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Catalogo dei Beni Architettonici e
Monumentali
| Oggetto : |
Chiesa di Santa Maria delle Grazie |
| Ubicazione : |
Corso Vittorio Emanuele |
| Diocesi : |
Pozzuoli |
| Parrocchia : |
Santa Maria delle Grazie |
| Proprietà : |
Comune di Pozzuoli |
| Dati catastali : |
Foglio 76 particella C |
| Autore : |
Architetto Achille
Catalano |
| Epoca : |
1860
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| Vincoli : |
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M. N., Pozzuoli settembre 1982
Collegamento con Beni artistici
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Nel corso del medio evo l'estensione della città di
Pozzuoli, era compresa nei limiti dell'attuale rione Terra. Durante il
regno angioino la città comincia ad espandersi al di fuori di questi
angusti confini; sorsero così degli edifici, prima addossati al costone
dell’Acropoli e poi via via più lontani.
Fino al XV secolo l'area, dove attualmente sorge la chiesa di Santa
Maria delle Grazie, ancora non esisteva, in quanto, per effetto del
bradisismo discendente, era completamente sommersa dal mare. Verso la
fine del XV secolo si registrano i primi segnali di quel bradisismo
ascendente che nel 1538 culminò con l'eruzione del Monte Nuovo. La
città fu più volte scossa da violenti terremoti ed agli inizi del XVI
secolo un'ampia fascia di costa, dal rione Terra al tempio di Serapide
ed oltre, emerse pian piano dalle acque. I puteolani chiesero al re
Ferdinando II il Cattolico (1452-1516) il permesso di poter utilizzare
questa superficie di terra che il mare lasciava allo scoperto. Il
sovrano aragonese, il 23 maggio 1511, accolse l'istanza dei puteolani, i
quali poterono così edificare nuove abitazioni.
In questo spazio lasciato dal mare sorse anche una chiesa, appunto
quella che oggi è conosciuta come Santa Maria delle Grazie.
Quando fu edificata, agli inizi del XVI secolo venne dedicata alla
visita della vergine Maria ad Elisabetta.
L'edificio, in posizione molto vicina al mare, si apriva verso
quell'ampio spazio che diventerà la Piazza Maggiore di Pozzuoli.
La chiesa, di dimensioni molto più piccole di quelle attuali, nacque,
probabilmente, per sostituire altre due del rione Terra, Sant'Agnese e
Sant'Agata, che furono soppresse, forse, perché danneggiate dai
continui terremoti di quegli anni.
Fu elevata a parrocchia col titolo di Santa Maria delle Grazie, il 15
novembre 1624, con decreto del vescovo Lorenzo Mongiò (1617-1630),
quando quella da cui dipendeva, Santa Maria ad Portam, venne soppressa
dallo stesso Vescovo.
La più antica parrocchia della diocesi di Pozzuoli aveva competenza su
un vastissimo territorio, che oltre alla nostra città, comprendeva
anche Bacoli, Miseno, Monte di Procida, Licola, Agnano o Bagnoli. Con la
creazione di parrocchie in queste zone e di altre in Pozzuoli, l'area di
competenza di Santa Maria delle Grazie nel tempo si è ormai ridotta
solo ad una parte del centro della città.
Verso la fine del '500, ad opera di una Confraternita di laici, fu
costruito un ospedale per l'assistenza dei malati che venivano a curarsi
alle terme flegree. L'edificio era addossato alla parete nord della
chiesa, e da questa prese anche il nome. Questo ospedale prese il posto
di quello di Santa Marta, presso il quadrivio dell'Annunziata, chiuso
dopo pochi anni perché già insufficiente.
La Confraternita amministrò sia l'ospedale che la chiesa fino agli
inizi dell'800, quando fu sostituita dalla Commissione di Beneficenza.
Nel settecento il bradisismo cominciò una fase discendente i cui
effetti si fecero subito sentire nella parte bassa della città, che era
spesso allagata, tanto che si dovevano usare le barche per attraversare
la Piazza Maggiore.
Nel 1825, a spese del vescovo Carlo Maria Rosini (1797-1836), del
Municipio di Pozzuoli e della Commissione di Beneficenza, furono
eseguiti alcuni restauri, che però non sortirono alcun effetto, in
quanto la chiesa continuava ad allagarsi e col tempo l’umidità e la
corrosione della salsedine marina ne avevano compromesso le strutture.
Una lapide posta sulla contraffacciate della chiesa, a destra
dell'ingresso, ricorda questi lavori.
TEMPLVM HOC
ALMAE VIRAGINI ELISABETHAM CONVENIENTI NVNCVPATVM
E PERVETVSTO DAMIANAE GENTIS PATRONATV
IN REGIAE ESTAVRITAE IVRA DELATVM
LAICAE QVE CONFRATERNITATI COMMISSVM
SAECVLO XVII INEVNTE ET LEONARDO VAIRO EPIS. IVBENTE
PAROECIA S. MARIAE DE PORTA IN SE RECEPTA
TVM PER ANTISTITES TVM BENEFICENTIAE PVTEOL. CVRATORES
PARTITIS IVRIBVS DIV ADMINISTRATVM
MAIORVM INCVRIA TEMPORIS EDACITATE SQUALIDVM
SVBSILIENTIBVS MARINIS VNDIS CORROSVM
CAROLVS MAR. ROSINIVS EPIS. PVTEOL
SVBLATO PAVIMENTO NOVO TECTORIO INDVCTO
MVNIC. PVTEOL. MAGNA EX PARTE SVMTIBVS
REFICIVNDVM CVRAVIT
SOLEMNIQUE BENEDICTIONIS TIRV DEDICAVIT KAL. IVL. MDCCCXXV
Nel 1858 il vescovo Raffaele Purpo (1843-1876) la
chiuse al culto, in quanto l’edificio risultava allagata da circa un
metro d'acqua.
Il Municipio di Pozzuoli, proprietario dell'immobile, affidò
all'architetto Achille Catalano i lavori di restauro, e questi,
costatate le pessime condizioni statiche del fabbricato, giudicò più
opportuno demolirlo e ricostruirlo dalle fondamenta.
Questa scelta non mancò di suscitare discussioni tra l'architetto e
alcuni amministratori della città, in quanto, molti ritenevano più
giusto ricostruire la chiesa in un luogo lontano dal mare e quindi più
sicuro, altri proposero di edificare al posto della vecchia chiesa, dei
magazzini, che dati in affitto potevano garantire nuove entrate al
Municipio.
In tal senso il Decurionato approvò una deliberazione in cui si
proponeva anche di sostituire l'architetto Catalano; ma l'allora sindaco
Gennaro Punzo, non diede seguito alla deliberazione.
Pertanto la chiesa fu totalmente rifatta secondo i progetti del
Catalano. Va ricordato, in particolare, che l'accesso alla chiesa venne
assicurato da due ampie scalinate, in quanto il pavimento venne
notevolmente rialzato rispetto al livello della strada. Questa
ricostruzione è ricordata da un'iscrizione, posta sulla controfacciata
a sinistra dell'ingresso.
