0034AR

SEZIONE AR

Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

 

Oggetto :

Convento dei Cappuccini

Ubicazione :

Litorale di Corso Umberto I

Proprietà :

Famiglia Pietropaolo

Dati catastali:   

Foglio 76, particella 1098

Autore :

Ignoto

Epoca :

XVII secolo 

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli, gennaio 1983

Collegamento con Chiesa convento di San Gennaro

La costruzione dopo un decennio di abbandono, nei primi mesi del 1982, è stata abbattuta per dare posto ad una nuova costruzione polivalente, su progetto degli architetti Mario Bucchignani e Alfonso Beraglia. Ma la nuova struttura, ancora oggi, negli ultimi mesi del 1999, è rimasto con i lavori bloccati.

Aggiornamento A. A. luglio 1999

SEZIONE ISC

Raimondo Annecchino - Agnano. Napoli, 1931.

Pag. 15.

Fu per la malaria derivante dal lago di Agnano, che infestava nell’estate la collina della Solfatara, che i Padri Cappuccini del Convento di S. Gennaro nel 1676 chiesero al Municipio di Pozzuoli una zona di terreno presso il mare per edificarvi la sede della loro dimora estiva. Il Municipio, con atto 17 maggio 1676 per notar Agostino Lanzetta, li accontentò, donando loro una zona di terreno fuori la porta della città, sotto la espressa condizione di fabbricarvi il detto ospizio. Esso era costituito da quel fabbricato a destra della Via Napoli, che tuttora s’intitola Cappuccini (nome esteso al rione), e trovasi circondato dal mare, che continuamente tenta invadere la riviera orientale della città.(1)  

Raffaele Giamminelli, Fiorendo Ferdinando Mastroianni - Il Convento - Ospizio dei Cappuccini
                                                                                                 di Pozzuoli.
Napoli, 1983.

Pagg. 16 ss.

Il sito prima dell’edificazione dell’ospizio.
Osservazioni topografiche.

La zona compresa tra la rupe tufacea del rione Terra e l’ospizio dei cappuccini era destinata, nell’antichità, ad attività portuale, come testimonia la presenza di macroscopiche strutture - ora sommerse - con chiara funzione di bacini, benché tale funzione sia contestata da qualche studioso, in quanto le strutture risponderebbero meglio a vivai per piscicoltura o ad opere di difesa della cittadella contro i marosi.

Rilevo del porto antico di Pozzuoli (Dubois Charles, Pouzzoles antique (histoire et topographie). Paris, 1907, p. 262)

<<Portando li porti marittimi il traffico, così si crede, che questo era notabile, poiché si veggono tante fabbriche di botteghe, ed in particolare sotto la Chiesa di Gesù - Maria, dove quando il mar turbato caccia fuori l’onde con epito, si ritrovano su l’arene Cornioli, Ametisti, Ciacinti, Diaspri, Onicchini, Berilli, Lapislazzoli con vari intagli, onde si comprende essere quivi state le botteghe degli Orefici.>>.(2)
Nel secolo XVII la zona era denominata <<Bucciarìa>> (3) , <<luogo dove si ammazzavano le vaccine e v’era una casa con moraglia>>.
Topograficamente la scelta del sito fu assai felice, perché prossimo al mare, vicinissimo alla città, in zone eminentemente termale e sulla strada di collegamento tra Pozzuoli e Napoli.
La via, denominata <<Regia>>, fu realizzata nel 1568 dal viceré do Pedro Afan de Rivera, duca d’Alacalà (1559 - 1571), su progetto del regio ingegnere Ambrogio Attendola, con la direzione tecnica di Mario Galeota e per la spesa complessiva di ducati 35294.4.20 (4) .
In primo piano la località di Bagnoli - La Pietra (Balneola) sovrastata dal Monte Dolce e dal Monte Olibano col tracciato dell’antico acquedotto (Aquaeductus). Un’edicola (Limes), con la seguente epigrafe ormai dispersa che ricorda l’apertura della strada, è preceduta da rovine sparse nel mare (Ponticulus).

