Chiesa dell’Assunta
La chiesa dell’Assunta, sorge in uno dei luoghi più
caratteristici di Pozzuoli: la darsena del borgo marinaro.
L’Assunta ai piedi del Rione Terra, con il molo e le vicine banchine del
porto e le barche ormeggiate nella darsena, costituisce un unicum di particolare suggestione, efficacemente
tramandatoci anche da pittori e disegnatori del passato, e il cui fascino non viene scalfito neanche dalle moderne
costruzioni.
Più che per l’arte, ha nella storia di Pozzuoli un ruolo particolare,
nella cultura e nelle tradizioni popolari essendo la chiesa dei pescatori del borgo marinaro.L’edificio fu costruito nel 1621
e dedicato alla Purificazione di Maria, ad opera della omonima Confraternita; per la sua posizione la chiesa era
chiamata Purificazione a mare.
La devozione dei pescatori per la Madonna Assunta, qui venerata, ha
fatto si che nel tempo fosse più conosciuta con quest’altro nome. Stando alle cronache, pare che non abbia avuto
vita molto facile, in quanto, sorgendo molto vicina al mare, ha subito sistematicamente l’invasione delle mareggiate,
per cui, per gran parte dell’inverno diventava inaccessibile e più volte fu danneggiata.
Proprio per questo motivo, i confratelli decisero di costruire una nuova
chiesa in un luogo più sicuro. Su un suolo donato dal Municipio di Pozzuoli (lungo l’attuale via G. Marconi)
edificarono un nuovo tempio, dedicato sempre alla Purificazione di Maria e i cui lavori furono ultimati nel 1743.
La Confraternita le amministrava entrambe, e i confratelli si riunivano in estate nella chiesa della darsena e in
inverno nella nuova. Sorsero dei dissidi fra i confratelli e i marinai che curavano la Purificazione a mare, i quali
accusavano i primi di disinteressarsi di questa chiesa.
Le divergenze durarono per lungo tempo e sempre con maggiore vigore fino a
diventare insanabili e, terminarono soltanto nel 1876 per l’intervento del vescovo Gennaro De Vivo
(1876 -1893), il quale sancì la definitiva separazione dei due luoghi di culto.
A ricordo del comune passato, il presule decise, inoltre, che i
rappresentanti della Purificazione a mare avrebbero partecipato alla festa della Purificazione di Maria, il 2 febbraio,
e quelli della nuova chiesa avrebbero preso parte
alla festività dell’Assunta, il 15 agosto.
Il 4 dicembre 1872, una mareggiata più violenta delle altre, che provocò
molti danni anche alla città, distrusse la chiesa che fu ricostruita a spese dei pescatori nel 1876.
Quella che oggi si vede è appunto la costruzione del 1876 edificata in
posizione più arretrata rispetto alla
precedente, per tenerla il più possibile lontano dal mare.
La costruzione si presenta all’esterno molto sobria ed ha poco di
artistico, identica essenzialità si riscontra anche all’interno, un ambiente ad una navata con volta a botte.
L’altare maggiore del 1890 è sovrastato da una tela dello
stesso periodo, di autore ignoto, che raffigura
la presentazione di Gesù al tempio. Questa tela era molto rovinata
ed è stata da qualche anno restaurata.
Oltre al maggiore, vi si trovano solamente altri due altarini datati al
1895; quello a sinistra dell’ingresso dedicato al Sacro Cuore di Gesù, mentre l’altare a destra è ben più
importante, in quanto è dedicato alla Madonna Assunta. In una nicchia sopra l’altare è sistemata, infatti, una
statua dell’Assunta in legno e stoffa, del XIX secolo.
Alla venerazione dell’Assunta sono legati gli annuali festeggiamenti del
15 agosto. Questa festa, oltre che dalla
processione religiosa che si snoda tra i vicoli del borgo, è
caratterizzata dal tradizionale momento laico del
pennone; una versione marinara dell’albero della cuccagna.
