0021AR

SEZIONE AR

Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

 

Oggetto :

Palazzo del Vicerè don Pedro de Toledo

Ubicazione :

Via Pietro Ragnisco

Proprietà :

Comune di Pozzuoli 

Dati catastali:   

Foglio 76 particella 6

Autore :

 Ferdinando Manlio

Epoca :

 1540

Vincoli :

 Legge 1089/39

M. N., Pozzuoli febbraio 1984

Collegamento con Beni Artistici

Collegamento con Torre del palazzo del viceré Don Pedro de Toledo

Complesso sottoposto a restauro di consolidamento statico dovuti per gli eventi sismici del triennio 1983 - 1985. Finanziamento dei lavori Ministero dei Lavori Pubblici e Provveditorato per le opere Pubbliche della Campania. Lavori appaltate dall’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Pozzuoli. Progetto e direzione dei lavori Prof. Arch. Ezio De Felice. Impresa Nuova Domitia.

SEZIONE ISC

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826.

Pagg. 55, 56

Palazzo di Don Pedro di Toledo.

Il Palazzo di Don Pedro di Toledo in Pozzuoli resta fabbricato nel largo della Malva, dove si scorge un'alta torre, e giunge fin sopra il tempio di San Giuseppe.
Volendo questo viceré attirar di nuovo quei del paese fuggiti per una terribile eruzione accaduta nel 1538 come si dirà in seguito; e perché s’invaghì puranche del suo bel sito e dolce clima, vi costruì una casa con deliziosi giardini. Fatevi altre opere utili, rese nuovo la città abitata.

Angelo D’Ambrosio - Storia di Pozzuoli … in pillole. Pozzuoli, Edizione Conte, 1959.

Pag. 17

Pose due torre, una sul rione Terra ed un’altra nei pressi di Torregaveta per difendere Pozzuoli dagli assalti dal mare. Del benefico Viceré non resta nessun ricordo notevole, se non la fatiscente torre, condannata pare alla demolizione, e parte del suo palazzo, adattato ad Ospedale Civile.

Raimondo Annecchino - Storia della mia terra e della zona flegrea. Pozzuoli, edizione Conte, 1960.

Pag. 178

Ma le epoche cui le epigrafi rimontavano (anni 1021, 1079, 1150, 1181, 1182), essendo assolutamente incociliabili con la permanenza dei Saraceni nel Napoletano, fanno escludere senz’altro questa ipotesi, ed inducono piuttosto a ritenere che queste iscrizioni facessero parte dei trofei di guerra portati dalla vittoriosa spedizione contro i barbareschi di Tunisi da don Garcia, figlio del viceré don Pedro di Toledo, destinati ad ornare i giardini della magnifica villa paterna, comprendenti anche la zona dell’attuale Villa comunale.

Pag. 201

Alfonso si recava spesso a Pozzuoli e dintorni a diporto , e vi si intratteneva pure alcuni giorni. Il palazzo reale sorgeva pressappoco dove, poi, fu edificato il palazzo vicereale di don Pedro di Toledo, corrispondente al sito dell’attuale ospedale civico e adiacente. In prossimità di esso vi era la primitiva chiesa di S. Andrea, detta perciò de Palatio. Il nome, confermato dalla villa toledana, si conserva tuttora dal fondaco coperto ivi residente composto di poveri e sudici tuguri di vecchie fabbriche, chiamato dal popolo, senz’avvertire l’amara ironia che ora racchiude il vecchio toponimo, <<’o palazzo>>.