QVOD TEMPLVM
CAROLVS M. ROSINIVS EP. PVTEOL. RESTAVRAVIT
QVA FABRORVM INSCITIA VEL PRAVITATE
MARIS QVA FLVCTVVM VI VEL ASPERCINE
ITA SQVALIDVM RVINOSUM CORRVPTUM FVIT
VT INTERDICERET RAPHAEL PVRPO EP. PVT. XXXIV POST ANNO
QVA RE PVTEOLANI MVNICIPI PROCERES
COMPLANARI CAMERATIONIBVS SVBSTRATIS DIPTERON SVRGERE
PILIS PARIETIBVS TECTORIO ALBARIO QVE OPERE CONVESTITIS
ALTARIBVS EXPOLITIS REFECTIS
TABVLIS FOEDITATE DETERSA AD PRISCVM NITOREM REVOCATIS
ODOEVM MARMOREIS COLVMNIS FVLCIRI
CVM PRISCIS PVTEOLANI SPLENDORIS MONVMENTIS COMPARANDVM
XL CIRCITER CENTVSSIVM MILLIA EXPENDI IVSSERVNT
OPVS TER QVINIS MENSIBVS ET INCHOATVM ET ABSOLVTVM
NE RES PVTEOLANORVM SACRA MORAS PATERETVR
IANVAR. PVNZO SYND. = ACHIL. CATALANO ARCHIT.
Alla fine dell'ottocento si ripresentò di nuovo il
problema dell'acqua che invadeva il borgo di Pozzuoli. Questo fenomeno,
conseguenza del bradisismo discendente, rendeva invivibile questa parte
della città, tanto che Pozzuoli aveva, in Campania, il primato della
mortalità per le malattie tubercolari.
Nel 1911 fu approvata dal Parlamento la legge per la bonifica della
parte bassa di Pozzuoli (N. 311 del 13 aprile 1911) che prevedeva lavori
di colmata delle strade, bonifica dei terreni e sistemazione delle
fogne. Nel 1913 iniziarono i lavori di colmata, in seguito ai quali
finirono con l'essere interrate anche le scale d'ingresso della chiesa.
Nel 1915 il parroco Antonio Poerio fece eseguire alcuni lavori di
abbellimento, tra cui va ricordata la costruzione del pulpito marmoreo.
Lo stesso parroco, nel 1923, nella navata destra fece aprire un vano e
costruire una cappella intitolata al Sacro Cuore di Gesù.
Nel 1948 il parroco Michele Maddaluno fece eseguire degli ampliamenti,
nel corso dei quali vennero create le absidi in fondo alle tre navate,
fu decorato il soffitto e completato il pulpito marmoreo. Lo stesso
parroco, nel 1964, fece rivestire con marmo le pareti e i pilastri della
chiesa.
Altri lavori di consolidamento e restauro sono stati effettuati tra il
1973 e il 1975 e tra il 1983 e il 1984, per riparare i danni del
bradisismo del '70, del terremoto del 1980 e del successivo bradisismo.
La facciata presenta delle linee e decorazioni molto semplici, spicca in
essa una grande vetrata, posta nel 1958, che raffigura la Vergine che
appare a Bernadette. La chiesa è affiancata sul lato sud da un alto
campanile, sul lato di questo che guarda verso il largo Santa Maria
delle Grazie vi è una meridiana, mentre dal lato della piazza Maggiore
una piccola lapide posta sotto l'orologio, ammonisce sulla brevità del
tempo e della vita umana.
ITQUE REDITQUE VIAM CONSTANS
QUAM SUSPICIS UMBRA
UMBRA FUGAX HOMINES
NON REDITURA SUMUS
L'interno ha perso l'originaria impostazione con la
pianta a croce, per i continui rifacimenti e ampliamenti. Ha tre navate,
ciascuna chiusa sul fondo da un'abside. La navata centrale coperta da
una volta a botte, è decorata con motivi geometrici e floreali. Un arco
trionfale con al centro lo stemma di Pozzuoli, separa la navata centrale
dal presbiterio. Le navate laterali sono coperte a botte ribassata con
piccole cupole ellissoidali.
A sinistra dell'ingresso, il primo altare che si incontra è quello
dedicato a San Leonardo, costruito nel 1736. La statua del Santo, in
legno policromato è del XIX secolo. Segue un secondo altare del 1737,
in marmi policromi molto simile al precedente, ed è dedicato a San
Paolo, la cui statua è del 1951
Nel transetto vi è l'altare dell'ultima cena, che è sovrastato da una
tela attribuita al pittore puteolano Giacinto Diano (1731- 1803),
che raffigura l'ultima cena di Gesù con i discepoli, dipinta nel
1760.
Questa navata è chiusa in fondo dalla cappella di
San Biagio, è fatta costruire, con tutti gli arredi sacri, nel 1639 da una Confraternita di bottegai, macellai e
fornai del Borgo. Dello stesso periodo è la statua del Santo di legno
policromato. La cappella venne demolita e ampliata nel 1948.
L'altare maggiore come lo si vede oggi è quello che risulta dalla
sistemazione secondo le norme liturgiche del Concilio Vaticano II. E'
stato ricavato adattando vari pezzi del preesistente altare, e fu
costruito nel corso dei lavori di restauro del 1973-1975. Due putti
decoravano l'altare, uno è stato utilizzato come reggileggio, l'altro
è stato rubato.
Il nuovo altare fu benedetto e consacrato dal vescovo Salvatore
Sorrentino (1974-1993) il 18 ottobre 1975, e in esso sono state anche
riposte delle reliquie di San Valentino martire. A ricordo
dell'avvenimento, nell'altare, è stata murata una pergamena con la
seguente dicitura:
CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE
POZZUOLI (NAPOLI)
A. D. 1975
18 OTTOBRE
PARROCO PIETRO MATARESE
IN OCCASIONE DELLA RIAPERTURA DELLA CHIESA,
DOPO I LAVORI DI RESTAURO STATICO,
SUA ECC. MONS. SALVATORE SORRENTINO
VESCOVO DI POZZUOLI
HA CONSACRATO QUESTO ALTARE,
RIPONENDO IN ESSO LE RELIQUIE DI S. VALENTINO MARTIRE
Questo intervento è stato molto discutibile avendo
comportato l'inutile sacrificio del vecchio altare, che pur non essendo
una eccezionale opera d'arte era comunque una testimonianza della
vecchia chiesa e dell'artigianato che lo aveva prodotto.
Sulla parete di fondo dell'abside si trova un dipinto su tavola che
raffigura la visita della vergine Maria ad Elisabetta.
Il quadro è datato al XVI secolo e faceva sicuramente parte
dell'antico edificio di culto.
Al XVII secolo risale un crocifisso ligneo che una volta era sistemato a
destra dell'entrata e dal 1975 posto a destra del nuovo altare. A
sinistra vi è il battistero, del XIX secolo, costituito da una vasca in
marmo con coperchio in bronzo.
Nell'abside destra, anche questa ampliata nel 1948, vi è la cappella
dedicata a San Ciro e vi si trova una statua lignea del Santo, dell'800.
A destra dell'ingresso si trova murata una iscrizione a ricordo dei
lavori di restauro del 1948.
QUESTA CHIESA PARROCCHIALE
DEDICATA A MARIA SANTISSIMA DELLE GRAZIE
FU SOLENNEMENTE CONSACRATA
DA S. E. MONS. ALFONSO CASTALDO VESCOVO DI POZZUOLI
IL 1 LUGLIO 1939
A CURA E ZELO DEL REV.MO PARROCO
CAN. MICHELE MADDALUNO
IN SEGUITO
LO STESSO REVERENDISSIMO PARROCO
SPINTO DAL SUO AMORE FILIALE VERSO MARIA SS.