Il pennone consiste, infatti, di un lungo palo di legno sistemato
obliquamente sulla banchina e sporgente verso il mare. I partecipanti alla gara, camminando sul palo insaponato, tentano di
afferrare delle bandierine poste in cima a questo.
Tale festa è l’unica sopravvissuta, delle tradizioni popolari di
Pozzuoli. Il nome deriva con tutta probabilità
dall’albero maestro delle imbarcazioni a vela, che nel dialetto
puteolano è detto pennone.
Vincenzo Cafaro – Abbascio o’ mare, Napoli,
Edizione Conte, 1943
Pag. 12
Fu costruita nel 1621 sopra uno scoglio o fabbrica
romana,(4) sotto Pozzuoli,
come allora si diceva, o fuori le mure,perché la città non era in quel
tempo che quella che ora chiamano terra: l’antica rocca di Pozzuoli.
Ma subito dopo, non mi è riuscito determinare il tempo e il perché, vi
si installò una Confraternita detta della Purificazione
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La chiesetta era anche alle falde del Forte della
città. Ora verso il 1718, un certo Francesco Isitone, capitano d’artiglieria di detto forte, volle edificare su una scogliera o terreno
di sua proprietà una cappella, come attaccata ad un giardinetto della nostra chiesa, e dedicarla alla Santa prediletta:
S. Barbara. La fabbrica non andò come era né suoi voti e il povero capitano morì lasciandola incompleta. Posta in
luogo aperto e solitario, e senza astrago divenne ricettacolo di malviventi, e molte ruberie ebbero luogo finché il
figlio di detto capitano, capitano anche lui di artiglieria, un certo Raimondo, non volendo o forse non potendo mandare
a termine l’opera del padre, pensò bene di cederla a’ confratelli della Purificazione, con istrumento
rogito pel notaio Giuseppe Ragnisco, nel 30 maggio 1746, con delle
condizioni: che la Confraternita facesse del fabbricato quell’uso che
credesse, ma che continuasse a tenere la statua della Santa che già
conservava, festeggiandone la data ecclesiastica con grande solennità.(7)
Ma se la chiesa di S. Barbara fu assorbita dalla Nostra, lo stesso non
può dirsi di un’altra che sorse da essa.
Anzi questa col tempo ha superato in magnificenza e ricchezza la madre,
divenendo ambita confraternita di persone civili, e galantuomini, e gente
di campagna.(8)
Messa sugli scogli, in mezzo al mare, che ne’ momenti di grande ira le
ricopre fino al tetto di onde, non poteva rimanere per lungo tempo incolume, e cominciò lentamente a riunire. Fu
allora che la Confraternita ottenne dalla Città(9) un’altra area in
amaenissimo maris conspectu, nella prima svoltata della via che dall’attuale
Porta di Pozzuoli mena al Duomo e alla Solfatara. Edificata nel 1702, i confratelli
con danaro proprio, avitae pietatis aemuli, nel 1743, l’adornarono di varie sacre suppellettili, e a
ricordo del fatto apposero due belle epigrafi in lingua latina ne’
pilastri laterali dell’entrata.
In una cronaca di Pozzuoli in parte inedita, mano scritto presso di me del
Del Giudice dal 1700 al 1763, all’anno 1743 si legge questa annotazione, che potrebbe anche dare una certa
spiegazione al fervore religioso di quel tempo: 1743 Gennaro Corre in
questo Regno il male epidemico, ed in Napoli ne muoiono molti qui però
colla grazia di Dio non vi è morte.
Fu dedicata anche alla Purificazione della Beatissima Vergine, e la
prima si chiamò la vecchia chiesa della
Purificazione a mare o la chiesa della Purificazione a mare e
la seconda la nuova chiesa della Purificazione.
Il popolo chiama quest’ultima la chiesa dell’Agnolo. Esistono
in essa due piccole statue dell’arcangelo S. Michele e dell’Angelo custode: sarà forse per questo.
