Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Chiesa di San Procolo

Ubicazione :

Via del Duomo, rione Terra 

Diocesi :

Pozzuoli

Parrocchia :

 

Proprietà :

Curia Vescovile di Pozzuoli

Dati catastali:   

Foglio 76 particella H

Autore :

Architetto Bartolomeo Picchiati e Cosimo Pansago

Epoca :

XIII Secolo

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli gennaio 1983

Collegamento con Beni artistici

Collegamento con Tempio di Augusto

San Procolo

Le notizie più antiche sul martirio di San Gennaro, risalgono alla cosiddetta passio bolognese, perché conservata nel codice 1473 della Biblioteca Universitaria di Bologna del 1180.
Secondo questa narrazione, Procolo, diacono della comunità cristiana puteolana sarebbe stato martirizzato nell'anno 305 nel corso della persecuzione voluta dall'imperatore Diocleziano.
Da questi scritti si apprende che il vescovo di Benevento Gennaro si era recato a Pozzuoli per visitare il diacono Sosso di Miseno, incarcerato per aver difeso il proprio vescovo.
Anche Gennaro fu incarcerato perché confessò di essere cristiano e vescovo, stessa sorte subirono il diacono Festo e il lettore Desiderio anch'essi di Benevento. I quattro furono condannati alla decapitazione. Il diacono puteolano Procolo e i laici Eutiche e Acuzio anch'essi di Pozzuoli vennero incarcerati e condannati perché avevano preso le difese dei compagni di fede.
I sette cristiani subirono la decapitazione nei pressi della Solfatara in un luogo dove verso la fine del VI secolo venne eretta una chiesa in onore di san Gennaro.
Secondo la tradizione popolare i sette martiri furono prima rinchiusi nelle celle dell'anfiteatro Flavio in quanto erano stati condannati ad essere divorati dalle belve nel corso di uno dei tanti spettacoli che si svolgevano nell'arena puteolana. Qui, però, avvenne il miracolo, per cui gli animali si inginocchiarono al cospetto dei sette condannati. Perciò furono trasferiti nel Foro dove il Magistrato giudicante li condannò alla decapitazione. Il corpo del martire Procolo fu sepolto, stando alle fonti, nel pretorio di Falcidio che dovrebbe trovarsi nei pressi della necropoli di via Celle.
Il nome Proculus è molto ricorrente nella lingua latina, ed è riferito al figlio nato mentre il padre era lontano.
La festività di san Procolo veniva celebrata il 18 ottobre ma, fu poi spostata, con decreto della Sacra Congregazione dei Riti del 10 dicembre 1718, al 16 novembre in quanto ad ottobre, molti puteolani erano impegnati nei lavori dei campi.
Le reliquie del Santo, insieme ad altre di san Gennaro e di sant'Eutiche, secondo alcune fonti storiche, sarebbero state trafugate nell'anno 871 e portate nell'isola di Reichenau sul lago di Costanza, dove furono conservate in una delle basiliche di questa città.
Una parte delle reliquie del martire puteolano furono riconosciute e recuperate grazie alle ricerche di Monsignore Antonio Gutler, confessore della regina di Napoli Maria Carolina. Le reliquie di san Procolo furono riportate a Pozzuoli il 13 maggio 1781. Da allora la città di Pozzuoli e la Diocesi, con solenni festeggiamenti rievocano il ritorno dei resti mortali di san Procolo nella città natale. Nella seconda domenica di maggio, le reliquie e il busto argenteo del Santo martire vengono portate in solenne processione per le vie della città, insieme al busto marmoreo di san Gennaro e a quello ligneo di san Celso, antico vescovo di Pozzuoli.
La comunità cristiana di Puteoli venerò quasi da subito, il martire Procolo, come principale patrono della città e della diocesi. Tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, al Santo fu dedicato, come chiesa, lo splendido edificio marmoreo che il ricco mercante Lucio Calpurnio aveva fatto erigere in onore dell'imperatore Ottaviano Augusto. Soprattutto per merito del vescovo Martin de Leon y Cardenas (1631-1650), questa costruzione divenne una Cattedrale degna delle antiche tradizioni apostoliche di Pozzuoli. Purtroppo questo tempio venne completamente distrutto da un incendio, nella notte tra il 16 e il 17 maggio 1964, e da allora, la chiesa del Carmine svolge le funzioni di Cattedrale della città di Pozzuoli, e dal 1995 la moderna chiesa di San Paolo apostolo, nel nuovo quartiere di Monterusciello è stata elevata a concattedrale.

Antonio Parrino - Nuova guida de' Forastiero. Napoli, 1750.

Pag. 37

Perché i Castelli erano dagli antichi dedicati a Giove, in mezzo del Castello, si stima che eretto fusse questo tempio.
Oggi è consacrato a S. Procolo M., e S. Gennaro consocili nel martirio. Fr. Martino di Leone suo Vescovo, che poi passò all'arcivescovo di Palermo, ed ivi santamente morì, abbellì la detta Chiesa; si vedono avanti la Porta dell'Atrio di essa alcune, ossa, che dicono essere dei Giganti; ma più tosto sono ossa di qualche Balena, o di qualche gran pesce Ceteo.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli, e contorno. Napoli, 1826.

Pag. 9 ss.

Cattedrale.

In piccola distanza dal sopraddetto parlamento vi è la cattedrale dedicata al Martire, e Protettore di Pozzuoli Santo Procolo.
Questo edificio da prima fu un tempio dedicato ad Augusto sotto il nome di Giove conservatore, costruito a di lui onore da Calfurnio, siccome ne dà memoria il Capaccio dall'iscrizione seguente, che esisteva nel suo frontespizio. Indi questo raro monumento fu rifatto in altra forma.

I.CALPHURNIUS L. F. TEMPLUM
AUGUSTO CUM ORNAMENTS D. D.

Sopra la piccola porta del lato che guarda il palazzo Vescovile si legge altra iscrizione, indicando il nome dell'Architetto, ritrovata nel portico del tempio.

L. COCCEIUS L.
C. POSTUMI L.
AUGUSTUS ARCHITECT.

La struttura del tempio era sontuosa, e l'edificio era costruito di grossi pezzi bislughi di bianco marmo uniti senza calce, che facevan faccia dall'una all'altra parte del muro. Alcuni pezzi di questi marmi possono osservarsi nel così detto trabucco, che li hanno posti per base del campanile. Tra questi evvi un piedistallo, di cui un solo fianco n'è visibile; ed in esso vi è scolpito un boccale con la iscrizione.

DEDICATA VI IDUS AUG.
T. VITRASIO POLLIONE MAR.
FLAVIO. ROM. COS.

I due fianchi del tempio venivano decorate da colonne scanalate, poste sei per lato con capitelli corintj, su cui poggiava il cornicione di un bel lavoro. Di queste colonne una piccola parte n'è ancora visibile ne' due lati opposti verso il cornicione, giacché il restante è stato rivestito di moderna fabbrica. Possono osservarsi sopra la piccola porta di prospetto allo Episcopio, come anche nella parte opposta che resta meglio conservata da sopra il campanile. Il suo antico ingresso era dove vi è il coro, che ne formava l'anti-tempio.
Nel 1634, siccome si legge sopra la porta principale, fu posta in novella forma dal Vescovo di Pozzuoli fra Martino di Leon. Da questo prelato fu decorato ancora di ben dipinti quadri di scuola forestiera e napoletana. Tra li molti quadri è da ammirarsi il San Gennaro nell'anfiteatro situato nel coro; opera di Artemisia Gentilesca.
Questo bellissimo e raro edificio dovevasi conservare nella sua prima forma come trovavasi: come puranche si è conservato tal quale era il Panteon di Roma dedicato per tempio al culto del nostro signore Iddio, nominato Santa Maria ad Martyres; indi a tutti i Santi: come anche il Panteon in Nocera de' Pagani nominato Santa Maria Maggiore; ed altri ancora dedicati a' nostri Santi.
Nella cappella del Santissimo Sacramento si osserva un elegante e ricco Ciborio ornato con colonne di lapislazzoli, e di pietre dure preziose.
Il presente suo Vescovo è l'illustre e benemerito prelato Monsignor Rosini. La Chiesa viene ufficiata da un buon numero di Canonici, Ebdomadarj, ed altri degni Sacerdoti. Vi è un ben diretto Seminario.
In questa cattedrale si conserva il corpo del protettore della città Santo Procolo martire e Diacono della Chiesa Pozzuolana.

