Catalogo dei Beni Architettonici e Monumentali

Oggetto :

Chiesa dell'Assunta a mare

Ubicazione :

Via Castello

Diocesi :

Pozzuoli

Parrocchia :

Santa Maria delle Grazie

Proprietà :

Curia Vescovile di Pozzuoli

Dati catastali:   

Foglio 76 particella G

Autore :

Ignoto

Epoca :

Seconda metà Secolo XIX                                

Vincoli :

 

M. N., Pozzuoli gennaio 1983

Collegamento con Beni artistici

 

Chiesa dell’Assunta

La chiesa dell’Assunta, sorge in uno dei luoghi più caratteristici di Pozzuoli: la darsena del borgo marinaro.
L’Assunta ai piedi del Rione Terra, con il molo e le vicine banchine del porto e le barche ormeggiate nella darsena, costituisce un unicum di particolare suggestione, efficacemente tramandatoci anche da pittori e disegnatori del passato, e il cui fascino non viene scalfito neanche dalle moderne costruzioni.
Più che per l’arte, ha nella storia di Pozzuoli un ruolo particolare, nella cultura e nelle tradizioni popolari essendo la chiesa dei pescatori del borgo marinaro.L’edificio fu costruito nel 1621 e dedicato alla Purificazione di Maria, ad opera della omonima Confraternita; per la sua posizione la chiesa era chiamata Purificazione a mare.
La devozione dei pescatori per la Madonna Assunta, qui venerata, ha fatto si che nel tempo fosse più conosciuta con quest’altro nome. Stando alle cronache, pare che non abbia avuto vita molto facile, in quanto, sorgendo molto vicina al mare, ha subito sistematicamente l’invasione delle mareggiate, per cui, per gran parte dell’inverno diventava inaccessibile e più volte fu danneggiata.
Proprio per questo motivo, i confratelli decisero di costruire una nuova chiesa in un luogo più sicuro. Su un suolo donato dal Municipio di Pozzuoli (lungo l’attuale via G. Marconi) edificarono un nuovo tempio, dedicato sempre alla Purificazione di Maria e i cui lavori furono ultimati nel 1743. La Confraternita le amministrava entrambe, e i confratelli si riunivano in estate nella chiesa della darsena e in inverno nella nuova. Sorsero dei dissidi fra i confratelli e i marinai che curavano la Purificazione a mare, i quali accusavano i primi di disinteressarsi di questa chiesa.
Le divergenze durarono per lungo tempo e sempre con maggiore vigore fino a diventare insanabili e, terminarono soltanto nel 1876 per l’intervento del vescovo Gennaro De Vivo (1876 -1893), il quale sancì la definitiva separazione dei due luoghi di culto.
A ricordo del comune passato, il presule decise, inoltre, che i rappresentanti della Purificazione a mare avrebbero  partecipato alla festa della Purificazione di Maria, il 2 febbraio, e quelli della nuova chiesa avrebbero preso parte alla festività dell’Assunta, il 15 agosto.
Il 4 dicembre 1872, una mareggiata più violenta delle altre, che provocò molti danni anche alla città, distrusse la chiesa che fu ricostruita a spese dei pescatori nel 1876.
Quella che oggi si vede è appunto la costruzione del 1876 edificata in posizione più arretrata rispetto alla
precedente, per tenerla il più possibile lontano dal mare.
La costruzione si presenta all’esterno molto sobria ed ha poco di artistico, identica essenzialità si riscontra anche all’interno, un ambiente ad una navata con volta a botte.
L’altare maggiore del 1890 è sovrastato da una tela dello stesso periodo, di autore ignoto, che raffigura
la presentazione di Gesù al tempio. Questa tela era molto rovinata ed è stata da qualche anno restaurata.
Oltre al maggiore, vi si trovano solamente altri due altarini datati al 1895; quello a sinistra dell’ingresso dedicato al Sacro Cuore di Gesù, mentre l’altare a destra è ben più importante, in quanto è dedicato alla Madonna Assunta. In una nicchia sopra l’altare è sistemata, infatti, una statua dell’Assunta in legno e stoffa, del XIX secolo.
Alla venerazione dell’Assunta sono legati gli annuali festeggiamenti del 15 agosto. Questa festa, oltre che dalla processione religiosa che si snoda tra i vicoli del borgo, è caratterizzata dal tradizionale momento laico del pennone; una versione marinara dell’albero della cuccagna.
Il pennone consiste, infatti, di un lungo palo di legno sistemato obliquamente sulla banchina e sporgente verso il mare. I partecipanti alla gara, camminando sul palo insaponato, tentano di afferrare delle bandierine poste in cima  a questo.
Tale festa è l’unica sopravvissuta, delle tradizioni popolari di Pozzuoli. Il nome deriva con tutta probabilità
dall’albero maestro delle imbarcazioni a vela, che nel dialetto puteolano è detto pennone.

