Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Chiesa di San Raffaele Arcangelo

Ubicazione :

Via Carlo Rosini

Diocesi :

Pozzuoli

Parrocchia :

 

Proprietà :

Curia Vescovile di Pozzuoli

Dati catastali:   

Foglio 76, particella B

Autore :

Tommaso Raiola

Epoca :

Prima metà Sec. XVIII

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli, agosto 1984

Collegamento con Beni artistici

La chiesa è stata chiusa dal 1977 fino alla fine degli anni '80 per importanti lavori statici.

Collegamento con Muro presso la chiesa di San Raffaele

La chiesa di san Raffaele

Il complesso edilizio di cui fa parte la chiesa di San Raffaele è sito su una terrazza naturale dove, in epoca romana, correva una strada più o meno corrispondente all'attuale via Carlo Rosini. Questa arteria, nell'antica Puteoli collegava, probabilmente, l'acropoli sul Rione Terra con il Foro (attuale Istituto Immacolata). A testimoniare questa presenza romana è ancora oggi visibile una struttura in opera reticolata sul lato Ovest del blocco di fabbricati.
La chiesa di San Raffaele fu costruita intorno alla metà del Settecento, nello stesso luogo dove sorgeva un'altra intitolata a Santa Caterina martire. Questa piccola chiesa, secondo una relazione del vescovo de Rosa (1733 - 1774) esisteva da tempo immemorabile, infatti, in alcune stampe antiche si può notare un edificio che potrebbe essere identificato per quella chiesa. Nel 1618 i frati del Convento di San Lorenzo Maggiore, chiesero ed ottennero dal vescovo Lorenzo Mongiò (1617- 1630), la concessione della cappella e l'autorizzazione a costruire in ospizio per i frati dell'ordine. La vita dell'ospizio fu abbastanza breve, dal momento che il 12 dicembre 1652, veniva chiuso, in esecuzione della bolla del 15 ottobre dello stesso anno, con la quale papa Innocenzo X (1644-1655) ordinava la soppressione dei piccoli conventi. Poco si conosce della storia della chiesa ma, sembra evidente che, da un momento non meglio precisato, si diffonde la devozione per l'arcangelo Raffaele. Nel 1739, un puteolano di nome Tommaso Adoldo, con un lascito ed il successivo testamento, dispose che la sua eredità venisse impiegata in opere di culto dedicate a san Raffaele. Nel 1740 altri due puteolani, Anna Capomazza e suo nipote Alfonso di Costanzo, donarono vento ducati da destinare alla costruzione di una chiesa; nel frattempo si erano accumulate anche molte offerte di fedeli. L'insieme di tutte queste circostanze aveva come obiettivo la costruzione di un nuovo edificio sacro e si pose, quindi, il problema della scelta del luogo dove costruire la nuova chiesa, ed a questo proposito era stata individuata anche un'area nella zona detta "La Malva", corrispondente all'incirca all'attuale villa Comunale.
Ma, alla fine, il vescovo Nicola de Rosa, con un decreto del 13 gennaio 1743, diede disposizioni di utilizzare la piccola chiesa di Santa Caterina, con la motivazione che essa si affaccia su una strada dove transitava buona parte dei cittadini che lavoravano nei campi e che, pertanto, prima di recarsi in campagna, potevano assistere alla santa Messa che quotidianamente vi si celebrava. In un primo momento, si pensò di restaurare la chiesa e di ampliarla in alcuni punti, a tale scopo il rettore Domenico D'Oriano ottenne dal Can. Francesco D'Isanto un terreno contiguo ad essa, ma l'ing. Tommaso Raiola, a cui era stato richiesto il progetto dei nuovi lavori da farsi, giudicò l'edificio in condizione di tale degrado per cui, a suo parere, sarebbe stato più opportuno abbatterla per ricostruirla ex novo. Il progetto del Raiola fu approvato dal vescovo de Rosa con un decreto del 15 luglio 1745. Non si conoscono ne la data di inizio dei lavori ne quella della conclusione ma, dal alcuni documenti dell'Archivio Vescovile si può dedurre che la nuova chiesa sia stata ultimata intorno al 1760. La costruzione è ispirata ad uno stile barocco, ma molto semplice ed armonioso, che è ben lontano dalla fastosità e dalla ricchezza di ori e di stucchi che caratterizza il barocco napoletano. Probabilmente la chiesa risente anche di alcuni interventi effettuati alla fine dell'Ottocento quando dopo un lungo periodo di abbandono l'allora rettore Vincenzo D'Isanto, con sacrifici economici personali, fece eseguire dei restauri per riportarla all'originario splendore. La facciata è caratterizzata da cornicioni e lesene e soprattutto da un andamento curvilineo che ne movimentano il prospetto. Spicca in esso il portale in piperno, opera degli scultori Domenico Cortese e Saverio Viviano, sormontato dalla statua marmorea dell'Arcangelo, alla cui base, come sull'architrave del portale, è incisa la frase ARCANGELO RAPHAELI VIATORUM DUCI.
La chiesa ha una pianta centrale di forma ottagonale, con quattro altari simmetrici e l'altare maggiore nell'abside. L'interno è realizzato con una policroma decorazione marmorea, opera di Crescenzo Tringhese. A sinistra dell'ingresso una lapide ricorda i lavori di restauro fatti eseguire dal rettore D'Isanto:

