0029AR

SEZIONE AR

Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

 

Oggetto :

Chiesa e ospedale di Santa Marta

Ubicazione :

Piazza Generale Capomazza

Proprietà :

Famiglia Cosenza

Dati catastali:   

Foglio 86, particella 14

Autore :

Ignoto

Epoca :

XVI secolo

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli, gennaio 1983

Collegamento con Beni Artistici

Collegamento con , Piscina 

SEZIONE ISC

Pompeo Sarnelli - La guida de’ forestieri. Napoli, 1768.

Pagg. 53, 58

…….. Informatio

pro Hospidali de Tripergola, che si conserva nell’archivio della Corte Vescovile di Pozzuoli, avuto dall’erudirissimo Signore Abate Vincenzo Antonio Capoccio, allora Vicario Generale di detta Citta, ed il seguente:

Praesentata die primo Julii 1587. Puteolis per magnificos Dominus Franciscum de Composta Magistrum de Composta Magistrum Juratum, Hieronumum de Fraya Sydicum, lanzeluctum de Bono hamine, Polydorum Fraya patre Electos ex Civibus coram Illustre Domino Episcopio Puteolano, per quem fuit receptum, si et in quantum etc.

Molto Ill. e Revendies. Monsig.

Il Maestro Jurato, Sindico, ed eletti della città di Pozzuoli, fanno intendere a V. S. Revendissima, come avanti l’incendio della cenere, che uscì da Tripergola, in detto luogo ci era una Chiesa nominata Santo Spirito con l’ospedale, lo quale Ospedame era nominato olim Ospedale di S. Marta, lo quale da anno in anno continuamente si teneva aperto per gl’infermi dalli mastri dello sacro Ospedale di S. Maria dell’Annunziata di Napoli, lo quale ab antiquissimo tempo, che non c’è memoria di uomo in contrario, sempre si è tenuto aperto, e non ha dubbio, contradizione, né replica alcuna, a causa, che detto Sacro Ospedale tiene di entrare in detta Città, o territorio ducati due mila circa, e dopo detto incendio detta Chiesa, ed Ospedale per ritrovarsi sotterrato, ed occupato di arena, fu detti olim Signori Maestri trasportato vicini all’Annunziata di Pozzuoli, dal che n’è nato, forsi causato dall’incendio predetto o per dare principio ad edificare una nuova chiesa, ed Ospedale, mentre ciò non è restato, e ridotto ad pristinum con ogni debita riverenza delli detti Signori Maestri, si dice a V. S. Reverendissima, che con poco cura, e discuito l’hanno ridotto da pochi anni in qua ad nihilum, atteso lo tengono aperto quando un mese, e quando poco più o meno verso Maggio, e così continuano ogni anno, forsi di pigliare espediente alla reforma di esso, atteso detto Ospedale fu fondato anticamente in detto territorio di Pozzuoli per universale beneficio, tanto delli Esterik come de’ poveri Pozzolani, li quali per la causa predetta non ne hanno utilità, né beneficio alcuno, come soleano ricevere anticamente. Il che sarebbe giusto, per esserne quasi tutte l’entrate nel territorio di detta Città, che li Poveri di quella ne ricevessero alcun sussidio; e perché intendono essi Supplicanti, e vedono, che V. S. Reverendissima ha incominciato a fare la vivita in tutta la sua Diocesi, supplicano quella resti servita in ciò visitare detto Ospedale, e fare si tenga aperto tutto l’anno continuamente, atteso l’Illustri, ed Eccellenti Signori Maestri, li quali governano oggi questo Sacro Ospedale dell’Annunziata di Napoli, sono persone di bene, integre, ed inclinati assai all’opere pie, ed inimici di lite, per lo che in tempo di molte Maestrie hanno pagato allo nuovo Ospedale di Santa Maria della Grazia ducati cinque lo mese, e comunicando il negozio V. S. Revendissima con essi, se accaperà forsi più di quello si supplica; e caso che nò (il che non si crede) in tal caso fanno instanza voglia V. S. Reverendissima farsi giustizia, e fare eseguire quanto per lo Sacro Santo Concilio Tridentino in ciò stà ordinato, e comandato, e sequestrare l’entrate, ch’esigge detto Sacro Ospedale, e quelli convertirle all’effetto predetto, di modo non si manchi, conforme a detto pristino stato, in quello miglior modo sarà giusto, e conveniente, e massime trattandosi di tanta opera pia, si per l’estrema povertà de’ Cittadini, sì anco per il maltrattamento de’ poveri Ospiti, e lo riputeranno a grazia singolerissima, ut Deus.

