Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Chiesa e convento di San Gennaro

Ubicazione :

Via San Gennaro

Diocesi :

Pozzuoli

Parrocchia :

San Gennaro

Proprietà :

Comune di Napoli

Dati catastali:   

Foglio 35 particella A

Autore :

Ignoto

Epoca :

Secolo XVI

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli, marzo 1983

Collegamento con Beni artistici

Collegamento con Cappella di S. Gennaro nell’Anfiteatro
Collegamento con Convento del Cappuccini, corso Umberto I
Collegamento con Cisterna

Antonio Parrini – Nuova Guida de’ Forastieri. Napoli, 1750.

Pagg. 55ss.

Fuori il detto Teatro vi è un Conventino di Padri Cappuccini, con una chiesa nel luogo, dove fu decollato il glorioso S. Gennaro, con i suoi compagni. Avanti la porta vi è un Epitaffio. Che dice così:

Divo Januario
Diocletiano Scelere ostruncato
Ne quod Sacri Corporis Sanguine
Maduerat,
Solùm fine bonore diusus maneret.
Neapolit. Cvitas P. P. AERE. P. F.
1580.

Entrando nella chiesa a man dritta, vi è una Cappella con iscrizione……..

Iocus Decollationis D. Januarii
Sociorum ejus

 

Dall’una parte dell’altare vi è una nicchia con ferrata, ed il Sasso sopra del quale furono poste le Teste de’ Santi decollati, ancora asperse di Sangue, e nella festività del Santo più vivo rosseggia.
Dall’altra parte vi è un busto di marmo, creduto fatto nella morte del Santo a divozione di qualche fedele cavato dall’originale, della cui fisionomia si avvalgono tutti i Pittori, e Scultori, che ne fanno l’immagine, ed anche questa è tratto il busto, in cui si conserva la Testa nella Cappella del Tesoro dell’Arcivescovato, essendo molto bella, e ben intesa. Miracolosa è di Testa, si perché avendo i Saraceni allor, che saccheggiarono Pozzuoli; rottole il naso, e poi portandolo con loro per dispreggio, né potendo partire l’Armata per fiera tempesta, lo buttarono in mare, e andarono via; fatto intanto da Cristiani un altro nato alla statua per non vederla con quello sfregio, ma non vi poté attaccare, sempre cadendo, fino che da alcuni Pescatori nelle reti ritrovato il vero naso, e più volte ributtatolo, e sempre ripreselo, conosciutolo al fine, e portatolo alla Statua; ed accostatolo al suo luogo senza mistura alcuna vi restò fisso, come oggi si vede restandovi solo il segno del taglio: sì anche esserlo poco prima del tempo del contagio comparso sotto la gola il Borbone, presagio di quel morbo, e vi si vede la cicatrice.
Ha il Convento una mirabil Cisterna pensile sostenuta da una colonna, perché se fusse stata appoggiata in terra, avrebbe presa la qualità solfurea; sotto il detto Convento vi è una grotta larga, che vi può andare un Carro, che stima fusse fatta, per andare da Pozzuoli al Lago d’Agnano, senza salire al Monte della Solfatara, ora in parte otturata, che non si può passar oltre, quivi nel farvi una fossa per porvi la neve, ritrovossi una palla d’oro con caratteri attorno, che da poco curiosi non facendosi interpretare, ne fu dell’oro fatta una pisside per la Chiesa.

Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826

Pag. 21 ss.

Convento delli Padri Cappuccini.

