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BENI ARTISTICI E STORICI

 

CHIESA CONVENTO DI SAN GENNARO

 

Collegamento con Chiesa e convento di San Gennaro

 

 

Natura dell'opera Lapide che ricorda i lavori di restauro alla chiesa di S. Gennaro, eseguiti nel 1701.    .
Tecnica - Materiale Marmo inciso, lettere dipinte
Autore Ignoto
Epoca Secolo XVIII
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Luogo di collocazione Chiesa di S. Gennaro, parete sinistra del pronao
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

E. Moscarella, La "Pietra di S. Gennaro alla Solfatara" in Pozzuoli, Napoli 1975.

Pag. 19

Fra Girolamo, infine, riporta l'epigrafe composta per tramandare il ricordo di questi restauri avvenuti verso l'inizio del '700. Essa è leggibile ancora oggi su di un altro marmo affisso ad una parete del pronao, a destra di chi guarda:

ÆDEM HANC
 NEAPOLITANORUM PIETATE B. IANUARIO DICATAM
FIDEM PRESENTISSIMO TOTIUS REGNI PATRONO
 NOVIS IN DIES BENEFAYCIS NEAP OBSEQUENTISSIAM CUMULANTI
 NEAPOLITANI AEDILES
 D. FABIUS DE DURA, D. VESPESIANUS DE LIGORIO
D. THOMAS DE GUEVARA, D. FERDINANDUS SANFELICIUS,
 D. IOAN BAPTISTA CAPIC us MINOTOLUS, D. FABIUS RUSSUS
 PETRUS PAULUS MASTELLONUS
 IN ELEGANTORIEM FORMAN RESTITUTAM
 EXORNARUNT
 ANNO DOMINI MDCCI.

 

 

Natura dell'opera Lapide che ricorda l'edificazione della chiesa di San Gennaro, nel 1850, a spese del Municipio di Napoli. .  .
Tecnica - Materiale Marmo inciso, lettere dipinte
Autore Ignoto
Epoca Secolo XVI
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Luogo di collocazione Chiesa di San Gennaro, pronao, a sinistra del portale d'ingresso
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

E. Moscarella, La "Pietra di S. Gennaro alla Solfatara" in Pozzuoli, Napoli 1975.

Pag. 13 - 14

Fu la città di Napoli a voler edificare a proprie spese, intorno al 1850, la chiesa che custodisce la cosiddetta "pietra di S. Gennaro". Ne riferisce chiaramente l'epigrafe incisa su di un marmo sito, attualmente, sotto il pronao della medesima chiesa, a sinistra di chi entra:

DIVO IANUARIO
 DIOCLITIANI SCELERE
OBTRUNCATO NE QUOD SACRI
CORPORIS SANGUINE
 MADUERAT SOLUM SINE
 HONORE DIUTIUS
 REMANERENT NEAP. CIVITAS
PP. AERE PUB. F.
 MDLXXX

Pag. 16

Nel terzo decennio del '700 il carmelitano fra Girolamo di S. Anna scrisse per la chiesa di S. Gennaro a Pozzuoli, il dotto don Giovanni Paolo Sanfelice compose l'epigrafe da me sopra menzionata, …………

 

 

Natura dell'opera Lapide che ricorda l'elevazione a Parrocchia, del santuario di S. Gennaro, nel 1945
Tecnica - Materiale Marmo inciso, lettere dipinte
Autore
Epoca Secolo XX
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Luogo di collocazione Chiesa di S. Gennaro, in alto a sinistra del portale d'ingresso
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Scultura raffigurante il volto di Gesù Cristo
Tecnica - Materiale Marmo scolpito a basso rilievo
Autore Ignoto
Epoca Secolo XVII
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Luogo di collocazione Chiesa di San Gennaro, pronao, sopra la porta d'ingresso
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Lapide che ricorda l'edificazione della chiesa di san Gennaro, nel 1850
Tecnica - Materiale Marmo inciso - lettere dipinte
Autore Ignoto
Epoca Sec. XVI
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Luogo di collocazione Chiesa di San Gennaro, pronao, in alto a destra del portale d'ingresso
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Lapide che ricorda la visita alla chiesa di san Gennaro fatta, nel 1697, dal cardinale di Napoli Giacomo Cantelmo
Tecnica - Materiale Marmo inciso, lettere dipinte
Autore Ignoto
Epoca Fine sec. XVII
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Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, parete destra del pronao
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

 

 

Natura dell'opera Tele raffigurante san Gennaro
Tecnica - Materiale Tele
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Volta della navata della chiesa di San Gennaro
Stato di conservazione Discreto, sono presenti macchie di umidità
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Tela la Madonna con Gesù bambino e san Giovanni
Tecnica - Materiale Olio su tela
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro
Stato di conservazione Discreto, sono presenti macchie di pittura
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda  Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

Natura dell'opera Altare  scolpito .
Tecnica - Materiale Marmo
Autore Ignoto
Epoca Secolo XX
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Luogo di collocazione
Stato di conservazione Chiesa di san Gennaro, cappella di san Francesco d'Assisi, prima cappella a sinistra dell'ingresso
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione 1933
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

Note: Maggio 1984, per i lavori in corso non è possibile fotografare l'altare

D'Ambrosio A. - Giamminelli R. , Chiese di Pozzuoli, Conte ed., Napoli 1964.