E VOLENDO RENDERE PIU' DECOROSA LA SUA
CHIESA PARROCCHIALE
L'AMPLIO' AGGIUNGENDOVI L'ABSIDE CENTRALE
CON LE DUE ABSIDI LATERALI
L'ARRICCHI' DEL PAVIMENTO E DELLA SCALA MARMOREA DEL
PULPITO NONCHE' DELL'ORGANO POLIFONICO
LA DECORO' CON AFFRESCHI E MOTIVI ORNAMENTALI
PREPARANDO ALLA FEDE E PIETA' RELIGIOSA DEL POPOLO
LA DEGNA CASA DELLA PREGHIERA
------
PERCHÉ SI PERPETUI IL RICORDO A GLORIA DI
DIO E DELLA BEATA VERGINE MARIA
------
POZZUOLI 2 LUGLIO 1952
Nel transetto in posizione simmetrica a quello
dell'ultima cena vi è l'altare di san Giuseppe, con un dipinto su tela,
anch'esso attribuito a Giacinto Diano e raffigurante San
Giuseppe col bambino Gesù e i santi Nicola e Giovanni battista.
La navata destra ha subito delle modifiche dalla creazione di uno
spazio adattato a penitenzieria e dall'apertura della cappella del Sacro
Cuore.
Nella penitenzieria vi sono due altari, uno dedicato a sant’Antonio e
l'altro all'Immacolata; la statua di sant'Antonio è del 1948, quella
dell'Immacolata del XIX secolo.
In questo ambiente si ammirano due dipinti, uno raffigurante le nozze
di Cana e l'altro Mosé che parla al popolo. Sono due tele,
la cui attribuzione è incerta, ma pare siano state dipinte nell’800
da Nicola Malinconico o da qualche suo allievo .
Nella cappella del Sacro Cuore sono da segnalare, una iscrizione che ne
ricorda l'edificazione
SACRATISSIMO JESU CORDI
QUI PACIS ET GLORIAE REX
NEMINEM SIBI FRUSTRA SINIT CONFIDERE
AEDICULAM HANC AERE PROPRIO EXTRUENDAM
GERARDI PATRIS VOLUNTATI PIE OBSEQUUTUS
ANTONIUS POERIO HUJUS ECCLESIAE PAROCHUS
EREXIT PERFECIT DEDICAVITQUE
D. S. MCMXXIII
Un’altra ricorda coloro che concorsero all'acquisto
e all'alimentazione delle dodici lampade, ad olio, poste nella cappella
A. M. I. A.
PERCHE’NEL COMPIMENTO DELLE SUE DODICI PROMESSE
IL CUORE DIVINISSIMO DI GESU'
SIA SEMPRE PIU' CONOSCIUTO ADORATO AMATO
IN PERPETUO ARDERANNO IN QUESTA CAPPELLA DODICI LAMPADE
MISTICO FIDUCIOSO OMAGGIO DI ALTRETTANTI CUORI
1 PROMESSA DEL GIUDICE MARIA E ORSOLA
2 LE FAMIGLIE DI POZZUOLI
3 NIOLA AMALIA
4 I COMMERCIANTI DI POZZUOLI
5 LABORATORIO DI S.M. DELLE GRAZIE
6 I PESCATORI DI POZZUOLI
7 GLI STUDENTI DI POZZUOLI
8 PUNZO ELVIRA DESTRIERI ANN.TA COSTIGLIOLA
9 LOPEZ MARGHERITA NATA VITALE
10 PARROCO ANTONIO POERIO
11 LABORATORIO DEL SACRO CUORE DI GESÙ
12 I FANCIULLI DI POZZUOLI
GIUGNO 1927
All'inizio della navata è posto l'altare dedicato alla
SS. Addolorata, con una statua lignea della Madonna, del XIX secolo.
In sagrestia trova posto un dipinto raffigurante il martirio di santa
Caterina d'Alessandria, risalente al XVII-XVIII
secolo e probabilmente si trovava nell'antica chiesa demolita nel 1858.
Nella cupola centrale, i pennacchi sono stati decorati, nel 1948, con
dipinti ad olio, opera del pittore puteolano Leon Giuseppe Buono
(1887-1975), un'artista di questo secolo, che insieme ad altri dello
stesso periodo ha costituito un gruppo di artisti che ha raggiunto nel
campo pittorico notevole fama sia in Italia che all'estero.
Sulla parete esterna dell'abside della chiesa, che affaccia sul porto,
è stata posta una epigrafe a ricordo della visita del papa Giovanni
Paolo II a Pozzuoli
PRESSO IL LIDO OVE APPRODO' L'APOSTOLO PAOLO
IL SUCCESSORE DI PIETRO E VESCOVO DI ROMA
GIOVANNI PAOLO II
IN VISITA PASTORALE ALLA CITTA'
SOSTO'
IL 12 NOVEMBRE 1990
***
POZZUOLI ANNOVERA L'EVENTO
TRA I FASTI DELLA SUA STORIA MILLENARIA
E IL COMUNE CON QUESTO MARMO
NE TRAMANDA IL RICORDO
Accanto a questa è stata sistemata anche la lapide
commemorativa dell’approdo di Paolo di Tarso, che dal
1918 si trovava presso la Porta Napoli. Danneggiata nel 1986 nel corso
dei lavori di ricostruzione della strada di accesso al rione Terra è
stata restaurata e posta in questo nuovo sito.
PAOLO DI TARSO
APOSTOLO DELLE GENTI
MAGNIFICO ASSERTORE DELLA VERITA'
AI LIDI PUTEOLANI APPRODA
E QUI TRASCORRE SETTE GIORNI
COI FRATELLI NELLA FEDE
---
IL VESCOVO
E I CITTADINI PUTEOLANI
QUESTO PATRIO RICORDO
AFFIDANO AI POSTERI
AUSPICE DI NUOVE PURISSIME GLORIE
ANNO MCMXVIII
In occasione della visita del Papa, al centro delle
due lapidi citate, è stata sistemata anche una terracotta policroma che
raffigura l'arrivo dell'apostolo Paolo a Pozzuoli, opera dell'artista
puteolano Giuseppe La Mura.
Pag. 57
CHIESA DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE
(Corso Vittorio Emanuele)
Non si conosce con precisione la data
di fondazione. È citata la prima volta nella RELATIO AD LIMINA
di Mons. De Leòn del 1640. Fu rifatta completamente a spese del Comune
nel 1825.
L’ultimo e radicale restauro, fu eseguito sotto la direzione del
notissimo pittore Puteolano Prof. Leon Giuseppe Buono nel 1948 per lo
zelo e cura del Parroco Mons. Michele Maddaluno.
Degni di rilievo sono: l’altare maggiore in marmi policromi con il
grande dipinto su legni, raffigurante la Visita di Maria a S.
Elisabetta, opera della Scuola Fiamminga del XVI Secolo e le
due tele di Giacinto Diano aventi per soggetto: L’apoteosi
di San Giuseppe (ultimo altare a destra della nevata laterale) e Ultima
cena di Gesù con i discepoli (ultimo altare a sinistra della navata
laterale).
Un notevole valore artistico è il pulpito in marmo, fatto eseguire in
parte dal Parroco Don Antonio Poerio nel 1922, ampliate e completato con
l’aggiunta della scala nel 1948, dal Parroco Mons. Michele Maddaluno.
Raimondo Annecchino – Storia di
Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli, 1960
Pag. 325
Chiesa Santa Maria delle Grazie
La chiesa di Santa Maria delle Grazie
fin dai primi tempi era posseduta come semplice patronato da Pietrangelo
Damiano, patrizio puteolano. Nel 1528 per fellonia di costui fu devoluta
al fisco, acquistando così il titolo di R. Estautita. Il re ne permise
il servizio e governo ai confratelli laici. Verso il 1870 vi venne
aggregato ed incorporato l’ospedale, che prese il nome appunto di
Santa Maria delle Grazie.
