Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Chiesa e Convento di Sant'Angelo

Ubicazione :

Monte Sant'Angelo

Diocesi :

Pozzuoli

Parrocchia :

 

Proprietà :

Curia Vescovile di Pozzuoli

Dati catastali:   

Foglio 18 particella 34

Autore :

Ignoto

Epoca :

Fine Secolo XVII                                

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli ottobre 1982

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona flegrea. Pozzuoli, Edizione Conte, 1960.

Pag. 335

La vetta occidentale del Gauro prese il nome di S. Angelo dalla chiesa in onore dell’Arcangelo S. Michele, ivi edificata con annesso convento. Nel 1121 il principe di Capua Giordano II concesse alla chiesa di S. Procolo di Pozzuoli la chiesa di S. Angelo in crista montis con i suoi possedimenti.(3) Tale chiesa, dopo varie vicende e trasformazioni e dopo lungo abbandono, è stata riconsacrata al culto.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli. 
                                                                          Pozzuoli, 1974.

Scheda n. 15 - Chiesa e convento di Sant'Angelo

Notizie storiche - critiche:

La chiesa e l’annesso convento furono fondati dal re Roberto d’Angiò (1306 - 1343) e donati alle clarisse nel monastero di S. Chiara in Napoli che, sin dal 1313 possedevano, per munificenza del predetto sovrano, il monte S. Angelo e le terre circostanti. Nel 1538, a causa del cataclisma di Tripergole, il complesso architettonico subì gravissimi danni, sicché fu necessario rifarlo. Con la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni, decretata nel 1810 dal re di Napoli Gioacchino Murat, la chiesa ed il convento divennero beni demaniali. Questi, durante l'episcopato del vescovo Alfonso Castaldo (1934 - 1966), furono riscattati e destinati ad opera di culto e di beneficenza.

Descrizione:

Il complesso, strutturalmente, presenta diverse fasi costruttive. Mentre la chiesa sembra ricavata in una struttura preesistente per il curioso innesto della copertura a volta a botte sulle strutture verticali, il convento è senz'altro frutto di un ampliamento postumo. L'ingesso principale della chiesa (in posizione laterale rispetto alla navata) è a sesto acuto con tre grosse aperture nella parte superiore. Il convento si sviluppa su due piani, mentre la chiesa, in altezza, si affianca a quella del convento. L'interno della chiesa, a pianta rettangolare e ad una navata, è decorato con motivi modanati a stucco. A destra dell'ingresso della chiesa si trova quello del convento. A piano terra, oltre l'androne vi sono due locali deposito, mentre al 1° piano si sviluppano, su un corridoio centrale, le quattro celle con il refettorio e la cucina. Dal 1° piano del convento si accede su coro della chiesa posto di fronte all'altare maggiore.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese del Monte Sant'Angelo a Pozzuoli.
                                                                         
Pozzuoli, Tipografia d'Oriano, 1975.

Pagg. 21 - 25

La chiesa barocca

Storia

È sorta con l’annesso convento, alla fine del secolo XVII o agli inizi del XVII, adattando i resti del vecchio castello, quasi dirutto ed in completo abbandono,(13) in sostituzione della chiesa più antica, la <<romanica>>, ormai troppo umida e fredda, e dell’attiguo conventino, diventato anch’esso poco accogliente per l’usura del tempo.
La scarsezza di documenti e la loro frammentarietà, non ci consentano di conoscere molto su questa nuova chiesa e sul convento attiguo ad essa, dalla loro fondazione ai primi anni del secolo XIX.
Da allora sappiamo che la chiesa, dedicata all'arcangelo Michele, ha un solo altare con una tela ad olio raffigurante il santo titolare con i santi Francesco e Chiara d’Assisi. La suppellettile per i divini offici è scarsa e modesta,(14) saltuario il servizio religioso dei frati(15) i quali si trasferiscono dal convento di Santa Chiara in Napoli al nostro, più per motivi di riposo e d'interesse che di ministero. Però alla festa annuale di san Michele che cadeva l'8 maggio, non mancavano mai; era per loro una buona occasione per fare anche una bella scampata con lauti pasti e abbondanti libagioni.(16)  
Restauri di lieve entità alla chiesa e al convento, furono eseguiti negli anni 1803(17) e 1843.(18)  
Il 20 maggio 1808 Giuseppe Bonaparte, re di Napoli, soppresse il monastero di santa Chiara e ne incamerò i beni; tra questi anche i terreni, la chiesa ed il convento di monte Sant'Angelo.(19) Però il vescovo di Pozzuoli Carlo Maria Rosini, per assicurare la continuità del culto nella predetta chiesa e l'assistenza religiosa ai contadini, chiese e ottenne dal governo un assegno annuo di 57 ducati <<per un sacerdote che ivi celebrasse la Messa festiva ed insegnasse il catechismo ai fanciulli>>.(20)  
Nel 1815, ritornati i borboni sul trono di Napoli, il convento continuò ad appartenere al regio demanio e la chiesa ad essere affidata alle cure del vescovo <<pro tempore>> e del sacerdote cappellano nominato da lui e retribuito del Ministero degli affari ecclesiastici, tramite la real Tesoreria.(21)  

