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Catalogo dei Beni Architettonici e
Monumentali
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Oggetto :
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Chiesa di San Procolo
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Ubicazione :
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Via del Duomo, rione Terra
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Diocesi :
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Pozzuoli
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Parrocchia :
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Proprietà :
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Curia Vescovile di Pozzuoli
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Dati catastali:
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Foglio 76 particella H
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Autore :
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Architetto Bartolomeo Picchiati e Cosimo Pansago
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Epoca :
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XIII Secolo
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Vincoli :
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M. N., Pozzuoli gennaio 1983
Collegamento con Beni artistici
Collegamento con Tempio
di Augusto
San Procolo
Le notizie più antiche sul martirio di
San Gennaro, risalgono alla cosiddetta passio bolognese, perché
conservata nel codice 1473 della Biblioteca Universitaria di Bologna del
1180.
Secondo questa narrazione, Procolo, diacono della comunità cristiana
puteolana sarebbe stato martirizzato nell'anno 305 nel corso della
persecuzione voluta dall'imperatore Diocleziano.
Da questi scritti si apprende che il vescovo di Benevento Gennaro si era
recato a Pozzuoli per visitare il diacono Sosso di Miseno, incarcerato per
aver difeso il proprio vescovo.
Anche Gennaro fu incarcerato perché confessò di essere cristiano e
vescovo, stessa sorte subirono il diacono Festo e il lettore Desiderio
anch'essi di Benevento. I quattro furono condannati alla decapitazione. Il
diacono puteolano Procolo e i laici Eutiche e Acuzio anch'essi di Pozzuoli
vennero incarcerati e condannati perché avevano preso le difese dei
compagni di fede.
I sette cristiani subirono la decapitazione nei pressi della Solfatara in
un luogo dove verso la fine del VI secolo venne eretta una chiesa in onore
di san Gennaro.
Secondo la tradizione popolare i sette martiri furono prima rinchiusi
nelle celle dell'anfiteatro Flavio in quanto erano stati condannati ad
essere divorati dalle belve nel corso di uno dei tanti spettacoli che si
svolgevano nell'arena puteolana. Qui, però, avvenne il miracolo, per cui
gli animali si inginocchiarono al cospetto dei sette condannati. Perciò
furono trasferiti nel Foro dove il Magistrato giudicante li condannò alla
decapitazione. Il corpo del martire Procolo fu sepolto, stando alle fonti,
nel pretorio di Falcidio che dovrebbe trovarsi nei pressi della necropoli
di via Celle.
Il nome Proculus è molto ricorrente nella lingua latina, ed è riferito
al figlio nato mentre il padre era lontano.
La festività di san Procolo veniva celebrata il 18 ottobre ma, fu poi
spostata, con decreto della Sacra Congregazione dei Riti del 10 dicembre
1718, al 16 novembre in quanto ad ottobre, molti puteolani erano impegnati
nei lavori dei campi.
Le reliquie del Santo, insieme ad altre di san Gennaro e di sant'Eutiche,
secondo alcune fonti storiche, sarebbero state trafugate nell'anno 871 e
portate nell'isola di Reichenau sul lago di Costanza, dove furono
conservate in una delle basiliche di questa città.
Una parte delle reliquie del martire puteolano furono riconosciute e
recuperate grazie alle ricerche di Monsignore Antonio Gutler, confessore
della regina di Napoli Maria Carolina. Le reliquie di san Procolo furono
riportate a Pozzuoli il 13 maggio 1781. Da allora la città di Pozzuoli e
la Diocesi, con solenni festeggiamenti rievocano il ritorno dei resti
mortali di san Procolo nella città natale. Nella seconda domenica di
maggio, le reliquie e il busto argenteo del Santo martire vengono portate
in solenne processione per le vie della città, insieme al busto marmoreo
di san Gennaro e a quello ligneo di san Celso, antico vescovo di Pozzuoli.
La comunità cristiana di Puteoli venerò quasi da subito, il martire
Procolo, come principale patrono della città e della diocesi. Tra la fine
del V e gli inizi del VI secolo, al Santo fu dedicato, come chiesa, lo
splendido edificio marmoreo che il ricco mercante Lucio Calpurnio aveva
fatto erigere in onore dell'imperatore Ottaviano Augusto. Soprattutto per
merito del vescovo Martin de Leon y Cardenas (1631-1650), questa
costruzione divenne una Cattedrale degna delle antiche tradizioni
apostoliche di Pozzuoli. Purtroppo questo tempio venne completamente
distrutto da un incendio, nella notte tra il 16 e il 17 maggio 1964, e da
allora, la chiesa del Carmine svolge le funzioni di Cattedrale della
città di Pozzuoli, e dal 1995 la moderna chiesa di San Paolo apostolo,
nel nuovo quartiere di Monterusciello è stata elevata a concattedrale.
Antonio Parrino - Nuova guida de'
Forastiero. Napoli, 1750.
Pag. 37
Perché i Castelli erano dagli antichi
dedicati a Giove, in mezzo del Castello, si stima che eretto fusse questo
tempio.
Oggi è consacrato a S. Procolo M., e S. Gennaro consocili nel martirio.
Fr. Martino di Leone suo Vescovo, che poi passò all'arcivescovo di
Palermo, ed ivi santamente morì, abbellì la detta Chiesa; si vedono
avanti la Porta dell'Atrio di essa alcune, ossa, che dicono essere dei
Giganti; ma più tosto sono ossa di qualche Balena, o di qualche gran
pesce Ceteo.
Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli, e
contorno. Napoli, 1826.
Pag. 9 ss.
Cattedrale.
In piccola distanza dal sopraddetto
parlamento vi è la cattedrale dedicata al Martire, e Protettore di
Pozzuoli Santo Procolo.
Questo edificio da prima fu un tempio dedicato ad Augusto sotto il nome di
Giove conservatore, costruito a di lui onore da Calfurnio, siccome ne dà
memoria il Capaccio dall'iscrizione seguente, che esisteva nel suo
frontespizio. Indi questo raro monumento fu rifatto in altra forma.
I.CALPHURNIUS L. F. TEMPLUM
AUGUSTO CUM ORNAMENTS D. D.
Sopra la piccola porta del lato che
guarda il palazzo Vescovile si legge altra iscrizione, indicando il nome
dell'Architetto, ritrovata nel portico del tempio.
L. COCCEIUS L.
C. POSTUMI L.
AUGUSTUS ARCHITECT.
La struttura del tempio era sontuosa, e
l'edificio era costruito di grossi pezzi bislughi di bianco marmo uniti
senza calce, che facevan faccia dall'una all'altra parte del muro. Alcuni
pezzi di questi marmi possono osservarsi nel così detto trabucco, che li
hanno posti per base del campanile. Tra questi evvi un piedistallo, di cui
un solo fianco n'è visibile; ed in esso vi è scolpito un boccale con la
iscrizione.
DEDICATA VI IDUS AUG.
T. VITRASIO POLLIONE MAR.
FLAVIO. ROM. COS.