Pag. 136 -137

8) Cappella di San Francesco d'Assisi.

Quasi gemella a quella di San Gennaro con cupola elissoidale ma in posizione inversa. Nelle lunette laterali affreschi di Salvatore Volpe (1949). Sull'altare marmoreo donato da Gennaro Pisano nel 1933 in nicchia si ammira una statua di S. Francesco.

 

 

Natura dell'opera Statua raffigurante san Francesco d'Assisi .  . .
Tecnica - Materiale Legno policromato
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, in nicchia sopra l'altare della cappella di san Francesco
Stato di conservazione Discreto
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Scene di vita di san Francesco
Tecnica - Materiale Affresco
Autore Salvatore Volpe
Epoca Sec. XX
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Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, volta della cappella di san Francesco
Stato di conservazione Discreto, si rilevano macchie di pittura
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione 1949
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

D'Ambrosio A. - Giamminelli R., Chiese di Pozzuoli, Conte ed., Napoli 1964

Pag. 136 - 137

8) Cappella di San Francesco d'Assisi

Quasi gemella a quella di San Gennaro con cupola elissoidale ma in posizione inversa. Nelle lunette laterali affreschi di Salvatore Volpe (1949). Sull'altare marmoreo donato da Gennaro Pisano nel 1933 in nicchia si ammira una statua di S. Francesco.

 

 

Natura dell'opera Altare maggiore
Tecnica - Materiale Marmi policromi, intarsiati e scolpiti
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, altare maggiore
Stato di conservazione Buono
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

D'Ambrosio A. - Giamminelli R., Chiese di Pozzuoli, Conte ed., Napoli 1964.

Pag. 136

6) Altare Maggiore

In marmo policromo con tabernacolo e tronetto eucaristico. Tela dipinta da Pietro Gaudioso nel 1678 raffigurante San Gennaro già decapitato ed il martirio dei suoi fratelli nella fede.

 

Natura dell'opera Dipinto raffigurante la decollazione di san Gennaro e compagni    
Tecnica - Materiale Olio su tela
Autore Pietro Gaudioso
Epoca Secolo XVII
Dimensione m. 1,70 x 2,20
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro - altare maggiore
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione 1678
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

Note: Maggio 1984, per i lavori in corso non è possibile fotografare la tela

 

 

Natura dell'opera Scultura raffigurante il martirio di san Gennaro     
Tecnica - Materiale Marmo scolpito a bassorilievo
Autore Lorenzo Vaccaro, su committenza del Cardinale di Napoli Giacomo Cantelmo
Epoca Secolo XVII
Dimensione m. 0,50x1.20
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro
Stato di conservazione  Buono
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione 1697
Data di compilazione della scheda Ottobre 1986
Compilatore della scheda

 

Paladino L., Storia di Pozzuoli e contorni, Napoli 1826.

Pag. 22

Convento dei Padri Cappuccini.

…… Nel tempio vi è un altare di marmo con la rappresentazione del martirio del Santo in basso rilievo; opera ben intesa dello scultore Domenico Vaccaro.

 

D'Ambrosio A. - Giamminelli R., Chiese di Pozzuoli, Conte ed., Napoli 1964

Pag. 136

3) Altarino della decollazione di San Gennaro.

Sull'altarino marmoreo eretto nel 1939 in memoria del martirio di San Gennaro si ammira, un bassorilievo di Lorenzo Vaccaro (1655 - 1706) donato nel 1697 dall'Arcivescovo di Napoli Card. Giacomo Cantelmo.
Sotto il bassorilievo, antica iscrizione che si riporta con le abbreviazioni sciolte: "Locus decollacionis Santi Ianuarii et sociorum eius": Luogo della decollazione di San Gennaro e dei suoi compagni.

 

Fittipaldi T., Scultura napoletana del Settecento, Liguori ed., Napoli, 1980.

Pag. 77

… Su committenza del Cardinale Cantelmo, nel 1697 esegue il bassorilievo col Martirio di San Gennaro per la chiesa dei Cappuccini alla Solfatara di Pozzuoli (D'Addosio).

 

Natura dell'opera Altare   
Tecnica - Materiale Marmi scolpiti
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, cappella di san Gennaro
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

Note: Maggio 1984, per i lavori in corso non è possibile fotografare l'altare

 

D'Ambrosio A. - Giamminelli R., Chiesa di Pozzuoli, Conte ed., Napoli 1964.

Pag. 132 - 133

2) Cappella di san Gennaro

A pianta quadrangolare con cupola elissoidale di vago ricordo barocco. Un motivo originale si riscontra nei reggi archi in foglie. Nelle lunette laterali affreschi di L. Tammaro. Sull'altare marmoreo tela di ignoto del '600 raffigurante il santo in estasi.