PHILIPPO II. CATHOL. REGNANTE
LOCA IN VIA SOLIS IBICIBUS PERVIA,
FRETO, MONTIBUS, SAXIS IMMANIBUS
INVOLUTA
PARAFANUS RIBERO ALCALAE DUX,
CUM PROREGE ESSET EXCLUSO MARI,
COMMINATIS SAXIS, DISSERTIS
MONTIBUS,
APERUIT, VIAM STRAVIT
ET AD BALNEA PUTEOLANA, QUAE
PRIUS DAPEDITA
PUBLICAE SALUTI RESTITUERAT,
PATEFECIT.
MDLXXI.
(5)

La strada, poi, scende verso la spiaggia mediante una serie di arcate (Pons) nei pressi di alcuni bagni termali (Balnea), ancora oggi identificabili (Terme Puteolane, Subveni Homini). Segue un lungo rettilineo (attuale corso Umberto I) alla cui destra sono evidenti fertili campi ed a sinistra un ampio arenile si allarga verso la chiesa di Gesù e Maria (San Vincenzo) con annesso conventino confinante ai piedi della rupe tufacea del rione Terra. Nell’ultimo tratto di costa sono chiarissime le strutture emergenti dei bacini portuali (Piscina). Il mulino a vento (Mola, vento versatilis) è ubicato molto approssimativamente perché esso ergeva sul rione Terra e non ai suoi piedi. Infatti, la presenza del mulino è ancora oggi ricordata dal toponimo <<Centìmolo>> (6) (largo San Liborio).

La costruzione dell’ospizio.

Già verso la fine della prima metà del secolo XVII, i frati di San Gennaro alla Solfatara pensarono di edificare un ospizio nei pressi della città, perché il sito del loro convento, durante la stagione estiva, era invaso dai miasmi che esalavano dal vicino lago di Agnano, destinato alla macerazione del lino e della canapa, e dall’area puteolente della Solfatara. Infatti, dal 1580 al 1676, morirono <<più di 80 P. P. Cappuccini, et altrittanti gravemente ammalati à cagione dell’Aria pestifera>>.
Prima della edificazione dell’ospizio , i frati, da maggio a novembre, abbandonavano il convento <<ritirandosi in Napoli, òpure à qualche Palazzo locato>> in Pozzuoli. per evitare la vicinanza dei alici, ed in particolare le donne, innoltrarono istanza alla civica amministrazione di Pozzuoli per ottenere un suolo adatto ai loro bisogni.
Il 17 marzo, o il 10 maggio, o il 13 maggio 1676, con reggia dispensa, per atto del notaio Nicola Lanzetta di Pozzuoli, fu concesso gratuitamente ai frati cappuccini un apprezzamento di terreno, distante 50 passi dal mare, di 150 palmi di larghezza e 150 palmi di lunghezza, <<arenoso e incolto>>, confinante con alcune case dei domenicani del monastero di San Pietro martire di Napoli, <<assieme con uno scoglio ed altri luoghi>> in località detta <<Bucciarìa>>.
Con vari contributi elargiti dai municipi di Pozzuoli e di Napoli, con offerte ed elemosine di fedeli, il 1° agosto del 1676 furono iniziati i lavori di costruzione. Ma furono sospesi dopo appena quindici giorni, durante i quali si spesero 400 ducati, dal nunzio apostolico di Napoli, su ricorso inoltrato dai vicini domenicani di Gesù e Maria (San Vincenzo). La causa tra i cappuccini e i domenicani durò quasi due anni e i motivi addotti furono diversi e capziosi: minima distanza tra le due strutture religiose, limitazione di veduta, possibilità di sottrarre il concorso dei devoti dalla chiesa dei domenicani.
Il 13 maggio 1678, la Sacra Congregazione dei Religiosi pose fine alla questione, obbligando i cappuccini a realizzare soltanto l’ospizio senza chiesa e senza clausura, altrimenti la costruzione sarebbe rientrata nelle limitazioni di distanza previste dalle leggi ecclesistiche. I frati cappuccini accettarono la sentenza, sottacendo che avrebbero realizzato lo stesso la chiesa, come previsto nella pianta.
I lavori furono ripresi speditamente e il 13 marzo 1679 la civica amministrazione puteolana concesse la fornitura di <<un poco d’acqua vergine del formale (conduttura) che viene alla fontane della piazza pubblica della d(ett)a Città dove se dice il Borgo>>, sia per la costruzione , sia per alimentare la cisterna dell’ospizio realizzata sotto il chiostro. Il documento, redatto dal cancelliere Aloisio Antonio Costantino, porta le firme di Giovanni de Costanzo, maestro giurato, Antonio Costantino, sindaco, e Nicola Adamiano, Geronimo Russo, Cesare di Fraya, Antonio Costantino, eletti.
Tra i benefattori della costruzione va citato il consigliere di Stato Pablo Stayano che lasciò un’eredità di 800 scudi. I cappuccini, per ritirare detta somma si rivolsero al re di Spagna, Carlo II (1661 - 1700), che inviò un decreto, datato Madrid 21 luglio 1684, con cui ordinava al viceré don Gaspar de Haro, marchese del Carpio (1683 - 1687), di patrocinare la causa dei frati per la liquidazione dell’eredità.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

