Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto : Chiesa di Santa Maria della Consolazione, detta del Carmine
Ubicazione : Via Carlo Rosini
Diocesi : Pozzuoli
Parrocchia : Parrocchia del Carmine
Proprietà : Curia Vescovile di Pozzuoli
Dati catastali : Foglio 88, particella A
Autore : Ignoto
Epoca : Prima metà Secolo XVI
Vincoli :  

M. N., Pozzuoli, marzo 1983

Collegamento con Beni artistici

Aggiornamento:

Sottoposta a intervento di restauro nel 1983 a seguito dei noti fatti sismici. E’ interessata, contemporaneamente ai lavori di consolidamento e restauro dell’Ex Orfanotrofio C. Rosini, su progetto della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Napoli.

M. N, giugno 1986

Collegamento con Istituto Carlo Rosini

Chiesa e convento del Carmine

L’edificio che fino a qualche decennio fa ha ospitato l’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini, è stato in origine un convento dei Carmelitani, istituito dal nobile napoletano Domenico Sicolo, che era stato priore del convento del Carmine Maggiore di Napoli e vicario della Provincia napoletana.
Dalle fonti non risulta ancora ben chiara l’origine della chiesa, se cioè sia stata fondata insieme al convento, oppure, come è forse più probabile, i Carmelitani avessero stabilito un primo nucleo del loro convento in una preesistente chiesa dedicata a San Giacomo apostolo.
L’erezione del complesso monastico, è da far risalire al XV secolo, se ne ha, infatti, notizia da una Bolla di papa Sisto IV del 22 giugno 1475, con cui veniva approvata la costruzione di dodici chiese e conventi nel Regno di Napoli. Poco o nulla si conosce della struttura originaria del convento, ma, è probabile che non si discostasse di molto dalle forme di altri conventi dello stesso ordine. Nel tempo il convento ha subito molte modifiche per adattarlo alle diverse destinazioni d’uso.
Anche se non vi sono notizie certe, è probabile che, insieme alla chiesa, abbia avuto un primo restauro per riparare i danni subiti dall’eruzione del monte Nuovo. Sono, invece, storicamente attendibili alcuni lavori di restauro eseguiti nel Seicento, ad opera del priore Anastasio Palma e, altri intorno alla metà del settecento dal priore maestro Andrea Ferdinando Scala.
La chiesa, che ospitava una confraternita intitolata a San Giacomo, nel tempo stabilì presso i credenti una intensa devozione verso la Madonna del Carmine.
Il convento cessò la propria attività il 30 settembre 1806, quando il re di Napoli Giuseppe Bonaparte decretò la soppressione degli ordini monastici. Il vescovo Carlo Maria Rosini (1797-1836) ottenne dal re la concessione del convento e della chiesa, con tutte le rendite annesse. Negli anni dal 1810 al 1817 la chiesa fu ampliata e abbellita di nuovi altari e dedicata alla Madonna della Consolazione, che è ancora l’attuale titolo della chiesa, anche se è comunemente chiamata Carmine per l’antica devozione introdotta dai Carmelitani.
Nell’ex convento, il Rosini vi trasferì il Ritiro di Santa Maria della Consolazione, dallo stesso fondato e inaugurato il 25 marzo 1802 e che era provvisoriamente sistemato nei locali del vecchio Seminario (Palazzo Venezia - Via Carmine).
In questo ritiro, le orfanelle povere della città, oltre a trovare asilo, ricevevano un’educazione ed imparavano un mestiere. All’uopo il vescovo aprì anche uno stabilimento per la lavorazione della lana (Lanificio in via Carmine).
Il vescovo Rosini era talmente legato all’orfanotrofio e alla chiesa, che alla sua morte volle essere qui sepolto, invece che nel Duomo.
Un ulteriore intervento alla chiesa è documentato dall’epigrafe posta sulla facciata, che ricorda come questa lasciata incompiuta dal Rosini fu completata da Ludovico di Borbone.

