Antonio Parrini – Nuova Guida de’ Forastieri.
Napoli, 1750.
Pagg. 55ss.
Fuori il detto Teatro vi è un Conventino di Padri
Cappuccini, con una chiesa nel luogo, dove fu decollato il glorioso S.
Gennaro, con i suoi compagni. Avanti la porta vi è un Epitaffio. Che
dice così:
Divo Januario
Diocletiano Scelere ostruncato
Ne quod Sacri Corporis Sanguine
Maduerat,
Solùm fine bonore diusus maneret.
Neapolit. Cvitas P. P. AERE. P. F.
1580.
Entrando nella chiesa a man dritta, vi è una
Cappella con iscrizione……..
Iocus Decollationis D. Januarii
Sociorum ejus
Dall’una parte dell’altare vi è una nicchia con
ferrata, ed il Sasso sopra del quale furono poste le Teste de’ Santi
decollati, ancora asperse di Sangue, e nella festività del Santo più
vivo rosseggia.
Dall’altra parte vi è un busto di marmo, creduto fatto nella morte
del Santo a divozione di qualche fedele cavato dall’originale, della
cui fisionomia si avvalgono tutti i Pittori, e Scultori, che ne fanno l’immagine,
ed anche questa è tratto il busto, in cui si conserva la Testa nella
Cappella del Tesoro dell’Arcivescovato, essendo molto bella, e ben
intesa. Miracolosa è di Testa, si perché avendo i Saraceni allor, che
saccheggiarono Pozzuoli; rottole il naso, e poi portandolo con loro per
dispreggio, né potendo partire l’Armata per fiera tempesta, lo
buttarono in mare, e andarono via; fatto intanto da Cristiani un altro
nato alla statua per non vederla con quello sfregio, ma non vi poté
attaccare, sempre cadendo, fino che da alcuni Pescatori nelle reti
ritrovato il vero naso, e più volte ributtatolo, e sempre ripreselo,
conosciutolo al fine, e portatolo alla Statua; ed accostatolo al suo
luogo senza mistura alcuna vi restò fisso, come oggi si vede restandovi
solo il segno del taglio: sì anche esserlo poco prima del tempo del
contagio comparso sotto la gola il Borbone, presagio di quel morbo, e vi
si vede la cicatrice.
Ha il Convento una mirabil Cisterna pensile sostenuta da una colonna,
perché se fusse stata appoggiata in terra, avrebbe presa la qualità
solfurea; sotto il detto Convento vi è una grotta larga, che vi può
andare un Carro, che stima fusse fatta, per andare da Pozzuoli al Lago d’Agnano,
senza salire al Monte della Solfatara, ora in parte otturata, che non si
può passar oltre, quivi nel farvi una fossa per porvi la neve,
ritrovossi una palla d’oro con caratteri attorno, che da poco curiosi
non facendosi interpretare, ne fu dell’oro fatta una pisside per la
Chiesa.
Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e contorni.
Napoli, 1826
Pag. 21 ss.
Convento delli Padri Cappuccini.
Accanto della Solfatara evvi la Chiesa e Convento de’
Padri Cappuccini. In questo luogo ne’ primi tempi fu eretta da’
fedeli una piccola Chiesa in memoria del gran Martire nostro protettore
San Gennaro Vescovo di Benevento, e suoi compagni, che quivi riceverono
la corona gloriosa del martirio nel 304 dell’era cristiana.
Timodeo essendo Preside della Campania Felice per gl’Imperatori
Diocleziano, e Massimiano gli fece troncar il capo nel foro di Vulcano,
unitamente con li Diaconi Procolo della Chiesa di Pozzuoli, e Sossio
della Chiesa di Miseno; ed anche con Euticheto ed Acuzio cittadini
Napoletani.
Essendo la chiesa vicina ad andare in rovina, la città di Napoli sempre
devota verso il suo Santo cittadino, e protettore, vi fabbricò con
grande spesa da’ fondamenti il nuovo tempio e convento dato ad essi
Padri Cappuccini nell’anno 1580.