Raimondo Annecchino - I restauri artistici del Duomo di Pozzuoli. Da "Bollettino Flegreo",
                                         anno IV, gennaio - aprile 1930, fascicolo 1 - 2. Edizione A.G.E.A.
                                         Pozzuoli, 1930.

Pagg. 27, 28, 29, 30

I restauri artistici del Duomo di Pozzuoli.

All'importanza archeologica e storica il Duomo di Pozzuoli, sorto sui ruderi del tempio eretto da Lucio Calpurnio in onore di Augusto, aggiunge anche il pregio di conservare numerosi dipinti di grande valore.
Essi sono dei sec. XVII e XVIII ed in massima parte opere di artisti della gloriosa Scuola Napoletana fatti eseguire o acquistati dal Vescovo Mons. De Leon y Cardenas, che resse la diocesi di Pozzuoli dal 1631 al 1650. Egli, avendo restaurata ed ampliata la Cattedrale, volle ornarla con dipinti di celebrati autori prevalentemente di colorito storico locale. Il tempo li aveva ricoperti di una patena fuligginosa, che ne alterava il disegno ed il colorito, e ne offuscava l'originaria bellezza. Urgeva, quindi, ripulirli e rimetterli nel primitivo splendore; ed a ciò ha degnamente provveduto la Soprintendenza all'Arte Medioevale e Moderna della Campania, che, sotto la guida illuminata e sapiente del comm. Gino Chierici, pone tanto entusiastico fervore nella tutela del nostro patrimonio artistico. Il restauro è stato eseguito dal noto prof. Pasquale Chiariello, direttore della Scuola di Restauro della R. Accademia di Belle Arti di Napoli, assieme al figlio Umberto, sotto la direzione tecnica dell'Ispettore prof. Sergio Ortolani, con quella competenza artistica che tanto lo distingue. All'opera ha portato il suo efficace contributo S. E. Monsignor Petrone, benemerito vescovo di Pozzuoli, che ha fatto decorare da un giovane e valoroso artista puteolano, Gennaro Lopez, le pareti e le volte dell'abside e del Coro, dove è collocata appunto la maggior parte dei dipinti.
L'inaugurazione dell'artistico restauro ebbe luogo con grande solennità il 23 novembre decorso. Vi parteciparono le maggiori autorità di Pozzuoli e di Napoli con a capo S. E. il Cardinale Ascalesi e S. E. Castelli, Alto Commissario della provincia di Napoli. Pronunciò una vibrante discorso d'occasione S. E. Monsignor Petrone. Alla fine della cerimonia, S. E. il Cardinale Ascalesi impartì la benedizione eucaristica e quella pontificale.
Dei trentuno quadri restaurati si occuperà l'Ortolani nel Bollettino d'Arte del Ministero dell'Educazione Nazionale, pubblicando anche le fotografie dei più notevoli. È doveroso, pertanto, darne un sommario cenno.
Il quadro dell'altare maggiore raffigura il Miracolo di S. Gennaro: attribuito per lo passato a Guido Reni e più ancora a Pietro da Cortona, è accertato, invece, che è opera del pittore tedesco Giovanni Enrico Schoenfeld di Augsburg, che dipinse in Napoli verso il 1630 - 40, e subì notevolmente l'influsso del Lanfranco e del Cavallino. Si narra che un viceré spagnolo per averlo offrisse fino a 2000 ducati.
Le due lunette che sormontano i due lati dell'abside sono del pittore puteolano Giacinto Diano, e rappresentano l'una Il commiato di Gesù dalla Madre e l'altra La lavanda di Gesù agli Apostoli. Queste due lunette ornavano un tempo l'originaria Cappella del S. Sacramento, e vi furono collocate a devozione del Can. D. Francesco Pisano.
Nel Coro, a destra dell'altare maggiore, si ammirano: S. Procolo e S. Nicea, che reca la firma della pittrice fiorentina Artemisia Gentileschi, - all'uopo giova avvertire che, come ci apprendono il Bollando ed il Tutini, Pozzuoli, oltre S. Procolo compagno di martirio di S. Gennaro, ha avuto un altro omonimo confessore della fede, Procolo figlio di Nicea, patrizia puteolana, entrambi coronate dal martirio durante la persecuzione di Decio nell'anno 249 - Il miracolo dell'acqua sorgente di Agostino Beltrano, firmata e datata 1640, tela magnifica per freschezza di colorito e per vivacità d'espressione delle figure, - Il miracolo di S. Gennaro nell'Anfiteatro di Pozzuoli (firmato), che è indubbiamente uno dei migliori dipinti della Gentileschi, e raffigura il miracolo delle belve che s'arrestano innanzi a S. Gennaro nell'arena dell'Anfiteatro puteolano, - la Predicazione di S. Ptroba ai puteolani, pregevole dipinto di Massimo Stanzione, - S. Pietro che consacra S. Celso primo vescovo di Pozzuoli del pugliese Paolo Finoglia, e S. Ignazio che consegna la regola della Compagnia di Gesù a S. Francesco Saverio, tela attribuita a Giuseppe Ribera, ma assai sciupata e guasta da pessimi rifacimenti.
A sinistra dell'altare maggiore poi si osservano: Il martirio dei S. Onesimo ed Erasmo, opera ritenuta d'ignoto autore ed attribuito ora dall'Ortolani a Giacinto Brandi della scuola del Lanfranco, tela notevole per la naturalezza della espressione dei due giovani martiri condotti al supplizio, - Il martirio di S. Artema, tela bellissima che reca la firma del Lanfranco, e costituisce una degna rievocazione del martirio del giovanetto puteolano condannato per la sua fede cristiana ad essere ucciso dai suoi stessi condiscepoli a colpi di stiletto, e che ispirò pure un pregevole dramma latino, Artemas, al Can. Giacomo De Fraja, - La sbarco di S. Paolo a Pozzuoli, anch'esso firmato dal Lanfranco, e senza dubbio una delle sue opere migliori, - L'Adorazione dei Magi della Gentileschi, che attira per la soave dolcezza che s'irradia dalla Vergine e per la espressione reverenze e commossa del re chinato a rendere omaggio al Bambino Gesù. Seguono superiormente due dipinti dl Francanzano. Il cui deplorevole deperimento non ne ha distrutto però la suggestiva bellezza: L'Adorazione dei pastori e la Preghiera di Gesù nell'orto.
Dal Coro passando alle Cappelle delle navate laterali, si ammira nella parete ov'è l'accesso alla tomba del Pergolesi la famosa tela attribuita a Guido Reni, raffigurante S. Francesco di Assisi che riceve le sacre stimmate alla presenza di un frate del suo ordine. <<L'opera guastissima, ma in buona parte oggi recuperata, non pare dubbio - dice l'Ortolani - che debba restituirsi a Guido reni, e che sia tra le migliori>>. Si notano inoltre, nella Cappella del SS.mo Sacramento, una piccola Assunta del Diano ed un grazioso Presepe della scuola del Caravaggio; - e nelle altre Capelle a destra: La lapidazione di S. Stefano, opera d'ignoto attribuita erroneamente a Pietro Cortona; S. Agostino con santi e frati del suo ordine, << notevole e rara pittura - scrive l'Ortolani - del padre Primo Gentile fiammingo, il quale operò a Roma nella stessa epoca; (l'opera è firmata e datata 1633)>>, - S. Martino che divide col povero il mantello, che l'Ortolani ritiene dovuto, anziché ad Agostino Beltrano, ad un ignoto suo contemporaneo. Nelle Cappelle a sinistra si osservano: Il Calvario attribuito a Cesare Francanzano, l'Annunciazione del Lanfranco, e S. Teresa, genuflessa innanzi ad un'immagine di Maria che stringe il Bambino tra le braccia, opera di Onofrio Giannone. E un'altare della Cappella presso la Sagrestia S. Paolo che scrive una delle sue celebri lettere del Francanzano. Sulle porte del battistero e della Sagrestia si vedono la Trinità ed un Battesimo di Cristo d'ignoto autore e di scarsissimo valore. Nella Sagrestia sulla parete del muro dell'ingresso è collocata la gran tela della Cena degli Apostoli, che, secondo l'Ortolani, non va assegnata allo Sanzione ma a un suo mediocre scolaro; due figure di Santi, S. Elena e S. Luigi di Francia, attribuite a Luca Giordano; un dipinto di stile Bizantino raffigurante S. Nicola da Bari, e un quadro con la Madonna e due santi, entrambi d'ignoto autore.
Infine nella Cappella che segue alla Sagrestia si trovano due quadri di Cesare Fracanzano raffiguranti S. Pietro e S. Paolo.
Come si vede, Pozzuoli nel suo millenario duomo, onusto di tante memorie gloriose, ha pure la sua piccola ma preziosa pinacoteca.