QVEM TEMPLI HVJVS ORPHANOTROPHII QVE
PROSPECTVM
ABNORMEM INORNATVM QVE RELIQVERAT
KAROLVS MARIA ROSINIVS EPVS PVTEOLANVS
HVNC AD IVSTAM ARCHITECTONICES NORMAM
EXIGI
TECTORIO QVE OPERE EXORNARI
ANNO REPARATAE SALVTIS MDCCCXLVI
LVDOVICVS BORBONIVS AQVILAE COMES
PRO GENTILITIA IN B.M. VIRGINEM PIETATE
SVB EXPECTATIONIS PARTVS TITVLO CELEBRATISSIMAM
SVA PECVNIA IVSSIT
ALIIS ATQ. ALIIS ADJECTIS COROLLARIIS
NE TANTAE PRINCIPIS PIENTISSIMI
MVNIFICENTIAE MEMORIA
TEMPORIS EDACITATE DEPERIRET
RAPHAEL PVRPO EPVS PVTEOLANVS
HVNC LAPIDEM P.C.

Dopo l’unità d’Italia, il ritiro fu retto dalla Congrega di Carità, l’istituzione che amministrava i beni ecclesiastici incamerati dallo Stato Italiano. Nel 1887 il vescovo Gennaro De Vivo (1876-1893) affidò alle Suore di Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, la cura e la direzione dell’Orfanotrofio Carlo Maria Rosini, istituito nel 1882 e nato dalla fusione del Ritiro di Santa Maria della Consolazione con il Lanificio. Le stesse suore, successivamente, diedero vita ad una scuola elementare, ad un laboratorio di taglio, cucito e ricamo e ad un giardino d'infanzia.
La chiesa ha avuto altri rifacimenti per riparare i danni del terremoto del luglio 1930 e del bombardamento aereo dell'agosto 1943.
In tempi recenti l'orfanotrofio era gestito dall’E.C.A.. (Ente Comunale di Assistenza) e, con la soppressione di questo, direttamente dal Comune di Pozzuoli. L’edificio di via Carlo Maria Rosini è stato sgomberato nel 1983 in seguito ai danni riportati per l’acuirsi del bradisismo ascendente. L’istituzione continua la sua benefica funzione in un nuovo edificio in via Vigne, gestito ancora dalle Suore di Carità.
Nell’ambito dei piani di recupero della città, seguiti al bradisismo '83 '85, l’edificio dell’Istituto Carlo Maria Rosini era destinato ad ospitare uffici comunali; in particolare la sala consiliare con tutti i servizi annessi, interrata nel cortile del fabbricato.
I lavori di ristrutturazione sono stati sospesi, sia per mancanza di fondi, sia perché sono venuti alla luce cospicui resti di epoca romana, sicuramente riferibili all’area del Foro dell’antica Puteoli.
La chiesa di Santa Maria della Consolazione è stata elevata a parrocchia nell'aprile 1943, del vescovo Alfonso Castaldo (1934-1966). Dal 1964 svolge anche le funzioni di Cattedrale, dopo che l’incendio del 14 maggio di quello stesso anno, aveva distrutto la chiesa di San Procolo.
La facciata è molto semplice, e spicca un portale marmoreo con la dedica alla Madonna della Consolazione DEIPARAE CONSOLATRICI SACRUM, sovrastato da un medaglione ottocentesco in cui è raffigurata la Madonna. Questo dipinto su muro era ormai irrecuperabile, nonostante i restauri del 1992 e in occasione dei cinquant’anni dell’elevazione a parrocchia è stato sostituito da un disegno realizzato su maiolica, identico al quadro dell'altare maggiore.
L’interno è ad una navata coperta a botte con cappelle laterali.
A sinistra dell’ingresso vi è la cappella di santa Lucia, chiusa da una balaustra marmorea del 1747. L’altare è in marmo policromo del 1738 e al centro del paliotto è raffigurata ad intarsio l’immagine della santa. Nella nicchia sovrastante vi è la statua lignea della santa, del XIX secolo. Sulle pareti laterali della cappella, due dipinti del 1942 di M. Richter, raffigurano sant’Agnese e santa Cecilia. Segue una cappella senza titolare e presenta una balaustra marmorea con uno stemma nobiliare, appartenente probabilmente al committente.
Una terza, piccola, cappella dedicata alla Vergine del Rosario, ed ha anch’essa una piccola balaustra in marmo con uno stemma nobiliare.
Nel transetto, a sinistra dell’altare maggiore, si trova l’altare cosiddetto della Madonna del Parto. Fu fatto costruire, nel 1750 dal nobile puteolano Andrea Di Fraia, il cui stemma si trova ai lati del paliotto. Le colonne e il frontone furono aggiunti nel 1846 da Ludovico di Borbone conte d'Aquila. Al centro del frontone vi è, infatti, lo stemma della casa reale.
Nella nicchia sopra l’altare vi sono le statue lignee della Madonna e di San Giuseppe, opera dello scultore Pietro di Belverte (XVI secolo) e furono donate alla chiesa dal viceré spagnolo Don Pedro de Toledo.
Re Ferdinando II di Borbone (1830-1859), quando la regina Maria Teresa era incinta, insieme ad essa e con il seguito, veniva a pregare presso questa immagine e dopo il lieto evento tornava insieme alla consorte e al neonato per ringraziare la Vergine.
Questa tradizione ha fatto si che, anche presso le donne puteolane, si diffondesse una particolare venerazione per questa Madonna che è diffusa ancora oggi.
L’altare maggiore fu eretto nel 1810 nel corso dei lavori di restauro realizzati dal vescovo Rosini. Il paliotto, ai cui lati vi sono i monogrammi del vescovo, era un pregevole lavoro d’intarsio con marmi, madreperle, lapislazzuli e altre pietre preziose. Sopra l’altare vi è un trono marmoreo, al cui centro è posto un dipinto su tela della Madonna della Consolazione, di ignoto del XIX secolo. L’altare è chiuso anteriormente da una balaustra marmorea. Il paliotto è stato trafugato nel corso del bradisismo ‘83 – ‘84.
A destra dell’altare maggiore vi è quello dedicato a san Carlo Borromeo, e realizzato in stile barocco nel 1818. Il paliotto è un bellissimo lavoro d’intarsio di marmi policromi.
Allo stesso modo dell’altare della Madonna, è sormontato da due colonne di marmo e da un frontone curvo, al centro del quale è posto lo stemma del vescovo Rosini. Sopra l’altare, delimitato dalle colonne vi è un dipinto su tela, di ignoto, del XIX secolo, che raffigurante san Carlo Borromeo in preghiera.
Ai piedi di questo altare si trova una lastra marmorea che chiude la tomba del vescovo Carlo Maria Rosini.