Accanto della Solfatara evvi la Chiesa e Convento de’ Padri Cappuccini. In questo luogo ne’ primi tempi fu eretta da’ fedeli una piccola Chiesa in memoria del gran Martire nostro protettore San Gennaro Vescovo di Benevento, e suoi compagni, che quivi riceverono la corona gloriosa del martirio nel 304 dell’era cristiana.
Timodeo essendo Preside della Campania Felice per gl’Imperatori Diocleziano, e Massimiano gli fece troncar il capo nel foro di Vulcano, unitamente con li Diaconi Procolo della Chiesa di Pozzuoli, e Sossio della Chiesa di Miseno; ed anche con Euticheto ed Acuzio cittadini Napoletani.
Essendo la chiesa vicina ad andare in rovina, la città di Napoli sempre devota verso il suo Santo cittadino, e protettore, vi fabbricò con grande spesa da’ fondamenti il nuovo tempio e convento dato ad essi Padri Cappuccini nell’anno 1580.
Nel tempio vi è un altare di marmo con la rappresentazione del martirio del Santo in basso rilievo; opera ben intesa dello scultore Domenico Vaccaro. Alla sinistra nell’interno del tempio si venera in una cappella la testa di San Gennaro scolpita fin da’ primi tempi in bianco marmo; reputasi per tradizione essere la vera effigie del Santo. Alla sua destra si osserva una pietra insanguinata sulla quale poggiò le mani la madrona, che raccolse il suo sangue miracoloso.
Nel giardino del convento evvi una gran loggia donde si ha avanti gli occhi una magica prospettiva. Ivi è da ammirarsi una cisterna pensile, che poggia sopra una gran volta sostenuta nella sua parte convessa da un solo pilastro. Fu costruita restando la cisterna interamente vôta all’intorno circondata da grosse mura sino sopra la sua bocca, a fine di non impregnarsi l’acqua dalle esalazioni sulfuree.
Prima e dopo del convento vi sono da tratto in tratto molti spezzoni della via consolare, che percorrendo da dentro Vigna usciva in Napoli. Di questa ne resta sepolto un buon tratto sotto del giardino, e sotto del convento. Vi si osservano de’ sepolcri, che sporgono dall’una, e dall’altra parte opposta del monastero.
Vicino al giardino vi si ravvisa una grotta molto grande. Si crede essere stato un passaggio da Pozzuoli al lago di Agnano senza salire alla Solfatara. Oggi resta chiusa dalla terra cadutavi.

Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli… in pillole, Pozzuoli, Edizione D. Conte, 1959

Pagg. 55 – 56

SANTUARIO DI S. GENNARO ALLA SOLFATARA

Dopo il Duomo è il tempio più caro ai fedeli puteolani. Fu costruito nel 1574 dal Municipio di Napoli in sostituzione di una antichissima chiesetta, nota già nell’VIII secolo, eretta sul luogo ove la tradizione voleva fosse stato decollato San Gennaro con i suoi fratelli nel martirio. Subì gravi danni per un incendio avvenuto nella notte tra il 21 e il 22 febbraio del 1860. Nel 1877 la chiesa fu restaurata e riconsacrata. Abbellita di pitture nel 1926. I Padri Cappuccini la officiano dal 1583.
La statua marmorea del Santo e la pietra intrisa del suo sangue, (venerate nella Cappella a destra di chi entra), attirano in tutte le stagioni dell’anno numerosi fedeli e turisti sia italiani che stranieri. La statua di notevole pregio artistico, sarebbe opera di uno sculture locale del XIII o XIV secolo.
La pietra, situata in una apposita nicchia scavata nel muro era in origine un <<larario pagano>>, ossia una cappellina per collocarvi la statuetta di un lare. Come mai la parete del fondo della nicchietta è macchiata di sangue?
Si fanno varie ipotesi. La più probabile sarebbe questa: Trovandosi detto larario sul terreno coll’incavo all’insù, presso il luogo ove fu decapitato San Gennaro, avvenuto l’esecuzione, il capo sanguinante del Santo fu collocato provvisoriamente in detto incavo, mentre si pensava al trasporto e alla sepoltura del corpo.
Usciti dalla Cappellina di San Gennaro, un cancello in ferro a destra, e un grazioso altarino, cui sovrasta un bassorilievo raffigurante il martirio del Santo, (opera dello scultore Napoletano Andrea Vaccaro, donato alla Chiesa nel 1695 dal Card. Arcivescovo di Napoli Giacomo Cantelmo) ci mostrano, secondo la tradizione, il luogo ove San Gennaro versò il suo sangue per la fede.
Il sacrificio del Santo è pure raffigurato nel quadro dell’Altare Maggiore, dipinto nel 1678 da Pietro Gaudioso.

