Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Chiesa di Sant'Angelo, detta "In Crista Montis"

Ubicazione :

Monte Sant'Angelo

Diocesi :

 

Parrocchia :

 

Proprietà :

Privata (Mele Bianca fu Eduardo e Lena Pietro fu Alessandro). Dagli inizi degli anni '90 di proprietà Mattei

Dati catastali:   

Foglio 18 particella 33

Autore :

Ignoto

Epoca :

Sec. XI - XII                                

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli ottobre 1982

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona flegrea. Pozzuoli, Edizione Conte, 1960.

Pag. 335

La vetta occidentale del Gauro prese il nome di S. Angelo dalla chiesa in onore dell’Arcangelo S. Michele, ivi edificata con annesso convento. Nel 1121 il principe di Capua Giordano II concesse alla chiesa di S. Procolo di Pozzuoli la chiesa di S. Angelo in crista montis con i suoi possedimenti.(3) Tale chiesa, dopo varie vicende e trasformazioni e dopo lungo abbandono, è stata riconsacrata al culto.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli. 
                                                                          Pozzuoli, 1974.

Scheda n. 14 - Chiesa di Sant'Angelo, detta "In Crista Montis".

Notizie storico - critiche:

Dell’esistenza di questa chiesa se ne ha notizia la prima volta nel marzo del 1121 quando Giordano II, principe di Capua, la donò al vescovo di Pozzuoli Donato. Da allora, sino alla fine del secolo XVI, molto poco ci è stato tramandato. Da quel periodo al presente, nulla. Attualmente, pur conservando quasi intatte le linee architettoniche interne, è chiusa al culto ed appartiene a privati che l'hanno ridotta a ricovero per gli animali.

Descrizione:

L’esterno non presenta alcun carattere architettonico, mentre l'interno conserva ancora intatta la struttura romanica con carattere meridionali. A tre navate, la centrale più ampia delle laterali, con tre absidi e sei archi a sesto acuto su pilastri rettangolari sorreggenti volte a crociera anch'esse a sesto acuto. La struttura è in tufo locale magistralmente lavorato nelle crociere di copertura.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese del Monte Sant'Angelo a Pozzuoli. Pozzuoli, Tip. D'Oriano, 1975.