HEIC RESVRRECTIONEM EXSPECTAT
KAROLVS MARIA ROSINIVS
EPISCOPVS PUTEOLANVS
HVIVS PVELLARVM ORPHANOTROPHI
FVNDATOR
TEMPLI QVE INSTAVRATOR
QVI SIBI VIVENS REQVIETORVM COMPARAVIT
SEDIT ANNOS XXX VIII MENS VNVM DI XXIX
VIXIT ANNOS LXXX VII MENS X DI XVII
OBIT XIV KAL. MAR. ANNO DOM CI I CCCXXXVI
---------------
VENI DOMINE IESV
DILEXI DECOREM DOMVS TVAE

Segue, sulla parete, un dipinto su tela, di ignoto, raffigurante la Madonna di Costantinopoli.
La cappella successiva è ormai priva di titolare; qui, in una nicchia sulla sinistra trovava posto una scultura lignea policroma del XVI secolo raffigurante San Giacomo. Quest’ultima è ancora conservata anche se non più esposta ai fedeli, faceva parte della vecchia chiesa intitolata all’Apostolo.
Sulla parete destra di questa cappella, si trova ancora una piccola nicchia, con una vaschetta nella base. Trattassi di un sacrario, cioè una vaschetta dove si raccoglieva l’acqua usata per le purificazioni, o gli oggetti benedetti ridotti in cenere.
Questo sacrario era decorato con dipinti sul muro, che stanno mano mano scomparendo.
A destra dell'ingresso vi è la cappella della Madonna del Carmine. L’altare, in marmi policromi, ha un paliotto con al centro un intarsio raffigurante la Madonna del Carmelo. In nicchia, sopra l’altare, vi è una statua lignea della Madonna. La cappella è completata da una balaustra in marmo del 1747.

