napoletano, tra cui
numerosi colleghi di accademia. Anche a Pozzuoli, si era costituito un Comitato
segreto, filiazione di una delle società napoletane, e suo sostenitore fu
proprio Rosini, eletto dal Gen. Championnet membro della IV classe dell’Accademia.
Caduta la Repubblica Partenopea, Carlo Rosini, al ritorno del re sul trono, fece
pubblica ammenda delle sue idee.
Durante il suo vescovado, si dedicò attivamente alla vita della chiesa. In
primo luogo, restaurò la cattedrale e le chiese parrocchiali di Santa Maria di
Pozzuoli, di Bacoli, di Pianura e di Fuorigrotta; a quest’ultima vi aggiunse
anche l’abitazione per il parroco.
Nel 1806 fu nominato cappellano maggiore interino e stabilì una succursale nel
villaggio di Quarto; istituì un altro seminario nell’antico convento di San
Francesco, nel cui atrio - aperto nel 1812 - fu apposta una iscrizione,
riportata nel suo elogio funebre.
Negli anni seguenti, lo ampliò costruendo una cappella che, nel 1814, fu
dedicata a San Carlo Borromeo. A proprie spese fece formare un tabernacolo nel
quale pose le reliquie dei SS. Protettori di Pozzuoli. Dopo circa un secolo e
mezzo, rinnovava la benefica istituzione del Sacro Ritiro, in cui <<povere
e desolate fanciulle, riunite insieme potessero trovare asilo e difesa dell’onestà
e del pudore>>.
Nel 1878 aprì il Ritiro con gran dispendio, prendendo prima a pigione una
comoda abitazione di proprietà del suo seminario, ma, essendo aumentato il
numero della fanciulle, le trasferì nel convento che un tempo apparteneva ai
padri Carmelitani, procurando che esso, insieme alla vicina Chiesa venisse
ampliato ed abbellito.
La ristrutturazione del convento, chiaramente venne fatta secondo le nuove
esigenze che vedevano l’edificio abitato da fanciulle alla cui educazione
occorreva provvedere.
Della chiesa che si presentava in pessime condizioni, disastrata e pericolante
egli rinnovò la volta che ornò di pitture senza alcun risparmio.
Nel 1810 la chiesa fu consacrata e dedicata a Nostra Dama della Consolazione e
sulla facciata si legge, infatti, sul portale maggiore <Desipsrse
Consolatrici Sacrum>. A destra dell’altare maggiore Rosini fece erigere
una cappella in onore di Carlo Borromeo, accanto alla quale volle essere sepolto
a terra.
Ed ancora oggi si legge l’epigrafe che ricorda il 1836 come data della sua
morte. Anche nella cattedrale di Pozzuoli venne scolpita una iscrizione in cui
si esalta la sua figura e tra l’altro si legge <puellarum
orphanotriophium e fundamentis erectum> rifondessi all’orfanotrofio per
cui fu ed è ricordato quale benemerito filantropo.
Il 1836 fu la data di un’epidemia di colera che seminò vittime a Pozzuoli e
dintorni, specie tra le famiglie più povere.
E accanto al sindaco, Antonio D’Oriano, si distinse per una serie di
iniziative umanitarie il Vescovo Pietro VI Ignazio Marolda che fu a capo della
chiesa puteolana tra il 1837 e il 1842, seguendo con la stessa sollecitudine di
Carlo Maria Rosini l’opera del ritiro.
Ancora un intervento sulla chiesa e sull’orfanotrofio ci è testimoniato da un’epigrafe
posta sulla facciata della chiesa in basso a sinistra. Si viene a conoscenza che
il prospetto della chiesa dell’Orfanotrofio, lasciato incompiuto dal Rosini fu
realizzato per volontà di Ludovico di Borromeo.
La storia del complesso continua dopo l’unità d’Italia, seguitando a
lasciare testimonianze nel tempo.
Il 1882 è deliberata la fusione con l’Orfanotrofio femminile e sorse un nuovo
Ente che conservò il nome di Carlo Rosini.
Nel 1900, mentre la chiesa conservò fino ai nostri giorni la sua funzione di
luogo Sacro, l’orfanotrofio fu parzialmente interessato da episodi di
insediamenti abitativi nonché da funzione di uso pubblico decentrato dalla casa
comunale. Inoltre, fu destinato il corpo principale del complesso a scuola e
ciò, come purtroppo avviene di consueto, legittimando la costruzione di corpi
di fabbrica accosti all’impianto originale che ne ha appesantito le strutture,
alterando definitamente l’aspetto architettonico dell’intero complesso.
Dal 1983 ad oggi, gli eventi bradisismici intesi e violenti, che hanno coinvolto
non solo Pozzuoli, hanno rappresentato per l’antica fabbrica, la totale
compromissione statica e funzionale della stessa. Ciò nonostante, seppure l’istanza
estetica ed architettonico del bene è senz’altro fortemente compromessa e,
comunque, di scarso valore, l’istanza storica della insula conventuale resta
di insostenibile valore pur consentendo, attraverso i monumenti relativi alla
sua edificazione ed uso, la lettura di una parte tanto articolata quanto
determinate della vita socio - culturale della città di Pozzuoli.
Bibliografia
Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e
conventi puteolani. 1642
Archivio Vescovile di Pozzuoli - Atti relativi alle chiese e
conventi puteolani. 1789
Biagio Cantera - Memorie storiche della chiesa puteolana.
AA. VV. - Dalla Relazione Generale del Progetto di
Consolidamento, Restauro e Recupero Funzionale. A cura dei progettisti.
Pozzuoli, 1986.