I due fianchi del tempio venivano
decorate da colonne scanalate, poste sei per lato con capitelli corintj,
su cui poggiava il cornicione di un bel lavoro. Di queste colonne una
piccola parte n'è ancora visibile ne' due lati opposti verso il
cornicione, giacché il restante è stato rivestito di moderna fabbrica.
Possono osservarsi sopra la piccola porta di prospetto allo Episcopio,
come anche nella parte opposta che resta meglio conservata da sopra il
campanile. Il suo antico ingresso era dove vi è il coro, che ne formava
l'anti-tempio.
Nel 1634, siccome si legge sopra la porta principale, fu posta in novella
forma dal Vescovo di Pozzuoli fra Martino di Leon. Da questo prelato fu
decorato ancora di ben dipinti quadri di scuola forestiera e napoletana.
Tra li molti quadri è da ammirarsi il San Gennaro nell'anfiteatro situato
nel coro; opera di Artemisia Gentilesca.
Questo bellissimo e raro edificio dovevasi conservare nella sua prima
forma come trovavasi: come puranche si è conservato tal quale era il
Panteon di Roma dedicato per tempio al culto del nostro signore Iddio,
nominato Santa Maria ad Martyres; indi a tutti i Santi: come anche il
Panteon in Nocera de' Pagani nominato Santa Maria Maggiore; ed altri
ancora dedicati a' nostri Santi.
Nella cappella del Santissimo Sacramento si osserva un elegante e ricco
Ciborio ornato con colonne di lapislazzoli, e di pietre dure
preziose.
Il presente suo Vescovo è l'illustre e benemerito prelato Monsignor
Rosini. La Chiesa viene ufficiata da un buon numero di Canonici,
Ebdomadarj, ed altri degni Sacerdoti. Vi è un ben diretto Seminario.
In questa cattedrale si conserva il corpo del protettore della città
Santo Procolo martire e Diacono della Chiesa Pozzuolana.
Raimondo Annecchino - I restauri
artistici del Duomo di Pozzuoli. Da
"Bollettino Flegreo",
anno IV, gennaio - aprile 1930, fascicolo 1 - 2. Edizione A.G.E.A.
Pozzuoli, 1930.
Pagg. 27, 28, 29, 30
I restauri artistici del Duomo di
Pozzuoli.
All'importanza archeologica e storica il
Duomo di Pozzuoli, sorto sui ruderi del tempio eretto da Lucio Calpurnio
in onore di Augusto, aggiunge anche il pregio di conservare numerosi
dipinti di grande valore.
Essi sono dei sec. XVII e XVIII ed in massima parte opere di artisti della
gloriosa Scuola Napoletana fatti eseguire o acquistati dal Vescovo Mons.
De Leon y Cardenas, che resse la diocesi di Pozzuoli dal 1631 al 1650.
Egli, avendo restaurata ed ampliata la Cattedrale, volle ornarla con
dipinti di celebrati autori prevalentemente di colorito storico locale. Il
tempo li aveva ricoperti di una patena fuligginosa, che ne alterava il
disegno ed il colorito, e ne offuscava l'originaria bellezza. Urgeva,
quindi, ripulirli e rimetterli nel primitivo splendore; ed a ciò ha
degnamente provveduto la Soprintendenza all'Arte Medioevale e Moderna
della Campania, che, sotto la guida illuminata e sapiente del comm. Gino
Chierici, pone tanto entusiastico fervore nella tutela del nostro
patrimonio artistico. Il restauro è stato eseguito dal noto prof.
Pasquale Chiariello, direttore della Scuola di Restauro della R. Accademia
di Belle Arti di Napoli, assieme al figlio Umberto, sotto la direzione
tecnica dell'Ispettore prof. Sergio Ortolani, con quella competenza
artistica che tanto lo distingue. All'opera ha portato il suo efficace
contributo S. E. Monsignor Petrone, benemerito vescovo di Pozzuoli, che ha
fatto decorare da un giovane e valoroso artista puteolano, Gennaro Lopez,
le pareti e le volte dell'abside e del Coro, dove è collocata appunto la
maggior parte dei dipinti.
L'inaugurazione dell'artistico restauro ebbe luogo con grande solennità
il 23 novembre decorso. Vi parteciparono le maggiori autorità di Pozzuoli
e di Napoli con a capo S. E. il Cardinale Ascalesi e S. E. Castelli, Alto
Commissario della provincia di Napoli. Pronunciò una vibrante discorso
d'occasione S. E. Monsignor Petrone. Alla fine della cerimonia, S. E. il
Cardinale Ascalesi impartì la benedizione eucaristica e quella
pontificale.
Dei trentuno quadri restaurati si occuperà l'Ortolani nel Bollettino
d'Arte del Ministero dell'Educazione Nazionale, pubblicando anche le
fotografie dei più notevoli. È doveroso, pertanto, darne un sommario
cenno.
Il quadro dell'altare maggiore raffigura il Miracolo di S. Gennaro:
attribuito per lo passato a Guido Reni e più ancora a Pietro da Cortona,
è accertato, invece, che è opera del pittore tedesco Giovanni Enrico
Schoenfeld di Augsburg, che dipinse in Napoli verso il 1630 - 40, e subì
notevolmente l'influsso del Lanfranco e del Cavallino. Si narra che un
viceré spagnolo per averlo offrisse fino a 2000 ducati.
Le due lunette che sormontano i due lati dell'abside sono del pittore
puteolano Giacinto Diano, e rappresentano l'una Il commiato di Gesù
dalla Madre e l'altra La lavanda di Gesù agli Apostoli. Queste
due lunette ornavano un tempo l'originaria Cappella del S. Sacramento, e
vi furono collocate a devozione del Can. D. Francesco Pisano.
Nel Coro, a destra dell'altare maggiore, si ammirano: S. Procolo e S.
Nicea, che reca la firma della pittrice fiorentina Artemisia
Gentileschi, - all'uopo giova avvertire che, come ci apprendono il
Bollando ed il Tutini, Pozzuoli, oltre S. Procolo compagno di martirio di
S. Gennaro, ha avuto un altro omonimo confessore della fede, Procolo figlio
di Nicea, patrizia puteolana, entrambi coronate dal martirio durante la
persecuzione di Decio nell'anno 249 - Il miracolo dell'acqua sorgente
di Agostino Beltrano, firmata e datata 1640, tela magnifica per freschezza
di colorito e per vivacità d'espressione delle figure, - Il miracolo
di S. Gennaro nell'Anfiteatro di Pozzuoli (firmato), che è
indubbiamente uno dei migliori dipinti della Gentileschi, e raffigura il
miracolo delle belve che s'arrestano innanzi a S. Gennaro nell'arena
dell'Anfiteatro puteolano, - la Predicazione di S. Ptroba ai puteolani,
pregevole dipinto di Massimo Stanzione, - S. Pietro che consacra S.
Celso primo vescovo di Pozzuoli del pugliese Paolo Finoglia, e S.
Ignazio che consegna la regola della Compagnia di Gesù a S. Francesco
Saverio, tela attribuita a Giuseppe Ribera, ma assai sciupata e guasta
da pessimi rifacimenti.