Archivi Vescovili di Pozzuoli – Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1642

S.R.M.

"Il priore del convento di S. Giacomo dei Carmelitani di Pozzuoli… come nell’anno 1642 volendo il priore di quel tempo ampliare quella loro chiesa pigliò in enfitesimo perpetuo tre quarti di mogio"…

Archivi Vescovili di Pozzuoli – Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1789

S.R.M.

La città di Pozzuoli prostata al vostro Real Trono, con umile supplica l’espone, come, esiste in questa vostra città una chiesa sotto il titolo di S. Giacomo apostolo, governata dai RR.PP. Carmelitani, quale chiesa trovasi coperta di tetto, e che da molto tempo ha patito una lesione, motivo per cui ci si entra con pericolo della vita, essendo qualche volta cascata qualche tegola, a quale effetto scrisse la Supplicante (Città di Pozzuoli) al Sup. Provinciale della Provincia, acciò si fosse compiaciuto riparare ad un tale inconveniente, non potendo il cennato convento portare una tale spesa, essendo di tenue rendita, ma la sua domanda non ebbe luogo presso questo Superiore; per cui ne ricorre all’innata clemenza della M.V.; ed esponendola esser troppo necessario che esistesse tale chiesa, e convento in detta vostra Città, sul motivo, che ritrovasi molto discosto dalla Parrocchia, e spesso son chiamati essi RR.PP. a somministrare i SS. Sacramenti a poveri infermi, e delle penitenze, e dell’eucaristia, ad assistere ancora a moribondi, se ancora perché predicano tutto il giorno al Popolo, che, ivi vi concorre in varie occasioni, e di novene, e di altre funzioni, e tanto in detta Città si venera la Miracolosa Santissima Immagine di Maria SS.: sotto il titolo del Parto, principal protettrice di detta vostra Città, e la supplica al detto Capo della cennata Provincia, che procurasse di fare in modo, che seguisse la riparazione di detto Tetto, acciò potessero detti RR. PP. Seguitare a fare che hanno fatto per il passato, per il buon governo delle anime…".

                                                                            Le firme sulla lettera sono dei rappresentanti della città.

Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e Contorni. Napoli, 1826.

Pag. 13

Tempio di San Giacomo

Poco lungi alla villa Cardito vi si ravvisa alzato il tempio di San Giacomo, restandogli un grande spazio in prospetto. Questo tempio si distingue fra gli altri molti che sono in Pozzuoli per la semplicità ed eleganza.
Evvi un conservatorio di zitelle sotto la provvida cura del rispettabile, e benemerito prelato Monsignor Rosini; come anche in altro edificio nella medesima piazza evvi uno stabilimento di lanificio.

Raimondo Annecchino – Storia di Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960

Pag. 326

Chiesa di S. Giacomo

Il convento di S. Giacomo Apostolo dei PP. Carmelitani fu fondata ed eretta da Domenico Sicolo, patrizio puteolano. Costui era stato Priore del Convento del Carmine Maggiore di Napoli e Vicario della provincia napoletana, Terra di Lavoro e Basilicata. L’annessa chiesa (che poi fu detta del Carmine) fu edificata intorno alla metà del sec. XVII ad opera del P. Anastasio Palma,(20) ex priore del Carmine Maggiore di Napoli.
La chiesa ed il convento, poiché rovinavano in varie parti, furono verso la metà del sec. XVIII restaurate dal priore Andrea Ferdinando Scala di Pozzuoli. si dice che le statue della Vergine del Parto e di S. Giuseppe che si venerano in tale chiesa siano state donate da don Pedro di Toledo che, nel tempo che faceva la villeggiature a Pozzuoli, contribuì alla fabbrica della chiesa con generose elargizioni.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli – Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Pagg. 120 – 121