Angelo D'Ambrosio - Storia di Pozzuoli… in pillole. Edizione D. Conte, Pozzuoli, 1959.

Pag. 40, 41

DUOMO

Abbandonata per le incursioni dei barbari la Stefania (prima chiesa cristiana di Pozzuoli i cui ruderi sono ancora visibili, oltrepassato il quadrivio di Via Celle, nel fondo del Signor Barletta Pasquale) i cristiani puteolani rifugiatisi sull'antica acropoli greca (attuale Rione Terra) adattarono nel VI° secolo dopo Cristo, il tempio pagano in onore di Augusto a Cattedrale dedicandola al martirio concittadino e patrono San Procolo. Subì danni notevoli in seguito al terremoto e all'eruzione del 1538 detta del <<MONTE NUOVO>>. Mons. Fr. Martino de Leon y Cardenas, Vescovo di Pozzuoli, nel 1634 la ricostruì dalle fondamenta, aggiungedovi il coro, l'abside, il campanile, dotandola inoltre di altari di marmo prezioso e di dipinti in gran parte della Scuola Napoletana del 600.

Su proposta dell'Ecc.mo Vescovo di Pozzuoli Mons. Alfonso Castaldo il Duomo puteolano fu insignito del titolo di: <<Basilica minore>> in data 25 novembre 1949 dal Pontefice Pio XII°.

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.

Pagg. 320, 321, 322, 324.

Dalle chiese comprese nel centro urbano il primo posto spetta alla Cattedrale. Essa è costituita dall'unione di tre antiche chiese; il Duomo primitivo, dedicato a S. Procolo, costituito sui ruderi del tempio romano eretto in onore di Augusto;(4) la chiesetta della Trinità e la chiesetta del Corpo di Cristo.
Si ignora l'epoca della trasformazione in chiesa cristiana del tempio pagano,(5) che non poté avvenire prima del VI secolo. La più antica menzione della chiesa di S. Procolo nel castro si trova in un istrumento del 1027;(6)    un altro documento di poco posteriore(7) ci dà notizia di un'altra chiesa dedicata a S. Procolo nell'agro puteolano, presso la sepoltura del Santo(8) nel pretorio di Falcidio, che potrebbe corrispondere all'antica Stefania. Ignoriamo le vicende del primitivo duomo nei secoli successivi.(9) Rovinato l'edificio nel 1538 per i terremoti che accompagnarono la conflagrazione di Tripergole, il vescovo Castaldi, come si rileva da una iscrizione riportata dall'Ughelli,(10) lo restaurò, e per far fronte alla spesa occorrente ottenne con decreto 16 giugno 1544, dal pontefice Paolo III la facoltà di vendere beni stabili della mensa vescovile fino al prezzo di 200 ducati d'oro di Camera.(11) Il vescovo De Leon y Cardenas, che resse la diocesi dal 1631 al 1650, restaurò ed ampliò la Cattedrale, dandole le proporzioni che tuttora conserva. All'infuori delle mura laterali, racchiudenti il colonnato marmoreo del tempio calpurniano, egli rifece tutto il resto ex novo. La chiesa originaria si estendeva fino all'attuale coro. Il Vescovo cominciò con l'ampliarne l'area includendovi parte della piazzetta antistante all'ingresso, e se ne servì per costruirvi la canonica ed il presbiterio. Trasportò l'ingresso al posto dell'abside, e ivi aprì l'entrata principale del tempio. Rinnovò completamente le cappelle interne, variandone anche i titoli e, ciò che più vale, arricchì la chiesa di magnifici quadri di rinnovati artisti del tempo.(12)  
La chiesetta dedicata alla SS. Trinità, un tempo più grande, era già esistente nel sec. XII.(13) Per i terremoti che nel gennaio e nel settembre del 1349 contristarono la città riportò gravi lesioni e nel 1360 crollò interamente. Mentre la Congregazione dei Chierici Trinitari si accingeva a ricostruirla in più modeste proporzioni, nel 1384 si assunsero l'onere di ricostruirla a proprie spese il canonico Andrea di Bruno di Aversa e donna Teodora, dotandola della rendita annua di 24 tarì, con l'obbligo da parte dei Chierici Trinitari di celebrare due messe alla settimana in suffragio delle loro anime. I cappellani della Chiesa erano nominati dal Vescovo, al quale dovevano offrire annualmente nella festività di S. Procolo una libbra di cera lavorata.
Distrutta nuovamente la chiesa per il terremoto di Tripergole, Marco Fornaro la fece riedificare in proporzioni molto modeste in stile rinascimentale, collocando sulla porta il suo stemma. Ridotta poi ad una piccola cappella, poiché la restante originaria parte fu adibita per mettere in comunicazione l'episcopio col Duomo, essa cadde in completo disuso, restando per lunghi anni chiusa e priva di sacra ufficiatura. Il vescovo Zezza, mercé l'apertura di un vano a sinistra dell'altare del Duomo, creò una comunicazione con la cappella che fu adibita, com'è tuttora, come sacrestia del parroco. In essa non vi è più alcuna traccia dell'antica chiesa e si nota solo alla parete un grande quadro raffigurante la SS. Trinità (era forse la pala dell'altare soppresso).
La cappella del Sacramento o del Corpo di Cristo fu edificata nel 1354 sotto il titolo di S. Giacomo degli Apostoli dal principe Luigi di Taranto, marito della regina Giovanna, la quale nel 1363 la donò al Capitolo dei Canonici di Pozzuoli, perché pregassero per lei e la sua famiglia. Per distinguerla, forse, dall'altra chiesa di S. Giacomo (l'attuale chiesa del Carmine) fu chiamata nel 1500 San Giacomo Reale, e verso il 1587 Chiesa del Corpo di Cristo. Aveva in tale epoca tre cappelle con i rispettivi altari. La prima era dedicata a S. Giacomo apostolo, ed era patronato della famiglia Costantino, la seconda a S. Andrea apostolo ed era patronato della famiglia De Fraia, e la terza dedicata al SS. sacramento dell'Eucarestia ed era di patronato della famiglia Damiani. Vi funzionava pure una Congregazione con lo scopo di promuovere e diffondere il culto del SS. Sacramento.
Quando mons. De Leon y Cardenas nel 1632 restaurò il Duomo e costruì in esso un'apposita cappella per il culto dell'Eucarestia, provvedendola di un magnifico altare cesellato in marmi policromi e di ciborio ornato di bronzo dorato e di lapislazzuli, il culto del SS. Sacramento fu in questa trasferito, e nella vecchia cappella la Congregazione continuò a funzionare per gli obblighi della messe, per l'accompagnamento nella processione del Corpo di Cristo e nella somministrazione del viatico agli inferi, e per le sue sociali adunanze.
Con Regio Decreto il 20 agosto 1817 la chiesetta di S. Giacomo venne aggregata al Duomo, col quale fu messa in comunicazione diretta mercé l'abbattimento del muro della seconda cappella a sinistra del Duomo; e la porta d'ingresso alla chiesetta, a sinistra dell'entrata secondaria del Duomo, fu murata. Al muro attualmente una Croce.(14)  