Die 4. mensis Julii 1587. Puteolis.

Et per Illustrem et Revendissimum

Dominum Episcopum Puteolanum fuit provisum, et decretum, quod capiatur summaria informatio de expositia, hoc suum, etc.

Leonardus episcopus Puteolsnus.

Die 30. Mensis Julii 1587. Puteolis.

Magnificus Dominus Antonius Russus de Puteolis aetatis annorum octuaginta et plus in circa testis summarie productus, et medio suo juramento interragatus, et examinatus super tenore Memorialis magnificae Universitatis Puteolanae, dicit: Ch’esso testimonio si ricorda a tempo, ch’era figliuolo, che andava alla festa di Santo Spirito, la quale chiesa stava dentro il castello nominato Tripergola, ed in detta festa se ci spendevano per il Mastri le cerase, e se ci abballava, dove concorreva tutta la Città in detta festa, ed in detto Castello vi era un Ospedale dalla parte di basso sopra li bagni terranei, ed esso testimonio entrava dentro detto Ospedale, e vi vedeva da circa trenta letti più, e meno, nelli quali dimoravano molti infermi forestieri, e cittadini, li quali aveano di bisogno de’ bagni sudatori, per tutte infermità, ed anco vi stava la strada, la quale da passo in passo era situata, ed abitata da più persone, delle quali esso testimonio se ne ricorda circa tre osterie, le quali servivano per li Cavalieri, che andavano alli bagni, e persone faccoltose, che avevano denari da spendere; e giontamente in detta strada con dette Osterie vi stava una Speziaria, la quale crede esso testimonio, che stasse là per beneficio di detto Ospedale, e dopo essendo venuto in età più perfetta, vedeva esso testimonio, che detto Ospedale di Tripergole si esercitava per li Mastri, delli quali si ricorda molto bene, che un’anno vi fu Mastro il quondam magnifico Parise Adamiano di Pozzuoli, il quale poi continuamente ne teneva protezione, e dopo di là a certi anni, e proprio l’anno 1538, nel giorno di San Geronimo si sentì per detta Città un gran terremoto, lo quale allo stesso pigliava, e lasciava, e tutta la Città si mise in rivolta, e quasi tutta disabitò, ed andò in Napoli, e per le campagne, chi fuggiva in un luogo, e chi in un’altro, e pareva, che il mondo volesse subissare; e le genti fuggivano etiam alla nuda, ed uscendo esso testimonio co’ suoi figliuoli, e sua moglie, ritrovò alla porta di Pozzuoli una donna nominata Zizula, moglie di Mastro Geronimo Barbiero, la quale andava in camicia a cavallo ad uno somiero alla mascolina scapillata: e tutti piangevano, e gridavano: Misericordia! E come fu verso un’ora in due di notte, uscì una bocca di fuoco, vicino al detto Ospedale, nel luogo nominato la Fumosa da dentro mare, e menava gran moltitudine di pietre pomici, e di arena, e si sentivano gran tuoni, e lampi; ed in cambio di acqua pioveva arena, e venne detta bocca di fuoco così aperta ad accostarsi al Castello, ed Ospedale di Tripergole, e tutto lo sconquassò, e rovinò, e poi lo empì di arena, e di pietre, e vi fece una montagna nuova in ventiquattro ore, dove infino ad oggi si vede.

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.