Pagg. 17 - 21

La chiesa romanica

Storia

L’esistenza di questa chiesa e la sua dedicazione a san Michele, l’angelo per eccellenza, è documentata per la prima volta in un atto del 28 novembre 1087 col quale Giordano I e suo figlio Riccardo II, fanno dono di essa e dei suoi possedimenti, tra gli altri beni all'abate Ugo ed al suo monastero di S. Lorenzo in Aversa.(1)
La concessione di questa chiesa di Sant’Angelo con le sue proprietà al predetto monastero, fu confermata da Riccardo II il 28 agosto 1097,(2) da Roberto I nell'ottobre del 1109 (13) e revocata, nel marzo del 1121, da Giordano II in favore del vescovo di Pozzuoli Donato e dei suoi successori.(4)
Tra costoro ci fu chi elevò la chiesa a parrocchia, come risulta da un atto con il quale il vescovo Giovanni, nel 1153, l’affidò al prete - monaco Pietro (5) e chi ne difese il possesso, come s'intravede dal brevissimo sommario di una bolla di Clemente III, del 27 novembre 1188, che pone fine ad una controversia sull’appartenenza della chiesa, tra il vescovo di Pozzuoli e l’abate di S. Pietro <<ad aram>> in Napoli.(6) Anche se purtroppo, ignoriamo il testo della decisione papale, non pensiamo sia azzardato ritenerla favorevole al vescovo. Se non fosse stato così, i Normanni prima e gli Angioini dopo, gli uni e gli altri , tanto facili a mettere le mani sui beni dei monaci e a disporne a loro piacimento, quanto rispettosi e guardinghi nei confronti di quelli dei vescovi, di certo, avrebbero fatto della nostra chiesa, se non fosse stata proprietà vescovile, oggetto di dono o di scambio. Essa, infatti, resta al vescovo di Pozzuoli, anche quando il monte Sant’Angelo, diventato nel 1298proprietà e feudo angioini,(7) fu donato nel 1342 dal re Roberto d'Angiò alla regina Sancia, perché ne disponesse in favore del monastero del <<Santo Corpo di Cristo>>.(8)
Questa salvaguardia dei diritti episcopali sulla chiesa del <<santo angelo>>, più che un consueto atto politico, fu, con molta probabilità, voluta dal vescovo di Pozzuoli frà Paolino, amico e consigliere del re.(9)
Accanto alla chiesa sorse, in epoca imprecisata, la casa del parroco o del sacerdote addetto al culto. In essa, è documentato dal 1566, cominciarono a stabilirsi a stabilirsi i frati minori del convento di S. Chiara in Napoli, allo scopo di tutelare gli interesse delle clarisse del monastero del <<Santo Corpo di Cristo>>, proprietarie del monte Sant'Angelo,(10) ferma restando la giurisdizione del vescovo di Pozzuoli sulla chiesa e la dimora dei frati, come è provato dalla visita pastorale compiuta dal vescovo Leonardo Vairo il 27 settembre 1601.(11) Questi fu l’ultimo se non l'unico vescovo puteolano a visitare, stando ai documenti custoditi nell'Archivio vescovile di Pozzuoli. i suoi successori si limitarono soltanto a menzionare la chiesa ed il convento nelle loro relazioni <<ad Limina>>.(12) Da esse possiamo dedurre che il culto e la vita conventuale si svolsero nei predetti edifici, con una certa regolarità, sino alla fine del secolo XVII. Agli inizi del successivo, il tutto fu trasferito in una chiesa ed in un convento nuovi. Tra le mura secolari della vetusta chiesa dell'Angelo e dell'antico conventino, presero posto, a poco poco, il silenzio e l'abbandono.