Vincenzo Cafaro – Abbascio o’ mare, Napoli, Edizione Conte, 1943

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Fu costruita nel 1621 sopra uno scoglio o fabbrica romana,(4) sotto Pozzuoli, come allora si diceva, o fuori le mure,perché la città non era in quel tempo che quella che ora chiamano terra: l’antica rocca di Pozzuoli.
Ma subito dopo, non mi è riuscito determinare il tempo e il perché, vi si installò una Confraternita detta della Purificazione

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La chiesetta era anche alle falde del Forte della città. Ora verso il 1718, un certo Francesco Isitone, capitano d’artiglieria di detto forte, volle edificare su una scogliera o terreno di sua proprietà una cappella, come attaccata ad un giardinetto della nostra chiesa, e dedicarla alla Santa prediletta: S. Barbara. La fabbrica non andò come era né suoi voti e il povero capitano morì lasciandola incompleta. Posta in luogo aperto e solitario, e senza astrago divenne ricettacolo di malviventi, e molte ruberie ebbero luogo finché il figlio di detto capitano, capitano anche lui di artiglieria, un certo Raimondo, non volendo o forse non potendo mandare a termine l’opera del padre, pensò bene di cederla a’ confratelli della Purificazione, con istrumento rogito pel notaio Giuseppe Ragnisco, nel 30 maggio 1746, con delle condizioni: che la Confraternita facesse del fabbricato quell’uso che credesse, ma che continuasse a tenere la statua della Santa che già conservava, festeggiandone la data ecclesiastica con grande solennità.(7)
Ma se la chiesa di S. Barbara fu assorbita dalla Nostra, lo stesso non può dirsi di un’altra che sorse da essa.
Anzi questa col tempo ha superato in magnificenza e ricchezza la madre, divenendo ambita confraternita di persone civili, e galantuomini, e gente di campagna.(8)
Messa sugli scogli, in mezzo al mare, che ne’ momenti di grande ira le ricopre fino al tetto di onde, non poteva rimanere per lungo tempo incolume, e cominciò lentamente a riunire. Fu allora che la Confraternita ottenne dalla Città(9) un’altra area in amaenissimo maris conspectu, nella prima svoltata della via che dall’attuale Porta di Pozzuoli mena al Duomo e alla Solfatara. Edificata nel 1702, i confratelli con danaro proprio, avitae pietatis aemuli, nel 1743, l’adornarono di varie sacre suppellettili, e a ricordo del fatto apposero due belle epigrafi in lingua latina ne’ pilastri laterali dell’entrata.
In una cronaca di Pozzuoli in parte inedita, mano scritto presso di me del Del Giudice dal 1700 al 1763, all’anno 1743 si legge questa annotazione, che potrebbe anche dare una certa spiegazione al fervore religioso di quel tempo: 1743 Gennaro Corre in questo Regno il male epidemico, ed in Napoli ne muoiono molti qui però colla grazia di Dio non vi è morte.
Fu dedicata anche alla Purificazione della Beatissima Vergine, e la prima si chiamò la vecchia chiesa della
Purificazione a mare
o la chiesa della Purificazione a mare e la seconda la nuova chiesa della Purificazione.
Il popolo chiama quest’ultima la chiesa dell’Agnolo. Esistono in essa due piccole statue dell’arcangelo S. Michele e dell’Angelo custode: sarà forse per questo.
Di più, sperimentantosi l’accesso alla vecchia chiesa impraticabile per causa de’ marosi d’inverno, i confratelli decisero di riunirsi dalla prima domenica di novembre fino alla prima domenica di maggio, nella nuova chiesa e in quelli estivi nella chiesa a mare, celebrandovi con grande solennità la festa dell’Assunta.