Questo stato di cose non fu mutato dal governo italiano che sostenne le spese del culto fino a quando ci fu un sacerdote incaricato stabilmente a esercitarlo.(22) Questi fu don Gaetano Terracciano.(23) Alla sua morte, avvenuta il 9 dicembre1884, nessun sacerdote fu disposto a succedergli sicché, mancando il cappellano, venne meno anche l'assegno governativo.(24) La chiesa, pertanto, fu chiusa e il convento, messo in vendita dal demanio, fu acquistato, il 6 novembre 1894, dai signori Ernesto Mele e fratelli.(25) Ma il male più grande, se non l'unico, fu il male spirituale che la chiusura della chiesa arrecò, per troppi anni, alle famiglie degli agricoltori che la frequentavano.(26)  
Il 18 febbraio 1897, in occasione della visita pastorale al monte Sant'Angelo e alla sua chiesa, il vescovo Michele Zezza, data la mancanza di un sacerdote sul posto, esortò <<i padri di famiglia di non trascurare d'insegnare dalla più tenera età i rudimenti della Fede ai loro figliuoli>>.(27) Questo discorso, fatto allora, quando era inconcepibile che i genitori facessero da catechisti ai figli, rivela tutta la drammaticità della situazione.
Finalmente il 24 luglio 1927, dopo i necessari lavori di restauro, la chiesa fu benedetta e riaperta al culto dal vescovo Giuseppe Petrone(28) il quale volle darle anche un rettore nella persona del giovane sacerdote Michele Maddaluno(29) che la resse sino alla sua nomina a parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie in Pozzuoli, avvenuta il 1 febbraio 1935.
Lo zelo del Maddaluno, anche dopo la sua promozione a parroco, per la rifioritura del culto nella chiesa e della vita cristiana nelle famiglie del monte Sant'Angelo, indusse i fratelli Eduardo, Mario, Carlo e Pasquale Mele, proprietari del convento a donarlo al vescovo <<pro tempore>> di Pozzuoli nella persona di Alfonso Castaldo, con una scrittura privata, autenticata in data 20 settembre 1939, dal notaio Giovanni Oriani di Pozzuoli.(30)  
La chiesa, attualmente, è officiata da sacerdoti occasionali che accompagnano i gruppi dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio.
Il convento, abitato per molti anni da fra Gennaro, al secolo Olindo Loasses, un vecchio eremita, deceduto il 20 febbraio 1963(31) è guardato con cura da una buona famiglia di Pozzuoli(32) con il bene placito del vescovo.

