0012ART

BENI ARTISTICI E STORICI

 

STEMMI

 

 

 

 

Natura dell'opera Stemma della città di Pozzuoli.
Tecnica - Materiale Marmo scolpito - lettere incise 
Autore
Epoca
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Luogo di collocazione Facciata del Palazzo di città, via Marconi.
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Ottobre 1983
Compilatore della scheda

Collegamento con Palazzo di Città

Annecchino R., Storia di Pozzuoli e della zona Flegrea, Pozzuoli, 1960

Pag. 286 - 287 - 288.

Capitolo II

Lo Stemma della Città 

Il prototipo dell'arme puteolana risale al secolo XVI ed è l'esemplare a colori sopra pergamena conservato nell'Archivio Comunale di Pozzuoli, che faceva parte del fascicolo contenente copia dei privilegi concessi alla città da Giovanna II e da Ferrante I. Esso consta, secondo il De Fraja (1) dello scudo sannitico con gli angoli superiori accartocciati e sormontato da corona radiata o a punte: in campo d'oro sono rilevate sette teste recise d'aquile, a color naturale, coronate dall'antica e con lunghe lingue rosse, rivolte tutte a destra e disposte secondo la formula araldica 1; 2; 1; 2; 1.
Il De Criscio invece dà una diversa interpretazione simbolica dello stemma puteolano e, citando un documento del 1540, afferma che lo stemma "si componeva di uno scudo ovale senza corona e senza altro ornamento, ove nel fondo azzurro comparivano sei teste di galli strappate d'argento, crestate e bardate di rosso, situate prima tre, poi due e più sotto l'ultima" (2) Non d'aquile quindi, ma di galli sarebbero le famose teste di volatili dello stemma. Esso sarebbe stato adottato dai Puteolani dopo che, calmati appena gli animi scossi dalla tremenda eruzione di Montenuovo, avevano stabilito di far rivivere la loro desolata città e quindi di ricostruire la civica Università. Quest'affermazione tuttavia non è seriamente documentata, poiché il De Criscio si limita solo a citare, in nota, degli Atti per notar Costantino del 1540, senza riportarne alcun brano saliente (3) La settima testa di gallo sarebbe stata aggiunta per alludere al regio Governatore, mentre le altre sei avrebbero alluso al Maestro Giurato, al Sindaco e ad altri quattro Eletti. In seguito, nel principio del sec. XVI, i componenti dell'Università di Pozzuoli, dimenticando il primitivo significato, avrebbero cominciato ad alterarlo, trasformando in corone le teste di galli e sormontando con una corona lo scudo.
Per il De Fraja l'arme puteolana vorrebbe invece simboleggiare uno dei fatti più gloriosi della storia locale: il martirio di S. Gennaro e dei suoi compagni (Procolo, Acuzio, Eutichete, Festo, Desiderio e Sossio), avvenuto in Pozzuoli nel 305. "In qual migliore - egli scrive - poteva denotarsi in emblemi l'azione di questi sette Grandi, che dando la vita per la fede salirono nell'onore e nella gloria con la corona del martirio, se non col paragonarli ad aquile, e di queste ritrarre le sette teste recise, degnamente coronate? Poteva scegliersi metallo più lucente e più prezioso dell'oro per significare il campo fulgido e magnifico, nel quale scesero questi sette atleti cristiani? Se in araldica la corona antica fu propria degli eroi deificati, non è dessa giustamente adatta ai nostri martiri?". A conferma della sua ipotesi il De Fraja nota che "nello spirito del seicento la idea dominante era la religiosa, e quando questa fosse collegata ad elemento storico locale, raggiungevasi il massimo della idealità" (4) L'osservazione è giustissima però in questo caso non regge, perché non già nel Seicento, ma nella seconda metà del Cinquecento, quando, l'Italia era ancora pregna di classicismo e di paganesimo, fu innalzata l'arme della città di Pozzuoli.
Si sarebbe potuta trovare la spiegazione ieratica dello stemma, invece che nel carattere generale dell'epoca in cui sorse, nelle condizioni morali specifiche dei Puteolani in quel tempo, poiché essi, nella seconda metà del sec. XVI, cioè quando risorgeva dalle rovine dell'incendio di Montenuovo, dovevano essere certamente invasi da grande fervore religioso (5)  
A rafforzare l'opinione del De Fraja potrebbe giovare l'ipotesi che le lingue rutilanti delle aquile simboleggino la fede, la predicazione, la propaganda del verbo novello, per cui Gennaro e i suoi compagni andarono incontro al supplizio. Il simbolo è perfettamente cristiano: basterà ricordare che lo Spirito Santo scese sugli Apostoli nel giorno della Pentecoste sotto forma di "lingue spartite come il fuoco" (Atti degli Apostoli, II, 3). Nel rito come nell'inconografia cristiana infatti non fanno difetto le rappresentazioni simboliche animali (lo Spirito santo si raffigura come una colomba, Cristo come un agnello, ecc.).
Del resto, com'è rilevato dal De Fraja, nella storia del blasone abbondano le armi con la immagine del patrono. Così Càmpoli ha due figure che stringono in mano la palma, simbolo del martirio, alludendosi ai due protettori della città, S. Andrea e S. Pancrazio; Salerno ha S. Matteo; Foggia l'apparizione simbolica della Madonna d'Iconevetere; Massa Lubrense la Madonna della Lobia; Giugliano S. Fortunata, ecc.
Alla congettura del De Fraja una sola obiezione araldica può muoversi: cioè, raffigurandosi nell'arme di Pozzuoli una memoria schiettamente cristiana, non si saprebbe spiegare l'assenza di qualsiasi simbolo araldico cristiano. Così il nimbo e la palma, trattandosi di martiri, non sarebbero dovuti affatto mancare.
Si può avanzare l'ipotesi che le sette teste d'aquile simboleggino la grandezza romana di Pozzuoli antica, della Puteoli imperiale: le aquile sarebbero in tal caso insegne romane di grandezza e di dominio, le corone simboleggerebbero potenza ed autorità, mentre il numero sette sarebbe il numero fatidico e simbolico e simbolico di Roma (sette colli, sette re, ecc.) (6)  
Non bisogna dimenticare infatti che l'arme di Pozzuoli venne innalzata nel sec. XVI, nel pieno vigore del classicismo, in quel secolo cioè in cui sui ruderi pareva risorgesse la grandezza e l'opulenza romana; a Baia le corti e gli umanisti di Napoli rievocavano i pallidi e lontani fantasmi dell'età augustea, che l'eruzione di Montenuovo venne bruscamente a troncare.
Ben poteva convenire un emblema imperiale a Pozzuoli che, salvo brevi periodi di feudalità, era rimasta, unica città dei dintorni di Napoli, sempre terra demaniale di dominio regio.