Ma col tempo sorsero liti e contestazioni per la nomina di un vice - cappellano in dipendenza del P. Spirituale della Congrega e per la questua in città; perché la lontananza aveva resi un po’ indipendenti i marinari di laggiù, che già fin d’allora vi avevano cominciato ad esercitare un eccessivo predominio; e ciò per l’incuria e l’oscitanza de’ confratelli si che Mons. Rosini nella Santa visita, nel 1804 , emanò un decreto con cui nominò un rettore colla facoltà di raccogliere oblazioni sia di roba che di danari, di prendere in consegna tutto e darne conto anno per anno alla Curia vescovile, affermando, che nullus adest Patronatus, sive beneficiatus, sed libere sub nostra cura existit.
E poiché i confratelli continuavano a questuare, il Sottintendente di Pozzuoli, il 28 agosto 1816, concedeva tale permesso solo alla vecchia chiesa negandolo alla nuova, la quale doveva ripetere il proprio mantenimento dalla pietà de’ confratelli. E non chetandosi ancora, un altro provvedimento prendeva poi Mons. Purpo, il 5 agosto 1843, per allontanare ogni disguilibrio che sogliono apportare le vertenze tra due parti con un accordo per la celebrazione de’ divini uffici nella festività dell’Assunta.(1)  
A porre una tregua alle liti venne il maremoto del 4 dicembre 1871, per cui la chiesetta fu completamente inghiottita dalle onde e si perdette finanche il segno dove essa sorgeva. Solo la tela della Vergine si vide come per miracolo galleggiare sulle acque, rinnovando così il prodigio già altre volte osservato che ogni qualvolta il mare riempiva il tempietto. La lasciava incolume mentre devastava e portava via ogni cosa.
<<L’Emporio puteolano>> riporta una descrizione molto vivace del Cav. Luigi De Fraia, che avendo a quel tempo trentaquattro anni fu spettatore del doloroso avvenimento, rimanendone intimamente commosso: <<il terribile maremoto del 4 dicembre 1872 l’inghiottì in un baleno. Enormi cavalloni, spinti da un violento libeccio frangendosi incontro al muro sinistro dell’edificio, irruppero finestroni e sbarrarono la porta: a quella scossa la volta si fende e cade, un’altra ondata travolge le mura, in pochi minuti i flutti s’incalzavano liberi sopra un’area piana, alteri della vittoria. Memorabile giornata, in cui molte navi andarono a secco, alquante case sul lido rovinarono, la darsena appena costruita fu distrutta co’ più grandi sforzi perché non si deplorassero vittime e naufraghi.
Non è a dire la penosa impressione che si provò dal popolo alla caduta della chiesetta; all’apparir galleggianti sulle onde ora i candelieri, ora il quadro dell’altare maggiore, ora altre suppellettili, le donnicciuole strepitavano e piangevano la Madonna che se ne andava.
Ma la Madonna ritornò>>(12)
Infatti il buon ceto marinaresco non poteva restare senza la sua Madonna e un marinaio più ardito degli altri, un certo Aniello Pesce, si mette in mente di riedificare subito la chiesa in quel sito dove riesca più conducente.
