Raimondo Annecchino - Agnano.
Napoli, 1931.
Pag. 15.
…
Fu per la malaria derivante dal lago di
Agnano, che infestava nell’estate la collina della Solfatara, che i
Padri Cappuccini del Convento di S. Gennaro nel 1676 chiesero al Municipio
di Pozzuoli una zona di terreno presso il mare per edificarvi la sede
della loro dimora estiva. Il Municipio, con atto 17 maggio 1676 per notar
Agostino Lanzetta, li accontentò, donando loro una zona di terreno fuori
la porta della città, sotto la espressa condizione di fabbricarvi il
detto ospizio. Esso era costituito da quel fabbricato a destra della Via
Napoli, che tuttora s’intitola Cappuccini (nome esteso al rione), e
trovasi circondato dal mare, che continuamente tenta invadere la riviera
orientale della città.(1)
…
Raffaele Giamminelli, Fiorendo
Ferdinando Mastroianni - Il Convento - Ospizio dei Cappuccini
di Pozzuoli.
Napoli, 1983.
Pagg. 16 ss.
Il sito prima dell’edificazione dell’ospizio.
Osservazioni topografiche.
La zona compresa tra la rupe tufacea del
rione Terra e l’ospizio dei cappuccini era destinata, nell’antichità,
ad attività portuale, come testimonia la presenza di macroscopiche
strutture - ora sommerse - con chiara funzione di bacini, benché tale
funzione sia contestata da qualche studioso, in quanto le strutture
risponderebbero meglio a vivai per piscicoltura o ad opere di difesa della
cittadella contro i marosi.
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Rilevo del porto antico di Pozzuoli
(Dubois Charles, Pouzzoles antique (histoire et topographie).
Paris, 1907, p. 262) |
<<Portando li porti marittimi
il traffico, così si crede, che questo era notabile, poiché si veggono
tante fabbriche di botteghe, ed in particolare sotto la Chiesa di Gesù -
Maria, dove quando il mar turbato caccia fuori l’onde con epito, si
ritrovano su l’arene Cornioli, Ametisti, Ciacinti, Diaspri, Onicchini,
Berilli, Lapislazzoli con vari intagli, onde si comprende essere quivi
state le botteghe degli Orefici.>>.(2)
Nel secolo XVII la zona era denominata <<Bucciarìa>> (3)
,
<<luogo dove si ammazzavano le vaccine e v’era una casa con
moraglia>>.
Topograficamente la scelta del sito fu assai felice, perché prossimo al
mare, vicinissimo alla città, in zone eminentemente termale e sulla
strada di collegamento tra Pozzuoli e Napoli.
La via, denominata <<Regia>>, fu realizzata nel 1568 dal
viceré do Pedro Afan de Rivera, duca d’Alacalà (1559 - 1571), su
progetto del regio ingegnere Ambrogio Attendola, con la direzione tecnica
di Mario Galeota e per la spesa complessiva di ducati 35294.4.20 (4)
.
In primo piano la località di Bagnoli - La Pietra (Balneola)
sovrastata dal Monte Dolce e dal Monte Olibano col tracciato dell’antico
acquedotto (Aquaeductus). Un’edicola (Limes), con la
seguente epigrafe ormai dispersa che ricorda l’apertura della strada, è
preceduta da rovine sparse nel mare (Ponticulus).
PHILIPPO II. CATHOL. REGNANTE
LOCA IN VIA SOLIS IBICIBUS PERVIA,
FRETO, MONTIBUS, SAXIS IMMANIBUS
INVOLUTA
PARAFANUS RIBERO ALCALAE DUX,
CUM PROREGE ESSET EXCLUSO MARI,
COMMINATIS SAXIS, DISSERTIS
MONTIBUS,
APERUIT, VIAM STRAVIT
ET AD BALNEA PUTEOLANA, QUAE
PRIUS DAPEDITA
PUBLICAE SALUTI RESTITUERAT,
PATEFECIT.
MDLXXI. (5)
La strada, poi, scende verso la spiaggia
mediante una serie di arcate (Pons) nei pressi di alcuni bagni
termali (Balnea), ancora oggi identificabili (Terme Puteolane,
Subveni Homini). Segue un lungo rettilineo (attuale corso Umberto I) alla
cui destra sono evidenti fertili campi ed a sinistra un ampio arenile si
allarga verso la chiesa di Gesù e Maria (San Vincenzo) con annesso
conventino confinante ai piedi della rupe tufacea del rione Terra. Nell’ultimo
tratto di costa sono chiarissime le strutture emergenti dei bacini
portuali (Piscina). Il mulino a vento (Mola, vento versatilis)
è ubicato molto approssimativamente perché esso ergeva sul rione Terra e
non ai suoi piedi. Infatti, la presenza del mulino è ancora oggi
ricordata dal toponimo <<Centìmolo>> (6)
(largo San Liborio).
La costruzione dell’ospizio.
Già verso la fine della prima metà del
secolo XVII, i frati di San Gennaro alla Solfatara pensarono di edificare un
ospizio nei pressi della città, perché il sito del loro convento, durante la
stagione estiva, era invaso dai miasmi che esalavano dal vicino lago di Agnano,
destinato alla macerazione del lino e della canapa, e dall’area puteolente
della Solfatara. Infatti, dal 1580 al 1676, morirono <<più
di 80 P. P. Cappuccini, et altrittanti gravemente ammalati à cagione dell’Aria
pestifera>>.
Prima della edificazione dell’ospizio , i
frati, da maggio a novembre, abbandonavano il convento <<ritirandosi in
Napoli, òpure à qualche Palazzo locato>> in Pozzuoli.
per evitare la vicinanza dei alici, ed in particolare le donne, innoltrarono
istanza alla civica amministrazione di Pozzuoli per ottenere un suolo adatto ai
loro bisogni.
