Tempio di Augusto al Rione Terra

M. N. Pozzuoli, ottobre 1982

Collegamento con Chiesa di San Procolo, Duomo e con Strada sotto via Duomo

 

Antonio Parrino - Nuova Guida de’ Forastieri. Napoli, 1750.

Tra’ mirabili suoi edificj, e Tempi, il più grande è quello, che ora serve di chiesa vescovile, composto di pietre vive, e quadre, e con connession tale, che non vi si scorge la commissura, sembrando d’un pezzo, egli è di ordine corinthio, è ad Augusto sotto nome di Giove, dedicato, leggendosi scolpito:

L. Culfurnius L. F. Templum
Augusto cum ornamentis D. D.
Il nome dell’Architetto si legge altrove, che dice:
L. Cocceius I. L. Postumi L
Auctus Architecti.

Perché i castelli erano dagli antichi dedicati a Giove, in mezzo del Castello, si stima che eretto fusse questo Tempio.
Oggi è comsacrato a S. Proculo M., e S. Gennaro conoscii all’Arcivescovato di Palermo, ed ivi santamente morì, abbellì la detta Chiesa; si vedono avanti la Porta dell’Atrio di essa alcune ossa, che dicono essere de’ Giganti.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli, e contorno. Napoli, 1826.

Cattedrale.

In piccola distanza dal sopraddetto parlamento vi è la cattedrale dedicata al Martire, e Protettore di Pozzuoli Santo Procolo.
Questo edificio da prima fu un tempio dedicato ad Augusto sotto il nome di Giove conservatore, costruito a di lui onore da Calfurnio, siccome ne dà memoria il Capaccio dall'iscrizione seguente, che esisteva nel suo frontespizio. Indi questo raro monumento fu rifatto in altra forma.

I.CALPHURNIUS L. F. TEMPLUM
AUGUSTO CUM ORNAMENTS D. D.

Sopra la piccola porta del lato che guarda il palazzo Vescovile si legge altra iscrizione, indicando il nome dell'Architetto, ritrovata nel portico del tempio.

L. COCCEIUS L.
C. POSTUMI L.
AUGUSTUS ARCHITECT.

La struttura del tempio era sontuosa, e l'edificio era costruito di grossi pezzi bislughi di bianco marmo uniti senza calce, che facevan faccia dall'una all'altra parte del muro. Alcuni pezzi di questi marmi possono osservarsi nel così detto trabucco, che li hanno posti per base del campanile. Tra questi evvi un piedistallo, di cui un solo fianco n'è visibile; ed in esso vi è scolpito un boccale con la iscrizione.

DEDICATA VI IDUS AUG.
T. VITRASIO POLLIONE MAR.
FLAVIO. ROM. COS.

I due fianchi del tempio venivano decorate da colonne scanalate, poste sei per lato con capitelli corintj, su cui poggiava il cornicione di un bel lavoro. Di queste colonne una piccola parte n'è ancora visibile ne' due lati opposti verso il cornicione, giacché il restante è stato rivestito di moderna fabbrica. Possono osservarsi sopra la piccola porta di prospetto allo Episcopio, come anche nella parte opposta che resta meglio conservata da sopra il campanile. Il suo antico ingresso era dove vi è il coro, che ne formava l'anti-tempio.
Nel 1634, siccome si legge sopra la porta principale, fu posta in novella forma dal Vescovo di Pozzuoli fra Martino di Leon. Da questo prelato fu decorato ancora di ben dipinti quadri di scuola forestiera e napoletana. Tra li molti quadri è da ammirarsi il San Gennaro nell'anfiteatro situato nel coro; opera di Artemisia Gentilesca.
Questo bellissimo e raro edificio dovevasi conservare nella sua prima forma come trovavasi: come puranche si è conservato tal quale era il Panteon di Roma dedicato per tempio al culto del nostro signore Iddio, nominato Santa Maria ad Martyres; indi a tutti i Santi: come anche il Panteon in Nocera de' Pagani nominato Santa Maria Maggiore; ed altri ancora dedicati a' nostri Santi.
Nella cappella del Santissimo Sacramento si osserva un elegante e ricco Ciborio ornato con colonne di lapislazzuli, e di pietre dure preziose.
Il presente suo Vescovo è l'illustre e benemerito prelato Monsignor Rosini. La Chiesa viene ufficiata da un buon numero di Canonici, Ebdomadarj, ed altri degni Sacerdoti. Vi è un ben diretto Seminario.
In questa cattedrale si conserva il corpo del protettore della città Santo Procolo martire e Diacono della Chiesa Pozzuolana.

Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma. MCMLXIII

Pagg. 34 - 35

L’Acropoli e il Tempio di Augusto.