Nel tempio vi è un altare di marmo con la rappresentazione del martirio
del Santo in basso rilievo; opera ben intesa dello scultore Domenico
Vaccaro. Alla sinistra nell’interno del tempio si venera in una
cappella la testa di San Gennaro scolpita fin da’ primi tempi in
bianco marmo; reputasi per tradizione essere la vera effigie del Santo.
Alla sua destra si osserva una pietra insanguinata sulla quale poggiò
le mani la madrona, che raccolse il suo sangue miracoloso.
Nel giardino del convento evvi una gran loggia donde si ha avanti gli
occhi una magica prospettiva. Ivi è da ammirarsi una cisterna pensile,
che poggia sopra una gran volta sostenuta nella sua parte convessa da un
solo pilastro. Fu costruita restando la cisterna interamente vôta all’intorno
circondata da grosse mura sino sopra la sua bocca, a fine di non
impregnarsi l’acqua dalle esalazioni sulfuree.
Prima e dopo del convento vi sono da tratto in tratto molti spezzoni
della via consolare, che percorrendo da dentro Vigna usciva in Napoli.
Di questa ne resta sepolto un buon tratto sotto del giardino, e sotto
del convento. Vi si osservano de’ sepolcri, che sporgono dall’una, e
dall’altra parte opposta del monastero.
Vicino al giardino vi si ravvisa una grotta molto grande. Si crede
essere stato un passaggio da Pozzuoli al lago di Agnano senza salire
alla Solfatara. Oggi resta chiusa dalla terra cadutavi.
Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli… in
pillole, Pozzuoli, Edizione D. Conte, 1959
Pagg. 55 – 56
SANTUARIO DI S. GENNARO ALLA SOLFATARA
Dopo il Duomo è il tempio più caro ai fedeli
puteolani. Fu costruito nel 1574 dal Municipio di Napoli in sostituzione
di una antichissima chiesetta, nota già nell’VIII secolo, eretta sul
luogo ove la tradizione voleva fosse stato decollato San Gennaro con i
suoi fratelli nel martirio. Subì gravi danni per un incendio avvenuto
nella notte tra il 21 e il 22 febbraio del 1860. Nel 1877 la chiesa fu
restaurata e riconsacrata. Abbellita di pitture nel 1926. I Padri
Cappuccini la officiano dal 1583.
La statua marmorea del Santo e la pietra intrisa del suo sangue,
(venerate nella Cappella a destra di chi entra), attirano in tutte le
stagioni dell’anno numerosi fedeli e turisti sia italiani che
stranieri. La statua di notevole pregio artistico, sarebbe opera di uno
sculture locale del XIII o XIV secolo.
La pietra, situata in una apposita nicchia scavata nel muro era in
origine un <<larario pagano>>, ossia una cappellina per
collocarvi la statuetta di un lare. Come mai la parete del fondo della
nicchietta è macchiata di sangue?
Si fanno varie ipotesi. La più probabile sarebbe questa: Trovandosi
detto larario sul terreno coll’incavo all’insù, presso il luogo ove
fu decapitato San Gennaro, avvenuto l’esecuzione, il capo sanguinante
del Santo fu collocato provvisoriamente in detto incavo, mentre si
pensava al trasporto e alla sepoltura del corpo.
Usciti dalla Cappellina di San Gennaro, un cancello in ferro a destra, e
un grazioso altarino, cui sovrasta un bassorilievo raffigurante il
martirio del Santo, (opera dello scultore Napoletano Andrea Vaccaro,
donato alla Chiesa nel 1695 dal Card. Arcivescovo di Napoli Giacomo
Cantelmo) ci mostrano, secondo la tradizione, il luogo ove San Gennaro
versò il suo sangue per la fede.
Il sacrificio del Santo è pure raffigurato nel quadro dell’Altare
Maggiore, dipinto nel 1678 da Pietro Gaudioso.
Raimondo Annecchino – Storia di Pozzuoli e della
Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960
Pagg. 328 – 329
La chiesa di S. Gennaro alla Solfatara sorge sul
luogo dove fu decapitato S. Gennaro, e precisamente sul Foro di Vulcano.