Angelo D’Ambrosio, Raffaele
Giamminelli – Chiese di Pozzuoli. Napoli,
1964
Pag. 94, 95, 96.
SANTA MARIA DELLE GRAZIE
Eretta nella prima metà del ’500 in
proporzioni molto modeste, fu restaurata nel 1825 dal Vescovo Carlo
Maria Rosini. Il Municipio di Pozzuoli nell’anno 1860, su disegno dell’Architetto
Achille Catalano, l’ampliò e la rifece quasi completamente. Nel 1948
furono aggiunte le absidi, decorate le cupole e le navate, mentre nel
1964 fu eseguito il rivestimento in marmo e travertino.
Facciata:
Affiancata da una altro campanile si
presenta con uno schema classico. La sua decorazione è molto leggiera e
delicata con motivi geometrici.
Interno:
La pianta, per rifacimento ed
ampliamento subiti, ha perduto il suo carattere originario. È’ a tre
cupole in corrispondenza delle tre absidi. La navata centrale è coperta
da una volta a botte unghiata, decorata con motivi geometrici e floreali
dipinti in oro zecchino, quelle laterali da volta a botte ribassata con
cupolette elissoidali. Un grande arco trionfale, avente in chiave lo
stemma di Pozzuoli, separa la navata centrale dal presbiterio. Sull’ingresso
trova posto la cantoria poggiante su di un grande architrave marmoreo
sostenuto da due colonne tuscaniche in marmo. Sulla cantoria un grande
finestrone con vetrata istoriata raffigurante la Vergine Immacolata
che appare a Bernadetta (1958). Le pitture nella cupola e nei
pennacchi sono del pittore puteolano Leon Giuseppe Buono (1948).
Angelo D’Ambrosio, Raffaele
Giamminelli – Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli,
Pozzuoli, 1974.
Pag. 23 - 31
LA CHIESA PARROCCHIALE
(Testo Angelo D’Ambrosio)
Eretta, nei primi anni del secolo XVI,(16)
quasi
al centro dell’antico borgo e dedicata alla Madonna delle Grazie, fu, con
molta probabilità, rimaneggiata ed ampliata quando sorse accanto ad essa,
nella seconda metà del Cinquecento, l’ospedale che, costituendo con la
chiesa un’unità architettonica, ne prese la denominazione.(17)
La costruzione dell’ospedale ed il restauro della chiesa,
furono voluti da una confraternita di laici puteolani i quali, con il consenso
del vescovo Giovanni Matteo Castaldo (1542 - 1585), assunsero il governo e l’amministrazione
dell’uno e dell’altra, con l’obbligo di renderne conto ogni anno al
vescovo.(18)
La prima descrizione della chiesa, che dall’aprile 1587
fungeva da succursale della parrocchia di Santa Maria della
porta,(19) la troviamo nel verbale della visita pastorale compiuta dal vescovo Leonardo
Vairo il 23 novembre 1587. Data l’importanza del documento, si stima
opportuno il contenuto.
La chiesa è in buone condizioni statiche sia all’interno
e sia all’esterno. Ha quattro altari in pietra, compreso il maggiore.
Questo, che è sormontato da una grande tavola raffigurante la visita della
Vergine Maria ad Elisabetta, ha nel messo della mensa, con la tovaglia, la
croce e i candelieri, un tabernacolo in legno dorato ove si conservano l’Eucarestia
e l’olio degli infermi per gli ammalati del borgo e dell’ospedale.
A destra di chi guarda l’altare maggiore, trovano posto l’altare
di Sant’Andrea apostolo, sovrastato da una tavola rappresentante il
santo con santa Caterina martire, l’altare di Santa Maria,
senza l’immagine della Vergine e l’altare di San Leonardo, privo
anch’esso dell’effigie del santo titolare.
Nel 1594 è documentata la presenza, a destra di chi guarda
l’altare maggiore, di un altare, eretto a spese del vescovo Leonardo Vairo
(1587 - 1603) e dedicato alla conversione dell’apostolo San Paolo.(20)
In questa semplice struttura architettonica s’inserì,
nel dicembre del 1639, a sinistra di chi guarda l’altare maggiore, un
cappellone eretto in onore del santo vescovo e martire Biagio a spese
di un gruppo di <<potecari, chianchieri, tavernari e fornari>>
del borgo di Pozzuoli i quali, costituitisi in confraternita, ebbero l’approvazione
dello statuto, in data 1° febbraio 1640, dal vescovo Martino de Leòn
Càrdenas (1631 - 1650).(21)
I predetti, non si limitarono a edificare il cappellone, ma
lo dotarono della statua del santo titolare, in legno policromo, e di tutti
gli arredi sacri.
Nella seconda metà del secolo XVII, la chiesa parrocchiale
fu arricchita di altri due altari. Al lato sinistro di chi guarda l’altare
maggiore, dopo il cappellone di San Biagio, trovò posto l’altare di San
Giuseppe e al lato destro, dopo l’altare di Santa Maria della Vittoria,
quello di Sant’Antonio di Padova.(22)
La sistemazione di questi e degli altri altari, rimase
invariata sino ai lavori di restauri, eseguiti nel 1825, a spese del vescovo
Carlo Maria Rosini (1797 - 1836), della Commissione di Beneficenza
(23) e del Municipio di Pozzuoli.(24)
Ma, nonostante il predetto rifacimento, la chiesa, invasa
quasi sempre durante l’inverno dalle acque del mare e corrosa dalla
conseguente umidità, fu compromessa a tal punto nella sua staticità, che si
stimò opportuno demolirla e ricostruirla dalle fondamenta. Il progetto,
affidato nel 1858 dal Municipio di Pozzuoli, (25)
proprietario della
chiesa, all’architetto Achille Catalano, fu portato a termine alla fine del
1860.(26)
La nuova chiesa parrocchiale, rifinita con le decorazioni
interne ed esterne nei primi mesi del 1861, fu benedetta solennemente il 1°
luglio dello stesso anno, dal vescovo Raffaele Purpo (1843 - 1876).(27)
Il parroco Antonio Poerio l’arricchì nel 1915, di un
pulpito marmoreo e, nel 1923, di una cappella, eretta a sue spese nella navata
destra, in onore del Sacro Cuore di Gesù.(28)
Il suo
successore, parroco Michele Maddaluno, nel 1948, ampliò la chiesa, con la
creazione delle absidi in fondo alle navate, e la rese più decorosa con la
doratura del soffitto, le pitture dei pennacchi della cupola, eseguite dal
pittore puteolano Leon Giuseppe Buono (1887 - 1975), la pavimentazione in
marmo, la scala marmorea del pulpito e l’organo polifonico.(29)
Lo
stesso parroco curò, nel 1964, il rivestimento in marmo e travertino dei
pilasti e delle pareti.
I dissesti causati nel 1970 dal noto fenomeno del
bradisismo alla parte bassa di Pozzuoli, non risparmiarono la chiesa
parrocchiale che, avendo subito grani danni nelle strutture portanti, fu
sottoposta ad un radicale opera di consolidamento e di restauro, iniziata nel
dicembre del 1973 e terminata nei primi giorni di ottobre del 1975.(30)
Il 18 dello stesso mese, il vescovo Salvatore Sorrentino
benediceva la chiesa ripristinata e consacrata il nuovo altare maggiore,
ricavato da quello antico e adattato secondo le norme liturgiche del Concilio
Vaticano II.(31)
A ricordo del fausto avvenimento, veniva murata nel
predetto altare una pergamena con questa dicitura:
Chiesa Parrocchiale di Santa Maria delle Grazie
Pozzuoli (Napoli)
D. 1975
18 ottobre
parroco Pietro Matarese.