Il nucleo più antico della città greca, la cittadella osca e il centro fortificato che i Romani difesero contro l’assedio di Annibale (locus, come dice Livio, munimento quoque, non natura modo tutus), sono da identificare nella collina del Castello che, a picco sul mare, isolata dal lato di terra da una depressione naturale o da un taglio artificiale (riunito ora da un cavalcavia), costituiva una piccola fortezza inespugnabile. Ma delle opere più antiche di fortificazione, ricordate da Livio e da Silio Italico, non è rimasta più visibile alcuna traccia. Costruito il Castello e rifugiatasi la popolazione sull’altura per sottrarsi ai miasmi prodotti dal ristagno delle acque per il noto fenomeno del bradisismo, la vecchia cittadella greca fondata dai profughi di Samo, divenne, conservando l’allineamento delle antiche strade, il castro medievale addensatosi entro le mura intorno alla chiesa del martire puteolano S. Procolo; ed oggi giorno esso è rimasto il quartiere più popoloso e popolare di Pozzuoli. Scomparsa sull’acropoli, insieme con le mura, qualsiasi traccia di templi greci che a simiglianza di Cuma, dovevano coronare l’altura, restano le tracce del suntuoso tempio che un ricco puteolano L. Calpurnius con l’opera dell’architetto L. Cocceius, costruttore delle cryptae di Cuma e di Neapolis, aveva elevato in onore di Augusto all’inizio dell’Impero.
Il Tempio di Augusto, al sommo della cittadella, sorto forse sul luogo dell’antica agorà o di altro tempio più antico, occupa la stessa area dell’attuale duomo: rispettata dalla primitiva costruzione della basilica di S. Procolo (secolo XI), venne in seguito ai rifacimenti ed ampliamenti del secolo XVI/XVII ed all’aggiunta di cappelle laterali, pressoché completamente distrutto. Resta solo visibile lungo il lato orientale la parte superiore di sei colonne corinzie con fregio e architrave, e si legge tuttora l’iscrizione in bei caratteri della prima età augustea:

Calpurnius L. F. Templum Augusto
Cum ornamentis D.D.S.D.

Al di sopra della porta laterale della chiesa, è l’altra iscrizione che conserva il nome dell’architetto:

L. Cocceius
C. Postumi L.
Auctus ARCHITECTùs

Ferdinando Castagnoli - in "Atti dei convegni lincei". N° 33. Roma, 1977

Topografia dei Campi Flegrei.

L’attuale abitato del Rione Terra presenta un tessuto urbanistico molto regolare, che certamente ripete un analogo impianto antico,(48) poiché in esso si inserisce perfettamente il tempio di Augusto. Probabilmente è antico l’incrocio assiale, dove poteva aprirsi una piccola piazza, davanti alla facciata del tempio che è volto a sud (una situazione molto simile a quella del Capitolium di Ostia, cfr. fig. 8).
Il tempio di Augusto, già ben noto fino al ‘500 e documentato nei disegni di Giuliano da Sangallo (fig. 9), scomparve sotto le strutture della Cattedrale, sino a quando nel 1963 un incendio distrusse le strutture moderne e fece riemergere i resti del tempio che oggi si stanno restaurando.(49)  
L’edificio si presenta come uno dei più corretti esempi del classicismo augusteo. Pseudoperiptero (come a Roma, per esempio, i contemporanei Apollo Palatino e Apollo Sosiano), con scale laterale (come Apollo Sosiano), le pareti di finta opera quadrata, ordine corinzio.(50) La datazione augustea è resa certa dal nome dell’architetto L. Cocceus Aucutus (lo stesso che costrui la crypta Neapolitana e la galleria dell’Averno) inciso sulla parete postica del tempio (C.I.L. X, 1614).
L’identificazione come tempio di Augusto si basa su un’iscrizione (C.I.L. X, 1613 esistente sulla fronte fino al secolo XVI. Il testo, così come è riportato dal Mommsen nel Corpus, in base ad antiche trascrizioni, è il seguente :

L C]ALPVNIVS L F TEMPLVM AVGVSTO CVM ORNAMENTIS DE SVO F

Non sono state, ch’io sappia, rilevate in questo testo alcune incongruenze formali, come la indicazione di templum che di solito in questi casi viene omessa e la mancanza del patronimico dopo il nome di Augusto. A ciò si aggiunge la difficoltà di un culto ad Augusto vivente. È infatti noto che il culto agli imperatori viventi non fu tributato a Roma (ma solo nelle provincie), come esplicitamente afferma Cassio Dione ( Li, 20, 7).(51)  
Si hanno, è vero, eccezioni: rarissime. A Pola, dove però abbiamo l’unione col culto di Roma (né manca l’indicazione del patronimico): Romae et Augusto Caesari divi f. patri patriae. E similmente a Terracina: Romae et Augusto Caesari divi (f.).(52) La lettura riportata dal Mommsen nel Corpus è in realtà una invenzione di uno degli antichi trascrittori, Fra Giocondo.
L’iscrizione infatti era gravemente danneggiata, come si può vedere dalla concordanza delle diverse letture di eruditi del Rinascimento.