Architettura

Se per la chiesa <<romanica>> il discorso è stato sostenuto da elementi stilistici di una certa importanza, per la chiesa <<barocca>> esso risulta arduo perché ci si trova di fronte ad un episodio architettonico che si allontana dai caratteri distributivi e artistici dell'epoca costruzione (fine sec. XVII).
Mentre nei centri abitati <<esplodono>> le forme barocche, sul monte Sant’Angelo si ricava alla meglio, da strutture preesistenti del vecchio ed abbandonato <<fortellizio>>, una chiesa con annesso convento.
Anche qui, il termine <<barocco>> dato alla chiesa, più che i caratteri stilistici riscontrabili all'interno, riflette piuttosto il momento della sua realizzazione.
Per poter sfruttare le massicce murature del castello, la distribuzione degli ambienti risulta quanto mai originali, non riscontrare in esempi coevi e lontana dagli schemi classici. Ma si deve ammettere che ci si trova di fronte ad un esempio architettonico unico che fonde, con una certa armonia spaziale, elementi strutturali di epoche diverse; infatti è possibile rintracciare le diverse stratificazioni.
L'esterno del complesso conserva ancora evidenti tracce del castello ed in particolare nelle poderose strutture della chiesa. La copertura di quest'ultima s'innesta, infatti, sulla muratura verticale con soluzione di continuità all'imposta, riscontrabile all'esterno con una forte rientranza.
Mentre la chiesa risulta essere realizzata in un unico intervento, il convento, invece, mostra segni di rifacimenti e restauri successivi.
L'ingresso della chiesa è ubicato lateralmente, rispetto alla navata, ed esattamente a destra dell'ingresso del convento. L'arco è a sesto acuto ma è chiaro che la sua realizzazione riflette un <<revival>> delle forme della chiesa <<romanica>>.
La chiesa <<barocca>> è ad unica navata, coperta da volta a botte ribassata con aperture laterali. A sinistra dell'ingresso principale, sulla parete opposta all'altare, è ubicato il vano di comunicazione interna tra la chiesa e il convento. Sopra il predetto vano trova posto il coro, di chiara impostazione francescana, a livello col piano delle celle. Una sobria e leggera decorazione a stucco, riproducente cornici e modanature, alleggerisce le semplici e pesanti strutture.
Il convento si sviluppa su due piani, relativamente bassi, che si inseriscono nella stessa altezza della chiesa; difatti il primo piano si affaccia con il coro sul vuoto della navata.
A piano terra sono sistemati i locali deposito, mentre al primo piano sono dislocate, lungo un corridoio centrale, le celle e la cucina con un caratteristico forno. Quest'ultima è ubicata in modo che la essa, attraverso feritoie, è possibile tenere sott'occhio e l'ingresso del convento e quello della chiesa. Si accede al primo piano attraverso un'ampia scala, sul cui lato sud è ricavato la cisterna d'acqua. Proseguendo, si arriva al piano di copertura del complesso ove è sistemato un semplice e moderno campanile con due campane, sostenute da tre pilastrini.

Bibliografia

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della zona flegrea. Pozzuoli, Edizione Conte, 1960.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli. Pozzuoli, 1974.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese del Monte Sant’Angelo a Pozzuoli. Pozzuoli, Tipografia d’Oriano, 1975.

Da Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese del Monte Sant’Angelo a Pozzuoli. Pozzuoli, Tipografia d’Oriano, 1975.

 

Xilografia da P. G. Toleto, Ragionamento del terremoto del Monte Nuovo, ……, Napoli, G. Sulztbach, 1539, p. 8.

 

Foto 1: veduta da Nord - Est del complesso.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 2: particolare del portale della chiesa.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 3: veduta da Sud - Est del complesso dove sono evidenti gli interventi di riattazione effettuate in epoca differenti.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 4: particolare dell’attuale vano scale.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 5: interno dell’attuale vano scale.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 6: veduta del complesso da Sud - Ovest.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

Foto 7: resti di opera muraria nella zona a Sud del complesso.

Adinolfi Aldo, ottobre 1982

 

 

(3) Il diploma originale di questa concessione si conserva nell'Archivio della Curia vescovile di Pozzuoli, anzi ne era il più antico, come risulta dal Repertorium Scripturarum Arch. Puteol. Compilato nel 1758 dal can. Saccone. È riportato dall'Ughelli, Italia Sacra, cit., VI, col. 276-278, n. XII. Cfr. De Meo, Annali critico-diplomatici, ecc., cit., ad ann. 1121, n. 14; G. Cappelletti, Le chiese d'Italia, Venezia 1864, XIX, p. 653 sg.; B. Cantera, Memorie storiche della Chiesa puteolana, Napoli1886, p. 13.

