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Catalogo dei Beni Architettonici e
Monumentali
| Oggetto : |
Chiesa di Santa Maria della Consolazione, detta
del Carmine |
| Ubicazione : |
Via Carlo Rosini |
| Diocesi : |
Pozzuoli |
| Parrocchia : |
Parrocchia del Carmine |
| Proprietà : |
Curia Vescovile di Pozzuoli |
| Dati catastali : |
Foglio 88, particella A |
| Autore : |
Ignoto |
| Epoca : |
Prima metà Secolo XVI
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| Vincoli : |
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M. N., Pozzuoli, marzo 1983
Collegamento con Beni artistici
Aggiornamento:
Sottoposta a intervento di restauro nel
1983 a seguito dei noti fatti sismici. E’ interessata,
contemporaneamente ai lavori di consolidamento e restauro dell’Ex
Orfanotrofio C. Rosini, su progetto della Soprintendenza ai Beni
Archeologici di Napoli.
M. N, giugno 1986
Collegamento con Istituto
Carlo Rosini
Chiesa e convento del Carmine
L’edificio che fino a qualche
decennio fa ha ospitato l’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini, è
stato in origine un convento dei Carmelitani, istituito dal
nobile napoletano Domenico Sicolo, che era stato priore del
convento del Carmine Maggiore di Napoli e vicario della Provincia
napoletana.
Dalle fonti non risulta ancora ben chiara l’origine della chiesa, se
cioè sia stata fondata insieme al convento, oppure, come è forse più
probabile, i Carmelitani avessero stabilito un primo nucleo del loro
convento in una preesistente chiesa dedicata a San Giacomo apostolo.
L’erezione del complesso monastico, è da far risalire al XV secolo,
se ne ha, infatti, notizia da una Bolla di papa Sisto IV del 22
giugno 1475, con cui veniva approvata la costruzione di dodici chiese e
conventi nel Regno di Napoli. Poco o nulla si conosce della struttura
originaria del convento, ma, è probabile che non si discostasse di
molto dalle forme di altri conventi dello stesso ordine. Nel tempo il
convento ha subito molte modifiche per adattarlo alle diverse
destinazioni d’uso.
Anche se non vi sono notizie certe, è probabile che, insieme alla
chiesa, abbia avuto un primo restauro per riparare i danni subiti dall’eruzione
del monte Nuovo. Sono, invece, storicamente attendibili alcuni lavori di
restauro eseguiti nel Seicento, ad opera del priore Anastasio Palma
e, altri intorno alla metà del settecento dal priore maestro Andrea
Ferdinando Scala.
La chiesa, che ospitava una confraternita intitolata a San Giacomo, nel
tempo stabilì presso i credenti una intensa devozione verso la Madonna
del Carmine.
Il convento cessò la propria attività il 30 settembre 1806, quando il
re di Napoli Giuseppe Bonaparte decretò la soppressione degli
ordini monastici. Il vescovo Carlo Maria Rosini
(1797-1836) ottenne dal re la concessione del convento e della chiesa,
con tutte le rendite annesse. Negli anni dal 1810 al 1817 la chiesa fu
ampliata e abbellita di nuovi altari e dedicata alla Madonna della
Consolazione, che è ancora l’attuale titolo della chiesa, anche
se è comunemente chiamata Carmine per l’antica devozione
introdotta dai Carmelitani.
Nell’ex convento, il Rosini vi trasferì il Ritiro di Santa Maria
della Consolazione, dallo stesso fondato e inaugurato il 25 marzo
1802 e che era provvisoriamente sistemato nei locali del vecchio
Seminario (Palazzo Venezia - Via Carmine).
In questo ritiro, le orfanelle povere della città, oltre a trovare
asilo, ricevevano un’educazione ed imparavano un mestiere. All’uopo
il vescovo aprì anche uno stabilimento per la lavorazione della lana (Lanificio
in via Carmine).
Il vescovo Rosini era talmente legato all’orfanotrofio e alla chiesa,
che alla sua morte volle essere qui sepolto, invece che nel Duomo.
Un ulteriore intervento alla chiesa è documentato dall’epigrafe posta
sulla facciata, che ricorda come questa lasciata incompiuta dal Rosini
fu completata da Ludovico di Borbone.