Pag. 212

Quando, in seguito all’eruzione di Montenuovo (1538), don Pedro per ripopolare Pozzuoli vi ebbe costruito un palazzo, vi passava la metà dell’anno e vi riceveva molti ospiti: tra i più illustri ricordiamo Andrea Doria, S. Gaetano da Thiene e Muleassen, re di Tunisi, recatosi dal Viceré nel 1543 per essere aiutato a ritornare sul trono.(17) L’ordinaria dimora del Toledo a Pozzuoli fa, nei documenti e nelle cronache del tempo, ricordare spesso questa città, perché vi si recavano le deputazioni che venivano a Napoli per conferire col Viceré e per affari di governo, e ivi si datavano prammatiche e dispacci vicereali con l’indicazione pure della sua villa (datum in viridario Puteolano). Da Pozzuoli appunto il 17 aprile 1546 don Pedro di Toledo datò la famosa prammatica con la quale ordinava che il fallito che ricorreva al miserabile beneficio del cedo bonis (che un tempo si compiva dal fallito con l’obbrobrioso ed oscena presentazione nuda della parte posteriore del suo corpo ai creditore) dovesse salire super lapidem per palmas supra terram erectum, cioè sulla base della colonna, eretta a tale scopo al largo Vicaria; e dopo che il precone con chiara ed alta voce avesse proferite le formule sacramentali, e gridato il nome del fallito, questi doveva restare per un ora a capo scoperto abbracciato alla colonna.(18)  

Pag. 214

… Il 24 giugno 1544 comparvero a Pozzuoli, tentando di farla arrendere. Vistane la resistenza, il giorno seguente assalirono la città; ma la sua valida difesa e la presenza del Viceré, che vi si era frettolosamente recato, traendo seco altri mille cavalieri e numeroso popolo, frustarono le speranze di Barbarossa(24) che non riuscì a fare alcuna preda e fece con le artiglierie pochissime vittime: un capitano spagnuolo nella città ed un altro spagnuolo sulla spiaggia puteolana(25)  

Collegata con la dimora di don Pedro di Toledo trovasi la fase iniziale di un avvenimento che segnò uno degli episodi più tristamente famosi del suo lungo governo. Vogliamo riferirci al tentativo d’introdurre il Tribunale del Santo Ufficio o dell’Inquisizione spagnuola a Napoli.

Pag. 222

Vasta eco ebbe la distrazione di Tripergole nella letteratura di quei tempi, e di cui il più cospicuo esempio è dato dal già menzionato poemetto latino del Borgia: inoltre, è da ricordare il carme latino di Antonio Sanfelice De Baiano incendio,(40) che descrive a vivaci colori la fase culminante dell’esplosione vulcanica con pioggia di cenere, lancio di pietre e getto di vapore.
Non appena avuto sentore del disastro il viceré don Pedro si portò subito a cavallo a Pozzuoli e, fermatosi sulla collina di s. Gennaro donde si gode una delle migliori vedute panoramiche di Pozzuoli e dintorni, <<vide lo spaventevole spettacolo e la misera città coperta tutta di cenere, ché appena si vedeva il vestigio di case>>; e ne rimase profondamente colpito.
I Puteolani atterriti avevano stabilito di abbandonare definitivamente la loro città, ma il Toledo, non volendo consentire che si spopolasse una città tanto antica ed importante, manifestò subito il proposito di farla rinascere dalle sue rovine. All’uopo, all’inizio del 1539, emise un bando col quale esonerò dai tributi i puteolani che ritornavano ad abitare la loro città. Ma, per ripopolarla più agevolmente, vi fece ricostruire dal suo architetto Ferdinando Manlio un magnifico palazzo con un torre forte e bella e con ampio e bellissimo giardino, invitando i nobili napoletani ad imitarlo. Ornò la villa di fontane, di colonne e di statue, utilizzando pure il materiale artistico e gli altri tesori che suo figlio Garcìa aveva tratto dalle conquiste africane, come si ricava dall’epigrafe apposta sulla porta del palazzo.(41)  
Le sale del palazzo furono affrescate da discepoli di Raffaello ed in ispecie da Giorgio Vasari; e la conoscenza diretta che questi, eseguendo tali lavori, ebbe di Pozzuoli e delle sue terme, gli fece eseguire a Girolamo Macchietti il quadro raffigurante Le terme di Pozzuoli per lo studiolo di Francesco I dei Medici in Palazzo Vecchio. E si dice che la bella statua della Madonna del Carmelo della chiesa omonima di Pozzuoli ornasse la cappella del palazzo del Viceré.

Pag. 231

Moti rivoluzionari del 1648.

