Mura dell'Acropoli

Nessun avanzo del periodo greco è stato rinvenuto a Pozzuoli, a Baia ed a Miseno. E tale mancanza deve attribuirsi alla profonda trasformazione subita da questi luoghi per il grande sviluppo edilizio che essi ebbero durante l’epoca romana. Tuttavia, sotto i ruderi di costruzione romane nel rione Terra in Pozzuoli, ben potrebbe affiorarne qualche traccia. Nel giugno del 1938, eseguendosi lavori nel tratto del Corso Vittorio Emanuele che sbocca alla Via Cavour, e propriamente presso la stazione del tramvai Pozzuoli-Napoli, a piè dell’acropoli puteolana, in un cavo per la posa di una tubazione, alla profondità di circa 2 metri, ebbi a notare tre grossi pezzi di blocchi isodomi di tufo, che ben potrebbero attribuirsi alla originaria cinta murale di Dicearchia.

Sul fianco della collina che guarda verso P.za della Repubblica si vede un tratto di muro in blocchi di tufo con evidente funzione di contenimento. La attuale situazione mostra un reimpiego di blocchi tufacei le cui facce in vista si presentano variamente consumate; notato inoltre l’uso delle zeppe di chiusura degli interstizi, se ne deve concludere che il materiale è stato rimesso in opera in posizione secondaria, anche se si può avanzare l’ipotesi di una provenienza delle mura di difesa dell’acropoli.

Dei successivi momenti della città, compresa la fase sannitica che in coerenza con la presa di Cuma del 421 deve aver caratterizzato la Pozzuoli della fine del V secolo, non esistono documenti archeologici inconfutabili: se è assai discutibile la datazione dei muri a grossi blocchi di tufo interpretati come mura urbana

Foto 1: Riutilizzo di materiale e di blocchi di tufo nel rifacimento della cinta muraria.

Adinolfi Aldo, dicembre 1985

 

Foto 2: Particolare della foto 1

Adinolfi Aldo, dicembre 1985

 

Foto 3: Ancora un esempio di materiale usati nel rifacimento della cinta muraria. 

Adinolfi Aldo, dicembre 1985

 

Foto 4: particolare della foto 3.

Adinolfi Aldo, dicembre 1985

 

Foto 5: Resti di materiale riutilizzato, in vista tra due contrafforti.

 Adinolfi Aldo, dicembre 1985