Raimondo Annecchino – Storia di Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960

Pagg. 328 – 329

La chiesa di S. Gennaro alla Solfatara sorge sul luogo dove fu decapitato S. Gennaro, e precisamente sul Foro di Vulcano. Ricorda il luogo del martirio un piccolo monumento, nella chiesa, con una iscrizione molto antica, ma non della epoca di S. Gennaro. Pare che già da antico tempo fosse ivi sorto un tempietto. Gli storici locali infatti parlano di ricostruzione riferendosi alla fabbrica del XVI secoli.
Nel 1580 ad opera del Municipio di Napoli sorse la nuova chiesa ed un convento attiguo per i Padri Cappuccini, ai quali venne affidata la custodia della chiesa. La chiesa ebbe successivi restauri nel 1701 e nel 1877 a seguito di un incendio (1860) che la danneggiò molto.
Nella chiesa si conservano la pietra intrisa di sangue del martirio e la sua famosa statua a mezzo busto in marmo pario, il cui grande pregio artistico è pari all’immenso fervore religioso di cui il popolo la circonda. Essa fu giudicata dai Bollandisti la più antica di questo genere fra quante se ne conoscono di tutto il Cristianesimo. Tra la fine del 1304 ed i principi del 1305 Carlo II d’Angiò fece fare il busto di argento di S. Gennaro di Napoli, modellandone il volto su quello di Pozzuoli.
Una delle più antiche leggende agiografiche cui la statua ha dato luogo è quella del naso, che appare notevolmente levigato e come appiccicato sul volto. Crediamo opportuno riportare il breve racconto da mons. Sarnelli: << Ne’ tempi che i Saraceni devastaron molti luoghi di Pozzuoli, e ruppero le più belle statue, e fra l’altre questa di S. Gennaro, cui tagliarono il naso, che dispersosi, procurò la città di Napoli di rifarlo; ma invano, riuscendo sconfacevole ogni materia; indi a molti anni fu rinvenuta da’ pescatori entro le reti, e più volte buttata come vil petruccia; ma continuando a farsi vedere alla fine fu riconosciuto, e portato alla Statua si spiccò da se stesso e senza magistero alcuno vi s’affisse, come appunto si vede col segno solo del taglio>>. Della cicatrice che la statua presenta sul volto si è già parlato.

Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli e della zona flegrea. Pozzuoli, 1960

Pag. 261

Ai principi del 1860 uno spiacevole evento turbò la cittadinanza puteolana: il 22 gennaio un violento incendio, causato dalle lampade del coro, distrusse la chiesa di S. Gennaro sulla collina della Solfatara. A riedificarla provvidero il Municipio di Napoli e l’obolo dei fedeli.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Pagg. 131 – 132

Santuario di S. Gennaro

Fu costruito nel 1580 dal Municipio di Napoli in sostituzione di una antichissima chiesina eretta sul luogo ove, secondo la tradizione, il santo avrebbe subito il martirio. Restaurato ed abbellito nel 1701, subì gravi danni nel 1860 a causa di un incendio che ne distrusse il tetto in legno ed il coro dei frati. Nello stesso anno il Municipio di Napoli provvide alla rifazione quasi totale della chiesa, arricchita poi nel 1926, di affreschi e nel 1932 di altari marmorei.

Facciata:

Preceduta da un viale alberato si presenta semplice ma francescamente suggestiva con profonde pronao e due belle colonne tuscanine. Sulle pareti lapidi che ricordano: quella da destra entrando, la visita del Cardinale Giacomo Cantelmo al Santuario nel 1697, quella a sinistra i restauri eseguiti nel 1701, quella a destra di chi guarda la porta di ingresso al tempio, la edificazione della chiesa nel 1580, quelle a sinistra: la superiore la elevazione del Santuario a Parrocchia nel 1945, la inferiore la sua costruzione a spese del Comune di Napoli nel 1580. Sul portale di piperno delicato bassorilievo seicentesco in marmo raffigurante il volto di Gesù.