In occasione della riapertura della chiesa,
dopo i lavori di restauro statico,
Sua Ecc. Mons. Salvatore Sorrentino
Vescovo di Pozzuoli
Ha consacrato questo altare,
riponendo in esso le reliquie di S. Valentino Martire.
Pagg. 37 - 39
RACCOLTA EPIGRAFICA
(A cura di Angelo D’Ambrosio)
I
Lapide sotto l’orologio del campanile. Nella sua
concisione, ricorda ai passanti la fugacità del tempo e della vita umana.
ITQUE REDITQUE VIAM CONSTANS
QUAM SUSPICIS UMBRA
UMBRA FUGAX HOMINES
NON REDITURA SUMUS
II
Lapide posta a destra dell’ingresso principale in ricordo
dei lavori di restauro eseguiti nel 1825.
TEMPLVM HOC
ALMAE VIRGINI ELISABETHAM CONVENIENTI NVNCVPATVM
E PERVETVSTO DAMIANAE GENTIS PATRONATV
IN REGIAE ESTAVRITAE IVRA DELATVM
LAICAE QVE CONFRATERNITATI COMMISSVM
SAECVLO XVII INEVNTE ET LEONARDO VAIRO EPIS(copo) IVBENTE
PAROECIAE S. MARIAE DE PORTA IN SE RECEPTA
TVM PER ANTISTITES TVM PER BENEFICENTIAE
PVTEOL(anae) CVRATORES
PARTITIS IVRIBVS DIV ADMINISTRATVM
MAIRVM INCVRIA TEMPORIS EDACITATE SQVALIDVM
SVBSILIENTIBUS MARINIS VNDIS CORROSVM
CAROLVS MAR(ia) ROSINIVS EOIS(copvs) PVTEOL(anvs)
SVBLATO PAVIMENTO NOVO TECTORIO INDVCTO
MVNIC(ipii) PVTEOL(ani) MAGNA EX PARTE SVMTIBVS
REFICIENDVM CVRAVIT
SOLEMNIQUE BENEDICTIONIS RITV DEDICAVIT
KAL(endis) IVL(ii) MDCCCXXV
III
Lapide posta a sinistra dell’ingresso principale in
ricordo della ricostruzione della chiesa, eseguita nel 1860.
QVOD TEMPLVM
CAROLVS M(aria) ROSINIVS EP(iscopvs) PVTEOL(anvs)
RESTAVRAVIT
QVA FABRORVM INSCITIA VEL PRAVITATE
MARIS QVA FLVCITVVM VI VEL ASPERGINE
ITA SOLVALIDVM RVINOSVM CORRVPTVM FVIT
VT INTERDICERET RAPHAEL PVRPO
EP(escopvs) PVT(ecolanvs) XXXIV POST ANNO
QVA RE PVTEOLANI MVNICIPI PROCERES
COMPLANARI CAMERATIONIBVS SVBSTRATIS DIPTRON SVRGERE
PILIS PARIETIBVS TECTORIO ALBARIO QVE OPERE CONVESTITIS
ALTARIBVS EXPOLITIS REFECTIS
TABVLIS FOEDITATE DETERSA AD PRISCVM NITOREM REVOCATIS
ODOEVM MARMORIES COLVMNIS FVLCIRI
SVM PRISCIS PVTEOLANI SPLENDORIS MONVMENTIS
COMPARANBVM
XL CIRCITER CENTVSSIVM MILLIA EXPENDI IVSSERVNT
OPVS TER QVINIS MENSIBVS ET INCHATVM ET ABSOLVTVM
SOLERTISSIMA PASCHALIS PVGLIESE ET SOCIOR(vm) CVRA
NE RES PVTEOLANORVM SACRA MORAS PATERETVR
IANVAR(ivs) PVNZO SYND(acvs) = ACHIL(levs) CATALANO ARCHIT(ectvs)
IV
Lapide, entrando a destra, nella cappella del Sacro Cuore
di Gesù, in ricordo della sua edificazione ad opera del parroco Antonio
Poerio.
SACRATISSIMO JESU CORDI
QUI PACIS ET GLORIAE REX
NEMINEM SIBI FRUSTA SINIT CONFIDERE
AEDICULAM HANC AERE PROPRIO EXTRUENDAM
GERARDI PATRIS VOLUNTATI PIE OBSEQUUTUS
ANTONIUS POERIO HUIUS ECCLESIAE PAROCHUS
EREXIT PERFECIT DEDICAVITQUE
A(nno) D(ominicae) A(alutis) MCMXXIII
V
Lapide, a destra entrando nella cappella di San Ciro, posta
in ricordo dei lavori di rifacimento eseguiti nel 1948 dal parroco Michele
Maddaluno.
QUESTA CHIESA PARROCHIALE
DEDICATA A MARIA SANTISSIMA DELLE GRAZIE
FU SOLENNEMENTE CONSAGRATA
DA S. E. MONS. ALFONSO CASTALDO VESCOVO DI POZZUOLI
IL 1 LUGLIO 1939
A CURA E ZELO DEL REV.MO PARROCO
CAN. MICHELE MADDALUNO
IN SEGUITO
LO STESSO REVERENDISSIMO PARROCO
SPINTO DAL SUO AMORE FILIALE VERSO MARIA SS.
E VOLENDO RENDERE PIU’ DECOROSA LA SUA
CHIESA PARROCCHIALE
L’AMPILO’ AGGIUNGENDOVI L’ABSIDE CENTRALE
CON LE DUE ABSIDI LATERALI
L’ARRICCHI’ DEL PAVIMENTO E DELLA SCALA MARMOREA DEL
PULPITO NONCHE’ DELL’ORGANO POLIFONICO
LA DECORO’ CON AFFRESCHI E MOTIVI ORNAMENTALI
PREPARANDO ALLA FEDE E PIETA’ RELIGIOSA DEL POPOLO
LA DEGNA CASA DELLA PREGHIERA
-----------------
PERCHE’ SI PERPETUI IL RICORDO A GLORIA DI
DIO E DELLA BEATA VERGINE MARIA
----------------
POZZUOLI 2 LUGLIO 1952
Pagg. 42 - 51
Grafici e commento di Raffaele Giamminelli
Tavola 1
 |
Dell’antica chiesa di S. Maria delle Grazie è stata
possibile la ricostruzione grafica grazie ad un prezioso documento rinvenuto
da Angelo D’Ambrosio nell’Archivio del Municipio di Pozzuoli: il
computo metrico estimativo, per la demolizione delle vecchie e fatiscenti
murature, redatto dall’architetto Achille Catalano nel 1858.(1)
Questi è stato molto meticoloso nella descrizione e nella
ubicazione dei vari ambienti e delle strutture portanti di cui
ci ha lasciato
anche le dimensioni espresse in palmi napoletani.
Lo schema dell’antica facciata è molto simile a quello
della nuova chiesa: campanile con orologio, grosso frontone sovrastante una
finestra e il vano d’ingresso con cornice di piperno; il tutto addossato
alla costruzione dell’ospedale omonimo, che fu poi trasformato in abitazioni
private e uffici parrocchiali.