A sinistra dell'altare maggiore poi si osservano: Il martirio dei S.
Onesimo ed Erasmo, opera ritenuta d'ignoto autore ed attribuito ora
dall'Ortolani a Giacinto Brandi della scuola del Lanfranco, tela notevole
per la naturalezza della espressione dei due giovani martiri condotti al
supplizio, - Il martirio di S. Artema, tela bellissima che reca la
firma del Lanfranco, e costituisce una degna rievocazione del martirio del
giovanetto puteolano condannato per la sua fede cristiana ad essere ucciso
dai suoi stessi condiscepoli a colpi di stiletto, e che ispirò pure un
pregevole dramma latino, Artemas, al Can. Giacomo De Fraja, - La
sbarco di S. Paolo a Pozzuoli, anch'esso firmato dal Lanfranco, e
senza dubbio una delle sue opere migliori, - L'Adorazione dei Magi
della Gentileschi, che attira per la soave dolcezza che s'irradia dalla
Vergine e per la espressione reverenze e commossa del re chinato a rendere
omaggio al Bambino Gesù. Seguono superiormente due dipinti dl Francanzano.
Il cui deplorevole deperimento non ne ha distrutto però la suggestiva
bellezza: L'Adorazione dei pastori e la Preghiera di Gesù
nell'orto.
Dal Coro passando alle Cappelle delle navate laterali, si ammira nella
parete ov'è l'accesso alla tomba del Pergolesi la famosa tela attribuita
a Guido Reni, raffigurante S. Francesco di Assisi che riceve le sacre
stimmate alla presenza di un frate del suo ordine. <<L'opera
guastissima, ma in buona parte oggi recuperata, non pare dubbio - dice
l'Ortolani - che debba restituirsi a Guido reni, e che sia tra le
migliori>>. Si notano inoltre, nella Cappella del SS.mo Sacramento,
una piccola Assunta del Diano ed un grazioso Presepe della
scuola del Caravaggio; - e nelle altre Capelle a destra: La lapidazione
di S. Stefano, opera d'ignoto attribuita erroneamente a Pietro Cortona;
S. Agostino con santi e frati del suo ordine, << notevole e
rara pittura - scrive l'Ortolani - del padre Primo Gentile fiammingo, il
quale operò a Roma nella stessa epoca; (l'opera è firmata e datata
1633)>>, - S. Martino che divide col povero il mantello, che
l'Ortolani ritiene dovuto, anziché ad Agostino Beltrano, ad un ignoto suo
contemporaneo. Nelle Cappelle a sinistra si osservano: Il Calvario
attribuito a Cesare Francanzano, l'Annunciazione del Lanfranco, e S.
Teresa, genuflessa innanzi ad un'immagine di Maria che stringe il
Bambino tra le braccia, opera di Onofrio Giannone. E un'altare della
Cappella presso la Sagrestia S. Paolo che scrive una delle sue celebri
lettere del Francanzano. Sulle porte del battistero e della Sagrestia
si vedono la Trinità ed un Battesimo di Cristo d'ignoto
autore e di scarsissimo valore. Nella Sagrestia sulla parete del muro
dell'ingresso è collocata la gran tela della Cena degli Apostoli,
che, secondo l'Ortolani, non va assegnata allo Sanzione ma a un suo
mediocre scolaro; due figure di Santi, S. Elena e S. Luigi
di Francia, attribuite a Luca Giordano; un dipinto di stile Bizantino
raffigurante S. Nicola da Bari, e un quadro con la Madonna e due
santi, entrambi d'ignoto autore.
Infine nella Cappella che segue alla Sagrestia si trovano due quadri di
Cesare Fracanzano raffiguranti S. Pietro e S. Paolo.
Come si vede, Pozzuoli nel suo millenario duomo, onusto di tante memorie
gloriose, ha pure la sua piccola ma preziosa pinacoteca.
Angelo D'Ambrosio - Storia di Pozzuoli…
in pillole. Edizione D. Conte, Pozzuoli, 1959.
Pag. 40, 41
DUOMO
Abbandonata per le incursioni dei
barbari la Stefania (prima chiesa cristiana di Pozzuoli i cui ruderi sono
ancora visibili, oltrepassato il quadrivio di Via Celle, nel fondo del
Signor Barletta Pasquale) i cristiani puteolani rifugiatisi sull'antica
acropoli greca (attuale Rione Terra) adattarono nel VI° secolo dopo
Cristo, il tempio pagano in onore di Augusto a Cattedrale dedicandola
al martirio concittadino e patrono San Procolo. Subì danni
notevoli in seguito al terremoto e all'eruzione del 1538 detta del
<<MONTE NUOVO>>. Mons. Fr. Martino de Leon y
Cardenas, Vescovo di Pozzuoli, nel 1634 la ricostruì dalle
fondamenta, aggiungedovi il coro, l'abside, il campanile, dotandola
inoltre di altari di marmo prezioso e di dipinti in gran parte della
Scuola Napoletana del 600.
Su proposta dell'Ecc.mo Vescovo di
Pozzuoli Mons. Alfonso Castaldo il Duomo puteolano fu insignito del
titolo di: <<Basilica minore>> in data 25 novembre 1949
dal Pontefice Pio XII°.
Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli
e della zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.
Pagg. 320, 321, 322, 324.
Dalle chiese comprese nel centro urbano
il primo posto spetta alla Cattedrale. Essa è costituita dall'unione di
tre antiche chiese; il Duomo primitivo, dedicato a S. Procolo, costituito
sui ruderi del tempio romano eretto in onore di Augusto;(4)
la
chiesetta della Trinità e la chiesetta del Corpo di Cristo.
Si ignora l'epoca della trasformazione in chiesa cristiana del tempio
pagano,(5) che non poté avvenire prima del VI secolo. La più
antica menzione della chiesa di S. Procolo nel castro si trova in un
istrumento del 1027;(6) un altro documento di poco posteriore(7)
ci dà notizia di un'altra chiesa dedicata a S. Procolo nell'agro
puteolano, presso la sepoltura del Santo(8)
nel pretorio di
Falcidio, che potrebbe corrispondere all'antica Stefania. Ignoriamo le
vicende del primitivo duomo nei secoli successivi.(9)
Rovinato
l'edificio nel 1538 per i terremoti che accompagnarono la conflagrazione
di Tripergole, il vescovo Castaldi, come si rileva da una iscrizione
riportata dall'Ughelli,(10) lo restaurò, e per far fronte alla
spesa occorrente ottenne con decreto 16 giugno 1544, dal pontefice Paolo
III la facoltà di vendere beni stabili della mensa vescovile fino al
prezzo di 200 ducati d'oro di Camera.(11)
Il vescovo De Leon y
Cardenas, che resse la diocesi dal 1631 al 1650, restaurò ed ampliò la
Cattedrale, dandole le proporzioni che tuttora conserva. All'infuori delle
mura laterali, racchiudenti il colonnato marmoreo del tempio calpurniano,
egli rifece tutto il resto ex novo. La chiesa originaria si estendeva fino
all'attuale coro. Il Vescovo cominciò con l'ampliarne l'area includendovi
parte della piazzetta antistante all'ingresso, e se ne servì per
costruirvi la canonica ed il presbiterio. Trasportò l'ingresso al posto
dell'abside, e ivi aprì l'entrata principale del tempio. Rinnovò
completamente le cappelle interne, variandone anche i titoli e, ciò che
più vale, arricchì la chiesa di magnifici quadri di rinnovati artisti
del tempo.(12)
La chiesetta dedicata alla SS. Trinità, un tempo più grande, era già
esistente nel sec. XII.(13) Per i terremoti che nel gennaio e nel
settembre del 1349 contristarono la città riportò gravi lesioni e nel
1360 crollò interamente. Mentre la Congregazione dei Chierici Trinitari
si accingeva a ricostruirla in più modeste proporzioni, nel 1384 si
assunsero l'onere di ricostruirla a proprie spese il canonico Andrea di
Bruno di Aversa e donna Teodora, dotandola della rendita annua di 24 tarì,
con l'obbligo da parte dei Chierici Trinitari di celebrare due messe alla
settimana in suffragio delle loro anime. I cappellani della Chiesa erano
nominati dal Vescovo, al quale dovevano offrire annualmente nella
festività di S. Procolo una libbra di cera lavorata.