UT VERO IN HAC EADEM AEDE
VERSICOLORI MARMORE QUAQUA VERSUS
MIRIFICE CONVESTITA
OMNIA EX OMNI PARTE
CONGRUENTER SIBI CONSTARENT
RECTOR CAN VINCENTIUS DE ISANTO
ABRASO IN APSIDE VETERE ABNORMI QUE COLORE
PICTURAS UDO TECTORIO ILLITAS
DIVI RAPHAELIS COMITIS QUE TOBIAE
HISTORIAM ELEGANTER EXHIBENTES
DE SUO FACIENDAS CURAVIT
ANNO MDCCCCIII

A destra dell'ingresso un'altra lapide ricorda l'istituzione nella chiesa, ad opera del vescovo Michele Zezza (1893 - 1919), nel 1896, del centro Diocesano dell'Apostolato della preghiera e dell'Associazione dell'ora di guardia in onore del Sacro Cuore di Gesù:

HAC IN AEDE SACRA
DIVI RAPHAELIS ARCANGELI
NOMINE INSIGNITA
MICHAEL ZEZZA PUTEOLANORUM EPISCOPUS
DIOCESANUM CENTRUM APOSTOLATUS ORATIONIS PIAE QUE
CONGREGATIONIS
AD SACRATISSIMI JESU CHRISTI CORDIS
HONOREM EXCUBANTIS CONSTITUIT
LITTERIS DATIS DIE IV FEBRUARII
ET XXX JANUARII
EIUSDEM ANNI MDCCCXCVI

L'altare maggiore è una pregevole lavoro d'intarsio ed è sormontato da due colonne tortili in marmo verde che fiancheggiano un dipinto eseguito da Giovan Battista Rossi nella metà del Settecento, e che raffigura l'arcangelo Raffaele e Tobiolo. Sotto il dipinto si legge, scolpito nel marmo, il verso del libro di Tobia "Quid dignum poterit esse beneficiis eius?". Al centro del paliotto, spicca un altorilievo circolare in marmo che raffigura la stessa scena del dipinto.
A lato sinistro dell'abside, in un medaglione, vi è un dipinto con Santa Teresa d'Avilia. A destra dell'abside in un altro medaglione è raffigurata Santa Maria Maddalena.
Il primo altare sulla sinistra dell'ingresso è dedicato agli Angeli e agli Arcangeli, ed ha una tela attribuita ad Angelo Mozzillo che raffigura l'incoronazione di Maria con gli Angeli e gli Arcangeli Gabriele, Michele e Raffaele.
In posizione simmetrica vi è l'altare intitolato a Santa Caterina. In direzione dell'abside, seguono altri due altari, più piccoli dei precedenti, quello delle Reliquie a sinistra, e quello dedicato all'Arcangelo sulla destra. L'altare delle Reliquie è così chiamato perché vi si trova un reliquiario in legno intagliato e dorato in oro zecchino, contenente 170 reliquie di santi e fu donato alla chiesa dalle sorelle Orsola ed Elisabetta Costa nel 1757.
L'altare dedicato all'Arcangelo è sovrastato da una nicchia con una cornice intagliata e dorata in oro zecchino, al cui interno trovava posto una statua lignea del Santo opera dello scultore Gennaro Vassallo. Questa scultura policroma, fu donata dal Municipio di Pozzuoli, che nella seduta consiliare del 21 novembre 1749 aveva eletto l'Arcangelo a Patrono minore della città. Sopra l'ingresso vi è una cantoria e l'organo in legno intagliato e dorato da Cristoforo Pollio e Gennaro Ruggiero. L'organo ancora perfettamente funzionante, è del settecento ed è opera di Fabrizio Cimino, un organaro molto attivo a Napoli in quel periodo.
Nella cupola, quattro affreschi di L. Arneri, dipinti nel 1903, raffigurano episodi dell'Arcangelo Raffaele e Tobia.
Ciò che rende la città famosa e di grande importanza per l'arte e la cultura di Pozzuoli, sono i numerosi dipinti che la decorano, opera di Giacinto Diano (1731-1803), artista nato a Pozzuoli e tra i maggiori protagonisti del Settecento pittorico napoletano. Il Diano dipinse, infatti, il martirio di Santa Caterina d'Alessandria (1758) sull'altare omonimo; Santa Teresa d'Avila e Santa Maria Maddalena, che si trovano ai lati dell'altare maggiore; il ritratto di don Domenico d'Oriano, il rettore della chiesa che probabilmente commissionò i dipinti. Un'altra opera di pregevole fattura del Diano, si trova nella sacrestia della chiesa ed è il dipinto su tela, del soffitto, raffigurante la guarigione di Tobia. La sacrestia è anche arredata con armadi e suppellettili in legno, del settecento. Sul soffitto vi è una decorazione ad affresco del Diano, e, sopra la porta una iscrizione marmorea ricorda il rettore D'Oriano:

R. D. DOMINICUS ORIANO ECCL.AE
S. RAPHAELIS ARCHANGELI FUNDATOR
OBIIT XXVII DIR OCTOMBRIS
A. MDCCLXXI

La descrizione fatta è antecedente al 1977, anno in cui la chiesa è stata chiusa al culto, in quanto la struttura risultava danneggiata, e questa chiusura si è ulteriormente prolungata a causa del bradisismo del 1983. In questo periodo ha subito il furto di numerose decorazioni scultoree degli altari, mentre fortunatamente tutti i dipinti, a cura della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici, sono stati trasportati presso il Museo di Capodimonte, dove tuttora sono conservati.
Questa chiesa ispirò, nel 1818, una poesia al poeta tedesco Federico Ruckert (Die kircke zu Pozzuoli).

Raimondo Annecchino - Una chiesa puteolana settecentesca. La chiesa di S. Raffaele.
Pozzuoli, 1928.