QVEM TEMPLI HVJVS ORPHANOTROPHII QVE
PROSPECTVM
ABNORMEM INORNATVM QVE RELIQVERAT
KAROLVS MARIA ROSINIVS EPVS PVTEOLANVS
HVNC AD IVSTAM ARCHITECTONICES NORMAM
EXIGI
TECTORIO QVE OPERE EXORNARI
ANNO REPARATAE SALVTIS MDCCCXLVI
LVDOVICVS BORBONIVS AQVILAE COMES
PRO GENTILITIA IN B.M. VIRGINEM PIETATE
SVB EXPECTATIONIS PARTVS TITVLO CELEBRATISSIMAM
SVA PECVNIA IVSSIT
ALIIS ATQ. ALIIS ADJECTIS COROLLARIIS
NE TANTAE PRINCIPIS PIENTISSIMI
MVNIFICENTIAE MEMORIA
TEMPORIS EDACITATE DEPERIRET
RAPHAEL PVRPO EPVS PVTEOLANVS
HVNC LAPIDEM P.C.
Dopo l’unità d’Italia, il ritiro
fu retto dalla Congrega di Carità, l’istituzione che
amministrava i beni ecclesiastici incamerati dallo Stato Italiano. Nel
1887 il vescovo Gennaro De Vivo (1876-1893) affidò alle Suore
di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, la cura e la direzione
dell’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini, istituito nel 1882 e nato
dalla fusione del Ritiro di Santa Maria della Consolazione con il
Lanificio. Le stesse suore, successivamente, diedero vita ad una scuola
elementare, ad un laboratorio di taglio, cucito e ricamo e ad un
giardino d'infanzia.
La chiesa ha avuto altri rifacimenti per riparare i danni del terremoto
del luglio 1930 e del bombardamento aereo dell'agosto 1943.
In tempi recenti l'orfanotrofio era gestito dall’E.C.A.. (Ente
Comunale di Assistenza) e, con la soppressione di questo,
direttamente dal Comune di Pozzuoli. L’edificio di via Carlo Maria
Rosini è stato sgomberato nel 1983 in seguito ai danni riportati per l’acuirsi
del bradisismo ascendente. L’istituzione continua la sua benefica
funzione in un nuovo edificio in via Vigne, gestito ancora dalle Suore
di Carità.
Nell’ambito dei piani di recupero della città, seguiti al bradisismo
'83 '85, l’edificio dell’Istituto Carlo Maria Rosini era destinato
ad ospitare uffici comunali; in particolare la sala consiliare con tutti
i servizi annessi, interrata nel cortile del fabbricato.
I lavori di ristrutturazione sono stati sospesi, sia per mancanza di
fondi, sia perché sono venuti alla luce cospicui resti di epoca romana,
sicuramente riferibili all’area del Foro dell’antica Puteoli.
La chiesa di Santa Maria della Consolazione è stata elevata a
parrocchia nell'aprile 1943, del vescovo Alfonso Castaldo
(1934-1966). Dal 1964 svolge anche le funzioni di Cattedrale,
dopo che l’incendio del 14 maggio di quello stesso anno, aveva
distrutto la chiesa di San Procolo.
La facciata è molto semplice, e spicca un portale marmoreo con la
dedica alla Madonna della Consolazione DEIPARAE CONSOLATRICI SACRUM,
sovrastato da un medaglione ottocentesco in cui è raffigurata la
Madonna. Questo dipinto su muro era ormai irrecuperabile, nonostante i
restauri del 1992 e in occasione dei cinquant’anni dell’elevazione a
parrocchia è stato sostituito da un disegno realizzato su maiolica,
identico al quadro dell'altare maggiore.
L’interno è ad una navata coperta a botte con cappelle laterali.
A sinistra dell’ingresso vi è la cappella di santa Lucia,
chiusa da una balaustra marmorea del 1747. L’altare è in marmo
policromo del 1738 e al centro del paliotto è raffigurata ad intarsio l’immagine
della santa. Nella nicchia sovrastante vi è la statua lignea della
santa, del XIX secolo. Sulle pareti laterali della cappella, due dipinti
del 1942 di M. Richter, raffigurano sant’Agnese e
santa Cecilia. Segue una cappella senza titolare e presenta una
balaustra marmorea con uno stemma nobiliare, appartenente probabilmente
al committente.
Una terza, piccola, cappella dedicata alla Vergine del Rosario,
ed ha anch’essa una piccola balaustra in marmo con uno stemma
nobiliare.