Mar. (L C)ALPVRNIVS L F IVI IM(P) AVG….                                 ORNAMENTIS D S I
                                                (I IVIR)
SMET                  RNIVS                                                                        ORNAMENTIS
WAEL                FVR.I.VS                                                                      ORNAMENTIS
FIL.      L CALPVRNIVS     IIVIRIL M        AVGVSTO IIVI            ORNAMENTIS D S P
LUC.    L CALPVRNIVS        TEMPLVM    AVGVSTO CVM          ORNAMENTIS D S I
GIOR.  L CALPVRNIVS                                                                        ORNAMENTIS
AUG:        CALPVRNIVS        IIIVIR
CITT:       CALPVRNIVS      L F PISO

Il più antico documento in cui è trascritta l’epigrafe, il codice Marucelliano A /), 1 (f. 174), del secolo XV, annota: "in fronte eiusdem templi, quod combustum fuit; templum est antiquum, litterae non possunt legi, sunt corrose combuste scisse". Al posto di templum sono alcune lettere senza significato, poi corrette in IIVIR, IMP, e dove altre poi leggeranno AVGUSTO, si ha soltanto AVG. (fig. 10).
Penso sia preferibile abbandonare la corrente lettura, e integrare per esempio:

L] CALPVRNIVS L F [ IIVIR COL] AUG [ PVT CVM ] ORNAMENTIS D S R[ EF

L’eliminazione della dedica ad AVGUSTO (53) ben si accorda con la nuova situazione quale risulta dai recenti scavi: esattamente sotto il tempio di età augustea si è trovato infatti un podio di eguali dimensioni con cornice databile intorno al II secolo a.C.(54) Si tratta dunque di un tempio costruito forse contemporaneamente alla fondazione della colonia romana (194) a.C. e rifatto in età augustea.
Per convalidare la nuova lettura qui proposta occorre che Puteoli sia colonia di Augusto. Questo veniva di solito negato,(55) ed alcune testimonianze di puteoli colonia Augusta (epigrafi, e liber coloniarum) venivano riferite a Vespasiano. Che invece sia esistita una colonia di Augusto risulta ora dal recente ritrovamento di una tavoletta dell’archivio dell’agro Murecine presso Pompei del 36 o 39 d.C. in cui Pozzuoli è chiamata colonia Julia Augusta (56)  
Si apre ora il problema di una nuova identificazione del tempio. Sarà conveniente attendere i risultati delle ricerche in corso, e limitarsi a ricordare alcuni culti noti dalle fonti: Apollo, che è considerato da Stazio la divinità tutelare di Pozzuoli(57) (si ricordi che un tempio su di una collina col nome di Apollo è rappresentata in una pittura romana, ora perduta, raffigurante i monumenti di Pozzuoli, e che una statua frammentaria forse di Apollo è stata trovata nel tempio);(58) il Capitolium, ricordato per una refectio decisa dai decurioni della città al tempio di Silla(59) (da notare in tal caso l’analogia topografica col Capitolium di Ostia, v. fig. 8). È’ da ricordare anche che in un’epigrafe di Pozzuoli(60)   in cui è menzionato, a quanto pare, lo stesso personaggio che ha rifatto il tempio, esso compare come L. Calpurnius L.F. Capitolium: il cognome qui aggiunto è dunque derivato dal rifacimento del tempio?

Raffaele Adinolfi - I Campi Flegrei nell’Antichità 1 (Pozzuoli e Cuma). Pozzuoli 1978

III. Il Tempio di Augusto (n° 3)

Che la chiesa cattedrale di Pozzuoli sorgesse sull’area del Tempio di Augusto era notoriamente risaputo, ma che l’antica costruzione marmorea esistesse ancora, inglobata nelle possenti mura secentesche, era stata soltanto la congettura di qualche studioso locale dell’800. Infatti, dell’antico tempio non si vedevano che alcuni capitelli di ordine corinzio al di sopra della porta secondaria dell’edificio ed altri frammenti dell’epistilio del lato opposto.
Fu l’incendio della notte tra il 16 ed il 17 maggio 1964 che dette possibilità di eseguire nella navata centrale, irrimediabilmente distrutta, dei saggi che misero in luce sotto la muratura moderna le colonne, l’epistilio, le pareti della cella dell’antico tempio. Invero, l’edificio non si è conservato integralmente, anche perché, all’epoca del suo definitivo rifacimento, avvenuto nel 1634, per volere del vescovo Martino de Léon y Cardenas, alcune colonne furono assottigliate o eliminate per permettere la costruzione di cappelle laterali, mentre la parete posteriore della cella fu abbattuta per permettere il passaggio tra la navata e l’abside della basilica. Resta comunque il fatto che il ritrovamento del tempio di Augusto è stata un importante scoperta che accresce il ricco patrimonio archeologico di Pozzuoli di uno dei più significativi monumenti.
L’edificio sorto quasi certamente sull’area di un tempio più antico di età greca o sannitica, fu elevato o meglio ricostruito dal ricco mercante Calpurnio in onore dell’imperatore Augusto; infatti, un’iscrizione riportava la formula della dedica: L. Calpurnius L.f. templum Augusto cumornamentis d.s.f. (Lucio Calpurnio, figlio di Lucio, dedicò a sue spese questo tempio ed il suo arredo ad Augusto). Un’altra iscrizione, invece, di piccole dimensioni, su una tavola di marmo a destra dell’ingresso secondario, ci informa che l’architetto fu Lucio Cocceio Aucvto, autore di altre importanti opere architettoniche e d’ingegneria nel territorio puteolano. Il tempio di Augusto, dunque, fu costruito tutto in marmo bianco, ebbe pianta pseudoperiptera con nove colonne sui lati lunghi e sei sulle fronti. La cella, di forma quadrata, fu costruita con blocchi marmorei perfettamente connessi tra loro senza impiego di malta. L’ordine delle colonne fu il Corinzio. Una preziosa testimonianza architettonica del tempio sono i disegni che l’architetto Giuliano da Sangallo eseguì prima che il tempio fosse restaurato nel 1538 per i danni subiti a causa di un terremoto e dell’eruzione del Monte Nuovo.
L’edificio pagano fu trasformato in tempio cristiano e dedicato al martire S. Procolo allorquando i cittadini di Puteoli furono costretti ad asserragliarsi sulla rocca per difendersi dall’attacco dei barbari: è naturale che essi, ormai convertiti al cristianesimo, facessero dell’edificio più bello dell’acropoli la chiesa più importante della città, non diversamente dai Cumani che avevano trasformato in basiliche i due templi dell’acropoli. Attualmente il Tempio di Augusto è in fase di scavo e di restauro e si attende la pubblicazione dell’eccezionale monumento.