Architettura

Forse il termine <<romanico>> dato alla chiesa, sembrerebbe, a prima vista, azzardato, ma analizzando il monumento nei suoi particolari costruttivi e distributivi, si comprenderà come il predetto termine sia più che mai appropriato.
Non è questa la sede per una esposizione esauriente sullo stile romanico, se di stile si può parlare, ma basta sapere che l'architettura romanica, pur differenziandosi da luogo a luogo per le influenze stilistiche delle civiltà locali, si impernia su pochi elementi caratteristici: salda robustezza, equilibrio di masse con prevalenza dei pieni sui vuoti e popolana schiettezza nelle decorazioni che non coprono mai la struttura, ma ne mettono in risalto le tensioni delle forze con una accentuazione del chiaroscuro. La tecnica costruttiva, che si aggancia alla tradizione greco - romana ed anche a quella bizantina, non permette grandi virtuosismi come avverrà poi nell’architettura gotica, ma pone le basi per lo sviluppo di quest’ultima. Difatti, alcuni elementi considerati propri e caratteristici del gotico, sono di origine romanica come, ad esempio: il contrafforte, l’ogiva, la campata e l'arco a sesto acuto. Quest’ultimo, presente nella chiesa <<romanica>> di monte Sant’Angelo, è rintracciabile in molti esempi coevi e particolarmente nell’Italia meridionale ove, influssi arabo - siculi, hanno caratterizzato l'architettura chiesastica.
La nostra chiesa conserva intatte solo le linee architettoniche interne, mentre l’esterno, invaso da arbusti che non permettono una ispezione agevole delle strutture superstiti, è stato chiaramente manomesso e trasformato in più riprese. Anche l’interno, dopo l’abbandono e la realizzazione della chiesa nuova sulla cima del monte, è stato adibito a diverse funzioni ed ultimamente a stalla.
La chiesa <<romanica>> di monte Sant’Angelo è a pianta rettangolare con tre navate e tre absidi; la navata centrale è più alta e più larga di quelle laterali. Quattro pilastri, di forma rettangolare con piccole smussature a 45°, sorreggono archi a sesto acuto con due centri di curvatura sulle cui fronti sono visibili i conci convergenti nei relativi centri. La copertura delle navate è realizzata con crociere a sesto acuto e senza costoloni di rinforzo (ogive). Queste delimitano spazi ben definitivi tra pilastri e pilastri e tra questi e le pareti laterali (campate).
Tutta la costruzione è in tufo locale con malta di pozzolana. Le parti inferiori delle strutture portanti (pilastri ed archi) sono lavorate a vista, mentre la copertura, tutta rivestita d'intonaco ed innestata alle pareti tramite peducci in tufo, è realizzata con blocchetti di tufo disposti con <<apparecchio longitudinale>>.
Nelle tre absidi sono ancora riconoscibili tracce di affreschi, ormai perduti, che dovevano rappresentare, almeno in quelle centrale, qualche scena riguardante il santo a cui la chiesa era dedicata. Si nota, nell'abside mediana, un tratto di panneggio verticale di colore bianco che, per stile ed effetto chiaroscurale, potrebbe essere assegnato al secolo XIII.
A sinistra dell'ingresso una fossa, aperta da profanatori e poi riempita con materiale eterogeneo, farebbe pensare all'esistenza di una cripta.
Poche sono le aperture originarie della chiesa e, peraltro, piccolissime a mò di feritoie sulla parete destra. Le due aperture ai lati dell'ingresso ed in asse alle navate laterali, citate nella Visita pastorale del vescovo Leonardo Vairo (anno 1601), poi murate ma ancora visibili, subirono sicuramente una trasformazione ed un ampliamento verso la fine del secolo XVI o inizi del XVII. Inoltre, dalla predetta Visita pastorale, si apprende l'esistenza di una finestra sopra l'altare maggiore, tuttora visibile anche se murata, e la presenza dei sedile in fabbrica, addossati alle pareti laterali, dove attualmente trovano posto le mangiatoie.
Ai lati dell’abside centrale, ad un altezza di ml. 2 ca. da terra, due nicchiette: quella di destra, tutta aperta, conservava, probabilmente, l'Eucarestia, quella di sinistra, murata anteriormente a forma di vaschetta, conteneva una lampada ad olio che troviamo ivi localizzata dalla relazione della Visita pastorale del vescovo Leonardo Vairo (anno 1601). Al di sopra delle nicchiette, si notano due grossi fori. In essi, forse, dovevano trovare posto i sostegni di un'eventuale copertura o sommità di recinzione della piccola area presbiteriale.
A destra dell’ingresso, un piccolo vano di passaggio, presentemente murato, metteva in comunicazione la chiesa con l’attiguo romitorio. Infatti, sempre dal verbale della Visita pastorale, sopra citato, risulta che questa apertura dava nel <<cellaio>>, adibito anche a stalla. Da quest'ultima, si passava nel conventino, composto da cinque celle e cucina che si affacciavano sulla vigna. Davanti alla chiesa era ubicato il chiostro.
Attualmente del romitorio non si intravede molto ma soltanto qualche traccia. Un lavoro di liberazione del complesso dai numerosissimi e robusti rovi e sterpi, potrebbe, senz'altro, alla scoperta di elementi preziosi per la precisa identificazione.
L’epoca della costruzione della chiesa è incerta, nel senso che non se ne può precisare l'anno. È certo però che esisteva, forse in forme alquanto diverse da quelle attuali, già prima del 1087. E se nel periodo angioino ci sono stati alcune trasformazioni e restauri, questi sono stati fatti nel rispetto della tradizione tecnica ed estetica. Difatti, la pianta della chiesa, è di classica impostazione romanica e gli archi a sesto acuto, riflettono una certa pesantezza di proporzioni. Le crociere (ogive), infine, pur movimentate, denotano una sottile ricerca di equilibrio statico. Planimetricamente la nostra chiesa <<romanica>>, ha molte affinità con quella di S. Angelo in Formis, presso Capua, classico esempio di architettura romanica campana. In essa, come in altri episodi romanici, è presente anche l'arco a sesto acuto di derivazione sicula (influssi arabi).

