|
Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali
M. N., Pozzuoli gennaio 1983 Collegamento con Beni artistici Raimondo Annecchino - La chiesa di S. Marco di Pozzuoli. Note ed appunti. Pozzuoli, 1923. I. - Chi dalla banchina che fronteggia la
villa comunale di Pozzuoli, già Largo Malva, s'incammina per la via Torre
di Morales, ora Giovanni Bovio, trova sulla sua sinistra una chiesa
dall'aspetto modesto, e quasi nascosta dalle case vicine. Sia la facciata
che l'interno è di un barocchetto dalla linea semplice e serena. Ha due
altari: uno a sinistra della porta d'ingresso e l'altro di fronte. E'
dedicata a S. Marco Evangelista. Sta quasi sempre chiusa: quindi è poco
frequentata e poco nota a quelli che non abitano nel rione. II. - Nel secolo XIII esisteva in Pozzuoli
in convento di Benedettini - il Monastero di S. Andrea della Congregazione
dei Monteverginisti. Esso era sito nei pressi dell'attuale Ospedale Civico,
e dove, dopo l'eruzione di Montenuovo, D. Pedro di Toledo, Viceré di
Napoli, fece costruire il suo famoso palazzo. Anzi è lecito supporre che la
terribile conflagrazione sismica del 1538, che fece ruinare molte case a
Pozzuoli, abbia gravemente danneggiato il Monastero dei Benedettini,
costringendoli ad abbandonarlo. E ciò spigherebbe perché D. Pedro se ne
sia servito per la costruzione del suo palazzo. III. - Nel 1640 i massari o padroni di
masserie di Pozzuoli chiesero ed ottennero da questi Padri Verginiani di S.
Andrea in concessione enfiteutica perpetua, per l'annuo canone di ducati
8,44 (lire 34,87), pagabili al 15 agosto di ogni anno, un'area di terreno
della estensione di palmi 36 circa nel giardino del Convento e propriamente
dalla parte delle così dette Fontanelle e contiguamente alla Chiesa
conventuale di S. Andrea per costruire una Cappella con piccola sacrestia in
onore di S. Marco Evangelista, eletto da essi per protettore e patrono delle
campagne dell'agro puteolano.(2) IV. - La concessione in parola ebbe luogo naturalmente con la licenza del Vescovo del tempo, che era allora un illustre prelato - Fr. Martino de Leon y Cardenas, spagnuolo, che resse la diocesi di Pozzuoli dal 1631 al 1650. Egli è senza dubbio una delle figure più notevoli dei fasti municipali puteolani del sec. XVII. Ampliò e rimodernò la Cattedrale, ornandola di vari pregevoli quadri, e riconsacrandola solennemente nel 1634. Arricchì la mensa vescovile; istituì il Colleggio degli Eddomadari, e tenne un importante Sinodo diocesano. A lui si deve la ricostruzione dell'antico Acquedotto Campano. Per le sue benemerenze i Puteolani gli eressero una statua poco lungi dalla fonte da lui costruita nella piazza maggiore del borgo, l'attuale Corso Vittorio Emanuele, tessendone l'elogio in una lunga iscrizione incisa sulla base del monumento. Com'è noto, questa statua, rimossa dalla suo posto primitivo in occasione dei recenti lavori di colmata della bassa Pozzuoli, trovasi ora nel larghetto Cesare Augusto poco lungi dalla chiesa di S. Maria delle Grazie. Allo zelo di Monsignor De Leon si deve, secondo il Parrino, lo storico del Viceré, se Pozzuoli, durante i tumulti di Masaniello del 1647 - la cui prima scintilla era partita proprio da un contadino puteolano, Maso Carrese, - rimase fedele agli Spagnuoli, meritandosi la non ambita lode di civitas fidelissima. Aggregato nel 1644 da Filippo III al Consiglio del Viceré di Napoli, il De Leon fu nel 1650 trasferito all'Arcivescovado di Palermo e nominato Viceré di Sicilia. V. - Tra i monaci monteverginisti di S. Andrea ed i massari della Cappella di S. Marco - come accade sovente tra vicini - non tardarono a sorgere litigi. Ed i monaci promossero tout couri giudizio di rescissione della concessione del 1640, eccependone la nullità per lesione e per difetto di assenso pontificio. Ma la lite non fu proseguita; e, con istromento 23 aprile 1703 per notar Nicola Lanzetta, confermandosi la primitiva concessione enfiteutica del 1640, le parti si fecero altre speciali concessioni, sulle quali sarebbe vano indugiarsi. VI. - Il Monastero dei Monteverginisti,