Interno:

Ad unica navata coperta da una volta a botte unghiata e con cappelle laterali.
Un enorme arco trionfale la divide dal presbiterio coperto da una pseudo cupola affrescata insieme ai pennacchi ed alla volta da L. Tammaro nel 1926. Le cappelle sono intercalato da lesene sormontate da capitelli ionici. Sul pronao trova posto il coro dei Frati Minori Cappuccini che officiano il restauro sin dal 1538.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli – Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
                                                                          
Pozzuoli, 1974.

Chiesa e convento di San Gennaro alla Solfatara

Notizie storico – critiche:

La chiesa fu costruita nel 1580 a spese del Comune di Napoli in sostituzione di una antichissima chiesina eretta sul luogo ove secondo la tradizione, il santo avrebbe subito il martirio. Restaurata ed abbellita nel 1701, subì gravi danni nel 1860 a causa di un incendio che ne distrusse il tetto in legno ed il coro dei frati. Nello stesso anno il Municipio di Napoli provvide alla rifazione quasi totale della chiesa, arricchita poi nel 1926, di affreschi e nel 1932 di altari marmorei nel 1932. Anche il fu eretto dal Comune di Napoli, nello stesso periodo in cui fu portata a termine la costruzione della chiesa, su suolo concessogli dal Capitolo della Cattedrale di Pozzuoli il 2 maggio 1574.

Descrizione:

La chiesa è ad unica navata, coperta da una volta a botte unghiata e con cappelle laterali. Un arco trionfale la divide dal presbiterio coperto da una pseudo – cupola. Le cappelle sono intercalato da lesene sormontate da capitelli ionici.
Sul pronao trova posto il coro dei frati. A destra della chiesa, attorno ad un piccolo ed interessante chiostro, si sviluppa il convento, seguendo le regole distributive dei primi monasteri benedettini. Al piano terra trovano posto la dispensa, la cella vinaria, la cucina ed il refettorio. Al 1° piano la biblioteca e la clausura dei frati.

Ennio Moscarella. La "pietra di S. Gennaro alla Solfatara" in Pozzuoli. Napoli, 1975.

Pag. 19

Dopo i restauri la chiesa venne consacrata nel 1708 dal vescovo di Pozzuoli Michele Petirro.
Nella notte fra il 21 e il 22 febbraio 1860 un incendio sviluppatosi casualmente dal coro ed estesosi al soffitto ligneo, recò gravissimi danni alla chiesa e distrusse le pitture del Sanfelice. I lavori di ricostruzione e restauro ordinati dal Comune di Napoli, proprietario dell’edificio, e diretti dall’architetto Ignazio Rispoli, durarono fin verso il 1867; il 6 settembre 1877 la chiesa venne di nuovo consacrata dal vescovo di Pozzuoli Gennaro De Vivo.

Angelo D’Ambrosio – Storia della mia terra. Pozzuoli, 1976

Pag. 48

Santuario di San Gennaro alla Solfatara.

Fu eretto nel 1580 in sostituzione della basilichetta edificata, probabilmente nel V o VI secolo, in ricordo del martirio di san Gennaro.
Restaurato ed abbellito nel 1701, subì danni gravissimi nel 1860 a causa di un incendio. Nello stesso anno il Municipio di Napoli provvide a restaurarlo.

Raffaele Giamminelli - La cisterna "pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
                                       Pozzuoli.
Da Bollettino Flegreo. Rivista di storia, arte e scienze. Nuova
                                       serie, anno VIII, n° 1, gennaio - aprile 1986.

Pagg. 32, ss.

CENNI SUL COMPLESSO CONVENTUALE E SULL’IMPIANTO IDRICO.

