Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Chiesa di San Marco

Ubicazione :

Incrocio tra via Miliscola e via Sacchini

Diocesi :

Pozzuoli

Parrocchia :

Santa Maria delle Grazie

Proprietà :

Curia Vescovile di Pozzuoli

Dati catastali:   

Foglio 75 particella B

Autore :

 

Epoca :

1933

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli gennaio 1983

Collegamento con Beni artistici

Raimondo Annecchino - La chiesa di S. Marco di Pozzuoli. Note ed appunti. Pozzuoli, 1923.

I. - Chi dalla banchina che fronteggia la villa comunale di Pozzuoli, già Largo Malva, s'incammina per la via Torre di Morales, ora Giovanni Bovio, trova sulla sua sinistra una chiesa dall'aspetto modesto, e quasi nascosta dalle case vicine. Sia la facciata che l'interno è di un barocchetto dalla linea semplice e serena. Ha due altari: uno a sinistra della porta d'ingresso e l'altro di fronte. E' dedicata a S. Marco Evangelista. Sta quasi sempre chiusa: quindi è poco frequentata e poco nota a quelli che non abitano nel rione.
Un recente avvenimento ha però richiamato di botto la più viva attenzione del pubblico su questa Chiesa, cui ora accorre quotidianamente largo stuolo di curiosi e di fedeli. Ecco di che si tratta. Nel procedersi, per lodevole iniziativa dell'attuale Rettore D. Enrico Conte, alla riattazione della facciata e delle pareti interne della Chiesa, che versavano da anni in deplorevole abbandono, si è avuto modo di osservare bene il quadro dell'altare principale, che, incassato in una nicchia e coperto da vetri anneriti ed impolverati, non era riconoscibile, e si è constatato, con grande sorpresa, che è un dipinto su tela sovrapposta a legno, di mediocre fattura, raffigurante la Madonna col bambino, seduta su di una seggiola. Evidentemente trattasi di una copia, rimontante a due o tre secoli or sono, della Madonna di Montevergine, Mamma Schiavona, eseguita con alcune varianti e specialmente e specialmente senza il fascino degli occhioni profondi e suggestivi di quell'Icone famosa.
Pertanto a soddisfare la legittima curiosità di vari miei concittadini che mi chiedono ragguagli sull'origine della chiesa di S. Marco e sull'antico dipinto or tornato alla luce, che in pochi giorni già tanto fervore di fede ha suscitato nel popolo puteolano, credo opportuno riassumere brevemente le notizie che al riguardo mi è riuscito di ricavare specie da ricerche praticate nell'Archivio della nostra Curia Vescovile. E tali notizie assumono ancora maggiore interesse in quanto l'origine della Chiesa di S. Marco si connette alla presenza dei Monaci Monteverginisti di S. Benedetto a Pozzuoli, e così il parlare di quella mi offre modo d'intrattenermi di sfuggita anche dell'altro argomento.

II. - Nel secolo XIII esisteva in Pozzuoli in convento di Benedettini - il Monastero di S. Andrea della Congregazione dei Monteverginisti. Esso era sito nei pressi dell'attuale Ospedale Civico, e dove, dopo l'eruzione di Montenuovo, D. Pedro di Toledo, Viceré di Napoli, fece costruire il suo famoso palazzo. Anzi è lecito supporre che la terribile conflagrazione sismica del 1538, che fece ruinare molte case a Pozzuoli, abbia gravemente danneggiato il Monastero dei Benedettini, costringendoli ad abbandonarlo. E ciò spigherebbe perché D. Pedro se ne sia servito per la costruzione del suo palazzo.
La Chiesa di S. Andrea, che forse subì minori danni, rimase aggregata al palazzo Viceregnale. Ma poiché ciò era di ostacolo sia ai Monaci di portevicisi comodamente recare per la celebrazione delle sacre funzioni che al pubblico dei fedeli di assistervi, l'Amministrazione civica, o, come allora dicevasi, l'Università della rinascente città, s'indusse a donare una zona di terreno nel luogo denominato Malva accosto al mare per l'edificazione del Monastero dei Monteverginisti e della nuova Chiesa di S. Andrea con contiguo giardino. Così in sull'imboccatura di via Torre sorse, nella seconda metà del secolo XVI, la nuova sede puteolana dei Monaci benedettini.(1)  