con l'annessa Chiesa di S. Andrea, dalla parte di occidente e di mezzogiorno
era accosto al mare, che, per quell'opera di erosione, che, col concorso
pure del fenomeno bradisismico, da secoli va compiendo sulla nostra
costiera, a poco a poco ne invadeva il territorio. E a lungo andare la
devastazione del mare arrivò al punto che i monaci furono costretti ad
abbandonare il Convento e la Chiesa ed a trasferirsi nel palazzo del
principe di Stigliano (l'attuale palazzo Avellino) all'uopo da essi
acquistato, che ridussero ad uso di Monastero, aprendovi altresì la nuova
Chiesa di S. Andrea. Ciò avvenne nel 1787.(3)
Pertanto, dovendosi
in conformità degli ordini sovrani procedere alla sconsacrazione della
vecchia Chiesa col Monastero, i monaci invitarono i dirigenti della Cappella
di S. Marco a murare la porta interna tra questa e la Chiesa. Tale invio in
sulle prime non fu accettato; ma poscia, con rogito per notar Costantino del
1 luglio 1787, si addivenne tra i Mastri della Cappella di S. Marco ed i
monaci ad una convenzione, con la quale si stabilì che la detta porta
sarebbe stata costruita dai monaci a proprie spese nel termine di 30 gironi;
che restava concessa ai patroni della Cappella di S. Marco la pianta della
Cappella e della sacrestia con lo spiazzo innanzi adiacente alla medesima
per lo stesso canone originario di annui ducati 8,44, essendo in facoltà
dei Maestri della Cappella di fare una nuova apertura di detto spiazzo per
accedere a questa; e che, infine, dovevano ritenersi annullate le precedenti
convenzioni del 18 marzo 1649 per notar Di Fusco e del 23 aprile 1703 per
notar Lanzetta, salvo per la parte riguardante il canone enfiteutico. VII. - A seguito di ciò, fingendo d'ignorare a chi si appartenesse la contigua Chiesa di S. Marco, supplicò il Sovrano che la stessa fosse conservata per uso della sua famiglia e della popolazione del luogo coll'aprirvi una porta di accesso alla pubblica via. Ed essendo richiesta a tenore delle leggi allora vigenti la dotazione della cappella per la regolarità del R. assenso, le assegnò annui duc. 12, affrancabili alla regione del 4% pel capitale di duc. 300. Contro siffatto operato del Pollio insorsero, ed a ragione, i Maestri della Cappella di S. Marco, che istituirono formale giudizio per la revindica dei loro diritti. Ma per l'intervento di avvocati e di amici comuni la vertenza fu rapidamente composta; e, con istromento per notar Costantino del 21 gennaio 1788, si addivenne tra i Maestri della Cappella di S. Marco, Onofrio Arpaja ed Antonio Sardo, in rappresentanza del <<ceto delli massari seu foretani e padroni di masseria>> della città, ed il dottor fisico D. Vincenzo Pollio, qual rappresentante del germano D. Giuliano, Medico cerusico di Camera del Re, ad una convenzione, con la quale si stabilì: a) che la Cappella dovesse rimanere di jus patronato tanto del ceto dei massari di Pozzuoli che di esso D. Giuliano Pollio; b) che dovesse la stessa rimanere nello stato in cui si trovava ed aprirsi una comoda porta di accesso pel pubblico e per esse parti, situandosi, a spese del ceto, l'altare maggiore di S. Marco dirimpetto alla nuova porta da aprirsi; c) che volendo il Pollio disfare la sacrestia esistente, ne dovesse costruire altra simile a sue spese; e d) che tutte le spese allora occorrevoli e quelle future per il rifazione della Cappella e della sacrestia dovessero cedere in comune. Infine il Pollio donò al compatrono ceto dei massari la metà dell'annua rendita di duc. 12 col capitale di duc. 300 da lui assegnata pel mantenimento della Cappella, giusta il cenato rogito 21 dicembre 1787 per notar Sommella. VIII. - Per effetto di questa transazione la chiesa fu trasmormata nelle condizioni attuali. Fu chiusa la primitiva porta di accesso verso il mare, esistente dalla parte, dove trovarsi la caratteristica e nota trattoria La Sirena di D. Gennaro Mavilio, ispiratrice di un grazioso dipinto di Pietro