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Pagg. 8, 9, 10, 12

DUOMO

Mentre la presente pubblicazione era in corso di stampa, un incendio divampata nella notte fra il 16 ed il 17 maggio 1964 ha distrutto la navata centrale del Duomo. Nonostante abbia lasciato immutato le descrizioni di ogni opera d'arte, indicherò quelle completamente distrutte nella didascalia di ciascuna illustrazione costituendo così l'unica testimonianza di capolavori irrimediabilmente perduti. Il tempio pagano eretto in onore dell'Imperatore Augusto nel I secolo dell'era volgare da Lucio Calpurnio, essendone architetto Cocceio, fu adattato a Chiesa cristiana nei primi anni del Medio Evo e dedicato al martire concittadino S. Procolo, patrono principale di Pozzuoli. Nella prima metà del '600, a cura del vescovo Martino de Leon y Cardinas, fu completamente rifatto ed ampliato su disegno dell'Architetto Bartolomeo Picchiatti e con la consulenza artistica di Cosimo Fanzago. Fu inoltre arricchito di preziosi altari marmorei policromi e di tele dei migliori artisti del '600.
I vescovi puteolani, succedutisi nel tempo, l'hanno sempre più decorato ed abbellito. Monumento nazionale dal 21 novembre 1940, fu da Pio XII il 25 novembre 1949 elevata alla dignità di Basilica Minore Pontificia.

Facciata:

Non offre nessun motivo di interesse. La trabeazione ed i capitelli con le mezze colonne del tempio pagano, affioranti dai massicci muri di rinforzo, eretti nel 1633, costituiscono l'unica nota originale che si presenta al visitatore.

Interno:

Maestoso e scenografico. Ad una sola navata coperta da volte a botte unghiata e con cappelle laterali. Sull'ingresso principale c'è la cantoria in legno intagliato e dorato in oro zecchino (sec. XVIII). Un grande arco trionfale separa la navata centrale dal coro, coperta da una volta a schifo unghiata. Al di sopra degli stalli si ammirano i più grandi capolavori pittorici del '600 napoletano. Nell'abside, coperta da volte a botte, trova posto il trono marmoreo del vescovo (sec. XVIII) che con la preziosità dei marmi l'eleganza delle linee, prepara alla maestà dell'altare maggiore. L'armonico accostamento dei marmi policromi ed il numero delle opere d'arte conservate, fanno del Duomo di Pozzuoli una vera pinacoteca ed un gioiello di architettura.

Sagrestia:

Coperta da una volta a botte unghiata è vasta e luminosa. Oltre l'altare in marmo policromo (sec. XCVIII) con statua lignea dell'Immacolata (sec. XVIII) ed un prezioso lavabo in marmo (1636) custodisce opere pittoriche di notevole valore.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Il Duomo di Pozzuoli, storia e documenti inediti.
                                                                          Pozzuoli, D'Oriano, 1973

Pag. 83 ss.

<<Nel mezzo di questa città oggi si vede star in piedi il sontuosissimo tempio di grossissime pietre quadrate di marmo, che la medesima pietra fa faccia dentro, e di fuori, con grosse, e alte colonne di lavoro corinteo; sopra le quali si vede un ordine di architravi, di mirabil lavoro, e grandezza>>