Aveva raccolto la somma di 600 ducati, e ogni marinaio pel contratto d’appalto di obbligava a togliere per ogni barca la settima porzione. In un anno quasi, la chiesetta era un compiuto.(13) Essa è propria quella di ora. Fu rimesso, per conservarsi la tradizione, il quadro della Purificazione, e solo più tardi, molto recentemente, fu ordinata la bellissima statua di legno dell’Assunta e furono costruiti due altarini laterali: uno dedicato al Cuore di Gesù e l’altro al Cuore di Maria. La tela, su parete centrale, sull’altare maggiore, a grande dimensioni, è di pretto stile settecentesco, e certo se non un capolavoro, è bellina e graziosa per una chiesetta di modeste pretese artistiche e opera di gente minuta. Una volta, come dicevano celiando i maligni e dotti, essendo il quadro, diruto, fu impiastrato da’ Superiori della Congrega, che vi spesero sei ducati. E’ d’ignoto autore.(14)
Terminata la chiesetta, ricominciarono le liti con più acredine. I confratelli della Purificazione accampavano diritti di patronato e di proprietà perché si era edificata su suolo di loro proprietà e per l’esistenza dell’immagine della Purificazione, i marinai obbiettavano l’abbandono e la noncuranza di essi e solo ora il ricordo della chiesa, quando essa era stata riedificata. Si sperpero danaro dall’una parte e le cose si protraevano all’infinito, quando si venne ad una transazione dinanzi all’Ordinario Mons. De Vivo firmato con atto pubblico pel notaio Giovannangelo Oriani nel dì 12 agosto 1876. Con questa si stabiliva che tutte e due le chiese erano indipendenti, e che solo a ricordo del passato nella festa del 2 febbraio una rappresentanza di marinai si portava alla chiesa nuova sedendo in apposito stallo e ricevendo tutti gli onori dovuti, e nella festa del 15 agosto similmente avrebbe fatto la banca della Congrega nella chiesa a mare. E qui una questione elegante dovevano tutti indossare il tosone della Purificazione, oppure ognuno il tosone della propria chiesa?
Una volta i buoni marinai si presentarono con certi tosoni di seta ricamata che riempivano tutte le spalle e il petto con tanto di medaglia dell’Assunta, ma furono malmenati e fu imposto di togliersi da’ signori della Confraternita.
Indignati, anziché subire tale umiliazione essi che fieri e baldi fanno risplendere la bandiera della loro terra natia in straniere regioni ove si recano pel loro mestiere, rifiutarono di assistere alle funzioni e se ne andarono, ricorrendo con un caratteristico pro-memoria, il 16 marzo 1902, a S. E. Mons. Zezza. Dal resto gli uni e gli altri andavano a tali sacre frequenti atti di cortesia. Un’altra volta infatti i confratelli si lagnarono col proprio vescovo, con esposto del 6 aprile 1895, che mentre essi, sempre in simile circostanza, avevano dato alla rappresentanza marinaresca caffè, paste e liquori, non avevano poi ricevuto in ricambio che sgarbi e insulti. Anzi un’altra volta si dovette ricorrere all’usciere giudiziario per collocare lo stallo nella chiesa a mare.(15)
Oggi nessuno più pensa a tali cose: maiora premunt. Essa è ritornata a nuovo splendore, e a nuova attività, mercé il sollecito interessamento dell’Ecc.mo Mons. Petrone di v. m. che ottenne dal Genio civile i fondi necessari pe’ restauri resisi necessari per l’opera deleteria del mare.(16) Dopo sei mesi di forzato silenzio il 17 gennaio 1926, nuovamente risuono delle preghiere e de’ canti de’ devoti e fedeli marinai, la piccola campana ritorno a gettar su per le onde del placido porto e per l’aria profumata di alga marina di contro al cielo tinto di fuoco e di rosa ne’tramonti dietro le colline e il promontorio di Miseno e nelle albe al di là di Nisida e di Posillipo le note squillantissime dell’Ave Maria. La chiesetta si riapre con tanzione, divenuta poi annuale, di un triduo di esercizi spirituali e comunione generale con Messa basso pontificale per i marinari partenti per pesca in lontane coste, in Italia stessa, nella vicina Africa o più oltre ancora.