 

 

Natura dell'opera Dipinto raffigurante l'estasi di san Gennaro  
Tecnica - Materiale Olio su tela
Autore Ignoto
Epoca Secolo XVII
Dimensione m. 1,12x1,43
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, sopra l'altare della cappella di san Gennaro
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Stipite d'altare paleocristiano "Pietra di san Gennaro"     
Tecnica - Materiale Marmo saccaroide scolpito
Autore Ignoto
Epoca Secolo VI ca.
Dimensione m. 1,00x0,58
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, nella parete di fondo della cappella di san Gennaro a sinistra dell'altare
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Ottobre 1983
Compilatore della scheda

 

Paladino L. - Storia di Pozzuoli e contorni, Napoli 1826.

Pag. 22

Convento dei Padri Cappuccini

 … Alla sinistra nell'interno del tempio si venera in una cappella la testa di San Gennaro scolpita fin da' primi tempi in bianco marmo; reputasi per tradizione essere la vera effigie del Santo. Alla sua destra si osserva una pietra insanguinata sulla quale poggiò le mani la madrona, che raccolse il suo sangue miracoloso.

D'Ambrosio A. - Giamminelli R., Chiese di Pozzuoli, Conte ed., Napoli 1964.

Pag. 133 - 134 - 135 - 136

2) Cappella di San Gennaro

A destra di chi guarda l'altare, busto marmoreo del Santo del XIII secolo. A sinistra, l'arario pagano (nicchietta che accoglieva o l'immagine del lare dipinta sulla parete o la di lui statuina) con tracce di sangue che si ravvivano miracolosamente nella festa del santo (19 settembre) e nel sabato precedente la prima domenica di maggio che ricorda la traslazione delle reliquie di San Gennaro agli inizi del V secolo dell'agro Marciano, pendici della Solfatara e cratere di Agnano) al cimitero suburbano di Napoli chiamato ancora oggi "Catacombe di San Gennaro". Come si troverebbero le macchie di sangue sul fondo del larario? Probabilmente il capo sanguinante del martire dopo la decollazione fu posto nell'incavo mentre dai cristiani veniva organizzato il trasporto del corpo per la sepoltura. Si riporta quanto fu scritto in proposito da G. B. Alfano e A. Amitrano nel volume: "Il Miracolo di S. Gennaro", Napoli 1950, alle pagg. 237 - 241:
Delle macchie sulla pietra alcune hanno forma di strisce; di cui tre sono disposte in modo da dare l'idea di un triangolo, mentre dalla base del triangolo partono altre tre o quattro strisce e si dirigono all'ingiù, seguendo una via più o meno curva (1)  
Il fenomeno è duplice: ravvivamento delle macchie e trasudamento della pietra.
Le macchie, che, come si è detto, abitualmente hanno il colore della ruggine, ravvivano notevolmente nelle due festività di maggio e di settembre, contemporaneamente, ma non sincronicamente, al miracolo di Napoli, in modo che è da parlare di due miracoli: quello di Napoli e quello di Pozzuoli, contemporanei, ma distinti. Spesso quello di Pozzuoli anticipa su quello di Napoli.
Noi insistiamo su quello particolare per confutare l'opinione di moderni spiritisti che riterrebbero il fenomeno del ravvivamento delle macchie sulla pietra di Pozzuoli come un fatto di simpatismo odico, fluidico, sincronico col liquefarsi del sangue a Napoli (2)   
Le macchie prima si inumidiscono, come se venisse fuori del liquido a suo tempo assorbito dalla pietra, e di conseguenza si rammolliscono le croste di color ruggine; poi rosseggiano fortemente.
Talvolta si formano vere goccioline sulle strie di sangue, come un trasudamento della pietra; così nel 1877 per la la visita del barone Carelli, nel giorno del venerdì Santo. E più presso a noi, nel 1 ottobre 1928, per la visita del Card. Alessio Ascalesi, Arcivescovo di Napoli, si ebbe un vivo rosseggiamento delle macchie.
Il Prof. CAVESE nel trattare del miracolo di Pozzuoli riferisce, oltre alle sue impressioni personale sull'intenso rosseggiamento delle macchie, quelle rilevate scrupolosamente nel 1878 del Prof. Zimmer, del Seminario francese di Roma, il quale vide prima il colore delle macchie diventare più chiaro, e poi accentuarsi fino al rosso sangue, con formazione di goccioline sulla pietra (3)  
E nel 22 febbraio 1860, quando si incendiò la chiesa, fu tale la produzione di gocce di sangue che anche questa volta si poté raccogliere con la bambagia, ciò che eseguì Mons. Purpo, Vescovo di Pozzuoli; la bambagia ora si conserva nella parrocchia di Villanova di Posillipo, e roseggia nella festività del Santo.
Tale reliquia fu donata alla suddetta parrocchia del Rev. Viglietti, che l'ebbe dai monaci Cappuccini della chiesa della Solfatara.
E nel 19 settembre 1894, anche il Padre Diego da Sorrento raccolse con bambagia il sangue che era spicciato dalle pietra. Ed anche di questa bambagia conservarono pezzetti il Rev. Viglietti e il Rev. Padulano. Costui ne donò un pezzo anche ad Amitrano.
Il 31 maggio 1926 il pezzetto di cotone, passato sulle macchie ravvivatesi, conservato dal Rev. Padulano sottoposto a prova chimica nel Gabinetto di Medicina Legale di Napoli, del Prof. V. GIANTURCO, dette la caratteristica reazione del sangue umano. Questa prova così importante fu fatta per iniziativa del compianto Mons. NICOLA ROCCO (Rocco N. - Il Santuario di S. Gennaro alla Solfatara. Napoli, Cioffi 1932, p. 18).
Per spiegare il fenomeno furono proposte varie spiegazioni.