Così Scipione Mazzella descriveva, alquanto sommariamente, il tempio di Augusto di Pozzuoli nella sua pubblicazione del 1606.(15) Ma in quel periodo, come appresso si vedrà, esso aveva già subito trasformazioni tali da deformarne l’aspetto esterno almeno nei alti sud, est ed ovest.
Un documento importante è il rilievo del tempio puteolano eseguito, intorno al 1490, da Giuliano da Sangallo (Giuliano Giamberti, Firenze 1443 ca. - 1516).(16) Anche da questi grafici non è possibile rilevare la presenza di strutture posteriori a quelle romane perché volontariamente omesse. Il Sangallo ha redatto su un unico foglio il prospetto posteriore (nord), il particolare del cornicione e la pianta del tempio. Quest’ultima, a parte le esatte proporzioni, può essere considerata una ricostruzione perché non riporta e la sistemazione delle cappelle laterali con gli altarini, e il complesso centrale dell’altare maggiore e coro che nel quattrocento già esistevano.
Difatti nelle Visite pastorali in questione sono descritte alcune cappelle gentilizie che in quel tempo venivano considerate già <<molto antiche>> e, quindi, sicuramente esistenti all’epoca del rilievo del Sangallo. Questa tesi è avvalorata anche dall’esistenza di documenti, che trattano permute e patronati riguardanti cappelle della cattedrale, risalente al 1400 e 1402.(17)  
La pianta del Sangallo riporta il muro tra il pronao e la cella con la presenza delle semicolonne sulla parte esterna. Questo particolare sottolinea il tentativo di ricostruzione planimetrica del tempio in quanto tali colonne mancano nella quasi totalità dei templi pseudo-peripteri romani. Ora che i resti del tempio di Augusto sono stati riportati completamente alla luce è possibile stabilire con certezza che il muro tra il pronao e la cella non aveva le semicolonne addossate. Difatti, all’interno del tempio gli architravi laterali continuano senza segni di incastro dell’eventuale architrave del muro in questione; si nota solamente un lieve incavo, largo cm. 30, uguale allo spessore del muro fra la cella ed il pronao.
Una ipotesi attendibilissima, per un motivo di simmetria, è che il muro dell’ingresso principale doveva presentare all’interno della cella le stesse paraste del muro posteriore.
Il prospetto nord del tempio è stato l’unico elemento, allora integro, che è servito al Sangallo per la rappresentazione grafica dell’alzato; altrimenti, l’architetto fiorentino, avrebbe potuto rilevare il prospetto principale (sud) se non fosse stato già manomesso con la chiusura del pronao e la costruzione della sacrestia.
Dopo le Ecclesiae domesticae, i cristiani, pur ricercando nuove forme architettoniche e distributive, finirono per costruire le proprie chiese secondo schemi e sistemi di origine pagane; addirittura, in mancanza di spazio negli antichi centri abitati, adattarono i templi pagani in chiese cristiane con conseguenti trasformazioni strutturali, come il caso di Pozzuoli. Basta citare, rimanendo nell’abitato della Campania, gli esempi di Cuma (templi di Apollo e di Giove), Napoli (s. Paolo maggiore, eretto sull’area del tempio romano dei Dioscuri), Paestum (tempio di Cerere).
L’epoca precisa in cui sono state iniziate le opere di ampliamento della cattedrale di Pozzuoli è incerta, ma è probabile che, con lo sviluppo del centro urbano dopo l’oscuro periodo del Medioevo e quindi intorno al tre-quattrocento, le famiglie nobili puteolane realizzarono le costruzioni delle proprie cappelle.
La situazione delle cappelle laterali è un motivo spesso ricorrente nell’architettura gotico-rinascimentale, ma anche le dimensioni non eccessive del tempio romano, la presenza del nucleo centrale del coro con l’altare maggiore, hanno suggerito la realizzazione delle cappelle addossate alle pareti esterne per cui si rese necessario ricavare delle aperture di passaggio nei rispettivi intercolunni tagliando la parete marmorea.(18)  
Comunque i prospetti laterali del tempio non dovettero essere completamente deturpati poiché questi nuovi ambienti, addossati alle pareti esterne e sicuramente più bassi del tempio stesso, ne lasciavano intatta la parte alta comprendente i capitelli, la trabeazione ed il tetto a due spioventi. Probabilmente alla fine del ‘300, inizio ‘400, o forse ancora prima, fu chiuso il pronao, fu abbattuto il muro fra questi e la cella, con conseguente ampliamento della chiesa secondo l’asse nord-sud, e inoltre furono realizzate la sacrestia ed il campanile.
Un altro elemento che conferma quanto esposto prima, è l’ingresso secondario della cattedrale posto ad est ed esattamente nel terzo intercolunnio del pronao. Nella visita pastorale del vescovo Vayro del 1587 non si sarebbe parlato di questo ingresso se le opere suddette non fossero state già realizzate in modo da consentire all’ingresso secondario l’immissione diretta all’interno della cattedrale. Oggi è possibile osservare sulla terza colonna del pronao e sulla prima della cella, tracce scavate nel marmo per l’appoggio dell’architrave sull’ingresso secondario, anzi si notano più tracce e, addirittura, una sagoma di arco a sesto acuto (gotico?).
Come si rileva dalle piante, non tutte le cappelle erano all’esterno del tempio di Augusto e, in particolare, a quella dedicata a s. Ludovico si accedeva attraverso un’altra cappella dedicata prima alla natività della Beata Vergine Maria, poi all’Annunziata e, nella visita pastorale del vescovo de Leòn (1632), era ambiente di passaggio tra la navata e la cappella predetta. La interdipendenza fra le due cappelle è dimostrata dalla impossibilità di accesso diretto dalla navata alla cappella di s. Ludovico in quanto, anche attualmente, nell’intercolunnio dov’era addossata quest’ultima, esiste un tratto di parete marmorea tagliata solo in parte dal vescovo Leòn per appoggiarvi l’arco della cappella di s. Martino. Lo stesso vale per la cappella dedicata a s. Maria ad Nives; anzi, non avendo comunicazione con altre cappelle, l’ubicazione dell’altare è forzatamente all’interno del tempio e <<sotto il pulpito>>.
La profondità delle cappelle, rispetto alle pareti laterali del tempio, è stata suggerita dalla posizione della scala di accesso al campanile seicentesco che, con tutta probabilità, ricalcava la stessa forma e posizione di quello più antico. Difatti la scala, nella sistemazione cinquecentesca, risulta rivolta verso la sacrestia e delimita la profondità della prima cappella dedicata a s. Sebastiano.(19)  
Nei recenti scavi è stata riportata alla luce la vecchia scala di accesso all’ingresso principale, a destra della quale si nota un accenno di muro in elevazione (parapetto). Anche l’ubicazione del campanile, oltre all’affermazione delle Visite, trova conferma nella presenza delle sue fondamenta rinvenute nei recenti lavori di sistemazione. Di conseguenza, quindi, la sacrestia trova il suo posto a sinistra dell’ingresso principale, dovendo essa avere l’accesso diretto al campanile secondo la descrizione delle Visite.
Ovviamente la pianta non risultava organica ed appariva quanto mai frastagliata e senza simmetria, ma trovava la sua giustificazione nel fatto che ogni vescovo apportava qualche innovazione ora demolendo ora conservando l’autorizzazione a privati di erigere altarini e cappelle.
Tutta questa accozzaglia di costruzioni impressionò talmente il vescovo de Leòn che, nei primi anni del suo episcopato, trasformò il carattere strutturale del tempio romano con tre interventi radicali (cfr. STORIA, pp. 27-31).(20)  
Dopo l’opera di ristrutturazione e di ampliamento realizzata dal vescovo de Leòn, a parte qualche piccola trasformazione, la cattedrale di Pozzuoli ha conservato intatta la fisionomia architettonica e distributiva fino all’incendio del 1964.
Sarebbe azzardato formulare un giudizio sull’operato del vescovo de Leòn il cui <<innocente>> intendimento era quello di rendere più funzionale e più capace la chiesa cattedrale di Pozzuoli, perché il discorso investirebbe tutta un’epoca nella quale sono state sacrificate molte ed importanti costruzioni di età romana. Anzi, a distanza di quasi dieci anni dalla distruzione della cattedrale seicentesca, ora che il tempio di Augusto è stato riportato interamente alla luce, si può affermare che il de Leòn ha cercato di conservare quanto più è stato possibile dall’antico tempio romano lasciando in evidenza, a testimonianza delle altre strutture affogate nella muratura, i famosi sei capitelli della parete est, mentre sarebbe stato un lavoro più economico e celere demolire totalmente il tempio Augusto e ricostruire ex novo la cattedrale.

Angelo D'Ambrosio - Storia della mia terra. Pozzuoli, 1976.

Pag. 30, 32

Chiesa di San Giacomo - Via del Duomo.

Fu costruita dalla regina Giovanna D'Angiò (1343 - 1382) in memoria del marito Luigi di Taranto, deceduto il 25 maggio 1362.
Una confraternita di laici puteolani, sorta intorno al 1540 per promuovere nella città il culto dell'Eucarestia, la scelse come propria sede e, dopo averla trasformata agli inizi del secolo XVII nelle linee architettoniche, la dedicò al Santissimo Corpo di Cristo.

Pag. 49

Cappella della Santissima Trinità - Via del Duomo.

Fu eretta nel 1625 da Marco Fornaro che la dedicò alla Santissima Trinità che incorona la Vergine Maria.

Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma. MCMLXIII

Pagg. 34, 35

L’Acropoli e il Tempio di Augusto.