Di più, sperimentantosi l’accesso alla vecchia chiesa impraticabile per
causa de’ marosi d’inverno, i confratelli decisero di riunirsi dalla prima domenica di novembre fino alla prima
domenica di maggio, nella nuova chiesa e in quelli estivi nella chiesa a mare, celebrandovi con grande solennità la
festa dell’Assunta.
Ma col tempo sorsero liti e contestazioni per la nomina di un vice -
cappellano in dipendenza del P. Spirituale della Congrega e per la questua in città; perché la lontananza aveva
resi un po’ indipendenti i marinari di laggiù, che già fin d’allora vi avevano cominciato ad esercitare un eccessivo
predominio; e ciò per l’incuria e l’oscitanza de’ confratelli si che Mons. Rosini nella Santa visita, nel 1804 ,
emanò un decreto con cui nominò un rettore colla facoltà di raccogliere oblazioni sia di roba che di danari, di prendere
in consegna tutto e darne conto anno per anno alla Curia vescovile, affermando, che nullus adest Patronatus,
sive beneficiatus, sed libere sub nostra cura existit.
E poiché i confratelli continuavano a questuare, il Sottintendente di
Pozzuoli, il 28 agosto 1816, concedeva tale permesso solo alla vecchia chiesa negandolo alla nuova, la quale doveva
ripetere il proprio mantenimento dalla pietà de’ confratelli. E non chetandosi ancora, un altro provvedimento
prendeva poi Mons. Purpo, il 5 agosto 1843, per allontanare ogni
disguilibrio che sogliono apportare le vertenze tra due parti con un
accordo per la celebrazione de’ divini uffici nella festività dell’Assunta.(1)
A porre una tregua alle liti venne il maremoto del 4 dicembre 1871, per
cui la chiesetta fu completamente inghiottita dalle onde e si perdette
finanche il segno dove essa sorgeva. Solo la tela della Vergine si vide
come per miracolo galleggiare sulle acque, rinnovando così il prodigio
già altre volte osservato che ogni qualvolta il mare riempiva il
tempietto. La lasciava incolume mentre devastava e portava via ogni cosa.
<<L’Emporio puteolano>> riporta una descrizione molto vivace
del Cav. Luigi De Fraia, che avendo a quel tempo trentaquattro anni fu
spettatore del doloroso avvenimento, rimanendone intimamente commosso:
<<il terribile maremoto del 4 dicembre 1872 l’inghiottì in un
baleno. Enormi cavalloni, spinti da un violento libeccio frangendosi
incontro al muro sinistro dell’edificio, irruppero finestroni e
sbarrarono la porta: a quella scossa la volta si fende e cade, un’altra
ondata travolge le mura, in pochi minuti i flutti s’incalzavano liberi
sopra un’area piana, alteri della vittoria. Memorabile giornata, in cui
molte navi andarono a secco, alquante case sul lido rovinarono, la darsena
appena costruita fu distrutta co’ più grandi sforzi perché non si
deplorassero vittime e naufraghi.
Non è a dire la penosa impressione che si provò dal popolo alla caduta
della chiesetta; all’apparir galleggianti sulle onde ora i candelieri,
ora il quadro dell’altare maggiore, ora altre suppellettili, le
donnicciuole strepitavano e piangevano la Madonna che se ne andava.
Ma la Madonna ritornò>>(12)
Infatti il buon ceto marinaresco non poteva restare senza la sua
Madonna e un marinaio più ardito degli altri, un certo Aniello Pesce, si mette in mente di riedificare subito la chiesa
in quel sito dove riesca più conducente.
Aveva raccolto la somma di 600 ducati, e ogni marinaio pel contratto d’appalto
di obbligava a togliere per ogni barca la settima porzione. In un anno quasi, la chiesetta era un compiuto.(13)
Essa è propria quella di ora. Fu rimesso, per conservarsi la tradizione, il quadro della Purificazione, e
solo più tardi, molto recentemente, fu ordinata la bellissima statua di legno dell’Assunta e furono costruiti
due altarini laterali: uno dedicato al Cuore di Gesù e l’altro al Cuore di Maria. La tela, su parete centrale, sull’altare
maggiore, a grande dimensioni, è di pretto stile settecentesco, e certo se non un capolavoro, è bellina e graziosa
per una chiesetta di modeste pretese artistiche e opera di gente minuta.