Pag. 141

Ospizio a Pozzuoli

I frati Cappuccini di San Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli, il 10 maggio 1676, con atto del notaio Nicola Lanzetta, ebbero in dono dalla civica Amministrazione (Università) un suolo di 150 palmi di lunghezza e 150 palmi di larghezza per edificarvi un ospizio - convento stagionale in località "Buccarìa" ("luogo dove si amazzavano le vaccine"), da Bucciere = mercante di bestie.
La richiesta scaturì dal fatto che d'estate la collina della Solfatara era appestata dall'aria puteolente che esalava il vicino lago di Agnano, destinato alla macerazione della canapa e del lino. Questo quanto risulta dai documenti, ma in realtà i Cappuccini aspirarono ad avvicinarsi al centro abitato di Pozzuoli, che già registrava la presenza dei Domenicani, dei Benedettini, dei Minori Osservanti, dei Carmelitani, dei Gesuiti, dei Pasqualini, dei Gerolomini e delle Clarisse, per interesse di ben altra natura.
Con i contributi concessi dai comuni di Napoli e di Pozzuoli e con le offerte dei fedeli, si dette inizio all'opera il 1° agosto del 1676. La costruzione, anche se osteggiata dai vicini Domenicani di Gesù Maria (San Vincenzo), i quali temevano che la cappella dell'erigendo ospizio dei frati Cappuccini avesse inciso sull'affluenza dei fedeli alla loro chiesa, fu completata in pochi anni e nel 1690 era già pienamente funzionante.
Oltre ad ospitare i frati durante la stagione estiva, la struttura era capace di accogliere, separati dalla clausura, anche stranieri per la pratica delle cure balneo-termale.
Già verso la fine della prima metà del secolo XVIII, la fabbrica incominciò a denunziare segni di fatiscenza, provocati dal mare che, per effetto del bradisismo discendente, invadeva i locali a piano terra. Fino al 1850, data del suo definitivo abbandono, l'ospizio ebbe bisogno di numerosi interventi di carattere protettivo contro i marosi.
Con l'incameramento dei beni ecclesiali (7 luglio 1866), l'ospizio passò prima al demanio nel 1871, poi al Ministro della Marina Mercantile nel 1875 che lo vendette ad un privato per uso di pescicoltura e bagni.

Bibliografia

Raimondo Annecchino - Agnano. Napoli, 1931.

Raffaele Giamminelli, Fiorendo Ferdinando Mastroianni - Il Convento - Ospizio dei Cappuccini di
                                                                                                 Pozzuoli.
Napoli, 1983.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

SEZIONE RGI

 

Pianta dell’Ospizio della fabbrica di Pozzuoli (? aprile 1676).
Documento n. 8

 

Pianta della cisterna realizzata sotto il chiostro. Documento n. 10.

 

Da Mario Cartaro, Ager Puteolanus, Roma 1584.

 
Particolare del disegno di Gabriele Ricciardelli, incisione di Francesco La Mura. Per la pubblicazione di Paoli Paolo Antonio, Avanzi delle Antichità esistenti a Pozzuoli Cuma e Baja. Napoli 1768.

 
Da Vianelli Achille, Vedute di Napoli e dintorni. Cuciniello e Bianchi, Napoli 1830 c. Disegno di Achille Vianelli. Litografia di Domenico Cuciniello e Lorenzo Bianchi.

 

Da Vianelli Achille, Vedute di Napoli e dintorni. Cuciniello e Bianchi, Napoli 1830 c. Disegno di Achille Vianelli. Litografia di Lorenzo Bianchi.

 

Foto tratta dall’Archivio Fratelli Alinari (coll. Brogi), n. 5721. Prima del 1878.

 

Cartolina. Panoramica dal belvedere di San Gennaro, databile fine ‘800.

 

Cartolina, tra la fine dell‘800 e i primi anni dell’900. In questo periodo ebbe la trasformazione come ristorante, in questa foto c’era il ristorante "Matacena".

 

Cartolina esplicitamente pubblicitaria del ristorante "Vincenzo a ‘mmare", anni 30.

 

Foto del ristorante <<Vincenzo a ‘mmare>>, intorno al 1950.

 

Cartolina. Panoramica dal belvedere di San Gennaro, databile negli anni 1960.

 

 

(1) Nel 1858 il fabbricato, ridotto in cattivo stato, fu abbandonato dai monaci, e rimase in balia di tutti. Nel 1871 se ne impossessò il Demanio; e nel 1875 passò al ministero della Marina, che lo vendette poi a privati

(2) Sarnelli P., v. bibliografia, p. 25.

(3) Buccière: Mercanti di bestie.

(4) Strazzullo F., v. bibliografia, p. 129.

(5) Panvini P., v.bibliografia, p. 45.

(6) Centìmolo: (dial.) Mulino a ruota dentata azionato da forza animale.