Sommella Paolo - "Forma e Urbanistica di Pozzuoli Romana" in "Puteoli, Studi di storia antica" 
                                Vol. II
. Pozzuoli, 1978.

50. Tempio

Il monumento e la zona circostante sono interessati da scavi e interventi di restauro da parte della Soprintendenza alle Antichità della Campania. Poiché non esistono finora (1978) pubblicazioni preliminari né rapporti descrittivi o documentazione diretta accessibile(29) nella planimetria generale è riportata a fini indicativi una pianta tratta dalla bibliografia (D’Ambrosio). La problematica relativa alla topografia generale e all’identificazione del culto può riassumersi anche sulla base di una recente scheda del Castagnoli.Il tempio è inserito nel tessuto urbanistico del Rione Terra che ricalca lo schema della colonia romana e si allinea su assi stradali riconoscibili dalle persistenze o da documentazione archeologica.Nonostante fosse già noto anche ttraverso i disegni di Giuliano da Sangallo, il monumento venne letteralmente riscoperto sotto le strutture del Duomo in seguito all’incendio del 1963. "L’edificio si presenta come uno dei più corretti esempi del classicismo augusteo.a Pseudoperiptero (come a Roma, per esempio i contemporanei Apollo Palatino e Apollo Sosiano) con scala laterale (come Apollo Sosiano), le pareti di finta opera quadrata, ordine corinzio.La datazione augustea è resa certa dal 
nome dell’architetto L. Cocceio Auctus  (lo stesso che costruì la crypta neapolitana e la galleria dell’Averno) inciso sulla parete postica del tempio (CIL. X 1614)". Una analisi critica dell’iscrizione (CIL. X 1613) che identifica il tempio con quello di Augusto ha però rimesso in discussione tale attribuzione, proponendo, tra altre, una assai plausibile ipotesi di lettura come Capitolium della città e datando dunque al 194 a.C. la prima fase delle strutture architettoniche successivamente inglobate nel rifacimento augusteo al momento della nuova deduzione coloniale. Risulterebbe in tal modo una precisa concordanza tra le fasi monumentali e i principali momenti politico-amministrativi della città.(30)  

Bibliografia: CASTAGNOLI, Campi Flegrei, 53 ss.; A. D’AMBROSIO, Il Duomo di Pozzuoli 1973 (con cartografia). Per le fonti iconografiche v. R. ADINOLFI, Il Tempio di Augusto a Pozzuoli, Pozzuoli 1968.

Stefano De Caro, A. Greco - Campania. Bari, 1981.

Tempio di Augusto.

Solo resto monumentale nel rione Terra è il Tempio di Augusto. Conservatosi quasi integralmente allorché fu trasformato in chiesa di S. Procolo nell’XI secolo, esso subì gravi mutilazioni nel ‘500 e nel ‘600, in occasione del generale rifacimento dell’edificio e della costruzione delle cappelle laterali.
Dopo un incendio nel 1963, i restauri, tuttora in corso, hanno rimesso in luce gran parte delle strutture del tempio, uno dei migliori esempi dell’architettura classicistica dell’età di Augusto. Pseudoperiptero di ordine corinzio, con scala laterale e con le pareti in finta opera quadrata, esso fu costruito, come assicurava un’iscrizione al di sopra della porta laterale della chiesa, dall’architetto Lucio Cocceio Aucto, liberti di Caio Postumio, forse lo stesso che in quegli anni realizzava le grandi cryptae di Cuma e di Napoli, nel quadro del progetto augusteo di potenziamento della regione flegrea. Il tempio è tradizionalmente riferito al culto di Augusto sulla base di un’errata interpretazione dell’iscrizione, esistente fino al XVI secolo sulla fronte dell’edificio. L’epiteto di Aug. (= Augustale) in essa assegnato a Lucio Calpurnio, il magistrato della colonia finanziatore dell’opera, è stato interpretato e poi trasmesso come Augusto, ingenerando così l’errata identificazione. L’edificio potrebbe invece essere, considerata anche la sua posizione nello schema urbanistico, il Capitolium della città. Né constaterebbe con tale ipotesi il recente rinvenimento di un podio templare di eguali dimensioni, databile al II sec. a.C., al di sotto del tempio augusteo.