… Trincee e ripari si erano costruiti presso la chiesa di S. Caterina, e ben fortificati e muniti i palazzi di donna Caterina Colonna, del marchese della villa e di don Pedro di Toledo con la sua torre. Fra il palazzo del marchese della Villa e quello Toledo si era costruita una trincea con doppio fossato e steccato, e da questo palazzo al mare si era costruita un’altra trincea col medesimo sistema e nell’entrata di essa una mezzaluna con ponte levatoio. A guardia di quest’opera difensiva vigilavano cinquecento puteolani. Altri trecento presidiavano il palazzo del Toledo. …

Pag. 314

Singolare valore nell’indagine toponomastica ha la cronologia. Per esempio, è opinione corrente che la località puteolana detta o’ Palazzo sia stata chiamata così dal palazzo ivi costruito da don Pedro di Toledo: di esso oggi esistono solo miserabili avanzi. Senonché quella contrada era denominata Palazzo molto prima che il Toledo venisse al mondo, e probabilmente il nome le derivò da un palazzo reale aragonese, se non addirittura angioino.

Pag. 329

Avendo l’ospedale acquistato l’autonomia con legge 3 agosto 1862, si poté pensare a migliorare le condizioni. Con la nuova legge furono anche create le Congregazioni di Carità, amministratici delle Opere pie del Comune, con lo scopo di soccorrere la popolazione nei suoi bisogni. Gli amministratori del tempo quindi, superati vari ostacoli, acquistarono nel 1870 il palazzo del Viceré don Pedro di Toledo, ridotto dopo tre secoli ad un mucchio di macerie, per destinarlo a nuova sede dell’ospedale. Il progetto fu affidato all’architetto Ernesto Villari e nel 1872 si venne all’esecuzione.(6) Ed è esso l’ospedale civico della città di Pozzuoli.

Pag. 342

Nel secolo XIII vi era in Pozzuoli un convento di Benedettini, il monastero di S. Andrea della Congregazione dei Monteverginisti, sito nei pressi dell’attuale Ospedale civico, dove don Pedro di Toledo fece costruire il suo famoso palazzo. Anzi è lecito supporre che la conflagrazione sismica del 1538 lo abbia gravemente danneggiato, costringendo i Benedettini ad abbandonarlo. Tale abbandono spiegherebbe perché do Pedro se ne sia servito per la costruzione del suo palazzo.
La chiesa di S. Andrea annessa al convento forse subì minori danni e rimase aggregata al palazzo vicereale. Poiché ciò costituiva un fattore di disagio sia per i monaci che per il pubblico, l’amministrazione civica s’indusse a donare una zona di terreno nel luogo denominato Malva accosto al mare per la costruzione di un nuovo monastero dei Monteverginisti e della nuova chiesa di S. Andrea con contiguo giardino.

Angelo D’Ambrosio - Storia della mia Terra. Pozzuoli, 1976.

Pagg. 47, 48

Palazzo e torre del viceré Pedro Alvarez de Toledo - Largo Ospedale Civile.

Furono edificati nel 1540 essendone architetto Ferdinando Manlio.
Il viceré vi dimorò spesso e a lungo durante gli anni del suo viceregno (1532 -1553).

AA. VV. – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986.

Pagg. 45, 46

Per la costrizione del palazzo Toledo, edificato nello stesso luogo di quello aragonese, fu utilizzato parte dell'antico monastero dei padri Benedettini della congregazione di Montevergine con annessa chiesa di San'Andrea, detta del Palatio, seriamente danneggiato dal terremoto del 1538. Nella seconda meta del secolo XVI, tutto il complesso monastico fu ricostruito nel luogo detto Malva, in prossimità del mare e del tempio di Serapide, allora interrato sulla zona donata ai monaci montevergini dalla Civica Amministrazione (Università).
La dimora del viceré realizzata su progetto dell’architetto Ferdinando Manlio o Ferrante Maglione, è l’esempio più appariscente di come a Pozzuoli si sia intervenuti da sempre sulle strutture edilizie senza il minimo rispetto per il loro valore ed architettonico.
La torre fu trasformata in carcere borbonico e ad essa fu addossata un’altra costruzione con la stessa funzione alla fine della prima metà dell’Ottocento. In quest’opera di trasformazione fu demolita la merlatura per realizzare un alto muro a difesa del piano di copertura destinato a passeggiata dei detenuti. Con decreto del 19 maggio 1870, il palazzo fu adattato ad ospedale civile, ruolo che ha svolto fino al febbraio del 1970.
Un altro corpo del palazzo, denominato passaggio Toledo, che da via Pietro Ragnisco sbocca nel pendio San Giuseppe, ha ospitato, fino agli anni ’50 numerose famiglie poi trasferite al nuovo rione Artiaco di via Campana; stessa sorte toccò alla elegante torre.