Non è stato possibile ricostruire la decorazione esterna,
perché non descritta nel documento citato.
|
Tavola 2
 |
L’antica chiesa, ad unica navata con cappelle laterali e
con due ingressi, era, in pianta, a croce commissa senza absidi. Il battistero
era situato a destra della porta principale e sotto la scala, denominata
<<della Beneficenza>>, che conduceva ai piani superiori
dell’ospedale annesso alla chiesa. La sacrestia si trovava a destra dell’altare
maggiore, alla cui sinistra era la cappella della SS. Addolorata e del SS.
Sacramento, addossata alla casa di proprietà <<Mensolino>>.
Due contrafforti (<<centrati>>),
realizzati successivamente alla costruzione originaria, sostenevano le
strutture
prospicienti la piazza (ora largo S. Maria delle Grazie) ed il
campanile.
La chiesa, all’epoca in cui l’architetto Catalano la
visitò e la descrisse (1858), pur avendo un certo schema planimetrico, doveva
essere, quasi sicuramente, il risultato di vari interventi poiché mancava di
simmetria di ambienti e di unità strutturale.
Come si apprende dal documento già citato, le precarie
condizioni statiche, dovute alla forte umidità delle strutture ed alla loro
erosione da parte dell’acqua di mare, suggerirono al Catalano la demolizione
e la ricostruzione totale della chiesa, essendo più dispendioso un lavoro di
restauro. |
Tavola 3
 |
L’intervento dell’architetto Achille Catalano (1860),
anche se è stato radicale, ha lasciato inalterata la distribuzione dei vari
ambienti, ridisponendo gli elementi compositivi dell’antica chiesa con
simmetria e dando al complesso un’impronta decorativa di manierata qualità
artistica.
ermo restando l’impostazione della pianta a croce commissa, le cappelle vengono messe in comunicazione tra di loro formando le
due navate laterali. All’esterno dei due ingressi furono sistemate ampie
scale per il rialzamento del pavimento della chiesa rispetto al livello del
mare che allora invadeva la bassa Pozzuoli. quelle scale, che davano maggior
slancio ed eleganza ai prospetti, vennero interrate quando fu bonificata la
zona, i cui lavori di colmata furono ultimati il 31 agosto 1913.
Il complesso architettonico della chiesa, almeno per la
parte ottocendesca, presenta una unità stilistica che si inquadra nella
corrente artistica dei <<revival>> degli stili. Difatti, il
progetto del Catalano è di chiara ispirazione tardorinascimentale con qualche
aggancio ad elementi neoclassici. Tali caratteri sono facilmente
rintracciabili nella distribuzione planimetrica, nelle proporzioni delle
strutture e nell’insistente ricerca di forme geometrico - decorative portate
all’esasperazione nella facciata.
L’esterno presenta due ordini architettonici: ionico nella parte
bassa |
con
intonaco a bugnato liscio, corinzio in quella alta con pannelli e
riquadri molto equilibrati. Un agile e snello campanile e un
pesante frontone, chiudono la parte superiore della composizione. Anche l’interno rispecchia un certo gusto
tardorinascimentale ed in particolar modo nella sapiente armonia dei vuoti e
dei pieni e nell’adozione dell’arco a tutto sesto. L’ordine
architettonico è un corinzio gigante su lesene ed appoggiate a pilastri che
sorreggono una classica trabeazione e una volta a botte unghiata; le campate
delle navate laterali sono coperte da cupolette a base elissoidale. Tra la
navata centrale e il transetto, si erge il maestoso arco trionfale con lo
stemma, in chiave, della città di Pozzuoli. Tutta la volta principale è
suddivisa in pannelli a stucco decorati con arabeschi dipinti in oro, mentre
le fasce di divisione dei riquadri sono dipinte in due tonalità di giallo. Il
transetto è coperto da tre cupole, a base circolare, sormontate da eleganti
lanterne, di cui quella centrale è più alta di quelle laterali.
All’ingresso, due belle colonne in marmo, di ordine
tuscanico, sorreggono un lungo architrave sul quale trova posto la cantoria
con l’organo. |
.Tavola 4
 |
Il progetto dell’architetto Catalano è rimasto integro
fino al 1923 quando i parroci Poerio e Maddaluno, in due tempi diversi, sono
intervenuti con trasformazioni sostanziali che si innestano solo in un
discorso di funzionalità, poiché, al tempo stesso, hanno deformato il
carattere originario della costruzione risultando grosse stonature spaziali.
Il primo dei due interventi (1923) ha creato uno squilibrio
compositivo della pianta con l’apertura della cappella del Sacro Cuore di
Gesù; mentre il secondo (1948) ha addolcito, in un certo qual modo, la linea
di fondo con tre absidi ben proporzionate che si collegano al complesso con lo
stesso ordine architettonico. Unico osservazione che si potrebbe muovere all’intervento
del 1948, è lo spostamento, verso il fondo dell’abside centrale, dell’altare
maggiore occultandolo notevolmente all’assemblea dei fedeli.
|
Tavola 5
|
La sistemazione del presbiterio, voluta dal parroco Pietro
Matarese e progettata dallo scrivente, tenendo conto delle nuove norme
liturgiche, è stata realizzata con elementi preesistenti, ma ormai poco
funzionali. Tutta la zona sottostante la cupola è stata rialzata per motivi
di visibilità e su questa pedana sono stati sistemati la mensa, il leggio e
un crocifisso ligneo.
La nuova mensa è stata realizzata con parti del vecchio
altare maggiore che, pur pregevole per i suoi intarsi marmorei, non era da
considerarsi un’opera d’arte, ma un buon prodotto di artigianato. Le due
ali del predetto altare sono state utilizzate a stipiti della nuova mensa,
mentre il paliotto e la fascia superiore, escluso il tabernacolo, sono stati
spostati verso il fondo dell’abside, rimontati sotto il quadro raffigurante
<<la visita della Vergine Maria ad Elisabetta>> (sec. XVI)
e incorniciati da una fascia di marmo bianco che mette in evidenza la
policromia degli intarsi.
|
 |
Uno dei due puttini, che prima ornavano il fastigio dell’altare,
è stato adattato a sostegno per il leggio sistemato a sinistra della nuova
mensa, alla cui destra troneggia il crocifisso ligneo (sec. XVII), situato,
precedentemente, a sinistra dell’ingresso principale.
La transenna preesistente, molto decorata, ma di fattura
recente, è stata sistemata ai lati della grande pedana; in angoli opposti,
due mensole intarsiate del vecchio altare formano i piani di appoggio per gli
strumenti liturgici.
Il battistero, messo in evidenza portandolo nelle vicinanze
della mensa, in equilibrio compositivo col crocifisso, è lo stesso che prima
si trovava a destra dell’ingresso principale. Nella ricomposizione, il fonte
battesimale è stato adagiato su un tondo di marmo intarsiato, ubicato
precedentemente, al centro del pavimento della navata.
Le due cappelle, ora dedicate a S. Antonio ed alla SS.
Immacolata, sono state adibite a penitenzieria isolandole dalla navata
laterale destra con due cancellate decorative eseguite dai fratelli Antonio e
Luigi Di Fraia. È stato molto curato l’impianto dei corpi illuminati,
eseguito da Giovanni Minieri e realizzato con faretti orientabili che
investano le strutture e gli elementi compositivi, creando un interessante
effetto chioroscurale, l’unica nota
moderna, che esalta quelle antiche, è la <<Via
Crucis>>, eseguita da Oscar Cafasso, Ciro Cafiero e Gennaro
Mancini, su pannelli di rame sbalzato e smaltato. |
|
Angelo D'Ambrosio - Storia della mia Terra.