Bibliografia

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona flegrea. Pozzuoli, Edizione Conte, 1960.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli. Pozzuoli, 1974.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese del Monte Sant'Angelo a Pozzuoli. Pozzuoli, Tip. D'Oriano, 1975.

Xilografia da P. G. Toleto, Ragionamento del terremoto del Monte Nuovo, ……, Napoli, G. Sulztbach, 1539, p. 8.

Da Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese del Monte Sant'Angelo a Pozzuoli. Pozzuoli, Tip. D'Oriano, 1975.

 

Foto 1: ingresso della chiesa

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 2: interno della chiesa, navata centrale

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 3: veduta del complesso, da notare in alto la chiesa e convento di Sant’Angelo.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 4: prospetto principale della chiesa, lato ovest, sul fondo altri ambienti testimoniano la complessità e l’articolazione del complesso.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 5: particolare dell’ingresso della chiesa.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 6: versante Est del complesso, da notare l’attuale stato di rovina degli ambienti che sovrastano il volume della chiesa.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 7: versante Nord delle strutture descritte nella foto 6.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 8: spazio recintato, antistante l’ingresso della chiesa, delimitante un terrazzamento che si affaccia sulla piana di Cuma.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 9: ambiente, ormai diruti, relativi ai servizi, sul versante Sud del complesso.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 10: particolare del forno negli ambienti sul versante Sud del complesso.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 11: particolare dell’imbocco di una grande cisterna, all’apparenza parzialmente scavata nel tufo, che occupa il volume sottostante la chiesa e i locali annessi.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 12: versante Sud del complesso, da notare gli ambi vani presenti lungo la muratura.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 13: particolare interno dei resti degli ambienti adiacenti la chiesa lungo il versante Sud.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 14: ambienti lungo versante Sud della chiesa, particolare di una volte di una navata laterale.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 15: ambienti lungo il versante Sud della chiesa, particolare di una volta della navata laterale.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 16: imbocco di un cunicolo ricavato nel salto di quota dei terrazzamenti che si sviluppano verso Sant’Angelo.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 17: interno della chiesa, navata centrale, vista dall’ingresso.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 18: interno della chiesa, navata centrale, abside dell’altare maggiore.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 19: particolare dell’abside centrale, da notare che ci sono resti di affreschi.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 20: veduta della navata laterale, a sinistra dell’ingresso, da notare le recinzioni presenti relative alla destinazione d’uso attuale della chiesa.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 21: navata laterale, a destra dell’ingresso, è possibile apprezzare la buona fattura dei conci in tufo costituenti l’arco a sesto acuto che caratterizza, architettonicamente, la costruzione.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 22: navata laterale sinistra, ancora in buono stato di conservazione pur mancando completamente gli intonaci.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 23: navata laterale destra, sulla parete di fondo una nicchia con una piccola apertura.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 24: navata laterale sinistra, parete di fondo con delle aperture tompagnate.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

Foto 25: veduta d’insieme del particolare gioco delle volte a sesto acuto che si incrociano sulla navata centrale.

Adinolfi Aldo, giugno 1991

 

 

(3) Il diploma originale di questa concessione si conserva nell'Archivio della Curia vescovile di Pozzuoli, anzi ne era il più antico, come risulta dal Repertorium Scripturarum Arch. Puteol. Compilato nel 1758 dal can. Saccone. È riportato dall'Ughelli, Italia Sacra, cit., VI, col. 276-278, n. XII. Cfr. De Meo, Annali critico-diplomatici, ecc., cit., ad ann. 1121, n. 14; G. Cappelletti, Le chiese d'Italia, Venezia 1864, XIX, p. 653 sg.; B. Cantera, Memorie storiche della Chiesa puteolana, Napoli1886, p. 13.

(1) Cfr. documento I, pp. 43 - 46.

(2)   Cfr. Reggi Neapolitani Archivi Monumenta edita ac illustrata, V, Neapoli 1857, pp. 231 - 235.

(13)   Cfr. op. sop. cit., pp. 336 - 340.

(4)   Cf. documento II, pp. 47 - 49.