I°. A destra della via che, a cavaliere della città di Pozzuoli, conduce al Largo Carlo Rosini, offrendo al passeggero la vista di un meraviglioso panorama, sorge nella sua sagoma piccola ed elegante una delle più belle chiese di Pozzuoli - la chiesa di S. Raffaele. Il suo interesse artistico, avviato dal fervido culto cittadino che la circonda, consiglia a darne un breve ragguaglio.

2°. Nel sec. XV fuori le mura della città al posto della chiesa dedicata al fatidico Arcangelo, che guidò Tobiolo alla ricerca del simbolico pesce, esisteva una modesta cappella dedicata a S. Caterina, a tempore immemorabili, come già fin dal 1742 si esprimeva il vescovo puteolano monsignor De Rosa. Verso il 1618 i frati dell'Ordine dei Minori Conventuali di S. Francesco del Convento di S. Lorenzo Maggiore di Napoli chiesero ed ottennero dal Vescovo di Pozzuoli la concessione di questa chiesa per farvi un ospizio per i frati ed i religiosi del detto Ordine della provincia di Napoli. Con istromento per notar Agostino Capaccio del 27 luglio 1618 monsignor Fra Lorenzo Mongioyo, che, appartenendo all'ordine dei Frati Minori, dovette incoraggiare la richiesta, non solo confermò tale concessione, ma concesse loro altresì una zona di terreno sterile ed incolto per potervi edificare il detto ospizio, con l'obbligo, principalmente, di pagare per censo perpetuo ogni anno alla Mensa Vescovile due libbre di cera bianca lavorata.
Questa concessione fu convalidata e confermata dall'Autorità Apostolica con decreto del 22 aprile 1619, come si rileva dalla relazione di Mons. De Leon, successore del Mangioyo nella Cattedra vescovile di Pozzuoli, trasmessa alla S. Congregazione nel maggio 1634.
Ma la vita del piccolo Ospizio fu grama e breve. Infatti in esecuzione della Bolla di Papa Innocenzo X (1644 - 1655) del 15 ottobre 1652, con la quale si ordinava la soppressione dei Conventi piccoli, - la S. Congregazione, con lettera al Vescovo di Pozzuoli in data 10 dicembre 1652, dichiarava soppresso il detto convento di S. Caterina insieme all'altro, della stessa Diocesi Puteolana, di S. Irene a scandalis della vicina Pianura. Nell'ordinare la soppressione di questi due Conventi la S. Congregazione chiedeva il parere del Vescovo e del Capitolo su l'uso pio da farsi delle loro rendite, e quindi, su conforme relazione del Vicario Capitolare, giacché la Sede Vescovile era tuttora vacante per la promozione di Mons. De Leon dal Vescovado di Pozzuoli all'Arcivescovado di Palermo, la S. Congregazione assegnò le rendite del Convento di S. Caterina per una parte al Parroco della Chiesa di S. Procolo e per esso al Collegio degli Eddomadari della Chiesa Cattedrale, e per la restante parte al Parroco di S. Maria delle Grazie, la parrocchia del borgo marinaro della città, che di anno in anno si andava ingrandendo.

3°. Se non che nel secolo seguente, e propriamente verso la meta del '700, un munifico lascito di un pio puteolano a favore del culto dell'Arcangelo S. Raffaele, col concorso di altre favorevoli circostanze, venne provvidamente a rialzare le sorti della vecchia ed abbandonata chiesetta di S. Caterina. Ecco in breve come si svolsero le cose. Con atto 25 ottobre 1739 D. Tommaso Adoldo, preso da grande fervore religioso per l'Arcangelo S. Raffaele, il cui culto si andava notevolmente ravvivando tra i fedeli puteolani, costituì un assegno di annui ducati 12 a favore della chiesa o cappella erigendo in Pozzuoli sotto il titolo di detto Arcangelo. E non pago di ciò, in seguito, con suo testamento del 4 aprile 1741, e successivo codicillo del 5 detto, entrambi per notar Lanzetta di Pozzuoli, nominò suoi eredi universali e particolari in usufrutto la madre e la moglie Maria d'Isanto, ed in proprietà, alla morte di costoro, la menzionata chiesa o cappella erigenda, con l'autorità e sotto la dipendenza perpetua del Vescovo, e con l'obbligo che si dovesse "in perpetuo far dire o celebrare per l'anima sua (del testatore) una messa letta seu piana quotidie nell'altare di "detta chiesa, da darsi ogni giorno non meno di un'ora avanti di far del giorno, acciò i padroni di "massaria e bracciali di questa città abbiano cotidianamente il comodo di udirsi prima la santa "messa e poi andarsene a fare i loro travagli".
Contemporaneamente, con rogito 12 aprile 1740 per notar Gennaro d'Oriano, due patrizi puteolani, D. Anna Capomazza e suo nipote D. Alfonso di Costanzo, donarono alla erigenda chiesa annui ducati 20 col peso della celebrazione di messe. E poiché a queste si aggiungevano altre offerte, e le elemosine erano pingui ed abbondanti da parte "delli divoti per la loro fervida divozione al glorioso Arcangelo", - così, si decise di porre senz'altro mano alla erezione della cappella. Si pensò dapprima di edificarla nel luogo detto la Malva, corrispondente all'attuale villa comunale, al Largo Dicearchia; ma poi si mutò avviso, ed il Vescovo del tempo Mons. Nicola De Rosa con decreto del 13 gennaio 1743 dispose che la detta cappella fosse eretta nella chiesa di S. Caterina, sita nel Borgo della città "presso una strada pubblica per dove passa buona parte dei "cittadini che attendono alla cultura dei campi, in modo che, prima di recarsi in campagna, possero "(sic) recarsi così ad assistere al sacrificio della Messa ivi quotidianamente celebrata". Rettore della chiesa fu nominato il sacerdote D. Domenico D'Oriano. Intanto essendo la chiesa augusta e le sue fabbriche in parte lesionate, il D'Oriano pensò di restaurarla e di ampliarla, ed all'uopo chiese ed ottenne da Can. Francesco d'Isanto, proprietario di un comprensorio di case e di due giardinetti contigui alla chiesa, la concessione enfiteutica di palmi 27 di detto terreno, per l'anno canone di carlini 30, che fu poscia pure affrancato; e tale concessione fu approvata con decreto della Curia Vescovile del 14 maggio 1743. Intanto l'Ing. Tommaso Raiola, incaricato dal Rettore D'Oriano di dare il suo parere sulla rinnovazione ed ampliazione della cappella per edificarvi una cappella dedicata a S. Raffaele, con la sua Relazione in data 5 luglio 1745, rilevato il pessimo stato delle fabbriche della chiesa in pericolo di rovinare, consigliava di abbatterla e di rifarla "di maggior grandezza e simmetria che si ricerca e proporzionata alla gente che tutto il giorno alla divozione del suddetto S. Arcangelo concorre". Aderendo all'analoga richiesta del D'Oriano, il Vescovo con decreto del 15 luglio 1745 ordinò la restaurazione della chiesa, che sollecitamente fu eseguita.
Il D'Oriano morì il 26 ottobre 1771. Gli successe nella Rettoria della Chiesa il fratello Gennaro, ed in seguito il nipote Procolo D'Oriano, che erogò per la chiesa cospicue somme.
Dopo un periodo di lungo abbandono, fu nel 1899, per buona ventura, chiamato a reggerla il Can. Vincenzo D'Isanto, il quale con personale ingenti sacrifici pecuniari ha ridonato alla chiesa il suo antico splendore. Ed un'epigrafe marmorea a sinistra della porta di entrata ricorda meritatamente ai posteri tale sua benemerenza.