Scoppetta, che ammiravasi nella delicata mostra individuale del compianto artista all'Esposizione internazionale di Venezia del 1920. Si aprì l'attuale porta d'ingresso che dà sulla via Bovio, già Torre. L'altare di fronte ad essa fu dedicato a S. Marco; e nella primitiva nicchia, dov'era prima allogato il Santo, sull'altare a sinistra del nuovo ingresso, che era prima maggiore, fu collogato il quadro della Madonna di Montevergine, che probabilmente vi fu trasportata dalla contigua soppressa Chiesa di S. Andrea, a divozione dei fedeli, e come a ricordare altresì le origini della Cappella di S. Marco, costruita, come abbian detto, per concessione dei P. Monteverginisti di S. Benedetto a fianco al loro Monastero ed alla loro Chiesa - sui cui avanzi, risparmiati dai flutti devastatori del mare, sorse il palazzo Pollio - elevato nella fine del sec. XVIII e nella prima metà del sec. XIX ai maggiori fastigi della ricchezza e del lusso paesano. Pozzuoli, luglio 1923. Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964. Pag. 102 S. MARCO Eretta nel 1933 in sostituzione di un'altra molto antica, conservata oltre l'altare maggiore in marmo policromo (sec. XVIII) che apparteneva alla vecchia chiesa, la statua lignea del santo (sec. XVII) ed una tela di ignoto dl XV secolo raffigurante la Madonna detta di Montevergine. AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986 Pag. 125 San Marco Cenni storici Fu costruita nel 1933, su progetto dell'ingegnere Nicola Forte, in sostituzione di un'altra, ubicata nelle sue vicinanze, risalente alla prima metà del secolo XVII, dedicata a san Marco evangelista, patrono dei massari puteolani, demolita nel 1929 durante i lavori di bonifica della città bassa e di isolamento del macellum (tempio di Serapide). Descrizione Al pesante prospetto, caratterizzato da quattro grandi colonne corinzie, fa riscontro l'arioso ed equilibrato interno, racchiuso in una croce greca con motivi architettonici e decorativi di ispirazione neoclassica. Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987. Pag. 44 … Più tardi, nel 1787, don Giuliano Pollio, dottore "cerusico" della Real Casa Borbonica, acquistò l'abbandonato monastero dei padri Benedettini di Montevergine, ubicato sulla costa, nei pressi del "tempio di Serapide", e adattò ad abitazione patrizia, lasciando aperta al pubblico la chiesa dei "massari" puteolani, dedicata a San Marco Evangelista e edificata intorno al 1640. … Pag. 76 … Tra il 1928 ed il 1932 anche la zona di via Roma e di largo del Rosso fu interessata dall'opera di bonifica col rialzamento del livello stradale. Contemporaneamente, per rendere più agevole via Roma e per evidenziare il "tempio di Serapide", furono abbattuti lo storico palazzo Pollio con l'annessa chiesa di San Marco Evangelista e un piccolo rione di pescatori antistanti al predetto "tempio". … Pagg. 151 - 152 … Il grande palazzo di proprietà Pollio,
irresponsabilmente abbattuto con le citate opere di rialzamento, ha una
storia molto interessante ed è legato alla presenza dei padri Benedettini
della Congregazione di Montevergine a Pozzuoli. RELIGIOSAHAS AEDES B-AP-ANDREAE SACRAS Sempre per effetto del bradisismo
discendente, i padri Benedettini furono costretti ad abbandonare il convento
nel 1787 e a trasferirsi nel palazzo di Marcantonio Colonna, principe di
Stigliano, venduto per 3.500 ducati. Con la soppressione dell’Ordine
(1087), la proprietà passò ai duchi di Lusciano e poi alla famiglia
Avellino (Mongelli 1974, p. 148). La cappella di Sant’Andrea, in via Carlo
Rosini, ancora funzionante in forma privata, fu trasformata appena dopo il
1980 in ristorante, in questa opera furono distrutti gli stucchi e un bell’altare
in marmo policromo. Bibliografia Raimondo Annecchino - La chiesa di S. Marco di Pozzuoli. Note ed appunti. Pozzuoli, 1923. Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964. AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986 Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.
|
|