Il nucleo più antico della città greca, la cittadella osca e il centro fortificato che i Romani difesero contro l’assedio di Annibale (locus, come dice Livio, munimento quoque, non natura modo tutus), sono da identificare nella collina del Castello che, a picco sul mare, isolata dal lato di terra da una depressione naturale o da un taglio artificiale (riunito ora da un cavalcavia), costituiva una piccola fortezza inespugnabile. Ma delle opere più antiche di fortificazione, ricordate da Livio e da Silio Italico, non è rimasta più visibile alcuna traccia. Costruito il Castello e rifugiatasi la popolazione sull’altura per sottrarsi ai miasmi prodotti dal ristagno delle acque per il noto fenomeno del bradisismo, la vecchia cittadella greca fondata dai profughi di Samo, divenne, conservando l’allineamento delle antiche strade, il castro medievale addensatosi entro le mura intorno alla chiesa del martire puteolano S. Procolo; ed oggi giorno esso è rimasto il quartiere più popoloso e popolare di Pozzuoli. Scomparsa sull’acropoli, insieme con le mura, qualsiasi traccia di templi greci che a simiglianza di Cuma, dovevano coronare l’altura, restano le tracce del suntuoso tempio che un ricco puteolano L. Calpurnius con l’opera dell’architetto L. Cocceius, costruttore delle cryptae di Cuma e di Neapolis, aveva elevato in onore di Augusto all’inizio dell’Impero.
Il Tempio di Augusto, al sommo della cittadella, sorto forse sul luogo dell’antica agorà o di altro tempio più antico, occupa la stessa area dell’attuale duomo: rispettata dalla primitiva costruzione della basilica di S. Procolo (secolo XI), venne in seguito ai rifacimenti ed ampliamenti del secolo XVI/XVII ed all’aggiunta di cappelle laterali, pressoché completamente distrutto. Resta solo visibile lungo il lato orientale la parte superiore di sei colonne corinzie con fregio e architrave, e si legge tuttora l’iscrizione in bei caratteri della prima età augustea:

Calpurnius L. F. Templum Augusto
Cum ornamentis D.D.S.D.

Al di sopra della porta laterale della chiesa, è l’altra iscrizione che conserva il nome dell’architetto:

L. Cocceius
C. Postumi L.
Auctus ARCHITECTùs

Raffaele Adinolfi - I Campi Flegrei nell’Antichità 1 (Pozzuoli e Cuma). Pozzuoli 1978

Pag. 21 ss

III. Il Tempio di Augusto (n° 3)

Che la chiesa cattedrale di Pozzuoli sorgesse sull’area del Tempio di Augusto era notoriamente risaputo, ma che l’antica costruzione marmorea esistesse ancora, inglobata nelle possenti mura secentesche, era stata soltanto la congettura di qualche studioso locale dell’800. Infatti, dell’antico tempio non si vedevano che alcuni capitelli di ordine corinzio al di sopra della porta secondaria dell’edificio ed altri frammenti dell’epistilio del lato opposto.
Fu l’incendio della notte tra il 16 ed il 17 maggio 1964 che dette possibilità di eseguire nella navata centrale, irrimediabilmente distrutta, dei saggi che misero in luce sotto la muratura moderna le colonne, l’epistilio, le pareti della cella dell’antico tempio. Invero, l’edificio non si è conservato integralmente, anche perché, all’epoca del suo definitivo rifacimento, avvenuto nel 1634, per volere del vescovo Martino de Leon y Cardenas, alcune colonne furono assottigliate o eliminate per permettere la costruzione di cappelle laterali, mentre la parete posteriore della cella fu abbattuta per permettere il passaggio tra la navata e l’abside della basilica. Resta comunque il fatto che il ritrovamento del tempio di Augusto è stata un importante scoperta che accresce il ricco patrimonio archeologico di Pozzuoli di uno dei più significativi monumenti.
L’edificio sorto quasi certamente sull’area di un tempio più antico di età greca o sannitica, fu elevato o meglio ricostruito dal ricco mercante Calpurnio in onore dell’imperatore Augusto; infatti, un’iscrizione riportava la formula della dedica: L. Calpurnius L.f. templum Augusto cumornamentis d.s.f. (Lucio Calpurnio, figlio di Lucio, dedicò a sue spese questo tempio ed il suo arredo ad Augusto). Un’altra iscrizione, invece, di piccole dimensioni, su una tavola di marmo a destra dell’ingresso secondario, ci informa che l’architetto fu Lucio Cocceio Aucvto, autore di altre importanti opere architettoniche e d’ingegneria nel territorio puteolano. Il tempio di Augusto, dunque, fu costruito tutto in marmo bianco, ebbe pianta pseudoperiptera con nove colonne sui lati lunghi e sei sulle fronti. La cella, di forma quadrata, fu costruita con blocchi marmorei perfettamente connessi tra loro senza impiego di malta. L’ordine delle colonne fu il Corinzio. Una preziosa testimonianza architettonica del tempio sono i disegni che l’architetto Giuliano da Sangallo eseguì prima che il tempio fosse restaurato nel 1538 per i danni subiti a causa di un terremoto e dell’eruzione del Monte Nuovo.
L’edificio pagano fu trasformato in tempio cristiano e dedicato al martire S. Procolo allorquando i cittadini di Puteoli furono costretti ad asserragliarsi sulla rocca per difendersi dall’attacco dei barbari: è naturale che essi, ormai convertiti al cristianesimo, facessero dell’edificio più bello dell’acropoli la chiesa più importante della città, non diversamente dai Cumani che avevano trasformato in basiliche i due templi dell’acropoli. Attualmente il Tempio di Augusto è in fase di scavo e di restauro e si attende la pubblicazione dell’eccezionale monumento.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Pag. 99

Duomo

Il tempio pseudoperiptero in marmo pario, eretto in età augustea sull'altura a picco sul mare, denominata nell'alto Medioevo e fino ai giorni nostri <<terra>>, fu trasformato in chiesa cristiana probabilmente verso la fine del V o all'inizio del VI secolo.
La sua elevazione a duomo, dedicato al martire puteolano san Procolo, è documentato sin dalla prima metà del secolo XI.
Da quest'epoca fino 1631, sebbene fosse stato arricchito di altari e di cappelle e più volte restaurato, conservò pressoché integra la struttura architettonica del tempio romano. Questa fu sacrificata in parte dal rifacimento barocco, fatto eseguire dal vescovo Martin de Leòn Càrdenas, dal 1632 al 1647, su progetto di Bartolomeo Picchiatti e Cosimo Fanzago.
Sotto le volte e nelle cappelle del rinnovato duomo, il predetto vescovo volle altari marmorei con intarsi policromi e dipinti dei più famosi pittori del tempo tra i quali: Cesare e Francesco Fracanzano, Artemisia Gentileschi, Giovanni Lanfranco e Massimo Stanzione.
L'armonico accostamento dei marmi policromi alle stupende opere pittoriche fecero di questo duomo, come conferma Raffaello Causa, <<una delle più alte e selezionate Gallerie del Seicento nostrano>> (R. Causa in Giacinto Gigante - Pozzuoli ed i Campi Flegrei. Napoli 1972, p.1).
Nella notte tra il 16 e 17 maggio 1964, un incendio distrusse la navata del sacro edificio. Le fiamme sgretolarono la muratura seicentesca col rivestimento marmoreo e bruciarono le tele.
L'indagine preliminare al progetto di restauro portò alla scoperta delle strutture architettoniche del tempio romano, occultate dalla barocchizzazione del duomo. Fu, quindi, previsto un programma di lavori che, portando alla completa identificazione del tempio romano mediante demolizione e scavi, avesse consentito il suo inserimento nelle parti barocche risparmiate dall'incendio.
I lavori per l'attuazione di questo progetto, approvato dalla Cassa per il Mezzogiorno con delibera n. 10/25442 del 6 febbraio 1967, ebbero inizio il 4 maggio 1968 e sono tuttora da definire.
Il duomo, dichiarato monumento nazionale con regio decreto n. 1746 del 21 novembre 1940, fu elevato alla dignità di basilica minore pontificia con bolla di Pio XII del 25 novembre 1959.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

Pag. 24

La struttura architettonica nota come "tempio di Augusto" - costruita in età augustea, su preesistente fabbrica templare, dall'architetto Lucio Cocceio Aucto e voluta dal ricco mercante Lucio Calpurnio - veniva a trovarsi al centro della città e per questa sua posizione è probabile che essa fosse, secondo Castagnoli 1977, pp. 53 - 57, il Capitalium, con orientamento nord-sud e l'ingresso rivolto verso il mare.