Una volta, come dicevano celiando i maligni e dotti, essendo
il quadro, diruto, fu impiastrato da’ Superiori della
Congrega, che vi spesero sei ducati. E’ d’ignoto autore.(14)
Terminata la chiesetta, ricominciarono le liti con più acredine. I
confratelli della Purificazione accampavano diritti di patronato e di proprietà perché si era edificata su suolo di loro
proprietà e per l’esistenza dell’immagine della Purificazione, i marinai obbiettavano l’abbandono e la noncuranza di
essi e solo ora il ricordo della chiesa, quando essa era stata
riedificata. Si sperpero danaro dall’una parte e le cose si protraevano
all’infinito, quando si venne ad una transazione dinanzi all’Ordinario
Mons. De Vivo firmato con atto pubblico pel notaio Giovannangelo Oriani
nel dì 12 agosto 1876. Con questa si stabiliva che tutte e due le chiese
erano indipendenti, e che solo a ricordo del passato nella festa del 2
febbraio una rappresentanza di marinai si portava alla chiesa nuova
sedendo in apposito stallo e ricevendo tutti gli onori dovuti, e nella
festa del 15 agosto similmente avrebbe fatto la banca della Congrega nella
chiesa a mare. E qui una questione elegante dovevano tutti
indossare il tosone della Purificazione, oppure ognuno il tosone della
propria chiesa?
Una volta i buoni marinai si presentarono con certi tosoni di seta
ricamata che riempivano tutte le spalle e il petto con tanto di medaglia dell’Assunta, ma furono malmenati e fu imposto di
togliersi da’ signori della Confraternita.
Indignati, anziché subire tale umiliazione essi che fieri e baldi
fanno risplendere la bandiera della loro terra natia in straniere regioni ove si recano pel loro mestiere,
rifiutarono di assistere alle funzioni e se ne andarono, ricorrendo con un
caratteristico pro-memoria, il 16 marzo 1902, a S. E. Mons. Zezza.
Dal resto gli uni e gli altri andavano a tali sacre frequenti atti di cortesia.
Un’altra volta infatti i confratelli si lagnarono col proprio vescovo,
con esposto del 6 aprile 1895, che mentre essi, sempre in simile
circostanza, avevano dato alla rappresentanza marinaresca caffè, paste e
liquori, non avevano poi ricevuto in ricambio che sgarbi e insulti. Anzi
un’altra volta si dovette ricorrere all’usciere giudiziario per
collocare lo stallo nella chiesa a mare.(15)
Oggi nessuno più pensa a tali cose: maiora premunt. Essa è
ritornata a nuovo splendore, e a nuova attività, mercé il sollecito
interessamento dell’Ecc.mo Mons. Petrone di v. m. che ottenne dal Genio
civile i fondi necessari pe’ restauri resisi necessari per l’opera
deleteria del mare.(16) Dopo sei
mesi di forzato silenzio il 17 gennaio 1926, nuovamente risuono delle
preghiere e de’ canti de’ devoti e fedeli marinai, la piccola campana
ritorno a gettar su per le onde del placido porto e per l’aria profumata
di alga marina di contro al cielo tinto di fuoco e di rosa ne’tramonti
dietro le colline e il promontorio di Miseno e nelle albe al di là di
Nisida e di Posillipo le note squillantissime dell’Ave Maria. La
chiesetta si riapre con tanzione, divenuta poi annuale, di un triduo di
esercizi spirituali e comunione generale con Messa basso pontificale per i
marinari partenti per pesca in lontane coste, in Italia stessa, nella
vicina Africa o più oltre ancora.