21 giugno 1995

Il Comune di Pozzuoli ha avanzato richiesta di finanziamento al Ministero dei Beni Ambientali e Culturali per il "Complesso Toledo" (palazzo, torre e passaggio) in due distinte occasioni:

1.   Per il programma d'intervento sui Beni Ambientali e Culturali, previsto dal D. L. 07/09/87 n° 371 convertito
      nella L. 499 del 29. 10. 87.

2.   Ai sensi dell'art. 4 della Legge n° 80 del 18/04/84, richiesta di finanziamento regionali nell'ambito del "Piano
      Triennale" per "Esecuzione delle opere di consolidamento, restauro e recupero funzionale del Complesso
      Toledo".

Bibliografia

Miccio S. - Vita di Don Pedro di Toledo, marchese di Villafranca. Napoli 1600.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826.

Angelo D’Ambrosio - Il gran viceré che amò e ricostruì Pozzuoli: Don Pedro de Toledo,
                                     in I Campi Flegrei, I, 1955, pp. 5 - 10

Angelo D’Ambrosio - Storia di Pozzuoli … in pillole. Pozzuoli, Edizione Conte, 1959.

Raimondo Annecchino - Storia della mia terra e della zona flegrea. Pozzuoli, edizione Conte, 1960.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti di Pozzuoli. Pozzuoli, 1974

Angelo D'Ambrosio - Storia della mia Terra. Pozzuoli, 1976.

AA. VV. – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986.

SEZIONE RGI

SEZIONE MF

Foto 1: prospetto su via Ragnisco, il palazzo è attualmente sottoposto a lavori di consolidamento e adeguamento statico a seguito degli eventi sismici in corso.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 2: prospetto su via Ragnisco, particolare della porta del palazzo, ancora presenti le caratteristiche architettoniche del periodo di costruzione.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 3: veduta del prospetto laterale del palazzo dalla zona del passaggio Toledo.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 4: prospetto sul cortile, particolare dell’ingresso principale.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 5: cortile interno, particolare di una porta in piperno.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 6: ambienti con finestra gravitanti sul corridoio che porta al passaggio Toledo.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 7: resti di ambienti voltati prospicienti al passaggio Toledo.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 8: passaggio Toledo, particolare dell’interno, i muri laterali hanno subito recenti interventi di restauro, la volta è ancora quella originaria.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 9: prospetto su via Ragnisco dopo l’adeguamento statico operato a seguito degli eventi sismici in corso.

Adinolfi Aldo, agosto 1984

 

Foto 10: fabbricato gravitante sul pendio San Giuseppe, la struttura fa parte del complesso Palazzo - Passaggio - Torre.

Adinolfi Aldo, agosto 1984

 

(17) Non è superfluo ricordare che tra i viaggiatori famosi che al tempo di Don Pedro visitarono Pozzuoli e le sue antichità figura Benvenuto Cellino, che vi si recò in compagnia del gioielliere napoletano Domenico Fontana (B. Cellini, Vita, a cura del Tassi, Firenze 1829, I, p.116).

(18) B. Capasso, La Vicaria vecchia, Napoli 1889, p. 109 sgg; V. D'Auria, La colonna della Vicaria, in <<Nap.Nob.>>, 1892, p. 45.

(24) P. Giannone, op. cit. II, p. 405; Summonte, loc. cit.

(25) Cfr. G. De Spenis, Cronaca ined., esistente nella Bibl. Nazionale di Napoli.

(40) A. Senfelice, Carminum invenilium ecc., lib. III, Carm, V, in, Campania notis illustrata, Napoli 1726, p. 225 sgg. Il più antico disegno di Montenuovo è quello del noto portoghese Francesco de Hollanda e fu eseguito nel 1540.

(41) Parrino, op. cit., I, p. 163 sgg.

(6) P. Pugliese, Prolusione per la inaugurazione del nuovo ospedale ecc., Pozzuoli 1875.