4°. Questa, in rapidi tocchi, la storia della chiesa, che costituisce un vero gioiello di arte barocca. Essa è come ricamata nel marmo, e tutto, ad eccezione della dipintura della volta, che è un rifacimento posteriore, è rispondente allo stesso stile. E' su pianta a struttura ottagonale, ed ha cinque cappelle con quella dell'abside. L'altare maggiore, che è tutto una fioritura marmorea, è sormontato da un quadro, che raffigura l'Arcangelo Raffaele, il quale indica il pesce al figlio di Tobia, - quadro dipinto dal Rossi nel 1740, il cui pregio traspare anche attraverso le deturpazioni patite in un restauro avvenuto nel 1843. Sotto, scolpito su di un targa di marmo, si legge il verso del Libro di Tobia: Quid dignum poterit esse beneficiis eius? Ai lati dell'altare si svolgono due colonne a spirale di marmo verde cupo, che ricordano le grandiose colonne di bronzo del baldacchino del Bernini della Basilica di S. Pietro. Nel paliotto dell'altare si ammira un finissimo altorilievo circolare in marmo, che rappresenta la stessa scena del quadro superiore. Alle pareti laterali dell'abside si osservano due quadri: l'uno, quello a destra dell'altare, rappresenta Maria di Magdala in penitenza, e l'altro, a sinistra, rappresenta S. Teresa nel suo abituale atteggiamento pittorico d'ispirazione mistica.
Il quadro della prima cappella a sinistra della porta d'ingresso rappresenta l'Assunzione di Maria avente in basso l'Arcangelo Raffaele, nella sua leggendaria veste di guerriero, in un coro di Angeli. Il quadro della cappella a destra rappresenta il Martirio di S. Caterina. Il volto pallido della Santa, soffuso di un dolce rassegnazione mistica con lo sguardo rivolto al Cielo, è di un effetto stupendo. Entrambi i quadri sono di Giacinto Diana, nativo di Pozzuoli, che fu - com'è noto - tra i migliori pittori della scuola napoletana del Settecento. Sull'altare addossato al pilastro immediatamente successivo si vede una grossa nicchia la statua dell'Arcangelo Raffaele scolpito in un sol pezzo di legno, di mirabile fattura e di classica bellezza. Al lato opposto, sul corrispondente altare, vi è un grosso reliquiario in un'antica cornice dorata. Vi si contengono numerose reliquie di santi, tra cui le più vista sono quelle dei martiri S. Ottata, S. Simplicio, S. Benedetto e S. Coronato.
Queste reliquie, donate alla Chiesa con rogito per notar De Somma del 26 agosto 1755, provenivano dalle sorelle Orsola ed Elisabetta Costa, ed erano vivamente disputate dalla Congregazione della Purificazione e dal P. Vasquez per conto del locale Convento dei Domenicani. La Congregazione della Purificazione era riuscita ad accaparrarsi per duc. 250; ma il contratto simoniaco fu annullato, e le reliquie furono restituite alle sorelle Costa, di cui, ad opera dell'arcidiacono D. Francesco di Fraja, passarono, come è detto, al Rettore della Chiesa di S. Raffaele il 28 maggio 1757.
Il pulpito, dalla sagoma semplice ed elegante, è di radice di noce; e dello stesso legno e fattura è pure la porta a due battenti, che immette nella Sacrestia. Il pavimento, in parte consunto, è di mattonelle patinate, il cui disegno è intonato anch'esso allo stile della chiesa.
La sacrestia, che è arredata di un grosso armadio anche di radica di noce, ha la volta dipinta con cartocci ed ornati di puro barocco, e presenta, nel centro, un quadro raffigurante la miracolosa guarigione di Tobia. La sua pregevole fattura conferma l'opinione che sia opera del nostro Giacinto Diana, al quale si appartiene pure il ritratto di D. Domenico D'Oriano, il benemerito fondatore della Chiesa.
La facciata esterna, nella quale si nota pure una bella statua marmorea dell'Arcangelo, con sotto l'epigrafe dedicatoria Arcangelo Raphaeli viatorum duci, completa, nella sua linea elegante ed armonica, lo stile architettonico della chiesa.
La suggestiva bellezza di questa chiesa, che non dovrebbe esser trascurata dai forestieri che Pozzuoli, ispirò un'alata lirica ad un grande tedesco Federico Ruckert, il quale, visitando nel 1818 la nostra chiesa, vide nella bella effigie dell'Arcangelo Raffaele come la guida simbolica di quel suo pellegrinaggio che lo ricondusse a Dio.
Ed ora ci sia permesso formulare un augurio, ed è che la bellissima chiesa, che costituisce senza dubbio il saggio più armonico e più felice dell'arte barocca nella regione flegrea, sia dichiarata monumento nazionale. Così il riconoscimento ufficiale dell'importanza artistica della nostra Chiesa varrà ad impedire che possa nell'avvenire subire ulteriori oltraggi. E sarà pure come un omaggio alla memoria di Giacinto Diana, che, nel Settecento, insieme al musico Sacchini, onorò nel campo dell'Arte il nome della natia Pozzuoli. 

