0022AR

SEZIONE AR

Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

 

Oggetto :

Torre del Palazzo del Vicerè Don Pedro de Toledo 

Ubicazione :

Via Pietro Ragnisco

Proprietà :

Comune di Pozzuoli 

Dati catastali:   

Foglio 76 particella 14

Autore :

Ferdinando Manlio

Epoca :

1540

Vincoli :

Legge 1089/39

M. N., settembre 1982

Collegamento con Palazzo del viceré Don Pedro de Toledo

Collegamento con Resti di ambienti voltati, Strutture 

Complesso sottoposto a restauro di consolidamento statico dovuti per gli eventi sismici del triennio 1983 - 1985. Finanziamento dei lavori Ministero dei Lavori Pubblici e Provveditorato per le opere Pubbliche della Campania. Lavori appaltate dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Pozzuoli. Progetto e direzione dei lavori Prof. Arch. Ezio De Felice. Impresa Nuova Domitia.

SEZIONE ISC

Angelo D’Ambrosio - Storia di Pozzuoli … in pillole. Pozzuoli, Edizione Conte, 1959.

Pag. 17

Pose due torre, una sul rione Terra ed un’altra nei pressi di Torregaveta per difendere Pozzuoli dagli assalti dal mare. Del benefico Viceré non resta nessun ricordo notevole, se non la fatiscente torre, condannata pare alla demolizione, e parte del suo palazzo, adattato ad Ospedale Civile.

Raimondo Annecchino - Storia della mia terra e della zona flegrea. Pozzuoli, edizione Conte, 1960.

Pag. 222

Vasta eco ebbe la distrazione di Tripergole nella letteratura di quei tempi, e di cui il più cospicuo esempio è dato dal già menzionato poemetto latino del Borgia: inoltre, è da ricordare il carme latino di Antonio Sanfelice De Baiano incendio,(40) che descrive a vivaci colori la fase culminante dell’esplosione vulcanica con pioggia di cenere, lancio di pietre e getto di vapore.
Non appena avuto sentore del disastro il viceré don Pedro si portò subito a cavallo a Pozzuoli e, fermatosi sulla collina di s. Gennaro donde si gode una delle migliori vedute panoramiche di Pozzuoli e dintorni, <<vide lo spaventevole spettacolo e la misera città coperta tutta di cenere, ché appena si vedeva il vestigio di case>>; e ne rimase profondamente colpito.
I Puteolani atterriti avevano stabilito di abbandonare definitivamente la loro città, ma il Toledo, non volendo consentire che si spopolasse una città tanto antica ed importante, manifestò subito il proposito di farla rinascere dalle sue rovine. All’uopo, all’inizio del 1539, emise un bando col quale esonerò dai tributi i puteolani che ritornavano ad abitare la loro città. Ma, per ripopolarla più agevolmente, vi fece ricostruire dal suo architetto Ferdinando Manlio un magnifico palazzo con un torre forte e bella e con ampio e bellissimo giardino, invitando i nobili napoletani ad imitarlo. Ornò la villa di fontane, di colonne e di statue, utilizzando pure il materiale artistico e gli altri tesori che suo figlio Garcìa aveva tratto dalle conquiste africane, come si ricava dall’epigrafe apposta sulla porta del palazzo.(41)  
Le sale del palazzo furono affrescate da discepoli di Raffaello ed in ispecie da Giorgio Vasari; e la conoscenza diretta che questi, eseguendo tali lavori, ebbe di Pozzuoli e delle sue terme, gli fece eseguire a Girolamo Macchietti il quadro raffigurante Le terme di Pozzuoli per lo studiolo di Francesco I dei Medici in Palazzo Vecchio. E si dice che la bella statua della Madonna del Carmelo della chiesa omonima di Pozzuoli ornasse la cappella del palazzo del Viceré.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti di Pozzuoli. Pozzuoli, 1974

Scheda N. 9 - Torre del palazzo del viceré Don Pedro de Toledo.

Notizie storico - critiche:

È quando resta, nel suo stato originario, del palazzo che il viceré di Napoli don Pedro Alvarez de Toledo marchese di Villafranca (1532 - 1553) volle edificare nel 1540 a Pozzuoli sua dimora preferita, dopo il terremoto di Tripergole nel 1538.