Il De Fraia che scriveva della chiesetta nel 1886 ricordava un altro uso: egli infatti dice così <<allorché quei nostri cento battellini pescherecci partono per Corsica, Sardegna, pel litorale toscano, la campanella della Purificazione li accompagna con rintocchi a festa, come se augurasse buona preda e li benedicesse nel loro viaggio; similmente, al ritorno, non prima ne spunta uno dal Capo Miseno, la campanella dà il lieto annunzio alle famiglie, ed e la prima che dia il benvenuto ai reduci i quali ricambiano il saluto a colpi di moschetto.(17)
Ciò m’è stato confermato dalla vecchia sagrestana, la quale, per tradizione, è sempre la moglie di un pescatore.
Il pubblico fu inoltre ammesso ad ammirare una novità: un magnifico dono del Vescovo: due grandi statue di S. Pietro e di S. Paolo: due santi e due apostoli cari a’ pescatori e a’ puteolani: S. Pietro che fu pescatore come loro e S. Paolo che sbarcò a Pozzuoli in questo meraviglioso golfo per raggiungere la sua meta bramata: Roma.
La chiesetta infine è dotata di parecchie rendite, alcune delle quali sono andate perdute, ma tra queste, per il pensiero gentile del donatore, piace ricordare una di lire e centesimi venti per piccoli abiti a’ fanciulli poveri nella festa dell’Assunta detta anche Madonna di mezzo agosto.
Altri legati sono stati donati dal Rettore Mons. Vincenzo Cafaro per il primo sabato del mese e per Messe in suffragio de’ pescatore defunti del Rione.
Nel luglio – agosto 1938, in preparazione della festa di mezzo agosto, furono eseguiti de’ lavori importanti di rifazione. Per l’opera erosiva del mare la Chiesetta si presentava in un modo poco decoroso: scalcinata in più posti e chiazzata di verdastro qua e là. Fu messo l’asfalto sul tetto, fu intonacato l’interno, la sagrestia, la stanza superiore alla sagrestia, il frontale. Lo Stabilimento dell’Ilva vi concorse col cemento; i pescatori con lire tremila. Si spesero L. 14457,75. Il resto fu donato dall’Ingegnere Salvatore Cafaro e la consorte Carmela Ferrara (18)  
La festa di mezzo agosto è celebrata ancora al presente con solennità senza pari, una fantasmagoria di luci e di bandiere nella chiesa e per il porto. Tutte le barche per quell’epoca sono rimesse a nuovo e i marinai sono ritornati alle proprie case per onorare la Vergine Santa e per portare il frutto del lavoro alle mogli e a’ figli.
Fu difatti stabilito tale giorno per essere sicuri da qualsivoglia molestia del mare, e perché in questa stagione i marinai, quasi tutti, son di ritorno dalla loro emigrazione (19)
Per qualche tempo vi ha officiata ne’ giorni festivi, il Rettore del Seminario, e i canti de’ piccoli seminaristi nelle ricorrenze solenni, chiamati da quella perla di gente santarielli li facevano andare in visibilio. E’ intanto la luce de’ limi in quel candore di pareti pareva chiamare alle menti la semplicità e l’amore di que’ cuori schietti, mentre i canti de’ piccoli leviti, i futuri pescatori di anime, sembravano trascinare in alto alle celesti sfere…
Con quale visione negli occhi, infatti, si entra nella chiesetta! Non si è visto fuori il mare lontano confondersi col cielo?