Nel transetto, a sinistra dell’altare maggiore, si trova l’altare
cosiddetto della Madonna del Parto. Fu fatto costruire, nel 1750
dal nobile puteolano Andrea Di Fraia, il cui stemma si trova ai
lati del paliotto. Le colonne e il frontone furono aggiunti nel 1846 da Ludovico
di Borbone conte d'Aquila. Al centro del frontone vi è,
infatti, lo stemma della casa reale.
Nella nicchia sopra l’altare vi sono le statue lignee della Madonna
e di San Giuseppe, opera dello scultore Pietro di Belverte
(XVI secolo) e furono donate alla chiesa dal viceré spagnolo Don
Pedro de Toledo.
Re Ferdinando II di Borbone (1830-1859), quando la regina
Maria Teresa era incinta, insieme ad essa e con il seguito, veniva a
pregare presso questa immagine e dopo il lieto evento tornava insieme
alla consorte e al neonato per ringraziare la Vergine.
Questa tradizione ha fatto si che, anche presso le donne puteolane, si
diffondesse una particolare venerazione per questa Madonna che è
diffusa ancora oggi.
L’altare maggiore fu eretto nel 1810 nel corso dei lavori di restauro
realizzati dal vescovo Rosini. Il paliotto, ai cui lati vi sono i
monogrammi del vescovo, era un pregevole lavoro d’intarsio con marmi,
madreperle, lapislazzuli e altre pietre preziose. Sopra l’altare vi è
un trono marmoreo, al cui centro è posto un dipinto su tela della Madonna
della Consolazione, di ignoto del XIX secolo. L’altare è
chiuso anteriormente da una balaustra marmorea. Il paliotto è stato
trafugato nel corso del bradisismo ‘83 – ‘84.
A destra dell’altare maggiore vi è quello dedicato a san Carlo
Borromeo, e realizzato in stile barocco nel 1818. Il paliotto è un
bellissimo lavoro d’intarsio di marmi policromi.
Allo stesso modo dell’altare della Madonna, è sormontato da due
colonne di marmo e da un frontone curvo, al centro del quale è posto lo
stemma del vescovo Rosini. Sopra l’altare, delimitato dalle colonne vi
è un dipinto su tela, di ignoto, del XIX secolo, che raffigurante san
Carlo Borromeo in preghiera.
Ai piedi di questo altare si trova una lastra marmorea che chiude la
tomba del vescovo Carlo Maria Rosini.
HEIC RESVRRECTIONEM EXSPECTAT
KAROLVS MARIA ROSINIVS
EPISCOPVS PUTEOLANVS
HVIVS PVELLARVM ORPHANOTROPHI
FVNDATOR
TEMPLI QVE INSTAVRATOR
QVI SIBI VIVENS REQVIETORVM COMPARAVIT
SEDIT ANNOS XXX VIII MENS VNVM DI XXIX
VIXIT ANNOS LXXX VII MENS X DI XVII
OBIT XIV KAL. MAR. ANNO DOM CI I CCCXXXVI
---------------
VENI DOMINE IESV
DILEXI DECOREM DOMVS TVAE
Segue, sulla parete, un dipinto su
tela, di ignoto, raffigurante la Madonna di Costantinopoli.
La cappella successiva è ormai priva di titolare; qui, in una nicchia
sulla sinistra trovava posto una scultura lignea policroma del XVI
secolo raffigurante San Giacomo. Quest’ultima è ancora
conservata anche se non più esposta ai fedeli, faceva parte della
vecchia chiesa intitolata all’Apostolo.
Sulla parete destra di questa cappella, si trova ancora una piccola
nicchia, con una vaschetta nella base. Trattassi di un sacrario, cioè
una vaschetta dove si raccoglieva l’acqua usata per le purificazioni,
o gli oggetti benedetti ridotti in cenere.
Questo sacrario era decorato con dipinti sul muro, che stanno mano mano
scomparendo.
A destra dell'ingresso vi è la cappella della Madonna del Carmine.
L’altare, in marmi policromi, ha un paliotto con al centro un intarsio
raffigurante la Madonna del Carmelo. In nicchia, sopra l’altare,
vi è una statua lignea della Madonna. La cappella è completata da una
balaustra in marmo del 1747.
