Il tempio di Serapide (anche detto Macellum) è situato nei pressi della stazione Cumana.
Nel corso dei secoli ha rappresentato la memoria storica dei fenomeni bradisismici che da sempre interessano l'area flegrea. Ancora oggi sono visibile le erosioni dovute agli abbassamenti ed innalzamenti del suolo circostante per mezzo dei litofagi, chiaramente visibili sulle colonne ed indicanti le progressive modifiche apportate nei secoli dalle variazioni del livello delle acque.
Il tempio di Serapide è sicuramente stato un importante centro termale dell'antichità (come testimoniano alcuni reperti storici), tanto che la denominazione di tempio in senso proprio può considerarsi impropria. Durante alcuni scavi (1750 ) fu rinvenuta una statua del dio egiziano Serapis e, pertanto, fu ritenuto un Tempio.
La struttura si sviluppa entro un'area rettangolare (75 metri di lunghezza per 58 metri di larghezza). La sua costruzione è ritenuta dai più risalente all'età flavia; i segni di successivi interventi di restauro testimoniano la longevità e l?assiduità di fruizione del centro in epoca romana.
Di particolare valore artistico sono, inoltre, i materiali utilizzati per l'interno del tempio (di eccezionale bellezza i marmi ed i mosaici). L'abside è a semicupola; la statua di Serapis (divinità protettrici del commercio) è collocata al di sotto di esso.
Le tabernae si sviluppano intorno ad un ampio porticato, al cui centro si eleva una tholos, chiuso da una esedra preceduta da quattro colossali colonne, delle quali si osservano tre ancora in piedi. Le vaste tracce del pavimento marmoreo, e il rivestimento dei servizi igienici sono la testimonianza di una incomparabile ricchezza architettonica del monumento.
Terme di Nettuno

Le Terme di Nettuno rappresentano il principale centro termale dell'antica Puteoli.
La sua costruzione viene fatta risalire al II sec. d.C. (Adriano),
Gli interventi di restauro nei periodi successivi sono testimoniati dalle visibili modificazioni dell'impianto e dai reperti storici (documenti dell'epoca romana, nei quali è descritta l'attività correlata alle Terme fino al IV d.C.).
A causa dei fenomeni bradisismici, oggi, i resti dell?impianto sono quasi completamente interrati.
All'interno è Il frigidarium con i resti degli ambienti originariamente disposti sui due lati dell'abside (alcuni reprti testimoniano l presenza di mosaici decorativi).
Le strutture edilizi moderne ed il progressivo innalzamento del territorio non hanno cancellato i resti della vasta area entro la quale sorgevano le terme (come testimonia anche il notevole dislivello tra le estremità dell'impianto).
Anfiteatro Flavio
L'anfiteatro flavio porta immediatamente alla mente il Colosseo, al quale è accomunato per la sua edificazione ad opera degli stessi architetti e per i materiali utilizzati.
La semplicità e la funzionalità della struttura, unita agli elementi decorativi ed ai reperti (in taluni casi ben conservati anche grazie alle piogge di ceneri delle eruzioni vulcaniche) testimoniano la capacità nell'organizzazione degli spettacoli e l'abilità nella realizzazione di scenografie sensazionali per l'epoca (l'ampia fossa al centro dell'arena era il "cantiere" per le realizzazioni delle scenografie), restituendo una certa vena creativa e fantasiosa ai puteolani dell'epoca.
Misure: metri 147 x 117,44 (arena: 72,22 x 42,33). Spettatori (20.00 circa).
Le caratteristiche della struttura mostrano la perizia della civiltà romana in materia di costruzioni. L'anfiteatro Flavio fu progettato con ben 16 ingressi (4 principali) garantendo, quindi, una accessibilità comoda ed efficiente. Gli spettatori avevano a disposizione tre piani (precinzioni) per lo spettacolo, le prime 2 direttamente collegate agli ingressi, la terza raggiungibili tramite le molteplici rampe di scale costruite ai lati dell'impianto. Le comunicazioni fra le varie sezioni erano inoltre garantite, oltre che dalle rampe, da corridoi interni. La terza precisione culminava in una fila di colonne di marmo decorate che circondava l'intera opera. Pregiate decorazioni ed opere scultoree erano, altresì, presenti in altri punti dell'anfiteatro.
L'arena era divisa in quattro settori, tutti collegati e comunicanti. Ben conservati i sotterranei, dove è stato possibile studiare il complesso sistema di sollevamento delle gabbie con le belve.
Nel 305, sotto la persecuzione di Diocleziano, furono esposti nell'arena sette martiri cristiani: i beneventani Gennaro, Festo e Desiderio, il misenate Sosso, e i puteolani Procolo, Eutiche e Acuzio, poi decapitati nei pressi della solfatara.
Parco Archeologico di Cuma

Sulle origini della città, l'ipotesi più verosimile è che essa fu fondata intorno all'VIII sec. a.C. dagli abitanti della vicina Pithekoussai ( Ischia ) provenienti dalle città euboiche di Calcide ed Eretria.
Cuma, ben presto, divenne una città fiorente e potente, estendendo i suoi confini sui golfi flegreo e partenopeo. Nel VII e nel VI secolo a.C., il dominio della città si estese a quasi tutta la penisola cumana, fino a Pozzuoli, divenendo in tal modo una vera e propria potenza commerciale in forte ascesa.
La storia di Cuma, con la caduta nelle mani dei Campani ( 421 a.C. ), si fonde con quella di Dicearchia. Verso la fine della repubblica, quando Puteoli divenne il porto principale di Roma, Cuma decadde in breve tempo e fu ricordata solamente come luogo tranquillo, solitario e di culto per la presenza dell'antro oracolare della Sibilla. Il monumento, tutto scavato nel tufo, affascina e incute paura, per l'atmosfera di mistero che lo circonda.Stando alla descrizione di Virgilio ( Eneide, libro VI ), è proprio in questo luogo da ricercare la sede della leggendaria sacerdotessa di Apollo. Ma potrebbe essere anche un raro esempio di architettura funeraria di ispirazione cretese - micenea. Un corridoio ( dromos ) lungo m. 131.50, largo m. 2.40 e alto m.5 di forma trapezoidale e illuminato da sei aperture laterali, conduce in un ambiente arcuato nel quale si affaccia un altro più riposto. Recenti studi, attribuiscono alla struttura una funzione difensiva della sottostante area portuale.
Nel Medio Evo Cuma divenne stabile dimora di predoni che furono debellati da una lega campana nel 1207, con la totale distruzione della città.