Il De Fraia che scriveva della chiesetta nel 1886 ricordava un altro uso:
egli infatti dice così <<allorché quei nostri cento battellini pescherecci partono per Corsica, Sardegna, pel litorale
toscano, la campanella della Purificazione li accompagna con rintocchi a festa, come se augurasse buona preda e li
benedicesse nel loro viaggio; similmente, al ritorno, non prima ne spunta uno dal Capo Miseno, la campanella dà il
lieto annunzio alle famiglie, ed e la prima che dia il benvenuto ai reduci i quali ricambiano il saluto a colpi di
moschetto.(17)
Ciò m’è stato confermato dalla vecchia sagrestana, la quale, per
tradizione, è sempre la moglie di un pescatore.
Il pubblico fu inoltre ammesso ad ammirare una novità: un magnifico dono
del Vescovo: due grandi statue di S. Pietro e di S. Paolo: due santi e due apostoli cari a’ pescatori e a’
puteolani: S. Pietro che fu pescatore come loro e S. Paolo che sbarcò a Pozzuoli in questo meraviglioso golfo per
raggiungere la sua meta bramata: Roma.
La chiesetta infine è dotata di parecchie rendite, alcune delle quali
sono andate perdute, ma tra queste, per il pensiero gentile del donatore, piace ricordare una di lire e centesimi
venti per piccoli abiti a’ fanciulli poveri nella festa dell’Assunta detta anche Madonna di mezzo agosto.
Altri legati sono stati donati dal Rettore Mons. Vincenzo Cafaro per il
primo sabato del mese e per Messe in suffragio de’ pescatore defunti del Rione.
Nel luglio – agosto 1938, in preparazione della festa di mezzo agosto,
furono eseguiti de’ lavori importanti di rifazione. Per l’opera erosiva del mare la Chiesetta si presentava in un
modo poco decoroso: scalcinata in più posti e chiazzata di verdastro qua e là. Fu messo l’asfalto sul tetto,
fu intonacato l’interno, la sagrestia, la stanza superiore alla sagrestia, il frontale. Lo Stabilimento dell’Ilva vi
concorse col cemento; i pescatori con lire tremila. Si spesero L. 14457,75.
Il resto fu donato dall’Ingegnere Salvatore Cafaro e la consorte Carmela
Ferrara (18)
La festa di mezzo agosto è celebrata ancora al presente con
solennità senza pari, una fantasmagoria di luci e di bandiere nella chiesa e per il porto. Tutte le barche per quell’epoca
sono rimesse a nuovo e i marinai sono ritornati alle proprie case per
onorare la Vergine Santa e per portare il frutto del lavoro alle mogli e a’
figli.
Fu difatti stabilito tale giorno per essere sicuri da qualsivoglia
molestia del mare, e perché in questa stagione i marinai, quasi tutti, son di ritorno dalla loro emigrazione (19)
Per qualche tempo vi ha officiata ne’ giorni festivi, il Rettore
del Seminario, e i canti de’ piccoli seminaristi nelle ricorrenze solenni, chiamati da quella perla di gente santarielli
li facevano andare in visibilio. E’ intanto la luce de’ limi in quel candore di pareti pareva chiamare alle menti la
semplicità e l’amore di que’ cuori schietti, mentre i canti de’ piccoli leviti, i futuri pescatori di anime, sembravano
trascinare in alto alle celesti sfere…
Con quale visione negli occhi, infatti, si entra nella chiesetta! Non si
è visto fuori il mare lontano confondersi col cielo?
Pag. 27
La chiesetta bianca con l’intonaco in alcuni punti
cadente per l’insistente e pertinace salsedine, e addobbata a gran
festa. Sull’altare una grande riproduzione dell’apparizione della
medaglia miracolosa. A’ lati due colossali statue di S. Pietro e S.
Paolo. In trono la dolce e cara statua della Madonna, della loro Madonna,
l’Assunta a mare. E sugli ordini dell’altare un parato di rose, belle, grandi, dal colore
sgargiante, e candele, candele ….
Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli …
in pillole, Edizione Conte, Pozzuoli 1959.
Pag. 56
Chiesa dell’Assunta a mmare (Via Castello)
Se non ha nulla di artistico, ha molto di
caratteristiche perché è situata nel borgo più schiettamente marinare
di Pozzuoli.