III. - Nel 1640 i massari o padroni di masserie di Pozzuoli chiesero ed ottennero da questi Padri Verginiani di S. Andrea in concessione enfiteutica perpetua, per l'annuo canone di ducati 8,44 (lire 34,87), pagabili al 15 agosto di ogni anno, un'area di terreno della estensione di palmi 36 circa nel giardino del Convento e propriamente dalla parte delle così dette Fontanelle e contiguamente alla Chiesa conventuale di S. Andrea per costruire una Cappella con piccola sacrestia in onore di S. Marco Evangelista, eletto da essi per protettore e patrono delle campagne dell'agro puteolano.(2)  
Il relativo istrumento fu rogato addì 18 marzo 1640 dal notaio Tommaso di Fusco di Pozzuoli. E con esso, oltre i patti su mentovati, si stabilì pure che i <<deputati et gubernatori>> del ceto dei massari potessero <<farci una sepoltura tanto dentro detta cappella quanto dentro detta sacrestia, e di aprirci una porta dirimpetto al mare, e di dentro la chiesa farci una cancellata di legname o ferro>>. Fu convenuto altresì che la chiave della porta di accesso alla via pubblica della parte del mare dovesse tenersi dalla deputazione dei massari concessionari, e che di quella della porta, o meglio della cancellata interna tra la Chiesa di S. Andrea e la Cappella di S. Marco, se ne fossero fatte due eguali, da conservarsi l'una dai monaci e l'altra dalla ripetuta deputazione.
Si concordò, infine, che i monaci dovessero partecipare alle feste della nuova Cappella e specie a quelle della ricorrenza di S. Marco, nel qual giorno i monaci vi dovevano celebrare dodici messe lette ed una cantata, e prender parte poi alla processione serale del Santo per la città. La Cappella fu costruita su disegno dell'architetto Francesco Pepe; e trovavasi ad un livello superiore a quello della contigua Chiesa di S. Andrea, tanto che vi si accedeva mercè alcuni gradini di marmo bianco.

IV. - La concessione in parola ebbe luogo naturalmente con la licenza del Vescovo del tempo, che era allora un illustre prelato - Fr. Martino de Leon y Cardenas, spagnuolo, che resse la diocesi di Pozzuoli dal 1631 al 1650. Egli è senza dubbio una delle figure più notevoli dei fasti municipali puteolani del sec. XVII. Ampliò e rimodernò la Cattedrale, ornandola di vari pregevoli quadri, e riconsacrandola solennemente nel 1634. Arricchì la mensa vescovile; istituì il Colleggio degli Eddomadari, e tenne un importante Sinodo diocesano. A lui si deve la ricostruzione dell'antico Acquedotto Campano. Per le sue benemerenze i Puteolani gli eressero una statua poco lungi dalla fonte da lui costruita nella piazza maggiore del borgo, l'attuale Corso Vittorio Emanuele, tessendone l'elogio in una lunga iscrizione incisa sulla base del monumento. Com'è noto, questa statua, rimossa dalla suo posto primitivo in occasione dei recenti lavori di colmata della bassa Pozzuoli, trovasi ora nel larghetto Cesare Augusto poco lungi dalla chiesa di S. Maria delle Grazie. Allo zelo di Monsignor De Leon si deve, secondo il Parrino, lo storico del Viceré, se Pozzuoli, durante i tumulti di Masaniello del 1647 - la cui prima scintilla era partita proprio da un contadino puteolano, Maso Carrese, - rimase fedele agli Spagnuoli, meritandosi la non ambita lode di civitas fidelissima. Aggregato nel 1644 da Filippo III al Consiglio del Viceré di Napoli, il De Leon fu nel 1650 trasferito all'Arcivescovado di Palermo e nominato Viceré di Sicilia.