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La chiesetta bianca con l’intonaco in alcuni punti cadente per l’insistente e pertinace salsedine, e addobbata a gran festa. Sull’altare una grande riproduzione dell’apparizione della medaglia miracolosa. A’ lati due colossali statue di S. Pietro e S. Paolo. In trono la dolce e cara statua della Madonna, della loro Madonna, l’Assunta a mare. E sugli ordini dell’altare un parato di rose, belle, grandi, dal colore sgargiante, e candele, candele ….

Angelo D’AmbrosioStoria di Pozzuoli … in pillole, Edizione Conte, Pozzuoli 1959.

Pag. 56

Chiesa dell’Assunta a mmare (Via Castello)

Se non ha nulla di artistico, ha molto di caratteristiche perché è situata nel borgo più schiettamente marinare
di Pozzuoli.
Fu eretta una prima volta nel 1621 in onore della purificazione di Maria Vergine, distrutta dal maremoto del
4 dicembre 1872, fu riedificata nel 1876

Angelo D’Ambrosio, Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli, Napoli 1964

Pag. 101

Assunta

Se non ha nulla di artistico, ha molto di caratteristiche perché è situata nel borgo marinaro di Pozzuoli.
Fu edificata una prima volta nel 1621 in onore della purificazione di Maria, ma distrutta dal maremoto del
4 dicembre 1872, fu rifatta nel 1876.
Speciali funzioni si celebrano in questa chiesa prima della partenza dei pescatori puteolani per i mari lontani.
Appena le loro barche lasciano il porto, la campanella della chiesa li accompagna con i suoi rintocchi festosi e beneauguranti per poi fare altrettanto al loro ritorno. Quando però qualche marinaio è ghermito dal mare è la stessa campanella a darne l’annunzio al borgo e col suo lento e triste suono pare compresa del comune dolore.

Angelo D’Ambrosio – Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli,
                                                                           
Pozzuoli, 1974.

Scheda N. 7

Chiesa dell’Assunta a mare

Notizie storico-critiche:

Fu edificata nel 1621 in onore della presentazione di Gesù al tempio. Distrutta dal maremoto del 4 dicembre 1872, fu rifatta nel 1876. Se non ha nulla di artistico ha però molto di caratteristico inserendosi con le sue linee architettoniche nel tipico colore dell’antico borgo marinaro. E’ stata resa famosa dai disegni di Giacinto Gigante, di Giacomo Micheroux, dalle tele e dagli acquerelli dei più rinomati pittori flegrei ed italiani.

AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) – Guida di Pozzuoli, Napoli, 1986

Pagg. 115, 116

Cenni storici

Edificata nel 1621 dalla confraternita della purificazione della vergine Maria e dedicata alla presentazione di
Gesù al tempio, fu distrutta dal maremoto del 4 dicembre 1872. Ricostruita nel 1876, a spese dei pescatori del borgo marinaro, fu restaurata negli anni 1926, 1938 e 1971. Il culto alla Madonna Assunta, promosso in questa chiesa dalla gente di mare di Pozzuoli negli ultimi decenni del secolo XIX è rimasto ancora molto vivo, ha fatto sì che essa venisse denominata dai fedeli l’Assunta.

Descrizione

La semplicità dell’esterno, che soltanto nella facciata trova qualche motivo architettonico equilibrato, si riscontra anche all’interno, coperto da una volta a botte, scandita da due archi di rinforzo. Sull’ingresso è sistemata la cantoria, accessibile mediante una scala a chiocciola e sorretta da due pilastrini cruciformi.

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

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Chiesa dell'Assunta a mare.