Archivi Vescovili di Pozzuoli – Atti
relativi alle chiese e conventi puteolani. 1642
S.R.M.
"Il priore del convento di S.
Giacomo dei Carmelitani di Pozzuoli… come nell’anno 1642 volendo il
priore di quel tempo ampliare quella loro chiesa pigliò in enfitesimo
perpetuo tre quarti di mogio"…
Archivi Vescovili di Pozzuoli – Atti
relativi alle chiese e conventi puteolani. 1789
S.R.M.
La città di Pozzuoli prostata al
vostro Real Trono, con umile supplica l’espone, come, esiste in questa
vostra città una chiesa sotto il titolo di S. Giacomo apostolo,
governata dai RR.PP. Carmelitani, quale chiesa trovasi coperta di tetto,
e che da molto tempo ha patito una lesione, motivo per cui ci si entra
con pericolo della vita, essendo qualche volta cascata qualche tegola, a
quale effetto scrisse la Supplicante (Città di Pozzuoli) al Sup.
Provinciale della Provincia, acciò si fosse compiaciuto riparare ad un
tale inconveniente, non potendo il cennato convento portare una tale
spesa, essendo di tenue rendita, ma la sua domanda non ebbe luogo presso
questo Superiore; per cui ne ricorre all’innata clemenza della M.V.;
ed esponendola esser troppo necessario che esistesse tale chiesa, e
convento in detta vostra Città, sul motivo, che ritrovasi molto
discosto dalla Parrocchia, e spesso son chiamati essi RR.PP. a
somministrare i SS. Sacramenti a poveri infermi, e delle penitenze, e
dell’eucaristia, ad assistere ancora a moribondi, se ancora perché
predicano tutto il giorno al Popolo, che, ivi vi concorre in varie
occasioni, e di novene, e di altre funzioni, e tanto in detta Città si
venera la Miracolosa Santissima Immagine di Maria SS.: sotto il titolo
del Parto, principal protettrice di detta vostra Città, e la supplica
al detto Capo della cennata Provincia, che procurasse di fare in modo,
che seguisse la riparazione di detto Tetto, acciò potessero detti RR.
PP. Seguitare a fare che hanno fatto per il passato, per il buon governo
delle anime…".
Le firme sulla lettera sono dei rappresentanti della città.
Lorenzo Palatino – Storia di
Pozzuoli e Contorni. Napoli, 1826.
Pag. 13
Tempio di San Giacomo
Poco lungi alla villa Cardito vi si
ravvisa alzato il tempio di San Giacomo, restandogli un grande spazio in
prospetto. Questo tempio si distingue fra gli altri molti che sono in
Pozzuoli per la semplicità ed eleganza.
Evvi un conservatorio di zitelle sotto la provvida cura del
rispettabile, e benemerito prelato Monsignor Rosini; come anche in altro
edificio nella medesima piazza evvi uno stabilimento di lanificio.
Raimondo Annecchino – Storia di
Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960
Pag. 326
Chiesa di S. Giacomo
Il convento di S. Giacomo Apostolo dei
PP. Carmelitani fu fondata ed eretta da Domenico Sicolo, patrizio
puteolano. Costui era stato Priore del Convento del Carmine Maggiore di
Napoli e Vicario della provincia napoletana, Terra di Lavoro e
Basilicata. L’annessa chiesa (che poi fu detta del Carmine) fu
edificata intorno alla metà del sec. XVII ad opera del P. Anastasio
Palma,(20) ex priore del
Carmine Maggiore di Napoli.
La chiesa ed il convento, poiché rovinavano in varie parti, furono
verso la metà del sec. XVIII restaurate dal priore Andrea Ferdinando
Scala di Pozzuoli. si dice che le statue della Vergine del Parto e di S.
Giuseppe che si venerano in tale chiesa siano state donate da don Pedro
di Toledo che, nel tempo che faceva la villeggiature a Pozzuoli,
contribuì alla fabbrica della chiesa con generose elargizioni.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele
Giamminelli – Chiese di Pozzuoli. Napoli,
1964.