Pozzuoli, 1976
Pag.47
Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Corso Vittorio
Emanuele)
Edificata nella prima metà del '500, fu
restaurata nel 1825 a cura del Vescovo Carlo Rosini (1797 - 1836). Il
Municipio di Pozzuoli la rifece nel 1860 su disegno di Achille Catalano.
Ampliata nel 1948, danneggiata dal bradisismo nel 1970, è stata restaurata
nel 1975.
Raffaele Giamminelli - Giacinto Diano 1731 - 1803.
Napoli 1982
Pag. 7
Circa il luogo e la nascita di Giacinto Diano non vi sono dubbi;
infatti, nel libro 13° dei battezzati, al foglio 64 r., della
parrocchia di Santa Maria delle Grazie, in Pozzuoli, si legge:
29 Marzo 1731
Giacinto Gennaro, Proculo Dyano di Fran(ces)co e Felice Coppo/la
Con(iu)r(i): nato à 28 d(etto)o fù batt(ezza)o per me D. Gen(nar)o
di Chiara de Par(o)ci/lic(enti) Lucrezia Majone.
Il Diano, quindi, nacque nel borgo di Pozzuoli; in
quell'agglomerato urbano che circonda la piazza maggiore, ricadente
sin dal terzo decennio del secolo XVII sotto la giurisdizione della
predetta chiesa parrocchiale,(2)
e già sviluppato all'inizio del
Settecento con qualche palazzo gentilizio, con molte case di
pescatori, di agricoltori e di povera gente. In una di queste modeste
abitazioni nasceva Giacinto Diano, da famiglia pugliese,(3)
e gli furono
imposti anche i nomi di Gennaro e Procolo, protettori della città.
Nel maggio del 1752, il ventunenne Diano lasciò definitamente
Pozzuoli per stabilirsi a Napoli. Questo lo si apprende dallo stato
libero redatto il 13 aprile 1766, in cui il parroco di Santa Maria
delle Grazie, don Gennaro Costantino, oltre a riportare l'atto di
battesimo del Diano, scrive: (è) mio figliano da anni quattordeci che
manca sotto di mia parrocchia. Inoltre i due testimoni Antonio Orazio
Frauto e Antonio Pisano, interrogati nella Curia vescovile sullo stato
civile dell'artista, dichiararono che lo conoscono da che è nato sin'oggi,
per essere di questa città comune padria nella quale de continuo hà
abitato sino al mese di maggio 1752: poi se ne andò in Napoli, dove
al presente si ritrova, esso è pittore, e timoroso di Dio.(4)
Pag. 8
La produzione artistica del Diano è sparsa in diverse località
del Meridione d'Italia è in molte chiese e palazzi napoletani. Ha
lasciato numerose opere anche nella sua città natale: nel duomo,
nella cappella e nella biblioteca del Seminario vescovile, in Santa
Maria delle Grazie e in Sant'Antonio. Ma quelle più importanti sono
le tele conservate nella settecentesca chiesa di San Raffaele
Arcangelo, realizzate tra 1758 ed il 1760.(5)
AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) - Guida di Pozzuoli. Napoli 1986.
Pag. 114
Eretta nei primi anni del '500, in proporzioni molto più modeste, e
dedicata alla vergine Maria che visita santa Elisabetta, fu restaurata
nel 1825 a spese del vescovo Carlo Maria Rosini e del municipio di
Pozzuoli.
Nonostante il predetto rifacimento, la chiesa, invasa gradualmente dalle
acque del mare del bradisismo discendente, fu compromessa a tal punto
nelle sue strutture, che si stimò opportuno demolirla e ricostruirla
dalle fondamenta. Il progetto, affidato nel 1858, dal municipio di
Pozzuoli, proprietario della chiesa, all'architetto Achille Catalano, fu
portato a termine nel 1860. Nel 1948 il parroco Michele Maddaluno
ampliò la chiesa, con la creazione delle absidi in fondo alle navate, e
la rese più decorosa con la doratura del soffitto, la pittura dei
pennacchi della cupola, eseguite dal pittore puteolano Leon Giuseppe
Buono (1187 - 1975), la pavimentazione in marmo, la scala marmorea del
pulpito (1923) e l'organo polifonico. Lo stesso parroco curò, nel 1964,
il rivestimento in marmo dei pilastri e delle pareti. I dissesti causati
nel 1970 dal bradisismo ascendente alla parte bassa di Pozzuoli, non
risparmiarono la chiesa che, avendo subito gravi danni nelle strutture
portanti, fu sottoposta ad una radicale operazione di consolidamento e
di restauro, iniziata nel dicembre 1973 e terminata nei primi giorni di
ottobre 1975. È chiesa parrocchiale dal 15 novembre 1624.
Descrizione
La facciata, affiancata da un alto campanile, si presenta con
uno schema classico. La sua decorazione è molto leggera e delicata, con
motivi geometrici. La pianta, per i rifacimenti e gli ampliamenti
subiti, ha perduto i suoi carattere originario. È a tre navate con tre
cupole in corrispondenza delle tre absidi. La navata centrale è coperta
da una volta a botte unghiata, decorata con motivi geometrici e
floreali, dipinti in oro zecchino, quelle laterali sono coperte da volte
a botte ribassata con cupolette elissoidali. Un grande arco trionfale,
avente in chiave lo stemma di Pozzuoli, separata la navata centrale dal
presbiterio. Sull'ingresso trova posto la cantoria poggiante su un
grande architrave marmoreo, sostenuto da due colonne tuscaniche in
marmo. Le pitture nella cupola centrale e nei pennacchi furono eseguite
nel 1948 dall'artista puteolano Leon Giuseppe Buono.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e
Borgo. Napoli, 1987.
Pag. 39
Dal 1488 si registrò un rapido sollevamento del suolo (Parascandola
1947, p. 78) che spostò notevolmente la linea di costa, riportando alla
luce le pile del molo cosiddetto "caligoliano" e le strutture
dei bacini a sud del rione Terra,(6)
con conseguente aumento della
superficie dell'arenile a nord. Ovviamente, questo terreno emergente
apparteneva al demanio regio e, su richiesta dei puteolani,
inconsapevoli del fenomeno bradisismico, il 6 ottobre 1503 e il 23
maggio 1511, Ferdinando il Cattolico (1452 - 1516) concesse il permesso
di edificare su questa area. Per tale motivo ebbe inizio l'esodo della
borghesia e del ceto meno ambiente dall'antica cittadella, sicuramente
caldeggiato dalla nobiltà e dal Vescovo, che ebbero la possibilità di
rinnovare e di ampliare le proprie residenze. Pertanto, divenne più
evidente l'espansione edilizia ai piedi dell'antica cittadella e fu
costruita la chiesa di Santa Maria delle Grazie in posizione molto
avanzata rispetto agli edifici, quasi a voler proteggere il crescente
borgo dal mare. Questa chiesa, dipendente dalla parrocchia di Santa
Maria ad Portam, dovette certamente sostituire quelle di Sant'Agnese e
di Sant'Agata, forse danneggiate dai terremoti del secolo XV.