Ricorda il luogo del martirio un piccolo monumento, nella chiesa, con
una iscrizione molto antica, ma non della epoca di S. Gennaro. Pare che
già da antico tempo fosse ivi sorto un tempietto. Gli storici locali
infatti parlano di ricostruzione riferendosi alla fabbrica del XVI
secoli.
Nel 1580 ad opera del Municipio di Napoli sorse la nuova chiesa ed un
convento attiguo per i Padri Cappuccini, ai quali venne affidata la
custodia della chiesa. La chiesa ebbe successivi restauri nel 1701 e nel
1877 a seguito di un incendio (1860) che la danneggiò molto.
Nella chiesa si conservano la pietra intrisa di sangue del martirio
e la sua famosa statua a mezzo busto in marmo pario, il cui grande
pregio artistico è pari all’immenso fervore religioso di cui il
popolo la circonda. Essa fu giudicata dai Bollandisti la più antica di
questo genere fra quante se ne conoscono di tutto il Cristianesimo.
Tra la fine del 1304 ed i principi del 1305 Carlo II d’Angiò fece
fare il busto di argento di S. Gennaro di Napoli, modellandone il volto
su quello di Pozzuoli.
Una delle più antiche leggende agiografiche cui la statua ha dato luogo
è quella del naso, che appare notevolmente levigato e come appiccicato
sul volto. Crediamo opportuno riportare il breve racconto da mons.
Sarnelli: << Ne’ tempi che i Saraceni devastaron molti luoghi di
Pozzuoli, e ruppero le più belle statue, e fra l’altre questa di S.
Gennaro, cui tagliarono il naso, che dispersosi, procurò la città di
Napoli di rifarlo; ma invano, riuscendo sconfacevole ogni materia; indi
a molti anni fu rinvenuta da’ pescatori entro le reti, e più volte
buttata come vil petruccia; ma continuando a farsi vedere alla fine fu
riconosciuto, e portato alla Statua si spiccò da se stesso e senza
magistero alcuno vi s’affisse, come appunto si vede col segno solo del
taglio>>. Della cicatrice che la statua presenta sul
volto si è già parlato.
Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli e della
zona flegrea. Pozzuoli, 1960
Pag. 261
Ai principi del 1860 uno spiacevole evento turbò la
cittadinanza puteolana: il 22 gennaio un violento incendio, causato
dalle lampade del coro, distrusse la chiesa di S. Gennaro sulla collina
della Solfatara. A riedificarla provvidero il Municipio di Napoli e l’obolo
dei fedeli.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di
Pozzuoli. Napoli, 1964.
Pagg. 131 – 132
Santuario di S. Gennaro
Fu costruito nel 1580 dal Municipio di Napoli in
sostituzione di una antichissima chiesina eretta sul luogo ove, secondo
la tradizione, il santo avrebbe subito il martirio. Restaurato ed
abbellito nel 1701, subì gravi danni nel 1860 a causa di un incendio
che ne distrusse il tetto in legno ed il coro dei frati. Nello stesso
anno il Municipio di Napoli provvide alla rifazione quasi totale della
chiesa, arricchita poi nel 1926, di affreschi e nel 1932 di altari
marmorei.
Facciata:
Preceduta da un viale alberato si presenta semplice
ma francescamente suggestiva con profonde pronao e due belle colonne
tuscanine. Sulle pareti lapidi che ricordano: quella da destra entrando,
la visita del Cardinale Giacomo Cantelmo al Santuario nel 1697, quella a
sinistra i restauri eseguiti nel 1701, quella a destra di chi guarda la
porta di ingresso al tempio, la edificazione della chiesa nel 1580,
quelle a sinistra: la superiore la elevazione del Santuario a Parrocchia
nel 1945, la inferiore la sua costruzione a spese del Comune di Napoli
nel 1580. Sul portale di piperno delicato bassorilievo seicentesco in
marmo raffigurante il volto di Gesù.
Interno:
Ad unica navata coperta da una volta a botte unghiata
e con cappelle laterali.