Angelo D'Ambrosio - Storia di Pozzuoli… in pillole. Edizione D. Conte, Pozzuoli, 1959.

Pag. 60

Chiesa di San Raffaele 
(Via Carlo Rosini)

E' un vero gioiello di genuina arte barocca. E' completamente rivestita in marmo policromo. L'epoca della sua fondazione è il 1745. L'altare maggiore, fiancheggiato da due colonne a spirale in marmo verde, è sormontato da una tela raffigurante l'Arcangelo Raffaele che mostra il pesce di Tobiolo. Fu dipinta da Nicola Rossi nel 1740 e acquistato nel 1748 dal Rettore della Chiesa D. Domenico D'Oriano. All'altare di destra si ammira il Martirio di S. Caterina, opera del Diano, a quello di sinistra il Trionfo degli Angeli ed Arcangeli, opera dello stesso autore. Degni di rilievo sono la statua lignea di S. Raffaele Arcangelo (sec. XVIII) dichiarato compatrono di Pozzuoli, nel 1749 e l'artistico reliquario in legno e oro zecchino donato alla Chiesa il 28 maggio 1757.

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.

Pagg. 345 - 346

Nel sec. XV fuori le mura di Pozzuoli, al posto dell'attuale chiesa dedicata a S. Raffaele, esisteva una modesta cappella dedicata a S. Caterina a tempore immemorabile (come già fin dal 1742 si esprimeva il vescovo De Rosa). Verso il 1618 i frati minori del convento di S. Lorenzo Maggiore di Napoli chiesero ed ottennero dal vescovo di Pozzuoli Lorenzo Moggiojo la concessione di tale cappella e l'autorizzazione a costruire un ospizio per i frati ed i religiosi di detto Ordine della provincia di Napoli27. Con istrumento per notar Agostino Capaccio del 27 luglio 1618 ottennero poi, oltre alla conferma della concessione della cappella, una zona di terreno sterile ed incolto per la costruzione dell'ospizio, con l'obbligo principalmente, di pagare per censo perpetuo alla Mensa vescovile due libbre di cera bianca lavorata ogni anno. Tale concessione fu convalidata e confermata dalla Autorità Apostolica con decreto del 22 aprile 1619, coma si rileva dalla relazione di mons. De Leon, successore del Mongiojo alla Cattedra vescovile di Pozzuoli, trasmessa alla S. Congregazione nel maggio 1634.
La vita del piccolo ospizio fu grama e breve. Infatti, in esecuzione della bolla di papa Innocenzo X del 15 ottobre 1652, con la quale si ordinava la soppressione dei conventi piccoli, la S. Congregazione, con lettera al Vescovo di Pozzuoli in data 10 dicembre 1652, dichiarava soppresso il convento di S. Caterina insieme con l'altro, della stessa diocesi puteolana, di S. Irene a scandalis della vicina Pianura. Le rendite del convento di S. Caterina furono assegnate al parroco della chiesa di S. Procolo e per esso al Collegio degli Eddomadari della Cattedrale, e per la restante parte al parroco di S. Maria delle Grazie, la parrocchia del borgo marinaro della città che di anno in anno si andava ingrandendo.
Nel secolo XVIII la chiesa di S. Caterina subì una notevole trasformazione, dopo che un pio puteolano, Tommaso Adolfo, con lascito del 25 ott. 1739 e con successivo testamento aveva disposto che la sua eredità venisse impiegata in opere di culto per l'Arcangelo S. Raffaele. Si pensò di erigere una chiesa, per la cui fabbrica, con rogito 12 aprile 1740 (per notar Gennaro d'Oriano), due patrizi puteolani, Anna Capomazza e suo nipote Alfonso di Costanzo, donarono venti ducati annui; ad essi aggiunsero altre offerte di devoti. Dopo alcuni incertezze sull'opportunità di edificare la chiesa nel luogo detto La Malva (Largo Dicearchia) si mutò avviso ed il vescovo del Nicola De Rosa, con decreto del 13 gennaio 1743, dispose che si utilizzasse a tal fine la vecchia chiesa di S. Caterina, sita nel borgo della città <<presso una strada pubblica per dove passa buona parte dei cittadini che attendono alla cultura dei campi, in modo che, prima di recarsi in campagna, possero (sic) recarsi così ad assistere al sacrificio della Messa ivi quotidiniamente celebrata>>. Essendosi però la vecchia chiesa rivelata angusta e le fabbriche in parte lesionate, il vescovo, con decreto 15 luglio 1745, ne ordinò la restaurazione e l'ampliamento, sollecitamente eseguiti.
Il primo rettore della chiesa di S. Raffaele fu Domenico d'Oriano. Dopo un periodo di lungo abbandono, nel 1899, fu chiamata a reggerla il quale con personale ingenti sacrifici pecuniari ridonò alla chiesa il suo antico splendore. Un'epigrafe marmorea a sinistra della porta di entrata ricorda ai posteri tale benemerenza. … 