(13) ARCHIVIO SEGRETO VATICANO, loc. cit., relazione del vescovo Lorenzo Mongioio, anno 1619, f. 624.

(14) Cfr. documenti V p. 59 e VI pp. 60 - 61

(15) Nella chiesa di monte Sant'Angelo, la Messa domenicale e festiva fu celebrata, dal 1° aprile 1800 al 31 luglio 1802, dal sacerdote puteolano Raffaele Luigi Fraia <secondo l'intenzione, ed obbligo dell'Ecc.ma Signora Abbadessa>. Il predetto sacerdote percepiva per ogni messa, mezzo ducato ed un tarì che gli venivano pagati, a metà o a fine anno, dal procuratore del Monastero di S. Chiara per gli affari di Pozzuoli, signor Scipione Pollio (ARCHIVIO DI STATO - NAPOLI, loc. cit., nn. 2704, 2716; ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, Sez. III, Luoghi sacri, cart. Chiesa monte S. Angelo, fasc. 2).

(16) Si trascrive una nota, tra le altre, assai significativa, delle spese sostenute dalle clarisse, nel maggio del 1800, per la festa di Sant'Angelo:

 <<Nota di spese fatte per la venuta dei Padri di S. Chiara addì 7, e 8 maggio 1800: a celebrare la festa di S. Angelo alla Corbara per cena, e pranzo, ed altro.

  • Pane per la cena e pranzo
1,50
  • Un barile di vino
 1,50
  • Ova n. cinquanta
0,75
  • Provola rotola due
 0,75
  • Formaggio rotola quattro
1,20
  • Maccaroni rotola dieci
1,20
  • Insogna e lardo rotola quattro
1,20
  • Farina per fritto, ed altro
0,60
  • Pesce per la mattina, e sera rotola otto
2,40
  • Oglio
0,45
  • Neve
 0,20
  • Verdura
0,60
  • Carne rotola otto per ragù, e bollito
1,60
  • Ricotta rotola sei per pizza, e mangiare
 0,72
  • Zoccoro rotolo uno, e mezzo
1,45
  • Quattro pullanghe
 1,44
  • Quattro quarticelli d'agnello
 0,80
  • Carboni 1,00 · Portogalli
 0,30
  • Alloggio e letti ad Emiliante Rocco
 1,20
  • Barca e cicerone per portare li Padri a Bacola, Baia, ed altri luoghi per vedere la antichità
2,00
  • Tortarelli, e carcioffole, ed ova per dipsersarsi a censuari secondo il solito
4,50
  •  Sumarri per portare i Padri a S. Angelo, e riportarli la mattina
2,40
  •  Persona per accompagnarli n. due
0,80
  •  Facchini per pigliare gli utensili sacri in S. Chiara e riportarli in Napoli 
1,20

Che sono ducati 31,76

 (ARCHIVIO DI STATO NAPOLI, loc. cit., n. 2704).

 Molto più parca, invece, ci sembra la seguente nota di spese, fatte per lo stesso motivo ma in un'epoca tanto diversa: quella della riforma cattolica postridentina e del conseguente ritorno nelle famiglie religiose, allo spirito delle origini.

 <<maio 1572>>
 A di 7 mercoldì
Per la festa di santo angelo

  •  Carcioffole e fenuchie
60 - 1 - 2
  •  Sopressata
60 - 1 - 4
  •  Lactuche
 60 - 0 - 5
  •  Piacte grande e piccole per la sopra dicta festa
60 - 1 - 5
  •   Arciola due carno uno per la sopra dicta festa
 60 - 0 - 10
  •  Portatura de tucte queste cose sopra scripte
60 - 0 - 2
  •  Per la barca per portar li frati ala festa de sancto Angelo
60 - 4 - 10
  •  Per due bechier per la sopra dicta festa
60 - 0 - 3
  •  Sono per la calvaccazura per andare a santo Angelo10
 60 - 0 -

 (ARCHIVIO DI STATO - NAPOLI, loc. cit., n. 2668)

(17) ARCHIVIO DI STATO - NAPOLI, loc. cit., n. 2704.