(5)   Di questo atto manca il documento originale. Abbiamo soltanto dei sommari manoscritti in : ARCHIVIO VESCOVILE - POZZUOLI, Sez. II, Persone, fasc. <<De episcopis puteolanis>>, f. 3; ARCHIVIO DI STATO - NAPOLI, Monasteri soppressi 1563 bis, <<Liber secundus seu passum primum Instrumentorum originalium, quae continentur in Archivio Monasterii S. Petri ad Castellum hobie S. Sebastiani descriptum a suo originali magna cum sollicitudine ab V. I. d. Michelangelo Chiarito in anno domini 1760 mensis decembri>>, ff. 61v. - 62 r.; BIBLIOTECA NAZIONALE - NAPOLI, Sez. manoscritti e libri rari, Codice Brancacciano II C 1, <<Vescovi e notizie>>, f. 327. Trascriviamo il testo del documento del sommario conservato nell'Archivio Vescovile di Pozzuoli, perché è il più completo dei tre sopra menzionati. <<Joannes Eugenio Papa III anno MCLIII, de qua fit mentio in quodam istrumento sub eodem anno, quo ipse Joannes Puteolane Ecclesie episcopus dedit atque concessit Petro venerabili sacerdoti monaco, integram ecclessiam S. Angeli criste montis cum parochia quod istrumentum conservatur in Archivio monialium S. Sebastiani de Neapoli in Repertorio Tom. II de S. Pietro a Castello fol. 64>>.

(6)   Del documento originale, andato disperso negli archivi Vescovili di Pozzuoli e di S. Pietro ad aram in Napoli, non vi è traccia nemmeno in quello Segreto Vaticano. Disponiamo però di un sommario manoscritto, custodito nell'Archivio di Stato di Milano, il cui testo riteniamo opportuno trascrivere: <<1448. 10. Settembre. Bullae Pontificiae et Privilegia Regia, quae reperiuntur in Archivio Sancti Petri ad Aram Neapolis Congregationis Canonicorum regularium lateranensium ordinis Sancti Augustini. Bulla brevis in carta haedina cum sigillo plumbeo appenso inscripto S. Paulus S. Petrus Clemens Papa III et est abbatem S. Petri ad aram super ecclesiam sancti Angeli de monte xristi et incipit Clemens episcopus servus servorum Dei. Dilectio filio Ni(colao) abbati S. Petri ad Aram salutem et(apostolicam benedictionem). Quae ad sedada litigia pro bono pacis a delegatis iudicibus ordinantur, ne iterum sub dubium reducantur pacis a deligatis indicibus ordinantur, ne iterum sub dubium reducantur quo partes suscitato litigio fatigentur, firmari decet. Datum Laterani V kalendas decembris ponticatus (nostri anno) primo. Floriut anno 1188>> ARCHIVIO DI STATO - MILANO, Fondo di religione p. a., Brescia S. Affra, alias S. Salvatore, cart. 3328, fol. 1. Su questa bolla di Clemente III (1187 - 1191) cfr. anche G. PERNOTTO, Generalis totius Sacri Ordinis Clericorum Canonicorum Historia tripartita, Romae 1624, p. 668; P. F. KEHNR Nachträge zu den Papsturkunden Italiens, VI,<< Nachchrich von der Königlichen Gesellschaft der Wissenschaften zu Göttingen>>, Philogish - historische Klasse 1912, 4, p. 375, n. 30; P. F. KEHR, Italia Pontificia, VIII, Berolini 1935, pp. 454, 467. Infine, crediamo opportuno concludere questa nota, ricordando che il monastero di S. Pietro ad aram possedeva alcuni beni a Pozzuoli, Soccavo, Fuorigrotta, al Fusaro (ARCHIVIO DI STATO - NAPOLI, Monasteri soppressi, n. 5462, fasc. 1, f. 18) ed una terra a Campiglione, presso le falde del monte Sant'Angelo [G. DE BLASIIS, La chiesa e la badia di S. Pietro ad Aram, in <<Archivio Storico per le Provincie Napoletane>>, XXIII (1898), pp. 211, 248 - 250; C. CATERINO, Storia della minoritica provincia napoletana di S. Pietro ad Aram, voll. III, Napoli 1926 - 1927, pp.253 (I vol.), 263 (III vol.)]. Fu forse, la vicinanza di questo terreno a quelli della chiesa di monte Sant'Angelo, con probabili sconfinamenti da ambo le parti, durante il corso degli anni, a far sorgere la controversia tra il vescovo di Pozzuoli e l'abate di S. Pietro ad aram? È una ipotesi e, purtroppo, tale resterà per l'assoluta mancanza di documenti sulle origini e gli sviluppi della vicenda.