Pag. 28

Strada del Duomo, strutture augustee.

Il duomo, tra il 16 e il 17 maggio del 1964, subì un violento incendio che distrusse il tetto, la navata e buona parte della decorazione seicentesca. Successivamente furono recuperate, con attenti lavori di restauro, condotti dal prof. arch. Ezio De Felice, dall'arch. Paolo Di Monda e dall'ing. Mario Cappelli, le strutture romane.

Pag. 31

Al centro della città si ergeva maestosa la cattedrale, realizzata verso la fine del V secolo o agli inizi del VI, con l'utilizzazione integrale delle strutture architettoniche del tempio di età augustea. Inizialmente si trattò sicuramente di un semplice adattamento, non essendo la nuova destinazione distributiva e funzionale tanto diversa da quella precedente. Qualche manomissione strutturale del "tempio di Augusto" fu apportata nei secoli XIV e XV con la creazione delle cappelle gentilizie, addossate all'esterno dei muri perimetrali.

Pag. 39

Quest'attività tellurica, sempre più intensa, culminò nel clamoroso episodio che suscitò l'interesse di tutti, facendo convergere lo sguardo e l'attenzione sul territorio puteolano: l'eruzione da cui ebbe origine il Monte Nuovo, avvenuta nella notte tra il 29 e 30 settembre del 1538. Dalla lettera del 5 ottobre 1538 di Francesco Marchesino riportiamo i seguenti passi, perché meglio illustrano i danni che l'eruzione arrecò al centro antico di Pozzuoli:

"… Doppo entrai in Pozzuolo, et alcuni de quelli edificii parea me dicessino, nigra sum sed formosa fui. Alcuni altri, non est sanitas in parte mei, neque pax est ossibus meis. Et tutta la città, diruta sunt soli, cernis mihi pergama tota. Et ne multis te morer. Tra tutta la terra (parlando etiam senza figura) non erano diece case a numero che non fussero, o conquassate, o in tutto, o in parte in terra rovinate, et senza un cittadino, et la conquassatione era tale, che non stava pietra quasi sopra pietra, come fu posta dal mastro. La chiesa maggiore per mità in terra, l'altra mità per essere in terra, et tutto pel terremoto. Di fora tutti li giardini, che duravano circa dui miglia, tutti gli alberi in terra, coperti di terra cinericia, che non saranno mai più giardini." (Marchesino 1538, s. p.)

Pag. 45

Nell'opera di sistemazione e di restauro della città, fu, poi, molto efficace, nella prima metà del Seicento, il contributo del vescovo fra Martin de Leòn y Cardenas (1631 - 1650). Il de Leòn, però, fra le tante opere sociali (riattamento dell'acquedotto Campano con la costruzione della fontana nella piazza maggiore della città, ripristino di diverse strade del centro abitato, terreni incolti e abbandonati resi nuovamente produttivi, restauro del castello sul rione Terra per adibirlo a caserma, onde evitare che i puteolani ospitassero nelle proprie case la guarnigione spagnola) manipolò anche la cattedrale, mascherando con nuove strutture l’antico tempio augusteo, tra il 1632 e il 1649.
Tutta la costruzione del duomo fu realizzata in tre grandi interventi, su progetti redatti di volta in volta, caratterizzati da un continuo ampliamento ed arricchimento della costruzione. Nel primo intervento, progettato dall'architetto Bartolomeo Picchiati (1571 - 1643), fu sfondata la parete nord e distrutte le colonne frontali del tempio romano, per realizzare il coro con l'altare maggiore, la sacrestia e allungare la navata; le pareti laterali furono tagliate per ospitare le ampia cappelle (1632 - 33). Nel secondo intervento, progettato dall'architetto Cosimo Fanzago (1591 - 1678) e completato nel 1636, fu spostata la sacrestia, ampliato il coro e realizzata la sala capitolare. Nel terzo (1636 - 1646) il de Léon fece aggiungere la cappella del SS. Sacramento col prezioso altare (D'Ambrosio 1973, pp. 27-28-29-30 e Giamminelli 1973, pp. 115-119). Del tempio augusteo furono lasciati a vista soltanto sei capitelli della parete est, verso la piazzetta dell'episcopio. Infine, il vescovo arricchì la cattedrale con opere pittoriche di noti artisti, fra i quali si ricordano: Artemisia Gentileschi (S. Gennaro nell'anfiteatro, S. Procolo e la madre, Adorazione dei Magi), Giovanni Lanfranco (Arrivo di S. Paolo a Pozzuoli, Martirio di S. Artema), Cesare Francanzano (Adorazione dei Pastori, S. Paolo scrive la lettera a Filemone, S. Pietro, S. Paolo, Crocifissione), Francesco Fracanzano (Gesù nell'orto degli ulivi), Luca Giordano (Re Davide, S. Ludovico), Agostino Beltrano (Ultima cena, Miracolo di S. Alessandro, S. Martino e il povero), Heinrich Schoenfeldt (Martirio di S. Gennaro), Primo Gentile (S. Agostino e la sua famiglia spirituale), Onofrio Giannone (S. Teresa), Massimo Stanzione (S. Patroba predica ai fedeli di Pozzuoli), Paolo Finoglia (Consacrazione del primo vescovo di Pozzuoli). Nell'incendio del 1964, andarono distrutte diverse delle citate opere. Per l'alta qualità delle tele e per i nomi degli artisti, fra i maggiori del barocco a Napoli, la cattedrale di Pozzuoli fu definita "una delle più alte e selezionate Gallerie del Seicento nostrano" (Causa 1972).

Bibliografia

Antonio Parrino - Nuova guida de' Forastiero. Napoli, 1750.

Lorenzo Palatino - Storia di Pozzuoli, e contorno. Napoli, 1826.

Raimondo Annecchino - I restauri artistici del Duomo di Pozzuoli. Da "Bollettino Flegreo",
                                        anno IV, gennaio - aprile 1930, fascicolo 1 - 2. Edizione A.G.E.A.
                                         Pozzuoli, 1930.

Angelo D'Ambrosio - Storia di Pozzuoli… in pillole. Edizione D. Conte, Pozzuoli, 1959.

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Il Duomo di Pozzuoli, storia e documenti inediti.
                                                                          Pozzuoli, D’Oriano, 1973

Angelo D'Ambrosio - Storia della mia terra. Pozzuoli, 1976.

Amedeo Maiuri - I Campi Flegrei (dal sepolcro di Virgilio all’antro di Cuma). Roma. MCMLXIII

Raffaele Adinolfi - I Campi Flegrei nell’Antichità 1 (Pozzuoli e Cuma). Pozzuoli 1978

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

 

Il cosiddetto Tempio di Augusto nel disegno di Giuliano da Sangallo (1490 ca.) unica testimonianza grafica antecedente alla trasformazione in Duomo. Roma Biblioteca Apostolica Vaticana, Cod. Barb. Lat. 4424 (da P. Huelsen, 1910).

 

Xilografia da P. G. Toleto, Ragionamento del terremoto del Monte Nuovo, ……, Napoli, G. Sulztbach, 1539, p. 8.

 

Estratto della zona interessata da Mario Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584

 

Filippo Morghen, il tempio di Augusto. Tavola 43 Vedute degli antichi monumenti di Pozzuoli, Cuma e Baja e luoghi circovicini. - 1766

 

Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768.

