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Via Tecta e ambienti voltati in via Ragnisco
Sommella Paolo - "Forma e Urbanistica di Pozzuoli
Romana" in "Puteoli, Studi di storia
antica" vol. II. Pozzuoli, 1978.
25. Via Tecta e ambienti voltati.
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Si tratta di una serie voltoni che sorreggono parte del giardino
di Villa Avellino. Il complesso risulta articolato in passaggi ed
ambienti che gravitano su un clivus con direzione corrispondente
alla attuale salita di via Pietro Ragnisco, una delle più antiche
direttrici di raccordo tra l’area portuale e la zona monumentale
della città. La funzione sostruttiva degli ambienti è
sottolineata dagli interventi che in più fasi hanno aggiunto
poderosi archi di supporto alla volta lesionata ( figg. 76, 79). |
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Figura 79: Pianta degli ambienti in via P.
Ragnisco con la tre fasi costruttive principali. I. strutture in
opera mista e laterizio; II. arconi di rinforzo e fodere in
laterizio; III. Tamponature, riforzi e nuovi interventi in misto
di blocchetti di tufo e radi laterizi. |
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Figura 76: Sezione AA con i prospetti degli archi di
rinforzo della seconda e terza fase. |
1 Reticolato (cubilia cm. 7x 7) e
laterizio (mod. cm. 28/ 30) con largo uso di quest’ultimo è attribuirsi
alla
fase originaria. Tutta in laterizio è la
parete (a) in cui si intravede un arco di scarico in bipedali che
appartiene all’ossatura portante su cui si è impostato l’edificio
(figg. 77); analoga situazione è
riscontrabile nel muro
orientale della quarta stanza. Ad un momento di
intervento successivo è da ascriversi la coppia di arconi
(b) in bipedali con cortina laterizia nel soprarco di
raccordo alla volta.
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Figura 77: Particolare dell’angolo Sud -
Ovest del primo ambiente con le strutture della prima fase in
opera mista, nervatura arcuata in laterizio (a) e rinforzo (b). |
2 Si riscontra anche qui un rinforzo
della volta originaria in cui si notano lesioni: due ampi rinforzi (c)
presentano la struttura del soprarco
in opera listata con ricorsi alternati di un filare di blocchetti di
tufo
e due di sottili laterizi. Coerente per tecnica è il muro
che tampona il fondo della stanza (d)
ridimensionando la lunghezza originaria.
3 E’ l’ambiente maggiore dei
quattro oggi accessibili e per la sua larghezza ha avuto più interventi
di
ristrutturazione e rinforzo nella volta.
Originariamente la copertura situata a due livelli diversi si raccordava
all’altezza dell’arcone (e); l’ingresso
dell’ambiente era in (f) mentre il collegamento con il vano 2 era
garantito dal passaggio arcuato (g) ancora
parzialmente visibile alla base del muro (fig. 83). Un arco a
doppia ghiera di bipedali aveva funzione di
rompitratta della lunghezza della volta; come nell’ambiente 2
tale lunghezza non è oggi verificabile a causa
del muro di tamponamento (h) caratterizzato dalla tecnica a
blocchetti di tufo con fascia mediana in
laterizio. Nella stessa ottica di rafforzamento è da leggere la
costruzione del tardo muro (i) costruito in
tecnica simile ad (h). Prima di quest’ultima fase è da collocare
la costruzione degli arconi in bipedale con
cortine di soprarco in laterizio (k), di cui uno di rinforzo al
punto di collegamento tra i due livelli della volta
come già sottolineato da (e). E’ probabile che la
costruzione di questi due archi sia da ricollegare al momento del
rinforzo della volta dell’ambiente 1 (b) e
all’aggiunta esterna del muro (m) che foderando la facciata
originaria ne sigilla l’ingresso all’ambiente
centrale e privilegia un
altro passaggio relativo al primo e al secondo
ambiente.
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Figura 83: Sezione Nord - Sud (B-B a figura
79) con evidenziazione della via tecta e delle arcuazioni
di rinforzo ai due livelli della volta a botte della prima fase. |
4 Più piccolo dei precedenti e anch’esso
voltato, il vano ha avuto necessità di notevoli interventi di rinforzo,
forse perché maggiormente sollecitato dalle
strutture sovrastanti; (n) logica prosecuzione dell’arcone (i) si
innesta nell’originaria parete (o) che
analogamente al pendant 1 (a) mostra la struttura portante con grandi
nervature arcuate inserite nei muri perimetrali.
5 La metà Nord dell’ambiente 4 risulta
completamente rifoderata da muri in blocchetti con fascia mediana in
laterizio o in opera vittata, che vengono a
tamponare arconi di rinforzo in bipedali (p) e (q) evidenziando
interventi contemporanei a quelli del primo e
terzo ambiente (figg. 89). L’aspetto finale è quello di una
stanza quadrata che funge da pilone compatto di rinforzo alle
gravissime lesioni della volta. In (r) un
piccolo arco di scarico in bipedali suggerisce la presenza di un
condotto sotto il livello pavimentale.
Un foro in breccia nel muro di fondo permette di riconoscere la originaria
parete coerente con
l’allineamento riscontrabile nel primo vano.