V. - Tra i monaci monteverginisti di S. Andrea ed i massari della Cappella di S. Marco - come accade sovente tra vicini - non tardarono a sorgere litigi. Ed i monaci promossero tout couri giudizio di rescissione della concessione del 1640, eccependone la nullità per lesione e per difetto di assenso pontificio. Ma la lite non fu proseguita; e, con istromento 23 aprile 1703 per notar Nicola Lanzetta, confermandosi la primitiva concessione enfiteutica del 1640, le parti si fecero altre speciali concessioni, sulle quali sarebbe vano indugiarsi.

VI. - Il Monastero dei Monteverginisti, con l'annessa Chiesa di S. Andrea, dalla parte di occidente e di mezzogiorno era accosto al mare, che, per quell'opera di erosione, che, col concorso pure del fenomeno bradisismico, da secoli va compiendo sulla nostra costiera, a poco a poco ne invadeva il territorio. E a lungo andare la devastazione del mare arrivò al punto che i monaci furono costretti ad abbandonare il Convento e la Chiesa ed a trasferirsi nel palazzo del principe di Stigliano (l'attuale palazzo Avellino) all'uopo da essi acquistato, che ridussero ad uso di Monastero, aprendovi altresì la nuova Chiesa di S. Andrea. Ciò avvenne nel 1787.(3) Pertanto, dovendosi in conformità degli ordini sovrani procedere alla sconsacrazione della vecchia Chiesa col Monastero, i monaci invitarono i dirigenti della Cappella di S. Marco a murare la porta interna tra questa e la Chiesa. Tale invio in sulle prime non fu accettato; ma poscia, con rogito per notar Costantino del 1 luglio 1787, si addivenne tra i Mastri della Cappella di S. Marco ed i monaci ad una convenzione, con la quale si stabilì che la detta porta sarebbe stata costruita dai monaci a proprie spese nel termine di 30 gironi; che restava concessa ai patroni della Cappella di S. Marco la pianta della Cappella e della sacrestia con lo spiazzo innanzi adiacente alla medesima per lo stesso canone originario di annui ducati 8,44, essendo in facoltà dei Maestri della Cappella di fare una nuova apertura di detto spiazzo per accedere a questa; e che, infine, dovevano ritenersi annullate le precedenti convenzioni del 18 marzo 1649 per notar Di Fusco e del 23 aprile 1703 per notar Lanzetta, salvo per la parte riguardante il canone enfiteutico.
Indi, con rogito 17 dicembre 1787 per notar Salvatore Sommella, il dottor cerusico della Real Casa D. Giuliano Pollio acquistò dai P. P. Virginiani pel prezzo di ducati 1000 (L.4250), giusta la valuta fattane dall'ing. Vecchione, il Monastero con la Chiesa, il giardino e <<tutte le sue adiacenze>> senza però farsi alcuna menzione della Cappella di S. Marco. E tale vendita, su parere del vescovo del tempo D. Girolamo Dandolfi (1775 - 1789) ed a consulta della R. camera di S. Chiara, fu corroborata dal Sovrano assenso con R. dispaccio 14 gennaio 1788.