 

Disegno di Achille Vianelli, Napoli 1830 

Riferimenti fotografici da Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Il Duomo di Pozzuoli, storia e documenti inediti. Pozzuoli, D’Oriano, 1973

Figura 9: parte superiore del campanile (sec. XVII); demolito per la complessa messa in luce del tempio d’Augusto.

 

Figura 10:interno della cattedrale prima dell’incendio. 

 

Figura 11:lato sinistro della navata prima dell’incendio. 

 

Foto 1: porta di sinistra sul fondo del coro, sormontata dallo stemma del vescovo Martin de Leòn e da una epigrafe (vedi scheda beni storico - artistico).

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 2: porta di destra sul fondo del coro che immette negli ambienti della sala capitolare.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 3: interno della cappella del SS. Sacramento.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 4: sala capitolare, interno, particolare delle decorazioni sulle pareti.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 5: sala capitolare, interno, particolare delle decorazioni sulle pareti.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 6: veduta da via Duomo dell’edificio della cattedrale, in primo piano l’esterno della sala capitolare.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 7: sala capitolare, esterno, particolare delle balaustre dei vani finestra della sala.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 8: via Duomo, portale sottostante la sala capitolare.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 9: via Duomo, portale sottostante la sala capitolare.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 10: via Duomo, portale sottostante la sala capitolare.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

Foto 11: esempio di utilizzazione di materiale archeologico; questo reperto si trova incastonato nella muratura esterna degli ambienti del Duomo.

Adinolfi Aldo, gennaio 1985

 

 

 (4) Il tempio, come già si è detto, fu eretto da Lucio Calpurnio in onore di Augusto; architetto ne fu il celebre Lucio Cocceio. Attualmente si osserva da ambo i lati la parte superiore del colonnato e degli intercolumni.

(5) Uno dei primi esempi di trasformazione di vecchi tempi pagani in chiese cristiane si ebbe durante il pontificato di Felice IV (526 - 530), il quale consacrò alla memoria dei martiri Cosma e Damiano il tempietto rotondo del divo Romulo sulla via Sacra, unendovi il prossimo Templum Sacrae Urbis (O. Marucchi, Le vicende edilizie di Roma attraverso i secoli, Roma 1926, p. 83).

(6) L'istruendo puteolano è del 1027 o 24 luglio 1026, col quale Giovanni, rettore del monastero del SS. Sergio e Banco di Napoli, affida col consenso di tutti i monaci a Marino, prete di Pozzuoli, la custodia del monastero esistente nel puteolano (iuxta episcopio Sacti Proculi ipsius castri) per esercitarvi l'ufficio divino, dandogli in compenso due terre, una nel castro puteolano con una grotta presso la piazza curtense, e l'altra nell'agro (R. Neap. Arch. Monum. IV, p. 139, a. 1027).

(7) Il documento è un strumento napoletano del 20 maggio 1033 (o 1032) col quale Stefano, abate del monastero dei SS. Anastasio e Basilio, comunità a tale Boma o Vona di Pozzuoli, figlia di Gregorio Baraberana e moglie di Gregorio Bono o Vono, primicerio della Chiesa puteolana, una terra sita in Pozzuoli a parte septentrionis terra Stephani qui dicitur Tutula puteolano et via que pergit at ecclesia Sancti Proculi eodem territorio sicut inter se sepis et egripus exfinat con altri beni. (R. Neap. Monum., IV, p. 237, a. 1032).

(8)   Si ricordano vari santi dal nome Procolo. I più noti sono quello di Bologna e quello di Pozzuoli, compagno di martirio di S. Gennaro. La Chiesa di Pozzuoli veramente ne registra due, che la tradizione confonde ed unifica. Il primo è Proculo, che subì il martirio insieme alla madre Nicea il 18 ottobre 253 sotto la persecuzione di Decio per ordine del prefetto Tiburnio; è rappresentato in un bel quadro di Annibale Caracci sito nel coro della Cattedrale di Pozzuoli in cornu evangelii. L'altro è quello generalmente noto, compagno di martirio di Gennaro e di altri confessori della fede cristiana, e patrono della città di Pozzuoli.

 (9) Si ha un inventario dei beni della chiesa maggiore di Pozzuoli compilato dal notaio apostolico Dionisio di Sarno, nobile del Sedile di Montagna di Napoli, nel 1423 a richiesta di Antonio di Costanzo, esistente nell'archivio dei Canonici di Pozzuoli, Cfr. Tutini, Vescovi e notizie, ms. nella sez. Brancacciana della Bibl. Naz. di Napoli; B. Cantèra, memorie storiche della chiesa puteolana, Napoli 1886, p. 71.

(10) Ughelli, op. cit., VI, col. 284, n. LII.

(11) Perg. Arch. Cap. della Cattedrale di Pozzuoli.

(12) Cfr. R. Annecchino, I restauri artistici del Duomo di Pozzuoli, in << Boll. Flegreo >>, anno IV, 1930, fasc. 1-2.

(13) In origine la primitiva parrocchia del castrum Puteolanum fu quella della Trinità. Aumentando la densità demografica, la popolazione cominciò a stabilirsi anche fuori le mura e così sorsero altre parrocchie, corrispondenti ai rioni cittadini: S. Gelso, S. Ligorio, S. Giovanni o S. Iani, S. massimo, S. Maria ad portam, ciascuna con poche centinaia di anime, e le chiese furono piccole e modeste con scarse rendite. Allora la parrocchia della Trinità fu limitata al territorio dell'attuale Via Duomo, del Seminario con l'Episcopio, e della Via Ripa.

(14) A seguito di tale annessione il vescovo del tempo Rosini fece trasportare nella cappella di fronte al nuovo ingresso l'altare col ciborio dedicato al SS. Sacramento, rimuovendolo dalla cappella eretta da mons. De Leon y Cardenas, che fu dedicata a S. Filomena. Attualmente, però, la Cappella del SS. Sacramento è stata ripristinata nella primitiva sede, restaurata con molto decoro.

(15) MAZZELLA S., Sito et antichità della città di Pozzuoli e del suo amenissimo distretto, Napoli, nella Stamperia di Tarquinio Longo, 1606.

(16) HUELSEN C., Il libro di Giuliano da Sangallo, Codice Barberino latino 4424, Lipsia - Roma, 1910.

(17) ANGELO D'AMBROSIO, L'Archivio Capitolare di Pozzuoli ed il regesto del suo fondo pergamenaceo (1249 - 1960), Pozzuoli, Arti Grafiche D. Conte, 1962; ANGELO D'AMBROSIO - CASERTA A., L'Archivio Vescovile di Pozzuoli ed il suo fondo pergamenaceo antico, in <<Asprenas>>, IX (1962, pp.181 - 197).

(18) Le visite pastorali anche se in molti punti offrono indicazioni preziose, pongono però un certo limite all'idea che le cappelle potessero essere ubicate all'esterno del tempio. E' stato Angelo D'Ambrosio che, con la scoperta del ricorso contro de Leòn e con la rilettura attenta e capillare dei documenti delle visite, ha potuto stabilire l'esatta posizione delle cappelle all'esterno del tempio di Augusto.

(19) E' logico che i grafici della cattedrale dal 1587 al 1632 non possono essere considerati precisi anche nelle misure, almeno per le strutture aggiunte al tempio di Augusto, ma danno un idea abbastanza chiara della sistemazione planimetrica.

(20) Per la ricostruzione dei tre interventi operati dal de Leòn è stato prezioso il rilievo planimetrico della cattedrale eseguito nel 1963 da chi scrive, dal quale, a ritroso, sono stati eliminati i vari elementi aggiunti in epoche recenti.