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Pagg. 74 - 75

S. RAFFAELE

Abbattuta nel 1745 la piccola e cadente chiesa di S. Caterina martire, fu costruita, dopo qualche anno, l'attuale in onore dell'Arcangelo Raffaele a cura del Sacerdote Domenico D'Oriano e con le elemosine dei fedeli. Progettisti e direttori dei lavori fu l'architetto Tommaso Raiola.
Nel visitare questa chiesa si è pervasi da un senso di stupore per l'armonioso accostamento dei marmi policromi che, come note di una melodia, ci distaccano dal frastuono della vita moderna e ci portano in un mondo di sogno.

Facciata:
Disposta urbanisticamente in una strozzatura della strada, si presenta a chi viene da via Guglielmo Marconi, di sorpresa. Per il suo movimento curvilineo richiama lo stile borrominiano. Il magnifico portale in piperno, sormontato dalla statua marmorea dell'Arcangelo Raffaele, completa ed arricchisce la sua armonica bellezza.

Interno:
E' a pianta centrale con altare maggiore sistemato nel prolungamento dell'abside. E' l'unica chiesa puteolana conservata nel suo stile originario che è un barocchetto ancora legato alle tradizioni barocche meridionali. La cupola suddivisa in quattro spicchi, è rafforzata da due costoloni. Le scene affrescate nei detti spicchi da L. Arneri nel 1903 raffigurano episodi dell'Arcangelo Raffaele e Tobia. Sopra l'ingresso trovano posto la cantoria e l'organo in legno intagliato e dorato in oro zecchino (1773), opera degli artigiani napoletani Cristoforo Pollio e Gennaro Ruggiero.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.              Pozzuoli, 1974.

Notizie storico - critiche:
Abbattuta negli ultimi mesi del 1745 la piccola e cadente chiesa di S. Caterina martire, fu costruita, dopo qualche anno, l'attuale in onore dell'Arcangelo Raffaele, a cura del Sacerdote puteolano Domenico D'Oriano e con le offerte dei fedeli. Progettista fu l'architetto Tommaso Raiola.

Descrizione:
La facciata disposta urbanisticamente in una strozzatura della strada, si presenta a chi viene da via Guglielmo Marconi, di sorpresa. Per il suo movimento curvilineo richiama lo stile borrominiano. Il magnifico portale in piperno, sormontato dalla statua marmorea dell'Arcangelo Raffaele, completa ed arricchisce la sua armonica bellezza. L'interno è a pianta centrale con altare maggiore sistemato nel prolungamento dell'abside. La cupola, suddivisa in quattro spicchi, è rafforzata da due costoloni. Le scene affrescate nei predetti spicchi da L. Arneri nel 1903 raffigurano episodi biblici riguardanti l'Arcangelo Raffaele e Tobia. Sopra l'ingresso trovano posto la cantoria e l'organo in legno intagliato e dorato in oro zecchino, opera eseguita nel 1773 dagli artigiani napoletani Cristoforo Pollio e Gennaro Ruggiero.

Angelo D'Ambrosio - Storia della mia terra, Pozzuoli, 1976.

Pag. 50

Chiesa di San Raffaele
Via Carlo Rosini

Demolita negli ultimi mesi del 1745 la piccola e cadente chiesa di S. Caterina martire, fu costruita, dopo alcuni anni a cura del sacerdote Domenico D'Oriano, l'attuale in onore dell'arcangelo Raffaele. Progettista fu l'architetto Tommaso Raiola.

AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) - Giacinto Diano 1731 - 1803 (nella Chiesa di San Raffaele                                                       Arcangelo a Pozzuoli). Napoli, 1981

Pag. 8

La produzione artistica del Diano è sparsa in diverse località del Meridione d'Italia è in molte chiese e palazzi napoletani. Ha lasciato numerose opere anche nella sua città natale: nel duomo, nella cappella e nella biblioteca del Seminario vescovile, in Santa Maria delle Grazie e in Sant'Antonio. Ma quelle più importanti sono le tele conservate nella settecentesca chiesa di San Raffaele Arcangelo, realizzate tra 1758 ed il 1760.
Per la decorazione del soffitto della sacrestia, Giuseppe De Criscio e Igino Milazzo riportano una ricevuta di pagamento dagli atti del notaio Giovanbattista di Fraia del 1760:

Ricevo rilasciato dal pittore Giacinto Diano all'Ab. D. Domenico Oriano.

Dichiaro io sotto di aver ric.to duc.ti Cento p. un quadro dipinto ad olio nella soffitta di d.a Sacrestia della Chiesa dell'Arcangelo S. Raffaele, come anche p. altre fatiche fatte per d.a soffitta riguardo alla figure, e d.o prezzo ne resto contento, e soddisfatto, senza pretendere cos'alcuna, atteso tutto quello che apparisce esser di miglior valore, intendo e voglio che sia donato al d.o Arcangelo S. Raffaele, acciò ne abbia la protezione dell'anima mia, e del corpo, ed a cautela f. Pozzuoli 1 giugno 1760. GIACINTO DIANO.