Distrutta nuovamente la chiesa per il terremoto di Tripergole, Marco
Fornaro la fece riedificare in proporzioni molto modeste in stile
rinascimentale, collocando sulla porta il suo stemma. Ridotta poi ad una
piccola cappella, poiché la restante originaria parte fu adibita per
mettere in comunicazione l'episcopio col Duomo, essa cadde in completo
disuso, restando per lunghi anni chiusa e priva di sacra ufficiatura. Il
vescovo Zezza, mercé l'apertura di un vano a sinistra dell'altare del
Duomo, creò una comunicazione con la cappella che fu adibita, com'è
tuttora, come sacrestia del parroco. In essa non vi è più alcuna traccia
dell'antica chiesa e si nota solo alla parete un grande quadro
raffigurante la SS. Trinità (era forse la pala dell'altare soppresso).
La cappella del Sacramento o del Corpo di Cristo fu edificata nel 1354
sotto il titolo di S. Giacomo degli Apostoli dal principe Luigi di
Taranto, marito della regina Giovanna, la quale nel 1363 la donò al
Capitolo dei Canonici di Pozzuoli, perché pregassero per lei e la sua
famiglia. Per distinguerla, forse, dall'altra chiesa di S. Giacomo
(l'attuale chiesa del Carmine) fu chiamata nel 1500 San Giacomo Reale, e
verso il 1587 Chiesa del Corpo di Cristo. Aveva in tale epoca tre cappelle
con i rispettivi altari. La prima era dedicata a S. Giacomo apostolo, ed
era patronato della famiglia Costantino, la seconda a S. Andrea apostolo
ed era patronato della famiglia De Fraia, e la terza dedicata al SS.
sacramento dell'Eucarestia ed era di patronato della famiglia Damiani. Vi
funzionava pure una Congregazione con lo scopo di promuovere e diffondere
il culto del SS. Sacramento.
Quando mons. De Leon y Cardenas nel 1632 restaurò il Duomo e costruì in
esso un'apposita cappella per il culto dell'Eucarestia, provvedendola di
un magnifico altare cesellato in marmi policromi e di ciborio ornato di
bronzo dorato e di lapislazzuli, il culto del SS. Sacramento fu in questa
trasferito, e nella vecchia cappella la Congregazione continuò a
funzionare per gli obblighi della messe, per l'accompagnamento nella
processione del Corpo di Cristo e nella somministrazione del viatico agli
inferi, e per le sue sociali adunanze.
Con Regio Decreto il 20 agosto 1817 la chiesetta di S. Giacomo venne
aggregata al Duomo, col quale fu messa in comunicazione diretta mercé
l'abbattimento del muro della seconda cappella a sinistra del Duomo; e la
porta d'ingresso alla chiesetta, a sinistra dell'entrata secondaria del
Duomo, fu murata. Al muro attualmente una Croce.(14)
Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli
- Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.
Pagg. 8, 9, 10, 12
DUOMO
Mentre la presente pubblicazione era in corso di
stampa, un incendio divampata nella notte fra il 16 ed il 17 maggio 1964
ha distrutto la navata centrale del Duomo. Nonostante abbia lasciato
immutato le descrizioni di ogni opera d'arte, indicherò quelle
completamente distrutte nella didascalia di ciascuna illustrazione
costituendo così l'unica testimonianza di capolavori irrimediabilmente
perduti. Il tempio pagano eretto in onore dell'Imperatore Augusto nel I
secolo dell'era volgare da Lucio Calpurnio, essendone architetto Cocceio,
fu adattato a Chiesa cristiana nei primi anni del Medio Evo e dedicato al
martire concittadino S. Procolo, patrono principale di Pozzuoli. Nella
prima metà del '600, a cura del vescovo Martino de Leon y Cardinas, fu
completamente rifatto ed ampliato su disegno dell'Architetto Bartolomeo
Picchiatti e con la consulenza artistica di Cosimo Fanzago. Fu inoltre
arricchito di preziosi altari marmorei policromi e di tele dei migliori
artisti del '600.
I vescovi puteolani, succedutisi nel tempo, l'hanno sempre più decorato
ed abbellito. Monumento nazionale dal 21 novembre 1940, fu da Pio XII il
25 novembre 1949 elevata alla dignità di Basilica Minore Pontificia.
Facciata:
Non offre nessun motivo di interesse. La trabeazione ed
i capitelli con le mezze colonne del tempio pagano, affioranti dai
massicci muri di rinforzo, eretti nel 1633, costituiscono l'unica nota
originale che si presenta al visitatore.
Interno:
Maestoso e scenografico. Ad una sola navata coperta da
volte a botte unghiata e con cappelle laterali. Sull'ingresso principale
c'è la cantoria in legno intagliato e dorato in oro zecchino (sec. XVIII).
Un grande arco trionfale separa la navata centrale dal coro, coperta da
una volta a schifo unghiata. Al di sopra degli stalli si ammirano i più
grandi capolavori pittorici del '600 napoletano. Nell'abside, coperta da
volte a botte, trova posto il trono marmoreo del vescovo (sec. XVIII) che
con la preziosità dei marmi l'eleganza delle linee, prepara alla maestà
dell'altare maggiore. L'armonico accostamento dei marmi policromi ed il
numero delle opere d'arte conservate, fanno del Duomo di Pozzuoli una vera
pinacoteca ed un gioiello di architettura.
Sagrestia:
Coperta da una volta a botte unghiata è vasta e
luminosa. Oltre l'altare in marmo policromo (sec. XCVIII) con statua
lignea dell'Immacolata (sec. XVIII) ed un prezioso lavabo in marmo (1636)
custodisce opere pittoriche di notevole valore.
Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Il Duomo
di Pozzuoli, storia e documenti inediti.
Pozzuoli, D'Oriano, 1973
Pag. 83 ss.