Pagg. 120 – 121
CARMINE
Eretta dai Padri Carmelitani del
Carmine Maggiore di Napoli nei primi anni del ‘500 e dedicata all’apostolo
S. Giacomo, fu restaurata nella seconda metà del ‘700.
Soppressi i Carmelitani nel 1806 per ordine del re di Napoli Giuseppe
Bonaparte, il vescovo Carlo Maria Rosini l’ebbe in custodia e negli
anni 1810 – 1817 dopo averla ampliata e dotata di altari preziosi, la
dedicò alla Madonna della Consolazione. Nel 1846 il Conte d’Aquila
Luigi di Borbone la restaurò e l’abbellì notevolmente. Importanti
rifacimenti furono compiuti in seguito ai danni causati dal terremoto
del luglio 1930 e dall’incursione aerea del 1943.
La devozione alla Vergine detta "del Carmine",
introdotta dal Carmelitani è rimasta vivissima, ha fatto si che questa
chiesa ancora oggi venisse chiamata la "chiesa del Carmine".
Facciata:
Nelle linee essenziali è molto bella
e si ispira allo stile toscano del ‘500. Il medaglione sovrastante il
portale marmoreo è della prima metà dell’800.
Interno:
La pianta è cinquecentesca con
cappelle laterali e modesto accenno di transetto la cui parte centrale
è coperta da un tiburio di transetto la cui parte centrale è coperta
da un tiburio mentre la navata da una volta a botte unghiata. Le linee
architettoniche interne rispecchiano lo stile della facciata.
Interessanti ed originali le due acquasantiere poste fra i piedistalli e
le colonne tuscanico che sorreggono la grande cantoria.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele
Giamminelli – Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
Pozzuoli, 1974.
Eretta dai Padri Carmelitani del
Carmine Maggiore di Napoli nei primi anni del ‘500 e dedicata all’apostolo
S. Giacomo, fu restaurata nella seconda metà del ‘700. Soppressi i
Carmelitani nel 1806 per ordine del re di Napoli Giuseppe Bonaparte fu
affidata alle cure del vescovo Carlo Maria Rosini che dopo aver ampliata
e dotata di altari in marmo policromo la dedicò alla Madonna della
Consolazione. Il Conte d’Aquila Luigi di Borbone la restaurò e l’abbellì
notevolmente.
Descrizione:
Nelle linee essenziali è molto bella
e si ispira allo stile toscano del ‘500. La pianta è cinquecentesca
con cappelle laterali e modesto accenno di transetto la cui parte
centrale è coperta da un tiburio di transetto la cui parte centrale è
coperta da un tiburio, mentre la navata da una volta a botte unghiata.
Le linee architettoniche interne rispecchiano il severo stile della
facciata. Interessanti ed originali le due acquasantiere poste fra i
piedistalli e le colonne di tipo tuscanico che sorreggono la grande
cantoria.
Angelo D’Ambrosio – Storia della
mia terra. Pozzuoli, 1976.
Pag. 47
Chiesa di Santa Maria della
Consolazione, detta del Carmine.
Via Carlo Rosini.
Eretta nei primi anni del ‘500 dai
Padri Carmelitani del Carmine Maggiore di Napoli e dedicata all’apostolo
San Giacomo, fu restaurata nella seconda metà del ‘700.
Il vescovo Carlo Rosini (1797 – 1836), dopo la soppressione dei
Carmelitani nel Regno di Napoli, avvenuta il 30 settembre 1806, l’ampliò
e la consacrò alla Madonna della Consolazione.
AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) –
Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986
Pag. 109
Carmine
Cenni storici
Edificata con l’attiguo convento dai
frati carmelitani del Carmine maggiore di Napoli alla fine del ’400
agli inizi del ‘500 e dedicata a San Giacomo apostolo, fu rifatta
nella prima metà del ‘600 e restaurata nella seconda metà del ‘700.
Dopo la soppressione dei frati carmelitani, decretata nel 1806 dal re di
Napoli Giuseppe Bonaparte, il vescovo Carlo Maria Rosini l’ebbe in uso
e, dopo averla ampliata ed abbellita negli anni 1810 – 1817, la
dedicò alla Madonna della Consolazione.
La devozione alla Vergine del Carmine, introdotta dai frati carmelitani
è rimasta vivissima anche dopo il loro allontanamento da Pozzuoli, ha
fatto sì che questa chiesa venisse chiamata fedeli il Carmine.
E’ chiesa parrocchiale dall’11 aprile 1943.
Descrizione
La facciata nelle linee essenziali è
molto bella e s'ispira allo stile toscano del '500. Il medaglione
sovrastante il portale marmoreo è della prima metà del secolo XIX.