Pagg. 189, 190 e 191

Un avvenimento notevole del regno di Carlo II, come si è accennato, fu la fondazione da lui fatta dell’Ospedale di Tripergole, tra Baia e Pozzuoli, dove poi sorse il Montenuovo.(10) Il diploma di fondazione è in data 15settembre 1299. Il Re, al fine di alleviare le sofferenze dei poveri e bisognosi che occorrevano ai bagni di Pozzuoli, deliberò di fondare un ospedale nel luogo chiamato Tripergole, ove erano tali sorgenti;(11) lo fece dipendere dall’Ospedale Maggiore di S. Spirito in Saxia di Roma e lo dotò di 150 once d’oro annue, di cui 100 once da prelevarsi dalle gabelle della città di Pozzuoli e le restanti 50 once assegnate in congrua e conveniente terra. Di più il Re concesse per la costruzione di detto Ospedale altre 700 once d’oro, disponendo che vi si collocassero fino a 120 letti, da servire per i poveri infermi. Dispose pure che il Preposto all’ospedale dovesse essere sottoposto al controllo di due <<uomini dabbene>> di nomina regia e ordinò per il religioso la costruzione di una cappella, dedicata a S. Marta, per la quale però assegnò alcuna rendita; fece obbligo tuttavia al Preposto di tenere la bisogna un cappellano prete ed un chierico, ai quali doveva fornire gli alimenti e tutto il necessario. Per la riscossione delle 100 once d’oro fu dato ordine ai baglivi di Pozzuoli di effettuarne il pagamento dai diritti sul zolfo e sull’allume, il che si desume da una lettera di re Roberto in data 22 marzo 1311 ai baglivi di Pozzuoli. Circa le restanti 50 once d’oro, per 20 once re Carlo assegnò all’Ospedale la metà del feudo di Cuma col suo lago Fusaro,(12) e per le altre 30 once furono assegnate altri beni, che si trovano descritti nella concessione fattane dalla regina Giovanna del 28 giugno 1363. Primo Preposto o Priore dell’Ospedale di Tripergole fu nominato Frate Giovanni de Bononia, della Casa ed ospedale maggiore di S. Spirito in Saxia.
Il luogo dove fu costruito l’Ospedale chiamavasi <<Cumazzano>>, appartenente alla Mensa Vescovile di Pozzuoli; re Carlo, a mezzo di Nicolò di Somma, trattò e conchiuse col Vescovo di Pozzuoli Francesco(13) la permuta di detto territorio con altro equivalente costituito dal fondo arbustato di regio demanio denominato <<Orto del Signore>> con grotte contigue, sito in Pozzuoli nella località detta <<Vallentino>>. Inoltre fu concessa al Vescovo per sé e per i suoi successori la dispensa dal pagamento del cosiddetto ius, << diritto di piazza>>, per tutte le compravendite da essi fatte.(14) Tale permuta fu rogata da Matteo Cioffo di Pozzuoli, notaio apostolico, in data 4 giugno 1305.
La costruzione dell’Ospedale di Tripergole durò vari anni(15) Durante il 1306 ed il 1307 vi lavorò Mastro Gallardo o Gagliardo Primario,(16) morto nel 1348, architetto e scultore molto reputato, che fu proto-mastro nell’opera della chiesa di S. Chiara in Napoli, e che collaborò con Tino da Camaino da Siena nelle sculture della tomba della regina Maria nella chiesa di Donnaregina. Si ha pure notizie di uno sciopero degli operai addetti all’opera dell’Ospedale di Tripergole nel 19 giugno 1307.(17)
La benefica istituzione dell’Ospedale fu sommamente a cuore a Carlo II, che continuò ad elargire ad essa prerogative e privilegi, come la facoltà do estrarre ogni anno in perpetuum per suo uso 100 salme di grano, 30 di orzo e 10 di legumi. E di esso si occupò a lungo nel testamento in data 16 marzo 1308 con disposizioni riflettenti il suo completamento ed il suo funzionamento.(18)
Tripergole divenne un popoloso villaggio: oltre la cappella di S. Marta vi era la chiesa dello Spirito Santo, la farmacia e diverse taberne.
Sotto il regno di Roberto I l’Ospedale si beneficiò di altre concessioni e protezioni sovrane: il 17 settembre 1309 Roberto d’Angiò mise sotto la protezione reale tutti i luoghi dipendenti dell’Ospedale di S. Spirito in Saxia fra cui l’Ospedale di Tripergole. Nell’imposizione di pesi fiscali, di cui nel 1317 vennero gravati gli abitanti di Pozzuoli, furono esentanti l’Ospedale ed i chierici.
Nel 1336 il Priore di Tripergole si rivolse a re Roberto per essere tutelato nel possesso della metà del feudo di Cuma e del lago Fusaro e specie del diritto di pescare nel lago, possesso turbato da Michele Cantone, il quale accampava di aver avuto dallo stesso Re una concessione relativa col diritto di pesca, e ciò in compenso di servigi resi al Re circa il feudo di Belvedere in territorio di Pozzuoli; ed il Re con lettera del 12 agosto 1337 accolse l’istanza, ingiungendo che l’Ospedale non si arrecassero le lamentate molestie. Tre anni dopo, nel 1339, il Priore ricorreva di nuovo al Re perché lo stesso Cantone impediva all’Ospedale di macerare e far macerare il lino nel lago Fusaro, ed il Re parimente con lettera 21 agosto 1339 ordinava che il Priore ed i suoi successori fossero mantenuti in detto possesso. Il 5 dicembre dello stesso anno il Re inviava alcune lettere ai gabellieri del baglivo sullo zolfo ed allume di Pozzuoli, ordinando il paramento di once 42 a favore dell’Ospedale di Tripergole ed in caso di renitenza ingiungeva di prendere tutti i rimedi opportuni. Non essendosi ottemperato all’ordine del Re, questi nominò un commissario, il quale mise il Priore dell’Ospedale in possesso di due territori posseduti dai gabellieri debitori, di cui uno nel luogo detto <<Quarto>> e l’altro nel luogo detto <<Cavallara>>, entrambi nelle pertinenze di Pozzuoli; l’atto fu rogato dal notaio Pandulfo Sabbatino in data 7 gennaio 1341.