(7)   Cfr. note 14 e 15 del I capitolo.

(8)   Cfr. nota 23 del I capitolo.

(9)   Paolino era veneziano ed apparteneva all'Ordine dei Frati Minori. Prima di essere nominato vescovo di Pozzuoli, svolse un'intensa attività diplomatica, distinguendosi per la prudenza e l'abilità nel trattare. A lui, infatti, la repubblica veneta affidò, nel 1315, i delicati incarichi di chiedere al re di Napoli Roberto D'Angiò, il risarcimento dei danni arrecati dai suoi sudditi ai veneziani e di stipulare, nell'anno seguente, la pace tra Napoli e Venezia. Fu proprio in queste circostanze che il re angioino ebbe modo di conoscere e di apprezzare le qualità di Paolino cui fu legato, per tutta la vita, da una profonda stima e sincera amicizia. Chi volesse conoscere i molteplici aspetti della vita di Paolino: frate minore, diplomatico, letterato, scrittore e vescovo di Pozzuoli (1324 - 1344) potrà utilmente consultare: R. CAGGESE, Roberto d'Angiò e i suoi tempi, vol. II, Firenze 1922 - 1930; A. GHINATO, Fr. Paolino da Venezia O. F. M., Vescovo di Pozzuoli, Roma 1951. È doveroso segnalare anche la tesi di laurea di Giovanni Pedata dal titolo <<Un frate di diplomatico e scrittore del sec. XIV, Paolino veneziano, vescovo di Pozzuoli>>, discussa nell'Università degli Studi di Salerno - Facoltà di Magistero, Materie letterarie, anno accademico 1971 - 72. Per la cronologia essenziale di Paolino, è indispensabile consultare: C. EUBEL, Bullarium Franciscanum, V, Romae 1898, n. 541; C. EUBEL, Hierarchia Catholica medii aevit, I, Monasterii 1898, p. 430; L. WADDING, Annales Minorum, VII, Ad Claras Aquas 1931, p. 37.

(10)   ARCHIVIO DI STATO - NAPOLI. Monasteri soppressi, n. 2667, ff. 13, 49, 52, 56, 57, 62v., 67, 79, 80; n. 2668. Tra i frati residenti nel convento di Sant'Angelo ci fu Ascanio Ceparo il quale, non si sa per quali motivi, richiamò l'attenzione del Sant'Uffizio che nel 1586, incaricò il viceré di Napoli Duca d'Ossuma di arrestarlo insieme a Giovanni Antonio Tadeo di Pozzuoli (Cfr. B. CIOCCARELLO, Archivio della reggia giuristizione del regno di Napoli, VIII, Venezia 1721, pag. 149). Inoltre, i frati furono accusati nel 1679, di fare il contrabbando del tabacco (ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, Sez. III, Luoghi sacri, cart. Chiesa monte S. Angelo, fasc. 1).

(11)   ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, Atti di S. Visita di Leonardo Vairo, anno 1601, ff. 100v. - 104.

(12)   ARCHIVIO SEGRETO VATICANO, S. C. Concilio, Relationes ad limina, fasc. Pozzuoli, relazione dei vescovi:

  •  Lorenzo Mongiolo, anno 1628, f. 141;

  •  Martino de Leòn y Càrdenas, anni 1635, f. 424, 1640, f. 8, 1646, f. 20;

  •  Carlo de Palma, anno 1678, f. 2;

  •  Diego Ibànez de la Madrid y Bustamente, anni 1684, f. 1559v., 1687, f. 2;

  •  Domenico Marchese, anno 1691, f. 2.