Per il ritratto di don Domenico d'Oriano, fondatore della chiesa, furono pagati 30 ducati, come si rileva da un elenco di spese sostenute da suo fratello, don Gennaro succedutogli nella rettoria della chiesa:

dato a d. Giacinto Diano per il ritratto/del fond(ato)re di d(ett)a Chiesa d. Domenico/d'Oriano mio fratello doc(a)ti 30

. … 

Pagg.17, 18

La chiesa di San Raffaele Arcangelo

Ove sorge la chiesa di San Raffaele Arcangelo, esisteva un'antica chiesina dedicata a Santa Caterina martire.
Con atto notarile del 27 luglio 1618, il vescovo di Pozzuoli Lorenzo Mongiolo (1617 - 1630) la concessione con pezzo di terra incolta, ad essa adiacente e di proprietà del vescovo pro tempore, ai Frati Minori Conventuali di San Lorenzo Maggiore in Napoli, che ne avevano fatto richiesta, per costruirvi un ospizio per i frati infermi e bisognosi di cure termali.
L'una e l'altro appartennero ai predetti religiosi sino al 10 dicembre 1652, data in cui fu eseguito quanto disposto dalla bolla del 15 ottobre dello stesso anno con la quale papa Innocenzo X (1644 - 1655) soppresse i piccoli conventi.
Da quest'epoca fino a tutto il primo trentennio del secolo XVIII, non si sa quasi nulla delle vicende della chiesetta di Santa Caterina. Ma dal 1740 essa comincia ad essere frequentata da numerosi fedeli i quali vi accorrono perché attratti dalla devozione all'Arcangelo Raffaele, introdottavi dal giovane rettore don Domenico d'Oriano (1710 - 1771).
A lui, in breve tempo, furono versate molte e cospicue offerte da fedeli di ogni ceto di Pozzuoli e perfino di Napoli perché venisse eretta nella suddetta chiesina una cappella con l'altare in onore di San Raffaele.
Chiesto ed ottenuto il consenso del vescovo di Pozzuoli Nicola de Rosa (1733 - 1774), in data 13 gennaio 1742, il d'Oriano si rese conto che per realizzare tale opera sarebbero stati neccessari ingenti lavori di restauro della fatiscente chiesetta di Santa Caterina sicché, a conti fatti, stimò opportuno abbatterla e ricostruirla in forme più ampie ed eleganti.
All'ingegnere napoletano Tommaso Raiola fu affidato il progetto della nuova chiesa e il vescovo de Rosa, dopo averlo esaminato, permise, con decreto del 15 luglio 1745, che colle limosine de' fedeli sin allora esistenti, e preveniende in avvenire si fusse rinnovata la Chiesa di S. Caterina, ed in essa si fussero eretti tanto l'Al(ta)re di S. Caterina, quanto quello di S. Raffaele Arcangelo…
Non conosciamo, purtroppo, la data di inizio dei lavori e nemmeno quella del loro completamento. La documentazione attualmente esistente nell'Archivio vescovile di Pozzuoli su questo punto è carente, né le note dei pagamenti, scarse e frammentarie, ci dicono molto.
Da una bolla del già citato de Rosa, del 15 novembre 1763, sappiamo soltanto che egli concede la celebrazione di quattro Messe quotidiane perpetue, oltre quelle giornaliere, nella chiesa di San Raffaele paucis ab hinc annis a fundamentis reedificata…
Se nel 1763 il vescovo la dice ricostruita da pochi anni dalle fondamenta, bisogna dedurre che la chiesa, una volta ultimata, fu dedicata al santo arcangelo e portata a termine alla fine degli anni '50.
La costruzione, dalla architettura mirabilmente armoniosa, sonora quanto una spinetta ben temperata… , giunta a noi quasi intatta con le sue cripte, esprime, nelle forme agili ed eleganti, un barocchetto equilibrato e delicato.
La facciata è alquanto movimentata non solo dalle modanature aggettanti, dai cornicioni e lesene, ma dalla stessa struttura portante che assume, in pianta, un andamento curvilineo, sporgente nella parte centrale. Questo movimento è accentuato nel fastigio, con un frontone curvo spezzato, e nel portale in piperno, opera di Domenico Cortese e Saverio Viviano, sormontato dalla statua marmorea dell'Arcangelo Raffaele.
L'interno, a pianta centrale con profonda abside, trova le sue note più attraenti nella sofisticata ed equilibrata ricerca coloristica, realizzata con marmi policromi nel rivestimento e negli altari da Crescenzo Tringhese, nella bellissima cantoria in legno e oro zecchino, sovrastante l'ingresso, stupenda opera dell'intagliatore Cristoforo Pollio e dell'indoratore Gennaro Ruggiero, con l'organo costruito da Fabrizio Cimmino, e nel pavimento in maiolica, molto consumato, che conserva ancora tracce del motivo geometrico e floreale.
Dalla fine dell'agosto 1977, la chiesa è chiusa al culto ed ai visitatori perché le sue strutture portanti sono seriamente lesionate. 

AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) - Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

San Raffaele

Cenni storici
Fu edificata nel primo decennio della seconda metà del '700, su progetto dell'ingegnere napoletano Tommasso Raiola, a cura del sacerdote puteolano Domenico D'Oriano e con le elemosine dei fedeli.
La costruzione, giunta a noi quasi intatta con le sue due cripte, esprime, nelle forme agili ed eleganti, un barocchetto equilibrato e delicato.
La chiesa, inoltre, dopo la cappella del Seminario vescovile di Pozzuoli, conserva un cospicuo numero di opere del famoso pittore puteolano Giacinto Diano (1731 - 1803).