CARMINE

Eretta dai Padri Carmelitani del Carmine Maggiore di Napoli nei primi anni del ‘500 e dedicata all’apostolo S. Giacomo, fu restaurata nella seconda metà del ‘700.
Soppressi i Carmelitani nel 1806 per ordine del re di Napoli Giuseppe Bonaparte, il vescovo Carlo Maria Rosini l’ebbe in custodia e negli anni 1810 – 1817 dopo averla ampliata e dotata di altari preziosi, la dedicò alla Madonna della Consolazione. Nel 1846 il Conte d’Aquila Luigi di Borbone la restaurò e l’abbellì notevolmente. Importanti rifacimenti furono compiuti in seguito ai danni causati dal terremoto del luglio 1930 e dall’incursione aerea del 1943.
La devozione alla Vergine detta "del Carmine", introdotta dal Carmelitani è rimasta vivissima, ha fatto si che questa chiesa ancora oggi venisse chiamata la "chiesa del Carmine".

Facciata:

Nelle linee essenziali è molto bella e si ispira allo stile toscano del ‘500. Il medaglione sovrastante il portale marmoreo è della prima metà dell’800.

Interno:

La pianta è cinquecentesca con cappelle laterali e modesto accenno di transetto la cui parte centrale è coperta da un tiburio di transetto la cui parte centrale è coperta da un tiburio mentre la navata da una volta a botte unghiata. Le linee architettoniche interne rispecchiano lo stile della facciata. Interessanti ed originali le due acquasantiere poste fra i piedistalli e le colonne tuscanico che sorreggono la grande cantoria.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli – Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
                                                                                     Pozzuoli, 1974.

Eretta dai Padri Carmelitani del Carmine Maggiore di Napoli nei primi anni del ‘500 e dedicata all’apostolo S. Giacomo, fu restaurata nella seconda metà del ‘700. Soppressi i Carmelitani nel 1806 per ordine del re di Napoli Giuseppe Bonaparte fu affidata alle cure del vescovo Carlo Maria Rosini che dopo aver ampliata e dotata di altari in marmo policromo la dedicò alla Madonna della Consolazione. Il Conte d’Aquila Luigi di Borbone la restaurò e l’abbellì notevolmente.

Descrizione:

Nelle linee essenziali è molto bella e si ispira allo stile toscano del ‘500. La pianta è cinquecentesca con cappelle laterali e modesto accenno di transetto la cui parte centrale è coperta da un tiburio di transetto la cui parte centrale è coperta da un tiburio, mentre la navata da una volta a botte unghiata. Le linee architettoniche interne rispecchiano il severo stile della facciata. Interessanti ed originali le due acquasantiere poste fra i piedistalli e le colonne di tipo tuscanico che sorreggono la grande cantoria.

Angelo D’Ambrosio – Storia della mia terra. Pozzuoli, 1976.

Pag. 47

Chiesa di Santa Maria della Consolazione, detta del Carmine.
Via Carlo Rosini.

Eretta nei primi anni del ‘500 dai Padri Carmelitani del Carmine Maggiore di Napoli e dedicata all’apostolo San Giacomo, fu restaurata nella seconda metà del ‘700.
Il vescovo Carlo Rosini (1797 – 1836), dopo la soppressione dei Carmelitani nel Regno di Napoli, avvenuta il 30 settembre 1806, l’ampliò e la consacrò alla Madonna della Consolazione.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Pag. 109

Carmine

Cenni storici

Edificata con l’attiguo convento dai frati carmelitani del Carmine maggiore di Napoli alla fine del ’400 agli inizi del ‘500 e dedicata a San Giacomo apostolo, fu rifatta nella prima metà del ‘600 e restaurata nella seconda metà del ‘700.
Dopo la soppressione dei frati carmelitani, decretata nel 1806 dal re di Napoli Giuseppe Bonaparte, il vescovo Carlo Maria Rosini l’ebbe in uso e, dopo averla ampliata ed abbellita negli anni 1810 – 1817, la dedicò alla Madonna della Consolazione.
La devozione alla Vergine del Carmine, introdotta dai frati carmelitani è rimasta vivissima anche dopo il loro allontanamento da Pozzuoli, ha fatto sì che questa chiesa venisse chiamata fedeli il Carmine.
E’ chiesa parrocchiale dall’11 aprile 1943.