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Figura 89: spaccato assonometrico dell’ambiente
5 con vista dall’angolo Sud - Est: si distinguano, il muro di
fondo della prima fase, gli arconi di rinforzo (p, q), di cui il
primo con il muro di tamponatura, e la parete verso l’ambiente 4
con la porta e l’archetto di scarico (r) riferibile ad una
canalizzazione sotto il livello pavimentale. |
6 Il passaggio su cui affacciava il
complesso nella prima fase conserva il significato di direttrice viaria di
raccordo tra la zona portuale e la terrazza
mediana della città anche quando vengono costruiti gli edifici
che gravitano intorno all’ambiente 7, oggi
riconoscibili in piccolissima parte dopo l’apertura della salita di
S.Pasquale e la costruzione delle case moderne sul
fianco settentrionale della via. Con la costruzione del
muro di riferimento (m) sono infatti da porre alcuni
frammenti poi inglobati nel muro (u); in questo
momento il percorso antico che già si era trasformato in via
Tecta con la costruzione della volta (s) si
restringe come denota il nuovo arcone in bipedali (t) che si addossa al
precedente con una luce minore
(figg. 91,92). Alla fase di costruzione della facciata relativa all’ambiente 7 vanno
riferiti gli archetti in
misto di laterizio e blocchetti osservabili in (v) (fig. 93). Datazione: le varie fasi
costruttive debbono
collocarsi a partire del misto di laterizio e
reticolato (fine I- inizi del II sec. d.C.) e attraverso i
restauri
in laterizio ( con i tipici mattoni sottili e rossastri d’età severiana) giungono agli interventi in vittato.
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Figura 91: Spaccato assonometrico della via tecta con
la facciata del corpo aggiunto (ambiente 7) e le volte di
collegamento al complesso sottostante di villa Avellino. |
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Figura 92: Via tecta con andamento
parallelo alla fronte del complesso. Si nota il primo arco, a luce
maggiore (1), parzialmente ristretto dal muro di laterizio (2) che
fodera la facciata nel primo momento costruttivo degli arconi di
sostegno. L’ultimo intervento con la costruzione del nuovo arco
in laterizio addossato al precedente (3) si raccorda sulla
sinistra alla facciata con archetti. |
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AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico.
A cura del Progetto Eubea. Marsilio
Editore, Napoli 1990.
Terme di via Ragnisco e via Tecta.
Sulla destra della strada si incontrano i ruderi di un
impianto termale edificato e ristrutturato in più fasi, dalla fine
dell'età repubblicana agli inizi del II sec. d.C. Del complesso,
articolato in antico su terrazze a seguire l'andamento della collina, si
possono riconoscere solo alcuni resti relativi a due ambienti: parte delle
strutture murarie in opera reticolata e mista, una vasca rivestita in
signino e tracce del praefurnium.
Tra il porto e la zona monumentale della città si articolavano delle
strade di raccordo in forte pendenza, i Clivi: l'attuale via Ragnisco
ricalca una di queste percorrenze. Essa attraversa una zona che
corrisponde, come attesta un'epigrafe del IV sec. d.C. ritrovata in sito,
ad un antico quartiere cittadino: la regio clivi Vitrari sive vici Turari.
Questa regio comprendeva il clivus dove erano raggruppati gli artigiani
del vetro e il vicus dove erano situate le fabbriche di profumi.
Le strutture oggi visibili al n. 13 e 15 di via Ragnisco sono da
identificare in particolare con il clivus vitrarius e con le
botteghe che su di esso si affacciavano. Il clivus subì interventi
di ristrutturazione in età severiana (III sec. d.C.), in seguito ai quali
venne ristretto e ricoperto da una volta a botte, divenendo via tecta.
Da via Ragnisco, svoltando a sinistra per via Pergolesi e superando il
cavalcavia della ferrovia Cumana, si giunge nei pressi della Villa
Comunale, la zona dell'antico Emporium puteolano.
Bibliografia
Sommella Paolo - "Forma e Urbanistica di Pozzuoli Romana" in
"Puteoli, Studi di storia
antica" vol.II. Pozzuoli, 1978.
AA. VV. - I Campi Flegrei, un itinerario archeologico.
A cura del Progetto Eubea. Marsilio
Editore, Napoli 1990.
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Foto 1: Ingresso da via Ragnisco di un
ambiente della via Tecta (ambiente 7).
Adinolfi Aldo, dicembre 1983 |
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Foto 2: Particolare del lato destro della
foto 1.
Adinolfi Aldo, dicembre 1983 |
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Foto 3: Particolare del lato sinistro della
foto 1
Adinolfi Aldo, dicembre 1983 |
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Foto 4: Ingresso da via Ragnisco
(proprietà privata) della via Tecta (ambiente 1).
Adinolfi Aldo, dicembre 1983 |
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Foto 5: Parete di sinistra dell’ingresso
da via Ragnisco (proprietà privata).
Adinolfi Aldo, dicembre 1983 |
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Foto 6: Parte di un arco in laterizio che
si nota sul fondo dell’ingresso da via Ragnisco (proprietà
privata).
Adinolfi Aldo, dicembre 1983 |
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Foto 7: Parete di fondo con il secondo
arcone dell’ingresso da via Ragnisco (proprietà privata).
Adinolfi Aldo, dicembre 1983 |
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Foto 8: Veduta generale delle strutture.
Adinolfi Aldo, febbraio 1989 |
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