Fu eretta una prima volta nel 1621 in onore della purificazione di Maria
Vergine, distrutta dal maremoto del
4 dicembre 1872, fu riedificata nel 1876
Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di
Pozzuoli, Napoli 1964
Pag. 101
Assunta
Se non ha nulla di artistico, ha molto di
caratteristiche perché è situata nel borgo marinaro di Pozzuoli.
Fu edificata una prima volta nel 1621 in onore della purificazione di
Maria, ma distrutta dal maremoto del
4 dicembre 1872, fu rifatta nel 1876.
Speciali funzioni si celebrano in questa chiesa prima della partenza dei
pescatori puteolani per i mari lontani.
Appena le loro barche lasciano il porto, la campanella della chiesa li
accompagna con i suoi rintocchi festosi e beneauguranti per poi fare altrettanto al loro ritorno. Quando però
qualche marinaio è ghermito dal mare è la stessa campanella a darne l’annunzio al borgo e col suo lento e
triste suono pare compresa del comune dolore.
Angelo D’Ambrosio – Raffaele Giamminelli - Catalogo
dei monumenti del Comune di Pozzuoli,
Pozzuoli, 1974.
Scheda N. 7
Chiesa dell’Assunta a mare
Notizie storico-critiche:
Fu edificata nel 1621 in onore della presentazione di
Gesù al tempio. Distrutta dal maremoto del 4 dicembre 1872, fu rifatta
nel 1876. Se non ha nulla di artistico ha però molto di caratteristico
inserendosi con le sue linee architettoniche nel tipico colore dell’antico borgo marinaro. E’ stata
resa famosa dai disegni di Giacinto Gigante, di Giacomo Micheroux, dalle tele e dagli acquerelli dei più rinomati
pittori flegrei ed italiani.
AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) – Guida di Pozzuoli,
Napoli, 1986
Pagg. 115, 116
Cenni storici
Edificata nel 1621 dalla confraternita della
purificazione della vergine Maria e dedicata alla presentazione di
Gesù al tempio, fu distrutta dal maremoto del 4 dicembre 1872. Ricostruita nel 1876, a spese dei pescatori del borgo marinaro, fu
restaurata negli anni 1926, 1938 e 1971. Il culto alla Madonna Assunta, promosso in questa chiesa dalla gente di
mare di Pozzuoli negli ultimi decenni del secolo XIX è rimasto ancora molto vivo, ha fatto sì che essa venisse
denominata dai fedeli l’Assunta.
Descrizione
La semplicità dell’esterno, che soltanto nella
facciata trova qualche motivo architettonico equilibrato, si riscontra anche all’interno, coperto da una volta a botte, scandita da due archi
di rinforzo. Sull’ingresso è sistemata la cantoria, accessibile mediante una scala a
chiocciola e sorretta da due pilastrini cruciformi.
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli.
Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.
Pag. 65
Chiesa dell'Assunta a mare.
"Il tempo della fondazione rimonta ai principi del
secolo decimosettimo, e si deduce da ciò, che essa nel 1601 non venne
compresa tra le chiese e le cappelle della diocesi, nella visita pastorale
di Monsignor Vairo; mentre nel 1637, sotto il vescovo De Leòn, riceveva
la imposizione del cattedratico per la sua edificazione. E' dedicata a S.