"Il tempo della fondazione rimonta ai principi del secolo decimosettimo, e si deduce da ciò, che essa nel 1601 non venne compresa tra le chiese e le cappelle della diocesi, nella visita pastorale di Monsignor Vairo; mentre nel 1637, sotto il vescovo De Leòn, riceveva la imposizione del cattedratico per la sua edificazione. E' dedicata a S. Maria della Purificazione e nei primi tempi era servita da una confraternita laicale; ma, non potendo questa in tutte le stagioni compiere gli uffici divini, imperocchè i marosi in tempo d'inverno ne impedivan l'accesso, venne abbandonata e sostituita da nuova chiesa in luogo più alto non soggetto a vicende marine, colà dove presentemente sorge la chiesa dell'Angelo o Purificazione. Ciò avvenne nel 1701, rilevandosi dall'istromento per notaio Vincenzo Costantino del 27 febbraio di detto anno che il Municipio d'allora donava alla Confraternita della Purificazione un pezzo di terra demaniale in suburbio nel luogo chiamato via nova, per farvi una chiesa, stante che il mare avea danneggiato e quasi distrutto quella sul lido. All'antica chiesuola rimase lo stesso titolo della Purificazione, ma per distinguerla dalla nuova la si diceva, come lo si dice oggidì nella bocca del popolo, a Mprofecata a mare. (Nel nostro dialetto Mprofecata equivalente a Purificata, e quindi si toglie per nome proprio più comunemente si accorcia dell'ultima sillaba e diventa Mprofeca). Cessato il culto da parte della Confraternita fu ripreso con fervore da' marinai pescatori, i quali, per la conservazione di questa cappelle, che han sempre tenuto per santuario e riguardato come stella del loro mare, concorrono mettendo da banda porzione di lucro della pesca; ed in compenso della lor devozione, allorché quei  nostri cento battellini pescherecci partono per Corsica, Sardegna, pel littorale toscano, la campanella della Purificazione li accompagna con ritocchi a festa, come se augurasse buona preda e li benedicesse nel loro viaggio; similmente, al ritorno, non prima ne spunta uno a Capo di Miseno, la campanella dà il lieto annunzio alle famiglie, ed è la prima che dice il benvenuto ai reduci i quali ricambiano il saluto a colpi di moschetto apparecchiandosi nello scendere a terra a rassegnarsi a tutti gli eventi della sorte verificati durante l'assenza di dieci mesi dalla casa, a piaceri e dolori, a fedeltà ed oblio, a nascite e morti. La piccola chiesa, di cui parliamo, non è proprio quella che vedesi oggi, la quale è costruita di recente e finisce nel punto in cui cominciava l'antica. Già la fabbrica, ròsa dai flutti, non si trovava nelle migliori condizioni del mondo, e nella state si cercava di ripararla alla meglio, ma sempre con opere leggiere che alla prima marèa eran portate via, quando il terribile maremoto del 4 dicembre 1872 l'inghiottì in un baleno. Enormi cavalloni, spinti da un violento libeccio, frangendosi rincontro al muro sinistro dell'edificio, irruppero pe' finestroni e sbarrarono la porta; a quella scossa la volta si fende e cade, un'altra ondata travolge le mura, in pochi minuti i flutti s'incalzavano liberi sopra un'area piana, altèri della vittoria. Memorabile giornata, in cui molte navi andarono a secco, alquante case sul lido rovinarono, la darsena appena costruita fu distrutta, coi più sforzi perché non si deplorassero vittime e naufraghi." (De Fraja 1886, p. 2).

Pag. 67

Il 4 dicembre 1872, una violenta mareggiata distrusse, tra l'altro, anche l'antica chiesetta della Purificazione o Assunta a mare, che venne riedificata, quattro anni dopo, col contributo dei pescatori e per la fattiva opera di uno di essi, certo Aniello Pesce (Cafaro 1943, p. 17).

Pag. 108

(Bradisismo 1984 - 1985).

Tutte le chiese, tranne quella dell'Assunta a mare, rimasta incredibilmente intatta, subirono danni notevoli alle strutture portanti e furono sottoposte a radicali interventi di consolidamento statico e restauro, finanziati dal Provvedimento alle Opere Pubbliche e per il fattivo interessamento dell'ingegnere Paolo Martusciello.

Bibliografia

Vincenzo Cafaro – Abbascio o’ mare, Napoli, Edizione Conte, 1943

Angelo D’AmbrosioStoria di Pozzuoli … in pillole, Edizione Conte, Pozzuoli 1959.

Angelo D’Ambrosio – Raffaele Giamminelli - Chiese di Pozzuoli, Napoli 1964

Angelo D’Ambrosio – Raffaele Giamminelli - Catalogo dei monumenti del Comune di Pozzuoli,
                                                                           
Pozzuoli, 1974.

AA. VV. (Angelo D'Ambrosio) – Guida di Pozzuoli, Napoli, 1986

Raffaele Giamminelli - Il centro antico di Pozzuoli. Rione Terra e Borgo. Napoli, 1987.

 

Riproduzione di una cartolina degli anni‘60

 

Foto 1: Veduta da Nord -Est

Adinolfi Aldo, gennaio 1983

 

Foto 2: interno della chiesa

Adinolfi Aldo, gennaio1983

 

Foto 3: facciata.

Adinolfi Aldo, gennaio1983

 

Foto 4: facciata dopo i lavori di consolidamento e restauro effettuati a seguito del bradisisma del 1983 - 1984.