Il 17 marzo, o il 10 maggio,
o il 13 maggio 1676, con reggia dispensa, per atto del notaio Nicola
Lanzetta di Pozzuoli, fu concesso gratuitamente ai frati cappuccini
un apprezzamento di terreno, distante 50 passi dal mare, di 150 palmi di
larghezza e 150 palmi di lunghezza, <<arenoso e incolto>>,
confinante con alcune case dei domenicani del monastero di San Pietro martire di
Napoli, <<assieme con uno scoglio ed altri luoghi>> in
località detta <<Bucciarìa>>.
Con vari contributi elargiti dai municipi di
Pozzuoli e di Napoli, con offerte ed elemosine di fedeli, il 1° agosto del 1676
furono iniziati i lavori di costruzione. Ma furono sospesi dopo
appena quindici giorni, durante i quali si spesero 400 ducati, dal nunzio
apostolico di Napoli, su ricorso inoltrato dai vicini domenicani di Gesù e
Maria (San Vincenzo). La causa tra i cappuccini e i domenicani
durò quasi due anni e i motivi addotti furono diversi e capziosi: minima
distanza tra le due strutture religiose, limitazione di veduta, possibilità di
sottrarre il concorso dei devoti dalla chiesa dei domenicani.
Il 13 maggio 1678, la Sacra Congregazione dei
Religiosi pose fine alla questione, obbligando i cappuccini a realizzare
soltanto l’ospizio senza chiesa e senza clausura, altrimenti la costruzione
sarebbe rientrata nelle limitazioni di distanza previste dalle leggi
ecclesistiche. I frati cappuccini accettarono la sentenza,
sottacendo che avrebbero realizzato lo stesso la chiesa, come previsto nella
pianta.
I lavori furono ripresi speditamente e il 13
marzo 1679 la civica amministrazione puteolana concesse la fornitura di <<un
poco d’acqua vergine del formale (conduttura) che viene alla fontane
della piazza pubblica della d(ett)a Città dove se dice il Borgo>>,
sia per la costruzione , sia per alimentare la cisterna dell’ospizio
realizzata sotto il chiostro. Il documento, redatto dal cancelliere Aloisio
Antonio Costantino, porta le firme di Giovanni de Costanzo, maestro giurato,
Antonio Costantino, sindaco, e Nicola Adamiano, Geronimo Russo, Cesare di Fraya,
Antonio Costantino, eletti.
Tra i benefattori della costruzione va citato
il consigliere di Stato Pablo Stayano che lasciò un’eredità di 800 scudi. I
cappuccini, per ritirare detta somma si rivolsero al re di Spagna, Carlo II
(1661 - 1700), che inviò un decreto, datato Madrid 21 luglio 1684, con cui
ordinava al viceré don Gaspar de Haro, marchese del Carpio (1683 - 1687), di
patrocinare la causa dei frati per la liquidazione dell’eredità.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di
Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.
Pag. 141
Ospizio a Pozzuoli
I frati Cappuccini di San Gennaro alla
Solfatara di Pozzuoli, il 10 maggio 1676, con atto del notaio Nicola Lanzetta,
ebbero in dono dalla civica Amministrazione (Università) un suolo di 150 palmi
di lunghezza e 150 palmi di larghezza per edificarvi un ospizio - convento
stagionale in località "Buccarìa" ("luogo dove si amazzavano
le vaccine"), da Bucciere = mercante di bestie.
La richiesta scaturì dal fatto che d'estate
la collina della Solfatara era appestata dall'aria puteolente che esalava il
vicino lago di Agnano, destinato alla macerazione della canapa e del lino.
Questo quanto risulta dai documenti, ma in realtà i Cappuccini aspirarono ad
avvicinarsi al centro abitato di Pozzuoli, che già registrava la presenza dei
Domenicani, dei Benedettini, dei Minori Osservanti, dei Carmelitani, dei
Gesuiti, dei Pasqualini, dei Gerolomini e delle Clarisse, per interesse di ben
altra natura.
Con i contributi concessi dai comuni di Napoli
e di Pozzuoli e con le offerte dei fedeli, si dette inizio all'opera il 1°
agosto del 1676. La costruzione, anche se osteggiata dai vicini Domenicani di
Gesù Maria (San Vincenzo), i quali temevano che la cappella dell'erigendo
ospizio dei frati Cappuccini avesse inciso sull'affluenza dei fedeli alla loro
chiesa, fu completata in pochi anni e nel 1690 era già pienamente funzionante.
Oltre ad ospitare i frati durante la stagione
estiva, la struttura era capace di accogliere, separati dalla clausura, anche
stranieri per la pratica delle cure balneo-termale.
Già verso la fine della prima metà del
secolo XVIII, la fabbrica incominciò a denunziare segni di fatiscenza,
provocati dal mare che, per effetto del bradisismo discendente, invadeva i
locali a piano terra. Fino al 1850, data del suo definitivo abbandono, l'ospizio
ebbe bisogno di numerosi interventi di carattere protettivo contro i marosi.
Con l'incameramento dei beni ecclesiali (7
luglio 1866), l'ospizio passò prima al demanio nel 1871, poi al Ministro della
Marina Mercantile nel 1875 che lo vendette ad un privato per uso di pescicoltura
e bagni.
Bibliografia
Raimondo Annecchino - Agnano.
Napoli, 1931.
Raffaele Giamminelli, Fiorendo Ferdinando
Mastroianni - Il Convento - Ospizio dei Cappuccini di
Pozzuoli.
Napoli, 1983.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di
Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.