Maria della Purificazione e nei primi tempi era servita da una
confraternita laicale; ma, non potendo questa in tutte le stagioni
compiere gli uffici divini, imperocchè i marosi in tempo d'inverno ne
impedivan l'accesso, venne abbandonata e sostituita da nuova chiesa in luogo più alto non soggetto a
vicende marine, colà dove presentemente sorge la chiesa dell'Angelo
o Purificazione. Ciò avvenne nel 1701, rilevandosi dall'istromento
per notaio Vincenzo Costantino del 27 febbraio di detto anno che il
Municipio d'allora donava alla Confraternita della Purificazione un pezzo di terra demaniale in suburbio nel luogo
chiamato via nova, per farvi una chiesa, stante che il mare avea danneggiato e quasi distrutto quella sul lido. All'antica
chiesuola rimase lo stesso titolo della Purificazione, ma per distinguerla dalla nuova la si diceva, come lo si
dice oggidì nella bocca del popolo, a Mprofecata a mare. (Nel nostro dialetto Mprofecata
equivalente a Purificata, e quindi si toglie per nome proprio più
comunemente si accorcia dell'ultima sillaba e diventa Mprofeca). Cessato il culto da parte della Confraternita fu ripreso con fervore da'
marinai pescatori, i quali, per la conservazione di questa cappelle, che han sempre tenuto per santuario e
riguardato come stella del loro mare, concorrono mettendo da banda porzione di lucro della pesca; ed in compenso
della lor devozione, allorché quei nostri cento battellini pescherecci partono per Corsica, Sardegna,
pel littorale toscano, la campanella della Purificazione li accompagna con ritocchi a festa, come se augurasse buona
preda e li benedicesse nel loro viaggio; similmente, al ritorno, non prima
ne spunta uno a Capo di Miseno, la campanella dà il lieto annunzio alle
famiglie, ed è la prima che dice il benvenuto ai reduci i quali
ricambiano il saluto a colpi di moschetto apparecchiandosi nello scendere
a terra a rassegnarsi a tutti gli eventi della sorte verificati durante
l'assenza di dieci mesi dalla casa, a piaceri e dolori, a fedeltà ed
oblio, a nascite e morti. La piccola chiesa, di cui parliamo, non è proprio quella che vedesi oggi,
la quale è costruita di recente e finisce nel punto in cui cominciava l'antica. Già la fabbrica, ròsa dai flutti,
non si trovava nelle migliori condizioni del mondo, e nella state si
cercava di ripararla alla meglio, ma sempre con opere leggiere che alla
prima marèa eran portate via, quando il terribile maremoto del 4 dicembre
1872 l'inghiottì in un baleno. Enormi cavalloni, spinti da un violento
libeccio, frangendosi rincontro al muro sinistro dell'edificio, irruppero
pe' finestroni e sbarrarono la porta; a quella scossa la volta si fende e
cade, un'altra ondata travolge le mura, in pochi minuti i flutti
s'incalzavano liberi sopra un'area piana, altèri della vittoria.
Memorabile giornata, in cui molte navi andarono a secco, alquante case sul
lido rovinarono, la darsena appena costruita fu distrutta, coi più sforzi
perché non si deplorassero vittime e naufraghi." (De Fraja 1886, p.
2).
Pag. 67
Il 4 dicembre 1872, una violenta mareggiata distrusse,
tra l'altro, anche l'antica chiesetta della Purificazione o Assunta a mare, che venne riedificata, quattro anni dopo, col contributo
dei pescatori e per la fattiva opera di uno di essi, certo Aniello Pesce (Cafaro 1943, p. 17).
Pag. 108
(Bradisismo 1984 - 1985).
Tutte le chiese, tranne quella dell'Assunta a mare,
rimasta incredibilmente intatta, subirono danni notevoli alle strutture portanti e furono sottoposte a radicali interventi di
consolidamento statico e restauro, finanziati dal Provvedimento alle Opere Pubbliche e per il fattivo interessamento
dell'ingegnere Paolo Martusciello.
Bibliografia
Vincenzo Cafaro – Abbascio o’ mare, Napoli,
Edizione Conte, 1943
Angelo D’Ambrosio – Storia di Pozzuoli …
in pillole, Edizione Conte, Pozzuoli 1959.
Angelo D’Ambrosio – Raffaele Giamminelli - Chiese
di Pozzuoli, Napoli 1964
Angelo D’Ambrosio – Raffaele Giamminelli - Catalogo
dei monumenti del Comune di Pozzuoli,
Pozzuoli, 1974.
AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) – Guida di Pozzuoli,
Napoli, 1986
Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli.
Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.