AA. VV. (Maria Teresa Moccia Di Fraia) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Tempio di età augustea

Perfettamente integrato nel razionale impianto urbanistico dell’originaria colonia romana è il cosiddetto Tempio di Augusto.
Non sappiamo con esattezza quando, probabilmente tra il V ed il VI secolo, il monumento venne trasformato in chiesa cristiana e dedicata a S. Procolo, fungendo, a partire dall’XI secolo fino agli anni ’60, da cattedrale puteolana. Le antiche strutture furono pertanto <<rifoderate>> attraverso i restauri succedutisi nel tempo, per poi definitivamente alla luce con il violento incendio divampato nella notte tra il 16 ed il 17 maggio del 1964. Gli scavi eseguiti, tuttora in corso di studio, hanno liberato in gran parte dai rifacimento seicentesco l'andamento originario della costruzione, evidenziando un tempio di età augustea in marmo pario, con nove colonne sui lati maggiori e sei su quelli brevi, che circondano la cella a pianta quadrata.
<<L'edificio si presenta come uno dei più corretti esempi del classicismo augusteo. Pseudoperiptero (come a Roma i contemporanei Apollo Palatino e Apollo Sosiano) con la scala laterale (Apollo Sosiano) le parete in finta opera quadrata, ordine corinzio>> (Castagnoli).
In realtà il ricordo del tempio romano non era stato cancellato del tutto. Infatti, nonostante l'intervento del vescovo Martin de Lèon y Càrdenas (1631 - 1650), era stata lasciata bene in vista una parete laterale della cella, nonché i reperti epigrafici, senza d'altronde considerare che esisteva fin dal Quattrocento una documentazione iconografica dell'edificio, la cui testimonianza più antica risale ai disegni di Giuliano di Sangallo, uno dei migliori e più noti architetti fiorentini del Rinascimento.
La datazione del tempio di età augustea è confermata dal nome dell'architetto Cocceio che compare nell'iscrizione (CIL X 1614) posta sul fianco destro della distrutta chiesa:
                   L(ucius) Cocceius l(ucii) l C(ai) Postvmi l(ibertus) l Avctvs arcitect(us).
Il liberto L. Coccelus Auctus, dunque, con le opere che gli vengono solitamente attribuite (Strabone V, 4,5) quali la crypta neapolitana e la galleria dell'Averno, si inserisce nel quadro di generale rinnovamento voluto da Augusto per potenziare la regione flegrea, incentivando lavori di alta ingegneria.
Problematica è peraltro l'identificazione del culto, anch'essa nota da un documento epigrafico. Quest'ultimo che era posto sulla fronte della chiesa fino al XVI secolo, è andato perduto e ci è noto solo attraverso delle vecchie trascrizioni che riportano letture diverse e contraddittorie fra loro. La versione del Mommsen (CIL X 1613) propone:
                  L(ucius) Calpurnius l(uci) F(ilius) Templum Augusto cum ornamentis d(e) S(uo) F(ecit).
Lucio Calpurnio risulta, quindi, il finanziatore dell'opera e del resto il suo nome si spiega in quanto la gens Calpurnia era nella prima età imperiale e fino al II secolo d.C. fra le maggiori e più ricche di Puteoli, legata soprattutto durante il periodo augusteo a vari interessi commerciali che facevano dell'Oriente il centro della sua sfera d'influenza.
Discussa appare, invece, la dedica del tempio ad Augusto, tesi che è stata di recente criticata. Difatti, osterebbero a questa interpretazione, oltre i forti dubbi sulla ricostruzione dell'epigrafe dedicatoria, la difficoltà di ammettere la divinizzazione dell'imperatore prima della sua morte, culto rarissimo in Italia (ma comunque sempre associato a quello di Roma), vietato dallo stesso Augusto nell'Urbe e consentito soltanto nelle provincie. Del resto il Codice Marucelliano del XV secolo, che per primo riporta l'epigrafe, avverte che le lettere di essa <<non possono essere lette, sono corrose, bruciate e divise>>. Pertanto si è cercata una nuova identificazione, prospettando o una dedica ad Apollo, secondo Stazio (Silv. III, 5,74) nome tutelare di Puteoli, divinità probabilmente importata nella città greca dalla vicina Cuma o la possibilità che si tratti della ricostruzione del Capitolium della colonia romana di Puteoli, in quanto è stata ritrovata una iscrizione puteolana in cui compare il nome di un L. Calpurnius Capitolinus, il cui cognome - Capitolinus per l'appunto - deriverebbe dal rifacimento del tempio augusteo (Castagnoli). Per di più al di sotto del livello dell'edificio augusteo si può visitare il podio in tufo di un tempio più antico risalente, assai probabilmente, all'epoca della colonia repubblicana. Questo, secondo i più recenti studiosi, costituirebbe i resti del Capitolium della colonia romana di Puteoli, costruito al tempo della sua deduzione nel 194 a. C..