Un enorme arco trionfale la divide dal presbiterio coperto da una pseudo
cupola affrescata insieme ai pennacchi ed alla volta da L. Tammaro nel
1926. Le cappelle sono intercalato da lesene sormontate da capitelli
ionici. Sul pronao trova posto il coro dei Frati Minori Cappuccini che
officiano il restauro sin dal 1538.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli –
Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
Pozzuoli, 1974.
Chiesa e convento di San Gennaro alla Solfatara
Notizie storico – critiche:
La chiesa fu costruita nel 1580 a spese del Comune di
Napoli in sostituzione di una antichissima chiesina eretta sul luogo ove
secondo la tradizione, il santo avrebbe subito il martirio. Restaurata
ed abbellita nel 1701, subì gravi danni nel 1860 a causa di un incendio
che ne distrusse il tetto in legno ed il coro dei frati. Nello stesso
anno il Municipio di Napoli provvide alla rifazione quasi totale della
chiesa, arricchita poi nel 1926, di affreschi e nel 1932 di altari
marmorei nel 1932. Anche il fu eretto dal Comune di Napoli, nello stesso
periodo in cui fu portata a termine la costruzione della chiesa, su
suolo concessogli dal Capitolo della Cattedrale di Pozzuoli il 2 maggio
1574.
Descrizione:
La chiesa è ad unica navata, coperta da una volta a
botte unghiata e con cappelle laterali. Un arco trionfale la divide dal
presbiterio coperto da una pseudo – cupola. Le cappelle sono
intercalato da lesene sormontate da capitelli ionici.
Sul pronao trova posto il coro dei frati. A destra della chiesa, attorno
ad un piccolo ed interessante chiostro, si sviluppa il convento,
seguendo le regole distributive dei primi monasteri benedettini. Al
piano terra trovano posto la dispensa, la cella vinaria, la cucina ed il
refettorio. Al 1° piano la biblioteca e la clausura dei frati.
Ennio Moscarella. La "pietra di S. Gennaro alla
Solfatara" in Pozzuoli. Napoli, 1975.
Pag. 19
Dopo i restauri la chiesa venne consacrata nel 1708
dal vescovo di Pozzuoli Michele Petirro.
Nella notte fra il 21 e il 22 febbraio 1860 un incendio sviluppatosi
casualmente dal coro ed estesosi al soffitto ligneo, recò gravissimi
danni alla chiesa e distrusse le pitture del Sanfelice. I lavori di
ricostruzione e restauro ordinati dal Comune di Napoli, proprietario
dell’edificio, e diretti dall’architetto Ignazio Rispoli, durarono
fin verso il 1867; il 6 settembre 1877 la chiesa venne di nuovo
consacrata dal vescovo di Pozzuoli Gennaro De Vivo.
Angelo D’Ambrosio – Storia della mia terra.
Pozzuoli, 1976
Pag. 48
Santuario di San Gennaro alla Solfatara.
Fu eretto nel 1580 in sostituzione della basilichetta
edificata, probabilmente nel V o VI secolo, in ricordo del martirio di
san Gennaro.
Restaurato ed abbellito nel 1701, subì danni gravissimi nel 1860 a
causa di un incendio. Nello stesso anno il Municipio di Napoli provvide
a restaurarlo.
Raffaele Giamminelli - La cisterna
"pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
Pozzuoli. Da Bollettino Flegreo. Rivista di storia, arte e scienze. Nuova
serie, anno VIII, n° 1,
gennaio - aprile 1986.
Pagg. 32, ss.
CENNI SUL COMPLESSO CONVENTUALE E SULL’IMPIANTO
IDRICO.
 |
Al posto di un’antica cappella, eretta
secondo la tradizione sul luogo del martirio di San Gennaro e
dei suoi compagni, furono costruiti, tra il 1574 ed il 1580, a
spese del Municipio di Napoli, la chiesa e il monastero con 20
celle, affidate alla custodia dei Frati Minori Cappuccini nel
1582.