VII. - A seguito di ciò, fingendo d'ignorare a chi si appartenesse la contigua Chiesa di S. Marco, supplicò il Sovrano che la stessa fosse conservata per uso della sua famiglia e della popolazione del luogo coll'aprirvi una porta di accesso alla pubblica via. Ed essendo richiesta a tenore delle leggi allora vigenti la dotazione della cappella per la regolarità del R. assenso, le assegnò annui duc. 12, affrancabili alla regione del 4% pel capitale di duc. 300. Contro siffatto operato del Pollio insorsero, ed a ragione, i Maestri della Cappella di S. Marco, che istituirono formale giudizio per la revindica dei loro diritti. Ma per l'intervento di avvocati e di amici comuni la vertenza fu rapidamente composta; e, con istromento per notar Costantino del 21 gennaio 1788, si addivenne tra i Maestri della Cappella di S. Marco, Onofrio Arpaja ed Antonio Sardo, in rappresentanza del <<ceto delli massari seu foretani e padroni di masseria>> della città, ed il dottor fisico D. Vincenzo Pollio, qual rappresentante del germano D. Giuliano, Medico cerusico di Camera del Re, ad una convenzione, con la quale si stabilì: a) che la Cappella dovesse rimanere di jus patronato tanto del ceto dei massari di Pozzuoli che di esso D. Giuliano Pollio; b) che dovesse la stessa rimanere nello stato in cui si trovava ed aprirsi una comoda porta di accesso pel pubblico e per esse parti, situandosi, a spese del ceto, l'altare maggiore di S. Marco dirimpetto alla nuova porta da aprirsi; c) che volendo il Pollio disfare la sacrestia esistente, ne dovesse costruire altra simile a sue spese; e d) che tutte le spese allora occorrevoli e quelle future per il rifazione della Cappella e della sacrestia dovessero cedere in comune. Infine il Pollio donò al compatrono ceto dei massari la metà dell'annua rendita di duc. 12 col capitale di duc. 300 da lui assegnata pel mantenimento della Cappella, giusta il cenato rogito 21 dicembre 1787 per notar Sommella.

VIII. - Per effetto di questa transazione la chiesa fu trasmormata nelle condizioni attuali. Fu chiusa la primitiva porta di accesso verso il mare, esistente dalla parte, dove trovarsi la caratteristica e nota trattoria La Sirena di D. Gennaro Mavilio, ispiratrice di un grazioso dipinto di Pietro Scoppetta, che ammiravasi nella delicata mostra individuale del compianto artista all'Esposizione internazionale di Venezia del 1920. Si aprì l'attuale porta d'ingresso che dà sulla via Bovio, già Torre. L'altare di fronte ad essa fu dedicato a S. Marco; e nella primitiva nicchia, dov'era prima allogato il Santo, sull'altare a sinistra del nuovo ingresso, che era prima maggiore, fu collogato il quadro della Madonna di Montevergine, che probabilmente vi fu trasportata dalla contigua soppressa Chiesa di S. Andrea, a divozione dei fedeli, e come a ricordare altresì le origini della Cappella di S. Marco, costruita, come abbian detto, per concessione dei P. Monteverginisti di S. Benedetto a fianco al loro Monastero ed alla loro Chiesa - sui cui avanzi, risparmiati dai flutti devastatori del mare, sorse il palazzo Pollio - elevato nella fine del sec. XVIII e nella prima metà del sec. XIX ai maggiori fastigi della ricchezza e del lusso paesano.

Pozzuoli, luglio 1923.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Pag. 102

S. MARCO

Eretta nel 1933 in sostituzione di un'altra molto antica, conservata oltre l'altare maggiore in marmo policromo (sec. XVIII) che apparteneva alla vecchia chiesa, la statua lignea del santo (sec. XVII) ed una tela di ignoto dl XV secolo raffigurante la Madonna detta di Montevergine.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Pag. 125

San Marco

Cenni storici

Fu costruita nel 1933, su progetto dell'ingegnere Nicola Forte, in sostituzione di un'altra, ubicata nelle sue vicinanze, risalente alla prima metà del secolo XVII, dedicata a san Marco evangelista, patrono dei massari puteolani, demolita nel 1929 durante i lavori di bonifica della città bassa e di isolamento del macellum (tempio di Serapide).

Descrizione

Al pesante prospetto, caratterizzato da quattro grandi colonne corinzie, fa riscontro l'arioso ed equilibrato interno, racchiuso in una croce greca con motivi architettonici e decorativi di ispirazione neoclassica.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

Pag. 44

Più tardi, nel 1787, don Giuliano Pollio, dottore "cerusico" della Real Casa Borbonica, acquistò l'abbandonato monastero dei padri Benedettini di Montevergine, ubicato sulla costa, nei pressi del "tempio di Serapide", e adattò ad abitazione patrizia, lasciando aperta al pubblico la chiesa dei "massari" puteolani, dedicata a San Marco Evangelista e edificata intorno al 1640.