<<Nel mezzo di questa città oggi si vede star
in piedi il sontuosissimo tempio di grossissime pietre quadrate di marmo,
che la medesima pietra fa faccia dentro, e di fuori, con grosse, e alte
colonne di lavoro corinteo; sopra le quali si vede un ordine di
architravi, di mirabil lavoro, e grandezza>>
Così Scipione Mazzella descriveva,
alquanto sommariamente, il tempio di Augusto di Pozzuoli nella sua
pubblicazione del 1606.(15) Ma in quel periodo, come appresso si vedrà, esso
aveva già subito trasformazioni tali da deformarne l’aspetto esterno
almeno nei alti sud, est ed ovest.
Un documento importante è il rilievo del tempio puteolano eseguito,
intorno al 1490, da Giuliano da Sangallo (Giuliano Giamberti, Firenze 1443
ca. - 1516).(16) Anche da questi grafici non è possibile rilevare
la presenza di strutture posteriori a quelle romane perché
volontariamente omesse. Il Sangallo ha redatto su un unico foglio il
prospetto posteriore (nord), il particolare del cornicione e la pianta del
tempio. Quest’ultima, a parte le esatte proporzioni, può essere
considerata una ricostruzione perché non riporta e la sistemazione delle
cappelle laterali con gli altarini, e il complesso centrale dell’altare
maggiore e coro che nel quattrocento già esistevano.
Difatti nelle Visite pastorali in questione sono descritte alcune cappelle
gentilizie che in quel tempo venivano considerate già <<molto
antiche>> e, quindi, sicuramente esistenti all’epoca del rilievo
del Sangallo. Questa tesi è avvalorata anche dall’esistenza di
documenti, che trattano permute e patronati riguardanti cappelle della
cattedrale, risalente al 1400 e 1402.(17)
La pianta del Sangallo riporta il muro tra il pronao e la cella con la
presenza delle semicolonne sulla parte esterna. Questo particolare
sottolinea il tentativo di ricostruzione planimetrica del tempio in quanto
tali colonne mancano nella quasi totalità dei templi pseudo-peripteri
romani. Ora che i resti del tempio di Augusto sono stati riportati
completamente alla luce è possibile stabilire con certezza che il muro
tra il pronao e la cella non aveva le semicolonne addossate. Difatti, all’interno
del tempio gli architravi laterali continuano senza segni di incastro dell’eventuale
architrave del muro in questione; si nota solamente un lieve incavo, largo
cm. 30, uguale allo spessore del muro fra la cella ed il pronao.
Una ipotesi attendibilissima, per un motivo di simmetria, è che il muro
dell’ingresso principale doveva presentare all’interno della cella le
stesse paraste del muro posteriore.
Il prospetto nord del tempio è stato l’unico elemento, allora integro,
che è servito al Sangallo per la rappresentazione grafica dell’alzato;
altrimenti, l’architetto fiorentino, avrebbe potuto rilevare il
prospetto principale (sud) se non fosse stato già manomesso con la
chiusura del pronao e la costruzione della sacrestia.
Dopo le Ecclesiae domesticae, i cristiani, pur ricercando nuove
forme architettoniche e distributive, finirono per costruire le proprie
chiese secondo schemi e sistemi di origine pagane; addirittura, in
mancanza di spazio negli antichi centri abitati, adattarono i templi
pagani in chiese cristiane con conseguenti trasformazioni strutturali,
come il caso di Pozzuoli. Basta citare, rimanendo nell’abitato della
Campania, gli esempi di Cuma (templi di Apollo e di Giove), Napoli (s.
Paolo maggiore, eretto sull’area del tempio romano dei Dioscuri),
Paestum (tempio di Cerere).
L’epoca precisa in cui sono state iniziate le opere di ampliamento della
cattedrale di Pozzuoli è incerta, ma è probabile che, con lo sviluppo
del centro urbano dopo l’oscuro periodo del Medioevo e quindi intorno al
tre-quattrocento, le famiglie nobili puteolane realizzarono le costruzioni
delle proprie cappelle.
La situazione delle cappelle laterali è un motivo spesso ricorrente nell’architettura
gotico-rinascimentale, ma anche le dimensioni non eccessive del tempio
romano, la presenza del nucleo centrale del coro con l’altare maggiore,
hanno suggerito la realizzazione delle cappelle addossate alle pareti
esterne per cui si rese necessario ricavare delle aperture di passaggio
nei rispettivi intercolunni tagliando la parete marmorea.(18)
Comunque i prospetti laterali del tempio non dovettero essere
completamente deturpati poiché questi nuovi ambienti, addossati alle
pareti esterne e sicuramente più bassi del tempio stesso, ne lasciavano
intatta la parte alta comprendente i capitelli, la trabeazione ed il tetto
a due spioventi. Probabilmente alla fine del ‘300, inizio ‘400, o
forse ancora prima, fu chiuso il pronao, fu abbattuto il muro fra questi e
la cella, con conseguente ampliamento della chiesa secondo l’asse
nord-sud, e inoltre furono realizzate la sacrestia ed il campanile.
Un altro elemento che conferma quanto esposto prima, è l’ingresso
secondario della cattedrale posto ad est ed esattamente nel terzo
intercolunnio del pronao. Nella visita pastorale del vescovo Vayro del
1587 non si sarebbe parlato di questo ingresso se le opere suddette non
fossero state già realizzate in modo da consentire all’ingresso
secondario l’immissione diretta all’interno della cattedrale. Oggi è
possibile osservare sulla terza colonna del pronao e sulla prima della
cella, tracce scavate nel marmo per l’appoggio dell’architrave sull’ingresso
secondario, anzi si notano più tracce e, addirittura, una sagoma di arco
a sesto acuto (gotico?).
Come si rileva dalle piante, non tutte le cappelle erano all’esterno del
tempio di Augusto e, in particolare, a quella dedicata a s. Ludovico si
accedeva attraverso un’altra cappella dedicata prima alla natività
della Beata Vergine Maria, poi all’Annunziata e, nella visita pastorale
del vescovo de Leòn (1632), era ambiente di passaggio tra la navata e la
cappella predetta. La interdipendenza fra le due cappelle è dimostrata
dalla impossibilità di accesso diretto dalla navata alla cappella di s.
Ludovico in quanto, anche attualmente, nell’intercolunnio dov’era
addossata quest’ultima, esiste un tratto di parete marmorea tagliata
solo in parte dal vescovo Leòn per appoggiarvi l’arco della cappella di
s. Martino. Lo stesso vale per la cappella dedicata a s. Maria ad Nives;
anzi, non avendo comunicazione con altre cappelle, l’ubicazione dell’altare
è forzatamente all’interno del tempio e <<sotto il pulpito>>.
La profondità delle cappelle, rispetto alle pareti laterali del tempio,
è stata suggerita dalla posizione della scala di accesso al campanile
seicentesco che, con tutta probabilità, ricalcava la stessa forma e
posizione di quello più antico. Difatti la scala, nella sistemazione
cinquecentesca, risulta rivolta verso la sacrestia e delimita la
profondità della prima cappella dedicata a s. Sebastiano.(19)
Nei recenti scavi è stata riportata alla luce la vecchia scala di accesso
all’ingresso principale, a destra della quale si nota un accenno di muro
in elevazione (parapetto). Anche l’ubicazione del campanile, oltre all’affermazione
delle Visite, trova conferma nella presenza delle sue fondamenta rinvenute
nei recenti lavori di sistemazione. Di conseguenza, quindi, la sacrestia
trova il suo posto a sinistra dell’ingresso principale, dovendo essa
avere l’accesso diretto al campanile secondo la descrizione delle
Visite.