D'Ambrosio A., Storia della mia città, Pozzuoli, 1976.

Pag. 36 - 37

3. Il governo e lo stemma della città.

Nel 1540 fu ricomposto il governo della città, formato da sei Eletti di cui tre dal popolo e tre dalla nobiltà. Dai tre eletti dal popolo veniva scelto il Sindaco, dai tre eletti dai nobili il Maestro Giurato. Al di sopra di tutti c'era il regio Governatore. Gli eletti, il Sindaco, il Maestro Giurato e il Regio Governatore rimanevano in carica un anno.
Ricostituito il governo della città, si sentì il bisogno di darle uno stemma. Fu scelto uno scudo ovale con sette teste di gallo su campo azzurro a simboleggiare i sette amministratori della città che nel governare la cosa pubblica, avrebbero dovuto essere vigilanti come il gallo.
Nella prima metà del secolo XVII lo stemma subì una mutazione: le teste di galli furono trasformate in quelle d'aquila, sormontate da una corona, in ricordo di Gennaro, Festo, Desiderio, Sosso, Procolo, Acuzio ed Eudichete, i sette martiri cristiani che, secondo un'antica tradizione, sarebbero stati decapitati a Pozzuoli, nei pressi della Solfatara, nell'anno 305, durante la persecuzione di Diocleziano.

 

Collegamento con Palazzo del viceré Don Pedro de Toledo

Natura dell'opera Stemma del Viceré Don Pedro de Toledo
Tecnica - Materiale Marmo scolpito
Autore Ignoto
Epoca Secolo XVI
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Luogo di collocazione Via Gian Battista Pergolesi, sopra l'ingresso del Palazzo Toledo
Stato di conservazione
Restauri effettuati
Condizione giuridica Secolo XVI
Data di acquisizione Luglio 1983
Data di compilazione della scheda
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Stemma del Vescovo Alfonso Castaldo  
Tecnica - Materiale Marmo scolpito
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Via A. Sacchini, Chiesa di San Marco
Stato di conservazione Buono
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Marzo 1984
Compilatore della scheda

 

 

Natura dell'opera Stemma di proprietà ecclesiale
Tecnica - Materiale Marmo scolpito a bassorilievo
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Via Campana
Stato di conservazione Buono
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Giugno 1987
Compilatore della scheda

 

Collegamento con Palazzo Mirabella

Natura dell'opera Stemma gentilizio della famiglia Mirabella
Tecnica - Materiale Tempera
Autore Ignoto
Epoca
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Luogo di collocazione Androne del palazzo Mirabella, corso Vittorio Emanuele
Stato di conservazione Buono
Restauri effettuati
Condizione giuridica
Data di acquisizione
Data di compilazione della scheda Febbraio 1984
Compilatore della scheda

 

 

(1) CFR. L. De Fraja, Studio storico araldico sull'arme della città di Pozzuoli, Napoli 1898.

(2) G. De Criscio, Lo stemma di Pozzuoli, Pozzuoli 1898, p. 8 sgg.

(3) Tutte le ricerche fatte sia nell'archivio di stato che nell'archivio Notarile di Napoli non hanno portato  al ritrovamento di tali Atti.

(4) De Fraja, op. cit. , p. 28 sgg.

(5) Cfr. R. Annecchino, Lo stemma di Pozzuoli, Napoli, 1899.

(6) Il numero sette è stato ritenuto anche come numero mistico e fatale; ricorre spesso nel mito di Apollo ed ha carattere sacrale (Odissea, 12, 129). Inoltre l'importanza che i Romani davano a questo numero risulta luminosamente dal richiedersi la presenza di sette testimoni per uno dei loro atti legali più solenni: il testamento (testamentum septem signis segnatum). Il numero di sette si trovava anche a varie località.