In breve tempo il complesso conventuale divenne uno dei più
importanti della Provincia Religiosa Napoletana, tanto da avere
alle sue dipendenze ben tre ospizi: uno a Napoli nella zona di
Chiaia, un altro a Calvizzano e il terzo, con funzione di
residenza estiva dei frati, nei pressi di Pozzuoli, sulla via
Regia (corso Umberto I) e in prossimità del mare.
La chiesa, arricchita ed ampliata nel 1701, fu quasi totalmente
distrutta dall’incendio sviluppatosi nella notte tra il 21 e
il 22 febbraio 1860. Tempestivamente ricostruita su progetto
dell’architetto Ignazio Rispoli, fu completata appena dopo il
colera del 1866 anche con il contributo dei puteolani.
Restaurata e riconsacrata nel 1877, decorata con pitture di
Luigi Tammaro nel 1926, il vescovo Alfonso Castaldo (1934 -
1966) elevò la chiesa di San Gennaro a parrocchia l’11
febbraio 1945, dedicandola anche ai martiri Festo e Desiderio. |
* * *
Il complesso monastico è ubicato lungo la moderna
via Diomitiana (via San Gennaro - Agnano) che ricalca in più punti lo
stesso tracciato dell’antica Antiniana. A quota 120 metri circa sul
livello del mare e in posizione dominante l’intero golfo di Pozzuoli,
la struttura è adagiata su ampie terrazze in buona parte utilizzate ad
orto e giardino.
Chiesa e convento, sistemati a monte del predetto orto, sono distribuiti
intorno ad un piccolo chiostro, secondo le regole classiche delle
costruzione benedettine. A destra dell’ingresso della chiesa si entra
nel monastero che si sviluppa su due livelli: a piano terra sono
sistemati i servizi e la foresteria, al primo, le celle, per la maggior
parte esposte ad Ovest verso il panorama della città di Pozzuoli. la
forma originaria della costruzione, però, ha perso quasi integramente
la sua fisionomia cinquecentesca, per le numerose manomissioni e per l’aggiunta
di altri corpi di fabbrica costruiti di recente.
L’orto, enormemente ridotto all’inizio del nostro secolo con la
costruzione del Tubercolosario, poi sede dell’Ospedale del Sovrano
Ordine Militare di Malta (S.M.O.M.), occupa due terrazze, collegate
mediante una scala che cinge la costruzione cilindrica della cisterna.
AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli.
Napoli, 1986.
Pagg. 103 - 104
San Gennaro
Dove sorgeva l’antica chiesa di san Gennaro,
menzionata sin dalla fine del VI o dagli inizi del VII secolo, fu
edificata una nuova nel 1580 a spese dal municipio di Napoli
Questa, ampliata nel 1701, fu completamente distrutta da un incendio
nella notte tra il 21 e il 22 febbraio 1860
Ricostruita a cura del municipio di Napoli, su progetto dell’architetto
Ignazio Rispoli, fu arricchita di marmi e di affreschi nel 1926.
E’ chiesa parrocchiale dall’11 febbraio 1945 ed è officiati dai
frati minori cappuccini, presenti a Pozzuoli sin dal 1574.
Descrizione:
La facciata, preceduta da un viale alberato, si
presenta semplice e francescamente suggestiva con un profondo pronao e
due belle colonne tuscanine. Sulle pareti del predetto atrio, vi sono
alcune lapidi che ricordano: quella a destra entrando, la visita fatta
alla chiesa nel 1697 dall’arcivescovo di Napoli, card. Giacomo
Cantelmo, quella a sinistra i restauri eseguiti nel 1701, quella a
destra di chi guarda la porta di ingresso, la edificazione della chiesa
nel 1580, quelle a sinistra: la superiore la elevazione a chiesa
parrocchiale nel 1945 e la inferiore la sua costruzione nel 1580, a
spese del municipio di Napoli.
Sul portale in piperno si trova un delicato bassorilievo seicentesco in
marmo, raffigurante il volto di Gesù.
L’interno è ad una navata, coperta da una volta a botte unghiata e
con cappelle laterali.