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

La struttura architettonica nota come "tempio di Augusto" - costruita in età augustea, su preesistente fabbrica templare, dall'architetto Lucio Cocceio Aucto e voluta dal ricco mercante Lucio Calpurnio - veniva a trovarsi al centro della città e per questa sua posizione è probabile che essa fosse, secondo Castagnoli 1977, pp. 53 - 57, il Capitalium, con orientamento nord-sud e l'ingresso rivolto verso il mare.

Strada del Duomo, strutture augustee.

Il duomo, tra il 16 e il 17 maggio del 1964, subì un violento incendio che distrusse il tetto, la navata e buona parte della decorazione seicentesca. Successivamente furono recuperate, con attenti lavori di restauro, condotti dal prof. arch. Ezio De Felice, dall'arch. Paolo Di Monda e dall'ing. Mario Cappelli, le strutture romane.

Al centro della città si ergeva maestosa la cattedrale, realizzata verso la fine del V secolo o agli inizi del VI, con l'utilizzazione integrale delle strutture architettoniche del tempio di età augustea. Inizialmente si trattò sicuramente di un semplice adattamento, non essendo la nuova destinazione distributiva e funzionale tanto diversa da quella precedente. Qualche manomissione strutturale del "tempio di Augusto" fu apportata nei secoli XIV e XV con la creazione delle cappelle gentilizie, addossate all'esterno dei muri perimetrali.

Nell'opera di sistemazione e di restauro della città, fu, poi, molto efficace, nella prima metà del Seicento, il contributo del vescovo fra Martin de Leòn y Cardenas (1631 - 1650). Il de Leòn, però, fra le tante opere sociali (riattamento dell'acquedotto Campano con la costruzione della fontana nella piazza maggiore della città, ripristino di diverse strade del centro abitato, terreni incolti e abbandonati resi nuovamente produttivi, restauro del castello sul rione Terra per adibirlo a caserma, onde evitare che i puteolani ospitassero nelle proprie case la guarnigione spagnola) manipolò anche la cattedrale, mascherando con nuove strutture l'antico tempio augusteo, tra il 1632 e il 1649.
Tutta la costruzione del duomo fu realizzata in tre grandi interventi, su progetti redatti di volta in volta, caratterizzati da un continuo ampliamento ed arricchimento della costruzione. Nel primo intervento, progettato dall'architetto Bartolomeo Picchiati (1571 - 1643), fu sfondata la parete nord e distrutte le colonne frontali del tempio romano, per realizzare il coro con l'altare maggiore, la sacrestia e allungare la navata; le pareti laterali furono tagliate per ospitare le ampia cappelle (1632 - 33). Nel secondo intervento, progettato dall'architetto Cosimo Fanzago (1591 - 1678) e completato nel 1636, fu spostata la sacrestia, ampliato il coro e realizzata la sala capitolare. Nel terzo (1636 - 1646) il de Léon fece aggiungere la cappella del SS. Sacramento col prezioso altare (D'Ambrosio 1973, pp. 27-28-29-30 e Giamminelli 1973, pp. 115-119). Del tempio augusteo furono lasciati a vista soltanto sei capitelli della parete est, verso la piazzetta dell'episcopio. Infine, il vescovo arricchì la cattedrale con opere pittoriche di noti artisti, fra i quali si ricordano: Artemisia Gentileschi (S. Gennaro nell'anfiteatro, S. Procolo e la madre, Adorazione dei Magi), Giovanni Lanfranco (Arrivo di S. Paolo a Pozzuoli, Martirio di S. Artema), Cesare Francanzano (Adorazione dei Pastori, S. Paolo scrive la lettera a Filemone, S. Pietro, S. Paolo, Crocifissione), Francesco Fracanzano (Gesù nell'orto degli ulivi), Luca Giordano (Re Davide, S. Ludovico), Agostino Beltrano (Ultima cena, Miracolo di S. Alessandro, S. Martino e il povero), Heinrich Schoenfeldt (Martirio di S. Gennaro), Primo Gentile (S. Agostino e la sua famiglia spirituale), Onofrio Giannone (S. Teresa), Massimo Stanzione (S. Patroba predica ai fedeli di Pozzuoli), Paolo Finoglia (Consacrazione del primo vescovo di Pozzuoli). Nell'incendio del 1964, andarono distrutte diverse delle citate opere. Per l'alta qualità delle tele e per i nomi degli artisti, fra i maggiori del barocco a Napoli, la cattedrale di Pozzuoli fu definita "una delle più alte e selezionate Gallerie del Seicento nostrano" (Causa 1972).

I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio Editore, Napoli 1990.