Pag. 44
si aggiunse, al principio del secolo XVI, la chiesa di Santa Maria
delle Grazie, elevata a parrocchia il 15 novembre1624, dopo la
soppressione di quella di Santa Maria ad Portum, da cui la nuova
dipendeva.(7)
Pagg. 48 - 49
Anche il bradisismo, col suo alterno movimento, fu causa di
trasformazioni e adattamenti urbanistici. Il lento e continuo
abbassamento del suolo, iniziato appena dopo l'eruzione del Monte Nuovo,
dette origine alla necessità di rialzare il livello del piano stradale
di parte del borgo che presentava una depressione del terreno nei pressi
della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Al foglio 252 degli atti
decurionali 1747 - 1752, si legge:
"…
la strada pubblica maggiore avanti la Porta della chiesa Parrocchiale
Santa Maria delle Grazie viene ad essere
particolarmente nei tempi d'inverno inondata non meno di acque piovane
che dell'acqua del mare per ragione che essendosi
oggi il mare avanzato dalla parte della terra, è venuto ad avanzar la
strada suddetta, e perciò quella nei tempi
d'inverno con urti ed onde inondata, con la quale inondazione i
circonvicini tutti restano nelle loro rispettive case detenuti e
gli altri cittadini restano privi della strada suddetta tanto necessaria
per essere la maggiore e specialmente in giorno di
feste con l'agumento che le volte fa il mare non possono andare a
sentire la Santa Messa, oltre a questo nel tempo
estivo produce una puzza insoffribile e spesso accade che questa città
è tenuta far nectare fango, non senza poco
interesse" (in Annecchino 1960, pp. 234 - 235).
La presenza del mare nei pressi della chiesa del borgo fu
rilevata già nel 1727 e, verso il 1751, la cripta della parrocchia non
poté essere più utilizzata per le sepolture, tanto
"… che in quell'anno appunto essendo morto in Pozzuoli un tale
Giuseppe Aglietto di Marano, nella giurisdizione di detta
Chiesa, il suo Parroco pregava il Vescovo a farlo interrare in quella
del Duomo, perché il mare aveva invaso la
Chiesa con le sepolture annesse. Nell'anno appresso cioè 1752
l'Università di Pozzuoli fu costretta a rialzare di livello
la strada del Molo posto all'ovest della stessa Chiesa di Santa Maria
delle Grazie e la piazza che la precede, perché di
sovente gli abitanti delle case limitrofe a detta piazza erano costretti
a rimanere in casa assediati dalle acque del
mare per varii giorni" (De Criscio 1890, p. 20).
Pag. 71
Già intorno al 1860, il borgo andava cambiando volto. Nel
1858, il Municipio di Pozzuoli affidò all'architetto Achille Catalano
la ristrutturazione della chiesa Santa Maria delle Grazie che si
presentava in pessime condizioni statiche, il Catalano, infatti, dopo un
attento esame, suggerì il totale rifacimento della chiesa e portò a
termine l'opera nel 1860. La nuova costruzione, realizzata in eleganti
forme neo - rinascimentali e ad una quota più alta della precedente,
per effetto del bradisismo discendente, fu solennemente benedetta il 1°
luglio 1861 dal vescovo Raffaele Purpo (D'Ambrosio 1975, p. 28;
Giamminelli 1975, pp. 45 - 47).
Pag. 73
L'allagamento non interessava tutta la zona bassa della città è,
diversamente da quanto si crede, l'acqua non proveniva direttamente dal
mare, perché la banchina (realizzata - come si è detto - nel 1870 e
mediamente alta metri 1,30 sul livello del mare) ne ostacolava ormai il
passaggio. Con l'alta marea e in rapporto al movimento discendente del
bradisismo, l'acqua "sorgeva" dal sottosuolo, invadendo quelle
strade e quei locali terranei a quota relativamente bassa al livello del
mare, perché, tra la banchina e la parte alta della piazza maggiore, il
piano stradale presentava una forte depressione all'altezza
dell'ingresso della chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie e
delle zone limitrofe. Nella fase iniziale del fenomeno, l'acqua defluiva
col calo della marea, ma all'inizio del nostro secolo, per effetto del
bradisismo discendente, l'allagamento divenne persistente, creando
condizioni igieniche insostenibili, perché, come si è visto, l'acqua
si mescolava ai liquami fecali. Le strade interessate erano le attuali
via Cosenza, via Caldaie, parte di via Vecchione e Santillo, strettola
del Porto e vico San Leonardo, tutta la zona antistante alla chiesa di
Santa Maria delle Grazie con l'omonimo largo e fino alla piazzetta
Cesare Augusto e vico Assunta a mare, con la parte finale di vico
Magazzini al Porto e vico dei Marinai. Nel 1891 l'Amministrazione
comunale approvò, finalmente, il piano di risanamento della zona bassa
di Pozzuoli, e alla redazione del progetto presero parte, in tempi
diversi, vari tecnici. Dopo gli studi preliminari, elaborati dal medico
chirurgo Francesco de Anna e dall'ingegnere Gennaro Sommella, il primo
ad interessarsi fattivamente, su incarico della civica Amministrazione,
fu l'igienista professore Vincenzo De Giaxa. Nel 1900 il Sommella
elaborò due progetti che furono ritenuti inadeguati da una speciale
Commissione tecnica composta dal De Giaxa, dall'ingegnere G. Braglia e
dal dottore Francesco de Anna, ufficiale del Comune di Pozzuoli. ….
Pag. 107
Ma il terremoto del 1980 fu particolarmente dannoso per il centro
antico puteolano. Infatti, diversi corpi di fabbrica che avevano
resistito al bradisismo del 1970, risultarono seriamente lesionati nelle
strutture portanti. La stessa chiesa di Santa Maria delle Grazie,
riaperta al culto il 18 ottobre 1975 dopo i lavori di consolidamento
statico e di restauro, fu temporaneamente chiusa per cedimenti
riscontrati nella torre campanaria e nelle cupole.
Bibliografia
Archivio Comunale di Pozzuoli. Allegato n° 8 Cat. 7 (ex 11) anni
1861 - 1897
Archivio Comunale di Pozzuoli. Allegato n°13 Cat. 7 (ex 11) anni
1861 - 1897
Angelo D'Ambrosio - Storia di Pozzuoli … in pillole. Edizione
Conte, Pozzuoli 1959
Raimondo Annecchino - Storia di Pozzuoli e della Zona Flegrea. Pozzuoli,
1960
Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli. Napoli,
1964
Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del
Comune di Pozzuoli,
Pozzuoli, 1974.
Angelo D'Ambrosio, Raffaele Giamminelli - La parrocchia di
Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli.
Pozzuoli, 1975.
Angelo D'Ambrosio - Storia della mia Terra. Pozzuoli,
1976
Raffaele Giamminelli - Giacinto Diano 1731 - 1803. Napoli 1982
AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) - Guida di Pozzuoli. Napoli 1986.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e
Borgo. Napoli, 1987. |
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Riproduzione di foto inizio ‘900
(Foto A. Causa)
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Riproduzione foto databile inizio ‘900 (Archivio Fratelli
Alinari) |
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Cartoline databili tra la fine dell’800 e l’inizio dell’900 |
| Cartolina inizio ‘900 tratta dalla collezione Allinari |
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Stessa cartolina della precedente ma di epoca più recente,
da notare i vari cambiamenti. |
| Riproduzione di cartolina fine ‘800 inizio ‘900,
antecedente ai lavori di ristrutturazione del centro storico |
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Riproduzione di una cartolina di inizio ‘900, con la
stessa angolazione della precedente ma già con tutte le variazione della
bonifica.
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FOTO 1: facciata
Adinolfi Aldo - Settembre
1982
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Foto 2: Interno
Adinolfi Aldo - settembre 1982
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Foto 3: Particolare della cupola
Foto di N. Sergiano - Laboratorio Aessephoto
Luglio 1984
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Foto 4: prospetto della chiesa dopo
il restauro dovuto al
bradisismo del
1983.
Adinolfi Aldo - novembre 1987
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