Descrizione

La facciata nelle linee essenziali è molto bella e s'ispira allo stile toscano del '500. Il medaglione sovrastante il portale marmoreo è della prima metà del secolo XIX.
La pianta è cinquecentesca con cappelle laterali e modesto accenno di transetto la cui parte centrale è coperta da un tiburio e la navata da una volta a botte unghiata. Le linee architettoniche interne rispecchiano il severo stile della facciata.
Interessante ed originali le due acquasantiere, poste fra i piedistalli e le colonne di tipo tuscanico che sorreggono la grande cantoria.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

Pag. 52

Via Carlo Rosini, chiesa del Carmine.

Si suppone che la chiesa di San Giacomo apostolo, affidata alla cura dei Carmelitani di Napoli, esista dai primi anni del secolo XVI, perché in un atto di un certo notaio Vernusio del 27 settembre 1583 si fa riferimento ad una preesistente confraternita laicale sotto lo stesso titolo. L'attuale chiesa, con annesso convento, invece, è documentata in un atto del 29 agosto 1672 del notaio Di Bonito (Artigliere 1969, p. XI) e fu costruita dal padre Anastasio Palma, già priore del Carmine Maggiore di Napoli (Annecchino 1960, p. 326). La costruzione fu quasi interamente rifatta nel 1689 a causa dei danni subiti dal terremoto dell'anno precedente.

"Soppressi i Carmelitani nel 1806 per ordine del re di Napoli Giuseppe Bonaparte, il vescovo Carlo Maria Rosini l'ebbe in custodia e negli anni 1810 - 1817 dopo averla ampliata e dotata di altari preziosi, la dedicò alla Madonna della Consolazione. Nel 1846 il Conte d'Aquila Luigi di Borbone la restaurò e l'abbellì notevolmente. Importanti rifacimenti furono compiuti in seguito ai danni causati dal terremoto del luglio 1930 e dall'incursione aerea dell'agosto 1943.
La devozione alla Vergine detta <<del Carmine>>, introdotta dai Carmelitani è rimasta vivissima, ha fatto sì che questa chiesa ancora oggi venisse chiamata la <<chiesa del Carmine>>." (D'Ambrosio 1964, pp. 120 - 121).

Nella chiesa, esattamente a sinistra dell'altare maggiore, si conservano due bellissime sculture lignee policrome, goffamente drappeggiate. Risalgono alla prima metà del secolo XVI e sono attribuite all'intagliatore Pietro Belverte di Bergamo. Pare appartenessero a don Pedro de Toledo che le donò alla confraternita di San Giacomo. Il gruppo che, inequivocabilmente, rappresenta la Sacra Famiglia è noto soltanto per la devozione alla Madonna detta "del parto".
Dopo la chiusura, avvenuta con gli eventi bradisismici della seconda metà del 1983, la chiesa è stata oggetto di lavori di ripristino statico ed è stata anche "visitata" dai ladri che hanno asportato, tra l'altro, il bellissimo paliotto dell'altare maggiore con preziosi intarsi in madreperla e lapislazzuli.

Bibliografia

Da Archivi Vescovili di Pozzuoli – Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1642

Da Archivi Vescovili di Pozzuoli – Atti relativi alle chiese e conventi puteolani. 1789

Lorenzo Palatino – Storia di Pozzuoli e Contorni. Napoli, 1826.

Raimondo Annecchino – Storia di Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli – Chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli – Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
                                                                             Pozzuoli, 1974.

Angelo D’Ambrosio – Storia della mia terra. Pozzuoli, 1976.

AA. VV. (Angelo D’Ambrosio) – Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

 

Estratto della zona interessata da Mario Cartaro Ager Puteolanus, Roma 1584

 

Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768.

 

Foto 1: facciata sul largo del Carmine.

Adinolfi Aldo, giugno 1985.

 

Foto 2: interno.

Compagnone Gennaro, aprile 1983

 

Foto 3: prospetto laterale da Nord, si notano le coperture dell’abside e quella della cupola.

Adinolfi Aldo, giugno 1985.

 

 

(20) P. Palma morì in questo convento al tempo della peste il 22 giugno 1656.