Descrizione:

Ubicata a sud del Palazzo del viceré (ex ospedale civile), la torre domina il golfo puteolano. Nata forse, come torre di avvistamento, essa conserva ancora intatte le strutture cinquecentesche anche se, nell’ottocento, sul lato sud fu addossata la costruzione prima adibita a caserma e poi a carcere. A pianta rettangolare, la torre si compone di tre piani fuori terra ed uno interrato inaccessibile. Su ogni piano trova posto un ampio locale coperto, al piano terra, da volta a botte e al 1° e 2° piano da volta a schifo con gavetta. Le strutture portanti, in muratura di tufo locale, presentano un camminamento interno con scale di accesso ai diversi piani.

Stato di conservazione:

Discreto, anche se sono apparse in seguito al fenomeno del bradisismo, alcune lesioni nelle strutture portanti.

AA. VV. – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986.

Pagg. 45, 46

Per la costrizione del palazzo Toledo, edificato nello stesso luogo di quello aragonese, fu utilizzato parte dell'antico monastero dei padri Benedettini della congregazione di Montevergine con annessa chiesa di San’Andrea, detta del Palatio, seriamente danneggiato dal terremoto del 1538. Nella seconda meta del secolo XVI, tutto il complesso monastico fu ricostruito nel luogo detto Malva, in prossimità del mare e del tempio di Serapide, allora interrato sulla zona donata ai monaci montevergini dalla Civica Amministrazione (Università).
La dimora del viceré realizzata su progetto dell’architetto Ferdinando Manlio o Ferrante Maglione, è l’esempio più appariscente di come a Pozzuoli si sia intervenuti da sempre sulle strutture edilizie senza il minimo rispetto per il loro valore ed architettonico.
La torre fu trasformata in carcere borbonico e ad essa fu addossata un’altra costruzione con la stessa funzione alla fine della prima metà dell’Ottocento. In quest’opera di trasformazione fu demolita la merlatura per realizzare un alto muro a difesa del piano di copertura destinato a passeggiata dei detenuti. Con decreto del 19 maggio 1870, il palazzo fu adattato ad ospedale civile, ruolo che ha svolto fino al febbraio del 1970.
Un altro corpo del palazzo, denominato passaggio Toledo, che da via Pietro Ragnisco sbocca nel pendio San Giuseppe, ha ospitato, fino agli anni ’50 numerose famiglie poi trasferite al nuovo rione Artiaco di via Campana; stessa sorte toccò alla elegante torre.

Bibliografia

Miccio S. - Vita di Don Pedro di Toledo, marchese di Villafranca. Napoli 1600.

Angelo D’Ambrosio - Il gran viceré che amò e ricostruì Pozzuoli: Don Pedro de Toledo,
                                     in I Campi Flegrei, I, 1955, pp. 5 - 10

Angelo D’Ambrosio - Storia di Pozzuoli … in pillole. Pozzuoli, Edizione Conte, 1959.

Raimondo Annecchino - Storia della mia terra e della zona flegrea. Pozzuoli, edizione Conte, 1960.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti di Pozzuoli. Pozzuoli, 1974

AA. VV. – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986.

SEZIONE RGI

 

Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768. 

SEZIONE MF

Foto 1: veduta da Ovest della torre.

Compagnone Gennaro, marzo 1983

 

Foto 2: scorcio da Nord della torre; la struttura è oggi in fase di restauro.

Volpe Carlo, dicembre 1983

 

Foto 3: corridoio pertinente al corpo aggiunto delle carceri.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 4: una delle aperture al piano terra.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 5: accesso ai piani superiori.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

Foto 6: particolare della volta dell’ambiente al secondo piano.

Adinolfi Aldo, febbraio 1984

 

 

(40) A. Senfelice, Carminum invenilium ecc., lib. III, Carm, V, in, Campania notis illustrata, Napoli 1726, p. 225 sgg. Il più antico disegno di Montenuovo è quello del noto portoghese Francesco de Hollanda e fu eseguito nel 1540.

(41) Parrino, op. cit., I, p. 163 sgg.