Adinolfi Aldo, agosto 1984.

 

 

Foto 5: veduta dall’alto della chiesa, dopo i lavori di consolidamento e restauro effettuati a seguito dei fatti sismici del 1983 - 1984.

Adinolfi Aldo, agosto 1984.

 

 

 

(4) Visitatio Episcoporum. Mons. De Vivo - N. 15 Curia di Pozzuoli

(7) Vedi in Cartella <Ecclesia Purificazione a mare> Vol. II Curia di Pozzuoli - tutta l'intricata pratica. La fabbrica e la cessione della Cappella diede su' nervi a un patrizio puteolano. D. Giulio di Costanzo, possessore del palazzo d'Imparato, che credette danneggiata la sua proprietà nell'aspetto e nel prospetto, e fece ricorsi sopra ricorsi alla Maestà del Re, non rifuggendo da insinuazioni e calunnie, per cui fu necessario l'intervento dell'Ordinario Mons. De Rosa, che sollecitò la definitiva decisione da l'allora soprintendente di Pozzuoli Marchese D. Carlo Danza, Capo di Rota del S. R. C. prefetto della Real Camera di S.ta Chiara.

(8) Visitatio Episcoporum - Mons. De Vivo - pag.15 - Curia di Pozzuoli.

(9) La cessione dell'area fu fatta con istrumento per Notato Vincenzo Costantino del 27 febbraio 1701 - Vedi Cartella Citata.

(1) Le Vite de' Re di Napoli di Bastian Bracardi napoletano chiamato Domenico Lalli - in Venezia, 1738 appresso Francesco Pitteri - Vita di Ladislao - pag.221 - Per la vita di questo monarca che ebbe virtù e vizi non comuni si può consultare anche: Mémoires ecc. sur le rovaume de Naples par M. le comte G. Orloff publié avec des notes et additions par Amaury Duval - Paris - chez Chasseriau 1819 Tome premier - Ladislas - pag. 209 e 386.

(12) <L'Emporio Puteolano> Gazzetta settimanale di Pozzuoli suo Circondario Direttore il Cav. De Fraia S.; pubblicò a Pozzuoli pe' tipi di Francesco Granito dal 1 novembre 1883 al 4 settembre 1887. Vedi Anno II n. 33 - domenica 15 agosto 1886 <Il pennone d'a Mprofecata> articolo dello stesso Direttore Cav. De Fraia.

(13) Il 19 settembre 1874 il Ministro della Marina dava disposizioni perché la Capitaneria del Porto di Napoli lasciasse il relativo permesso: pel 12 agosto 1876 già doveva essere compiuta per le ragioni su esposte. Vedi Cartella citata - Curia di Pozzuoli - copia della lettera.

(14) Vedi nella Cartella citata, Curia di Pozzuoli, n.10 questiones et dispositiones, la lunga esposizione senza nome forse del Can. Di Costanzo, rettore della chiesa a mare.

(15) In tutte queste liti sono usati sempre, fin ab entiquo, modi e termini molto vivaci, specialmente contro i fratelli della Congrega, che sono chiamati que' poveri villani regolati dai loro dottori e questi sono pregati explicitis bverbis di andare a leggere il Ferreris per quanto concerne il gius patronatus. Pare d'altra parte che i marinai facessero redigere le loro controrisposte da persone molto capaci, perché ribattevano le ragioni degli avversari con molta forza e abbastanza opportunità.

(16) Con lettera in data 23 novembre 1925. S. E. Castelli. Alto Commissario per la Provincia di Napoli, dava comunicazione a S. E. Mons. G. Petrone, Vescovo di Pozzuoli, della registrazione del decreto e dell'appalto dei lavori. Vedi Cartella della Purificazione a mare - Atti.

(17) L'Emporio puteolano Anno II n.33 - domenica 15 agosto 1886 - << Il pennone d'a Mprofecata>> articolo di Luigi De Fraia.

(18) Cartella della Purificazione a mare - Atti - Curia Vescovile.

(19) Vedi L'Emporio Puteolano Anno II n. 33 - domenica 15 agosto 1886 - articolo citato.