Adinolfi R., Monumenti cristiani antichi nei Campi Flegrei, Napoli 1976.

Pagg. 5, 6, 7

Si tratta di un blocco monolitico di marmo saccaroide lavorato, dalla fattura inconfondibilmente paleocristiana.
Attualmente è incassato nel muro della cappella che ricorda il martirio di San Gennaro, a sinistra, simmetricamente alla nicchia che conserva il noto busto del santo di età romanica.
La faccia visibile risulta alta m. 1 e larga cm. 58. Al centro della pietra c'è una nicchietta alta circa cm. 40, larga cm. 30 e profonda cm. 22. Nel campo sovrastante la nicchietta ed ai lato sono scolpiti una croce gemmata di cm 21x17 che nelle intenzioni dello scalpellino doveva probabilmente essere equilatera di tipo greco. Nell'intersezione dei bracci è incisa un'altra piccola croce formata da quattro rilievi quadrati, mentre altri sei rilievi, quattro di forma ellittica e due di forma quadrata, si stendono lungo i bracci della croce riempendo il campo. Ai lati del braccio verticali della croce sono le lettere greche: w (omega) a sinistra ed a (alpha) a destra, mentre due corolle di fiori a sei petali chiudono il campo a destra ed a sinistra della croce. Ai lati della nicchietta la pietra presenta due finti pilastrini su cui si sviluppa un disegno ornamentale che parte da due vasetti stilizzati posti alla loro base e che potrebbe essere interpretato come una rappresentazione di tipo fitomorfo.
La tradizione devota considera questa pietra, a causa di alcune macchie rosse sul fondo della nicchietta, come il cippo sul quale fu decapitato San Gennaro; ed invero, allorquando il sangue del santo conservato nelle ampolline di Napoli si discioglie in occassione della sua festività, anche le macchie della pietra di Pozzuoli pare che assumano un colore rosso più vivo ed intenso (4)  
Uno studio approfondito fatto dal Moscarella (5) su questo monumento ha però potuto chiarire molti dubbi e rivendicazione l'eccezionale valore archeologico.
Dal raffronto dei pochi, ma particolarmente somiglianti monumenti dello stesso genere, il Moscarella, con una documentata serie di indagini e di rilievi tecnici dimostra che la pietra altro non è che il blocco di un altare paleocristiano che fu eretto nella primitiva basilica della Solfatara. Ed invero, l'analisi dello studio è condotta con notevole valore scientifico e con precisi raffronti sugli analoghi esemplari di Parenzo, di Ravenna, di S. Maria del Priorato a Roma, della cappella Minutolo a Napoli, tal che la dimostrazione della sua tesi risulta particolarmente convincente. un'indagine approfondita è rivolta anche al significato dell'inversione delle lettere apocalittiche, interpretabili simbolicamente come il passaggio dalla morte alla vita eterna (6) La nicchietta al centro della pietra è certamente una fenestrella confessionale del primitivo altare, mentre il pozzetto che si trova alla base della nicchietta era destinato a conservare le reliquie dei Santi. Più problematica appare l'interpretazione delle strisce di color rosso sul fondo della nicchietta: esse tracciano una specie di figura che potrebbe ricordare una mitra vescovile, un edificio con frontone, un vulcano in eruzione, o anche qualche oscuro simbolo paleocristiano; se si tratti di sangue umano è ancora da dimostrare scientificamente (7)   
Al di là però, di ogni valore di reliquia, il monumento resta una delle più preziose ed importanti testimonianze paleocristiane a Pozzuoli. Sulla datazione non è possibile dire una parola definitiva perché, per i caratteri intriseci delle sculture e dei simboli potrebbe oscillare tra i IV e l'VIII sec.; tuttavia il Moscarella propende per il primo quarto del secolo VI, almeno un secolo prima della stesura degli Atti Bolognesi del martirio di San Gennaro. Quindi la pietra di San Gennaro, prezioso esempio di stipite d'altare paleocristiano, oltre al suo intrinseco valore storico ed archeologico, conferma l'esistenza della basilica eretta sul luogo del Santo, nota finora soltanto dalle fonti letterarie. Un'ultima osservazione da fare sulla pietra è che, stando ai rilievi del Moscarella che rilevano una certa asimmetria tra le varie dimensioni e tra la faccia anteriore e quella posteriore, si potrebbe supporre che si tratti di un cippo funerario pagano, proveniente dalla non lontana necropoli di via Vigna, eraso e riscolpito per l'altare cristiano; anche il tipo di marmo bianco saccaroide è quello comune a Pozzuoli per i monumenti pagani dal I al III sec.

Caserta A. - Lamberti G., Storia e scienza di fronte al "Miracolo di S. Gennaro", Napoli 1972.