Angelo D’Ambrosio - Storia della mia Terra. Pozzuoli, 1976.

Pag. 48

Chiesa e Ospedale di Santa Marta - Corso Nicola Terracciano.

Furono costruiti verso il 1572 in sostituzione della chiesa e dell’ospedale distrutti dall’eruzione del 29, 30 settembre 1538. Il senatore del regno Vincenzo Cosenza, in data 26 marzo 1910, acquistò dal Comune di Pozzuoli la chiesa e l’ospedale e li adibì ad abitazioni private.
In questo adattamento furono conservate le strutture architettoniche più importanti della chiesa.

Bibliografia

Pompeo Sarnelli - La guida de’ forestieri. Napoli, 1768.

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.

Angelo D’Ambrosio - Storia della mia Terra. Pozzuoli, 1976.

Estratto della zona interessata da Mario Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584

 

SEZIONE RGI

 

 

Estratto della zona interessata da Mario Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584

 

Riproduzione da: Raffaele Giamminelli, La chiesa e l’ospedale di santa Marta a Pozzuoli. Un monumento abbandonato e dimenticato. Pozzuoli, 1978.

 

Veduta della struttura nel suo insieme in una foto che risale agli anni 1960 -1970
Foto archivio  Raffaele Giamminelli.

 

SEZIONE MF

Foto 1: prospetto sulla piazza.

Adinolfi Aldo, novembre 1985

 

 

(10) Non è possibile ricostruire esattamente nei suoi particolari la topografia del villaggio e delle sue adiacenze, sia per la mancanza, finora, di dettagliate notizie coeve, sia per la difficile identificazione di alcune località a cagione della confusione dei vari nomi, con cui, forse simultaneamente o successivamente indicate. La più antica menzione di Tripergole si trova in un documento del 1017 (Capasso, Mon. Ad. Neap. ecc.; n° 375).

(11) La località era già largamente frequentata per l'uso di quelle terme. Abbiamo infatti notizia di una licenza accordata nel 1265 da Re Carlo I d'Angio a Giovanni Caponcapo di costruire in quella località presso quei bagni minerali una taverna per comodo della gente che li frequenta (Reg. Ang. 40, fol. 7).

(12) La cenata metà del feudo di Cuma era possesso di Marino di Fiorenza, il quale l'aveva concessa in dote alla figlia Oliva, moglie di Franco di Mozza, e costoro in cambio di altri beni della Reale Corte siti in Bari ne fecero rinunzia al re Carlo II. Per il feudo di Cuma vedi i documenti in appendice a Un Castello svevo - angioino del De Blasiis, in <<Arch.Stor.Prov.Nsp>>., 1915, specie quello che descrive il feudo di Cuma (1323), p. 164 sgg.

(13) Secondo la cronologia dei Vescovi del Tutini (ms. Antichità Sacre della chiesa di Pozzuoli della Biblioteca Nazionale di Napoli sez. Brancacciana) il Vescovo potrebbe essere Francesco, mentre non corrisponde all'elenco del Cantèra riportato a p. 340.

(14) Tra gli altri privileggi che per antica consuetudine godeva il vescovo di Pozzuoli era l'assegno annuale di 12 once d'oro sulla gabella dei tintori di Napoli (R. Filangieri, I Registri della Cancelleria angioina, Napoli, 1950, pp. 108 e 285).

(15) C. Minieri Riccio, Studi sui fasc. dello arch. della Reggia Zecca di Napoli, Napoli 1863, pp. 25, 44, 68.

(16) G. Filangieri, Idice degli artefici delle arti magg.. e minori, Napoli 1891, I, p. 270 sgg.

(17) R. Caggese, Roberto d'Angiò ed i suoi tempi, Firenze 1922, p. 66..

(18) M. Camera, Annali delle due Sicilie, Napoli 1860, II, p. 174 sgg.