Pag. 76

Tra il 1928 ed il 1932 anche la zona di via Roma e di largo del Rosso fu interessata dall'opera di bonifica col rialzamento del livello stradale. Contemporaneamente, per rendere più agevole via Roma e per evidenziare il "tempio di Serapide", furono abbattuti lo storico palazzo Pollio con l'annessa chiesa di San Marco Evangelista e un piccolo rione di pescatori antistanti al predetto "tempio".

Pagg. 151 - 152

Il grande palazzo di proprietà Pollio, irresponsabilmente abbattuto con le citate opere di rialzamento, ha una storia molto interessante ed è legato alla presenza dei padri Benedettini della Congregazione di Montevergine a Pozzuoli.
Questi erano operanti sul territorio puteolano fin dall'inizio del secolo XIV in una grancia ubicata presso l'attuale via Pietro Ragnisco, con una cappella intitolata a Sant'Andrea Apostolo, eretta sul suolo donato dal nobile Riccardo di Brussone, conte di Satriano (Mongelli 1974, p. 146). In un atto del 1391 del notaio Domenico Sabatino, concernente una concessione di immobili ad un certo Andrea Fornario, è detto che i beni erano ubicati " juxta Ecclesiam S. Andreae di Palatio" (Annecchino 1923, p. 5, in nota). Considerando il titolo e la località, si deduce che la struttura monastica sorgeva nei pressi del palazzo angioino, poi ampliato da Alfonso d'Aragona (1442 - 1458).
Pare che la costruzione del palazzo del viceré do Pedro de Toledo, avvenuta appena dopo l'eruzione del Monte Nuovo (1538), abbia coinvolto parte del conventino; ma, comunque, la sua presenza nelle adiacenze della dimora vicereale è documentata fino al 1589. In quell'anno fu stipulata la definitiva convenzione tra il Municipio di Pozzuoli e la Congregazione per il trasferimento del monastero sul suolo demaniale donato dalla Città nel 1580, dell'estensione di un moggio e mezzo, situato nei pressi del largo Malva, adiacente alla casa di una certa Giovanna Montaldo (Annecchino 1960, p. 355). La costruzione fu completata, molto probabilmente, verso la fine del secolo, perché nella sacra visita del 19 dicembre 1594 è scritto che "il monastero… sta a buon sito e capace, fuora dell'habitato, presso la marina; si fabrica della chiesa, non è finito che la tribuna" (Mongelli 1974, p. 147).
I "massari" puteolani ottennero dai padri Benedettini una piccola zona del giardino attigua alla chiesa di Sant'Andrea, per edificare una piccola cappella dedicata a San Marco Evangelista, protettore delle campagne, con atto del notaio Tommaso di Fusco di Pozzuoli, redatto il 18 marzo 1640. La nuova chiesa, costruita su progetto dell'architetto Francesco Pepe, dette origine a lunghe ed animate liti su questioni di canoni non riscossi, di parti condominiali delle strutture e di partecipazione alle feste religiose.
Per effetto del bradisismo discendente, verso la metà del secolo XVIII, la fabbrica dei padri Monteverginisti incominciò ad accusare segni di degrado e, pertanto, furono necessari ingenti somme per la manutenzione straordinaria. Anzi, tra il 1685 ed il 1686 si rese urgente l'opera di totale ristrutturazione, come si evince dalla seguente lapide, da noi rinvenuta nel giardino degli eredi di Gentile Ignazio, nei pressi del largo del Rosso, il 25 giugno 1982.

RELIGIOSAHAS AEDES B-AP-ANDREAE SACRAS
MONACHIS M-V-IAMPRIDEM POSITAS
TEMPORIS POSTEA DECURSU AC PROPINQUI MARIS
IMPETU PAULATIM PENE COLLAPSAS,
A-ILL-ACR:P-D-CAROLUS EIUSDE ORD
GENERALIS ABBAS
AERE A REGALI M-V-DE MONTE MONAST-MUNIFICA
LIBERALITATE DESUMPTO
APTIORI HOC LOCO, AC FORMA ITERUM A FUNDAMENTIS
EREXIT-AN-DNI-M-D-C-LXXXVI