Pagg. 43 - 44.

Nella chiesa dedicata a S. Gennaro sulla via Domiziana, a breve distanza dalla Solfatara di Pozzuoli, si conserva una pietra di marmo (collocata in una nicchietta scavata nel muro) su cui - secondo una tradizione - avrebbe poggiato il capo S. Gennaro all'atto della decollazione o avrebbe deterso le dita una pia donna che amorevolmente raccolse il sangue del martire.
Sulla pietra si notano alcune macchie, abitualmente di color rosso ruggine, insieme a molte incrostazioni di cera, prodotte in passato dal gocciolatoio delle candele.
In occasione delle due festività di maggio e di settembre si verificherebbe un evento simile a quello che avviene a Napoli, perché sembra che quelle macchie si ravvivano. Può darsi che in passato il fenomeno fosse più evidente. Il 31 maggio 1926, un pezzo di bambagia, che si disse essere stato passato sulle macchie ravvivatesi molti anni prima, fu sottoposto a prova chimica nel gabinetto di medicina legale di Napoli e dette le caratteristiche reazioni del sangue umano(8)  
Ma il fenomeno deve essere riesaminato attentamente con animo libero da suggestione fideistiche.

E. Moscarella, La "Pietra di S. Gennaro alla Solfatara" in Pozzuoli, Napoli 1975.

Pagg. 19 - 24

II - Descrizione della "Pietra".