Ovviamente la pianta non risultava organica ed appariva quanto mai
frastagliata e senza simmetria, ma trovava la sua giustificazione nel
fatto che ogni vescovo apportava qualche innovazione ora demolendo ora
conservando l’autorizzazione a privati di erigere altarini e cappelle.
Tutta questa accozzaglia di costruzioni impressionò talmente il vescovo
de Leòn che, nei primi anni del suo episcopato, trasformò il carattere
strutturale del tempio romano con tre interventi radicali (cfr. STORIA,
pp. 27-31).(20)
Dopo l’opera di ristrutturazione e di ampliamento realizzata dal vescovo
de Leòn, a parte qualche piccola trasformazione, la cattedrale di
Pozzuoli ha conservato intatta la fisionomia architettonica e distributiva
fino all’incendio del 1964.
Sarebbe azzardato formulare un giudizio sull’operato del vescovo de
Leòn il cui <<innocente>> intendimento era quello di rendere
più funzionale e più capace la chiesa cattedrale di Pozzuoli, perché il
discorso investirebbe tutta un’epoca nella quale sono state sacrificate
molte ed importanti costruzioni di età romana. Anzi, a distanza di quasi
dieci anni dalla distruzione della cattedrale seicentesca, ora che il
tempio di Augusto è stato riportato interamente alla luce, si può
affermare che il de Leòn ha cercato di conservare quanto più è stato
possibile dall’antico tempio romano lasciando in evidenza, a
testimonianza delle altre strutture affogate nella muratura, i famosi sei
capitelli della parete est, mentre sarebbe stato un lavoro più economico
e celere demolire totalmente il tempio Augusto e ricostruire ex novo
la cattedrale.
Angelo D'Ambrosio - Storia della mia
terra. Pozzuoli, 1976.
Pag. 30, 32
Chiesa di San Giacomo
- Via del Duomo.
Fu costruita dalla regina Giovanna D'Angiò
(1343 - 1382) in memoria del marito Luigi di Taranto, deceduto il 25
maggio 1362.
Una confraternita di laici puteolani, sorta intorno al 1540 per promuovere
nella città il culto dell'Eucarestia, la scelse come propria sede e, dopo
averla trasformata agli inizi del secolo XVII nelle linee architettoniche,
la dedicò al Santissimo Corpo di Cristo.
Pag. 49
Cappella della Santissima Trinità
- Via del Duomo.
Fu eretta nel 1625 da Marco Fornaro che
la dedicò alla Santissima Trinità che incorona la Vergine Maria.
Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal
sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma.
MCMLXIII
Pagg. 34, 35
L’Acropoli e il Tempio di Augusto.
Il nucleo più antico della città
greca, la cittadella osca e il centro fortificato che i Romani difesero
contro l’assedio di Annibale (locus, come dice Livio, munimento quoque,
non natura modo tutus), sono da identificare nella collina del Castello
che, a picco sul mare, isolata dal lato di terra da una depressione
naturale o da un taglio artificiale (riunito ora da un cavalcavia),
costituiva una piccola fortezza inespugnabile. Ma delle opere più antiche
di fortificazione, ricordate da Livio e da Silio Italico, non è rimasta
più visibile alcuna traccia. Costruito il Castello e rifugiatasi la
popolazione sull’altura per sottrarsi ai miasmi prodotti dal ristagno
delle acque per il noto fenomeno del bradisismo, la vecchia cittadella
greca fondata dai profughi di Samo, divenne, conservando l’allineamento
delle antiche strade, il castro medievale addensatosi entro le mura
intorno alla chiesa del martire puteolano S. Procolo; ed oggi giorno esso
è rimasto il quartiere più popoloso e popolare di Pozzuoli. Scomparsa
sull’acropoli, insieme con le mura, qualsiasi traccia di templi greci
che a simiglianza di Cuma, dovevano coronare l’altura, restano le tracce
del suntuoso tempio che un ricco puteolano L. Calpurnius con l’opera
dell’architetto L. Cocceius, costruttore delle cryptae di Cuma e di
Neapolis, aveva elevato in onore di Augusto all’inizio dell’Impero.
Il Tempio di Augusto, al sommo della cittadella, sorto forse sul luogo
dell’antica agorà o di altro tempio più antico, occupa la stessa area
dell’attuale duomo: rispettata dalla primitiva costruzione della
basilica di S. Procolo (secolo XI), venne in seguito ai rifacimenti ed
ampliamenti del secolo XVI/XVII ed all’aggiunta di cappelle laterali,
pressoché completamente distrutto. Resta solo visibile lungo il lato
orientale la parte superiore di sei colonne corinzie con fregio e
architrave, e si legge tuttora l’iscrizione in bei caratteri della prima
età augustea:
Calpurnius L. F. Templum Augusto
Cum ornamentis D.D.S.D.
Al di sopra della porta laterale della chiesa, è l’altra
iscrizione che conserva il nome dell’architetto:
L. Cocceius
C. Postumi L.
Auctus ARCHITECTùs
Raffaele Adinolfi - I Campi Flegrei nell’Antichità
1 (Pozzuoli e Cuma). Pozzuoli 1978
Pag. 21 ss
III. Il Tempio di Augusto (n° 3)
Che la chiesa cattedrale di Pozzuoli
sorgesse sull’area del Tempio di Augusto era notoriamente risaputo, ma
che l’antica costruzione marmorea esistesse ancora, inglobata nelle
possenti mura secentesche, era stata soltanto la congettura di qualche
studioso locale dell’800. Infatti, dell’antico tempio non si vedevano
che alcuni capitelli di ordine corinzio al di sopra della porta secondaria
dell’edificio ed altri frammenti dell’epistilio del lato opposto.
Fu l’incendio della notte tra il 16 ed il 17 maggio 1964 che dette
possibilità di eseguire nella navata centrale, irrimediabilmente
distrutta, dei saggi che misero in luce sotto la muratura moderna le
colonne, l’epistilio, le pareti della cella dell’antico tempio.
Invero, l’edificio non si è conservato integralmente, anche perché,
all’epoca del suo definitivo rifacimento, avvenuto nel 1634, per volere
del vescovo Martino de Leon y Cardenas, alcune colonne furono
assottigliate o eliminate per permettere la costruzione di cappelle
laterali, mentre la parete posteriore della cella fu abbattuta per
permettere il passaggio tra la navata e l’abside della basilica. Resta
comunque il fatto che il ritrovamento del tempio di Augusto è stata un
importante scoperta che accresce il ricco patrimonio archeologico di
Pozzuoli di uno dei più significativi monumenti.