Sempre per effetto del bradisismo discendente, i padri Benedettini furono costretti ad abbandonare il convento nel 1787 e a trasferirsi nel palazzo di Marcantonio Colonna, principe di Stigliano, venduto per 3.500 ducati. Con la soppressione dell’Ordine (1087), la proprietà passò ai duchi di Lusciano e poi alla famiglia Avellino (Mongelli 1974, p. 148). La cappella di Sant’Andrea, in via Carlo Rosini, ancora funzionante in forma privata, fu trasformata appena dopo il 1980 in ristorante, in questa opera furono distrutti gli stucchi e un bell’altare in marmo policromo.
In via Torre di Morales, odierna via Roma, la chiesa dei "massari" di San Marco Evangelista continuò a funzionare, mentre la proprietà dei padri Monteverginisti fu venduta per 1000 ducati al dottor "cerusico" della Real Casa Borbonica, don Giuliano Pollio, il 17 dicembre 1787, con atto del notaio puteolano Salvatore Sommella, secondo la stima redatta dall'ingegnere Vecchione. Il complesso conventuale di Sant'Andrea fu trasformato in abitazione e, col passare del tempo, per la scarsa partecipazione del popolo anche la chiesetta di San Marco divenne di uso quasi esclusivo della famiglia Pollio, non mancando in proposito litigi fra la nobile famiglia puteolana e i "massari".
Nel 1932, per i lavori di colmata eseguiti per effetto del bradisismo e per quelli di sistemazione dell'area antistante al "tempio di Serapide", fu abbattuto il palazzo Pollio con l'annessa chiesa di san Marco e quest'ultima venne ricostruita un anno dopo, su progetto dell'ingegnere Nicola Forte, sul trivio di via Miliscola, via Sacchini e via Roma.
Dalla demolizione furono salvati e risistemati nella nuova chiesa, l'altare maggiore, la statua lignea di San Marco e la tela raffigurante la Madonna col Bambino in trono. Quest'opera, proveniente sicuramente dall'antica chiesa di Sant'Andrea, è una copia del più famoso quadro conservato nel santuario di Montevrgine. La secolare presenza in Pozzuoli della congregazione dei Monteverginisti ha alimentato la devozione dei puteolani per la Madonna di Montevergine, detta "Madonna Schiavona" per il colore bruno del suo volto.
All'inizio del 1978, fu sistemato, secondo le norme liturgiche emanate dal Concilio Vaticano II, l'altare maggiore su progetto dello scrivente.

Bibliografia

Raimondo Annecchino - La chiesa di S. Marco di Pozzuoli. Note ed appunti. Pozzuoli, 1923.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

 

Foto 1: facciata.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

Foto 2: prospetto laterale su via Sacchini.

Adinolfi Aldo, aprile 1984

 

 

(1) Questa notizie si rilevano da alcuni frammentari appunti anonimi del sec. XVI a quanto pare, esistenti nell'Archivio della Curia Vescovile di Pozzuoli. E' da notare altresì che in un istromento del notaio Domenico Sabatino del 1891 relativo alla concessione enfiteutica a favore di Andrea Fornario di una grotta con un moggio di terreno, questo è indicato sito juxta Ecclesiam S. Artema de Palatio (?), Cfr. Nota storica di V. S. in L'Emporio Puteolano, 1886, anno II, n.2.

(2) E' noto che S. Marco è ritenuto protettore delle campagne. Nella sua ricorrenza, che cade il 25 aprile, si fanno processioni in suo onore per impetrare la buona raccolta

(3) In quel tempo si contavano a Pozzuoli otto monasteri; due di monache e sei di monaci. V'erano, infatti, i conventi maschili di Gesù e Maria dell'ordine Domenicano o dei Predicatori, di S. Caterina dell'ordine dei Conventuali, di S. Giacomo dell'ordine dei Carmelitani, di S. Francesco dell'ordine dei Minori osservanti, di S. Andrea dell'ordine dei Monteverginisti, di S. Benedetto e di S. Gennaro dell'ordine dei Cappuccini.