La cosidetta "pietra di s. Gennaro" si trova (anno 1973) nella cappella - larga m. 4,70, profonda m. 3,8 - sita a destra di chi entra nella chiesa di S. Gennaro alla Solfatara detta cappella, la "pietra" appare immensa nella stessa parete che fa da sfondo al detto altare. La base della "pietra" risulta trovarsi all'incirca a cm. 125 di altezza dall'attuale pavimento della cappella. Dietro la parete vi è un corridoio del convento dei Padri Francescani Cappuccini, custodi del santuario di S. Gennaro.
Il corridoio è raggiungibile da alcuni locali contigui alla sagrestia e conduce al portone di ingresso del convento.
La "pietra" è incorniciata da marmi bianchi e colorati disposti e lavorati secondo lo stile della fine del '600.
Questa incorniciatura presenta lo stemma del Comune di Napoli.
Protegge la "pietra" un vetro sorretto da un telaio metallico apribile. La "pietra" si presenta come un blocco monolitico di marmo saccaroide lavorato.
Il carattere delle opere di scalpello presentate dal blocco lo denotano quale un monumento paleocristiano.
La figura schematica che si ricava dalla faccia visibile del blocco è quella di un rettangolo con i lati maggiori disposti verticalmente. Questa faccia visibile raggiunge l'altezza di m. 1 ed è larga circa cm. 58, essa presenta una nicchietta ugualmente dal disegno rettangolare, ricavato nella massa marmorea nel senso della verticalità a cm. 20 dalla base. La nicchietta risulta alta circa cm. 40, larga cm. 29 base a cm. 30 sommità, profonda cm. 22, dalla cornice incavata, e cm. 25 dallo zoccolo. Occorre però tener presente che l'altezza in fondo, presso l'angolo sito a destra di chi guarda risulta di circa cm. 44, e a sinistra cm. 43.
Al centro della superficie inferiore della nicchietta si vede un "pozzetto" ugualmente rettangolare, lungo cm. 16, largo cm. 11, profondo circa cm. 8. I lati maggiori del detto "pozzetto" sono paralleli alla parete di fondo della parete della nicchietta. Intorno alla bocca di questo "pozzetto" vi è un'incassatura profonda pochi millimetri e larga circa cm. 2; lungo il lato posteriore della bocca del "pozzetto" l'incassatura sta tra l'orlo del "pozzetto" e la parete di fondo della nicchietta. L'incassatura evidentemente servita per tener incassata una piccola lastra rettangolare forse ugualmente marmorea, che doveva avere la funzione di chiudere il "pozzetto".
La superficie orizzontale della nicchietta si trova in continuità col termine superiore dello zoccolo della "pietra" lungo circa cm. 59,50 e alto circa cm. 18, il quale è semplice pur presentando delle scanalature ornamentali parallele al piano orizzontale. Da questo zoccolo ha inizio una semplicissima cornice che presenta due tenui filettature parallele e segue il disegno rettangolare della nicchietta, eccetto che nella parte inferiore.
Due finti pilastrini, privi anche di capitello, il disegno dei quali è inciso nel marmo, ciascuno alto circa cm. 67, e di larghezza medi cm. 11, sono ognuno a contatto con la cornice della nicchietta, proseguendo però oltre essa fino al rilievo superiore del blocco marmoreo, blocco da ciascuno di essi esternamente delimitato.
Su ciascuno dei due finti pilastrini risulta inciso nel marmo il disegno di un intreccio ornamentale sviluppato da una specie di piccolo vaso palesante, quindi, una derivazione da decorazioni fitomorfi stilizzate. Superiormente il blocco marmoreo presenta una modanatura, lunga cm. 61 e alta circa cm. 14; i due finti pilastrini, benché siano privi di capitello, la fanno apparire come un architrave.
Il campo rettangolare: cm. 39 per cm. 21, delimitato tra la parte superiore della nicchietta i due finti pilastrini, e la modanatura, mostra il disegno appena rilevato nel marmo di una croce gemmata tra due corolle stilizzate (rosette).
La parte verticale della croce misura cm. 31, quella trasversale cm. 17; tuttavia sembrerebbe che l'artefice, per quanto gli riuscisse, avesse tentato di realizzare una croce equilatera, cioè della forma cosiddetta greca, infatti la parte trasversale si trova troppo in basso perché la croce possa essere considerata di forma detta latina.
La croce mostra, rilevata nel marmo, quattro gemme ovoidali, una su ciascuno dei bracci, e due sulla parte verticale, la quale mostra pure due gemme più piccole e rettangolari; al centro della croce, vi è crocetta equilatera ricavata in un quadrato.
Dalla parte trasversale della croce pendono come due ciondoli le lettere omega, minuscola (w), quasi a forma d'ancora, disposta a sinistra di chi guarda, e alpha, maiuscola (A), disposta a destra; le due lettere sono alte all'incirca cm. 3.
Le due corolle di fiori, disposti in modo da non superare i bracci della croce, sono ciascuna iscritta in una circonferenza di circa cm. 8 di diametro, ognuna di esse presenta sei pedali.
Il lavoro che ha conferito al blocco marmoreo l'aspetto marmoreo l'aspetto descritto si rileva rozzo e asimmetrico, prodotto di una artefice di scarsissima capacità.
La "pietra" infine presenta sulla modanatura due fori a destra e due a sinistra, vicini ma a diverso livello; ugualmente così disposti presenta quattro fori sulla cornice della nichietta. In due distinte epoche, entrambe non lontane dalla nostra, vi dovettero forse essere fissati dei bastoncini di metallo, per velare la nicchietta con tendine ornate - come indicherebbe la duplicità dei fori - da relativi falpalà.
Risulta pure che "anticamente, invece del telaio con vetro era una grata di ferro saldata sul blocco…"(9)  
Di questa grata restano le tracce sulla cornice della nicchietta e specialmente sugli spigoli di essa; su quello posto a destra di chi guarda sembrerebbe che un tempo vi fossero infissi due arpioncini, su quello posto a sinistra un congegno di chiusura.
Per avere una migliore conoscenza della "pietra" chiesi ed ottenni che nel corridoio sito dietro la cappella anzidetta venisse rimosso l'intonaco dal muro là dove avrebbe dovuto comparire, come difatti prestissimo comparve, quella parte della "pietra" opposta alla parte attualmente ordinariamente visibile (10)  
Ed ecco i risultati del saggio praticato: dalla parte opposta a quella ordinariamente visibile, la "pietra" presenta una faccia del tutto liscia, limitata, come la detta faccia visibile, alla base da uno zoccolo, alto circa cm. 19, e superiormente da una modanatura alta cm. 14.
L'altezza della detta superficie liscia è di circa cm. 67 mentre la larghezza è di circa cm. 58, come l'altezza e la larghezza della faccia ordinariamente visibile e lavorata della "pietra". Invece lo zoccolo e la modanatura, mentre nella parte ordinariamente visibile raggiungono cm. 58 di lunghezza, nella parte scoperta dal saggio li superano raggiungendo rispettivamente la lunghezza di circa cm. 69 e di circa cm. 65. E cioè presentano: lo zoccolo circa cm. 5,30 in più alle due estremità, e la modanatura circa cm. 3,50 in più ugualmente alle due estremità. Poiché appare che zoccolo e modanatura corrono intorno a tutto il blocco di marmo essi nella parte ordinariamente visibile sono stati decurtati agli angoli quando la "pietra" venne sistemata nel modo ancora oggi la si vede sistemata.
Dalla base alla sommità il retro della "pietra", come la parte ordinariamente visibile, raggiunge circa l'altezza di m. 1.
Il saggio confermò che la "pietra" è inserita nel muro della cappella suddetta, il quale raggiunge lo spessore di circa cm. 70.
La base dello zoccolo della "pietra" ha il lato di circa cm. 69.
Il medesimo saggio confermò altresì che "la pietra" è un blocco monolitico di marmo saccaroide. Esso presenta quattro facce rettangolari con i lati maggiori disposti verticalmente, ed è limitato inferiormente da una faccia quadrata, e superiormente da un'altra faccia quadrata; si tratta cioè di un blocco a base quadrangolare. Prima di concludere l'illustrazione della "pietra" avverto che a causa della irregolarità della medesima le dimensioni di essa, in alcuni punti potrebbero risultare inferiori o superiori di qualche centimetro a quelle da me date. Tuttavia si può ritenere che al blocco marmoreo noto come "pietra di S. Gennaro" si vollero dare le seguenti proporzioni: altezza m. 1, larghezza e lunghezza cm. 69 alla base dello zoccolo, cm. 65 al termine della modanatura, e cm. 58 nella parte compresa tra i detti zoccoli e modanatura.
Nella parte del medesimo blocco destinata ad essere quello anteriore e frontale, si scavò una nicchietta alla quale si vollero altresì dare, come sembra, le seguenti proporzioni: altezza cm. 40, larghezza cm. 32, profondità cm. 20, e infine il "pozzetto" scavato nella superficie inferiore della detta nicchietta lo si volle lungo cm. 14, largo cm. 11, profondo cm. 8; intorno ad esso si praticò un'incassatura larga circa cm. 2, profonda pochi millimetri.