Un arco trionfale la divide dal presbiterio, coperto da una pseudo
cupola affrescata, insieme ai pennacchi e alla volta, nel 1926 da L.
Tammaro.
Le cappelle sono intercalato da lesene, sormontate da capitelli ionici.
Sul pronao trova posto il coro dei frati.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli.
Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.
Pag. 141
Ospizio a Pozzuoli
I frati Cappuccini di San Gennaro alla Solfatara di
Pozzuoli, il 10 maggio 1676, con atto del notaio Nicola Lanzetta, ebbero
in dono dalla civica Amministrazione (Università) un suolo di 150 palmi
di lunghezza e 150 palmi di larghezza per edificarvi un ospizio-convento
stagionale in località "Buccarìa" ("luogo dove si
amazzavano le vaccine"), da Bucciere = mercante di bestie.
La richiesta scaturì dal fatto che d'estate la collina della Solfatara
era appestata dall'aria puteolente che esalava il vicino lago di Agnano,
destinato alla macerazione della canapa e del lino. Questo quanto
risulta dai documenti, ma in realtà i Cappuccini aspirarono ad
avvicinarsi al centro abitato di Pozzuoli, che già registrava la
presenza dei Domenicani, dei Benedettini, dei Minori Osservanti, dei
Carmelitani, dei Gesuiti, dei Pasqualini, dei Gerolomini e delle
Clarisse, per interesse di ben altra natura.
Con i contributi concessi dai comuni di Napoli e di Pozzuoli e con le
offerte dei fedeli, si dette inizio all'opera il 1° agosto del 1676. La
costruzione, anche se osteggiata dai vicini Domenicani di Gesù Maria
(San Vincenzo), i quali temevano che la cappella dell'erigendo ospizio
dei frati Cappuccini avesse inciso sull'affluenza dei fedeli alla loro
chiesa, fu completata in pochi anni e nel 1690 era già pienamente
funzionante.
Oltre ad ospitare i frati durante la stagione estiva, la struttura era
capace di accogliere, separati dalla clausura, anche stranieri per la
pratica delle cure balneo-termale.
Già verso la fine della prima metà del secolo XVIII, la fabbrica
incominciò a denunziare segni di fatiscenza, provocati dal mare che,
per effetto del bradisismo discendente, invadeva i locali a piano terra.
Fino al 1850, data del suo definitivo abbandono, l'ospizio ebbe bisogno
di numerosi interventi di carattere protettivo contro i marosi.
Con l'incameramento dei beni ecclesiali (7 luglio 1866), l'ospizio
passò prima al demanio nel 1871, poi al Ministro della Marina
Mercantile nel 1875 che lo vendette ad un privato per uso di
pescicoltura e bagni.
Bibliografia
Antonio Parrini – Nuova Guida de’ Forastieri.
Napoli, 1750.
Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e contorni.
Napoli, 1826
Da Sorrento D. - Cenni storici sul monumento secolare
e convento di San Gennaro in Pozzuoli.
Pozzuoli. 1896
Rocco N. - Il santuario di San Gennaro alla Solfatara. Napoli,
1934
Alfano G. B. - Il santuario di San Gennaro di Pozzuoli. Pozzuoli,
1953
Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli… in
pillole, Pozzuoli, Edizione D. Conte, 1959
Raimondo Annecchino – Storia di Pozzuoli e della
Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960
Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli e della
zona flegrea. Pozzuoli, 1960
Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di
Pozzuoli. Napoli, 1964.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli –
Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
Pozzuoli, 1974.
Ennio Moscarella. - La "pietra di S. Gennaro
alla Solfatara" in Pozzuoli. Napoli, 1975.
Angelo D’Ambrosio – Storia della mia terra.
Pozzuoli, 1976
Raffaele Giamminelli - La cisterna
"pensile" nel convento dei cappuccini di San Gennaro a
Pozzuoli. Da Bollettino Flegreo. Rivista di storia, arte e scienze. Nuova
serie, anno VIII, n° 1,
gennaio - aprile 1986.
AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli.
Napoli, 1986.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli.
Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.