La pianta è cinquecentesca con cappelle laterali e modesto accenno di
transetto la cui parte centrale è coperta da un tiburio e la navata da
una volta a botte unghiata. Le linee architettoniche interne
rispecchiano il severo stile della facciata.
Interessante ed originali le due acquasantiere, poste fra i piedistalli
e le colonne di tipo tuscanico che sorreggono la grande cantoria.
Raffaele Giamminelli - Il centro
antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo.
Napoli, 1987.
Pag. 52
Via Carlo Rosini, chiesa del Carmine.
Si suppone che la chiesa di San
Giacomo apostolo, affidata alla cura dei Carmelitani di Napoli, esista
dai primi anni del secolo XVI, perché in un atto di un certo notaio
Vernusio del 27 settembre 1583 si fa riferimento ad una preesistente
confraternita laicale sotto lo stesso titolo. L'attuale chiesa, con
annesso convento, invece, è documentata in un atto del 29 agosto 1672
del notaio Di Bonito (Artigliere 1969, p. XI) e fu costruita dal padre
Anastasio Palma, già priore del Carmine Maggiore di Napoli (Annecchino
1960, p. 326). La costruzione fu quasi interamente rifatta nel 1689 a
causa dei danni subiti dal terremoto dell'anno precedente.
"Soppressi i Carmelitani nel 1806
per ordine del re di Napoli Giuseppe Bonaparte, il vescovo Carlo Maria
Rosini l'ebbe in custodia e negli anni 1810 - 1817 dopo averla ampliata
e dotata di altari preziosi, la dedicò alla Madonna della Consolazione.
Nel 1846 il Conte d'Aquila Luigi di Borbone la restaurò e l'abbellì
notevolmente. Importanti rifacimenti furono compiuti in seguito ai danni
causati dal terremoto del luglio 1930 e dall'incursione aerea
dell'agosto 1943.
La devozione alla Vergine detta <<del Carmine>>,
introdotta dai Carmelitani è rimasta vivissima, ha fatto sì che questa
chiesa ancora oggi venisse chiamata la <<chiesa del Carmine>>."
(D'Ambrosio 1964, pp. 120 - 121).
Nella chiesa, esattamente a sinistra
dell'altare maggiore, si conservano due bellissime sculture lignee
policrome, goffamente drappeggiate. Risalgono alla prima metà del
secolo XVI e sono attribuite all'intagliatore Pietro Belverte di
Bergamo. Pare appartenessero a don Pedro de Toledo che le donò alla
confraternita di San Giacomo. Il gruppo che, inequivocabilmente,
rappresenta la Sacra Famiglia è noto soltanto per la devozione alla
Madonna detta "del parto".
Dopo la chiusura, avvenuta con gli eventi bradisismici della seconda
metà del 1983, la chiesa è stata oggetto di lavori di ripristino
statico ed è stata anche "visitata" dai ladri che hanno
asportato, tra l'altro, il bellissimo paliotto dell'altare maggiore con
preziosi intarsi in madreperla e lapislazzuli.
Bibliografia
Da Archivi
Vescovili di Pozzuoli – Atti relativi alle chiese e conventi puteolani.
1642
Da Archivi
Vescovili di Pozzuoli – Atti relativi alle chiese e conventi puteolani.
1789
Lorenzo Palatino – Storia di
Pozzuoli e Contorni. Napoli, 1826.
Raimondo Annecchino – Storia di
Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960
Angelo D’Ambrosio, Raffaele
Giamminelli – Chiese di Pozzuoli. Napoli,
1964.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele
Giamminelli – Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
Pozzuoli, 1974.
Angelo D’Ambrosio – Storia della
mia terra. Pozzuoli, 1976.
AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) –
Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986
Raffaele Giamminelli - Il centro
antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo.
Napoli, 1987.
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Estratto della zona interessata da Mario
Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584 |
| Particolare dal disegno del G. Ricciardelli,
Napoli 1768. |
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Foto 1:
facciata sul largo del Carmine.
Adinolfi Aldo, giugno 1985. |
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Foto 2:
interno.
Compagnone Gennaro, aprile
1983 |
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Foto 3:
prospetto laterale da Nord, si notano le coperture dell’abside
e quella della cupola.
Adinolfi Aldo, giugno 1985. |
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