 

 

Natura dell'opera Scultura raffigurante san Gennaro
Tecnica - Materiale Marmo scolpito
Autore Ignoto
Epoca Secolo XIII
Dimensione m. 0,52
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, nella parete di fondo della cappella di san Gennaro, a destra dell'altare
Stato di conservazione Buono
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Ottobre 1985
Compilatore della scheda

 

Paladino L. - Storia di Pozzuoli e contorni, Napoli 1826.

Pag. 22

Convento dei Padri Cappuccini.

… Alla sinistra nell'interno del tempio si venera in una cappella la testa di San Gennaro scolpita fin da' primi tempi in bianco marmo; reputasi per tradizione essere la vera effigie del Santo. Alla sua destra si osserva una pietra insanguinata sulla quale poggiò le mani la madrona, che raccolse il suo sangue miracoloso.

D'Ambrosio A. - Giamminelli R., Chiese di Pozzuoli, Conte ed., Napoli 1964.

Pag. 133 - 134 - 135 - 136

2) Cappella di San Gennaro

….. A destra di chi guarda l'altare, busto marmoreo del Santo del XIII secolo.

E. Moscarella, La "Pietra di S. Gennaro" in Pozzuoli. Napoli, 1975

Pag.15

Nel 1604 il Capaccio pubblicò per la sua Puteolana historia, in cui ricorda che nel 1574 fu fondata dai Napoletani la chiesa di S. Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli, nel posto dove prima era una piccola cappella in cui si conservava la testa marmorea di S. Gennaro venerata poi nella chiesa (11) Tale testa marmorea o meglio busto del Santo, è realmente anteriore all'edificazione della chiesa attuale, e testimonia come anche l'antica piccola cappella volesse ricordare in quel luogo S. Gennaro.
Attualmente questo busto del Santo, presenta la mitra vescovile danneggiata e il naso riattaccato. Circa questo busto nel '600 e nel '700 si fantasticò non poco: esso sarebbe stato il ritratto del Santo, eseguito nel sec. IV, e sarebbe stato poi deturpato dai Saraceni (12) o dagl'iconoclasti, e in tal caso avrebbe dovuto risalire almeno al VI - VII sec.(13)  
Non molti anni fa però fu chiesto il parere di studiosi di storia della liturgia, e si accertò che, per la forma della mitra, il busto non può essere anteriore al sec. XIII (14)   
I danni subiti dal busto potrebbero a mio avviso essere posti in relazione con qualche sinistro dovuto ai fenomeni sismici freq
uenti nella zona. Il busto marmoreo avrebbe potuto essere, cioè, danneggiato dalla caduta di pietre su di esso.

 

Natura dell'opera Dipinto raffigurante l'adorazione del Magi
Tecnica - Materiale Olio su tela
Autore Tommaso da Triniano
Epoca 1734
Dimensione m. 3,75x2,24
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, sagrestia
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Maggio 1984
Compilatore della scheda

Note: Maggio 1984, per i lavori in corso non è possibile fotografare l'altare

 

Natura dell'opera Dipinto raffigurante la nascita di Gesù
Tecnica - Materiale Olio su tela
Autore Tommaso da Triniano
Epoca 1734
Dimensione m. 3,75x1,67
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Ottobre 1986
Compilatore della scheda

Note: Maggio 1984, per i lavori in corso non è possibile fotografare l'altare

 

 

Natura dell'opera Orologio - campanile
Tecnica - Materiale Maiolica, campane in bronzo
Autore
Epoca
Dimensione
Luogo di collocazione Chiesa di san Gennaro, orologio - campanile
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda  Ottobre 1986
Compilatore della scheda

 

 

 

(1) Quella del calore fu smentita dal Prof. SPERINDEO, il quale nel 19 settembre 1902, fece spegnere tutte le candele, prese, di cinque in cinque minuti, la temperatura della nicchia e della cappella, paragonò con lo stesso intervallo di tempo il colore delle macchie sulla pietra con una scala di differenti tinte di rosso.
Durante le esperienze la temperatura della nicchia era rimasta sempre inferiore di 1° grado C. e pochi decimi rispetto a quella della cappella: anzi dall'inizio delle misure alla fine di esse, la temperatura della nicchia era diminuita di 1° grado e mezzo C.. Intanto si poté rilevare, durante un'ora di osservazione, un ravvivamento notevole delle macchie già esistente, non che la comparsa di altre macchie che prima non vi erano; e la formazione di piccole perline liquide luccicanti.
Quindi in tali fenomeni non è causa il calore della chiesa.