L'acropoli

Il centro della colonia romana del 194 a.C. sorse sul piccolo promontorio che forse già aveva accolto l'antico insediamento samio, del quale però non si hanno ancora concrete evidenze archeologiche. Certamente l'acropoli era fornita di mura difensive, di cui si possono forse riconoscere alcuni resti nei blocchi di tufo reimpiegati sul fianco nord della collina.
L'impianto ortogonale della struttura viaria romana fu adeguato alla particolare orografia dell'altura; probabilmente l'acropoli era collegata alla sottostante zona dell'emporium da una strada gradonata. Il principale asse viario dell'acropoli, il decumanus maximus, iniziava presso la porta della colonia repubblicana, dove si raccordava alla viabilità esterna; esso corrisponde al tracciato dell'odierna via del Duomo: infatti a circa m. 3 sotto la strada moderna è stata rinvenuta parte del basolato antico. Questo tratto del decumano, oggi ancora percorribile, era fiancheggiato da una serie di tabernae; presso l'incrocio col cardo maximus (attualmente murato), si trova una fontana marmorea ornata da due maschere di sileno.
Questo cardine conduceva al principale tempio cittadino, posto sulla sommità dell'acropoli e orientato scenograficamente verso il mare. Eretto in seguito all'istituzione della colonia, il tempio fu interamente ricostruito in età augustea. Autore del rifacimento fu, come attesta un'iscrizione ritrovata in sito, Lucio Cocceio Aucto, verosimilmente lo stesso architetto della Crypta Neapolitana e della galleria tra il lago d'Averno e Cuma. Il monumento, riutilizzato già dal V sec. come basilica cristiana, rimase visibile fino al 1643, quando fu inglobato nella fabbrica del Duomo; le sue antiche strutture riapparvero soltanto nel 1964, in seguito a un incendio della Cattedrale.
Il tempio augusteo, pseudoperiptero, era formato dalla cella e dal pronao, definito da dieci colonne di ordine corinzio, cui si accedeva lateralmente. Le pareti, scandite da semicolonne, erano in finta opera quadrata. La sua costruzione coprì completamente le strutture della fase repubblicana, relative al Capitolium della colonia, di cui resta soltanto l'alto podio scavato e sagomato nella roccia, ancora visibile nei sotterranei del Duomo.
Il monumento, completamente ricostruito in età augustea, è tradizionalmente identificato come tempio di Augusto. Si tratta invece, come si è visto, della rifazione in marmo dell'antico Capitolium cittadino. Tuttavia si sono evidenziati alcuni indizi che potrebbero suggerire una qualche connessione con il culto di Apollo: la notizia riportata da Stazio, secondo la quale Apollo era nume tutelare della città; alcuni frammenti marmorei, rinvenuti nel corso di scavi, che potrebbero essere appartenuti a una sua statua; la presenza di un templum Apollinis nel cosiddetto disegno Bellori, in una zona che corrisponderebbe a quella del Rione Terra; al dio potrebbe infine riferirsi il simulacro rappresentato sulle fiaschette puteolane, all'interno del tempio che domina la città.

BIBLIOGRAFIA

Antonio Parrino - Nuova Guida de’ Forastieri. Napoli, 1750.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli, e contorno. Napoli, 1826.

Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma. MCMLXIII

Ferdinando Castagnoli, in "Atti dei convegni Lincei". N° 33. Roma, 1977

Raffaele Adinolfi - I Campi Flegrei nell’Antichità 1 ( Pozzuoli e Cuma). Pozzuoli 1978

Sommella Paolo - "Forma e Urbanistica di Pozzuoli Romana" in "Puteoli, Studi di storia antica" Vol. II.
                              
Pozzuoli, 1978.

Stefano De Caro, A. Greco - Campania. Bari, 1981.

AA. VV. (Maria Teresa Moccia Di Fraia) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico. A cura del Progetto Eubea. Marsilio Editore, Napoli 1990.

 

 

 

Il porto di Puteoli nel cosiddetto disegno Bellori. L’incisione, realizzata da P. S. Bartoli per
 l’Iconographia di G.P. Bellori (1764), riproduce, molto probabilmente, un dipinto parietale
 andato perduto, rinvenuto nel 1668 sull’Esquilino. L’identificazione della scena raffigurata
 con la veduta di Puteoli è ormai indiscussa. Il campo visivo è circoscritto alla zona che
 gravita intorno al porto: si riconoscono il molo, i fori olitorio e boario, gli horrea e altri
 edifici definiti da iscrizioni. Problematica è invece l’identificazione dell’isola posta sulla sinistra

 

Il cosiddetto Tempio di Augusto nel disegno di Giuliano da Sangallo (1490 ca.) unica testimonianza grafica antecedente alla trasformazione in Duomo. Roma Biblioteca Apostolica Vaticana, Cod. Barb. Lat. 4424 (da P. Huelsen, 1910).

 

Xilografia da P. G. Toleto, Ragionamento 
del terremoto del Monte Nuovo,
Napoli, G. Sulztbach, 1539, p. 8.

 

Estratto della zona interessata da Mario Cartaro 
Ager Puteolanus
, Roma 1584

 

Filippo Morghen, il tempio di Augusto.
 Tavola 43 Vedute degli antichi monumenti
 di Pozzuoli, Cuma e Baja e luoghi circovicini.
- 1766

 

Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768.