Al posto di un’antica cappella, eretta secondo la tradizione sul luogo del martirio di San Gennaro e dei suoi compagni, furono costruiti, tra il 1574 ed il 1580, a spese del Municipio di Napoli, la chiesa e il monastero con 20 celle, affidate alla custodia dei Frati Minori Cappuccini nel 1582.
In breve tempo il complesso conventuale divenne uno dei più importanti della Provincia Religiosa Napoletana, tanto da avere alle sue dipendenze ben tre ospizi: uno a Napoli nella zona di Chiaia, un altro a Calvizzano e il terzo, con funzione di residenza estiva dei frati, nei pressi di Pozzuoli, sulla via Regia (corso Umberto I) e in prossimità del mare.
La chiesa, arricchita ed ampliata nel 1701, fu quasi totalmente distrutta dall’incendio sviluppatosi nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1860. Tempestivamente ricostruita su progetto dell’architetto Ignazio Rispoli, fu completata appena dopo il colera del 1866 anche con il contributo dei puteolani. Restaurata e riconsacrata nel 1877, decorata con pitture di Luigi Tammaro nel 1926, il vescovo Alfonso Castaldo (1934 - 1966) elevò la chiesa di San Gennaro a parrocchia l’11 febbraio 1945, dedicandola anche ai martiri Festo e Desiderio.

* * *

Il complesso monastico è ubicato lungo la moderna via Diomitiana (via San Gennaro - Agnano) che ricalca in più punti lo stesso tracciato dell’antica Antiniana. A quota 120 metri circa sul livello del mare e in posizione dominante l’intero golfo di Pozzuoli, la struttura è adagiata su ampie terrazze in buona parte utilizzate ad orto e giardino.
Chiesa e convento, sistemati a monte del predetto orto, sono distribuiti intorno ad un piccolo chiostro, secondo le regole classiche delle costruzione benedettine. A destra dell’ingresso della chiesa si entra nel monastero che si sviluppa su due livelli: a piano terra sono sistemati i servizi e la foresteria, al primo, le celle, per la maggior parte esposte ad Ovest verso il panorama della città di Pozzuoli. la forma originaria della costruzione, però, ha perso quasi integramente la sua fisionomia cinquecentesca, per le numerose manomissioni e per l’aggiunta di altri corpi di fabbrica costruiti di recente.
L’orto, enormemente ridotto all’inizio del nostro secolo con la costruzione del Tubercolosario, poi sede dell’Ospedale del Sovrano Ordine Militare di Malta (S.M.O.M.), occupa due terrazze, collegate mediante una scala che cinge la costruzione cilindrica della cisterna.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986.

Pagg. 103 - 104

San Gennaro

Dove sorgeva l’antica chiesa di san Gennaro, menzionata sin dalla fine del VI o dagli inizi del VII secolo, fu edificata una nuova nel 1580 a spese dal municipio di Napoli
Questa, ampliata nel 1701, fu completamente distrutta da un incendio nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1860
Ricostruita a cura del municipio di Napoli, su progetto dell’architetto Ignazio Rispoli, fu arricchita di marmi e di affreschi nel 1926.
E’ chiesa parrocchiale dall’11 febbraio 1945 ed è officiati dai frati minori cappuccini, presenti a Pozzuoli sin dal 1574.

Descrizione:

La facciata, preceduta da un viale alberato, si presenta semplice e francescamente suggestiva con un profondo pronao e due belle colonne tuscanine. Sulle pareti del predetto atrio, vi sono alcune lapidi che ricordano: quella a destra entrando, la visita fatta alla chiesa nel 1697 dall’arcivescovo di Napoli, card. Giacomo Cantelmo, quella a sinistra i restauri eseguiti nel 1701, quella a destra di chi guarda la porta di ingresso, la edificazione della chiesa nel 1580, quelle a sinistra: la superiore la elevazione a chiesa parrocchiale nel 1945 e la inferiore la sua costruzione nel 1580, a spese del municipio di Napoli.
Sul portale in piperno si trova un delicato bassorilievo seicentesco in marmo, raffigurante il volto di Gesù.
L’interno è ad una navata, coperta da una volta a botte unghiata e con cappelle laterali.
Un arco trionfale la divide dal presbiterio, coperto da una pseudo cupola affrescata, insieme ai pennacchi e alla volta, nel 1926 da L. Tammaro.
Le cappelle sono intercalato da lesene, sormontate da capitelli ionici.
Sul pronao trova posto il coro dei frati.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