L’edificio sorto quasi certamente sull’area di un tempio più antico
di età greca o sannitica, fu elevato o meglio ricostruito dal ricco
mercante Calpurnio in onore dell’imperatore Augusto; infatti, un’iscrizione
riportava la formula della dedica: L. Calpurnius L.f. templum Augusto
cumornamentis d.s.f. (Lucio Calpurnio, figlio di Lucio, dedicò a sue
spese questo tempio ed il suo arredo ad Augusto). Un’altra iscrizione,
invece, di piccole dimensioni, su una tavola di marmo a destra dell’ingresso
secondario, ci informa che l’architetto fu Lucio Cocceio Aucvto, autore
di altre importanti opere architettoniche e d’ingegneria nel territorio
puteolano. Il tempio di Augusto, dunque, fu costruito tutto in marmo
bianco, ebbe pianta pseudoperiptera con nove colonne sui lati lunghi e sei
sulle fronti. La cella, di forma quadrata, fu costruita con blocchi
marmorei perfettamente connessi tra loro senza impiego di malta. L’ordine
delle colonne fu il Corinzio. Una preziosa testimonianza architettonica
del tempio sono i disegni che l’architetto Giuliano da Sangallo eseguì
prima che il tempio fosse restaurato nel 1538 per i danni subiti a causa
di un terremoto e dell’eruzione del Monte Nuovo.
L’edificio pagano fu trasformato in tempio cristiano e dedicato al
martire S. Procolo allorquando i cittadini di Puteoli furono costretti ad
asserragliarsi sulla rocca per difendersi dall’attacco dei barbari: è
naturale che essi, ormai convertiti al cristianesimo, facessero dell’edificio
più bello dell’acropoli la chiesa più importante della città, non
diversamente dai Cumani che avevano trasformato in basiliche i due templi
dell’acropoli. Attualmente il Tempio di Augusto è in fase di scavo e di
restauro e si attende la pubblicazione dell’eccezionale monumento.
AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida
di Pozzuoli. Napoli, 1986
Pag. 99
Duomo
Il tempio pseudoperiptero in marmo pario,
eretto in età augustea sull'altura a picco sul mare, denominata nell'alto
Medioevo e fino ai giorni nostri <<terra>>, fu trasformato in
chiesa cristiana probabilmente verso la fine del V o all'inizio del VI
secolo.
La sua elevazione a duomo, dedicato al martire puteolano san Procolo, è
documentato sin dalla prima metà del secolo XI.
Da quest'epoca fino 1631, sebbene fosse stato arricchito di altari e di
cappelle e più volte restaurato, conservò pressoché integra la
struttura architettonica del tempio romano. Questa fu sacrificata in parte
dal rifacimento barocco, fatto eseguire dal vescovo Martin de Leòn
Càrdenas, dal 1632 al 1647, su progetto di Bartolomeo Picchiatti e Cosimo
Fanzago.
Sotto le volte e nelle cappelle del rinnovato duomo, il predetto vescovo
volle altari marmorei con intarsi policromi e dipinti dei più famosi
pittori del tempo tra i quali: Cesare e Francesco Fracanzano, Artemisia
Gentileschi, Giovanni Lanfranco e Massimo Stanzione.
L'armonico accostamento dei marmi policromi alle stupende opere pittoriche
fecero di questo duomo, come conferma Raffaello Causa, <<una delle
più alte e selezionate Gallerie del Seicento nostrano>> (R.
Causa in Giacinto Gigante - Pozzuoli ed i Campi Flegrei. Napoli
1972, p.1).
Nella notte tra il 16 e 17 maggio 1964, un incendio distrusse la navata
del sacro edificio. Le fiamme sgretolarono la muratura seicentesca col
rivestimento marmoreo e bruciarono le tele.
L'indagine preliminare al progetto di restauro portò alla scoperta delle
strutture architettoniche del tempio romano, occultate dalla
barocchizzazione del duomo. Fu, quindi, previsto un programma di lavori
che, portando alla completa identificazione del tempio romano mediante
demolizione e scavi, avesse consentito il suo inserimento nelle parti
barocche risparmiate dall'incendio.
I lavori per l'attuazione di questo progetto, approvato dalla Cassa per il
Mezzogiorno con delibera n. 10/25442 del 6 febbraio 1967, ebbero inizio il
4 maggio 1968 e sono tuttora da definire.
Il duomo, dichiarato monumento nazionale con regio decreto n. 1746 del 21
novembre 1940, fu elevato alla dignità di basilica minore pontificia con
bolla di Pio XII del 25 novembre 1959.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico
di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.
Pag. 24
…
La struttura architettonica nota come
"tempio di Augusto" - costruita in età augustea, su
preesistente fabbrica templare, dall'architetto Lucio Cocceio Aucto e
voluta dal ricco mercante Lucio Calpurnio - veniva a trovarsi al centro
della città e per questa sua posizione è probabile che essa fosse,
secondo Castagnoli 1977, pp. 53 - 57, il Capitalium, con
orientamento nord-sud e l'ingresso rivolto verso il mare.
…
Pag. 28
Strada del Duomo, strutture augustee.
Il duomo, tra il 16 e il 17 maggio del
1964, subì un violento incendio che distrusse il tetto, la navata e buona
parte della decorazione seicentesca. Successivamente furono recuperate,
con attenti lavori di restauro, condotti dal prof. arch. Ezio De Felice,
dall'arch. Paolo Di Monda e dall'ing. Mario Cappelli, le strutture romane.
Pag. 31
…
Al centro della città si ergeva
maestosa la cattedrale, realizzata verso la fine del V secolo o agli inizi
del VI, con l'utilizzazione integrale delle strutture architettoniche del
tempio di età augustea. Inizialmente si trattò sicuramente di un
semplice adattamento, non essendo la nuova destinazione distributiva e
funzionale tanto diversa da quella precedente. Qualche manomissione
strutturale del "tempio di Augusto" fu apportata nei secoli XIV
e XV con la creazione delle cappelle gentilizie, addossate all'esterno dei
muri perimetrali.
…
Pag. 39
…
Quest'attività tellurica, sempre più
intensa, culminò nel clamoroso episodio che suscitò l'interesse di
tutti, facendo convergere lo sguardo e l'attenzione sul territorio
puteolano: l'eruzione da cui ebbe origine il Monte Nuovo, avvenuta nella
notte tra il 29 e 30 settembre del 1538. Dalla lettera del 5 ottobre 1538
di Francesco Marchesino riportiamo i seguenti passi, perché meglio
illustrano i danni che l'eruzione arrecò al centro antico di Pozzuoli:
"… Doppo entrai in Pozzuolo, et
alcuni de quelli edificii parea me dicessino, nigra sum sed formosa fui.
Alcuni altri, non est sanitas in parte mei, neque pax est ossibus meis. Et
tutta la città, diruta sunt soli, cernis mihi pergama tota. Et ne multis
te morer. Tra tutta la terra (parlando etiam senza figura) non erano diece
case a numero che non fussero, o conquassate, o in tutto, o in parte in
terra rovinate, et senza un cittadino, et la conquassatione era tale, che
non stava pietra quasi sopra pietra, come fu posta dal mastro. La chiesa
maggiore per mità in terra, l'altra mità per essere in terra, et tutto
pel terremoto. Di fora tutti li giardini, che duravano circa dui miglia,
tutti gli alberi in terra, coperti di terra cinericia, che non saranno mai
più giardini." (Marchesino 1538, s. p.)