  (2) Né vale l'ipotesi igroscopica, ossia che l'umidità dell'ambiente prodotta o da condizione atmosferiche oppure dalla folla che attende il fenomeno, produca il ravvivamento delle macchie. L'ipotesi cade completamente sia dopo le accurate esperienze di SPERINDEO di cui abbiamo parlato, sia quando si pensa al vivo rosseggiamento e alla notevole formazione di perline liquide in occasione dello incendio del 1860, che certamente diminuì l'umidità dell'ambiente; non che in occasione di privati e quindi di poca folla, e perciò di poca umidità conseguente.
Anche Mons. Rocco, mediante un'igrometro, nel settembre 1927 poté rilevare che quando l'igrometro segnava 62 le macchie avevano colore rosso vivo; quando l'igrometro segnava 100 le macchie erano di colore rosso arido. Anzi per tre giorni di seguito 26, 27 e 28 febbraio l'igrometro segno 100 e le macchie erano rosso arido.

(3) Infine vi è l'ipotesi dell'illusione visiva, ossia del mutare di colore delle macchie perché varia l'intensità o l'incidenza della luce circostante.
Non vi è obbiezione più sciocca di questa. Nelle due volte nelle quali ogni anno avviene il miracolo non vi è spostamento o variazione di luce.
In settembre il miracolo, (che ha durata limitata), avviene in un periodo di tempo in cui il sole è quasi alla stessa altezza in cui era prima del miracolo. Trenta, quaranta, cinquanta minuti di preghiere non importano un notevole spostamento nella declinazione solare.In maggio il miracolo avviene di sera alla luce di una medesima unica candela.
Nel maggio 1927, aggiunge il Rocco, il colore delle macchie è passato da rosso scuro a rosso vivissimo a rosso papavero.
Dove sono dunque questi giochi di luce? Come può una candela, con la sua debole fiamma, operare tanti mutamenti di colore? E il trasudamento, e il gocciolamento anche sono dovuti a gioco di luce?
Ne concludiamo che anche la pietra di Pozzuoli ci parla del martirio di S. Gennaro e del raggio divino
in essa rifulge.

(4) Per un studio scientifico sul sangue di San Gennaro, cfr. Caserta, A. - Lambertini, G. - Storia e scienza di fronte al "Miracolo di San Gennaro" - II Ed. Napoli 1972.

(5) Moscarella, E. - La "Pietra di S. Gennaro" presso i Cappuccini alla Solfatara di Pozzuoli in "Studi e Ricerche francescane", anno II, nn. 3 - 4, 1973, pp. 193 - 266

(6) Cfr. anche Guarducci, M. - I graffiti sotto la Confessione di S. Pietro in Vaticano - Città del Vaticano 1958, II v., pp.57 - 68

(7) Moscarella, E. - La "Pietra di S. Gennaro", cit., pp. 225 - 263.

(8) Sul fenomeno di Pozzuoli si veda Alfano - Amitrano, Il miracolo di S. Gennaro in Napoli…, II ed., Napoli, 1950, pp. 231 - 241

(9) ROCCO, 275

(10) La richiesta fu avanzata al superiore del Convento puteolano di S. Gennaro rev. p. Giacinto Francesco De Luca da Cimitile, e fu molto caldeggiata anche dal re.mo mons. Aldo Caserta, docente presso la Pont. Facoltà Teologica a Napoli, del quale è noto l'interesse per gli studi agiografici ianuariani. Il p. Giacinto De Luca, da tempo era al corrente dei miei studi circa "la pietra", e sempre, con spirito aperto alla ricerca scientifica, mi aveva molto cortesemente favorito. Egli, dopo aver ottenuti i necessari permessi, mi concesse quanto avevo chiesto; indi il 19 ottobre 1972, circa le ore 10,30, mi recai alla chiesa di S. Gennaro in Pozzuoli, assieme agli amici ingegnere dott. Guglielmo Gugliemi e signor Giuseppe Gaeta tecnico grafico e fotografico, i quali già in precedenti occasioni mi avevano, con molta cortesia accompagnato al santuario puteolano di S. Gennaro, prestandomi il loro preziosissimo aiuto. Individuato il posto esatto, Antonio Ospedale, un operaio incaricato dal p. Giacinto De Luca, cominciò a rompere l'intonaco del muro che interessava al caso, evitando, però, di rimuovere i tubi custoditi dei fili della corrente elettrica. Molto presto comparve il retro della "pietra". Eseguite osservazioni, misurazioni e fotografie, l'operaio rifece l'intonaco abbattuto qualche ora prima.
Esprimo profonda gratitudine all'ing. Guglielmi, ed al sig. Gaeta e particolarmente al p. Giacinto, anche per aver Egli appoggiato la pubblicazione del presente studio.

(11) "… aedes ibidem à Neapolitanis Puteolis est condita anno 1574 ubi aedicula prius erat, cum marmoro Januarij capite, quod hoc tempore in nova aede cernitur…"; Capaccio, 62.

(12) SARNELLI, 19.

(13) FALCONE NICOLO' CARMINO, L'intera istoria… del glorioso S. Gennaro… protettore di Napoli, Napoli, Felice Mosca, 1713, 482 - 470.

(14) ALFANO - AMITRANO, 234 - 235. Cfr. RIGHETTI, 531 - 535.