Pag. 141

Ospizio a Pozzuoli

I frati Cappuccini di San Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli, il 10 maggio 1676, con atto del notaio Nicola Lanzetta, ebbero in dono dalla civica Amministrazione (Università) un suolo di 150 palmi di lunghezza e 150 palmi di larghezza per edificarvi un ospizio-convento stagionale in località "Buccarìa" ("luogo dove si amazzavano le vaccine"), da Bucciere = mercante di bestie.
La richiesta scaturì dal fatto che d'estate la collina della Solfatara era appestata dall'aria puteolente che esalava il vicino lago di Agnano, destinato alla macerazione della canapa e del lino. Questo quanto risulta dai documenti, ma in realtà i Cappuccini aspirarono ad avvicinarsi al centro abitato di Pozzuoli, che già registrava la presenza dei Domenicani, dei Benedettini, dei Minori Osservanti, dei Carmelitani, dei Gesuiti, dei Pasqualini, dei Gerolomini e delle Clarisse, per interesse di ben altra natura.
Con i contributi concessi dai comuni di Napoli e di Pozzuoli e con le offerte dei fedeli, si dette inizio all'opera il 1° agosto del 1676. La costruzione, anche se osteggiata dai vicini Domenicani di Gesù Maria (San Vincenzo), i quali temevano che la cappella dell'erigendo ospizio dei frati Cappuccini avesse inciso sull'affluenza dei fedeli alla loro chiesa, fu completata in pochi anni e nel 1690 era già pienamente funzionante.
Oltre ad ospitare i frati durante la stagione estiva, la struttura era capace di accogliere, separati dalla clausura, anche stranieri per la pratica delle cure balneo-termale.
Già verso la fine della prima metà del secolo XVIII, la fabbrica incominciò a denunziare segni di fatiscenza, provocati dal mare che, per effetto del bradisismo discendente, invadeva i locali a piano terra. Fino al 1850, data del suo definitivo abbandono, l'ospizio ebbe bisogno di numerosi interventi di carattere protettivo contro i marosi.
Con l'incameramento dei beni ecclesiali (7 luglio 1866), l'ospizio passò prima al demanio nel 1871, poi al Ministro della Marina Mercantile nel 1875 che lo vendette ad un privato per uso di pescicoltura e bagni.

Bibliografia

Antonio Parrini – Nuova Guida de’ Forastieri. Napoli, 1750.

Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e contorni. Napoli, 1826

Da Sorrento D. - Cenni storici sul monumento secolare e convento di San Gennaro in Pozzuoli.
                            
Pozzuoli. 1896

Rocco N. - Il santuario di San Gennaro alla Solfatara. Napoli, 1934

Alfano G. B. - Il santuario di San Gennaro di Pozzuoli. Pozzuoli, 1953

Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli… in pillole, Pozzuoli, Edizione D. Conte, 1959

Raimondo Annecchino – Storia di Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960

Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli e della zona flegrea. Pozzuoli, 1960

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli – Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
                                                                           Pozzuoli, 1974.

Ennio Moscarella. - La "pietra di S. Gennaro alla Solfatara" in Pozzuoli. Napoli, 1975.

Angelo D’Ambrosio – Storia della mia terra. Pozzuoli, 1976

Raffaele Giamminelli - La cisterna "pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
                                       Pozzuoli.
Da Bollettino Flegreo. Rivista di storia, arte e scienze. Nuova
                                       serie, anno VIII, n° 1, gennaio - aprile 1986.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

 

Xilografia da P. G. Toleto, Ragionamento del terremoto del Monte Nuovo, ……, Napoli, G. Sulztbach, 1539, p. 8.

Da Mario Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584

Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768.

 

 

Foto 1: facciata.

Volpe Carlo, dicembre1983 

 

Foto 2: interno; si notano le impalcature per i lavori di restauro operati per i danni derivati dagli eventi sismici del 04. 10. 1983.

Volpe Carlo, dicembre 1983

 

Foto 3: convento, corridoio, lato ingresso, del chiostro.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 4: convento, interno del chiostro.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 5: convento, chiostro, particolare del porticato.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 6: convento, corridoio del giardino.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 7: convento, giardino: uno dei due pozzi presenti.

Adinolfi Aldo, giugno 1984

 

Foto 8: convento, giardino, un’altra vera del pozzo.

Adinolfi Aldo, giugno 1984