…
Pag. 45
…
Nell'opera di sistemazione e di restauro
della città, fu, poi, molto efficace, nella prima metà del Seicento, il
contributo del vescovo fra Martin de Leòn y Cardenas (1631 - 1650). Il de
Leòn, però, fra le tante opere sociali (riattamento dell'acquedotto
Campano con la costruzione della fontana nella piazza maggiore della
città, ripristino di diverse strade del centro abitato, terreni incolti e
abbandonati resi nuovamente produttivi, restauro del castello sul rione
Terra per adibirlo a caserma, onde evitare che i puteolani ospitassero
nelle proprie case la guarnigione spagnola) manipolò anche la cattedrale,
mascherando con nuove strutture l’antico tempio augusteo, tra il 1632 e
il 1649.
Tutta la costruzione del duomo fu realizzata in tre grandi interventi, su
progetti redatti di volta in volta, caratterizzati da un continuo
ampliamento ed arricchimento della costruzione. Nel primo intervento,
progettato dall'architetto Bartolomeo Picchiati (1571 - 1643), fu sfondata
la parete nord e distrutte le colonne frontali del tempio romano, per
realizzare il coro con l'altare maggiore, la sacrestia e allungare la
navata; le pareti laterali furono tagliate per ospitare le ampia cappelle
(1632 - 33). Nel secondo intervento, progettato dall'architetto Cosimo
Fanzago (1591 - 1678) e completato nel 1636, fu spostata la sacrestia,
ampliato il coro e realizzata la sala capitolare. Nel terzo (1636 - 1646)
il de Léon fece aggiungere la cappella del SS. Sacramento col prezioso
altare (D'Ambrosio 1973, pp. 27-28-29-30 e Giamminelli 1973, pp. 115-119).
Del tempio augusteo furono lasciati a vista soltanto sei capitelli della
parete est, verso la piazzetta dell'episcopio. Infine, il vescovo
arricchì la cattedrale con opere pittoriche di noti artisti, fra i quali
si ricordano: Artemisia Gentileschi (S. Gennaro nell'anfiteatro, S.
Procolo e la madre, Adorazione dei Magi), Giovanni Lanfranco (Arrivo
di S. Paolo a Pozzuoli, Martirio di S. Artema), Cesare Francanzano (Adorazione
dei Pastori, S. Paolo scrive la lettera a Filemone, S. Pietro, S. Paolo,
Crocifissione), Francesco Fracanzano (Gesù nell'orto degli ulivi),
Luca Giordano (Re Davide, S. Ludovico), Agostino Beltrano (Ultima
cena, Miracolo di S. Alessandro, S. Martino e il povero), Heinrich
Schoenfeldt (Martirio di S. Gennaro), Primo Gentile (S. Agostino
e la sua famiglia spirituale), Onofrio Giannone (S. Teresa),
Massimo Stanzione (S. Patroba predica ai fedeli di Pozzuoli), Paolo
Finoglia (Consacrazione del primo vescovo di Pozzuoli).
Nell'incendio del 1964, andarono distrutte diverse delle citate opere. Per
l'alta qualità delle tele e per i nomi degli artisti, fra i maggiori del
barocco a Napoli, la cattedrale di Pozzuoli fu definita "una delle
più alte e selezionate Gallerie del Seicento nostrano" (Causa 1972).
…
Bibliografia
Antonio Parrino - Nuova guida de'
Forastiero. Napoli, 1750.
Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli, e
contorno. Napoli, 1826.
Raimondo Annecchino - I restauri
artistici del Duomo di Pozzuoli. Da
"Bollettino Flegreo",
anno IV, gennaio - aprile 1930, fascicolo 1 - 2. Edizione A.G.E.A.
Pozzuoli, 1930.
Angelo D'Ambrosio - Storia di Pozzuoli…
in pillole. Edizione D. Conte, Pozzuoli, 1959.
Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli
e della zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.
Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli
- Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele
Giamminelli - Il Duomo di Pozzuoli, storia e documenti inediti.
Pozzuoli, D’Oriano, 1973
Angelo D'Ambrosio - Storia della mia
terra. Pozzuoli, 1976.
Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal
sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma.
MCMLXIII
Raffaele Adinolfi - I Campi Flegrei nell’Antichità
1 (Pozzuoli e Cuma). Pozzuoli 1978
AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida
di Pozzuoli. Napoli, 1986
Raffaele Giamminelli - Il centro antico
di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.
 |
Il cosiddetto Tempio di Augusto
nel disegno di Giuliano da Sangallo (1490 ca.) unica
testimonianza grafica antecedente alla trasformazione in Duomo.
Roma Biblioteca Apostolica Vaticana, Cod. Barb. Lat. 4424 (da P.
Huelsen, 1910). |
| Xilografia da P. G. Toleto, Ragionamento
del terremoto del Monte Nuovo, ……, Napoli, G. Sulztbach,
1539, p. 8. |
 |
 |
Estratto della zona interessata da Mario
Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584 |
|
Filippo Morghen, il tempio di Augusto.
Tavola 43 Vedute degli antichi monumenti di Pozzuoli, Cuma e Baja e luoghi
circovicini. - 1766 |
 |
 |
Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768.
|
|
Disegno di Achille Vianelli, Napoli 1830
|
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Riferimenti fotografici da Angelo D’Ambrosio,
Raffaele Giamminelli - Il Duomo di Pozzuoli, storia e documenti inediti.
Pozzuoli, D’Oriano, 1973
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Figura 9: parte
superiore del campanile (sec. XVII); demolito per la complessa messa in luce del
tempio d’Augusto.
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Figura 10:interno
della cattedrale prima dell’incendio. |
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Figura 11:lato
sinistro della navata prima dell’incendio.
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Foto 1: porta di
sinistra sul fondo del coro, sormontata dallo stemma del vescovo Martin de Leòn
e da una epigrafe (vedi scheda beni storico - artistico).
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 2: porta di
destra sul fondo del coro che immette negli ambienti della sala capitolare.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 3: interno
della cappella del SS. Sacramento.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 4: sala
capitolare, interno, particolare delle decorazioni sulle pareti.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 5: sala
capitolare, interno, particolare delle decorazioni sulle pareti.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 6: veduta da
via Duomo dell’edificio della cattedrale, in primo piano l’esterno della
sala capitolare.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 7: sala
capitolare, esterno, particolare delle balaustre dei vani finestra della sala.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 8: via Duomo,
portale sottostante la sala capitolare.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 9: via Duomo,
portale sottostante la sala capitolare.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 10: via Duomo,
portale sottostante la sala capitolare.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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Foto 11: esempio di
utilizzazione di materiale archeologico; questo reperto si trova incastonato
nella muratura esterna degli ambienti del Duomo.
Adinolfi Aldo, gennaio 1985
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