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La Solfatara

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Il vulcano Solfatara, dal cratere ellittico (m.770, m.580), risale a circa 4000 anni fa ed è l'unico dei Campi Flegrei ancora attivo con impressionanti manifestazioni fumaroliche.
L'ultima eruzione, peraltro storicamente non accertata, risalirebbe al 1198.

 

La Solfatara ha un'estensione di circa 33 ettari ed è un'oasi naturalistica che presenta oltre che i noti fenomeni vulcanici, quali fumarole saune fangaie, anche zone boschive e di zone di macchia mediterranea nonchè singolarità naturali, geologiche, botaniche e faunistiche.

La visita della Solfatara ha radici antiche e infatti costituiva una tappa obbligata del "Grand Tour", viaggio istruttivo e di svago che gli aristocratici europei compivano in Italia nel 700. Vennero Goethe e Standahl. La visita dura 45' circa. Oggi al suo interno ospita un campeggio internazionale.

Per secoli, la Solfatara ha rappresentato una fonte non trascurabile dell' economia di Pozzuoli, con l'estrazione dello zolfo, dell'allume e del caolino (bianchetto), la cui decima era riservata alla Mensa Vescovile e ad altri enti assistenziali. Per le numerose fumarole. che emettono impressionanti e densi vapori bianchi, e per i rumorosi fenomeni endogeni, si sono sviluppate intorno al vulcano flegreo leggende e credenze popolari sulla presenza di giganti, divinità, anime dannate, mostri e diavoli.

Appellato in età antica Forum Vulcani (piazza del dio Vulcano), nei suoi pressi, nel 305, furono decapitati sette martiri cristiani: Gennaro, vescovo di Benevento, Festo e Desiderio suoi lettori; Procolo, diacono della chiesa di Puteoli, Eutiche ed Acuzio, laici puteolani; Sosso, diacono della chiesa di Miseno.
Tra le miracolose sorgenti termali dei Campi Flegrei, anche quella del Bagno della Solfatara o del Foro di Vulcano, oggi scomparsa, era famosa nel Medio Evo; la sua acqua, come pure i suoi vapori, "distende i nervi, acuisce la vista, riduce le lacrime e il vomito, toglie il dolore di capo e di stomaco, feconda le donne sterili, toglie le febbri con freddo, monda le membra infette di scabbia"

La visita alla solfatara viene svolta solitamente in senso antiorario seguendo il perimetro del cratere, ove si concentrano la maggior parte delle attività vulcaniche: dopo aver superato un bosco di querce ed una zona con la tipica vegetazione della macchia mediterranea si arriva ad un belvedere da dove è possibile osservare l'intera area del cratere. Si prosegue poi per il pozzo d'acqua minerale, la fangaia, le cave di pietra trachite, la grande fumarola e le stufe antiche.
Il Pozzo d'acqua minerale ha una profondità di circa 10 metri e la sua falda varia nel tempo a seconda sia delle precipitazioni sia per l'effetto del bradisismo: nel 1913 la temperatura dell'acqua, che ha un sapore asprigno, simile al limone, era di 70º. L'attuale pozzo fu costruito nell'Ottocento e serviva sia per cure termali che per estrarre allume: infatti analisi dell'acqua, effettuate da Sabatino De Luca, un noto chimico dell'università di Napoli, rivelarono un contenuto di allume, ossidi di zolfo, solfati di calcio, magnesio, ed altri minerali. L'acqua termominerale della Solfatara veniva attinta fin dal Medioevo. Per Pietro da Eboli il Balneum Sulphatara era ritenuto miracoloso per la cura della sterilità femminile, ridando fecondità alle donne sterili: in miniatura del Codice Angelico si notano donne immerse fino alla vita in una vasca esagonale in muratura mentre tra le rocce un personaggio incrementa con un soffietto le fiamme e le esalazioni provenienti da varie fumarole a forma di vulcanetti. Quest'acqua inoltre era utilizzata per alleviare i sintomi del vomito, dei dolori allo stomaco ed ancora guariva dalla scabbia, distendeva i nervi, acuiva la vista e toglieva la febbre coi brividi.

 


La Fangaia è formata da acqua piovana e da condensazione del vapore acqueo che mescolandosi con materiale argilloso forma del fango, il quale con le alte temperature del suolo ribolle. Il fango, utilizzato anche per fini termali, è ricco di minerali quali boro, sodio, magnesio, vanadio, arsenico, zinco, iodio, antimonio, rubidio; dalla Fangaia fuoriescono anche dei gas, ad una temperatura che si aggira tra 170° e 250° gradi, e dalla composizione varia. Sulla superficie del fango si notano delle striature scure, le quali costituiscono colonie di archeobatteri, chiamati Sulfolobus solfataricus, che riescono a sopravvivere alle alte temperature e riscontrate solo in tali luoghi; altro tipo d'invertebrato che vive nella solfatara è la Seira tongiorgii, descritta per la prima volta nel 1989.Le Cave di pietra trachite offre la possibilità di osservare l'antica attività mineraria che si è svolta fino intorno agli anni cinquanta del XX secolo: si estraeva oltre alla pietra alchitrachite anche allume e bianchetto.

 

Bocca grande

La Bocca Grande è la principale fumarola della Solfatara con il vapore, dal caratteristico odore di zolfo simile ad uova marce, che raggiunge temperature di circa 160°. Denominata dagli antichi Forum Vulcani, nei suoi vapori si trovano sali come il realgar, il cinabro e l'orpimento che posandosi sulle rocce circostanti danno una colorazione giallo-rossastra. Nelle sue vicinanze, il vulcanologo tedesco Immanuel Friedländer, fece edificare un osservatorio all'inizio del Novecento, poi crollato a seguito del bradisismo e dell'aumento dell'attività della fumarola.

 


Le Stufe Antiche, realizzate nell'Ottocento ed in seguito rivestite di mattoni, sono due grotte naturali che utilizzando i vapori delle fumarole erano sfruttate ai fini termali: chiamate una del Purgatorio e l'altra dell'Inferno a causa della variazione di temperatura tra le due, oggi non sono più utilizzate. Nel periodo in cui venivano effettuate le cure termali le persone potevano sostare al loro interno soltanto alcuni minuti: ciò causava un'eccessiva sudorazione e si inalavano vapori solfurei ritenuti ottimali per la cura di patologie delle vie respiratorie e della pelle. Nelle vicinanze delle stufe è possibile ritrovare cristalli di zolfo e allume.

 

 

 

 

Per Ulteriori informazioni consultare il sito del Vulcano Solfatara all'indirizzo www.solfatara.it 

 

 

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