Descrizione
La facciata è alquanto movimentata non solo dalle modanature aggettanti, dai cornicioni e lesene, ma dalla stessa struttura portante che assume, in pianta, un andamento curvilineo, sporgente nella parte centrale. Questo movimento è accentuato nel fastigio, con un frontone curvo spezzato, e nel portale in piperno, opera di Domenico Cortese e Saverio Viviano, sormontato dalla statua marmorea dell'Arcangelo Raffaele.
L'interno, a pianta centrale con profonda abside, trova le sue note più attraenti nella sofisticata ed equilibrata ricerca coloristica, realizzata con marmi policromi nel rivestimento e negli altari da Crescenzo Tringhese, nella bellissima cantoria in legno e oro zecchino, sovrastante l'ingresso, stupenda opera dell'intagliatore Cristoforo Pollio e dell'indoratore Gennaro Ruggiero, con l'organo costruito da Fabrizio Cimino, e nel pavimento in maiolica, molto consumato, che conserva ancora tracce del motivo geometrico e floreale.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

Pag. 58

Via Carlo Rosini, chiesa di San Raffaele Arcangelo.

Al posto della chiesetta di Santa Caterina d'Alessandria e dell'annesso convento - ospizio dei Minori Conventuali (quest'ultimo soppresso nel 1652), fu costruita, per la fattiva opera di don Domenico d'Oriano, la chiesa dedicata a San Raffaele Arcangelo. Il 15 luglio 1745, il vescovo Nicola De Rosa ne decretò la costruzione che fu completata, molto probabilmente, intorno al 1760.
Architetto e direttore dei lavori fu Tommaso Rajola, Crescenzo Tringhese il sapiente marmorario, Gennaro Vassallo l'intagliatore della statua lignea policroma di San Raffaele, Domenico Castrese e Saverio Viviano autori del portale di piperno e Giacinto Diano (Pozzuoli, 1731 - Napoli, 1803) il decoratore che, oltre alle tele, affrescò il soffitto della sacrestia.
La chiesa di San Raffaele è certamente più interessante delle altre, per il raffinato gusto "rococò" che la caratterizza e per l'"architettura mirabilmente armoniosa, sonora quanto una spinetta ben temperata" (Causa 1972).
Già nell'agosto del 1977 la chiesa fu chiusa al culto ed ai fedeli, perché le sue strutture risultarono seriamente lesionate. Col bradisismo del 1983, la costruzione è stata oggetto di attenti restauri che non potranno, ovviamente, restituirci i vari pezzi della decorazione scultorea, trafugati durante il periodo di chiusura.

Angelo D'Ambrosio - Archivio Storico Diocesano di Pozzuoli. Regesto fondo pergamenaceo                                          Vescovile. Pozzuoli 1997.

Pag. 74

1770, luglio, 3; Roma; Clemente XIV, a. 2°. Il papa accoglie l'istanza del rettore della chiesa di San Raffaele arcangelo in Pozzuoli, di potervi conservare l'Eucarestia. In questa chiesa, ricca di reliquie di santi, splendida per gli altari e le opere in marmo policromo che l'adornano, vengono celebrate molte Messe con grande concorso di popolo non solo nei giorni feriali, ma anche nei festivi. Quest'ultimo aspetto ha indotto il pontefice a concedere quanto gli è stato chiesto.
Mis. 24,1x42,8. S.c. non buono. Il breve pontificio è privo del sigillo in ceralacca sul retro E presenta molti diffusi fori.

Pag.76

1771, luglio, 23; Roma; Clemente XIV, a. 3°. Il papa concede, in perpetuo, l'indulgenza a tutti i fedeli che, in qualsiasi giorno dell'anno, visiteranno la chiesa di San Raffaele arcangelo in Pozzuoli, purché confessati e comunicati, preghino per la concordia fra i principi cristiani, l'estirpazione delle eresie e l'esaltazione della Chiesa cattolica.
Ms. 18,7x42,8. S.c. mediocre. In breve pontificio ha tracce del sigillo in ceralacca sul retro.

Bibliografia

Raimondo Annecchino - Una chiesa puteolana settecentesca. La chiesa di S. Raffaele. Pozzuoli,                                          1928.

Angelo D'Ambrosio - Storia di Pozzuoli… in pillole. Edizione D. Conte, Pozzuoli, 1959.

Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Le chiese di Pozzuoli. Napoli, 1964.

Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli.
                                                                         Pozzuoli, 1974.

Angelo D'Ambrosio - Storia della mia terra, Pozzuoli, 1976.

AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) - Giacinto Diano 1731 - 1803 (nella Chiesa di San Raffaele
                                                      Arcangelo a Pozzuoli)
. Napoli, 1981

AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) - Guida di Pozzuoli. Napoli, 1986

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

Angelo D'Ambrosio - Archivio Storico Diocesano di Pozzuoli. Regesto fondo pergamenaceo
                                     Vescovile
. Pozzuoli 1997.

 

Particolare dal disegno del G. Ricciardelli, Napoli 1768.

 

Riproduzioni di cartoline dell'inizio del '900

 

 

Foto 1: scorcio prospettico della chiesa su via Carlo Rosini

Adinolfi Aldo - dicembre 1985

 

Foto 2: particolare del piccolo portale laterale sinisto.

Adinolfi Aldo - dicembre 1985