(18) ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, loc. cit., fasc. 8

(19) ARCHIVIO DI STATO - NAPOLI, Sezione Amministrativa - Patrimonio Ecclesiastico, Pandetta nn. 555-571, f.22

(20) ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, Atti di S. Visita di Michele Zezza, anno 1897, vol. I, f. 532 v.

(21) ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, Sez. III, Luoghi sacri, Chiesa monte S. Angelo, fasc. 5.

(22) ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, loc. sop. Cit., fasc. 5.

(23) Dalla documentazione, assai scarsa, conservata nell'Archivio Vescovile di Pozzuoli, risultano essere stati cappellani della chiesa di monte Sant'Angelo, nell'ordine e periodo che seguono, i sacerdoti:

  •  Gaetano Loffredo, anno 1821;
  •  Felice D'Onofrio, anni 1825 - 1837 (marzo);
  •  Giovanni Scherillo, anno 1837 (dal 1° aprile);
  •  Gennaro Maddaluno, anni 1853 - 1863;
  •  Andrea Vitale, anni 1864 - 1870 (giugno);
  •  Angelo Luigi Del Giudice, anni 1870 (luglio) - 1882 (settembre); 
  •  Gaetano Terracciano, anni 1882 (ottobre) - 1884 (dicembre).

(24) ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, Atti di S. Visita di Michele Zezza, anno 1897, vol. I, f. 532v; Sez. III, Luoghi sacri, sop. Cit., fasc. 9

(25) ARCHIVIO VESCOVILI DI POZZUOLI, Atti di S. Visita, sop. Cit., f. 531v.

(26) ARCHIVIO VESCOVILI DI POZZUOLI, Sez. Luoghi sacri, sop. Cit., fasc. 10.

(27) ARCHIVIO VESCOVILE DI POZZUOLI, Atti di S. Visita, sop. cit., f. 531v.

(28) Cfr. <<La voce della verità>> - Bollettino diocesano di Pozzuoli, anno XI, n. 9, 15 settembre 1927, pp. 14 - 15. Durante i lavori di restauro per riaprire la chiesa al culto, l'antica tela dell'altare maggiore, notevolmente deteriorata, fu sostituita da un'altra raffigurante la Madonna di Mondevergine, opera del pittore Luigi Tammaro. Non si sa a chi venne questa idea che, sebbene ispirata dalla devozione alla madre di Gesù, non possiamo condividere perché tolse un segno, e non certo di poco conto, della quasi millenaria devozione all'Arcangelo Michele, titolare della chiesa e del monte. Va segnalato, inoltre, che in occasione della benedizione della chiesa e della sua riapertura al culto, Roberto Spadaccini, giovane studioso puteolano, raccolse e pubblicò alcune notizie riguardanti la predetta nel <<Corriere d'Italia>> del 14 agosto 1927 (ARCHIVIO VESCOVILI DI POZZUOLI, Sez. III, Luoghi sacri, sop. cit. , fasc. 17).

(29) Cfr. << La voce della verità>> - Bollettino diocesano di Pozzuoli, anno XII, n. 5, maggio 1928, p. 15.

(30) ARCHIVIO NOTARILE - NAPOLI, Indice generale n. 3, notaio Giovanni Oriani, Pozzuoli.

(31) PARROCCHIA MARIA SS. ANNUNZIATA - POZZUOLI, Libro dei defunti (2 aprile 1952 - 27 dicembre 1963), f. 154, n. 14.

(32) Il capo famiglia Michele Lubrano, deceduto il 28 luglio 1971 mentre era pellegrino a Lourdes (cfr. PARROCCHIA MARIA SS. della CONSOLAZIONE - POZZUOLI, libro 1° dei defunti, f.161, n.643), si adoperò molto con notevoli sacrifici personali, incoraggiato ed aiutato soprattutto dal vescovo ausiliare di Pozzuoli Salvatore Sorrentino, per il ripristino del culto dell'Arcangelo Michele.