 

Disegno di Achille Vianelli, Napoli 1830

Da Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Il Duomo di Pozzuoli, storia e documenti inediti. Pozzuoli, D’Oriano, 1973

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Ferdinando Castagnoli, in "Atti dei convegni Lincei". N° 33. Roma, 1977

 

Foto 1: veduta dall’interno, parete est, del tempio; in evidenza le parti restaurate e ricostruite (le parti mancanti erano i vuoti delle cappelle del duomo).

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 2: parete est, esterno, in primo piano l’opera di restauro effettuata sulle colonne.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 3: veduta esterna della parete di ovest.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 4: veduta delle tre colonne della parete ovest, interno.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 5: particolare di un capitello della parete di ovest.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 6: particolare di capitello, colonnato interno.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 7: particolare di capitello, colonnato interno, soluzione d’angolo.

Adinolfi Aldo, febbraio 1986

 

Foto 8: le tre colonne della parete est, dall’interno.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 9: veduta delle pareti est ed ovest da notare in fondo l’altare maggiore del duomo, da notare anche la moderna copertura costruita in occasione dei lavori di restauro.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 10: veduta del tempio dall’altare maggiore del Duomo,
da notare l’innesto della struttura antica su quella più moderna della chiesa.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 11: cupola della cappella del SS. Sacramento e l’innesto di questa struttura con quella antica del tempio.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 12: veduta della parte est del podio.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 13: veduta da nord della parete est del podio.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 14: particolare delle nicchiette interne del podio.

Adinolfi Aldo, aprile 1986

 

Foto 15: particolare delle nicchiette interne del podio.

Adinolfi Aldo, aprile 1986

 

Foto 16: particolare delle nicchiette interne del podio.

Adinolfi Aldo, aprile 1986

 

Foto 17: particolare di un muro di riempimento che ricalca la parete e la cornice superiore del podio italico

Adinolfi Aldo, aprile 1986

 

Foto 18: limite estremo del podio, risultando isolato dopo i vari lavori di smembramento.

Adinolfi Aldo, aprile 1986

 

Foto 19: veduta del lato nord del podio.

Adinolfi Aldo, aprile 1986

 

Foto 20: veduta dal lato sud del podio.

Adinolfi Aldo, aprile 1983

 

Foto 21: particolare della scala laterale.

Adinolfi Aldo, dicembre 1985

 

Foto 22: decorazioni marmoree della base del tempio di Augusto.

Adinolfi Aldo, maggio 1983

 

Foto 23: Veduta aerea della zona.

AEROMAPDATA 1996

 

 

(48) Cioè della colonia romana (F. Castagnoli, Ippodamo di Mileto e l'urbanistica a pianta ortogonale, Roma 1956, p. 90),
             non sappiamo se anche della colonia greca (come pensano il Beloch e il Dubois). 

 (49) V. A. D'Ambrosio, Il Duomo di Pozzuoli, Pozzuoli 1973 

(50)   per i capitelli v. W.D. Heilmayer, Korintische Normalkapitelle, "Rom. Mitt:" XVI Ergh., pp.110 n°445, 130.

(51)   il giudizio nettamente negativo del Mommsen, staatsrecht 113 pp. 757 n°1 sull'affermazione di cassio Dione è stato
             corretto da L. R. Taylor The divinity of the Roman Emperor, Middletown 1931, p.215 sg.; non sembra del tutto accettabile
              la successiva critica di C. Habicht, in Le culte des souverains dans l'empire romain ( Entr. Fond.Hardt 19) , Vondoeuvres
              Genève 1972, p.49 sg.

(52) C.I.L. X, 6305. Vituvio V, 1, 7, parla di un tempio di Augusto, ma il testo è interpolato come risulta dall'esame stilistico:
               F. KROHN, p. IV. Sg.; F. PELLATI, Vitruvio, Roma 1938, p. 77. 

(53) di conseguenza non vi è motivo di considerare puteolane le dediche viste a Napoli, di ignota provenienza
             (C.I.L.X,1615,1616,1619), E DAL Mommsem attribuite a Pozzuoli. 

(54) Fasti Arch. "XXIV (1969-70), 8375.

(55) Per es. dal Beloch, Campanien p. 96.

(56) C Giordano, "Rend. Acc. Arch. Napoli" XLV, 1970, p. 219.

(57) Stat., silv. II, 5, 74: auspice condita Phoebo tecta. Evidentemente è il culto della città greca importato da Cuma.

(58) Fasti Arch.", cit. a n° 54.

(59) Val. Max. IX, 3, 7; Plut., 37,3.

(60) C.I.L. X, 1797.

(29) Per una notizia v. F.A. 24-25 (1974) 8375.

(30) Sul Capitolium della colonia concorda anche JOHANNOWSKY, Diskuss. A M. VERZAR, Archaologische Zeugnisse
             aus Umbrien, in Hellenismus in Mittelitalien cit. I. 130 (frammenti di decorazione frontale fittile). Per il PANCIERA, 196 nt.
             22 resta dubbia l'interpetrazione di CIL. X 1613. Sull'importanza della gens Calpurnia nella vita puteolana del primo impero
             cfr. CAMODECA, 74.